venerdì 8 aprile 2011

Sono le Pleiadi o puri elementi magico-simbolici?

Leggendo la bella guida che Maria Ausilia Fadda ha scritto per l'editore Delfino (Il complesso nuragico di Gremanu) mi è tornato alla mente un articolo che avevo letto quasi un anno fa. L'ho rintracciato. L'aveva scritto per L'Unione sarda Roberto Ripa con il titolo: “Quel messaggio stellare nella pietra di Fonni”. La pietra è quella che si vede nelle due illustrazioni tratte dal libretto e fu trovata durante gli scavi delle tombe di gigante di Madau a circa un chilometro da Gremanu.
Una piccola digressione, ma non del tutto fuori tema, prima di mettere guida e articolo a confronto: riguarda le parole “tomba di gigante”.
La stele di Madau
Secondo l'archeologa, la “definizione popolare” ha a che fare con le dimensioni dei monumenti e della camera funeraria “atta, secondo la tradizione, ad accogliere defunti di statura eccezionale”. Par di capire che la statura di cui si parla sia quella fisica. In realtà sos zigantes sono tali, proprio nella tradizione, per la loro grandezza morale riferita, va da sé, non ad una morale universalmente accettata ma sardescamente intesa. Uno dei più celebri mutos sardi canta: “Sos bentos de levante / in sas marinas friscas / sunt carricande s'oro / Nùgoro no est prus Nugòro / sas carreras sunt tristas / ca mancant sos zigantes”. “S'oro” e “sos zigantes” erano i barbaricini (un migliaio) fatti prigionieri e deportati dai soldati in un rastrellamento alla fine dell'Ottocento. Sono i gigantinos, insomma, di cui parlano le scritte nuragiche decifrate da Gigi Sanna che gigantinos continuano ad essere. È normale che non sapendo leggere o rifiutandosi di leggere quelle scritte, si possano confondere i figli di Dio con gli spilungoni.
La restituzione grafica della stele
Nella sua guida, la dottoressa Fadda descrive due lastre della prima tomba di Madau contenenti “motivi simbolici” e più dettagliatamente parla di una delle due che “reca incisi in corrispondenza della parete esterna una serie di motivi simbolici [nella didascalia alla restituzione grafica specifica “magico-simbolici”, NdR]”, quelli delle due figure qui pubblicate. Secondo l'archeologa, i due elementi potrebbero provenire “da una medesima, assai più antica situazione monumentale, che priva ormai delle originarie valenze e funzioni, fornì materiale lapideo ai costruttori della tomba nuragica”. Questi motivi rimanderebbero a “stele e menhir istoriati attribuiti ad età tardo-neolitica (fine IV-inizi III millennio aC) provenienti dal limitrofo territorio di Mamoiada”.
Una lettura assai meno minimalista è quella che è data su L'Unione del 22 maggio 2010 dal naturalista naturalista algherese Roberto Barbieri, responsabile della spedizione e del team di archeologi (guidati da Giampiero Pianu dell’università di Sassari) impegnati al progetto della nave nuragica. Secondo Barbieri quegli elementi magico-simbolici “sono una formidabile e puntuale rappresentazione delle Pleiadi. E secondo Eugenio Muroni, speleologo e astrofilo sassarese “si tratta certamente di una mappa del cielo. I due gruppi di coppelle, rappresentano con notevole realismo i due sistemi stellari “ammassi aperti” delle Pleiadi e delle Iadi, con in basso a sinistra la V del Toro e il suo occhio, la stella Aldebaran».
Muroni, autore di uno studio sull’altare di Monte D’Accoddi, ipotizza: “Nella stele di Madau sono presenti le raffigurazioni di quelle che potrebbero essere le “montagne del cielo”, ovvero i luoghi alti terrazzati con punto apicale stellare”. Insomma quella pietra sarebbe una sorta di certificato di nascita della ziqqurat turritana, traduce il giornalista che riferisce anche un presagio del ricercatore: “Siamo alle soglie di una nuova rivoluzione nella ricerca archeologica in Sardegna”. Nell'idea e nella volontà di Muroni certo sì. Chi sa se siamo su quelle soglie anche per coloro ai quale le Pleiadi, le Iadi e Aldebaran sembrano motivi simbolici e magici?

