martedì 11 maggio 2010

Fenomenologia del silenzio

Quale che sia la personale opinione di ciascuno di noi sulla scrittura in Sardegna fra il XIV e l'VIII secolo aC, credo che tutti si possa essere d'accordo su una considerazione. La sua presenza o la sua inesistenza sono dati fondamentali per un paio di cose: l'ingresso nella storia di chi abitò l'Isola in quei sei secoli; la necessità o l'inutilità di riscrivere, sotto questi due aspetti, il conosciuto. Se così è, nessuno degli interessati direttamente e degli appassionati colti, dovrebbe stare zitto, vuoi per sostenere la presenza di tale scrittura e le sue conseguenze, vuoi per sostenere l'inconsistenza dei documenti prodotti e, ancora, e i suoi risvolti.
Capita, invece, una cosa singolare e, direi, inedita in un campo della conoscenza molto mobile qual è la giovane disciplina dell'archeologia e la più attempata epigrafia. Piomba il silenzio come dovette capitare nelle notti dei nostri antenati “cavernicoli”, in attesa che le prime luci si portassero via paura del buio e terrore del non conosciuto. Si attende, forse, che il mostruoso apparato di documenti sparisca con la fine degli incubi notturni, che chi lo esibisce si stanchi di attendere la comparsa dell'alba e si allontani, con i suoi mostri, dai dintorni della caverna.
Su questo blog, si è svolto un acceso e spesso interessante dibattito con interventi di archeologi (pochi, per la verità), appassionati competenti, curiosi a volte prevenuti a volte no. Le passioni si sono accese, lo si ricorderà, particolarmente sulle Tavolette di Tzricotu, oggetti che – credo ne possa convenire Gigi Sanna – non sono di così ovvia accettabilità. Non ci fu affatto silenzio su questi reperti né su altri documenti – penso alla iscrizione del Nuraghe Aiga – su cui si sono accese discussioni non tanto sulla scritta in sé quanto sulla loro autenticità.

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PS - Leonardo Melis e Gigi Sanna pubblicamente, molti altri per via riservata, dicono che non si strapperebbero i capelli se si rinunciasse a pubblicare i pensieri di pornografi, trolls e altri perdigiorno. Ripeto a loro quel che ho scritto privatamente a lettori francamente disgustati all'idea di camminare metaforicamente nella cacca (metaforicamente, s'intende, è riferito al camminare): si può rinunciare a capire quali siano gli istinti e le frustrazioni di una parte dei nostri simili? Forse sì visto che questo è un blog e non il gabinetto di uno psichiatra. E poi, parafrasando il vecchio direttore di Le Monde, Colombani, di tali parole, al servizio di tanta profondità di pensiero, il genere umano può senza soffrire fare a meno. E sia. [zfp]

25 commenti:

francu pilloni ha detto...

Vedi GFP?
Questo primo commento è rassicurante per tutti; è indice di democrazia, di fratellanza, di eguaglianza perfetta.
Nanibgal si guarda in faccia e si descrive. Ora, essendo tutti figli dello stesso Dio (io ne dubito però, né più, né meno del Maggiore Polli de "L'Isola dei Cani"), chi gli impedisce di figurarsi il prossimo suo come se stesso?
Se il popolo di Dio è un corpo mistico, ognuno si sceglierà quale organo raffigurare, chi l'occhio, chi l'orecchio, chi il naso, chi la bocca.
Vuoi impedire a qualcuno di raffigurasi nel culo?
Porta pazienza che senza di lui non si può vivere.
Viva il duce!

zuannefrantziscu ha detto...

@ Francu
Il tuo commento è, come sempre, bellissimo. Anche se ho cancellato, perché puzzava oltre ogni sopportazione, l'oggetto. Se così si può dire

Grazia Pintore ha detto...

domanda antelucana:Perchè gli esperti archeologi sardi non accettano che i nuragici avessero una loro scrittura? E' da quando ero piccola che sentivo dire che i nuragici non avevano lasciato scritti,poi scopro che non è così ma....

Gigi Sanna ha detto...

