domenica 7 marzo 2010

La lingua sarda, oggi

di Massimo Pittau

Una decina di anni fa è stato organizzato a Berlino, da una delle sue Università, un convegno sulla lingua sarda. In quel convegno ho tenuto una relazione intitolata “La Lingua Sarda oggi”, che poi ho inserito nel mio libro “Lingua e civiltà di Sardegna” (Cagliari 2004). Pur essendo quella mia relazione non esattamente centrata rispetto alla problematica odierna, ritengo opportuno pubblicarne uno stralcio.

La lingua sarda esiste realmente anche come lingua letteraria, anche se espressa in due varietà fondamentali, il logudorese letterario e il campidanese cittadino. Queste due varietà letterarie risultano ormai quasi del tutto standardizzate e anche fortemente unificate nel rispettivo ambito di ciascuna. L'uso di una di queste due varietà letterarie ormai è generale da parte dei poeti e anche dei prosatori sardi.
Non si deve poi trascurare il fatto che i poeti sardi sono molto numerosi, sia in Sardegna che fuori, tanto che ormai raggiungono il migliaio, sempre pronti a partecipare ai numerosi premi di poesia che continuano a esser banditi anno per anno in varie località dell'Isola. Del resto si deve segnalare non soltanto l'elevato numero di poeti che scrivono in lingua sarda, ma anche sottolineare gli elevati livelli poetici che sono stati raggiunti da molti di loro.

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68 commenti:

riccardo ha detto...

da semplice lettore di libri sardi sono perfettamente d'accordo con il prof. Pittau

l'anno scorso in un forum dove si discuteva sulla lingua sarda alcuni accesi sostenitori della lsc negavano l'esistenza del log. e del camp. e della loro storia letteraria........

p.atzori ha detto...

La prima cosa è assegnare i titoli per poter insegnare il sardo, standardizzare i livelli di competenza, in linea con i sei livelli europei. E' qui che vedo difficoltà per un dialetto o sottodialetto tra 380. Per standardizzare i livelli di competenza come si può fare se non unificando il sardo?

zuannefrantziscu ha detto...

@ riccardo
sarei curioso di sapere in quale forum alcuni "accesi sostenitori della lsc" negavano la storia letteraria di che cosa. Se del "campidanese" e del "logurorese" come categorie che approssimativamente designano linguaggi usati nel sud e nel nord, certo gli accesi sostenitori della lsc scrivevano cavolate, Se invece negavano l'esistenza di una letteratura campidanese e di una logurorese, dicevano il vero. Chi e quando, e con il permesso di chi, ha annesso al campidanese lo splendido marmillese di Franco Pilloni? Chi al logudorese il bittese di Michelangelo Pira? Chi al campidanese il quartuccese di Eliseo Spiga? Chi al logurosese l'orotellese di Lorenzo Pusceddu?
E poi, guardi, Massimo Pittau se la prende con la Limba sarda unificada che non esiste più. Il problema è un altro, dunque: quello del cosiddetto doppio standard. Dopo di che, giustamente, Pilloni rivendica il suo standard marmillese, i baroniesi quello baroniese, l'isola del salto di glottide quello montagnino, gli ogliastrini lo standard ogliastrino, e così via frantumando.
Quanto sarebbe meglio che ognuno parlasse e scrivesse nel suo dialetto, come del resto si fa, tenendo conto che uno standard è imprescindibile e che i linguisti hanno il dovere di fornire alla politica gli strumenti per attuarlo, non quello di mettere i bastoni fra le ruote di un processo, qual è, appunto, la Lsc.

Mauro peppino ha detto...

siamo il popolo delle centu concas e centu berrittas (che è una ricchezza culturale, beniteso), c'è chi dice che due sarebbe meglio di una, poi ci sarà chi dirà tre , dopo chi dirà quattro, poi cinque , infine trecentoquarantacincinque!
sarebbe stato meglio adottare la lingua scritta del codice di Arborea, ma ora fortza paris per la LSC sugli atti legislativi.
Ovviamente salvaguardando e stimolando anche le parlate di ogni singola comunità.

Pàulu Pisu ha detto...

A parti su chi pensu deu asuba de custa chistioni, ca tanti contat pagu, mi parrit ca su chi dd'at intzertada de prus est Mauro Peppino. Issu assumancu at umperau 7 fueddus in sardu po fueddai de chistionis acapiadas a sa lìngua/limba (centu concas e centu berrittas - fortza paris). Mellus de nudda! Tocat a si cuntentai cunsideraus is tempus chi seus connoscendi... Ma candu est chi dd'acabbaus de fueddai de custas chistionis in italianu? Prus de totu is chi depint donai s'esèmpiu. Perdonai su sciogu...

Pàulu Pisu

illiricheddu ha detto...

Quel che hanno inteso prima quelli della LSU (tra cui c'era anche il Pittau, ricordiamolo) e poi quelli della LSC, è la necessità di creare un alcunchè di unitario da esporre sul mercato dei riconoscimenti e finanziamenti UE. La visione di Pittau (odierna) non fa fare un gran salto in avanti alla vera esigenza dei Sardi, di poter disporre di una lingua strumento moderno di comnunicazione, valida per tutta l'isola e fornitrice di un codice da tutti condiviso. Il fatto che la LSC sia dovuta andare a riparare ad Abbasanta (o nei paraggi) è indicativo del nascosto dispregio che gran parte dei nuoresi e logudoresi in genere nutre nei confronti della possibilità che il dialetto del capoluogo, come in buon parte delle realtà accade, possa essere il vero cuore del sistema. Ma chi mai si traferirà ad Abbasanta, per far sì che pur usando questo codice, esso possa decollare modernamente? Nessuno io credo. Non volete investire su Cagliari, beh questo è il prezzo da pagare.

riccardo ha detto...

