martedì 2 marzo 2010

Blasco Ferrer: il sardo non è indoeuropeo, anzi un po' sì

di Alberto Areddu

E' da poco uscito per i tipi della CUEC un agile, ma denso volumetto, Storia della lingua sarda. Dal paleosardo alla musica rap, 13 €, ad opera di Eduardo Blasco Ferrer (noto studioso ed accademico catalano, trapiantato in Sardegna) e di Giorgia Ingrassia. Il libro, come dicono gli autori, è un remake dell'omonimo saggio giovanile del 1984, apparso due anni prima di quello che io considero il migliore dei saggi di Blasco, La lingua sarda contemporanea. Orbene in questo che nelle intenzioni e nel formato dovrebbe esser un saggio divulgativo, come talora accade, pur non dovendo, gli autori propongono come fatti acquisiti, cose che in realtà non sono affatto passate in giudicato e in alcuni casi riflettono una discussione tuttora in fieri, come si può percepire anche dalla lettura di alcuni interventi su questo blog.
Così gli autori affermano: "nonostante lo sforzo di pochi fanatici, non praevalebunt portae inferi: l'inferno è, ovviamente, la LSC", che giunge in cauda, dopo una lunga reprimenda di una quindicina di pagine (inopinata in un saggio che dovrebbe essere cool e divulgativo) contro la "malfamata" Lingua Sarda Comune, che è quell'elaborazione, in parte artificiale, a cui (ricordiamolo) lo stesso Blasco Ferrer ai primordi pose mano, vedendosi poi scalzato dalla triade: Corraine, Corongiu, Bolognesi. Le osservazioni linguistiche mosse, appaiono giuste: la compresenza di elementi morfologici incompatibili (presente logudorese di conserva coll'imperfetto campidanese), creazione di forme inusitate (es. gente), filo-logudoresimo marcato, la scelta di elementi onomasiologi assurdi nel calderone degli items dialettometrici ecc.

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Caro Areddu, grazie, intanto di aver citato il mio romanzo il LSC. Già io sono uno di quei " pochi fanatici" che, nella concezione guerresca che il Blasco Ferrer ha della lingua sarda, non prevarranno. Non entro, va da sé, nelle discussioni linguistiche che pure mi appassionano, visto che con il sardo ci lavoro. Ho, però, della linguistica alla Blasco l'idea che di un perito settore avrebbe chi pensa di avere davanti a sé molti anni ancora da vivere. Il problema è di natura politica, come mi pare anche lei abbia individuato: si vogliono predisporre o no strumenti perché la lingua viva, si sviluppi, diventi coufficiale e normale o la si deve mettere sul tavolo di marmo del perito settore? La Limba sarda comuna (comuna o non cumone così come magasinu e non gamasinu, per intenderci) è uno strumento che ci avvicina a una scrittura normale, la lingua sezionata da Blasco Ferrer fa la gioia di chi, chi sa poi perché?, non vede l'ora di consegnarla al becchino. [zfp]

36 commenti:

Roberto Bolognesi ha detto...

Che dire?
Emu a depi ligi su chi at scritu Blasco.
Is chistionis de entomologia (o fiat etimologia?) non mi interessant: in custu campu donnia macu tenet su deretu de nai sa sua.
E candu biu ca ddoi est genti chi arrenescit a cumprendi cali strutura teníat sa gramatica de su sardu in su 2000 A.C. castiendi a is nominis de is logus (toponimi), deu m'arretiru subitu: tengu talentus medas, ma custu talentu non ddu tengu!
A mei in s'universidadi de Amsterdam m'ant imparau ca su chi naras tenit balori scientificu sceti chi ddu podis verificai.
Ma-e ddu scieus totus-in Olanda funt arretraus e sa machina de su tempus ancora non dda tenus.
Duncas, po immoi mi scitu e lassu su fueddu a is grandus espertus de fantalinguistica.

illiricheddu ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
illiricheddu ha detto...

O Bolognesi,

derettu proitte no ischis (o no tin'affuttit nudda de su Nuraghesu) tinde dias cagliare o nessi no impittare sa peraula: "fantalinguistica", ca nende gai ses ponzende in tribulia nointames a mie (chi no mi la leo) e a Blasco, ma a Pittau chi una vida intrea b'at tribagliadu a chircare dae ue 'nde semus pioppidos. No tinde paret?

Roberto Bolognesi ha detto...

Illichirì, Illichirò
io il tuo nome non lo so!
Tu invece il mio lo sai,
Illichirì, Illichirai!
Illichirì, Illichirudda,
non cumprendes una cibudda,
non cumprendes unu azu
de linguistica o de limbazu
Illichiritzu, Illichiratzu
Illichireddu est numene fratzu.

illiricheddu ha detto...

L'alto livello intellettuale dei nostri intellettuali nei Paesi Bassi (veramente bassi bassi, direi)!!!

a.areddu

Roberto Bolognesi ha detto...

In italiano per quei pochi che potrebbero non aver capito: siamo seri, ma se uno non ha il coraggio di usare il proprio nome nemmeno su una questione così innocua, cosa puoi rispondergli?

Roberto Bolognesi ha detto...

Il signor Arello (in sardu Arello) non si smentisce mai!
O Are', mi sei mancato!

illiricheddu ha detto...

