domenica 30 maggio 2010

Prima che sia troppo tardi: sa domu de Corongiu, ad esempio




di Valentina Lisci

Caro Gianfranco
Ti scrivo a riguardo delle pessime condizioni in cui versa una delle più belle domus de janas dell'Isola, quella sita in località Corongiu a Pimentel. Il disegno posto all'ingresso si sta deteriorando perchè la pietra cade a pezzi. Ti invio una foto in cui potrai osservare meglio la condizione della Domus. Sarebbe una perdita di non quantificabile valore per il nostro splendido patrimonio archeologico. Potresti dare visibilità alla cosa nel tuo blog? In modo che la situazione inizi a smuoversi, almeno un poco.

Cara Valentina, la tua segnalazione va ad aggiungersi a quella fatta da Archeo News della domu de janas di Sa Pala Larga di Bonorva, fatta ricoprire dalla Soprintendenza dopo lo scavo per l'impossibilità di gestirla, e alla segnalazione dello scempio commesso molti anni fa a Sos furrighesos. Una interrogazione parlamentare al ministro Bondi costrinse la Soprintendenza ad uscire allo scoperto e a dare una risposta. A questo, come suggerisce Dedalonur, è da aggiungere il cattivo stato di conservazione della domu di Mandra Antine, per la cui protezione fu costruito un muraglione che ha, invece, l'effetto di accrescere umidità e pericoli. Articoli su blog, forum e siti purtroppo non hanno ottenuto lo scopo di fare breccia nella Torre d'avorio. Vorrà dire che chiunque possa, dovrà chiedere l'intervento del proprio parlamentare di riferimento? Forse sì. Ma è penoso ed è sintomo di arroccamento e di disprezzo dei cittadini. [zfp]

4 commenti:

Gigi Sanna ha detto...

Bene. 100,1000, 10000 Valentine! Poi si vedrà. Mille firme per la petizione in corso e poi si vedrà. La documentazione del neolitico ci è cara quanto quella del nuragico. Sono le pagine del libro della nostra storia ad essere in discussione.
Ora che siamo quasi a quota 700 caro Pierluigi Montalbano mi vuoi dire dove ( i nomi puoi farmeli anche in privato) si trovano gli 'archeologi ancora più incazzati di noi' che hanno firmato? I casi sono due: o tu dai solo aria ai denti (cosa a cui non credo minimamente) oppure qualche cosa deve essere successa (cosa invece a cui credo). Tu hai detto che ti saresti accontentato di 50 firme, io solo di 30. Non ne vediamo però neanche una (una dico). Non è così? E se così è, come lo spieghi? Rispondimi per favore, altrimenti riprenderò con il... 'democristiano'.

dedalonur ha detto...

@ Pintore..

all'elenco aggiungiamo purtroppo la domus de janas Mandra Antine con i suoi affreschi

http://img138.imageshack.us/img138/818/2010517114428mandraanti.jpg

una costruzione in calcestruzzo edificata per meglio conservarla purtroppo trattiene l'umidità determinando il formarsi di pozzanghere ed umidità al suo interno. il risultato pare essere la progressiva distruzione degli affreschi.

Pierluigi Montalbano ha detto...

Sapessi che lavoro abbiamo fatto negli ultimi due convegni. La petizione è stata letta e commentata dai partecipanti (e dagli archeologi) e anche oggi, ad Antas, abbiamo discusso del problema. Se le firme degli archeologi non ci sono, stai pure certo che hanno firmato almeno 30 frequentanti la rassegna, e altri firmeranno perché tutti hanno a cuore il problema. Gli archeologi consultati hanno riferito che l'Università ha difficoltà ad accedere ai reperti considerati non rilevanti, conservati (dopo accurata catalogazione) nei famosi archivi della soprintendenza o nei magazzini dei musei, e mi hanno assicurato che impiegano circa tre anni per catalogare ciò che scavano in un mese. Visto che non si possono usare due mezzi e due misure...ogni reperto è uguale all'altro (come metodologia di studio) e ciò significa che i reperti che noi segnaliamo nella petizione devono essere transitati nelle mani di qualcuno che li ha catalogati come ininfluenti ai fini dell'esposizione nei musei.
A questo punto non possono essere individuati facilmente, ma non ci sono ostacoli (almeno da parte loro) per appoggiare la nostra richiesta. Mi hanno anche assicurato che è in corso la costituzione di uno staff di disegnatori, studiosi, laureandi e altri competenti che lavorerà ai famosi "scatoloni" dei reperti conservati. Tieni conto che non possono esporsi più di tanto, e in questo non posso dargli torto.
Sul numero degli archeologi comunque mi sono sbagliato...sono circa una quarantina in tutta la Sardegna.

zuannefrantziscu ha detto...

Carissimo Pierluigi,
le tue informazioni sono preziose e, allo stesso tempo, disperanti: restituiscono uno stato dell'arte ancora più cupo di quanto potessi immaginare. Ma se le cose stanno così, nel campo degli archeologi sardi, sarebbe da parte loro urgente una presa di posizione pubblica. Come hai visto mala tempora currunt per la cultura nel suo complesso e si rischia che, nel silenzio e nella poca trasparenza degli affari archeologici, i tagli, sempre più pesanti, siano inevitabili.
So non li si vuole subire passivamente, bisogna che si diano segni di esistenza in vita. E' di ieri la notizia della scoperta di 19 asce nuragiche. Quanto tempo si vuol dare all'archeologa che le ha scoperte perché dica di che si tratta? Qualche mese o trentacinque anni (che Dio la conservi)? Come si può pretendere che lo Stato finanzi il segreto? Bisogna darsi una mossa. Tutti, ma soprattutto chi ha diretto interesse a salvare almeno i posti di lavoro.