@ p. pisu
deu apu imperau s'italianu ca su sardu d'apu imparau agoa, po mei s'italianu est sa lingua madre; e a bortas no arrennèsciu a scriri totu su chi bollu.
.....comuncas po torrai sceda a Zuannefrantziscu bolemu nai ca depeus castiai a sa storia de sa literatura sarda anca teneus giai una standardizazioni de su logudoresu ( partendi de Madao, Delogu Ibba, etc..) e de su campidanesu ( fra maria antonio di esterzili etc..)e oindì is cantadoris sighinti a imperai unu sardu "standardizzato". duncas poita no fait a sighiri custu mori?
sa lsc est atesu meda de su campidanesu ca est sa bariedadi prus connota, e no sceti po sa fonetica,po nai: castiaus su paradigma verbale.....

zuannefrantziscu ha detto...

Dal prof Massimo Pittau

È piuttosto pericoloso negare che esista un letteratura nelle varietà campidanese e logudorese della lingua sarda, perché si offre un forte argomento a coloro che non ne vogliono sapere di recuperare, salvaguardare e rilanciare la lingua sarda. Proprio sull’argomento mi permetto di segnalare la bellissima opera di Salvatore Tola, “La Letteratura in Lingua Sarda” (Cagliari 2006, CUEG).
Fino a circa 70 anni fa anche i poeti del Nuorese, della Baronia e della Barbagia di Ollolai poetavano nella varietà del “logudorese illustre”, che sentivano come loro lingua ufficiale (cfr. M. Pittau, “Grammatica del Sardo Illustre”, Sassari 2005, Delfino). Mi ha riferito un anziano Bittese che a Bitti, nel catechismo parrocchiale, pure il “Babbu Nostru” veniva insegnato in logudorese e, se per caso un ragazzo diceva “pane de cata die” (alla bittese) invece di “pane de cada die” (alla logudorese), si prendeva almeno un rimbrotto da parte del catechista.
Tutti gli studiosi della lingua sarda, a iniziare da Giovanni Spano fino a Max L. Wagner hanno sempre considerato il bittese, il nuorese, il baroniese e perfino il barbaricino nient’altro che suddialetti del logudorese. E la stessa cosa è avvenuta per la varietà campidanese, a iniziare dall’Angius e dal Porru fino al Wagner: il quartuccese, il marmillese, l’ogliastrino ecc. sono stati considerati nient’altro che suddialetti del campidanese. E di questo sono pienamente consapevoli i parlanti, i quali considerano “campidanese” tout court i suddialetti di Quartucciu, Marmilla, Ogliastra ecc.
Il poetare e lo scrivere nei vari suddialetti sardi è un fenomeno letterario piuttosto recente, direi che è iniziato un cinquantennio fa. Io non critico né respingo questa usanza, dato che ovviamente si deve lasciare totale libertà di scelta agli scrittori. Però dico che la scelta del proprio personale suddialetto costituisce un forte rischio a carico del poeta e dello scrittore, dato che è evidente che con questa sua scelta egli limita grandemente l’ambito di lettura e di ascolto da parte degli altri Sardi.
Io mi sforzo di trarre insegnamenti anche dagli errori fatti: della “lingua sarda unificata” ero responsabile anche io, dato che pure io facevo parte della “Commissione regionale per l’ortografia e l’unificazione della Lingua Sarda” del 1999. Ma mi sono distaccato subito da quella nostra proposta, dopo che avevo constatato la quasi totale insorgenza dei Sardi contro di essa.
Per quanto riguarda la nuova “lingua sarda comuna”, di cui non ho nessuna responsabilità e contro la quale io non ho mai scritto nulla, mi limito oggi, per la prima volta, ad affermare che essa a me non interessa affatto. La qual cosa non significa “mettere il bastone fra le ruote”, posto che io sul piano politico non conto nulla, come dimostra il fatto che, pur essendo io l’autore che ha scritto molto più di tutti sulla lingua sarda, molto più dello stesso M.L. Wagner, non sono stato né invitato né semplicemente interpellato in ordine a tale questione.

riccardo ha detto...

ah deu no seu linguista,tengu una laurea chi no nc'intrat nudda,e no traballu po-i custas cosas......

zuannefrantziscu ha detto...

@ Pàulu Pisu
Tue tenes resone, diat tocare de iscrìere in sardu, non petzi de limba ma de archeològia, de istòria, de polìtica. E però e però... tocat de isseberare, si iscrìere pro sos sardos e bia o si contare sa Sardigna foras de Sardigna. No est chi, a bada de sa limba de sa cale pagu si faeddat in terra nostra, in foras si faeddat meda de Sardigna.
Ti do unos nùmeros de cantos ant abitadu su blog custu mese de frearzu coladu:
7.465 in Casteddu
5.792 in Roma
1.647 in Tàtari
1.596 in Milano e gasi e gasi
In contu de istados:
38.477 in Itàlia, ma
1.956 in Zermània
1.368 in Norvègia, e gasi sighinde

zuannefrantziscu ha detto...

Caro Massimo,
capisco benissimo che cosa vuoi dire e, soprattutto, quale amore per la lingua sarda ti anima. Ma, se pericolo c'è per la lingua, a mio avviso, questo è nella ripartizione e, soprattutto, nella annessione senza plebiscito della letteratura sarda o al "campidanese" in cui si mette anche l'ogliastrino o al "logudorese" in cui è arruolato il baroniese, l'orgolese, l'ovoddese.
So benissimo che sos cantadores e is cantadoris hanno elaborato una loro rispettiva koinè e che su tenore de Ovodda non canta, generalmente, in ovoddese. Ma sfugge ai linguisti, anche a quelli disinteressati come te, che esiste una nuova letteratura sarda che, appunto, è sarda, non "campidanese" e non "logudorese". Sono più di duecento, dal 1989 ad oggi, i romanzi e i racconti lunghi in sardo. E il fatto che Salvatore Tola la ignori nulla toglie al fatto che essa esista.

