venerdì 23 aprile 2010

Apologo di una Sardegna cantonale

di Efisio Loi

Le ultime interpretazioni, di matrice universitaria, sulla originaria funzione dei nuraghi ci mostrano una Sardegna del secondo millennio avanti Cristo strutturata, dal punto di vista sociale e politico, in “distretti” nuragici. Tali distretti o “cantoni”, come più esattamente vengono denominati, erano caratterizzati da un nuraghe principale e da una serie, variabile come numero, di nuraghi di rango secondario distribuiti strategicamente sul territorio in funzione del primo. Nel principale dimorava il sovrano del cantone che da lì governava, con un sistema di “conduzione della cosa pubblica” simile a quella in vigore nel Medio Evo della nostra Era.
Infatti i nuraghi secondari erano appannaggio di una classe sociale di nobili di cui il re o, secondo altri la regina, doveva essere espressione. Una stratificazione gerarchicamente piramidale sarebbe dimostrata dalla diversa importanza dei nuraghi cantonali, rilevabile dalla ineguale grandezza e complessità. C’erano, insomma, i vassalli, i valvassori e i valvassini. Un vero e proprio feudalesimo ante litteram.
L’idea mi piacque immediatamente. Questi cantoni mi hanno subito richiamato alla mente la Svizzera e ho accarezzato l’idea di un popolo altamente civile e moderno (chissà se c’erano le banche) da sbattere sul muso di chi ci vuol male, considerandoci primitivi trogloditi. Mi crogiolavo in simili pensieri – Scusate se è poco: eravamo noi Sardi gli Svizzeri di 4800 anni fa. L’avessi saputo nei primi anni ’60…. L’avrei detto subito a mio zio, immigrato a cercare lavoro che trovò proprio in Svizzera, con l’obbligo però, di lasciare la famiglia al di qua del confine colla Lombardia e, quindi, costretto a due viaggi al giorno, da e per il suo posto di lavoro. Gliele avrebbe cantate di santa ragione a quei parvenues dei suoi datori di lavoro. –
Mi crogiolavo, dicevo, e me li sognavo la notte i miei antenati nuragici cantonali. Quando proprio in sogno me ne apparve uno che mi apostrofò di brutto:
“ Ma lo sai quanti ce n’erano di nuraghi ai nostri tempi? Voi ne conoscete circa settemila ma ti assicuro che erano molti di più”.
– “Embé?”, faccio io.
– “Come, embé? Ma lo sai quanta popolazione ci sarebbe voluta per mantenere a sbafo diecimila corti di mangia-pane-a-tradimento? Per non contare la soldataglia, dal momento che, da quel che ho capito, in quella organizzazione su cui tu ti sbrodoli, a vostro modo di vedere, ce le davamo di santa ragione un giorno sì e l’altro pure. Diecimila fortezze, diavolo! Neanche nel periodo della guerra fredda c’erano tanti silos nucleari in tutti gli Stati Uniti d’America. In quel periodo in tutta la Sardegna eravamo sì e no 150.000 persone. Poniamo pure che non tutti i 10.000 nuraghi fossero in “attività” contemporaneamente, e riduciamoli alla metà; quanto fa 150.000 diviso 5.000? se non sbaglio fa 30. E trenta persone, compresi i vecchi e i bambini, avrebbero dovuto sostenere non il titolare di ogni nuraghe solamente ma tutta la sua corte e le sue milizie. E poi, non eravamo in regime matriarcale e, fino all’età del ferro, non si viveva forse, grazie alla Dea Madre e alle sue succedanee terrene, in pace e in amore? Fino a quando il potere non passò in mano a quei guerrafondai di uomini?”
– “ E gli Shardana? Dove li mettiamo gli Shardana?”, ribatto io piccato – “Non eravate forse la Legione Straniera del Faraone che vi impegnò nella battaglia di Qadesh contro gli Hittiti? E non è di voi che si parla nella stele così detta ‘degli Sherden’ di Ramesses II, che così recita: “Per quanto riguarda gli Sherden dal cuore ribelle, non si era capaci di combatterli dall’eternità. Essi venivano, possenti su navi da guerra in mezzo al mare e non si riusciva a tener loro testa…”
– ? E non siete voi rappresentati nei rilievi di Medinet Habu in battaglia navale contro il Faraone e con i vostri carri a buoi mentre tentavate di invadere l’Egitto dall’entroterra libico? Alla faccia del pacifismo! Colonialisti e guerrafondai eravate. D’altra parte nei vostri bronzetti non mancano certo le armi.”
Quello mi elargisce un sorriso, che più sardonico non si può, e mi fa: –“Mi sa tanto che tu, oltre a non conoscere la demografia, abbia poca dimestichezza nel sistemare i fatti secondo il loro andamento cronologico. Altrimenti non ti sarebbe sfuggito che la battaglia di Qadesh è del 1200 circa e i fatti riportati a Medinet Habu sono ancora più recenti e riguardano il Faraone Ramesses III. In quel periodo di nuraghi ormai non se ne costruivano più e la nostra pacifica civiltà era già venuta meno. I carri a buoi che tu hai ricordato non erano i panzer di conquistatori ma, se avessi la bontà di guardare meglio, li vedresti carichi di bambini e di donne. Era un popolo di disperati in cerca di una nuova terra. Ammesso, poi, che quelli là, i così detti Shardana, fossimo proprio noi, i Sardi nuragici.
Con questo non voglio dire che la nostra civiltà fosse tutto un ‘volemose bene’ e ‘un porgi l’altra guancia’. Che scontri al nostro interno ce ne fossero non si può negare. Ce n’erano, eccome! Soprattutto fra contadini e pastori. Tanto è vero che si è conservato, come modo di dire ma anche come tradizione dura a morire, l’allocuzione ‘corpos che in festa’, in riferimento a quanto spesso succedeva nei grandi raduni religiosi e di mercato, come ad esempio a Santa Vittoria di Serri, quando ci si ritrovava per rinsaldare, di fronte alla Divinità, i vecchi patti e le lacanas fra la Sardegna del grano e la Sardegna dei pascoli. Ma da questo a dire che i diecimila nuraghi in Sardegna fossero regge e presidii fortificati di sovrani in guerra, pressoché continua, fra di loro, ce ne corre. Per quanto riguarda i bronzetti armati, sei ancora una volta fuori tempo. Quella roba lì é dell’Età del Ferro. O grullo, svegliati.” –
In effetti mi svegliai, in un bagno di sudore, imprecando per quel che avevo mangiato a cena e contro quel rompiballe di nuragico che mi aveva distrutto quella magnifica “cantonata sardo-svizzera”.