Cara Aba il documento è stato interpretato dall'Albright (W.F.Albright, The Proto-Sinaitic Inscriptions an their Decipherment (Harvard Theological Studies, XXII), Cambridge (Mass.) 1966.
Ti riporto la traslitterazione: linea verticale: 'nt shpn dkm l'bb mn 8. Linea orizzontale:shm' 'mr' rb '[prm].Quindi la traduzione: " Thou, O Shaphan, collect from 'Ababa eight minas (OF TURQUOISE)Shimea, groom of the chief of car[avaneers]".
Quindi le otto tacche sono considerate numeri riferiti alle 'minas' di turchese. Allora, il serpente con l'aggiunta del 4 (il primo quattro) può essere (a parte la scrittura 'normale'), 'forza del serpente'? Che sia il prodotto della 'miniera' la forza del... 'serpente'?
Comunque l'iscrizione di Serabit el Khadem per i documenti sardi è di fondamentale importanza comparativa. Osserva ad es., nella linea verticale, dopo il 'dalet' lo 'shin' (così lo interpreta anche l'Albright!)a tridente che si trova come prima lettera nel concio di Bosa.Ed ancora l'agglutinamento dell''aleph' con il 'lamed' così come nella pietra del Nuraghe Losa di Abbasanta (cosa che avevi già rilevato).

Gigi Sanna ha detto...

Lo legge 'shin'. Hai notato, a proposito di questo segno, il betilo centrale 'cornuto' di Perdu Pes? Per me è l'abbreviazione e l'acrofonia di Shamash/Shin. Come la lettera 'cornuta'(e anche reiterata) dell'iscrizione di Perdu Pes.

Gigi Sanna ha detto...

Ciò mette in corsa il gublitico come sistema consonantico...Mi preme però dire una cosa: per me il sistema cosiddetto protosinaitico e poi protocananaico ha la maggiore varietà di segni proprio in Sardegna. Ci sono dei segni nei documenti sardi che possono essere attestati solo per via indiretta in quelli yemeniti.

Pierluigi Montalbano ha detto...

Il mio silenzio è dovuto alla mancanza di volontà (da parte mia) di approfondire un argomento che mi crea nausea (probabilmente perché non lo trovo intrigante) che crea un dibattito al limite degli insulti (e non mi piace partecipare) e che necessità di troppo tempo per essere processato come meriterebbe. Continuerò a rimanere alla finestra.

Gigi Sanna ha detto...

Sarà bene, a questo punto, che ci si senta per posta privata. Hai ragione tu. ARBA è il numero 4 ed è nome proprio nel V.T.. Ma tieni soprattutto presente il fatto che Arba è cognome abbastanza frequente in Sardegna. Quindi sia SCEMA della scodella che ARBA di questo documento (quattro, quadrato, forza tetragona?) risultano essere due cognomi sardi. Che lo scriba volesse rendere (alla 'nuragica') IIII + IIII + ARBA: il 12? Come In Pozzomaggiore?

Gigi Sanna ha detto...

O Pierluigi, che dici?

...'che crea un dibattito al limite degli insulti..'

e i tuoi articoli? Sono esenti da insulti? Ohi, ohi! Ma che dici?

'necessità di troppo tempo per essere processato come meriterebbe..'

'processato'? Ma che dici? Sei sicuro d'essere sobrio o qualcuna ti ha fregato temporaneamente il nome?

'alla finestra'?!? Perchè copi dal tuo mortale avversario? Ma che dici? Guarda di non caderci, dalla finestra. non sporgerti troppo!

Pierluigi Montalbano ha detto...

Caro Gigi,
processato è un termine che si usa nell'ambiente bibliotecario. Si intende analizzato nei minimi dettagli.
Per il resto...questo argomento mi annoia terribilmente, non lo reggo.

Gigi Sanna ha detto...

E allora mettici le 'virgolette' altrimenti qualcuno potrà pensare davvero a un 'processo' e ad un imputato. Si fa così, no?

zuannefrantziscu ha detto...

Caro Pierluigi, permettimi di non capirti. Tu hai naturalmente tutto il diritto di annoiarti e di non reggere la questione della scrittura nuragica. Dubito che uno studioso come te abbia il diritto di esternarlo. Pensa che cosa succederebbe se, pur avendo il diritto di pensarlo, il nostro comune amico Giovanni Ugas dicesse pubblicamente che lo annoia e non regge, che so?, la questione protovillanoviana. Pensi sarebbe considerato uno studioso affidabile?
Capisco (ma con enorme difficoltà) che a uno che scrive di civiltà nuragica si disinteressi della sua - vera o presunta, qui non importa - scrittura. Ma che ritenga la questione noiosa, francamente non me lo sarei aspettato.