Roberto Bolognesi ha detto...

E torra! E dringhili! E bo!
Ma non est ora de l'acabbare de faeddare de politica, cun sa scusa de sa limba?
O mengius: ora de faeddare de politica, chentza de sa scusa de sa limba?
Sa chistione de unu standard o duos o tres o chentu non est una chistione linguistica: est una chistione politica!
Massimu Pittau cheret duos istandards! Bene meda: custa est sa positzione politica sua!
Ma non mi narat proite!
Si cheret chi deo lu siga, mi depet narrer in cale manera su chi cheret issu podet cumbenner a mie puru.
Anca bi sunt duas tradditziones literarias?
E a mie ite mi nde importat?
Diat poder citare tzifras ca ammostrant ca custa literadura at semper interessadu a una fratzione minima de is sardos, ma innoghe non b'at logu e sa cosa de importu non est ne-mancu custa.
Pro motivos politicos-sotziales-economicos deo chergio una literadura in unu sardu unitariu, duncas depo superare su connotu: ite b'at de male?
Chie dd'at nadu ca su sardu depet abbarrare in su connotu?
Nos-lu narant is colonialistas, ongi borta chi faeddant de nois, ca sardu cheret narrer arretradu.
Sa beridade est-e cito a Prof. Paulis-ca "l'identità è un costrutto".
S'identidade de Massimo Pittau non est sa mia e sa sua non la chergio.
Sa tradditzione chi andat bene a issu, andat bene a issu: a mie nono!
Issu puru sceberat intro de su connotu, ma de is cosas passadas chi non li praghent non nde faeddat.
Ma gai semus bonos totu, lampu!
Semus totus sceberende sas tradditziones chi nos andant bene e lassende a una parte is chi non serbint, ma deo lu naro e issu no.
Jaju miu fit postu de berrita e deo sa berrita mi dd'apo posta cando apo fatu sa defensa de sa dissertatzione cosa mia in Amsterdam. Fit unu sceberu politicu: mi so bistidu a sardu a su postu de mi ponner su frack, che a unu burghesu olandesu.
A Prof. Pittau postu de berrita non dd'apo bidu mai, ma mai dd'apo criticadu pro custa "farta".
Però, si ses a favore de su connotu-lampu!-depes esser coerente puru!
Duncas: literadura campidanesa e logudoresa e berrita pro totu!
Ma bastat brullas: s'aunimentu de su sardu est unu sceberu politicu.
Si lu cheres, nara proite lu cheres.
E si non lu cheres nara proite non lu cheres.
Sa linguistica est un'atera cosa.

milton ha detto...

Deo no connosco bene totu sa chistione, epperoe, sigomente soe un’issennante, poto nárrere chi s’introdussione de sa lsc no at a éssere fátzile: a modu de esémpiu, in s’issennamentu de su sardu e in sardu in sas iscolas, si b’esséret su sardu, naramos, tres oras cada chita, o fintzas si detzíderent sos dozentes de insinnare sa dissiprina issoro in sardu, cale sardu custos dozentes, de su cabu ‘e susu o de su ‘e giosso fachet su matessi, ant a déppere faveddare in Casteddu, a ube sos pitzinnos e sos zóvanos no cumprendent nemmancu un’allega de sardu? In cale limba ant a éssere iscritos sos libros? In cale sardu ant a déppere iscríere e faveddare sos alunnos? E duncas, commente est chi no amos a a ténnere un’istandard regionale e duas variantes riconnottas e faveddadas in su matessi tempu?
Chin totu custu soe de acordu chin Bolognesi cando narat chi sa chistione de sa limba sarda no es una chistione linguística ma política e chi depimos ténnere un’istandard único, su cale est sa lsc. Chi síat una chistione política, sa de ténnere una limba e duncas, chissae, un’irviluppu propiu pro su tempu benidore, l’ant cumpresu sos bascos cando, fachet barant’annos como, ant dépidu isseperare si cusserbare chimbe dialetos destinados a iscumpárrere o una limba unificada, s’euskera batua.
Dae http://es.wikipedia.org/wiki/Euskera_bat%C3%BAa leghimos: Las diferentes variedades del euskera... difieren considerablemente entre ellos. A lo largo de la historia, entre los escritores fueron surgiendo varios modelos, sin que ninguno llegara a imponerse a los demás como único canon a imitar, debido principalmente a la división territorial y a la ausencia de una institución que pudiera usar su autoridad en esa materia. La propuesta [de euskera unificado] buscaba la unificación en las formas más extendidas y en la base común de la lengua. La ponencia constaba de seis capítulos: 1) Fundamentos, 2) Ortografía, 3) Sobre la forma de las palabras (palabras vascas antiguas), 4) Neologismos y préstamos, 5) Morfología (Nombre, Pronombre y Verbo) y 6) Sintaxis. Algunos autores sostienen que el batúa es una lengua artificial, como el esperanto, y que su existencia e impulso institucional es letal para lo que ellos denominan el "euskera auténtico", que su extensión eliminará los diversos dialectos, evolución de la antigua lengua. Por el contrario, desde los sectores de la cultura en euskera no se da crédito a estas afirmaciones si no es desde una óptica totalmente tradicionalista y trasnochada de lo que es la lengua vasca, o desde un evidente desconocimiento. Se entiende que lo que supone un peligro para la supervivencia del euskera es el avance del castellano y el francés, que son los que han estado ganando terreno al "euskera auténtico" en la sociedad vasca. Se entiende que la variedad estándar de la lengua debe completar los dialectos y no sustituirlos.

riccardo ha detto...

a mio modesto parere politicamente la scelta della lsc è errata per due motivi:(1) è troppo distante dal sardo maggiormente diffuso il campidanese, basti pensare a cagliari e dintorni, perchè impostare una lingua unitaria che non unisce metà della sardegna?
(2)perchè impostare una politica linguistica sulla base di un centralismo alla francese? l'esistenza di due standard per me è una scelta più democratica.

p.s. per il prof. Bolognesi: perchè a volte scrive in camp. e a volte in log. quindi utilizza un doppio standard, invece di usare la l.s.c.?

francu pilloni ha detto...