31 commenti:

Mauro peppino ha detto...

Ottimo caro Efisio Loi (ex docente di Geografia astronomica, ex preside, ora è uno dei responsabili dell'UNITRE di Isili che il 27 aprile organizza ad Isili un intrigante e spero scintillante incontro da Francesco Cesare Casula e Franciscu Sedda).
Domenica Efisio Loi era a Serri a sentire Giovanni Ugas che crede che i nuraghi ospitavano guarnigioni di guerrieri nuragici.
Ma andiamo con ordine.
Lilliu teorizzo il nuraghe fortezza prodotto da una società perenenmente in guerra di tutti contro tutti, dove ognuno era contro l'altro, il vicino contro vicino.
lilliu e i suoi discepoli non si sono mai posti il problema di spiegarsi in che modo si rifornivano di metalli le zone che ne erano prive.

Ugas riconoscendo che il sistema di Lilliu non è verosimile( ma senza criticarlo, come dovrebbe essere in un sano confronto scientifico) propone un sistema sociala simil feudale dove i nuraghi ospiterebebro guarnigioni di armati.
Ugas immagina 200.000 guerrieri sparpagliati in 7000 fortezze! che hanno anche il tempo di mettere a ferro e a fuoco l'intero mediterraneo!
Ugas non si rende conto che i nuraghi al di là dell'aspetto esterno mostrano degli spazi interni che non possono essere concepiti come un spazi funzionali ad una fortezza.

I villaggi sprovvisti di difesa , le comunitarie tombe di gigante, lasciano intendere una soecietà in cui i nuraghi devono essere intesi nella sfera del sacro dei giganteschi altari eretti in onore della divinità, dove ogni generazione cercava di superare la precedente nell'erezione del proprio altare. Ovviamente gli altari erano astronomicamente disposti e orientati!

Pierluigi Montalbano ha detto...

Buongiorno Efisio.
Uno dei maggiori problemi sollevati dalla ipotesi nuraghe=fortezze deriva proprio dall'attribuzione della totalità dei nuraghe a quella specifica funzione, ma non fu così. Solo pochi edifici furono effettivamente impegnati in tale funzione, in quanto il sistema difensivo poteva contare su una serie di filtri circolari, composti da villaggi, piccoli nuraghe e torri singole, che garantivano alla "reggia" (quella circondata da possenti mura che univano le torri esterne) una sorta di scudo a più strati.
Premesso che la funzione militare costituiva una delle molteplici funzioni di questi edifici, non bisogna trascurare il fatto che l'isola era un piccolo continente, e le poche guerre che avvennero furono combattute da clan rivali che volevano conquistare un pugno di terra da aggiungere al proprio territorio. Non esistevano eserciti da sfamare, la pace "regnava sovrana" e i sardi erano impegnati in tutta quella lunga serie di attività (pesca, allevamento, agricoltura, artigianato e gestione delle infrastrutture) che la logica impone di ipotizzare. Le grandi potenze straniere erano altrove, e non a caso le più importanti civiltà dell'epoca si sviluppano in isole, ben protette dal "fattore mare" che costituisce di per se il maggior deterrente ad eventuali assedi di genti che sceglievano la guerra per impadronirsi delle risorse altrui. Tutta la letteratura antica è impregnata di storie di popoli che commerciavano, che organizzavano reti si scambi e, soprattutto, che viaggiavano per mare.
Gli egizi, privi delle miniere di moda in quel periodo, furono costretti a combattere all'ultimo sangue per sottomettere i "produttori", ma certo quelle guerre non interessarono la nostra isola, beatamente adagiata nella ricchezza di materie prime, di prodotti alimentari, di clima favorevole e...tecnologia appresa durante le navigazioni in entrata e uscita.
In conclusione, la popolazione dell'epoca non è calcolabile dal numero dei nuraghe, e tanto meno è calcolabile il numero di guerrieri. Chi propone contingenti militari a difesa delle strutture ipotizza non più di 40/50 nuraghe adibiti a fortini militari in tempo di guerra. Il resto della popolazione viveva nei villaggi, anche perché vivere dentro un nuraghe non è impresa facile, nè comoda, nè logica.

Giuseppe ha detto...