36 commenti:

Giuseppe ha detto...

Grazie, Zuanne, per l'articolo che costituisce, per quanto mi riguarda un bell’ “assist” per le mie ipotesi. La pietra di Madau, ormai non ci sono dubbi, rappresenta la costellazione del Toro con le Pleiadi, note anche come le “sette sorelle” sin dall’antichità perché visibili ad occhi nudo e punto di riferimento, in certe condizioni, per i naviganti che affrontavano il mare aperto.
Omero ed Esiodo invitano ad osservare il movimento delle Pleiadi durante la navigazione notturna.
Lo stesso Odisseo tiene gli occhi fissi sulle Pleiadi quando naviga dalla più occidentale delle isole (l'Ogigia dei Greci) in direzione dell’isola di Alcinoo e Nausicaa, cioè la Sardegna. Quindi, a mio parere, è del tutto logico che la stele sia stata rinvenuta in Sardegna. Si ripete, insomma, la vicenda della stele di Nora con le iscrizioni SRDN e TRSS.
D'altra parte le Pleiadi erano rappresentate anche come uno "stormo di colombe" e, quanto a colombelle, sai bene quante ne ha riprodotto la cultura nuragica e quante figurano a bordo delle navicelle. Il volatile, per i Nuragici, aveva una duplice funzione: pratica (nella navigazione) e simbolica (nel culto).
Giuseppe Mura

Giuseppe ha detto...

trouure

Giuseppe ha detto...

@ Atry
Tranquilla, è proprio lapalissiano. Leggi questa descrizione della costellazione del toro seguen-do il disegno della stele:
"Le Pleiadi, riconoscibili con facilità anche dai meno esperti, si trovano nella parte più occiden-tale della costellazione, la quale continua in direzione est-sudest verso un altro gruppo di stelle molto noto e luminoso, quello delle Iadi; le Iadi che appaiono dominate da una stella arancione di magnitudine 0,8, chiamata Aldebaran, e che costituisce l'occhio del Toro."
La stessa forma delle Pleiadi r delle Iadi, come raggruppamenti, soni riprodotti fedelmente nella stele.
L'unica differenza riguarda le proporzioni, in quanto l'ammasso di
stelle delle Pleiadi, visto dal
vero, occupa uno spazio inferiore.
Ma forse, anche qui, c'è l'aspetto
della simbologia, in quanto le Pleiadi costituivano il vero punto di riferimento perchè formano il gruppo di stelle più luminoso della volta celeste.
Sui serpentelli e sui disegni che racchiudono certe stelle applica le tue conoscenze e i tuoi ragio-namenti stringenti: vedrai che trovi anche la giustificazione.

Giuseppe Mura

FP40 ha detto...

Salve a tutti. Non sono così addentro alla questione, quindi spero mi perdonerete qualche castroneria o banalità.

Non mi ritrovo con i riferimenti astronomici. Se la V del Toro è quella in basso rovesciata, allora Aldebaran dovrebbe essere la prima stella in basso a sinistra. È corretto?

Se così fosse, parrebbe che il Toro sia posizionato a corna in giù. Cosa che non fa mai durante il suo percorso. Al sorgere la situazione è più o meno questa

http://www.gizarastro.it/F_T02_Taurus_costellazione_Pleiadi_Iadi_M1.gif

con le corna allineate. E al tramonto ha le corna rivolte verso l'alto. Sto sbagliando io nell'identificare la V?

Un'altra cosa. Nell'astronomia popolare sarda le Pleiadi prendono il nome di "Su Budrone" (Urdone, Gurdoni), il grappolo d'uva. Non ho idea della genesi di questo asterismo, ma sicuramente è molto differente dalla visione classica delle sette sorelle.

FP40 ha detto...

Scusate, lo sapevo che veniva fuori la castroneria. Per Aldebaran intendevo dire, "... dovrebbe essere la prima stella in basso a destra."

Invece guardando meglio, potrebbe anche essere la prima stella in basso a sinistra. Il che implicherebbe la rappresentazione del sorgere del Toro. Si ha una datazione anche di massima del sito?

Giuseppe ha detto...

