sabato 13 dicembre 2008

Stiglitz: "Atlandide, solo un mito, non un'isola"

Nell'ambito di una iniziativa volta alla salvaguardia del Nuraghe Oroilo di Silanus, il dottor Alfonso Stiglit ha tenuto una conferenza su "Perché la Sardegna non era Atlandide". L'ho intervistato.

Nei giorni scorsi, in un dibattito a Silanus, lei ha argomentato la sua convinzione che la Sardegna non possa essere Atlantide. Perché, dunque?
Potrei usare la risposta più semplice e più rispettosa dei dati scientifici: non lo è perché Atlantide non esiste. Ma nella conferenza non mi sono fermato a constatare questo dato e saltando a piè pari il problema ho valutato le due condizioni storico-geografiche indispensabili perché un’isola sia identificabile con Atlantide: la prima è che sia al di là delle Colonne d’Ercole e la seconda che sia stata distrutta da terremoti e maremoti che hanno determinato la scomparsa della civiltà atlantidea.
La Sardegna non risponde a nessuno dei due requisiti. Le Colonne d’Eracle all’epoca di Platone erano nel lontano occidente, d’altra parte Platone stesso è vissuto per sette anni in Sicilia e non avrebbe potuto situarle in Sicilia. Ma il tratto di mare dello stretto di Gibilterra e oltre era noto sin da almeno il IX-VIII sec. dai Fenici e dai Greci (soprattutto euboici), come ci dimostrano i materiali greci e fenici trovati in quest’area (Cadice, che è fondazione fenicia, Huelva di area Tartessica, fino nell’entroterra) e i toponimi riportabili a questi contesti. La realtà stessa delle Colonne è orientale, non greca, e in occidente è legata alle navigazioni fenicie che hanno come punto di partenza le colonne di Melqart del tempio di Tiro e di arrivo nelle colonne del tempio di Melqart a Cadice. E’ nota a tutti la identificazione di Eracle con Melqart, attestata già da Erodoto.

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1 commento:

Aba ha detto...

C'è una storia che amo raccontare ai miei studenti quando si finisce sull' argomento "come l' impossibile può diventare reale", argomento su cui si finisce inesorabilmente guardando alla scienza di questi anni (a meno che non si tengano gli occhi ostinatamente chiusi). E' la storia del meccanismo di Antikythera, che però non racconterò qua, la trovate ampiamente sviscerata su wikipedia (http://en.wikipedia.org/wiki/Antikythera_Device). Vorrei solo sottolineare che il sogno di un uomo vissuto mezzo secolo fa, un uomo che non era certo famigliare con la parola computer, si sta ora concretizzando, anzi la realtà va ben oltre il suo stesso sogno: quello che Derek J. de Solla Price nel 1951 ipotizzò essere un sofisticato orologio, ma che già nel 1959 e nel 1974 classificò timidamente come computer o come calendario computerizzato, si sta ora rivelando come un vero e proprio computer analogico la cui età supera i 2000 anni. Vi lavorano gruppi di scienziati di tutto rispetto, il cui sforzo è sfociato in un paio di "lavoretti" su Nature nel 2006 e 2008 (è abbastanza scientifico come giornale, dr. Stiglitz?). Anche i più scettici alla fine hanno dovuto cedere, dopo aver fatto una serie di figure barbine, di fronte all' inevitabile conclusione di studi con la tomografia bidimensionale ai raggi X (è abbastanza scientifico come metodo, dr. Stiglitz?): quel maledetto aggeggio è proprio un comuter, una macchina fuori dal suo tempo. Come e perchè fu costruita questa macchina..beh resta da vedere. Buon Natale a tutti.