martedì 16 febbraio 2010

Andando per giare, di tanto in tanto...

di Francu Pilloni

Io sono uno che subisce il fascino dei luoghi; quando sto in un posto, a volte ho l'impressione di sentire non le voci, ma la presenza delle sensazioni, delle emozioni che altri hanno vissuto prima di me. Uno di questi luoghi, per me, non poteva essere che la Giara di Gesturi, che però è anche di Tuili, di Setzu, di Genuri e Sini, di Gonnosnò, Albagiara e Assolo, e via girandoci intorno. Non poteva essere che la Giara, dico, perché dalla casa paterna ho visto sorgerci il sole in tutte le stagioni, quelle dell'anno e quelle della vita, ho visto la luna piena volenterosamente alzarsi, staccarsi dalla "corona de sa 'Iara" per compiere il suo viaggio notturno. La Giara è stata sa lacana orientale al mio orizzonte di bambino, dove ho accumulato le fantasie infantili.
Anni fa, se si voleva salire sull'altopiano, ci si doveva arrampicare in is scalas, i passaggi obbligati che permettevano l'accesso, salvo passare dal lato sud, da Gesturi appunto, da dove si poteva accedere anche con mezzi di locomozione.
Ora non è più così, da Tuili ci si arrampica in auto sino ad un parcheggio, si passa davanti alla casupola della cooperativa che sta di guardia al sito archeologico e si "esplora" senza nulla pagare, a volte usufruendo della consulenza gratuita di quei giovani che sono davvero affabili.
La "cosa" più grossa che si nota immediatamente è una chiesetta, direi piuttosto una cappella, costruita nel dopoguerra a pianta circolare, in armonia, o forse a imitazione, col nuraghe monotorre, ormai meno alto dei lecci che gli stanno intorno. E già questa vicinanza fra le due costruzioni mi riporta al fascino segreto dei luoghi perché, se è vero che gli uomini del Cristianesimo hanno posto il proprio marchio sopra e a discapito dei simboli di precedenti religioni/civiltà (un po' come fa il mio cane quando lo porto a passeggio, allorché si ferma ad ogni cantone per sovrapporre l'odore della sua orina su quella pregressa), a me pare, anche se non a livello razionale ma solo emotivo, che certi luoghi ci inducano, inducano noi uomini a cercare là e non altrove il contatto col "soberanu", il sopranaturale.
Proprio nello spiazzo dietro il nuraghe e la chiesetta, che stanno sul ciglio de sa corona, sta quella che il guardiano guida ha identificato come un altare nuragico...

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29 commenti:

piero ha detto...

bel colpo francu, di segni ce ne sono, occorrerebbe vederli, le foto non rendono come starci difronte, ancora complimenti per la segnalazione

Gigi Sanna ha detto...

Caro Franco, tu sei davvero malizioso con la chiesetta della Madonna di Tuili. Ma dubito che l'abbiano capita la malizia!
Sei formidabile e qualcuno per capirti dovrebbe leggere, leggere molto sia in sardo che in italiano, Complimenti perchè hai aggiunto altri documenti al 'corpus' (abbiamo superato i sessanta!). E poi sei crudele e ci fai correre e ansimare un po'.Dalle campagne e dai monti di Seneghe (cucù, dove si trova la scrittà?)alle campagne di Tuili.
Sì sei proprio il solito! Su solitu 'cannamebi' (lo chiamate così dalle vostre parti?).

Marco Pinna ha detto...