Massimu Pittau (biendu is statisticas de su blog, mi parrit chi siat mellus a sighiri scriendu assumancu in italianu) ha scritto le sue considerazioni nel 2004, quando furoreggiava la LSU e ancora di più chi le si opponeva. Ora, nel 2010, a parte la dicitura LSC al posto di LSU, cosa è cambiato?
Linguisticamente, nulla; politicamente, zero. E allora?
Il professore (con cui ricordo una polemica sul giornale, quando era ancora pro-LSU), propone che si tenga in considerazione e sia trattata col dovuto rispetto la lingua sarda che abbiamo. C'è una processione di popolo dietro questo sentire ed io ci sto bene dentro.
Ho fatto una scelta politica? Boh, e che me ne importa, se è politica o linguistica, o nessuna delle due, o ambedue insieme?
Certamente è una scelta, dettata sia dal cuore che dalla ragione.
Però, mi si dice, è una scelta che divide i sardi, il sardo, ecc. ecc., centu concas, ...
Ma quando il mio amico ZFP differenzia il mio scrivere come marmillese, sardo arborense, curcurese o che altro, non sta forse dividendo il Campidanese?
C'è un lettore campidanese (e anche logudorese) che non abbia capito che quando scrivo “fiat”, o “fut”, o “fuat” o “fudi” (come nella Carta di Eleonora) non capisca un italiano “era”, imperfetto indicativo del verbo essere, terza persona?
Certo che il mio lessico è quello che è, che mi sforzo di variarlo perché odio ripetermi e magari alterno al marmillese "furrungoni" un più che cagliaritano "arrengoni", ma se poi un iglesiente, un quartucciaio o un isilese non possiede un termine o ha dei dubbi, va a cercarselo nel vocabolario. Forse che non faccio così anch'io, come tutti, con l'italiano?
Si può andare avanti con le “invenzioni”, con gli “aggiustamenti”, col gettare fumo negli occhi per far camminare una lingua che non esiste, una lingua che è e rimarrà di nessuno, come la LSC?
Certo che si può, e questo si sta facendo.
A Selargius, un paio di settimane fa, l’Università di Cagliari ha organizzato un incontro in cui si parlava della lingua sarda, di come insegnarla nelle scuole, ma dove il nodo non si è riuscito a sciogliere, perché se è vero che ai bambini selargini bisogna parlargli in selargino, perché tutti i corsi di aggiornamento si pretendono fatti in LSC?
Si ripete, e come non si stancano mai di ripeterlo!, che non dobbiamo preoccuparci per il campidanese, perché la LSC è solo uno standard in uscita per l’amministrazione regionale; ma allora com’è che si intende formare tutti i formandi a scrivere leggi, decreti, rapporti, in exit dalla Regione?
Se anche queste buffale potessero essere munte, saremmo i produttori mondiali di mozzarelle!
Ma c’è da comprenderli perché il fine, ancora oggi, giustifica il mezzo. Qualsiasi mezzo, per qualsiasi fine.

zuannefrantziscu ha detto...

Dae Antonella Licheri

Comente semper brigas e abolotos pro sa lsc…. E bene bènnida siat custa benedita limba, o forsis est mègius grafia sarda comuna ca cando unu intendet limba li nche pesat sa tzudda!!! E mi chi no est fàula!!!
In Sardigna a pustis de annos e annos de batallas pro sa limba galu si chistionat de limba e pagu si faghet, siguramente est finas unu problema polìticu; su fatu de prelatinu o nono non penso chi siat unu problema mannu, su problema est chi sa limba no est in totue, su problema est chi sa gente no at cumpresu chi sa lsc no est de chistionare est petzi pro sos iscritos ma pro cussos in bessida dae sos ufìtzios e tando si unu intedet de a beru sa limba in su coro, e mescamente si bi tenet, tando sighit a chistionare sa variedade sua, sa chi CONNOSCHET e si dae una comuna bessint avisos bilìngue: in italianu e in lsc non si nche bogat nudda a nemos, su malu est si su sardu non benit chistionadu non si benit iscritu in una forma chi pro sa prima borta aunit totu sos sardos dae unu cabu a s’àteru de s’ìsula.
Duncas sos linguistas e sos istudiosos mannos chi sigant a fàghere chircas ma sena istare semper a perrica: lcs nono, lsc nono e sa gente imbetzes chi si nche ischidet su sonnu e chistionet o faeddet o arresonet in sardu ca mancari ligados a s’Itàlia nois puru amus una limba de contivizare, est una cum milli sonos cantas sunt sas biddas: SU SARDU.

riccardo ha detto...

il frazionamento del sardo anche nello scritto degli ultimi 30-40 anni è dovuto ad un uso sempre più limitato, dal paese, al vicinato , alla singola famiglia sino alla sua fine....ed è proprio per questo che bisogna seguire la letteratura storica e l'uso di un doppio standard (in certi ambiti anche nel parlato) che si faceva prima.

Roberto Bolognesi ha detto...

