martedì 9 dicembre 2008

Che tempo fa in Sardegna? Tempo di Soru

di Franco Pilloni

Mi pareva di sentire (in tv) un professore di nome (non di fatto) Zeri che parlava dell'ispirazione dell'artista, davanti ad un'opera d'arte che ai più era sembrata normalmente, moderatamente bella, ma solamente perché (i più) hanno un concetto vago, provvisorio e indeterminato della bellezza. Io sono rimasto affascinato dall'idea che ciascuno di noi debba (ecco l'imperativo categorico!) fare un capolavoro della propria esistenza, sia che se la passi a inventare Tiscali e a redimere isole, o solamente a pintai fustis e mazzoccas, mentre sorveglia le pecore al pascolo.
Qualcuno ha saputo resistere alla dialettica vecchia maniera del Renato, espressa a intermittenza, così come poteva estrinsecarsi sulla pagina scritta con una macchina Olivetti meccanica che ogni tanto doveva interrompersi per andare a capo, quando ha dimostrato, oltre ogni ragionevole dubbio come in un telefilm della serie “Avvocati in divisa”, che egli non può avere panorami italiani per la sua politica, perché egli è nazionalitario, identitario, legato alla lingua, alla musica, alla natura di quest'isola? C'erano dubbi? Si è notato l'apologo sui partiti (quelli politici, non i disterrati) che vorrebbero farla da padroni nelle istituzioni?

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Delle scelte politiche e culturali non discuto. Specialmente quando sono argomentate con una prosa bella come la tua. Mi resta solo un dubbio: metti che Soru vinca e metti che, da uomo d'onore, non solo confermi l'esperienza della Lsc, ma la trasformi in un inizio di politica linguistica. Cambieremo i ruoli? Io, oppositore di Soru, sarò dalla sua parte per la politica linguistica e tu, suo sostenitore salterai la barricata, marciandogli contro? Che casino. (gfp)

4 commenti:

Serighe ha detto...

Sig. Franco, come il nostro Gianfranco, sulle scelte politiche di chi che sia non discuto, però vorrei farLe osservare che, se i partiti sono cani (parola molto offensiva), NOI SARDI non siamo e non abbiamo nessun’intenzione di essere la selvaggina con buona pace (speriamo eterna) di qualsiasi cacciatore. Per quanto riguarda la Lingua Sarda sia benedetto chiunque la porti avanti.
FORTZA PARIS
Serighe Satta

Anonimo ha detto...

Gentile sig. Serighe,
che i partiti politici siano paragonati ai cani e l'istituzione al cacciatore sono termini miei, ma il concetto è quello espresso da Renato Soru. Avrei potuto dire servi, servitori, servi-pastori, braccianti, aiutanti, coadiuvanti, insomma un altro termine molto meno "forte", ma la sostanza non cambia: i partiti devono fermarsi sulla soglia delle istituzioni e non occuparle, nel senso di invaderle, come succede normalmente.
Come dargli torto?
Che poi noi sardi non abbiamo intenzione di diventare selvaggina di tanti e tali cacciatori, questo è vero. Però guardi che neppure le lepri o i cinghiali hanno scelto di essere selvaggina di nessuno, ma li cacciano egualmente, aldilà delle buone ragioni dei selvatici.
E questa è la situazione attuale di noi sardi o, se le sembra troppo forte l'espressione, siamo il gregge da mungere, il coro da far cantare le canzoni, con parole e musica scritte dai partiti.
Non dico neanche una cosa nuova, perché tutti ce ne siamo accorti da tempo.
Forza paris sì, ma verso dove? a favore di cosa o di chi?
Questo è il problema, signor Serighe: abbiamo tutti una gran voglia di muoverci, ma non sappiamo quale strada imboccare.
Con i miei saluti.
Franco Pilloni

CARLO CARTA ha detto...