La Giara ..... già ...
Anche se non ci son nato vicino, la frequento fin da bambino. Anch'io ne subisco il fascino.
Osservo il suo profilo orizzontale quasi quotidianamente e di tanto in tanto la percorro in lungo e in largo. Ho modo di osservarla in inverno quando è un'immensa pozzanghera (la settimana scorsa era "infarinata") e nei suoi costoni spiccano le "spendulas", dalle quali gronda l'acqua in eccesso che lungo i rii prende la strada verso il mare.
Il suo fascino non viene meno in primavera, quando il suo manto vegetale "esplode" di vita in una moltitudine di colori e profumi (e ci si ritrova sgradevolmente "infestati" da "piccoli pionieri" dell'ordine degli aracnidi, o si deve lottare con "sa musca quaddina" e stare particolarmente attenti a quella "fror'e fà") e neanche in estate, quando è secca e riarsa, o in autunno quando le prime piogge la rivitalizzano reidratandola.
Le testimonianze del lontano passato sono in ogni angolo, passano quasi inosservate, mimetizzate dai licheni e dai muschi, in quel mare di pietre grandi e piccole. Sono le forme "insolite" e i segni "particolari" che tradiscono la mano dell'uomo. Il duro basalto "eviscerato" da "Zeppara Manna" e "Zepparedda" resiste all'azione del tempo conservando segni e sculture.
Anch'io conosco dei siti dove ci sono "sculture particolari". Chissà se sono autentiche. Potrebbe averle fatte qualche buontempone, magari non so ..... qualche migliaio di anni or sono ......boh!

Alessandra ha detto...

Sì, Aba, è così. Dell'altare sono rimasti due lati, che sono egualmente incisi.
Potrebbero essere stati incisi anche i lati mancanti?
Sì, potrebbero. Quel frammento murato, e per grandezza, e per tipo di pietra (non è basalto, ma una sorta di trachite grigio chiaro).
Le Giare sono altipiani basaltici che, così si dice, formavano le pareti dell'enorme cratere di un antico vulcano, poi diventato lago dove si ritrovano rocce sedimentarie che racchiudo pesciolini, pigne, felci e persino denti di squalo, oltre a innumerevoli conchiglie.
Questa di cui parlo è la più grande e fa da stalla ai cavallini selvatici.
Lo so che le foto non danno ragione alle scritte. Si possono fotografare meglio, ma non è compito mio.
Ultima curiosità: di fronte alla Giara, diametralmente opposto, c'è il Monte Arci con la sua ossidiana, che non è da quelle parti una roccia rara, visto che ci hanno costruito anche i muretti per le vigne.
Se serve, sono qui.

Alessandra ha detto...

Gigi,
io so di che nuraghe si tratta, quello in terra di Seneghe. Non ti dirò come ho fatto a scoprirlo, lo dico a ZFP, così fa i suoi passi.
Cannamebi bolit nai bucchimeli?
Se è così, sei crudele, perché scanna le galline e io sempre pilloni sono.

francesco ha detto...

Scusate.
I due post precedenti a firma Alessandra, in verità sono miei. Il computer l'ha acceso mia figlia e questo mio strumento non guarda in faccia nessuno. Per questo non ci distingue.

Giorgio Cannas ha detto...

Io lo già detto e ridetto, che i reperti sono tanti e continueranno ad arrivare in modo esponenziale.
Tempo fa feci una stima, forse un poco azzardata; se i nuragici scrivevano, come si sta inesorabilmente dimostrando, per ogni una scritta, se i nuraghi sono 7- 8- 9 o diecimila fate il conto di quante scritte ci sono.
Per il club degli eternamente scetici non resta altro che invocare la comissione di esperti per togliersi ogni dubbio.
G. Cannas

Pietro Murru ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
francesco ha detto...

Abbia pazienza, Pietro Murru, perché anche gli archeologi tengono famiglia.
Se n'è visto qualcuno alla Sartiglia, altri a Tempio per bruciare re Giorgio, e non pochi a Viareggio.
Qualcuno, si dice, si è spinto a Cartagine su una trireme per il carnevale punico.
A Tiro e a Sidone, come neppure a Beyruth, pare che nessuno si sia azzardato, non ostante il mitico carnevale fenicio: e si comprende, perché là mica gettano coriandoli!
Ma torneranno anche al blog.
Forse.

Pietro Murru ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Pietro Murru ha detto...

Ops...ho fatto un pasticcio...ripropongo il mio commento precedente...