Omero illustra in modo superbo la situazione militare dei Feaci dell'isola di Scheria. Ecco i versi recitati da Nausicaa quando, insieme alle ancelle, avvista il naufrago Odisseo:
"Ancelle, fermatevi: dove fuggite alla vista di un uomo? Credete forse che sia un nemico? Non c'è né può esserci un forte uomo mortale, che arrivi nel paese dei Feaci portando la guerra: perchè agli immortali son molto cari. Abitiamo in disparte, nel mare ondoso, ai confini del mondo, nessun altro mortale arriva tra noi". (Odissea, VI, vv.199-205)
Omero colloca l'isola dei Feaci nell'Oceano e ai confini del mondo, esattamente come lo era la Sardegna per i Greci dell'Età del Bronzo.
Insomma, i nuraghi non possono essere fortezze e tanto meno i Nuragici guerreggiavano tra loro.

Giuseppe Mura

maurizio ha detto...

Sig Efisio Loi, apprezzo molto l'idea del dialogo con l'antenato, usata per esporre con familiare bonomia la sua tesi ed insieme il cammino che l'ha condotta a formularla.
Mi piace il suo tono scherzoso e sereno, di cui tanto si sente il bisogno un po' dovunque, in fondo, e anche in questo blog.
Credo che lei abbia fatto centro con i suoi modi diretti, ma semplici e garbati.
Questo per la forma.
Circa il contenuto, posso dirle - da parte mia e per quel poco che possa importare - che io sono fondamentalmente d'accordo con lei e che mi piacerebbe mettere le "zampe sotto un tavolo" e parlarne altrettanto serenamente un poco ancora, per rivedere qualche dettaglio non importante, né fondamentale.
Sono convinto che sia un piacere parlare di persona con lei, giudicando da come scrive.
E, badi: affermerei la medesima cosa, anche se non fossi affatto d'accordo con lei su tutta la linea.

Pierluigi Montalbano ha detto...

@ Giuseppe

Haou-Nebout è sede dei Feaci, all'interno dell'Oceano. Bisogna leggere, studiare, comparare, filtrare...

dedalonur ha detto...

dimostrare che i nuraghi non fossero fortezze è una cosa, ed ha tutta la mia modesta approvazione.

dimostarre che i nuragici, cioè gli innalzatori di torri, non praticassero la guerra, è un altra cosa ancora, e non ha affatto la mia approvazione, perchè è ipotesi totalmente irrealistica.

A coloro che negano qualsiasi pratica guerresca ai nuragici va comunque riferito che la praticavano i costruttori dei templi a pozzo e dei megaron, chiunque essi fossero a seconda delle varie tesi. La Manunza propone il 1350 aC come data di costruzione del pozzo di Ballao.

in generale però mi pare che chi nega
la pratica della guerra nell'età del bronzo (medio) sconfina nell'ideologia, in questo caso, di tipo pacifista, oppure si concede troppa libertà nella polemica sui nuraghi-fortezza.

dedalonur ha detto...

dimenticavo:
le tombe dei giganti sono collettive , non comunitarie ; la differenza semantica può avere un suo peso.

Giuseppe ha detto...

@ Montalbano
Haou-Nebout è il luogo "impelagato" per eccellenza degli Egiziani e si trova nel loro mare Oceano che non può che essere il Mediterraneo occidentale, sede di uno dei Popoli del Mare: gli Sherden.
Questo luogo corrisponde al mare di "bonaccia" attraversato da Odisseo mentre nuota verso l'isola dei Feaci (Odissea), al lago che impedisce la navigazione della nave Argo diretta allo stretto che conduce al mare aperto (Le Argonautiche), al mare che contiene l'isoletta di Erizia posta di fronte a Tartesso (Stesicoro), al piccolo mare fangoso che impedisce la navigazione verso le Colonne d'Eracle che conducono al mare aperto (Timeo e Grizia) ecc.
Tutti luoghi facilmente identificabili in Sardegna e nella regione di Cagliari.
Comunque prometto...leggerò, studierò, comparerò e filtrerò...con la speranza di arrivare a certi livelli...

Giuseppe Mura

Pierluigi Montalbano ha detto...

Caro Giuseppe,
spero tanto che non abbia frainteso il mio intervento...perché era favorevole alla tua idea. Anche io propongo i Feaci come popolo che risiede in Sardegna e con le nere navi che volano veloci col pensiero (ossia a vela) solcano i mari e vivono in palazzi. Il Pittau mi ispirò qualche tempo fa e lessi, ancora una volta tutta d'un fiato, la vicenda omerica trovando molte attinenze con i nostri antichi avi. Mi convinsi così tanto che pubblicai un lungo articolo e lo esposi ad un convegno. A seguito di ciò un amico di Wikipedia inserì una breve nota sul portale e ancora oggi è visibile vicino alle affermazioni di Pittau.
Un caro saluto.

Giuseppe ha detto...

@ Montalbano
Caro Pierluigi, tranquillo, nessun problema.
Conosco bene l'ipotesi di Massimo Pittau e la tua, le intuizioni precedenti sono fondamentali per ulteriori approfondimenti.
Fermo restando la collocazione in Sardegna dei Feaci, nel lavoro "Sardegna l'isola felice di Nausicaa" ipotizzo che Odisseo abbia visitato un luogo la cui morfologia corrisponde in modo impressionante alla regione di Cagliari formata dal Capo S.Elia, dalla scogliera, dallo stretto che conduce alla laguna di Santa Gilla, al porto antico e a "Sa Iletta", dai fiumi che alimentano la laguna dopo avere atttraversato la pianura del Campidano.
Gli stessi elementi ambientali sono riportati nella medesima sequenza nel racconto omerico.
Cari saluti
Giueseppe Mura

Gigi Sanna ha detto...