Guarda che sei l'unico (poco acuto, ahite) che non aveva capito che uno che assume il nick di "illiricheddu" non può esser altri che me. Comunque se io "no cumprendo azu e chibudda" ci sono altri che comprendono meglio di me.

Roberto Bolognesi ha detto...

non essere così modesto!

Guarda cosa ho trovato su Wikipedia:


[2] Io sono il Signore, tuo Dio,

[3] non avrai altri Illireddos all'infuori di me.

O Are´, si può verificare se la LSC coincide per il 90% con il sardo di Abbasanta?
Si, e allora perché non lo fai invece di dire fesserie?
O Aré, si può - sulla base di una serie di toponimi - verificare se il sardo prelatino era una lingua agglutinante?
No! Ne-mancu si ti spacas!
Bisognerebbe intervistare dei parlanti bilingui di sardo prelatino e un´altra lingua conosciuta per sapere almeno un po´ dell´organizzazione della grammatica sarda prelatina.
La seduta spiritica la organizzi tu?

illiricheddu ha detto...

Forza Abbasanta allora!(ne abbiamo veramente bisogno in questa Italia senza più santi nè culti)

zuannefrantziscu ha detto...

da Mario Carboni
Mi trovo in difficoltà ad entrare in quella discussione. A volte mi sembra di leggere testi scritti in una gabbia di matti.
Forse sono ammattito io nel credere necessaria una politica linguistica. Probabilmente si dovrebbe fare opera di divulgazione su cosa sia una lingua normale e normalizzata.
Ma credo che potremmo parlare di pere e ci risponderebbero con mele, carote, uva e nel peggiore dei casi tirandoci i pomodori dell'italianizzazione con le u finali.

Roberto Bolognesi ha detto...

Non si possono mischiare questioni di pianificazione linguistica (e le analisi perfettamente verificabili che ne sono state fatte) e di preistoria della lingua sarda (basata su interpretazioni non verificabili) e poi pretendere di essere presi sul serio.
Le due cose sono incompatibili sia nel metodo che nella sostanza.
Anche ammettendo che il sardo prelatino sia stato una lingua agglutinante (con una grammatica analoga a quella del turco, per intenderci), cosa significarebbe questo per la normalizzazione del sardo attuale?
Niente, assolutamente niente!
Allora, i casi sono due: o si sta volutamente cercando di creare confusione; o si sta cercando un palcoscenico per parlare di fantalinguistica.
In entrambi i casi, io la butto a ridere.
Tutto lì.

Davide Corda ha detto...

Più che sulle fantischerie necrofile del signor Areddu (che sembra dare maggior importanza a una lingua morta da tempo pittosto che a una ancora viva, per quanto agoinizzante) mi concentrerei su quanto riportato dallo stesso a proposito del retro-Blasco-pensiero:

"Le osservazioni linguistiche mosse, appaiono giuste: la compresenza di elementi morfologici incompatibili
(presente logudorese di conserva coll'imperfetto campidanese), creazione di forme inusitate (es. gente), filo-logudoresimo marcato"

Dato che il signor Areddu partecipa alla discussione e ritiene "giuste" le osservazioni linguistiche del nostro amico catalano ne approfitto per porgergli qualche domanda:

1) Cos'è il "Presente logudorese di conserva"? Finora conoscevo solo la "Passata rustica campidanese al ketchup", se sa a quale ristorante posso rivolgermi per degustare questo piatto tipico non esiti a comunicarmelo.

2) Ammesso e non concesso che esistano un "presente logudorese" ed un "imperfetto campidanese" sulla base di cosa Lei ritiene giusta l' osservazione secondo la quale la loro coesistenza sarebbe incompatibile? Forse può essere la sua opinione o quella di Blasco, ma io ad esempio non la penso così. Spetta a lei o al suo mentore l' onere di stabilire una ratio che renda questa affermazione valida. Se la conosce non esiti a comunicarmela, sono tutto orecchi.

3) Sulla base di cosa ritiene che la forma "gente" sia inusitata? E' una forma tuttora presente nella lingua sarda, è forse vietato il suo utilizzo perchè alla combriccola del Blasco non piace?
Faccio presente, comunque, che io leggo "zente" quanto vedo scritto "gente", a meno che non si tratti della stessa parola scritta in lingua italiana.

4) Riguardo al filo-logudoresismo marcato: la LSC è effettivamente più vicina ai dialetti logudoresi che non a quelli campidanesi. Lei saprebbe proporre una soluzione che non possa essere accusata nè di "filo-logudoresismo" nè di "filo-campidanesismo"?
Se la dovesse avere ha fin da ora tutta la mia stima: quando si vede perennemente una realtà unica in modo sdoppiato è piuttosto complicato trovare un punto di equilibrio: succede anche a me quando sono ubriaco.

La ringrazio anticipatamente sia per l' attenzione riservatami sia per le risposte che vorrà darmi.

riccardo ha detto...

credo che la coesistenza incompatibile sia riferibile alla prima pers. plurale es.: nosatrus seus (presente camp.) nosatrus semus (imperf. camp.), ma semus in log. è presente! la distanza della lsc alle varietà campidanesi maggiormente diffuse è evidente, personalmente non condivido la scelta politica della lsc poichè tra l'altro non tiene conto della letteratura storica in lingua sarda, un doppio standard è una scelta più rispettosa delle varietà del sardo ed in continuazione con la storia della lingua.
detto ciò non capisco perchè si critichi A. Areddu e i suoi studi di toponomastica. nel libro di ferrer ho letto delle sue affermazioni su toponimi come ilune come dati certi,ma dubito che si possano avere delle certezze in quel campo........