Le domande che seguono sono rivolte (soprattutto) agli archeologi che intervengono su questo blog:

1) Le iscrizioni documentate dal direttore Pilloni in questo articolo sono state fatte oggetto di studio?
2) Se la risposta alla 1 è si, si potrebbero avere, per favore, delle indicazioni per risalire alle pubblicazioni che le riguardano?
3) Se la risposta alla 1 è no, per quali ragioni queste iscrizioni sono state ignorate o liquidate come di nessuna rilevanza?

marcello lampis ha detto...

@ alessandra
Le Giare sono altipiani basaltici che, così si dice, formavano le pareti dell'enorme cratere di un antico vulcano, poi diventato lago dove si ritrovano rocce sedimentarie che racchiudo pesciolini, pigne, felci e persino denti di squalo, oltre a innumerevoli conchiglie.

x Aba che chiede sulla natura delle giare
ciao,la vera natura delle giare è ben diversa da quella un pò fantasiosa esposta sopra :-)
esse nascono con potenti effusioni vulcaniche con strato di colata lavica basaltica su preesistente strato di varia natura,nel caso della giara di gesturi tuili etc su strato calcareo,ecco l'aspetto livellato,la colata si sparge come dell'acqua versata sul pavimento,l'erosione poi ha corroso tutto quello che c'è di tenero attorno allo strato basaltico preservando invece lo strato calcareo tenero sottostante il basalto,corrosione che come si può vedere ha interessato centinaia di metri di roccia essendo la giara alta 600 metri e la pianura circostante alta al massimo 150-200 metri.
I fossili? solo sullo strato calcareo che è di natura sedimentaria,cioè si è formato su un vecchio fondale marino,sopratutto in epoca miocenica,ecco perchè si trovano conchiglie pesci e tanto altro,ovviamente non si ritrovano nel basalto in quanto di natura vulcanica e quindi roccia non fossilifera

marcello lampis ha detto...

interessante questo sito archeol.molto interessante
tutto questo materiale vien fatto vedere dalle guide? è facilmente raggiungibile?

cristiano ha detto...

Salve a tutti!!!
( Non so se questa volta riesco a postare il commento dal momento che anche io come franco sto combattendo con la tecnologia.)
sono un lettore appassionato del bel sito di Gianfranco e soprattutto di questo blog nel quale ci si può scambiare intelligenti, appassionati, eloquenti a volte anche aspri commenti. Finora non sono mai intervenuto direttamente sul blog perchè pensavo che un mio commento non avrebbe portato niente di nuovo sul piano degli interventi. Ad una tesi si contrapponeva un'antitesi. Ho notato che spesso ad una tesi ben sviluppata si contrapponeva un'antitesi (si fa per dire) a volte sincera ma a volte pregnata di idee aprioristiche del tipo : abbiamo ormai acquisito (quasi come fosse un'idea innata !!) che i sardi-nuragici non scrivessero per cui ne deriva che quei segni siano florilegi o dei falsi ma di cero non scrittura; nel 'malaugurato' caso che i supporti siano effettivamente dell'età del bronzo ne conviene che quei 'segni' siano falsi, incisi chissà quando da qualche 'pierino' di turno.
Lo devo dire da subito per evitare alcuni inutili commenti; si! lo devo ammettere: sono di parte. Sono dalla parte dei nuragici, dei sardi-nuragici. Sono stanchi di sentirsi dire che non navigavano, che la loro statuaria fosse piccola, che costruivano fortezze senza templi, che non sapessero scrivere.
Se nel caso qualcuno non se ne rendesse ancora conto i documenti stanno aumentando di numero. A meno che qualcuno non voglia ancora parlare di falso anche di fronte a quest'altro bellissimo altare 'scritto' sui lati postato da Franco.
Come non si fa a notare che la maggior parte dei documenti fino ad ora studiati,esaminati da Gigi Sanna ci parlano di noi, del nostro passato. Non si può far finta che non esistano, che siano frutto di falsificazione (da parte di chi poi, e a quale scopo ?????).Si può certo discutere sui singoli 'grammata' ma di certo non possiamo negare che siano SCRITTI.
Questo dovrebbe essere il punto dal quale partire.