@ FP40
forse è il caso che ci aiuti qualche esperto di astronomia.
Da quello che capisco la V del Toro è posta sul muso e punta verso il basso, quindi l'occhio dell'animale, Aldebaran, dovrebbe essere la stella più alta a sinistra della stessa V.
Quanto alle punte delle corna, dovrebbero essere formate da due stelle minori poste a nord-ovest dell'occhio.
Il sito di Gremanu è datata all'EdB, ma forse è difficile stabilire la data in cui fu incisa la stele ritrovata nelle vicinanze.
Quanto al "grappolo", come vedi, rappresenta esattamente il mucchio di stelle, in realtà oltre 150 ma visibili ad occhio nudo da sei a dieci a seconda della stagione.
Giuseppe Mura

FP40 ha detto...

Per farvi capire come avrebbero potuto vedere grossomodo la levata eliaca del Toro nel 1000 a.c. a su Gremanu ho prodotto queste due immagini:

1) senza indicazioni

http://img820.imageshack.us/img820/3944/screenshot2un.png

2) con le costellazioni e le stelle indicate (chiaramente secondo l'astronomia classica)

http://img62.imageshack.us/img62/262/screenshot1dk.png

Per quello non mi torna che la V sia rovesciata, dovrebbe essere più o meno così >

E se non fosse una rappresentazione della levata eliaca di Aldebaran, allora la V sarebbe dovuta essere orientata più verso l'alto. Fino ad essere perfettamente verticale al tramonto del Toro (Ma a quel punto le Pleiadi starebbero in basso).

L'unica maniera che mi viene in mente di conciliare la posizione del Toro con quella dei punti nella stele è che Aldebaran sia la stella che sorge in basso a sinistra. Ma rimane abbastanza forzata, no?

Non ho i dati dell'orizzonte di vista del sito e ho preso 0°. Inoltre anno e giorno sono sparati essenzialmente a caso vicino al sorgere eliaco di Aldebaran.

Sapete cosa indicano i segni sottostanti? Sembrano riprodurre delle strutture (religiose?). Non è che si può capire l'eventuale orientazione del cielo inquadrato?

Ah, chiedo scusa per non aver messo il nome prima, Fabrizio Pedes.

Gigi Sanna ha detto...

Ank'io resto perplesso kirka il riferimento astronomiko. Ma per un motivo: khe non mi sembra esatta la traskrizione dei segni. Osservando la pietra vedo, kome Aba, dei serpentelli e dei motivi geometriki ke mi sembrano tipiki del repertorio neolitiko e poi nuragiko. Kosa khe non esklude, naturalmente, il riferimento astronomiko. Il libro divino dei neolitiki era il kielo prima e la terra poi.
A Giuseppe vorrei dire khe sulla kolomba delle navikelle ha kolto nel segno. Il valore ( ma lo era di tutta la navikella)era simboliko (fonetiko) e pratiko assieme. E' la dea (kome determinativo) akanto al dio. Aba mi kapirà non solo per quello he già konoske sul simbolo ma ankora di più se osserverà ome si dike in semitiko 'andare, viaggiare e, soprattutto, andare e venire, proprio ome fa la kolomba o il pikkione viaggiatore. L'akrofonia detta legge ankora una volta!

***Skusate ma il komputer mesolitio kagliaritano su kui lavoro oggi è della banda dei Ku Klux Klan, ovvero odia, tanto ke l'ha esklusa, la konsonante khe servirebbe.

marcello cabriolu ha detto...

Scusate se mi intrometto ma non condivido l'idea delle Pleiadi. Osservando bene il puntinato per quanto questo possa corrispondere per le stelle più deboli non corrisponde per quelle più grandi e visibili: manca Merope. La riproduzione dell'ammasso M45, se di questo si tratta, mostra simili Atlante e Pleione quando presentano magnitudine apparente diversa. Mentre per la riproduzione di Maya, una delle stelle più visibili, viene utilizzato un segno leggero.

Giuseppe ha detto...