Roberto Bolognesi ha detto...

Voglio leggere il libro di Blasco prima di parlarne.
Non perché non creda che Areddu non dica la verità, ma perché le cose che riporta Areddu sono talmente gravi che non le si possono criticare se non prendendo visione del tutto personalmente.
Sono un fanatico o no?
Della metodologia scientifica, appunto...
Se qualcuno fosse così gentile dal volermelo spedire in formato elettronico, prometto di ricompensarlo nel modo che si può aspettare da me.

Mauro peppino ha detto...

Salve a tutti,
premesso che la dedica del mio ultimo libro l'ho scritta nella cosiddetta LSC,
premesso che non sono daccordo nell'operazione di alchimia linguistica che si sta facendo,
premesso che: meglio quella che niente!
vi segnalo che sarebbe stato meglio, infinatamente meglio, adottare la lingua con cui fu redatto il codice di arborea.
Che lo vogliamo o no l'adozione di un codice linguistico unitario (per un popolo che si sente nazione, che ambisce, almeno in parte a diventare stato), rappresenta un fatto politico.

La politica avrebbe dovuto invitare i sardi a conservare paese per paese il proprio dialetto, dare la possibilità ad ognuno di esprimersi col proprio. Mentre i documenti regionali in uscita li si dovrebbe redarre con la lingua della carta de logu.
Sarebbe stato meglio sia politicamente che culturalmente.
cordialmente.

comunque sia meglio LSC che niente!


Mauro Peppino Zedda

riccardo ha detto...

la lsc non è l'unica strada,esistono altre proposte a mio avviso più valide come il doppio standard. personalmente l'idea di una nazione = una lingua non mi è mai piaciuta, è frutto della nazionalizzazione alla francese poi seguita da quella italiana.....

francu pilloni ha detto...

Mauro Peppino,
ancora una volta sono d'accordo con te quando dici: meglio poco (la LSC), che niente.
Il fatto sta che sull'altro piatto della bilancia non c'è il "niente", ma mille anni di lingua sarda che si è materializzata in documenti di tutti i tipi, pur differenziandosi nell'evoluzione, in quanto c'è chi è andato avanti, chi è rimasto indietro.
Tu hai scritto la dedica in LSC?
Scusa, ma la LSC non è solamente uno stardard in uscita per l'amministrazione regionale?
Così dicono sempre, lo ripetono, quasi se ne convincono essi stessi, ma poi pretendono che anche "i pizzinni" si scrivano in LSC.
Ci hanno riempito la testa di frasi fatte come "uno stato, una lingua", senza badare che in Europa le democrazie di antica data hanno più lingue dentro i confini dello stato (ci hai pensato? prova a contarle); ci hanno consigliato di guardare alla Catalogna, che aveva il nostro stesso problema, anche da chi ora (e chissà mai perché!) è per un doppio standard: già il fatto di rivolgermi per civilizzarmi a chi ha fatto sparire l'autonomia politica della Sardegna a suon di spedizioni militari, come dire?, mi fa girare un pochetto, ma mica poco poco; poi cosa scopri? Scopri che il motore di ricerca che uso "Margiani de fogu", se voglio, mi fa caricare tutti i vocabolari del mondo per avere anche una correzione ortografica nelle più svariate parlate: non c'è il sardo, ma lo swaili sì; ci sono soprattutto due vocabolari di catalano. Non ci credi? due vocabolari di catalano, quello di Barcellona e quello di Siviglia!
C'è gente che non è prete, ma viene a cantar messa da noi!
E sai cosa dicono di chi, come me e tanti altri, chiede il rispetto della lingua, della tradizione, della letteratura sarda?
Che siamo contro il sardo.
Lo capisci? Io sarei contro il sardo, quando lo parlo prima che Wagner venisse in Sardegna, lo scrivo come ho imparato a farlo leggendo, studiando i testi scritti del campidanese, poesia e prosa, catechismi, decreti regi e consultando i vocabolari, in primis quello del canonico Porru. E leggo, e capisco, anche il logudorese ed apprezzo sommamente il poeta isilese che scrisse in quella lingua.
Quando uscì la LSU, uno di quelli che cambia opinione a seconda del colore della Giunta regionale, mi (ci) chiamò "Canis de strergiu", perché eravamo contro.
Peppino, hai mai visto un cane che abbaia contro il suo padrone?
Questi dalla storia non hanno imparato nulla, salvo i metodi di demonizzazione dell'avversario.
Poi, ora, mi capita di trovarmene a fianco qualcuno, io sempre contro, loro non so bene contro o a favore di che.
Siccome io non sono mai stato democristiano, non riesco a turarmi il naso e andare avanti.
Mi capisci?
Almeno umanamente, mi capisci?

Roberto Bolognesi ha detto...