Per non brancolare nel buio e ricorrere a ipotesi che, senza uno straccio di prove, lasciano le cose come stanno abbiamo soprattutto (dico soprattutto) tre vie:
1)La comparativa e/o analogica e cioè quella che può consentire in qualche modo di capire da altri monumenti (trovati in Sardegna oppure al di fuori dell'Isola) simili o anche di simili funzioni, perchè venisse costruita così spesso quella'particolare' costruzione di forma 'tronconica' e che svetta verso il cielo.
2) La documentaria scritta e cioè quella che consente in virtù della lettura della lingua (del tempo) riferita alla costruzione (al nome di per sè e/o alle voci correlate con esso)di afferrare una o più funzioni del monumento.
3) La simbolica che consente, facendo propria e studiando con attenzione la cultura materiale ( e non) diffusa nel territorio, di andare oltre il dato 'immediato', 'razionale' e 'logico' nostro. Quello che, in quanto tale, è destinato a commettere più pasticci in quanto tende a riportare all'esperienza del presente o del passato prossimo e ad escludere quello, in genere 'naturalistico' ed 'empirico', di popolazioni con ben altra sensibilità che vissero la bellezza di più di tremila e cinquecento anni orsono.
Ora, le simbologie del nuraghe, proposte e spiegate più volte, anche con il ricorso a ragionamenti di tipo 'matematico-geometrico' e di natura 'archeoastronomica' (cioè la relazione 'dimostrabile' tra monumenti, astri, luna e volta celeste in genere: v.Zedda et alii), tendono ad escludere categoricamente l'uso militare del nuraghe.
Le prove comparative esterne sono quelle più difficili, perchè la costruzione pare essere proprio un 'unicum' culturale architettonico. C'è però il dato interno (visibile si può dire solo dall'alto) della singolarissima costruzione nuragica di Gremanu di Fonni che chiaramente risulta essere un 'tempio -recinto' (con vani annessi), un luogo di culto intertribale di forma fallica costruito in direzione dell'Arco di Corru 'e Boi e, con ogni probabilità, in relazione al liquido 'salutifero' taurino che all'inizio della primavera scende dalle montagne innevate. Ho gà espresso in questo stesso Blog la mia convinzione che il perfetto fallo raffigurato in Gremanu non costituisca nient'altro altro, con i suoi 85 metri circa di lunghezza, che quel simbolo che i nuraghi cercano di riportare (con ben maggiori difficoltà) il più possibile in altezza. Anche così,come si vede, analogia costruttiva e simbolismo architettonico tendono ad escludere categoricamente la funzione militare del nuraghe a vantaggio di quella cultuale -templare.
La terza via, quella dei 'documenti scritti' ovviamente è la più sicura e offre una mano, a mio parere in modo decisivo, per capire attraverso la lingua (semitica quasi sempre) che sta dietro le sequenze alfabetiche e fonetiche, che voci ricorrenti quali NL e 'AK, accompagnate da altre sempre di natura religiosa, si riferiscono sempre ad una costruzione costruita in onore e gloria di una divinità 'luminosa' e di straordinaria potenza fallica o 'taurina'. L'ultimo documento rinvenuto in agro di Pozzomaggiore, scritto in 'protocananaico' per il dio taurino (nonchè serpente ed 'albero' della vita) IL-YH, credo che lo confermi 'al di là di ogni ragionevole dubbio'.

shardanaleo ha detto...

Senza verve polemica: la maggioranza dei bloggisti qui sostiene che i shardana siano i nuragici, quindi ABITATORI DI NURAGHI (o no?)... perchè poi li si comapra con i feaci e li si fa abitare in ... PALAZZI?... Non sarebbe ora di fare un poco di chiarezza?
Se i "Nuragici" (shardana o non) avevano i palazzi ... dove sono finiti?
bOh?
Kum Salude.
leonardo

Pierluigi Montalbano ha detto...

Caro Leo,
i palazzi sono proprio i nuraghe, non c'è alcuna contraddizione. I popoli dei nuraghe erano quelli che risiedevano in Sardegna nel Bronzo, quelli che navigavano in lungo e largo per il Mediterraneo, quelli che fondevano i metalli, quelli che realizzavano le ceramiche che si trovano in tutte le coste, quelli che organizzavano l'antica civiltà mediterranea insieme ai minoici (keftiu) e che a differenza di questi ultimi non sparirono per essere sostituiti dai micenei (ioni, achei e dori)).

Mauro peppino ha detto...

Caro Gigi, sono d'accordo con te sulla simbologia fallica del nuraghe.
I nuraghi erano dei segni potenti che costellavano il paesaggio dell'isola. Con valenze cosmizzanti di tipo spaziali e temporali, cosmologici e cosmogonici.


PS: oggi ero ad un convegno in quel di Senorbì sula scrittura, le cose che ha detto Ugas domenica a serri le ha riprese ed ampliate Bernadini, vi sono ceramiche nuragiche dell'età del ferro che mostrano segni dell'alfabeto fenicio, addirittura vi è uno spillone bronzeo nuragico che ha 4 lettere fenice .

Mauro peppino ha detto...

Caro Montalbano, escludiamo l'ipotesi del nurgahe fortezza è immaginiamo che i nuraghi fossero abitazioni o palazzi che dir si voglia, avrebbero potuto contenere l'intera popolazione nuragica, ricchi (se c'erano) e poveri tutti insieme allegramente.
ma ti chiedo chi viveva nei villaggi assieme al bestiame? si potrebbe dunque pensare che i "patrizi" vivessero nei nuraghi e i "plebei" nei villaggi?
Ma non ti pare che le famiglie patrizie sono un po troppe?
Ripeto i nurgahi sono dei segni sacrali, che ogni generazione costruiva cercando di superare la precedente.

