venerdì 19 febbraio 2010

Svegliarino alla Chiesa per l'uso della lingua sarda

Pubblico un documento di Su Comitadu pro sa limba sarda indirizzato alla Chiesa sarda e inviato ai media che l'hanno ignorato.


Il popolo sardo ha imparato a pregare nella sua lingua e nella sua lingua – come ha ricordato Benedetto XVI nella sua prima vista a Cagliari – ha cantato il Signore, la Madonna e, in centinaia di gosos, i santi. Quando il Papa ha letto un verso della preghiera “Deus ti sarvet Maria”, l'applauso commosso delle migliaia di fedeli era forse anche una espressione di gratitudine per le parole pro­nunciate nella loro lingua dal Pontefice e dell'aspirazione all'uso normale della propria lingua madre in ogni attività e a maggior ragione da parte della Chiesa sarda.
L'uso non discriminato della lingua sarda e di quelle alloglotte è ancora un obiettivo da raggiun­gere. La discriminazione linguistica in Sardegna non è l'ultimo fattore di disagio e di ritardo dell'I­sola e concorre allo sfaldamento delle comunità e delle famiglie. Il Comitato è riconoscente a tutti gli uomini di Chiesa che, intimamente legati agli ultimi, con essi e in sardo hanno pregato. Se oggi possediamo tanti strumenti per rilanciare l'uso della nostra lingua, lo dobbiamo anche ai tanti uomi­ni di Chiesa che hanno creato vocabolari, scritto opere in prosa e poesia, registrato modi di dire e dialetti di ogni paese della Sardegna e tenute vive le nostre migliori tradizioni.
È con grande rammarico e con apprensione che Su Comitadu pro sa limba sarda constata come nell'articolato documento conclusivo del Sinodo diocesano di Cagliari il solo accenno allo stretto le­game fra i sardi e la loro lingua sia contenuto nelle alte parole di Joseph Ratzinger e come non sia stata individuato, nell'acuta e approfondita analisi, il contributo alla crisi culturale, sociale ed econo­mica fornito dal tentativo di cancellazione della lingua dei sardi dalle scuole materne all'università e nei media.
In altre regioni europee, sedi di minoranze linguistiche, la Chiesa ha rispetto operoso per le lin­gue usate da quei popoli per parlare a Dio. Un rispetto non formale, quale siamo certi la Chiesa sar­da nutre per il sardo e le altre lingue alloglotte della Sardegna, ma espresso concretamente attraver­so il loro uso in chiesa, nelle messe, nelle processioni, negli scritti e in tutti i momenti di preghiera.
Questo avviene non solo in seno alle minoranze meglio protette dagli Stati, come la catalana, la basca, la friulana, ma anche in quelle, come la corsa, che non hanno analoga tutela. Il Comitadu pro sa limba sarda non ha alcuna volontà di ingerirsi in affari che riguardano le gerarchie ecclesiastiche, ma sente il dovere di fare un accorato e rispettoso appello alla Chiesa sarda affinché essa non faccia mancare il suo decisivo apporto nel processo di rinascita della lingua e valuti almeno l'opportunità di riconoscere a partire dal suo Sinodo l'esistenza della lingua sarda e delle altre lingue alloglotte della Sardegna e operi almeno al suo interno per un loro uso normale e ufficiale.

Nella foto: Karol Wojtyła con bambini di Mamojada (dal sito www.mamojada.org)

7 commenti:

maura m. ha detto...

"E tandu già ni magni, prima chi si scèddani..." comente naran in Tatari. A bogare sàmbene dae s’aligarza non faghet, ca sos pìscamos sardos no nde cheren intendere. A sos cagliaritanos lis an dadu custu cappellano militare in puro stile coloniale che di sardo vuole vedere solo le cartoline: prima blocca un accenno di liturgia in limba, poi decide di donare al papa un calice di 1 kg e mezzo fatto a spese della Regione con l’oro di Furtei, ma lo commissiona ad un orefice toscano suo amico, poi celebra il funerale per i morti della Saras e dice che i sardi devono rassegnarsi perché "ogni lavoro è intriso di sangue". E sos sardos maccos li dan fina sa rubrica in televisione pro los arrendare menzus. Come aspettarsi che ceda qualcosa sulla lingua? I vescovi indigeni poi peus ancora, del loro auto-colonialismo meglio non parlarne. Finché i sardi continueranno ad assecondarli e i giornalisti ad inchinarsi davanti a Money, non ci sarà rimedio.
Maura M.

zuannefrantziscu ha detto...

Giacomo Meloni, segretario nazionale della Confederazione sindacale sardo, mi manda questo commento per la pubblicazione.