Gigi Sanna ha detto...

Cara Aba, il fatto è che non si può essere epigrafisti e linguisti nello stesso tempo. Tu puoi solo intuire quanti e grandi apporti abbia avuto il saggio dello Hamilton con tutta la corazzata della sua università ( e non solo)!. E poi, una lingua così complessa, allusiva e misteriosa come il semitico, senza vocali...
Mah! Qualcuno a cui rivolgermi per fortuna ce l'ho, come sai.

francu pilloni ha detto...

Io leggo, guardo, confronto, cerco di capire. Non mi annoio mai.
Certo, non sono così addentro per intervenire nel merito la più gran parte delle volte.
Secondo me, caro Montalbano, la tua è una sorta di allergia, hai troppi anticorpi contro la scrittura nuragica perché non reagisca con fastidio, che può parere noia, brutta voglia, prurito agli occhi, tossettina, ...
Non sono un medico e non saprei cosa consigliarti, ma a un antidepressivo ci hai pensato?

Per Stella del mattino e della sera...
che è una Stella solitaria, che frequanta gli angoli bassi dell'orizzonte così che, anche chi patisce di artrosi cervicale, può ammirarti senza alzare troppo la testa e, dunque, senza sforzo o sofferenza.
Sembra una poesia d'amore, ma è solo un consiglio gratuito.
C'è qualcosa che diverte più del fatto che una persona prenda sul serio una cosa che tu hai detto per scherzo?
E' una cosa che fa bene alla salute.
Allora, cara Stella, campa cent'anni e cento ancora, vivendo una vita a tre, quattro, cinque dimensioni, ridendo di chi il mondo lo vede piatto, perché se lo figura così com'è egli stesso.
Grazie di cuore.

Pierluigi Montalbano ha detto...

Dici bene Franco, è proprio un'allergia, un sentirsi fuori posto. E' come se leggessi un giornale cinese cercando di interpretare cosa c'è scritto. Non me la sento, almeno per il momento. Ho trascorso tre giorni davanti ai post e capisco meno di prima, quindi...basta. Non mi annoia il modo di scrivere di Gigi o Aba o gli altri...è proprio l'interpretazione dei segni che non mi acchiappa. Mi dispiace per due motivi: vorrei sentire qualche emozione ma non arriva e vorrei partecipare ma direi stupidaggini e preferisco evitare.

Stella ha detto...

Stella ha capito Francu, anche quello che le hai detto tra le righe. Stella che è tornata ad udire le risate degli angeli. Stella che ha visitato anche il mondo più basso, quel mondo che non fa per lei ma pensaci Francu "se non sono gigli, son pur sempre figli, vittime di questo mondo"

La Legge ha detto...

Agli epigrafisti sardi e d'oltre mare:
«Art. 421-bis. - (Abuso della credulità popolare). – Chiunque, con qualsiasi impostura, cerca di abusare della credulità popolare è punito, se dal fatto può derivare un turbamento dell’ordine pubblico, con la reclusione da sei mesi a due anni.

La pena non può essere inferiore ad un anno se il fatto è commesso con l’utilizzazione del mezzo televisivo.
La pena è della reclusione da due a quattro anni se l’abuso della credulità attiene al sentimento religioso del popolo ed è commesso con fine di lucro».
Nel caso delle presunte scritte di Aiga e dei calchi su calchi di tzircottu, ci sono tutti gli estremi per procedere d'ufficio.
Occhio "scienziati", basta una denuncia anonima!

zuannefrantziscu ha detto...

@ la legge

CHE BELLO. Se sarà lei a denunciarli, anche anonimamente, le offro un caffé.
Già che c'è, aggiunga alla denuncia anche questa fattispecie di reato:
"Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di danaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, è punito con la reclusione da tre a dieci anni.
Si applica la pena della reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l'uso momentaneo, è stata immediatamente restituita".

Mauro peppino ha detto...

caro Gigi sono avversario di nessuno , e in particolare nè di Montalbano nè di Melis coi quali ho avuto scontri anche feroci. Combatto le loro tesi (quelle di Montalbano troppo semplicistiche, quelle di Melis fantascientifiche) ma non ho nulla contro la loro persona.

Gigi Sanna ha detto...