Nei maggiori si praticavano il riti della incubazione e della iniziazione ecc. ecc. è verosimile che vi abitasse anche qualche sciamana (in qualcuno non in tutti).

Pierluigi Montalbano ha detto...

Il 95% dei nuraghe sono edifici che non si prestavano alla vita quotidiana, pertanto difficilmente avrebbero potuto ospitare clan familiari numerosi. Sono orientato a pensare che potrebbero essere stati utilizzati come luoghi presso i quali la comunità si riuniva (ma non all'interno) per celebrare cerimoniali, riti religiosi e civili ed erano adatti alla conservazione di beni preziosi quali lingotti, merci di lusso, armi o oggetti liturgici.
Essendo così tanti, è evidente che un gran numero di essi era concepito per altri usi (penso soprattutto ai nuraghe costieri e a quelli nelle zone difficili da raggiungere) e ciò che la logica mi suggerisce è che i sardi avessero perfezionato una tecnica costruttiva con la quale utilizzavano il materiale del luogo (la pietra) per realizzare gli edifici più importanti.
La comunità, gli animali, le attività artigianali...non avevano bisogno di rinchiudersi all'interno dei nuraghe per vivere la quotidianità.
Solo in particolari occasioni come lo scambio di merci preziose, le trattative matrimoniali fra clan, gli incontri politici, i giudizi di colpevolezza o innocenza dei membri rei di aver creato situazioni pericolose per la comunità, le funzioni sacerdotali e altre attività simili era necessario avere un luogo riservato, rappresentativo, maestoso (rispetto alle capanne) presso il quale ci si potesse riunire.
Ecco perché sostengo l'idea di polifunzionalità dei nuraghe. L'ipotesi fortezza (o reggia) è riservata solo ed esclusivamente agli edifici con cinta muraria, e sono veramente pochissimi.

shardanaleo ha detto...

SIAMO PUNTO E A CAPO... continua la contradizione:
""Caro Leo,
i palazzi sono proprio i nuraghe, non c'è alcuna contraddizione. ""
poi leggo:
""Il 95% dei nuraghe sono edifici che non si prestavano alla vita quotidiana,""
E' sempre Montalbano che scrive... Prima non mi riferivo necessariamente a lui. Ma questa è la prova che sui nuraghi continua a esserci una gran confusione!
Poi leggo anche che sarebbero SIMBOLI FALLLICI. Devo credere che una popolazione, per quanto dispendiosa e ricca, si potesse permettere di costruire 15.000 edifici di tale impnenza solo per "sostituire i menir"?
boh? Continuo a non capirci niente.
COSA ERANO EFFETTIVAMENTE I NURAGHE? A COSA SERVIVANO ... PRATICAMENTE intento.
Meda gratias
leonardo

Pierluigi Montalbano ha detto...

Caro Leonardo,
se tu vedi confusione in queste affermazioni è un tuo problema. Sono stato chiarissimo e ho esposto in maniera semplice il mio punto di vista:
1) Il palazzo (che è quello con la cinta muraria esterna) è prerogativa dei capi, non della comunità.
2) La comunità vive in capanne, in villaggi, non certo dentro i nuraghe monotorre!
3) I nuraghe monotorre e tutti quelli senza tracce di cinte murarie esterne sono adibiti a varie funzioni, ma non a quelle di fortezza.
4) Tutti i nuraghe possono avere varie funzioni che possono essere diverse durante l'anno: cerimoniali, riti civili e religiosi, rifugi, controllo del territorio, controllo delle coste, conservazione di risorse, luoghi di rappresentanza...
5) Nel corso dei 700 anni circa di edificazione la funzione cambiò a seconda delle necessità contingenti.
6) A partire dal X a.C., come potrai leggere in un articolo che ho inviato a Pintore e che sarà pubblicato a breve, si smette di costruire nuraghe, i principali sono smontati delle parti alte e delle cinte murarie, e vengono trasformati in templi.
7) sempre a partire da questo periodo assistiamo alla comparsa dei betili-nuraghe, che da alcuni studiosi sono intesi anche come simboli fallici (ma non solo questi in miniatura...anche le precedenti torri).
Dove trovi confusione?

shardanaleo ha detto...

X ABA: ?????
per quanto attiene la tentata equazione SHARDANA= NURAGICI continuo a considerarla sempre meno possibile man mano che consulto testi egizi e sirii.
I SHARDNA viveVano nelle CITTA'.
Se dobbiamo relazionarli con TORRI nuragiche ritrovate, quest furono usate dai shardana a scopo MILITARE. proprio come le torri di tutti i tempi.
- CITTA SHARDANA risultano essere ormai anche sicentificamente quelle del mediterraneo occ.: MOZIA, PALERMO, MARSALA(LILLIBEO)...- THARROS, NABUI, SOLKY, BOSA, KORRA, TURRI, BITHYA, NURE...
- CITTà SHARDANA sono le UNDICI 11 CITTA segnate nel tempio di luxor... di cui 5 cinque sono state ritrovate (SHAR.HUEN...)
- CITTA SHARDANA sono quelle che RAMESSU III concede ai SHARDANA invasori in cambio della NON belligeranza, evitando la fine toccata agli altri imperi: MICENEI, ITTITI, UGARITICI,TEUCRI....
- CITTA SHARDANA sono quelle che stanno man mano venendo alla luce in palestina del NORD, nella zoana della tribu di DAN: AKKO, BET.SHEAN, AL AWAHT....
E allora i nuraghi?
PRECEDENTI... e adesso ci è anche arrivata l'ULTIMA prova in immagini ed esami archeo.
DATAZIONE da spostare (ancora) all'indietro nel tempo.ma questo non è nostro compito. Noi ci occupiamo di SHARDANA.
KUM SALUDE
Leonardo

Pierluigi Montalbano ha detto...