Ciao Gianfranco,
Ho letto con interesse il comunicato de su Comitatu a commento del documento finale del Sinodo della Diocesi di Cagliari e sono sorpreso di come il Sinodo abbia potuto ignorare o sottovalutare l'indicazione del Concilio Plenario Sardo concluso nel 2001 sull'uso della lingua sarda nella Liturgia.
Cito testualmente dagli Atti del Concilio Plenario sardo (testo approvato dalla Conferenza Episcopale Sarda e edito da Zonza Editori -giugno 2001 -"La Chiesa di Dio in Sardegna all'inizio del terzo millennio "pag.194 capitolo 100:"L'uso della lingua sarda nella liturgia:
Il Concilio,accogliendo una diffusa istanza,che vede anche nella lingua sarda un singolare strumento comunicativo della fede per il nostro popolo,ne auspica un'adeguata valorizzazione. Riconosce come per suo mezzo sia stato tramandato per generazioni un grande patrimonio di fede e di sapienza cristiana,incarnate nella cultura e nella quotidianità di vita della gente della Isola. La nostra lingua materna sarda va anche apprezzata e onorata nelle forme di preghiera,individuali e collettive,che ci sono state tramandate e che sarà opportuno ricercare e utilizzare: esse hanno in sè,oltre le ricchezze di contenuti spesso eccellenti,anche il fascino evocativo di un patrimonio che ha le sue radici nel nostro tradizionale modo di pensare e di sentire.
Pertanto,nel rispetto e nell'osservanza delle attuali norme e disposizioni liturgiche,è possibile utilizzare la lingua sarda,con canti e testi opportunamente scelti,in alcuni momenti celebrativi e di preghiera,oltre che in occasioni particolari della vita delle nostre comunità. Andranno, inoltre,studiati con serietà culturale e con adeguata competenza teologica e pastorale, possibili, ulteriori ampliamenti della sua utilizzazione nella liturgia. Ciò dovrà essere fatto nello spirito di valorizzazione del patrimonio trasmessoci dalle generazioni precedenti,di ricerca di una incarnata comunicazione della fede nella realtà quotidiana della popolazione sarda,e di sincera comunione ecclesiale".

Ora il Concilio Plenario Sardo è una fonte superiore ai vari Sinodi Diocesani e l'Arcivescovo di Cagliari non poteva non sapere ed ignorarne il testo. Ma, si conoscono bene le posizioni dell'Arcivescovo Mani di resistenza verso la lingua sarda,anche se poi si vanta di aver partecipato alla celebrazione della messa in lingua friulana.
Se vi interessa alcuni capitoli degli Atti del Concilio Plenario Sardo sono stati tradotti in campidanese e logudorese dal Prof.Mario Puddu e commentati durante la celebrazione de Sa Novena de Pascha 'e Nadale che già dal 2008 ogni anno viene cantata in sardo nella Chiesa del Santo Sepolcro a Cagliari,testi raccolti in un prezioso libretto.

illiricheddu ha detto...

@ Pintore

non sono molto esperto di uomini di chiesa, ma de visu il pastore di anime ritratto mi pare sia la buonanima di Woytila.

p.atzori ha detto...

si biet ca Pintore puru de preides e de Pabas no ischit meda. Ma ite diaulu, ZF, a cunfunder Woytila cun Ratzinger alla ca due 'nde cheret! Tepet essere s'edade...

francu pilloni ha detto...

Ahi, ahi, ahi, ZFP!
Se avessi fatto un pensierino per la direzione dell'Avvenire, ricrediti, amico!
Anche se poi il tuo è un peccato veniale, in quanto non conta chi l'ha detto, ma cosa è stato detto.
Ora, è convinzione di molti che Woitila e Ratzinger dicano sì e no le stesse cose: qualcuno propende sul motivo che questo continui l'apostolato di quello; altri che quello abbia detto ciò che questo pensava.
La mia opinione in proposito è: non so.
Certo, suonerei la solita campana del "aggitoriu a su colonialismu", se dicessi che ad un arcivescovo toscano poco calle la lingua sarda. Anche perché, per dirla col Maggiore Polli (che è il personaggio di un mio libro), il suo Dio è diverso dal nostro che notoriamente comprende tutte le varianti della lingua sarda. Al suo Dio è d'uopo rivolgersi in italiano, meglio se con accento regionale, così sta sicuro che siamo buoni cristiani.
Ti sembro esagerato?
Sì, anche a me.
Ciò non toglie ...

larentup@gmail.com ha detto...

Cale santu si siat ora pro nobis. Gai naraiat sa biada de mannai. Ma santos chi precan pro sa limba sarda paret chi non bi nd'apat. Unu pacu de fidutzia bi la dia dare a Ratzinger si no ateru ca est tedescu e sos tedescos, Wagner nos imparat, istiman sa limba sarda prus de tzertos sardos... e toscanos.

zuannefrantziscu ha detto...

Est beru, Piero Atzori, imbetzande si perdent sentidos. Su Papa est Wojtila. Currèzidu