La pietra di Madau, salvo, ripeto, le proporzioni col resto della costellazione, riproduce fedelmente le Pleiadi:

Il quadrilatero distorto riproduce rispettivamente: Merope, Elettra, Alcione e Maia. Mentre il prolungamento verso l'alto riproduce Taygete e la stella doppia Asterope.
Quindi Merope è ben presente, ed è rappresentata dalla prima stella a sinistra in basso del raggruppamento.
Quanto ad Atlante e Pleione non fanno parte delle sette sorelle, infatti nella pietra non figurano proprio.
Non scherziamo sull'intensità della luminosità: stiamo paragonando il firmamento ad una riproduzione, tramite piccole coppelle, in pietra.
Non dimentichiamo, inoltre, la precessione degli equinozi che, dopo circa tre millenni ha alterato le posizioni delle stelle, per cui, oggi, è più difficile trovare la corrispondenza della forma del toro nella volta celeste.
Giuseppe Mura

piero ha detto...

@ giuseppe

la precessione non riguarda tutto il firmamento, alcune costellazioni si, altre no, per esempio la cost. della lyra è pressocchè identica da millenni, come pure le pleiadi, discorso diverso per la croce del sud ed altre

Giuseppe ha detto...

@ piero
vero per la costellazione della lyra, ma non per quella del toro. In ogni caso guarda che le Pleiadi non sono una costellazione, ma formano una concentrazione all'interno del toro.
Giuseppe Mura

Giuseppe ha detto...

@ Atry
Come posso dire questo a proposito delle Pleiadi nella pietra di Madau?
Guarda che anche le mappe da te citate sono solo delle ipotesi. Tanto è vero che a Lascaux le stelle sono solo sei e il raggruppamento risulta piuttoste deformato, e non poco, rispetto alla realtà, mentre quelli dell'Oriente sono sette ma deformati anch'essi.
Una mappa del tutto simile a quella di Madau, ancora incisa su pietra tramite coppelle, è stata rinvenuta anche in Val d'Aosta (il luogo preciso del ritrovamento è Plan des Sorcieres nel comune di Liallianes) e gli studiosi sostengono che riproduca le Pleiadi.
In ogni caso, come ho detto all'inizio, forse è il caso che intervenga qualche esperto in astronomia, io non lo sono proprio.
Inoltre, tornando all'origine del post, restano i pareri di Maria Ausilia Fadda, di Roberto Barbieri e Eugenio Muroni.
Giuseppe Mura

Giuseppe ha detto...

@ Atry
se appuntiamo l'attenzione al solo raggruppamento delle Pleiadi trascurando la posizione dell'occhio del toro (che lascierei a qualche esperto), indubbiamente la riproduzione sarda e valdastana sono le più fedeli.
In realtà sono inizialmente intervenuto per dimostrare l'ennesima "coincidenza" tra l'isola felice dei Greci e la realtà nuragica, puntualmente segnalate nel lavoro che ho pubblicato.
Sulla differenze tra la foto e il riporto dei segni lascio a te l'interpretazione: hai l'occhio "clinico" sufficientemente allenato!
Stasera partecipo ad un incontro organizzato da studiosi che non credono in Atlantide. Troppu togu!
Giuseppe Mura



Comunque tra la foto e il riporto dei segni ci sono delle differenze, a volte anche notevoli: questa è secondo me la prima cosa da mettere a posto. Se guardi sopra il serpentello, c'è un segno circa ad angolo retto (tipo gimel per intenderci); dalla foto non sembra unito al segno a semicerchio che si estende verso destra/basso a racchiudere altri due semicerchi, dal disegno invece sì. E non è la sola incongruenza, però bisognerebbe vedere la stele da vicino. Anche la foto mi sembra fatta rimarcando i segni con il gessetto.

Beh, almeno in Lascaux l' orientazione tra pleiadi e iadi è corretta, non è certo difficile rintracciarlemettendo vicino una mappa stellare. Infatti Rappenglueck ha avuto in questo caso gioco facile. Non ci ha molto beccato, secondo me, sulle altre figure della grotta, tipo il "calendario" lunare. Ma è un' altra storia.

Comunque tra la foto e il riporto dei segni ci sono delle differenze, a volte anche notevoli: questa è secondo me la prima cosa da mettere a posto. Se guardi sopra il serpentello, c'è un segno circa ad angolo retto (tipo gimel per intenderci); dalla foto non sembra unito al segno a semicerchio che si estende verso destra/basso a racchiudere altri due semicerchi, dal disegno invece sì. E non è la sola incongruenza, però bisognerebbe vedere la stele da vicino. Anche la foto mi sembra fatta rimarcando i segni con il gessetto.