O Ricardu,
ma de aundi nde dd'as bogau ca deu scriu in logudoresu?
E ca iat essi proibbíu a sciri comenti mi parit e praxit?
Tui puru ses sighendi pantasimas chi esitint sceti in sa conca tua.
Su messaggiu urtimu est scritu in LSC cun articulus e pronominis de cabu de jossu, comenti prevedit sa delibbera regionali.
E sa delibbera non prevedit ca, po nai, Francu Pilloni, depit scriri in LSC.
Candu eus a incumentzai a discuti de is cosas comenti funt, a su postu de discuti de alluxinatzionis?

Roberto Bolognesi ha detto...

P.S.
sciri = scriri

Roberto Bolognesi ha detto...

Invinto gentilmente coloro che volessero discutere di LSC, di informarsi prima di parlare.
Si continua purtroppo ad attribuire alla LSC caratteristiche che esistono soltanto nell'immaginazione degli oppositori.
È la vecchia tattica del calunnia-calunnia, qualcosa rimane.
È chiaro che alcune delle persone che hanno scritto dei commenti non sono informate o-alternativamente-fanno disinformazione attiva e cosciente.
È perfettamente inutile discutere con costoro.
Anche perché non hanno il coraggio di spiegare come mai sono contrari anche a una lingua giuridico-amministrativa che lascia loro tutta la libertà di scrivere come gli pare.

Roberto Bolognesi ha detto...

di = a

Roberto Bolognesi ha detto...

di = a

Roberto Bolognesi ha detto...

di = a

riccardo ha detto...

@ bolognesi
non volevo criticare come scrive, ognuno giustamente scrive come vuole ed io ho confuso ciò che ha scritto in lsc ( con l'alternanza di lu/la e ddu/dda) con una forma di log. perchè sono molto simili (a parte is).
le ragioni per le quali a me non piace la lsc le ho accennate prima (per quello che vale la mia opinione). lei ribadisce che la lsc è uno standard linguistico da usare in ambito giuridico-amministrativo, ma alcuni suoi sostenitori visto che l'ho considerano un buon standard la usano e la propongono anche in altri ambiti, io semplicemente non sono d'accordo.

Roberto Bolognesi ha detto...

Ricardu stimau,
tui non ses de acordiu ca, po nai, ZFP scriat in LSC?
E poita?
Pregunta bera e non retorica!
Cussu est de aderus su chi non cumprendu, e ni-mancu tui ddu spiegas.
Segundu: sa LSC assimbillat meda a su "logudoresu"?
De cali "logudoreseu" ses fueddendi?
Sa LSC est po su 90% uguali a su sardu de Abbasanta (Mesania) e po su 79,98% a su de Cuartu S.Aleni.
Berus, ca sa LSC est prus acanta a su sardu de Mesania o a su sardu de Patada chi non su de Cuartu.
Calincunu depit arribbai primu, o no?
Chi po tui su 20% de diferentzias bastat a nci fuliai s'80% de cosas ugualis, beh, custa est una detzisioni politica chi deu non potzu sighiri.

riccardo ha detto...

come ho premesso non sono un linguista, ma nel leggere la lsc le differenze con le varietà campidanesi a me sembrano evidenti, es. la coniugazione dei verbi, la formazione del plurale etc... ovviamente ci sono anche cose simili e cose identiche (sardu esti!), poi ripeto ognuno scrive come vuole......
politicamente a mio avviso era più democratica la scelta delle due varianti proprio perchè a cagliari, oristano, paesi del campidano etc...la lsc è vista troppo distante dalla propria varietà.

Roberto Bolognesi ha detto...

Non sei un linguista, ma...
La tua impressione delle differenze tra LSC e Quartese ha lo stesso valore della tua impressione di persone che vede "il sole che sorge" e pensa che sia il sole a girare intoprno alla terra.
Parla di politica quanto vuoi, ma se vuoi anche esprimere un'opinione sensata, prima informati!
È già tutto pubblicato: basta volersi informare!

riccardo ha detto...

a quali pubblicazioni si riferisce?
non mi sembra di aver detto castronerie, la differenza della coniugazione dei verbi per esempio è evidente, ma sono evidenti le differenze del sardo che lei a volte usa rispetto alla lsc usata prima.

Roberto Bolognesi ha detto...

Il gioco apparentemente ingenuo di Riccardo, consiste in effetti dell'applicazione di una strategia collaudata.
chi è Riccardo?
Boh?
La gente! Riccardo è la gente!
È il "sardo" per eccellenza: senza nome, senza volto, siamo tutti noi!
E come vedete, quando gli si fa una domanda precisa che permetterebbe di capire quello che vuole davvero, non risponde.
Ci fa la figura del sempliciotto, ma chissenefraga!
Infatti chi è Riccardo?
L'importante è testimoniare che "la gente" (cioè lui!) si oppone alla LSC.
Perché non dice come mai-lui che invoca la libertà di usare la lingua che si vuole-perché gli da fastidio che ZFP usi la LSC in un romanzo?
Per me è chiaro che è lui che vuole imporre agli altri di non usare la LSC.
Per me è chiaro che quello che da fastidio a "Riccardo" è ciò che la LSC rappresenta: l'unità culturale dei Sardi.
Mi sbaglio?
Benissimo!
Chiarisca pure rispondendo alla mia domanda: che fastidio gli da che ZFP scriva in LSC.
Quanto al cagliaritano come lingua standard: mi starebbe solo bene!
Come mi starebbe bene Obama come presidente della Regione Lazio.
Peccato che non sia candidato!
Peccato, che i cagliaritani non abbiano mai fatto una proposta del genere-la trovo ragionevolissima! -e si limitino a segai is patatas a chi invece ha fatto sì altre proposte, ma almeno ha proposto qualcosa che rappresenti l'unità culturale dei sardi!
Ajo o Riccardo, tanto siamo tra di noi...
E diccelo che quello che ti da davvero fastidio è....

Mauro peppino ha detto...