Potresti essere più preciso su quali esami archeo avrebbero retrodatato i nuraghe? A me risulta che iniziano non prima del 1650 a.C. e mi piacerebbe retrodatarli...ma mi fido esclusivamente dei dati archeologici, e questi dicono che NON ESISTONO frequentazioni precedenti la fase Sant'Iroxi, pertanto cado dalle nuvole.

shardanaleo ha detto...

X montalbano... non ti darò i miei dati, ma ti segnalo quelli archeo su DUOS NURAGHES: 2200 a.C. Mi meraviglia che ti sia sfuggito.
Quanto al 1650 a.C. non capisco da dove lo tiri fuori. Forse ti riferisci alla datazione fatta da Lilliu su BARUMINI, grazie alla FAMIGERATA TRAVE... (se ne saprà a breve sulla TRAVE!)...
Ma visto che accenni a S. iroxi, ipotizzo che le tue datazioni si riferiscano aun sito SHARDANA.. che tucolleghi ai "Nuragici"... qui non posso metter parola. sono due modi idferenti di vedere e non ci posso far niente. ma io Qaundo parlo di Nuraghe, intendo NURAGHE... non reperti archeo riferiti ai shardana... che, si sa, per ME sono ALTRA COSA...
salude.
leo

shardanaleo ha detto...

X ABA: la cultura religiosa TORO/SERPENTE è presente anche in sardinia e lo so bene. Oltre a esser presente in oriente (sinai har harkoum, palestina...),
ma se è pacifico che i shardana erano presenti sia in Sardinia che in oriente (har harkoum...)..
NON è affato provata una presenza di "Nuragici" in oriente, nei siti citati.
Sono presenti, è vero, diverse torri nuragiche (Jeriko, al awaht, egitto, Oman... ). ma si tratta di TORRI NURAGICHE costruite (a scopo militare)da chi conosceva bene i nuraghi, poichè presenti nella loro TERRA. Non perchè essi fossero "Nuragici".
nessun popolo antico (età del bronzo) parla di Genti Nuragiche. TANTISSIMI parlano di SHARDANA.
Com,unque ambedue GENTI SARDE! Su questo non ci piove!
leo

Gigi Sanna ha detto...

Ho la netta sensazione che l'articolo di Loy abbia fatto centro su un aspetto non secondario della discussione sulla fase 'preistorica' ( ma ora direi non più) della civiltà della Sardegna che corre per tutta l'età del bronzo: la cessazione dell'irrigidimento e talvolta dell'accanimento nel difendere, ciascuno per quello che sa e per quello che studia, le proprie connvinzioni.
Non è chi non veda e prenda atto che le obbiezioni di Melis, di Zedda, di Montalbano,di DedaloNur, ancora sotto certi aspetti da ammorbidire per tono, non sono così peregrine e denunciano tutte l'esigenza di chiarire punti oscuri, molto oscuri, su quanto sinora si è detto sulla cultura materiale di coloro che si distinsero, soprattutto, per la costruzione monumentale del nuraghe.
Domandarsi ad es. e rispondere sul dove e come vivesse l'articolata e complessa società la cui composizione è illustrata dalla documentazione della bronzistica, è non solo legittimo, ma direi doveroso e gli sforzi accomunati delle diverse discipline dovrebbero, senza pregiudizi, perseguire tal fine. Domandarsi ancora quando vennero e che ruolo ebbero i Signori Giudici 'cananei' nel dare un'impronta decisiva alla cultura isolana nella seconda metà del secondo Millennio a.C., tanto da aversi il nome dell'Isola, da allora e per sempre, proprio sulla forza di quella impronta, è ugualmente necessario per avere la visione d'assieme del fenomeno storico e non solo di una parte limitata, assai limitata a mio parere, di esso.
Noto però, con un certo disappunto, che gli sforzi ( se si esclude la ricerca storica di Leo che mostra di non aver timore alcuno della documentazione) trascurano il dato 'oggettivo' della scrittura, quello che più di tutti consente di avere delle date sicure e di poter capire, attraverso la lingua, chi erano coloro per la conoscenza dei quali si fa uno sforzo enorme d'indagine dal punto di vista archeologico. Vedo ad es. che Pierluigi Montalbano parla molto ( al fine di datare l'inizio di un acerta civiltà) alle spade di S.Iroxi. L'indizio non si può non seguire ed infatti ( a parte la sicurezza o meno della datazione) io lo tengo presente come dato archeologico. Ma vedo che lo stesso Pierluigi ( per quanto molto aperto alla questione) non fa lo stesso sforzo che fa il sottoscritto per cercare di capire, anche dalla documentazione offerta in questo Blog, quando sia giunta e di che natura sia la scrittura che forse proprio con quelle spade potrebbe avere relazione. Stesso discorso va fatto per Peppino Zedda che 'legge' (e direi bene. lasciamo perdere certe punti di polemica) la grandissima cultura astronomica degli scribi delle popolazioni sarde del periodo ma se ne guarda bene, purtroppo, dal collegarla ( in attesa di) alla ricca documentazione scritta di semitici 'cananaei' che proprio quella cultura matematico -astronomico-religiosa possedevano per contatti continui avuti con la civiltà sumerica e quella egiziana.
Qualcuno non ha compreso, anche perchè non ha voluto comprendere, che le mie pagine sul nuovo libro di Leo Melis costituiscono ( per volontà di entrambi)un esempio che dovrebbe essere seguito. Vedo che Leo non è d'accordo sulla questione dei nuraghi come espressione simbolica templare fallica. Io invece ne sono convinto sin dal 1995 quando con Gianni Atzori iniziammo la ricerca sulla scrittura. Questa divergenza di opinioni ( e altre ancora) non hanno impedito che collaborassimo e che facessimo una certa strada assieme. E questo fatto pare che il numeroso pubblico presente alla presentazione del libro l'abbia apprezzato e sottolineato.

