lunedì 26 aprile 2010

Che cosa dice la politica cantonale nuragica alla politica di oggi?

di Carlo Carta
 
Entro in punta di piedi in questo interessante dibattito (e me ne uscirò subito appena sentirò le prime urla) perché sento il dovere di dire qualcosa su questa “politica cantonale nuragica”. Ne parlai a Santa Cristina di Paulilatino durante un dibattito dell’allora embrionale e litigioso Partito Democratico della Sardegna. Ricordo che feci un intervento proprio in questo blog, stimolando un bellissimo dibattito con te Gianfranco ed il compianto (mai abbastanza) nostro comune amico Eliseo Spiga. Oggi mi fa piacere che alcuni studiosi se ne occupino, ma mi fa piacere ancor più che nel PD (oltre sempre a litigare) ci sia qualcuno che comincia a parlare di nuovo Statuto Regionale, di legge Statutaria e soprattutto di Indipendenza. Ne parla ovviamente Renato Soru, che come sempre con coraggio ha fatto da apripista, ne posso liberamente parlare io. Mi rendo conto che non è cosa semplice, soprattutto quando hai a che fare con un Partito nazionale, italiano. Tuttavia ne parliamo, attraverso dibattiti tra la gente, organizzando eventi culturali a dimensione locale.
Da sempre mi attanaglia questo dubbio su che tipo di struttura avrebbe potuto avere la società nuragica, in una sua ipotetica evoluzione moderna, se non fosse mai stata sottoposta agli influssi culturali dei vari invasori che sino a qui si son succeduti. Una cultura, quella Nuragica, nettamente antiurbana. Diretta conseguenza di ciò che rimaneva della cultura ereditata dai loro predecessori “i Sardi Coppelliti”. Un villaggio nuragico poteva certamente aspirare a divenire città, ma necessitava ovviamente di un intervento esterno e politico. Un monarca o una o più divinità. Con la buonanima di Eliseo si parlava e si scriveva parecchio di Confederazione Comunitaria e di come organizzare l’Isolamento delle comunità nuragiche e pre-nuragiche, facendone un punto di forza e non di debolezza delle stesse.

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11 commenti:

dedalonur ha detto...

Caro Carlo Carta, Lei dice:

" Insomma una Comunità Armata, che faceva palesemente conflitto con l’immagine pacifica e pacifista, tale era quella Nuragica. Se per mille e più anni, non conobbero guerre (non ne fecero e non ne subirono) una ragione ci doveva pur essere"

questioni archeologiche a parte, credo che il suo intervento sia molto utile per contare quanti operano per la resurrezione delle teorie del bon sauvage, declinato al Nuragico.

Se si riesce nell'impresa otteniamo un altro primato mondiale perchè dovunque tali teorie sono ormai ritenute un mito, nel senso moderno del termine, cioè una frottola.

E' ormai noto come la Sardegna sia terra di miti sicchè non ci si può far mancare nulla.
Senza dover ricorrere al Mago Othelma per prevedere il futuro sapevo che dalla perenne guerra tribale intercantonale, si sarebbe passati all'idillio bucolico, in cui i puri di cuore nuragici sarebbero stati volti alla guerra, decadenza, egoismo, sete di dominio, dai forestieri di turno (shardana fenici & co).

Però il concetto di "forza tranquilla" non potevo prevederlo.

come può capire sono in disaccordo, non urlo anche perchè mi farebbe piacere che al Suo sondaggio sul Buon Selvaggio partecipino più persone possibile, altrimenti che sondaggio è?

Mauro peppino ha detto...

Caro Carlo, in primis , prima di entrare nel merito, un caro saluto (sono anni che non ci vediamo)!
Comprendo bene che la politica tante volte (se non sempre)ha bisogno di modelli.
Ma non sono d'accordo sul fatto che dovremo prendere il mondo nuragico a modello!
Mi pare più consono cercare di calare (con la massima cura e delicatezza) nella società sarda attuale teoremi cari al secolo dei lumi!
Ma su questo ambito politico non voglio entrare, mi interessa capire come fosse strutturata la società nuragica, la immagino egualitaria, ma piuttosto che sulle idee di Eliseo , le mie tesi si rifanno alle teorie dell'archeologo Ercole Contu (che pre primo ha criticato le proposte di Lilliu su una sardegna nuragica strutturata in modo elitario (con questo intendendo elites ereditarie)

GESICO ha detto...