Giuseppe ha detto...

Mi scuso, ho dimenticato di rimuovere il testo di Atry!
Giuseppe Mura

francu ha detto...

A me pare improbabile leggere lo schema delle Pleiaidi nell'insieme delle coppelle di Madau. A occhio, la curva con gobba a destra che lega insieme 5 delle stelle, da Asterope a Merope, passando per Taigete, Celeno ed Elettra, non può in nessun caso essere individuata nel disegno, anche perché le coppelle medesime sono agglomerate sulla sinistra, fuori da ogni traiettoria curvilinea.
Nessuno mi convincerà che chi ha inciso le figure fosse uno che si limitava al "pressapoco".
Pertanto è implicito che i segni abbiano altro significato.
Intanto rilevo anch'io, per quanto può evincersi dall'immagine ingrandita, che la trascrizione è un poco (abbastanza, molto?) questa sì pressapochista, visto che si considerano uniti simboli che paiono e sono decisamente separati. In questo caso, cioè dalla trascrizione che è frutto di interpretazione, si escludono, si confondono e vengono fatti sparire simboli più che conosciuti e plausibili, come ad esempio quei circoli concentrici in basso e sul centro-destra, che nella trascrizione vengono snaturati nel congiungimento con altri segni, là dove non si vede traccia, neanche di gesso.
Tutto questo lo deduco in tutta umiltà dalla documentazione disponibile, essendo consapevole che chi ha fatto la trascrizione aveva l'originale sotto gli occhi. Almeno lo spero. Infine, annoto che comunque da tutta quanta la fatica del trascrittore è saltato fuori che si trattasse solamente di segni magico-simbolici, cioè brebus.
Un po' poco, direi. Come far politica con le barzellette, o giù di lì.

DedaloNur ha detto...

Buonasera, leggo soltanto adesso.

io non posseggo la guida delfino della Fadda su Madau, potreste dunque levarmi un atroce dubbio?

le incisioni, sembrano troppo "bianche" . questo in teoria, non dovrebbe essere una caratteristica di una roccia incisa millenni or sono.

potrei sapere, come è stata rinvenuta dalla Fadda?

DedaloNur ha detto...

oppure qualcuno ha rimarcato le incisioni di recente con un temperino, per renderle più visibili?

DedaloNur ha detto...

soltanto gessetto? prima ho pensato che fossero incisioni troppo recenti, poi ho pensato che avessero rimarcato i segni con un temperino. penso solo e sempre al peggio.

ma osservando soltanto una foto, nulla si può escludere. dunque ho fatto bene a chiedere..
ciao Atry grazie.

Giuseppe ha detto...

@ francu

Ciao francu, ti dispiace chiarire meglio il significato della frase: "A occhio, la curva con gobba a destra che lega insieme 5 delle stelle, da Asterope a Merope, passando per Taigete, Celeno ed Elettra, non può in nessun caso essere individuata nel disegno, anche perché le coppelle medesime sono agglomerate sulla sinistra, fuori da ogni traiettoria curvilinea".
Grazie

francu ha detto...

Sì, Giuseppe.
Vedendo la disposizione delle 5 stelle nelle rappresentazioni astronomiche come nell'ordine suggerito, esse formano una sorte di falce con l'incavo verso sinistra. Mi pare che sia la cosa che si nota per prima, a guardare le stelle.
Nel disegno e nella pietra, le coppelle sono disposte più o meno sulla stessa verticale e in nessun caso ti dà la sensazione di quella disposizione a falce.
Io credo che l'antico scultore mai potesse cadere in un simile errore: dunque, ha voluto scolpire qualcosa di diverso, altro da su Gurdoni.

Giuseppe ha detto...

@ francu
oro ho capito il tuo ragionamento: in realtà nella pietra, per avere il tuo arco, mancherebbe Taygete, che risulta nettamente spostata a sinistra, quindi fuori dall'arco immaginario.
Giuseppe Mura

Gigi Sanna ha detto...