Pierluigi Montalbano ha detto...

Mi dfispiace deluderti Leo, ma le datazioni sono cosa serissima e necessitano di metodi scientifici. NON ESISTONO contesti di frequentazione precedenti al 1650 a.C. nei nuraghe, in nessuno degli oltre 8000 nuraghe finora censiti, a meno che tu non ti riferisca a singoli elementi ritrovati (quindi non facenti parte di un contesto).

La datazione di un contesto (unica prova scientifica di cronologia), è semplice: bisogna individuare l'elemento più recente del contesto.
Purtroppo molti archeologi fanno i furbi per abbreviare la strada, oppure sono incompetenti.
Mi spiego meglio:
se scavi uno strato devi raccogliere tutto il contesto e potresti trovare all'interno alcuni cocci molto più antichi. E' quello che accade quando nelle ristrutturazioni delle case di paese si utilizzano residui della demolizione. Può accadere ad esempio di trovare cocci romani nei mattoni di fango, oppure di trovare frammenti di ceramiche del 2200 a.C. (magari in superficie) negli strati del 1600 a.C.
Bisogna non prendere fischi per fiaschi e questo risultato si ottiene solo con un'indagine seria condotta con metodo scientifico.
Non conosco lo scavo al quale fai riferimento ma, onde evitare facili smentite, ti consiglio di verificare di persona se quei materiali che hai citato sono elementi singoli o (spero per la tua ipotesi) provengono da un contesto nel quale sono i più recenti!
Per ciò che riguarda il 1650 a.C. è addirittura ottimistico perché i materiali iniziano alla fine di Sa Turricula, pertanto...

maurizio ha detto...

Concordo con shardanaleo (rispetto il nickname che si dà in questo blog). Non credo che l'identità Nuragici = Shardana sia scientificamente comprovata, né per il momento accettabile da tutti, per quanto sia indubbiamente affascinante.
Concordo anche sul resto: la datazione dei nuraghi è per lo più solamente un accordo, un'ipotesi di consenso comune, ma non è ancora fissata ad una data certa. Il consenso è temporaneo e rappresenta probabilmente una sorta di tregua armata: tale data è - con ogni probabilità - destinata ad essere spostata indietro nel tempo, come già dichiara shardanaleo, portando anche un esempio: ve ne saranno presto altri.
Inoltre, il MITICO viaggio di Ulisse riconosce moltissime differenti (e talvolta anche autorevoli) topografie e descrizioni molto difformi l'una dall'altra. Non esiste altro racconto epico che sia stato studiato a fondo quanto quello omerico, ricercandone i luoghi ed i fatti. Tanto per fare un esempio: L'occhio del ciclope altro non è che il forame nasale di un elefante nano i cui resti erano frequente riscontro anche in strati superficiali del suolo. Lo scheletro di tutti i mammiferi si assomigliano molto: quello di un elefante senza zanne poteva sembrare quello di un uomo molto grande, con un occhio solo in mezzo alla fronte, dato che le fosse orbitarie dell'elefante sono molto laterali e piccole e pertanto possono passare inosservate. Ma molti preferiscono credere ancora - tutti i gusti son gusti - nei giganti.
Anche ammesso che la MITICA terra dei Feaci esistesse nella realtà, non è data ad oggi alcuna prova sicura - oltre naturalmente a congetture ottenute faticosamente, senz'altro degne di essere prese in considerazione ed interessanti da leggere - e scientifica della localizzazione sarda.
Colgo l'occasione per salutare il cortese amico shardanaleo, visto che - almeno per una volta - mi dichiaro d'accordo con lui.
Mi dispiace - infine - che la sostanza pacata e chiara del post sia stata facilmente dismessa con noncuranza (il che costituisce una tacita condanna del suo significato sostanziale) e si finisca come al solito con il parlare d'altro, andando fuori tema per seguire solo i propri argomenti d'interesse..

Pierluigi Montalbano ha detto...

@ Gigi

Sapessi quanto mi impegno per l'argomento scrittura...ma non riesco proprio ad essere rapido nell'apprendimento. Ho da qualche settimana intrapreso uno studio interessante sulla lingua che ha generato le varie correnti linguistiche del vicino oriente ma non voglio anticiparti nulla, spero che fra qualche tempo leggerai qualcosa a riguardo e ti accorgerai che la mancanza di miei interventi in questo settore deriva dalla mia ignoranza che...si va via via attenuando.

Nel percorso intrapreso ho, tuttavia, scoperto una fortissima presenza filistea nel Mediterraneo Occidentale e inizio a pensare che questi benedetti signori (con altro nome) fossero il nucleo centrale di tutti gli studi che riguardano l'antica civiltà che da occidente si spostò verso oriente alla fine del Neolitico portando quelle conoscenze (dalla lingua alla navigazione, dai commerci alle tecnologie) che nel giro di un millennio hanno fatto decollare le civiltà dei popoli che oggi io chiamo levantini.
Un popolo di mare che prima di essere Peleset fu minoico, e prima di minoico fu...lo saprai presto.