Lascia perdere la tua 'ferocia'. Fai ora l'agnello e vedi di mandarmi, per favore, la scritta dello spillone nuragico trattato da Bernardini. Mica me ne dimentico di una cosa così importante.
Dimenticavo di dirti: e chi se ne frega della civiltà del ferro del sito dove è stato trovato lo spillone! A me interessa sapere o meno se i caratteri sono 'fenici' o non. E se anche lo fossero, di tale tipologia(vedremo quale precisa), la Stele di Nora insegna che potrebbero essere 'nuragici' (scritti da nuragici) e non 'fenici'. Nuragici ad es. del X secolo a.C.. L'iscrizione 'fenicia' di Ahiram è (forse)ormai vecchia di tre secoli prima. Bastava qualche viaggetto Tarsos -Tiro/Biblo/Sidone e poi ritorno e la nuova 'moda' dei segni già circolava in Sardegna. Tanto più che quelli che regolarmente adoperavano quelli più arcaici usavano da secoli e secoli una lingua semitica.

Pierluigi Montalbano ha detto...

Mi era sfuggito quel riferimento di Gigi.
In effetti con Zedda gli scontri si limitano a qualche schermaglia su un paio di avvenimenti in una certa data (Shardana nel XVI o nel XIII?), sulla funzione dei nuraghe (luoghi di culto o palazzi multifunzione) e sull'orientamento degli edifici (per me molti sono orientati secondo la luce e con gli ingressi opposti al maestrale per motivi non strettamente legati al culto). Per il resto ritengo che Zedda sia un valido studioso. Non mi piace quando parte per la tangente con le affermazioni sul piano personale...ma è un suo modo per "stanare" chi dice cose che non seguono la sua struttura di pensiero e provocare una reazione, non mi pare lo faccia con cattiveria.

Mauro peppino ha detto...

Caro Pierluigi, riguardo ai miei studi archeoastronomici, ritengo (assai presuntusuomente) che abbiano dimostrato in modo inequivocabile che i nurgahi siano stati costruiti e dislocati secondo precise coordinate astronomiche, chiunque non prenda atto di questo dato (riconosciuto dai maggiori esperti di archeoastronomia del mondo) merita di essere considerato come un ottuso che non riesce a guardare oltre la punta del proprio naso!

x Gigi, ti manderò lo scritto di Bernardini quanto prima

Pierluigi Montalbano ha detto...

Non ti contraddico Peppino, ma anche il sole e il maestrale sono orientati, pertanto ritengo che se anche 3000/4000 nuraghe furono ideati decidendo un orientamento ben preciso, almeno altrettanti possiedono caratteristiche spaziali (di progettazione) che poco hanno a che fare con il culto.
Se oggi dovessi costruire una casa, o una Chiesa, o una scuola, o una stalla, starei bene attento al posizionamento della porta e delle finestre (per la luce), a prescindere da allineamenti planetari. Credo che i nostri antenati quando decidevano di innalzare una torre nuragica consideravano molti fenomeni, da quelli astrali a quelli pratici, da quelli religiosi a quelli civili, e cercavano di soddisfarne il più possibile secondo, ovviamente, una scala di priorità. Visto che la luce del sole ha una funzione pratica, oltre che cultuale, mi sembra doveroso proporre anche questa. Il difficile è stabilire con precisione quale fosse la scala di priorità, ne convieni?

Mauro peppino ha detto...

Tra il dire orientato col punto solstiziale e dire orientato col Sole esiste una differenza pari a quella esistente tra l'oceano Pacifico e una semplice gocciolina d'acqua. Tra il dire maestrale e il punto di levata delle stelle del Centauro idem.
Se gli archeologi non capiscono che parlare di punti solstiziali è cosa ben diversa dal parlare dell'insieme dell'arco di orizzonte che attraversa il sole, l'archeologia accademica sarda che finora ha accumulato "appena appena" 18 anni di ritardi, non ho dubbi che entrerù nei guinness dei primati come la scuola archeologica più arretrata del Pianeta.

shardanaleo ha detto...

"SHEMA ISRAEL, ADONAI ELOHENU, ADONAI ECHOD!"
"Sorgi Israele! Aton è il tuo Dio, l'Unico Dio!"...
Era anche l'invocazione dei Phalasha del lago TANa, riconosciuti quali discendenti della Tribu di... DAN!
Leo