Carissimi tutti,
chi non capisce che la scelta della LSC sia una scelta politica, che può condizionare il futuro degli abitanti dell'Isola, non ha colto l'importanza della questione.
Nessuno impedirà a Pilloni di scrivere nel suo dialetto, ma mi dispiace che Piloni non capisca che proprio grazie alla LSC potranno esserci altri poeti in lingua sarda nel prossimo futuro!
Come non capire che non è possibile avere la botte piena e la moglie ubriaca! Caro Pilloni, ma è possibile che non capisci che la LSC è , POLITICAMENTE, la soluzione migliore.
Po una politica beniintendiu chi ollidi chi in Sardinnia si sigada a chistionai in sardu!

Penso dunque che in un prossimo futuro, la LSC dovrà essere arricchita di nuovi vocaboli, provenienti sia dia dialetti sardi che da altre lingue!
Pensate all'inglese che in molti casi per descrivere lo stesso oggetto è provvista di parole sia di origine germanica, Latina o celtica.
Che problema ci sara in ipotetico vocabolario di sardo dire che il nome sardinnia equivale a sardigna ed adoperarlo indistintamente.
Sto parlando di Koinè una Koinè che non deve scandalizzarci ma che dobbiamo auspicare!

zuannefrantziscu ha detto...

dae prof Massimo Pittau

SA CHISTIONE ‘E SA LIMBA SARDA OJE
A sos Amicos G.F. Pintore e R. Bolognesi,
unu ditzu sardu narat: “Miséru s’omine chi non imparat da sos errores fattos”, ditzu chi currispondet, prus o mancu, a cuddu latinu famosu: “Errare humanum est, perseverare diabolicum”.
Dego appo ja reconnottu chi de sa “Limba Sarda Unificada” fippo responsabile dego puru, da chi fachío parte de sa nódida Cummissione Rezonale ecc. ecc. Ma minche soe istaccau derettu e de su tottu, cando appo bidu chi sos Sardos si sunt arrempellaos contr’a issa. E mi paret chi siat sutzedende sa mattessi cosa contr’a sa «Limba Sarda Comuna”.
E, torrande a su ditzu sardu, a mimme non mi piachet de torrare a tentare isperimentos chi sunt ruttos de su tottu e in mala manera. Puru ca b’at custu periculu mannu: chi sos Sardos perdant interessu a sa limba sarda in generale, da chi ant manifestau contrariedade crara e forte siat a sa “Limba Sarda Unificada” siat a sa “Limba Sarda Comuna”. (A propositu, o Bologne’, pro itte no iscrives in “Limba Sarda Comuna”, chi est una criadura puru tua? Fortzis ca non bi credes nemmancu tue...?)
In fattu de limba contat paritzu, antzis contat prus de tottu su pessamentu ‘e sa zente: Pintore e Bolognesi non reconnoschent sa divisione tra su logudoresu e su campidanesu, ma tottu sa zente de Sardigna est cumbinta chi, cando si faveddat in limba sarda, o si faveddat in campidanesu o si faveddat in logudoresu. E puru sos poetes la pessant a sa mattessi manera: issos cantant o iscrivent sos cantos issoro o in logudoresu o in campidanesu. E su párrere e sa pratica de sos poetes non est cosa ‘e trascrurare in Sardigna, da chi sos chi finas a como ant sarvau sa limba sarda, non semus nois accademicos, non sunt sos politicos, non sunt sos giornalistas, ma sunt solettante sos poetes.
E torro a narrere chi da Jubanne Ispanu, Vittoriu Angius e Missente Porru, in s’Ottichentos, finas a su mastru mannu de sa limbistica sarda, su tedescu M. L. Wagner, s’est semper faveddau de duas variedades de sa limba sarda, sa campidanesa e sa logudoresa. E puru sos vocabularistas rechentes, Mariu Puddu e Massimu Pittau, in sos ditzionarios issoro distinghent semper sa paragula campidanesa dae sa paragula logudoresa.
Calicunas dies coladas m’ant riferíu – peroe non appo galu apprufundiu s’argumentu - chi una situassione de duas variedades de limba esistit puru in Norvegia; eppuru sos Norvegesos ja tirant addaennantis su mattessi, chene cumplessos perunos de inferioridade.
Duncas, cando Pittau – de accordu chin paritzos atteros – pessat a duas variedades de sa limba sarda, sa campidanesa e sa logudoresa, non fachet atteru che rispettare su pessamentu cuasi universale de sos Sardos e su pessamentu de tottus sos istudiosos de sa limba sarda. Sos chi imbetzes pessant e punnant a una sola limba sarda “unificada” o “comuna”, dego los cumprendo e los rispetto, ma finas a como si sunt mustraos solettante isperantziosos e utopistas. Dego cunstato e rispetto sa realidade coment’est, issos pessant a una realidade comente diant cherrere chi esseret.
Bolognesi m’at postu su dilemma de isseperare tra facher de limbista o facher de politicu; e dego li rispondo chi tantu su limbista cantu su politicu deppent facher sos contos chin sa realidade bera e duncas esser realistas, tenende sos pedes in terra e non chircande ‘e s’appilicare a sas nues.
No est beru chi b’appat una chentina de romanzos sardos iscrittos ne in campidanesu ne in logudoresu: imbetzes tottus ant una marca pretzisa. Pro esempiu: su romanzu rechente de G.F. Pintore, “Sa losa de Osana” est iscrittu in logudoresu de moda baroniesa.
[a sichire]

zuannefrantziscu ha detto...

