giovedì 22 aprile 2010

Tutto è mito, niente è storia

Immagino che gli organizzatori della Mostra del libro di Macomer sappiano bene che cosa è un mito e che fra le tante definizioni possibili non abbiano in mente quella che lo individua come creazione ideale, distinta dal pensiero logico o scientifico, una leggenda, insomma. Fatto sta che il titolo collettivo della manifestazione (comincia oggi e finisce domenica) è: “Sardegna nel mito”. Una parola che ricorre ogni giorno. Del “mito sardo nel mondo antico” parlerà oggi Paolo Bartoloni, notissimo studioso dei Fenici e coautore del progetto del “Golfo dei Fenici”. Domani Sergio Frau dovrà rispondere alla domanda “Sardegna, isola mito?”, quindi toccherà all'ex europarlamentare del Pci Andrea Raggio, al deputato del Pd Paolo Fadda e all'ingegnere Massimo Rassu parlare di “L’Isola tra storia e mito”. Infine, per non farci mancare nulla, di “I miti agli albori della cultura e della scienza: una rilettura della mitologia classica” parlerà il professor Gian Nicola Cabizza.
Ad una prima lettura e, confesso, con una dose di motivata diffidenza, sembra che gli organizzatori (la Regione, il Comune di Macomer, la Provincia di Nuoro) abbiano già fatto la loro scelta: la storia sarda comincia ad un certo momento (con l'arrivo di Fenici, per caso?) tutto il resto è mito, leggenda, creazione ideale. Come quella, per dire, che Platone si inventò con la sua Atlantide e che l'amico Sergio Frau in “una chilata di libro” - così dice lui – dimostra non essere un mito. Alla maliziosa domanda se la Sardegna sia un'isola mito, non ho dubbi che risponderà di no. Il problema, in definitiva, non sta nelle risposte che daranno gli studiosi invitati a parlare; sta nell'approccio che gli organizzatori della Mostra del libro hanno avuto alla questione del rapporto tra la storia e la protostoria in Sardegna.
Loro sembrano non saperlo, ma la discussione in atto in Sardegna è di altro tipo: riguarda il passaggio dalla preistoria alla storia, prima che sull'isola sbarcassero i Fenici. Riguarda, insomma, la comparsa della scrittura. Io non so se gli editori dei libri di Gigi Sanna (che fanno parte dell'Associazione editori sardi, che alla mostra collaborano) abbiano deciso di non proporli come oggetto di discussione o se – mi pare probabile, però – gli organizzatori abbiano fatto spallucce. Fatto sta che una mostra del libro che ignori un fenomeno editoriale di tanta portata, proprio quando si decide di mettere a confronto mito e storia, se non prevenuta ostilità è iniziativa miope e autolesionista. Come spesso sono le operazioni ideologiche.

PS – A chi avesse piacere di parlare di letteratura in Sardegna, segnalo il dibattito che ci sarà sabato alle quattro del pomeriggio nel Padiglione Filigosa delle ex Caserme Mura. A discutere di “Narrativa tra due lingue” ci saremo Ottavio Olita, Filippo Sechi, Ignazio Siddi e io. Ci coordinerà Gianni Muroni. Ve lo segnalo qui perché i quotidiani sardi, che hanno pubblicato tutto il programma degli incontri, uno lo hanno dimenticato: quello sulla “letteratura fra due lingue”. Hanno subodorato la trappola: in quel “fra due lingue”, vuoi vedere che si accennava anche alla lingua sarda? Al sentir parlare della quale, come è noto, mettono mano alla pistola. Che ci volete fare? Sono divisi su tutto, i due quotidiani: ma quando si tratta di “Una patria, un popolo, una lingua” mettono da parte i contrasti e marciano come un sol uomo.

5 commenti:

Zazen di Rostock ha detto...

Il sistema mediatico sardo, diviso sulle scelte politiche, in una cosa è unito: andare sul sicuro con i fenici e non sull'insicuro con la promozione delle vostre istanze. Nessuno commette suicidio a cuor leggero.

francu pilloni ha detto...