Oggi ho di nuovo la mia 'ci ' e vorrei ritornare (senza 'kappa') ai temi trattati, con la solita magistrale sintesi e precisione, nell'articolo di Gianfranco. Uno di questi è la giusta osservazione sul significato 'popolare' di giganti che non è (solo, direi) quello fisico ma anche e soprattutto quello 'morale'. Per capire bene la doppia valenza del significato bisogna prendere proprio i documenti nuragici che non solo gli archeologi ma anche i linguisti non si decidono a leggere (o fanno finta di non decidersi) perché il GGH(N)LO-Y (< GIGAHANTULU + Y indicativo) preromano è antichissimo nell'isola. Le tavolette di Tzricotu, l'anello di Pallosu, la Stele di Nora e, recentemente, lo spillone di Antas, reso pubblico, in qualche modo, da Bernardini, ci hanno fatto capire (con tanto di nomi e appellativi ), che i 'giganti' erano nobilissimi ' tori solari figli del Dio yh/yhh/yhwh. Anche il santo norense cristiano, il patrono dell'Isola, santo 'fasullo' come tutti gli storici sardi sanno e i bollandisti affermano (anche con sarcasmo), era uno dei 'giganti' vissuto nel X-IX secolo a.C.. La stele di Nora ci dice persino che LEPHIS-Y era 'BN LB' cioè 'figlio del cuore' del dio sardo solare. Quanto fosse alto il BNLB è difficile dire ma si capisce molto bene che l'altezza sua poco contava e conta: conta quella di derivazione, quella del 'padre', la più 'alta altezza' di tutte. Il sottoscritto ha collegato, senza difficoltà, in un capitolo di SAGRA (capitolo – il 10° - che detto umilmente, en passant, precede temporalmente tutto il dibattito avvenuto sullo 'scandalo' dei guerrieri ignorati e del tempio 'rubato') i sigilli 'reali' di Tzricotu (quelli che l'archeologo Raimondo Zucca non esitò a dire immediatamente, dalla presenza dei calchi riprodotti ad exemplum, d'essere non quattro ma molti di più) alle statue dei 'giganti', con occhi 'solari' e con pettorale del giudizio, di Monti Prama.
Questi, come tranquillamente si può notare nella grande sala di 'Li Punti' di Sassari, non sempre sono 'alti' e veri e propri 'giganti'. Ed il motivo, del tutto empirico (frutto cioè della esperienza di ciascuno di noi oggi e di tutti coloro che ci hanno preceduto, nuragici compresi), non c'è neppure bisogno che venga a dircelo la scienza della genetica. Essere 'piccolo gigante', come ho cercato vanamente di spiegare in SAGRA, era un 'titolo' che prescindeva dall'altezza. Ci poteva essere o non essere. E la tomba taurino-solare con i pittogrammi monumentali simbolici, come quella (quelle) di Medau, allude non 'tanto' alle dimensioni fisiche di coloro che vi venivano deposti quanto alla nobiltà, all'altezza spirituale, alla 'luminosità' soli-lunare (nl/nr) dei capi carismatici 'shardan' ( figli di shardan' e di un dio shardan), che allora guidavano da 'Giudici biblici' le tribù dell'Isola. Anch'io quindi penso che i versi riportati da Gianfranco forse alludano ancora, inconsciamente, alla grandezza morale e non tanto a quella fisica degli antichi 'gigantinos' ( 'gigantinos' si badi e non 'gigantes': GGH(N)LO-Y, od. 'giangalloy', ha solo un diverso suffisso per il diminutivo).

marcello cabriolu ha detto...

Condivido pienamente l'elaborazione di Francu

gentile Peppino
innanzittutto prefissiamo che M45 è un ammasso composto da quelle stelle e quindi precessione o no è formato sempre da quelle...puoi cambiare l'ordine di lettura delle presunte stelle nel macigno ma ...ndi mankara sempri una!!!
In merito alla precessione degli equinozi questa può aver causato una nuova posizione nell'osservazione della volta ma in questo caso non ha modificato l'insieme già conosciuto preistoricamente. Anche Aba lo ha sottolineato, riportando le riproduzioni di Lascaux (epigravettiano attorno al 20000 BP se non sbaglio),che i preistorici conoscevano l'ammasso e se ciò e confrontabile con ora è solo perchè non è cambiato.Capisco che il tuo lavoro sull'odissea mostri un naufrago che punta verso oriente (mirava le Pleiadi)poco prima dell'alba, in estate (orsa e Boote tardi a tramontare e il Carro là si gira)ma materialmente il numero di stelle visibili non corrisponde alla riproduzione nel macigno oltre la collocazione dei segni con la costellazione. Ammettendo che si stratti di stelle si potrebbe far riferimento ad altre costellazioni: Orsa Maggiore (G.Giacomo Pisu), Cassiopea,Drago molto più suscettibli agli effetti della precessione degli equinozie e allo spostamento apparente delle componenti. Tale eleborazione trova sostegni nelle simbologie rappresentate in alcune Domus (non ricordo se Sant'Andrea Priu-Bonorva e Santu Perdu-Alghero; Mandra Antine-Thiesi, Grotta del Bue Marino-Dorgali). Credo che ora come ora la più corretta interpretazione vada verso Aba Losi: segni di una composizione scritta!...eh perchè no, magari anche integrata da una mappa stellare...ma non identificabile con le Pleiadi.