II

E como una risposta sola a Milton: no est beru chi sos Sardos non si cumprendant appare. Dego cumprendo a Bolognesi chi faveddat in campidanesu (no isco ne m’interessat de ischire de cale moda) e issu de sicuru cumprendet a mimme chi faveddo in logudoresu de moda nugoresa. Socru meu, mastru in Oliana, faveddabat in nugoresu a sos iscolanos e issos li rispondíant in olianesu….
E semper a Milton: ma la cherimus finire chin s’anonimadu! Itte b’at de timere?, chi bos arrestent sos carabbineris? Non semus a custu puntu! Ma est possibbile chi sos Sardos timant de narrere numene e sambenau pro isponnere sas ideas issoro?
Massimo Pittau

zuannefrantziscu ha detto...

@ Massimo Pittau

Petzi pro nàrrere chi "Sa losa de Osana" est iscritu cun sas normas de sa Lsc

Roberto Bolognesi ha detto...

Petzi pro narrer in baroniesu ca deo faveddo in maurreddinu!
Baroniesu est? :-)

Pàulu Pisu ha detto...

M'est capitau àteras bortas de nai ca si depeus pregontai, candu fueddaus de custas chistionis: ma poita est importanti su sardu? Atera pregonta importanti est: seus nosu chi depeus serbiri a sa lìngua o a s'imbressi est sa lìngua/limba chi depit serbiri a nosu?
Deu nau ca donniunu scrit in su standard chi connoscit: campidanesu e logudoresu (ca tanti su prus de is chi scrint in sardu, sceti una bariedadi scint manixai beni) standards chi depint tenni sa pròpia ortografia. In s'interis si pigat custa LSC e si fait una LSDC (Limba-lìngua Sarda Diaveras Comuna) de umperai siat po comunicaus uficialis, documentus in bessida de sa Regioni, entis pùbblicus e chi unu bolit po calisisiat àtera cosa. Is "duus standard stòricus” naraus, depint esisti finas a candu sa genti ddus at a bolli umperai. Su standard de mesania depit essi acetau e sentiu cumenti de mesanu diaveras, chi no fatzat parti gelosas intre campidanesu e logudoresu. Naturalmenti in scola si partit de sa fueddada de sa bidda chi no boleus un’arrefudu. Ma labai ca sa scola est contras a s’intrada innì seriamenti. Pensu chi iat a podi essi unu processu longu annus medas, ma s'importanti est a incumentzai. Su strobbu mannu est ca mi parrit craru ca sa LSC aici cumenti est cuncordada est sbilanciada in favori de su logudoresu e duncas no si depint spantai is fautoris suus chi is campidanesus dd'arrefudant. Invècias de sighiri a certai e batallai asuba de custa LSC circaus de dd'ammellorai, circaus de ndi abasciai su baricentru geogràficu-linguìsticu. Deu no seu linguista e no sciu cali podit essi una varianti chi potzat essi cunsiderada mesana diaveras. Chi depu crei a Mariu Puddu, e no biu poita no ddu ia a depi crei, biu ca issu at donau prova de cumpetèntzia, coerèntzia e stima faci a sa lìngua nosta cumenti in generali no agataus in àterus linguistas, una fueddada prus de mesania est cussa chi agataus in is biddas ASOS (Atzara, Samugheo, Ortueri, etc).

Pàulu Pisu ha detto...

Deu no seu in gradu de giudicai chi custas funt diaveras is fueddadas prus de mesania ca no tèngiu is strumentus scientìficus-culturalis po ddu fai. De seguru custa fueddada deu dd'agatu prus acanta a su campidanesu de cantu no ddoi siat sa LSC. Puddu at umperau custa fueddada po scriri sa "grammàtica de sa limba sarda" cosa sua, unu trabballu de unu valori stravanau (totu in sardu labai miga in italianu cumenti faint àterus). Chi unu campidanesu scrit in LSC a su prus arrennescit a scriri in una bariedadi de mesania, unu logudoresu invècias podit scriri in una varianti chi est meda prus acanta a sa fueddada sua: duncas tocat a torrai a ponni manu a custu standard, chena de certai o àteru. Chi no fadeus aici teneus àsiu nosu argumentendi e fadendi, no eus arrennesci a nd'acabbai nudda. E in s'interis sa lìngua s'acabbat de morri. No si cretais chi sa genti, is polìtigus tèngiant in conca is chistionis de lìngua. No est chi no ndi ddis frighit nudda, pròpiu no nci pensat. Po issus sa chistioni "lìngua/limba” mancu si ponit, no esistit. Oi etotu apu cumbidau a su presidenti de un'assòtziu culturali arci, acapiau a unu partidu polìtigu mannu, a pigai parti a un'adòbiu anca si fueddat de chistionis linguìsticas. Si seus postus a fueddai (in sardu) e apu cumprèndiu ca issu de custa chistioni no ndi scit nudda!!! No s'est mai postu su problema, dd’agatat pofintzas strambecu, is de cust’assòtziu aparìciant cumbènnius asuba de archeologia, centrus stòricus, etc. ma sa lìngua mancu dda cracullant. Su prus de is polìtigus funt aici. Duncas po s'amori de Deus (po chi nci creit) circaus de dd'acabbai de cuntierrai e circaus de parai fronti totus impari faci a custu disinteressu chi at a portai a su sperdimentu, chena peruna possibbilidadi de apellu, de sa lìngua nosta.

Po su meri de domu. Custas chistionis interessant prus de totu a nosu sardus e duncas deu pensu ca depeus circai de ddas scriri in sardu. Deu ndi tèngiu s’ànima prena de genti chi fueddat e scriri in italianu de lìngua sarda. Ddu at genti chi imparat pofintzas lìngua sarda in italianu podit pensai a cali livelleddu seus…

Roberto Bolognesi ha detto...