Saludi e trigu a tottus
Intervengo per rispondere agli amici Dedalo e Mauro (un caro saluto anche a te!)! Vi devo sicuramente delle risposte. Spero tuttavia di esser riuscito a far passare degli argomenti politici, validi ( e non teorici) come l’Indipendenza o se volete la non-dipendenza (o ancora l’interdipendenza!)! Per me, ma credo per tanti, innamorati di questa magnifica idea che viene dalla storia ed approda alla Politica, l’indipendenza di un Popolo è una delle ragioni per cui vale la pena vivere. Vale la pena veicolarla tra la gente e forse i tempi siano maturi. Una forza tranquilla appunto! Per quanto mi riguarda, penso sia giunto il momento di rivedere lo Statuto Sardo, ed abbattere quest’ultimo tabù. Per questo non ho mai smesso di studiare, di ipotizzare, di confrontare modelli, che in un certo qual modo riguardassero la Società Nuragica. Le idee di Eliseo Spiga, un po’ sono anche le mie, ma sono veramente convinto che ci appartengono un pochino a tutti! Certo non basta un intervento per spiegare, qualcosa di estremamente semplice (forse anche per questo così complessa!) ci vorrebbe più tempo e più spazio. Una civiltà come quella Nuragica (ma se volete la chiamo semplicemente Sarda) che sopravive a se stessa per 1000-1500 anni, doveva pur avere una Politica (economica, sociale, militare, estera, ecc) originaria ed originale. Di questa grande Civiltà è vero ci sono rimasti i Miti, uno Olimpo pieno di Deità Sarde, un Dio unico Nuragico. Ci sono rimasti i reperti archeologici, tanti scavi aperti e soprattutto una moltitudine di Torri ancora tutte da studiare. Anni fa scrissi su questi Nuragici, ne allevatori ne agricoltori, che non conoscevano il profitto, che vivevano in nuclei di abitativi composti da non più di 20-30 famiglie, raccolte intorno ai Nuraghe. E questo per un motivo ben preciso legato alla sopravivenza del clan (cacciatori e raccoglitori) e soprattutto al fatto che un territori, meno popoloso e minori sono i rischi di epidemie infettive. Poi arrivò l’Agricoltura, nascono così le aggregazioni di Villaggi, poi le Città, poi le Nazioni. Come tutte le Società, anche quella Nuragica pagò a caro prezzo l’avvento dell’Agricoltura: arrivarono le epidemie, la stratificazione sociale, le carestie ed infine le guerre. Fine del mito “Sardegna Felice”? Anch’esso è u mito gentile Dedalo?
I falsi miti da noi abbondano e se vuoi te ne cito alcuni: 1) I Sardi sono ospitali, 2) La Barbagia non è mai stata conquistata dai romani, 3) Quella dei Romani era una invasione edulcorata, 4) I Sardi hanno paura del mare, 5) La balentia, e potrei continuare all’infinito. Tuttavia mi interessa sapere come eravamo e per far questo mi sono rivolto ad un mio amico giornalista, Michael Finkel, che tralaltro scrive sulla rivista National Geographic. Michael ha fatto un reportage sugli Hadza, un popolo che in Tanzania vive come si viveva 10000 anni fa. Non coltivano la terra, non allevano animali, non seguono né leggi, non hanno un capo, né calendari. Sanno cose che noi abbiamo ormai dimenticato! Studiateli e poi riparleremo insieme di Democrazia Comunitaria e di Democrazia Totale. Parleremo di Nuraghi, massima espressione simbolica ed individuale, di Indipendenza e Libertà.
Poi hai ragione tu Mauro, quella Nuragica fu una vera e propria Società egualitaria? Sembrerebbe di si, poiché una Società senza giustizia collassa in poco tempo su se stessa. D’altronde tutti noi sappiamo quanto sia importante il senso di giustizia per noi Sardi! “Mellus terra kenn’e pani, ka terra kenn’e justitzia” dicevano i nostri nonni. Loro che il vino che producevano non lo vendevano. Lo donavano secondo antica tradizione, perché così facevano i loro padri ed i padri dei loro padri…liberi ed indipendenti loro!
A si biri mellus

Carlo Carta

Mauro peppino ha detto...