marcello cabriolu ha detto...

Si
Si
condivido pienamente l'elaborazione delle colombelle (La Dea Madre che regge, con la sua colonna, la volta celeste e lega a se gli animali e gli esseri ad essa sacri)...ho trovato gli stessi risultati per la Creta minoica popolata da una componente dei Popoli del Mare.
Pensate poi che sincretismo religioso con la onnipresente colomba della pace..

elio ha detto...

prova

elio ha detto...

Non ho voglia di guardare le stelle o, meglio, ne ho tanta voglia che me ne vergogno. È un modo meraviglioso per non vedere qua giù. Guardare le stelle. Lontane, fredde, misteriose nonostante Margherita Hack. Le abbiamo sempre guardate, da tempi lontanissimi, da quando abbiamo cominciato a guardare dentro di noi. Ora ci arrivano addosso, non le stelle ma i nostri “dentro” e qualcuno dice: “fora d’i ball”. Ha torto? O, con occhio grifagno, vede meglio ciò che la “doverosa accoglienza” non può e non vuol vedere? E dà voce, alla sua maniera, a una paura vecchia quanto l’Africa? L’Africa, vecchia patria di noi tutti, piena di giovani. E se ne riempierà sempre di più e sempre più in fretta. E da noi verranno. Tanti, da non poterli più contenere. Allora non ci sarà più accoglienza, perché non ci sarà più chi accoglierà. Risucchiati come i sedimenti nel fronte che sotto scorre nella dinamica delle zolle terrestri.
Siamo andati in Africa a far “colonia”? Andiamoci ancora, se non è tardi, a creare le condizioni perché gli Africani non debbano più allontanarsene. È troppo facile bombardare dall’alto ma non risolve niente.

Giuseppe ha detto...

Gentile Marcello
vedo che insisti, allora riassumo, in sequenza, i tuoi interventi sulla pietra:
1)affermi che manca Merope, errando;
2)mancherebbero Atlante e Pleione, stelle che non fanno parte del gruppo delle sorelle;
3)vorresti paragonare la luminosità delle stelle ad una riproduzione mediate incisioni sulla pietra;
4)condividi pienamente le ipotesi altrui;
5)proponi ancora l'assenza di una stella, mentre incise ne compaiono addirittura sette più due.
A quando una tua “elaborazione” personale che sia davvero … concreta?

Giuseppe Mura

Giuseppe ha detto...

Carissimo elio
perchè non ci lasci sognare guardando il firmamento e vuoi farci precipitare, di botto, nel triste mondo dei barconi?
Eppure sai bene che noi Sardi (Atry compresa, se lo desidera) siamo il "Popolo dei Sogni" di Omero!
La conferma viene proprio da te, il sognatore per eccellenza che si incontra spesso in notturna con Norace!
A proposito, a quando il prossimo sogno col nostro eroe tartessico?
Giuseppe Mura

elio ha detto...

@Giueppe

C'è stato, c'è stato. Ma un incubo doveva essere e Gianfranco ce lo ha voluto risparmiare.

elio ha detto...

@ Giuseppe

Carissimo, perdonami per la esse rimasta chi sa dove. Ti vedo in forma. Ne sono contento.

marcello cabriolu ha detto...