A proposito Franco P.,io ignoravo proprio che ci fosse un porto o un approdo ai piedi della Giara o nei pressi di Tuili. Non è che la scritta sull'altare è stata incisa sempre 'da altri' che non siano sardi-nuragici???

Con simpatia
Cristiano

Antonio ha detto...

grazie per il bell'articolo Franco Pilloni, vedo con piacere che i soliti "assordanti barrosi"che gridano al falso ad ogni documento archeologico che riporta presunta scrittura stranamente latitano questo topic,chissà come mai.Questa volta non possono che tacere,finalmente!

unu saludu

Sisaia ha detto...

@ Antonio

E come mai lei salta fuori solo adesso? Troppo impegnato a spulciare le bibliografia fornita?
In ogni caso, grazie per l'interessantissimo post.
Sisaia

Antonio ha detto...

abbia pazienza,devo fornire bibliografia per ringraziare Franco Pilloni che è riuscito,inconsapevolmente,a farla tacere?

Archeologia Sarda ha detto...

Sig. Antono.
Tutto sta nel dimostrare che si tratta di un altare nuragico!
Chi può dirlo? Lei lo può affermare con certezza? E se lo può affermare dovrebbe cortesemente fornircene delle prove!
Secondo me tra tutte le iscrizioni postate fino ad ora, le più interessanti sono quelle del Rampinu di Orosei e questa dell'articolo!
Ma non si può sicuramente dire che siano nuragiche!
Ricordo che nelle mie escursioni nel Sinis trovai una iscrizione datata 1913 di tale (non ricordo il nome ma un inglese) scritta in inglese e tradotta in una lingua antica (non chiedetemi quale).
Non chiedetemi di dimostrarlo, non lo posso fare e sinceramente non ricordo neanche di preciso che nuraghe fosse, ricordo solo che è nell'altopiano di Pranu nuraccheddus!
Appena avrò occasione di ritornarci la ricercherò di sicuro.

Cmq, le scritte di questo articolo sono molto interessanti e mi piacerebbe vederle!

Cordialmente
Mirko Zaru

Giorgio Cannas ha detto...

O Mirku Zuru, mancu candu is'atrus si citinti, ti nddi campas de nai sa tua.(liberu de ddu fai)
ma poite no i zerrias sa comissioni de is'espertus, assumancus po cumprendi chi est un'altari scrittu.
G.Cannas

Phoinix ha detto...

Caro Cannas, oramai ha preso la fissa della commissione? La chieda pure ma, se permette, non insista troppo. A nessuno infatti sfugge che il risultato di un'eventuale inchiesta potrà far cambiare idea o confermare le idee di chi non è convinto della scrittura nuragica. Non servirà a nulla a lei, o vuole negarlo? Le cambierebbe qualcosa se la super-commissione dicesse "I nuragici non scrivevano"? No. E allora non si preoccupi così tanto di sponsorizzare un responso che sarebbe tale solo per noi "negazionisti".
Cordialmente.

Sisaia ha detto...

@ Antonio

Negli altri 3D lei ha taciuto. Mi chiedo se ha letto ed incamerato quanto proposto: bibliografia.Il tono da lei usato qui fa supporre lei abbia taciuto per sua pura mancanza di argomenti e strumenti pro e contro.
Dal mio punto di vista, ha sprecato un'ottima occasione per continuare a tacere. Anzi, due.
Sisaia

Archeologia Sarda ha detto...

Per Giorgio Cannas,
...mi basterebbe vederli, voglio solo farmi una opinione mia che le foto non mi permettono.

Come diceva Oscar Wilde:
Una rosa rossa non è egoista perchè vuole essere una rosa rossa. Sarebbe terribilmente egoista se volesse che i fiori del giardino fossero tutti rossi e tutte rose.

Cordialmente
Mirko Zaru

Antonio ha detto...