Sino al pochi anni fa, immaginavo che la società nuragica fosse retta da una elite teocratica, (mi pare che Dedadonur sia ancora su quella lunghezza d'onda), poi quando ho approfondito i dettami (della scuola anglosassone) sull'archeologia sociale ho "arguito" come l'insieme della cultura materiale nuragica, sia più verosimile interpretarla come frutto di una società egualitaria, conclusioni a cui era arrivato anche l'archeologo Contu e, per altre vie, anche lo scrittore Eliseo
Spiga.
Vi è però da aggiungere che l'ipotesi che la sardegna nuragico fosse egualitaria non bisogna considerarla come un dato di fatto ma solo come una teoria che allo stato attuale delle ricerche è più verosimile della proposta elitaria.
Ecco dunque che il mondo nuragico non può essere preso a modello , perchè rappresenta un modello che nuovi studi possono confurare.
Nella politica attuale bisogna capire quali siano i contenuti della società sarda attuale e cercare di applicare norme e dettami che la rendano migliore, ma senza dimenticare che il futuro dei sardi è intimamente legato alle scelte che sapranno fare a Bruxell! Una prima cosa sarebbe quella di lottare all'ultimo sangue per avere anche Sardi nel parlamento di Strasburgo, sinceramente mi fa incazzare da morire che non ci siano nostri rappresentanti.
Cosa che mette in luce quanto sia deleritta la nostra rappresentaza dentro i partiti italianisti!

Mauro peppino ha detto...

Oggi a Isili, di mattina per le scuole e di pomeriggio (ore 18.00)per tutti vi è un'incontro dibattito tra Francesco Cesare Casula e Franciscu Sedda...

Zazen di Rostock ha detto...

@ Mauro Peppino: nooooo, ti prego, dimmi che verrà registrato e messo su internet... lo voglio vedere! :(

dedalonur ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
dedalonur ha detto...

Caro gesico,

quando si riflette sul modello di società d'attribuire ai Nuragici, bisogna davvero andarci coi piedi di piombo.

In che senso dovrei ritenere la sardegna isola felice o infelice? è un isola e qui come altrove si sono verificate tutte le vicissitudini che riguardano l'umano destino.

La tua distinzione tra le varie epoche "sarde" sembra ispirato al mito dell'età esiodee (oro, argento, bronzo ferro), con una progressione dal buon selvaggio, al corrotto civilizzato.

Puoi esser anche d'accordo con MMauro sull'esistenza di una "civiltà" egualitaria, comunitaria, priva di tecnologia, che spontaneamente decide di costruire i nuraghi, ma mi chiedo se tu ti sia posto interrogativi anche nella direzione opposta, giacchè molte tue affermazioni io le vedo condizionate da un ideologia un po pacifista e un po new age.

Io sono un appassionato di storia militare, e ahimè sono per l'homo homini lupus, e quando qualcuno mi parla d'uguaglianza e fratellanza, invitandomi a riflettere, non posso far a meno di aguardare alla storia ed allora mi vengono in mente solo gli homoioi (uguali) Spartiati, che pur possedendo ingenti ricchezze praticavano una vita del tutto "povera" (Tucidide) e un uso collettivo dei beni.

d'altronde noi conosciamo la civiltà dei costruttori di nuraghi sopratutto dalle loro tombe, e capita spesso che le aristocrazie, per la c.d. politica della morte, non portino con se alcun corredo.

Mauro questo non te lo dice nel suo libro, perchè deve giustamente confutare l'idea dei nuraghi fortezza, e siccome in archeologia gli argomenti ad excludendum sono i più forti, per escludere che i nuraghi siano fortezze deve provare che i nuragici non avessero ne armi, ne aristocrazia, ne guerra ecc.

per me è del tutto irrealistico, non riesco proprio a concepire qualcosa del genere. ma magari è un mio limite ideologico.

Mauro peppino ha detto...

Caro Dedalonur, mi pare che tu dovresti rileggere per lomeno i cap 14, 15 e 16 del mio ARCHEOLOGIA DEL PAESAGGIO,La toeira del nuraghe santuario si regge benissimo anche pensando ad una società teocratica guerrafondai! l'ho scritto che sino a qualche anno fa ragionavo in quei termini.
Anche rispetto alla tecnologia mi pare che hai frainteso il mio pensiero, ho scritto che vi è una raffinatissima tecnologia della pietra(per costruire i nuraghi ne serve assai!), ma accetto quanto dicono gli archeologi (bada bene non io , ma gli archeologi che scavano) che nella età del bronzo medio la tecnologia del bronzo era primordiale. Ad una raffinata tecnologia del bronzo di arriva più tardi con l'adozione della tecnologia metallurgica "cipriota".

L'idea di una società egualitaria è figlia di altre osservazioni, certamente slegate dal discorso tecnologico, e che considerò figlie del fatto che la sardegna fosse un isola, che hanno favorito il formarsi di un universo "chiuso" di stampo egualitario.
Con questo non voglio dire che una isola tende a strutturarsi in modo egualitario, ma che tende a fossilizzarsi nei suoi schemni socioculturali, il mondo nuragico socialmente non è diverso da quello prenuragico per le ragioni che ho (spero) ben illustrato nel libro.

dedalonur ha detto...

carissimo Mauro,

io invece trovo sempre scritto che la Sardegna ospitò una delle più precoci metallurgie dell'europa occidentale. I corgiuoli per la fonditura di rame sono tra i più antichi d'europa essendo simili a quelli di Terrina. Mi riferisco ai crogiuoli trovati nei pressi di Accoddi e (pare )riconducibili alla cultura abealzu filigosa. Gia ai tempi della cultura campaniforme, in Sardegna si fabbricavano punte di freccia in rame (anghelu ruju).