Riprendo l'idea di Mario Carboni sulla necessità di fare divulgazione.
Una cosa che mi sembra assolutamente necessaria è una giornata di confronto tra favorevoli e contrari all'unificazione (in forme diverse) del sardo.
Se adeguatamente pubblicizzata, potrebbe essere un momento decisivo per far circolare un'informazione corretta sulla questione.
Infatti, il problema maggiore è ancora quello dell'assenza di informazioni corrette sulle varie proposte di unificazione.
Circolano quasi soltanto le vulgate fatte da giornalisti in malafede e dai linguisti (in malafede) che hanno accesso ai mezzi di comunicazione in malafede.
Lo so che i nemici dell'unificazione si sottraggono al dibattito: chiaro!
Ma lo stesso, bisognerebbe trovare il modo di arrivare a un confronto pubblico.
Gli ultimi interventi testimoniano ancora una volta il fatto che chi partecipa al dibattito, lo fa ripartendo da zero, senza tenere conto di tutto quello che è stato detto e fatto in questi anni.
Io francamente non ho più la pazienza di farlo.
L'ho fatto in ottobre per l'ultima volta sul sito dell'iRS e mi basta per un paio d'anni.

Roberto Bolognesi ha detto...

Francu, sighis a mi fai spantai!
Standard dopiu de su Catalanu?
Berus, po distinghi duas entitadis politicas: Catalunya e Sevilla.
Est cussu chi bolis?
Nara-ddu craru insaras.
Non ammesturis tui puru linguistica e politica, narendi ca ses fueddendi de linguistica sceti.
Deu apu sempri nau craru ca sa proposta mia de aunai sa grafia de su sardu est una proposta politica.
Sa MANERA de arribbai a custu grafia comuna, benit de sa linguistica.
Duncas chi boleus discuti, tocat a pratziri sa parti politica de sa discussioni de sa parti tecnica.
A propositu: in Catalunya tenit una grafia uficiali e duas pronuncias uficialis.
Mai intendiu dd'as ca calincunu proponit custu po su sardu puru?

Mauro peppino ha detto...

Caru Francu,
non creu chi siat prus tempus de abbarrai troppu a sceberai, sceberendi sceberendi si moreus caghendi!
Oramai seusu s'urtima generatzioni ki in maggioranza fueddhara in sardu, finzaz chi inveci del nai cracida narada secchiu e sedia po cadira!
Kusta alchimia de LSC iada a toccai a dai fai partiri, poi eusu ( o anta) a pensai a da curreggiri, ma immoi fotza paris po da fai partiri.
Kini finzas a immoi adi poetau in Lugudoresu, campidanesu, gadduresu, ada a sighiri a poetari cummenti dis paridi e praxidi.

scusaiimia ma deu in sardu non scriu, e de vocabollariu in manu pigu sceti cussu de inglesu.

salludi e trigu

Mauro

zuannefrantziscu ha detto...

dal prof Massimo Pittau

Caro Bolognesi, se fosse vero che "scienza" è soltanto quella che riesce a "verificare" le sue affermazioni, allora tutti - dico tutti - gli studiosi di scienze storiche dovremmo chiudere i battenti: storici propriamente detti, archeologi, glottologi, epigrafisti, storici delle religioni, etnologi, ecc. Infatti nessuno di essi può "verificare" che Leonida ha fermato i Persiani alle Termopoli, che Alessanrdo Magno è arrivato fino in India, Giulio Cesare ha passato il Rubicone, il sardo - non cartaginese - Ampsicora è stato sconfitto dai Romani nel 215 a.C., Carlo Magno ha fondato il Sacro Romano Impero nell'800 d.C., ecc.; che il latino e il greco sono lingue indoeuropee; che Roma ha lasciato la sua lingua in Sardegna e così pure i Catalani e gli Spagnoli, mentre pochissimo hanno lsciato i Bizantini; che in Sardegna esistono vocaboli e toponimi che risalgono alla lingua dei Nuragici, ecc. ecc.
Io mi ero già accorto che tu non ti sei mai interessato della lingua sarda dal punto vista storico, cioè dal punto di vista della glottologia (= linguistica storica), ma devi avere rispetto per quei glottologi che invece se ne interessano e non parlare della loro "fantalinguistica". Io escludo che nell'Università olandese ti abbiano insegnato anche questo. Insomma, non vantarti di quello che in realtà potrebbe essere un tuo handicap.- Ti saluto

Roberto Bolognesi ha detto...

Caro Massimo, di cosa stai parlando?
Di vocaboli prelatini nel sardo?
E chi li ha mai messi in discussione?
Quando parlo di fantalinguistica mi riferisco alla pretesa di riuscire a stabilire quale fosse il tipo di grammatica del sardo prelatino a partire da una serie di toponimi.
Insomma, con tutto il rispetto, hai preso fischi per fiaschi.

zuannefrantziscu ha detto...

