mercoledì 19 maggio 2010

Uno spettro si aggira sull'Italia: il separatismo

L'uno, Casini, sta per costituire il “Partito della Nazione”, l'altro, Francescani vorrebbe trasformare il suo nel “Partito dell'unità nazionale”. Il presidente della Camera, Fini, è in fibrillazione per l'unità nazionale, mentre quello della Repubblica ammonisce sul rischio di un “salto nel buio” rappresentato dalla tentazione di tornare agli stati pre-unitari. Tutto intorno opinion maker, di solito acuti, che si lasciano andare a considerazioni di cui un giorno si vergogneranno come ladri, dicendo che i piccoli stati non hanno senso di fronte alle sfide della globalizzazione. Pensava alla Lombardia che pure, con i suoi quasi 10 milioni di abitanti è 24 volte più grande della dignitosissima Malta, una volta e mezza l'Olanda e ben più popolata di Israele. Nel nostro piccolo, la Sardegna è nella classe di paesi come l'Estonia, Lettonia, Slovenia, Macedonia, per non parlare dei più piccoli Cipro, Malta, Lussemburgo. Insomma, una cavolata.
Il fatto è che noi, gente comune, non ce ne stiamo accorgendo, ma lassù, nei palazzi che contano, c'è un senso di sgomento circa la provvisorietà dello status quo. Nella mia vita non avevo mai avvertito tanta preoccupazione nelle parole di un capo dello Stato come sentendo Giorgio Napolitano. “Chi si prova a immaginare o prospettare una nuova frammentazione dello Stato nazionale, attraverso secessioni o separazioni comunque concepite, coltiva un autentico salto nel buio. Nel buio, intendo dire, di un mondo globalizzato, che richiede coesione degli Stati nazionali europei entro un'Unione più fortemente integrata e non macroregioni allo sbando” ha detto l'11 maggio a Marsala.

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4 commenti:

Davide Casu Artista ha detto...

A mio parere dubito fortemente che si tratti di amore per l'unità, di preoccupazione fronte al separatismo... è ben più evidente che la situazione, nell'italietta di merda che abitiamo, sia quella per cui si ha paura di una perdita di potere e campo da parte delle varie cricche di partitolandia che, proprio nel separatismo vedono un movimento di epurazione dalla patologica partitocrazia unitaria...

p.atzori ha detto...

La rinuncia all'antica autonomia(1847) fu il salto nel buio.

francu pilloni ha detto...

Se ti ripetessi ancora una volta, caro GFP, che condivido il senso delle tue parole, potresti pensare che ti sto prendendo in giro. Dunque non lo faccio, ma mi permetterai di rimarcare che il presidente Napolitano "va a Marsala" e non è poco. Certo non ha il grado (di autorevolezza) di chi andava più spesso a Scotch (chissà se si scrive così?), ma si vede che l'austerity non fa sconti a nessuno.
Io che non so andare oltre le parole, mi sono chiesto di giorno e di notte se il pericolo sta nel "salto" o nel "buio". Il "buio" inoltre dove sta? Forse "oltre la siepe"? Sta in basso, molto in basso, dove non arriva la luce e neppure la bolletta, oppure è solamente nascosto, velato, inesplorato perfino?
Ora mi rimprovererai perché sono diventato una macchina per far domande sciocche. Eppure io non demordo.
Non demordo quando leggo, tra virgolette, quel "coltiva", riferito proprio a "un autentico salto nel buio".
Dal tono della voce, perché l'ho sentito al tiggi, non mi è parso per nulla rassicurante, altrimenti avrei pensato ad una "coltivazione" biologica e non transgenica.
Ma chi ha riferimenti circa i parametri di questa coltivazione?
Poca acqua o sufficiente, due o tre volte a settimana? E la concimazione?
I prodotti poi, si useranno in farmacopea, come il veleno di certi rettili?
Inutile chiedere spiegazioni all'interessato, perché il Presidente, carta costituzionale alla mano, è "irresponsabile" nei suoi atti e tanto più nei suoi discorsi, se non entra in gioco l'Alto Gradimento.
Inoltre, molti siamo già con la mente alla sagra dell'amarena che, non ostante il nome, è dolce anch'essa, come l'amarezza per uno che non si vuole bene.
Volevo dire un'altra parola, ma è tardi.

maimone ha detto...

"La rinuncia all'antica autonomia(1847) fu il salto nel buio."

Assolutamente d'accordo. Magari si potesse tornare indietro.