Per restare almeno un poco in topic,l'immagine di una sardegna pacifica e pacifista, isola felice, è gia minata dalle statue stele di Laconi, armate concetrate tra l'altro sulle vie d'acceso ai gaicimenti di rame.

Poi possiamo pasare alla comunità Corsa gallurese, con le statue stele armate.
tutti segni di guerra e potere gerarchico, che a me pare faccia a pugni con il concetto di "forza tranquilla". La forza non è mai tranquilla.

L'immagine che dai della metallurgia sarda si colloca tra il sottosviluppato e l'età della pietra sino all'arrivo dei Shardana.

la tua unica citazione del Lilliu a proposito di metallurgia (una società fortemente attardata all'età della pietra) è al riguardo esemplificativa. Ho letto bene il tuo interessante libro.

Voler correggere o meno quest'immagine dipende da te, non da una mia rilettura.
Se avessi scritto io il tuo libro invece di quella frase, avrei inserito questa dello stesso Lilliu, mi pare assai più equilibrata: "tra fase e fase si indovinano leggeri stacchi più che vere rotture; e il sostrato è come percorso da una linea dondamentale di continuità: appunt la linea nuragica".
(Lilliu 1981)

del resto giamolto pirma (1945)di questa frase Childe scriveva: the island industry was extraordinarily conservative. Hoards of nuragic age may contain every soart of axe from flat or flanged types (..) up to socketed forms of the late bronze age and of stabbing weapons from archaic round heeled daggers to flate hilted swords

che nel bronzo finale si trasferiscano conoscenze levantine in sardegna, aumentandone le potenzialità è evidente, ma la fase precedente è anc'essa aperta alle influenze esterne.

Se poi andiamo su qualcosa di più recente...
Sono riuscito finalmente a trovare il testo in cui la Lo schiavo colloca il gruppo di spade d'Ottana nel bronzo medio...

Se nel bronzo medio non abbiamo gli oxhide abbiamo le panelle di rame a significare che gia in quell'epoca v'era la tesaurizzazione delle risorse (le stesse asce sono lingotti).

Le spade Iroxi testimoniamno come gia in epoca arcaica vi fosse trasferimento di conoscenze metallurgiche.
Che poi tali modelli del bronzo medio si mantengano sino al bronzo finale è da imputare al conservatorismo della sardegna più che ad una arretratezza e refrattarietà agli apporti esterni.

infatti questi coesistono assieme agli oggetti di fattura più antica.

Faccio sempre presente gli spunti polemici (ma se son pesante e ripetitivo..dimmelo pure, non mi offendo) perchè son più portato a discutere dei punti in cui sono in disacordo che di quelli che mi trovano d'accordo.
ciao

dedalonur ha detto...

Detto questo:

so bene che la teoria del nuraghe santuario può coisistere con quella dei guerrieri. Il monumentale, per il dio o per il re, è sempre segnodi una qualche gerarchizzazione.

D'altronde se non fosse per l'equivoco dei nuraghi fortezza, la mia linea di pensiero, se noti, è del tutto identica a quella del tanto da te osannato (anche giustamente per carità) Bernardini. neppure io son poi tanto originale, non ho alcna posizione inventata ex novo.

Diciamo che sono d'accordo conl il mauoro peppino ante svolta egualitaria...

Infatti sono in disaccordo anche quando dici: mondo nuragico socialmente non è diverso da quello prenuragico per le ragioni che ho (spero) ben illustrato nel libro.che la società

se non fosse diverso, faccio presente che gia nella cultura Abealzu filigosa 8quella cui s'imputano le statue stele ) era evidentemente gerarchizzata. Quella monteclaro è di lettura assai difficile. quella bonnannaro. ha tombe collettive, ma come dice lo stesso bernardini, essendo collegata alle culture gueriere italiane, essendo collegata ad El argar, in qualche modo (le famose spade), e così via sulla scorta dei suoi ragionamenti era comunque gerarchizzata.

dunque a quale cultura pre-nuragica non gerarchizzata fai rferimento? secondo me si può mettere in crisi anche l'immagne di pacifici agricoltori della cultura ozieri.