So de acordu eo puru, cun Mario Carboni e Roberto Bolognesi, chi est pretzisa un'òbera de informatzione chi bastet duos obietivos: fàghere connòschere it'est a sas beras sa Lsc e fàghere un'acaramentu intre sos chi sunt pro un'istandard e sos chi nono. Beru est chi sa Lsc est in su giassu de sa regione e chi a chie cheret podet averguare it'est, foras de sa “vulgata” chi, comente totu sas vulgatas, in s'istòria, in sa polìtica linguìstica, in s'arte, in sa literadura, etc, torrant contu petzi a chie tenet su podere de las pesare e ispartinare. Ma custa no est divulgatzione, est una butega abitada petzi dae chie est giai interessadu.
Depiat èssere obligu de sa Regione de divulgare. No l'at fatu e capitant gasi sos burdellos chi connoschimus, a ue rughent sos chi faeddant de duos istandard. Bae e chirca pro ite duos e non bator, chimbe... Francu Pilloni, pro nàrrere, faeddat de istandard campidanesu, ma cando su Provìntzia de Casteddu at bogadu cudda ispètzia de proposta sena contu nen capu, est istadu su primu, in custu blog, a si lastimare ca su marmiddesu mancu bi fiat carculadu. Como narat chi sa Lsc no est una norma amministrativa ca b'at a chie l'impreat finas in àmbitos diferentes dae s'amministratzione.
Custu ite cheret nàrrere, chi eo so brivu de impreare sas normas de sa Lsc pro iscrìere unu romanzu e chi so in obrigu de impreare su “logudoresu” o su “campidanesu”? Sa confusione suta de su chelu est manna ma sa situatzione no est bella meda. Tocat a beru chi sa vulgata siat ghetada a su muntonàrgiu e chi si peset sa chistione istandard eja/istandard nono. Ca totu in cue est su mermeddu.

francu pilloni ha detto...

Caru Robertu,
no sciu si m'indi prexai o mi preoccupai candu ti fazzu spantu.
Fazzaus mesu e mesu, po tirai ainnantis.
Deu mi seu spantau poita s'heis prenu sa conca (t'inci pongiu in mesu) ca in Catalunia hiant fattu unu standard vetti de su catalanu e pustis m'agatu cun duus vocabolarius de catalanu.
Innui est chi sballiu e no cumprendu?
Tui immoi mi naras ca sa grafia est unica po su catalanu, mancai sa pronunzia siat differenziada: o Robertu, in su vocabolariu is fueddus funti scrittus, no cantaus!
Mi pregontas o m'accusas de essi po su doppiu standard?
Robertu, no m'ammasturisti cun nemus, ddu cumprendis de su chi hapu scrittu hoi, ariseu, duus mesis fait, candu, chene mancu ddu connosci, hiat nau in su blog chi deu mi risparmià sa fatiga de ddu liggi su libru de Blasco.
Ita pensu? ddu depu torrai a nai?
Ddu nau: hia a bolli chi sa lingua sarda bengiat maniggiada cun is guantus. Sa lingua sarda chi teneus, intendu nai.
Is linguistas, in logu de dda studiai sa lingua chi heus connotu, dd'hanti carbussada, appetigada, crastada, assogada comente unu unu porcu prontu a ddu pungi.
No si parrit s'ora chi custu porcu dd'heis mususcau e praziu.
Custu est su chi pensu; custu hiat a bolli biri: prus rispettu po sa lingua sarda. Sa chi teneus.
Est politiga linguistica custa puru? No ddu sciu. Deu no seu politigu. Seu vetti unu chi est una vida chistionendu in sardu, chi hat studiau po ddu podi scriri chene ddu struppiai meda, a sa manera de su connotu.

Caru Mauro Peppinu,
bolis fai partiri sa LSC?
E no est partida, forzis?
Anzis, cun tui brullu, calincunu est narendu ch'est partida de abberu, siat de conca e siat in cantu est aici attesu, attesu de sa genti, chi no si bit mancu prus su fumu de sa coa.
Po dda intendi, s'hat a toccai a fai una seduta spiritica.
Indi conoscis spiridaus?

Roberto Bolognesi ha detto...

O Francu, non ddoi est nudda de si preocupai e non ti ghetu a nisciunu muntoni: mancai de atesu, si connoscieus de annus e ge ddu sciu ca tui ses po contu tuu.
Sigu a non cumprendi su chi naras de su sardu e de is linguistas e sigu a non cumprendi comenti mai tui ammesturis lingua fueddada e lingua scrita, lingua privada e lingua pubblica, lingua de sa poesia e lingua amministrativa.
Non cumprendu cali iat essi su probblema a scriri a bortas in una grafia comuna, e atrtas in un'atra grafia (comenti fatzu immoi): tanti tui non sighis ni-mancu sa grafia "campidanesa" comuna (po su pagu chi esistit) e fais totu a conca tua.
Insomma, cali iat essi su probblema chi Francu Pilloni sighit a scriri poesias e contus a manera de issu e totu?
Po mei su probblema non iat a esisti, basciu chi Francu Pilloni bollat imponni a mei puru de scriri: "hiat" e non "iat".
Poita ti intendis minetau de unu curretori ortograficu chi sighit sa LSC?
Deu mi intendu prus minetau de su fatu ca custu curretori ancora non esistit!
O Francu, fai-ti su curretori cosa tua! Cali est su probblema?
Insomma, mi parit ca sigheus a non si cumprendi, ma pagu mali: il mondo è bello perché è vario!

francu pilloni ha detto...

