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martedì 6 marzo 2012

Il protoromanaico e le sue radici: avanti e indietro dal Sinai alla Sardegna


L'ansa "romanaica"
di Stella del Mattino e della Sera

Cari lettori, mi si segni un punto sulla lavagna: emerge un altro documento in protoromanaico, scrittura da me più volte testimoniata e che dimostrerebbe finalmente la non-esistenza delle culture proto-sinaitiche, proto-cananaiche e protozoiche in generale. Soprattutto nuragiche. Si sappia che d’ora in poi tutto lo Scritto è fenicio e quello che non è fenicio è romanaico. Veniamo al documento, segnalato dall’Epigrafista Elucubrans major  (che lo chiamò erroneamente “coccio con androgino e lettere arcaiche proto sinaitiche e protocananaiche”) e ripreso dal Signor Alfonso che pare sia un esperto in materia: un epigrafista con la e minuscola ma non per questo meno competente!  Alfonso sostiene trattarsi di un’ansa palesemente romana: per me ha ragione, essendo essa zeppa di caratteri alfabetici latini. Si vede da lontano un chilometro. Esso si inserisce a pieno titolo nella linea evolutiva proto-romanaica, iniziata come sappiamo nel Sinai nel XVIII sec. a.C.. E vi assicuro che non lo dico per fare un piacere all’Unità di Italia! 
Le immagini parlano da sole. Gettando una sinistra luce romantica, anzi romanaica sulla rotella di Atropa, che ancora non gira nel verso giusto. La seduzione dell’Antico è il passato: oggi non indurmi in tentazione e liberami dal Male nuragico, così sia. 

martedì 21 febbraio 2012

Valentino vestito di nuovo? No, Adriano vestito di vecchio

di Francu Pilloni


Oh! Celentano, vestito di vecchio
Sul palcoscenico del festival!
Sol che ai silenzi alterni all’orecchio
Castronerie del tutto banal!
Porti le idee che nonna ti fece,
che non mutasti mai da quel dì,
non ti costarono un euro, in vece
ti costa il tempo che ti tradì.
Costa; ché ormai già tutto ci hai speso
della restante credibilità,
dal palco dei ricchi hai solo preteso
d’erudire i poveri in dignità.
Ora che siamo a carnevale
di Dio vaneggi e del Paradiso,
poi indichi la linea editoriale
al giornale che vorresti ucciso
fosse pure con un elettro shock.
Ma non ti basta, per noi fessi, ahimè!,
con le galline chiocciavi: Un rock!
Ecco, ecco un rock, un rock per te!
Le galline zittirono e tu a cantare
come sacrestano sciroccato
che vale la legge dell’amare
verso chi t’avesse licenziato.
I più contenti per i tuoi sermoni
In prima fila  ben appollaiati
son come te, poveri ricconi,
fra le reti e gli sponsor sbatacchiati
migranti da programmi a grandi eventi
nutriti coi nostri abbonamenti.