Giuseppe ha detto...

@ Maurizio
Hai proprio ragione: "Non esiste altro racconto epico che sia stato studiato a fondo quanto quello omerico".
Ma questo non significa che si deve rinunciare a nuove ricerche. Anzi, proprio l'esistenza di tante ipotesi permette di paragonarti e di escludere quelle più inconsistenti.
Ormai ci siamo: la Sardegna era l'Isola dei Miti greci e il sistema adottato per localizzare nella regione di Cagliari la visita di Odisseo ai Feaci è stato considerato "scientifico" da persone non sospette.
Non scartiamo a priori le novità, prendiamoci almeno la briga di valutarle dopo averle consultate.
un saluto
Giuseppe Mura

shardanaleo ha detto...

Saluto l'incontro con Maurizio. io credo che il nostro essere CORTESEMENTE DI PARERI DIVERSI può essere un esempio di come si possa tranquillamente discorrere con toni pacati e cortesi di tesi diverse e divergenti. Si arriva persino a CONVERGERE... Un saluto a te.
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X montalbano. pèersonalemente capisco la tua volgia di sgomitare e di cercare un posto nell'Agorà... l'abbiamo fatto tutti. Un poco di coerenza però non guasterebbe, perchè alla lunga si diventa poco credibili. Non puoi cambiare teoria a seconda del blog o della risposta che dai a uno o più bloggisti.
Se dici che i NURAGICI abitavano nei palazzi, devi continuare a sotenere questa cosa. SCRIPTA MANENT. Giustificarsi col fatto che i nuraghi erano i PALAZZI per i soli regnanti non regge manco col cemento armato. VENTIMILA nuraghi 20.000 azzerano tale giustificazione... basta che moltiplichi gli abitanti circostanti al "palazzo" PROPORZIONALMENTE, e salta fuori una popolazione di MILIONI DI ABITANTI. Senza omettere il fatto che definire palazzo il nuraghe è come minimo... azzardato.
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DATAZIONE: DUOS NURAGHES è stato datato da una equipe americana di due diverse università famose... non da studenti di archeologia di primo pelo. Ripeto, è piuttosto comico che tu non tenga d'acconto questa notizia, visto che nel forum dei popoli del mare ATTINGEVI a piene mani! (Non è un rimprovero, ma una constatazione). E comunque la notizia è di pubblico dominio da almeno quattro anni.
Il 1650 è data IMPOSTA da BABAI LILLIU con il suo esame della TRAVE di barumini... ma è una data destinata a essere superata (Duos nuraghes lo ha già fatto).
CORTESEMENTE et Kum Salude
leonardo

Pierluigi Montalbano ha detto...

Mi dispiace Leonardo, ma siamo alquanto lontani sia come metodologia di indagine che come risultati raggiunti. Non commento la voglia di sgomitare perché esula dal mio modo di essere e non entro neanche nel merito della tua personale osservazione perché essendo O.T. non merita risposta.
Ho scritto che i capi (solo loro, quindi al massimo un gruppo di 5/6 persone di corte e solo nei nuraghe con cinta muraria) vissuti fra il XVI e il X a.C. utilizzavano i nuraghe come centro di potere temporale e spirituale e celebravano i riti civili presso queste straordinarie strutture.
I numeri che menzioni sono frutto di tue idee, a mio avviso errate, ma non posso portarti dati scientifici per contraddirti e quindi lascio cadere il discorso.
20.000 Nuraghe non mi risultano. Ne hanno censiti circa 8.000, ma credo si possa verosimilmente arrivare a circa 10.000 ai quali possiamo aggiungere i circa 3000 villaggi nuragici. Ma anche questo è un discorso che non può avvicinare le nostre divergenti idee e ipotesi.
Sull'equipe americana di due università famosa non ti chiedo notizie perché mi è sufficiente l'indagine che fanno gli archeologi sardi e i contesti rilevati sono differenti da quelli di coloro che porti a comparazione. Qualora in Sardegna si trovi un CONTESTO che anticipa il XVII a.C. sarò pronto ad ascoltare, ma fino ad allora sono ipotesi che non hanno fondamento. Potresti dirmi cosa hanno scavato? Quando? Dove hanno pubblicato? O almeno se si tratta di contesti o singoli elementi?
Cortesemente ricambio i saluti.

shardanaleo ha detto...

"Potresti dirmi cosa hanno scavato? Quando? Dove hanno pubblicato? O almeno se si tratta di contesti o singoli elementi?
Cortesemente ricambio i saluti."
Notizia di pubblico dominio con ampio rislato nei quotidiani Sardi e italici. lo scao di DUOS NURAGHES (Borore) portò anche al ritrovamento dei famosi VINACCIOLI di KANNONAU del 1600 a.C. Cosa che fece affermare che i Sardi conoscevano questo vino attribuito agli spagnoli, già 3000 anni prima che gli stessia rivassero in Sardinia.
non credo che queste date siano nenche degne di essere discusse qui. basterebbe un KLIK su un qualsiasi motore di ricerca per trovarle... e tu in questo sei molto BRAVO.
Kum Salude

Pierluigi Montalbano ha detto...

Notizia di pubblico dominio con ampio risalto nei quotidiani Sardi e italici?
E vorresti convincermi in questo modo?

Anziché cercare di convincere me dovresti proporre questi risultati delle università famose americane alla comunità scientifica e sentire cosa ti rispondono. Fatto ciò dovresti annotare le osservazioni, leggerle con calma e infine tirare le conclusioni.
Se ancora fossi convinto di ciò che pensi...allora mi arrender