O ZFP,
sei ossessionato dai retro-pensieri sui due nostri quotidiani?
Molte cose accadono per caso, credi a me, la maggior parte degli eventi.
Certo, da buon cristiano, sono portato se non costretto a credere che le "cose del mondo" non dal caso, ma dalla mano della Provvidenza sono dirette, guidate fino allo scopo, persino.
E che le "vie del Signore" siano innumerevoli e sotterranee è risaputo: certo, nulla vieta o esclude che passino sopra e non sotto i tavoli delle redazioni.
In teoria, e ripeto "in teoria", si tratterebbe di un labilissimo indizio. Ma, dico io insieme ai direttori dei quotidiani che si volessero aggiungere alla mia voce per fare un coro, mille piccoli indizi, anche se coerenti, anche se ripetuti, ribattuti nel tempo come il rintocco di un'unica campana, riescono a costituirsi in una povera minuscola meschina prova?
Andreotti molto cristianamente direbbe che...

Gigi Sanna ha detto...

Caro Gianfranco, ti ringrazio della tua sensibilità e per lo sforzo che fai per ribadire, giorno dopo giorno si può dire, nel tuo Blog, l'importanza del tema 'scrittura' per la storia della Sardegna. Non so se a Macomer gli organizzatori della mostra abbiano fatto 'spallucce': se così fosse nessuno scandalo. Il motivo, sia pur sinteticamente, lo ha in parte spiegato Zazen di Rostock. Qualche anno fa fui invitato a parlare per la mostra di Macomer di letteratura e di libri sulla letteratura (in lingua sarda)in Sardegna. C'erano due gatti (nanche quattro). A parte però lo scarso interesse, nella circostanza specifica, per l'argomento, devo dire che i miei libri sulla letteratura e soprattutto quello sulla predica in lingua sarda hanno avuto ed hanno le porte spalancate (citazioni sulle Storie della Letteratura della Sardegna, sulle riviste, recensioni sui giornali, ecc.). Di quando in quando vengo anche invitato in Congressi scientifici di caratura internazionale e negli Atti dei Congressi si riportano i miei saggi. Pollice in su dunque. Per quanto riguarda un tema altrettanto, se non più importante, come quello della 'scoperta' della scrittura il pollice, almeno in certi ambienti archeologici e non, è sempre e ancora verso il basso. E' un argomento 'tabù' oppure un 'mito' ( addirittura pericolosamente razzistico e fascista) da combattere e sfatare in tutti i modi, con le buone o con le brutte. Ricorrendo soprattutto alla delegittimazione e all'oscuramento delle prove. Un tempo sarebbe stato facile, o relativamente facile, metterci a tacere (sarebbe bastato l'articolo 'autorevole' anche se scellerato del Serra in Africa Romana) e farci passare da soggetto 'fantasioso' e da creatore di 'miti' per i gonzi. Oggi le cose non satnno così: internet ed il Blog di un ottimo giornalista consentono ogni giorno a migliaia di persone di leggere e di farsi un'idea della materia del contendere. Di capire soprattutto chi (per restare nella metafora di Aba) se la fa sotto ed è fermo da decenni se non da secoli nel porto in perenne bonaccia e chi, in nome della scienza e della conoscenza, sfida non solo un mare che mai è tranquillo ma anche (cosa ancora più pericolosa e mortale), se mai ci sarà un ritorno in porto, i pettegolezzi, le maldicenze e le insinuazioni dei pavidi, degli indolenti, degli invidiosi e dei meschini. Per quanto mi riguarda vedo in mare sempre meno scogli e sempre meno pericoli. Anzi acque calme e profonde, come cercherò di dimostrare nell'articolo che ti manderò domani. In terra ne vedo di più, molti di più.

Grazia Pintore ha detto...

"Per quanto mi riguarda vedo in mare sempre meno scogli e sempre meno pericoli. Anzi acque calme e profonde, come cercherò di dimostrare nell'articolo che ti manderò domani. In terra ne vedo di più, molti di più."Ho ricopiato queste parole dal signor Sanna perchè mi sono piaciute tanto.L'articolo di GP mi sconforta, mi resta infatti tanto difficile capire l'ostilità che hanno certi sardi nei confroni delle vostre teorie,non sarebbe più bello ed intressante confrontarsi, in maniera civile,sulle varie teorie invece che denigrarle a priori?Ho letto diversi articoli,tempo fa,di Sergio Frau e mi hanno affascinato.La chiusura mentale e la diffidenza non sono sinonimo di vera cultura.

Zazen di Rostock ha detto...

Aba, io la penso esattamente come te, la mia era una provocazione che il padrone di casa immagino abbia colto.