ZFP,
candu fui scriendu po Robertu Bolognesi, tui fusti scriendu aturu.
Mi praxit su chi naras, ma est vetti una mesu beridadi, mancai siat nada beni.
Scis a chini praxit sa LSC?
A chini hat pricurau un'inqueddu de pani. E mancu a totus puru.
Ita differenzia passat intre sa LSU e sa LSC?
Politigamenti, nudda. Si ddas hanti ghettadas asuba comente su bastu a su molenti: bai e citi.
Deu no ti proibu de scriri comenti bolis, ma tui ses seguru chi deu tengia is matessis opportunidadis de finanziamentu si no scriu in LSC su romanzu miu?
Tui ddu cumprendis ca no podis bentulai a bentesoli si has giai cumenzau a bentulai a bentuestu?
Abettaus donniunu su bentu suu?
Tui mi naras chi deu seu stetiu su primu a murrungiai po su campidanesu de sa Provincia de Casteddu. Est berus, poita est unu mazzamurru, coxinau de chini pagu indi mazziat de sardu, campidanesu o no. E pustis, comenti si fait a inditai su lessicu puru?
Pensa si po s'italianu s'essit fatta sa simplificazioni portendu su lessicu de 120 milla lemmas a deximilla. Certu chi si podit nai pratigamenti totu, ma ita poberesa!
E fattu de chini?
De chini cunfundit, po nai, propriu (proprio) cun propiu (piovuto) e ateras cosas avatu.
Est un'operazioni fatta cun democrazia bera: in su Cunsillu provinciali nemus indi sciat nudda; sa "normalizzazioni" calada asube is palas de chini fueddat e scrit in sardu, a discapitu insoru.
Una cosa e serru: si pozzu pediri unu prexeri a tui e a Mariu Carboni?
Candu si fueddat de lingua sarda, podeis imperai un'aturu fueddu chi no siat "normalizzare"?
Mi benit a conca vetti sa normalizzazioni sovietica in Ungheria e in Ceccoslovacchia.
No est unu fueddu bellu, po sa lingua. Mancu pagu pagu.
Grazia.

Roberto Bolognesi ha detto...

O Francu, torru a nai ca non ti cumprendu.
Tui ofendis a is chi funt a favori de sa LSC ("A chini hat pricurau un'inqueddu de pani.") e non nci fais figura bella.
Mi parit dificili ca tui non scipiast comenti funt andadas is cosas, ca deu dd'apu contau medas bortas: e est totu protocollau, mi!
Su chi naras mi prenit de tristura.
Nanni Falconi iat a nai: "Bae in bonora!" e cussa est sa cosa peus chi Nanni potza nai.
Deu ti nau: arrangia-ti!
Mi paris un'omini solu e tristu chi bolit abarrai solu e tristu.

francu pilloni ha detto...

O Robertu,
no m'indi lassas leai conca nudda de sa chistioni?
Poita mi naras ca cunfundu lingua scritta cun lingua fueddada?
Poita tui (nau tui aici no circu a nisciun'ateru) no sighis a scriri comenti su sardu dd'hanti scrittu finzas a trinta-corant'annus a hoi?
No fut codificau beni, forzis?
A mimi andant beni is regulas ortograficas ch'hiat postu s'inventori de su premiu Ozieri. Ddas heus pigadas paris paris po su premiu Campidanu.
Pustis funti benius is "amigus" de su sardu, ghettendu K, Y, C cun sa cadiredda, e scis de chini seu chistionendu. Pustis sa cummissioni de Bebetu chi, intre ses mesis, depiat proponi una forma vetti a donnia sonu de su sardu. A beni biri, is difficultadis fuant totus in su sonu de sa cixa campidanesa (X), sonu rendiu cun sa J in logudoresu.
Sa propriu littera J beniat imperada e liggia cun su sonu de GI (Janas= GIanas; Jara= GIara) o mancai comente I. Comente nai, una spezia de bagassa, andat cun chini ddi pedit cosa.
Ita hiat fattu sa cummissioni?
Sa J dd'hiat lassada ad libitum, ma ind'hiat segau sa conca a sa X e a sa Q, obblighendu a mudai nominis e sangunaus, nominis de biddas, de sartus, e aici de sighida.
Hiant nau ch'hiant "normalizzau" s'ortografia. Est beru, hiant fattu unu sciaccu mannu de su campidanesu.
Ma..., ma teneus su TZ, custu puru ad libitum, a bortas chi, calincunu strangiu o su fillu scemu de no sciu e chini, no pozzat liggi Zuddas o Zedda a sa spanniola, cun sa S surbiada comente suidu de pibera.
Totu su connotu dd'heis postu a fundu in susu e mi pregontas poita murrungiu?
Sa H chi deu pongiu anante su verbu HAI, est unu latinismu, forzis, scrittu po seculus e seculus. Aici comenti in italianu, candu serbit. Ma si tui scris "fossi", scris fessi o essi?
Deu scriu essi. E candu scriu "avessi" scriu hessi.
Ma tui has tentu a notu cantus ponint s'ausiliariu hai a su postu de essi o su contrariu puru?
Su problema est ca sa lingua bisongiat a dda rispettai. E po dda rispettai bisongiat a dda connosci. E po dda connosci, bisongiat a dda studiai. Mellus si est in scola, a su paris de s'italianu.
No biu moris chi seghint in curzu; no serbit a scuccurai totu cun unu cartepillar.
Totu s'aturu, is fueddus chi si nant, benint de de s'interessu, de su chi seus interessaus a nai, pensendu a su chi si podit beni in busciacca.
Hiat a essi nascia sa LSC chene Soru ch'hiat esautorau sa cummissioni e hiat segau in curzu chene riguardu po nemus?
Chene riguardu, asubetotu, po sa lingua sarda.
Deu no depu binci nudda, ne sa tappa, ne su giru. Su chi mi timu est chi siat sa lingua nosta a perdi. E sa cosa no mi fait prexeri. Mancu pagu pagu. Mancu si cras unu m'hat a podi nai: arraxoni teniasta!
Est una tristesa, custa "cuntierra pro sa limba", po ddu nai comente Cicitu Masala.

francu pilloni ha detto...