Sig. Mirko Zaru,mi scuso per il post provocatorio ma con i reperti archeologici così importanti come quelli postati dal sig Franco Pilloni,non riesco a capire come mai non si sia discusso di questi e si sia,con un tantino di menefreghismo,passati a parlare d' altro.Lei stesso afferma che queste,tra tutte le iscrizioni postate fino ad ora,sono le più interessanti insieme a quelle del Rampinu di Orosei.
E'vero,bisognerebbe dimostrare che si tratta di un altare nuragico e per ora non esistono metodi di datazione efficaci.Non avendo nessuna competenza in materia non posso affermare proprio nulla,sono un semplice appassionato che aspetta,come molti altri sardi,che venga fatta luce su quest'argomento davvero importante.Non si può dire che siano iscrizioni nuragiche ma si potrebbe cominciare con il pensare che,si,forse anche i nuragici avrebbero potuto usare qualche tipo di scrittura e partire da questo nuovo modo di pensare senza scartare,a priori,il solo pensiero.Giustamente mi fa presente la sua personale esperienza avuta con l'iscrizione del Sinis,anche mio padre a 8 anni,mentre faceva il pastorello in campagna e dormiva in un nuraghe,avrebbe potuto lasciare delle iscrizioni,quindi oggi chi le avrebbe trovate sarebbe incorso in una "bufala", ma non trovo giusto che si faccia,di tutta l'erba un fascio.Non tutte le iscrizioni sono "bufale", prima o poi bisognerà cominciare a pensare che anche i nuragici,questo misterioso popolo,avrebbe potuto usare la scrittura.Come si può pensare ai nuragici come una sorta di gente "interdetta",incapace di scrivere?non esistono prove in merito perchè ancora non si hanno abbastanza documenti o,quelli che si cnoscono non sono stati presi in seria considerazione.
Mi chiedo come si comporterebbe "Archeologia Sarda"di fronte al ritrovamento di un'iscrizione misteriosa in un sito nuragico.Che mezzi adotterebbe se non quella della scienza epigrafica?Con questo non dico che dovreste credere ciecamente alle teorie del professor Gigi Sanna,per ora basterebbe che prendeste in considerazione il fatto che,forse,e dico forse, pure i nuragici scrivessero,non mi sembra così inverosimile.
Come si può scoprire questo se si scartano,senza appello,le tavolette di Tzicotu,se permette,ci sarebbe almeno una possibilità su cento che quella tavoletta sia davvero del periodo nuragico e che esistano le altre tre con tutti i segni indicati da Gigi Sanna,questo ,almeno,fino a prova contraria.Questo uno per cento basta per proseguire nella ricerca di documenti,si apre un nuovo filone di studio, aria fresca per gli studiosi di storia,lustro per per la civiltà nuragica.E mi scusi se non sono tecnico ma giusto un sardo che crede al possibile.
Tutto questo per dire che quelle pietre postate da Franco Pilloni, sono lì,esposte alle intemperie del tempo,destinate a degradarsi di anno in anno senza che noi sardi ne capiamo l'enorme valore.

cordialmente.

francu pilloni ha detto...

A forza di armeggiare col computer, sono formalmente tornato quello che sono:Francu Pilloni.

Grazie, Lampis, per gli approfondimenti sulla geologia del luogo. In effetti ha confermato i "si dice". Che poi queste colate laviche siano disposte a perimetro di una certa zona, identificata ora più o meno come Alta Marmilla, è indiscutibile; se si tracciano segmenti a congiungere la Catena dell'Arci, le tre giare di Gonnostramatza, di Siddi e Gesturi, dentro ci rimane un enorme catino di cui si ha lampante impressione quando dalla SS 131, al km 57,700, si devia per la provinciale per Gonnostramatza: ad un tratto la strada sprofonda per un centinaio di metri di dislivello in non più di 500 metri di percorso, esplicitando pendenze superiori al 20%. Per la fantasia popolare, pensare ad un unico grande vulcano che, spentosi, abbia formato un lago, è più produttivo. Come suggestiva è la credenza, diffusa in tutti i paesi della zona, della presenza di grossi anelli metallici infissi nella corona della Giara, a cui attraccavano le navi, quando la Marmilla era ancora mare. Si può stare tranquilli, non parlano esplicitamente di Fenici; ed è inutile dire anche che, quando là c'era il mare, gli uomini, ahinoi!, erano ancora nella mente del Creatore, più o meno evoluzionista, e, a quanto per ora si sa, no lavoravano i metalli.
Resta la scappatoia degli UFO, degli ET, anche per chi si chiede quale autorità abbia certificato il reperto presentato come altare nuragico: credo sia stato un certo Lilliu di Barumini, in Marmilla lo chiamiamo tutti affettuosamente ziu Giuanni. E non meraviglia nessuno, visto che Tuili è a un tiro di schioppo da su Nuraxi.
Ho dato le indicazioni esatte per raggiungere il sito. Naturalmente ho foto più dettagliate, ma lo scopo del mio intervento non era quello di fornirle, ma solamente "ricordare" che esiste. E non da ieri.