Caro Peppino

vabbè ka sesi pipinka ma toccherebbe regalarti un poster con le Pleiadi...si ti nau ka in sa perda ammancara Merope...non seu narendi freguledda!!!
Ti du nanta puru is atterus pero scetti a mimmi abbetias!!!
Ecco il Link:

http://it.wikipedia.org/wiki/File:Pleiadi_charta.png

ripropongo cio che ho scritto sopra visto che hai letto male (chi ha detto che mancano altre stelle?)

"La riproduzione dell'ammasso M45, se di questo si tratta, mostra simili Atlante e Pleione quando presentano magnitudine apparente diversa. Mentre per la riproduzione di Maya, una delle stelle più visibili, viene utilizzato un segno leggero.

08 aprile 2011 21:00"

Non ho detto che mancano...ohi ohi Peppino si stai irritando?

per quanto riguarda l'essere d'accordo con le tue elaborazioni non credo che ci sia il copyright, visto che arriviamo alle stesse conclusioni: tu usando elementi letterari e io usando elementi scientifici diversi dai tuoi ma credo che sia naturale eh!!! perchè dovrei sbandierare che magari dici stuppidagini solo perchè non si condivide tutto? Se anche per me alcune elaborazioni sono valide non mi offende sostenerle anzi per me è un motivo di orgoglio.
Per quanto riguarda la mia elaborazione personale che sia davvero concreta ...ci vado molto cauto..lo sai benissimo che prima di sparare incautamente ci rifletto, rielaboro, mi convinco del contrario e poi quando sono ben sicuro pubblico. Quante volte mi hai rimproverato per questo mio esagerato comportamento? Eppure scherzo del destino è una virtù che per la casa editrice dovrei conservare stretta senza svenderla in senzazionalismi.

Ciao e buon lavoro

Marcello

francu ha detto...

Elio, le stelle non sono fredde, tutt'altro! Siamo noi che siamo al freddo, specialmente con la testa.
I testa calda, che non mancano, dicono di respingere gli africani in Africa e non sanno, poveri spiriti, che io sto aspettando che se ne vengano tutti in Europa e ci lascino campo libero perché noi si possa andare laggiù.
Allora sì li faremo i respingimenti!
Ho già in mente una trincea che va da Tangeri ad Alessandria, un vallo... un vallo a pensà tu, che io già so' stanco!

Giuseppe ha detto...

caro Marcello
Tieniti pure il poster e il link: è probabile che li conosca già. Quanto al resto non mi piace giocare con le parole: hanno un loro preciso significato, perciò ti invito a rileggerti.
Ribadisco solo: mentre altri hanno mosso obbiezioni valide tu hai esposto temi che non possono avere riscontro nel disegno della pietra.
Ti ricordo che la mia ricerca sulle fonti è stata riconosciuta valida scientificamente proprio perché supportata dalla storia, geografia, archeologia, antropologia ed etnografia.
Quanto alla tua elaborazione personale mi riferivo al post e alla pietra e non alla tua pubblicazione ma, visto che hai toccato l'argomento, il mio parere lo hai avuto sulla bozza e a posteriori e non mi pare di essere intervenuto nei tuoi confronti sulle modalità di ricerca.
Infine l'orgoglio e i sensazionalismi: guarda che non sono stato io ad autodefinire il mio lavoro, in questo stesso Blog, "La mia Opera".
Buon lavoro anche a te.
Giuseppe Mura

elio ha detto...

prova

elio ha detto...

per Atropa

A proposito di “confini frontiereschi”: ho avuto un’illuminazione stefhenkinghiana in un’immagine di “Videolina”, la nostra principale emittente televisiva, immagine che mi ha svelato cosa sia oggi una frontiera. Un giovane atletico cercava di far passare fra le maglie del filo spinato dei cavalli di frisia, un uovo di pasqua di dimensioni notevoli e ben incellofanato. Il filo spinato, al disopra del muro, segnava il confine tra gli accolti e gli accoglienti. C’è da pensare che, essendo una caserma in disuso il luogo di accoglienza, ci fosse un ingresso che mettesse in comunicazione il dentro e il fuori. Mi è venuto da pensare che essere “in” o essere “out”, lungo un confine, dipenda dalla presenza di una telecamera. La convinzione era sostenuta dal fatto che un gran numero di persone partecipassero alla buona azione sorreggendo il donatore in equilibrio precario fra muro e reticolato. Quanto mi sento “carrogna”.