O Francu, e meno male che doveva essere anonimo il commento!
Sono d'accordo con te e aggiungerei un altro elemento sul quale riflettere: "è sempre e da sempre colpa degli altri. Fino a scoprire che quegli altri siamo noi. Fino a scoprire che il loro sangue si è mischiato al nostro"!
Non credo che la situazione attuale sia tutta colpa degli invasori: Punici, Romani, Vandali, Pisani, ecc. Prendersela con loro (che danni ne hanno fatto un casino!), visti i successivi processi di integrazione dei popoli sarebbe un pò come autoassolversi. E poi cosa dovrei dire io, che vivo a Gesico, paese confinante con un Sindaco-Duca, orgoglioso dei suoi trascorsi spagnuoli! Assurdo se consideriamo quella spagnuola, la dominazione peggiore in assoluto che ha letteralmente distrutto la nostra Sardegna. Culturalmente ci hanno schiacciati ed i risultati si ripercuotono ancora, se volete, anche nel modo di fare qusto tipo di politica, che sa tanto di Naftalina. Soru è oltre, anzi è Ante! Ci riporta in una situazione antica, pre-invasioni! E' come se avessimo di colpo resetato il nostro PC impallato a causa di un Virus chiamato politica. Renato Soru non è l'antivirus, ma rappresenta semplicemente ed efficacemente "il disco di ripristino" del sistema Sardegna. Esiste una tastiera, dove ciascuno può scrivere nella propria lingua ciò che crede. Le mani sono le nostre, padroni ed arbitri del nostro destino che non sfugge certamente (e anzi ne è parte integrante) di quello collettivo. Ciascuno della propria esistenza, delle proprie tradizioni, della propria lingua, può farne un bellissimo gioiello. Da incastonare però in una collana ("Su Ghettau") chiamata Sardegna. Questa la nuova rivoluzione culturale Sarda, ed in questa rivoluzione non c'è spazio per l'imprimatur di una lingua come quella logudoresa, sul campidanesu.

Saludi e trigu

Carlo Carta

Anonimo ha detto...

Caro Carlo,
scrivo come anonimo, anche se anonimo non resto perché mi firmo, solo perché è più facile entrare senza fare account ecc.
Ora, a parte che ammiro e quasi adoro l'entusiasmo che tu nutri per il nuovo corso di Renato Soru, sai che non riesco a ritrovarmici, forse per una tutta sarda atavica diffidenza per la politica, dato che come in Sicilia, pare che quando tutto cambia, ogni cosa resta comunque al suo posto.
Ciò non ostante, se quella specie di lingua nazionale decretata da Soru e chiamata LSC cambiasse mica di tanto, ma solo nella C finale, diventando Lingua Sarda Connota, dove il sardo si scrive in campidanese e, per chi vuole, in logudorese, beh... basterebbe per ricredermi e per iscrivermi nel libro degli entusiasti!
Sai bene, perché ne abbiamo discusso, che io sono convinto che l'identità linguistica del sardo è espressa con più forza dal campidanese che ha meno del 5% del lessico preciso all'italiano, per esempio. Per identità linguistica intendo dire la percezione che del sardo hanno gli stranieri, italiani compresi. Il logudorese infatti, a causa della sua storia e della sua evoluzione, o non evoluzione come capita con la versione latinizzante del nuorese, hanno il 50% del lessico preciso a quello italiano e un'altra buona parte a quello spagnolo.
Fai il caso di due nomi di personaggi molto conosciuti e sardi in pari maniera e percentuale: Soru e Soro. Chi dei due cognomi ti dà immediatamente la percezione che sia sardo?
Vedi, nella lingua dell'editto Soru, si è persa questa percezione del sardo: dire "cantare" non è la stessa cosa che dire "cantai", dire "amigus", è diverso e appare diverso che dire "amigos". Per non dire per quali vie ridicole si raggiunge un plurale in -os da una parola che termina in -u. Lasciamo che "amigos" lo dicano gli ispanici che hanno il singolare come "amigo" e non "amigu": se a loro basta aggiungere una -s per fare il plurale, perché non dovrebbe bastare al sardo? Al campidanese infatti basta, così come al francese, all'inglese e via discorrendo.
Mi fermo qui, per dovere di coscienza. Ma ripropongo la sfida: se domani LSC significherà Lingua Sarda Connota, m'iscrivo fra gli entusiasti di Renato.
E guarda che ho scritto Lingua e no Limba.
Saludi e paxi.
Francu Pilloni