Pietro Murru ha detto...

Nessuno degli archeologi che scrivono qui ha voluto rispondere alle mie domande. Ne aggiungo altre.
Non è sbalorditivo il fatto che in un sito archeologico, con tanto guide e chiesetta campestre, ci siano delle iscrizioni corpose ed evidenti e che nulla si sappia di esse?
Come è possibile che un fatto del genere non vi faccia sobbalzare sulla sedia ma passi così, come normale?

Sisaia ha detto...

@ Pilloni 9:57

Grazie. Ora si comincia a... ragionare. ;)
Sisaia

francu pilloni ha detto...

Cara Aba, ti ringrazio per le belle parole. Non ci conosciamo, è vero. Ho saltato io l'appuntamento per vicissitudini personali, ma se tu mi conoscessi almeno quanto Gigi Sanna, capiresti che non mi abbatto certo per la scarsità (in numero) degli interventi sul mio post.
Vedi, a volte mi diverto un sacco e una sporta a leggere i commenti altrui, a volte rispondo, a volte mi tattengo perché so di pungere.
Ma come si fa a dire come fa Sardopator in altro post che la divinità itifallica di Antas potrebbe raffigurare uno straniero?
In parole povere, un cazzone straniero?
Forse ha pensato a se stesso, trasposto con la macchina del tempo a 25 secoli fa?
Sauren ha decifrato la stele di Nora come un canto di vinaiuoli, e questo ... Santu Doxi, ma seus a Sturmtruppen?

marcello lampis ha detto...

doxi è usatissimo in zona,a parte po su santu è usatissimo nelle imprecazioni

francu pilloni ha detto...

Sì, Santu Doxi, si dice in tono di benevola deplorazione, mista a meraviglia, così come l'ho usato.
Quando invece si vuol esprimere meraviglia (spantu, in sardo) e sorpresa, si preferisce esclamare "Cunnu Doxi!", intendendo per cunnu il condotto intimo femminile attraverso il quale passa la vita, in ingresso e in uscita (la spiegazione del termine probabilmente l' avrai già letta in altro post, dove si parlava di linguistica).
In parallelo, si usa esclamare "eh, cuddu cunnu!", con quel "quello" riferito, io credo, al più importante dei condotti, cioè quello della Gran Madre, il simbolo antico della vita.
Inutile spiegarti che "cunnu" è unu fueddu malu, una parolaccia nel sentire comune, dunque in certe circostanze, di luogo o di presenze, ci si ferma a dire solamente " eh, cuddu ...".
L'identificazione fra "santu" e organo maschile, sta tutta nella locuzione, presente anche in bocca a donne non sboccate, che indica indignazione "su santu chi dd'hat nasciu", il santo che lo ha generato. Esiste pure la versione al femminile, mutando mutandis, che è considerata volgaruccia anche in mezzo al popolo.
Da notare che queste espressioni non rimandano ad alcun Padre o Madre soberanus, ma a quelli terreni.
Queste cose ho imparato da bambino; Gigi dice che sono riferimenti alla divinità, nel suo essere padre e madre, maschio e femmina contemporaneamente, così come s'intendeva anche Iavè nei tempi più antichi rispetto al V. T.
D'altronde, lo disse anche un papa, che Dio si può chiamare mamma, se ben ricordo.