Robertu, no accudu a ti torrai fueddu chi m'has scrittu un'atera borta.
A mimi praxint is amigus, mi ddus circu e no m'importat chi dda penzint comente mei. Anzis.
Sciu abarrai solu, sa cosa no mi pesat. Po su chi podit nai nanni falconi (dd'has bogau a pillu tui), scis ita m'indi frigat?
Una cosa hapu imparau: sa beridadi no si fait cun is maioranzas, sa democrazia e is guevernus sì.
Po cussu teneus su guvernu chi teneus, leggitimu e democraticu. Po cussu no sunfru si seu in minoranzia. E mancu si abarru a solu.
E no mi pongiasta in bucca su chi no hapu nau e su chi no pensu, asuba de chini hiat agatau unu traballu cun sa LSC. Forzis chi podiant essi lierus comente mimi, chi no pedu nudda a nemus?

Hello Bitty ha detto...

Magari avete scordato:
http://gianfrancopintore.blogspot.com/2008/07/
si-non-proghet-in-sa-mea-nessi-non.html
Ciao ciao

francu pilloni ha detto...

Caro Roberto Bolognesi,
alla fine abbiamo lasciato da parte le blascate basche e abbiamo parlato di noi.
Anzi tu hai parlato di me, stigmatizzando la mia propensione alla solitudine che, anche se fosse vera, per il momento non è reato. Non è neppure una colpa, ma un modo di essere. Certo avrai letto qualcosa sulla solitudine dei numeri primi e sono sicuro che non mi farai una colpa se neanche io mi lascio scomporre per 2, per 3, per 5, per 7, e così seguendo, ma non molto, perché in ogni caso sono al massimo un numero a due cifre. Uno alla mano, per intenderci, alla portata di tutti.
Poi, se vuoi leggere i fenomeni sociali sotto un profilo anche vagamente geometrico, non ti sfuggirà che se la realtà sociale è un poligono, la base e i lati sono costituiti da innumerevoli punti, mentre i vertici, questi sì e in modo esclusivo, sono formati da un unico punto solitario.
Mi vuoi accusare di essere un vertice?
Fallo, ma avrai imparato anche tu dai telefilm che “ogni parola che dici, può essere usata contro di te”.
Tu, bonariamente s’intende e con una locuzione presa a prestito da un tuo amico, mi hai mandato a quel paese quando io voglio stare qui dove sono; sei tu che sei andato in un paese altro, senza che io ti ci abbia mandato.
Ti va di ragionare pacatamente su qualcosa che è mio e tuo, ma anche di tanti altri che ci stanno intorno?
Certo che sì: allora, ammesso, e anche non concesso com’era nella dialettica di Totò, che io sia un intellettuale minimo rurale, di quelli cresciuti tra gli asparagi; ammesso, e abbondantemente concesso, che tu sei un intellettuale industriale di spessore, acclimatato in brumose università estere, e che, come un tordo memore del gusto delle bacche di mirto e del corbezzolo nostrani, va e viene come gli aggrada; ecco, se il nostro paese fosse la Repubblica di Platone, o qualcosa che anche lontanamente gli somigliasse, io, filosofo di campagna, e tu, filosofo di città ecc. ecc., non avremmo altro di che parlare che della mia inveterata propensione alla tristezza?
(continua)

francu pilloni ha detto...

(continua)