domenica 25 settembre 2011

Emporio fenicio di Tharros: still missing

di Stella del Mattino e della Sera
Continuano senza successo le ricerche dell’ emporio fenicio di Tharros. Nonostante gli encomiabili sforzi degli scavatori, di oggi di ieri e di sempre, l’ ostinato mercatino non salta fuori. Difficile valutare spinose questioni: c’ era concorrenza o sinergia con quello di sant’ Imbenia del lunedì? O era forse consorziato con quello di Nurdole? Gli scienziati non si pronunciano. Il coinvolgimento dei centri summenzionati pare innegabile, ne fa testo il ritrovamento in entrambi di due scarabei egizi, come ci racconta Raimondo “Momo” Zucca, in una intervista esclusiva:  “Questo emporio fenicio di Tharros dovrebbe essere responsabile della diffusione nel «cantone» nuragico del Campidano di San Marco de Sinis del prestigioso scaraboide della tomba XXV di Monte Prama, uno dei pochi aegyptiaká attestati in centri indigeni sardi, assieme agli scarabei egizi  dell’empórion di Sant’Imbenia e del santuario nuragico di Nurdole-Orani”.  Io: “Ma quale emporio fenicio di Tharros, se ancora non lo avete localizzato?” . Zucca:” Appare plausibile che lo scalo portuale tharrense si debba individuare nel bacino occidentale della laguna di Mistras, delimitato dalla lingua sabbiosa di Sa Mistraredda.  Se tale situazione di scalo rimontasse, come è possibile, già all’Età del Bronzo Recente-Finale e alla Prima Età del Ferro, apparirebbe possibile ricercare l’empórion fenicio in ambito indigeno a monte del bacino occidentale di Mistras.” Io: “Ma non le pare azzardato sostenere che lo scarabeo di Monti Pramma, di recente ridatato al XII-XI secolo, sia stato diffuso da un emporio di cui non conoscete l’ esistenza? E non le pare strano che sia stato trovato uno scarabeo egizio nel santuario nuragico di Nurdole?”. Zucca “No”.
Nel frattempo si intensifica l’ azione del GCS&A (gruppo Cialtroni Sardi & Affini), contro il renaming del golfo di Oristano in “Golfo dei Fenici”. Essi si dicono in particolar modo esterrefatti dalla cartina del “ popolamento del Sinis nella seconda metà del II millennio a.C. (carta a sinistra) e nei
primi secoli del I millennio a.C. (carta a destra) “ di recente pubblicata in Tharros Felix IV. Il GCS&A ha inviato una lettera di protesta al sindaco di Tharros richiedendo, su solide basi cartografiche, il renaming dell’ area in “Bimare dei Nuraghi”. Come finirà?

domenica 13 marzo 2011

La mia vendetta di Carnevale

di Efisio Loi

Perché l’ho fatto? Oltreché tentare di strappare l’ “Oscar della Chiarezza” a Paolo Valente Poddighe? A proposito, nessuno mi ha ancora detto se ci sono riuscito. Dovrò aspettare la notte degli Oscar. L'ho fatto per vendetta, che diamine! Sì, vendetta, tremenda vendetta! E non mi importa se ha letto dei miei grissini anche chi non c’entra con i miei risentimenti. Quel povero Giuseppe Mura (grazie Giuseppe), ad esempio, che ha letto le mie pirolate fino in fondo. Mah!? Che volete, quando piove, piove sul giusto e sull’ingiusto. Intanto, uno l’ho “cassato” (dal sardo campidanese: cassau = preso), almeno un altro, finora, latita. È una vecchia volpe, quello, ma non dispero.
Vi dirò, col cuore in mano: io non sono di mal animo ma, ogni volta che leggo, e mi capita ogni volta che scrivono, Atropa belladonna e Gigi Sanna, mi vengono i travasi atrobiliari e il mio cuore si rivolge alle Erinni. Quelli lì, sì, quei due, mi hanno stregato e mi tengono avvinto al loro presemitico, proto cananeo, prefenicio, protougaritico e chi sa quali altri pre e pro, che il diavolo se li porti.
Io non ci capisco una mazza e meno ci capisco, più m’incacchio. Ogni volta devo correre a prendere le tabelline con tutti i segni, i simboli, le lettere messe in giro da quando gli uomini hanno avuto la bella idea, non soltanto di pensare e parlare, ma anche di far sapere a tutti, dico tutti, presenti e futuri, i loro pensieri e le loro parole.
Così non può andare avanti, mi son detto, è necessario “de dhis torrari su pratu” (restituirgli il servizio. Trad. per Atropa). Pensa e ripensa, mi capita sott’occhio la pintadera di Nuraxinieddu e quelle cagne di Erinni “m’intzullint”, mi istigano. “Immoi si dhus cuncurdu ‘eu su cundiulu” (Ora glielo preparo io il bocconcino. Sempre per Atropa). Proviamo a vedere se riesco a incasinarli almeno un pochino. Intanto mi son dovuto incasinare io nel modo che si è visto e aspetto con terrore la prossima visita di Norace. Atropa mi ha liquidato a modo suo (Grazie Aba): “che tipo”. E attende giustificazioni. Quell’altro non mi ha manco degnato, e dire che siamo stati colleghi.
Ora vi prego di guardare le date e allora capirete perché “m’inci scapàt s’arrisu”. Ho scritto quel che ho scritto già dentro la quaresima ma subito dopo, domenica, oggi, è “su ‘ominigu de segapingiadas”, la pentolaccia, un supplemento di carnevale e “a carnevale ogni scherzo vale”. Per farmi perdonare, mi cospargerò il capo di cenere, ancora una volta.