Siccome siamo nella repubblica dei Berlusconi e dei Dalema, agli intellettuali è concesso solamente di calare il sipario sui retroscena del potere.
Io vorrei continuare a ragionare sull’argomento, ma siccome sono rurale e non m’intendo di macchine teatrali, vorrei paragonare gli intellettuali alle cortecce degli alberi, perché esse nascondono e proteggono il tronco del potere e tutte le sue numerose ramificazioni.
Se il paragone è accessibile oltre che sostenibile, io che sono grigio e di poco spessore, al massimo potrei diventare la corteccia di un bagolaro (spaccasassi, Celtis australis, sugraxa in sardo), quell’albero che dà, come frutto, delle palline grigie, scure e opache, a cui fanno caso solo qualche pettirosso-chiriu, e qualche cincia bigia- conchimoru (non cinciallegra, non è nella mia indole). Una corteccia intrattabile, che tinge le dita di giallo, che ad una unghiata solamente si ferisce e ne porta il ricordo per anni.
E tu? Beh, col tuo spessore non potresti essere che la corteccia della quercia da sughero (quercus suber, suergiu in sardo), robusta, tenace, efficace. E guarda che non faccio facile ironia accennando alle miracolose proprietà di stare a galla in ogni circostanza, ma plaudo alla decisione, alla caparbia alla instancabilità che pone nell’assolvere al ruolo di proteggere il tronco, fosse anche in presenza di un incendio. I frutti, poi, non sono quelli che ingrassano maiali e cinghiali, attirano cervi, mufloni, pecore e capre di ogni genere (anche in senso traslato)?
Tutta qui sta la differenza, con un semplice ma, che non manca mai in una storia da bere.
Quando la corteccia della sughera si sente proprio al massimo, quel ma arriva sottoforma di rurale con accetta il quale, con pochi colpi ben assestati, trancia la scorza e la tira via a forza, mettendola ad asciugare al sole.
Solo allora la poverina si accorge che il tronco aveva allevato altre scorze più nuove che non sapranno, se non dopo sette anni, che pure esse seguiranno il medesimo destino.
Ma non è tutto. Quando la corteccia del bagolaro sarà seccaa, nessuno si darà la pena di raccoglierla: troppo scarsa anche per il fuoco, no le resta che marcire e diventare concime. Ma al sughero no, perché i migliori diventeranno tappi, orpelli indispensabili per conservare i vini più nobili, siano quelli vecchi da meditazione tipo Anghelu Ruju, siano quelli impertinenti e frizzanti che non vogliono proprio saperne di stare rinchiusi. Certo, nell’occasione che l’Anghelu verrà stappato, esso tappo sentirà le argomentazioni meditabonde e vorrebbe, potrebbe intervenire con aneddoti adeguati, visto il suo background: peccato che lo infilino subito nel collo della bottiglia, impedendolo!
Ma non c’è da disperare, ancorché per fare la guardia allo spumante, è stato costretto entro museruoline di metallo: arriverà la festa, la pasqua della liberazione, allora salterà di gioia con un BUUM! (se di destra) o con un PAM! (se di sinistra) e condividerà cento allegre risate. E lui, il tappo da spumante, che ha pure battuto la testa contro il soffitto ed è inebriato, si sentirà pieno di sé, all’antica, così rigonfio che a nessuno verrà la tentazione di infilarlo una seconda volta nel collo di una bottiglia.
Ci penserà il domestico filippino, il giorno dopo, il quale, nel dubbio, lo cestinerà come indifferenziato e in tal modo, ironia della sorte!, esso, tappo di sughero ignifugo, brucerà in altoforno insieme ai tappi di plastica dei finti vini spumanti a buon mercato, consumati nelle famiglie dei precari e dei cassintegrati.
Lo vedi come sono malinconiche le mie storie? Colpa sempre della mia indole triste.
Mi confortano le parole di un inglese non da poco, il quale ebbe a dire una volta che “una persona felice è una macchina perfetta per produrre sciocchezze”.
Quanto a te, caro Roberto, non ti conosco se non di vista, ma sembri un tipo gagliardo, brillante e molto felice.
Che ti devo dire? Auguri per le tue future produzioni.
Sempre pacatamente, alla Veltroni, ti saluto.
Senza rancore e senza stima.
Francu Pilloni.

Roberto Bolognesi ha detto...

Francu stimau,
chi su chi t'apu nau-e femu sintzeru-ti fait scriri aici beni, insaras apu fatu beni a ddu scriri.
Po s'atru: tui de mei non scis nudda, ma bandat beni de aici.
Teni-ti contu

gianfranca ha detto...

Torro a s'idea de Carboni e Bolognesi. A parre meu diat tocare de puntare subra sa divulgatzione e su cunfrontu, non faghent bene ne a sa limba faeddada ne a sa limba iscrita totu custos venenos.
E su tempus chi tenimus est tropu pagu pro lu pèrdere faghende su cane de s'ortulanu, chi "non nde papat issu ne nde lassat mandigare a sos àteros". Tenimus bisòngiu de unu cunfrontu sèriu e pàsidu, ca (bos lu naro comente operadore de su setore) sas cosas sunt postas male meda, e isetende su mègius si nche morit su pagu chi si tenet.

Michele ha detto...

A bortas mi paret de torrare dae Marte. Si bidet propiu chi ancora in Sardegna c'at zente, paga pro sa veridade, chi de sa limba sarda tenet un'idea pagu limbistica e prus galu pagu sarda, ma, peus e peus, non tenent bideas. Ma cando mai si unu iscriet unu liberu chi non nos piaghet nde depimus faeddare e li depimus fagher, nois, pubblitzidade, fattendeli sa gherra, o leende initziativas cando las provòcat chie dae su chistionu ch'est a in foras. Sa limba sarda non at bisonzu de peruna divulgatzione ne de ateros cumbennios pro nos dare tzertificados de esistentzia; chie nd'at bisonzu si los fattat. Nois fiamus e semus fattende atteru. Sos glottologos, sos limbistas, sos dialettologos, fatan, iscrian, nian su chi cherent, non est cun issos, o pro su mancu non cun issos ebia, chi si depet cunfrontare sa politica limbistica. Sa limba b'est, sos sardos chi la faeddant e chi l'impreant puru, su sardu in sos uffitzios es fatende su caminu sou, sa lieteradura puru, sos editores chi tribaglian bene bi sunt e sunt corazosos puru, lastima chi sian pagos, ma bi sunt; b'at finas carchi zornale che a Logosardigna, e como a urtimu Eja, faeddamus de su chi b'est, non de su chi non b'est. A nos la la leare chin chie? Contra a chie? Ma proite? Abbaidamus a dainanti e sighimus in s'andala chi at abertu su comitadu pro sa limba pro dare balore a totu su chi s'est fatende be bonu e de importu, o pro su mancu sos chi cherimus fraigare de aberu su tempus benidore de su sardu e da sa Sardigna. Est za difitzile. A iscontzare e brigare non bi cheret meda e mescamente non serbit a nudda; pro su mancu a nois nen a sa limba custu non li serbit.
Pro su restu za bido chi semus totu sanos. Saludu e corazu su caminu est galu longu.
Micheli Pinna.