Massimo Pittau at scritu:

"(A propositu, o Bologne’, pro itte no iscrives in “Limba Sarda Comuna”, chi est una criadura puru tua? Fortzis ca non bi credes nemmancu tue...?)
In fattu de limba contat paritzu, antzis contat prus de tottu su pessamentu ‘e sa zente: Pintore e Bolognesi non reconnoschent sa divisione tra su logudoresu e su campidanesu, ma tottu sa zente de Sardigna est cumbinta chi, cando si faveddat in limba sarda, o si faveddat in campidanesu o si faveddat in logudoresu."

Pittau istimadu, comente diat esser ca deo non scrio in LSC?
Deo non scrio SCETI in LSC!
A bortas in LSC e a bortas in "gresiente", sighende sa gana chi tengio.
Logudoresu e Campidanesu?
Amitende puru chi tue iscas su chi pensat sa gente, apompia-ti s'analisi dialetologica chi apo pubblicadu in su situ Regione-cultura e a pustis nara-mi inue passat sa lacana intra de Log. e Camp. e comente faghes a ghetare a pare "logudoresu" e "nugoresu" (de nugoresu propriu non faghet a nde faeddare...)

Saludos

francu pilloni ha detto...

Gentile Paulu Pisu,
ti sei stancato di sentire parlare in italiano dei problemi di lingua sarda, ma tieni pazienza ancora un poco. Lo capisci che lo faccio solo provocatoriamente perché sono convinto che oggi, se scrivi in campidanese, conti “paghenudda”?
Hai visto come tutti, ma proprio tutti, compreso Massimu Pittau che è certamente uno che se ne intende davvero di lingua sarda, confonde la LSC col logudorese? Cioè, quello che per ammissione e per intento è stato scritto in LSC, non è praticamente differenziabile dallo stesso, se fosse stato scritto in logudorese.
Se hai notato questo, di cosa vogliamo ancora parlare?
Vogliamo dire che a noi campidanesi ci è concesso, se volessimo e bontà loro, sostituire “is” ai “sos” e “sas” o magari “los”, “las” della gente delle alture?
Che possiamo fare una doppia lettura, chi può ce la spieghi meglio, della E finale delle parole, così che “amabile” si legge amabile in Logudoro e in ogni dove si vuole, pero noi delle pianure, se volessimo e bontà loro, potremmo leggere “amabili”?
E quando tu dici che “sa scola est contraria”, perché non provi a metterti nei panni di un insegnante il quale, come consigli anche tu, prima insegna la parlata locale, poi passa ad una migliore ipotetica, come l’hai chiamata?, LSDC, cambiando il modo di leggere anche le vocali, badando se sono all’inizio, al centro o alla fine delle parole?
Sai che ti dico? Che se un bambino, anche uno solo (ne nasce qualcuno meno tonto anche in Campidano), dovesse chiedere se gli è possibile, per non fare confusione, che quelle E finali le possa leggere sempre e comunque E, come in italiano, ecc., credo che l’insegnante risponderebbe con un “vabbene, facciamo così e non parliamone più!”.
Sai dove è andato a finire il tuo e il mio campidanese?
Anche Mauro, al quale come a te e come a tutti accordo la buona fede fino a prova contraria, parla come farebbe (o avrà fatto?) il progettista della Torre di Babele, disegnandola sulla polvere e immaginandola magnifica sugli sfondi di futuri da sogno. Poi bisogna mettere mattone su mattone ed è tutt’altra cosa.
Mi si concede platealmente, e da più parti come certamente hai osservato, che io possa scrivere i miei romanzi in dialetto marmillese. Noti la sottigliezza? Non dicono in campidanese. No, dicono in dialetto marmillese. Io credevo, che stupido!, di aver scritto in sardo campidanese. Invece questa variante storica la sezionano in marmillese, trexentese, maurreddino, ecc. ecc., perché se la prendi tutta intiera, fa solo paura: corrisponde più o meno ai tre quarti dei parlanti in lingua sarda. Tutta intera è difficile da far entrare nella pentola dove si cucinano le lingue.
Infine, sai che ti dico? Che, se ai politici importa meno di nulla (e meno male, viste le esperienze!), la gente che parla in sardo se ne frega anche dei manifesti contro gli incendi fatti per la Marmilla dalla Provincia di Oristano in cui si raccomandava di stare attenti a “sos fogos”. Lo so che a Orgosolo, per dispetto e giustamente, se avessero scritto “is fogus”, li avrebbero strappati; in Marmilla li hanno lasciati sbiadire al sole: dopo una prima occhiata, neppure li vedevano. E sì che li avevano messi proprio perché, leggendoli, si acculturassero in LSC.
Pensa che avevano organizzato anche un corso di formazione-aggiornamento sul sardo LSC con i soldi della legge 482. Aperto a tutti i cittadini, beninteso.

riccardo ha detto...

@ bolognesi"Infatti chi è Riccardo?"
"Chiarisca pure rispondendo alla mia domanda: che fastidio gli da che ZFP scriva in LSC.
Quanto al cagliaritano come lingua standard: mi starebbe solo bene!"

su sangunau miu no dd'apu postu poita ca no bolit nai nudda, no seu unu politigu o unu linguista, su chi apu scritu, ddu pensu deu e totu, no seu chistionendi po atra genti e no bollu certai cun nisciunu.
chi Z. Pintore at scritu su liburu nou cosa sua in lsc, a mei no mi dispraxit, anzis ddu bollu liggi. su chi no mi praxit est sa lsc che standard po totus.
Su casteddaiu sceti che standard po totus po mei est sballiau ca du-i est puru su log. leterariu e no ddu podeus fuliai in s'àliga, ma su casteddaiu est sa fundamenta de su standard campidanesu, duncas torru a nai deu seu po su standard camp. e su standard log.
@ paulu pisu
po mei puru su traballu de Puddu est bellu meda, ma tocat a pensai ca sa genti de-i cuddas biddas (mesania) tenint unu muntoni de bariedadi e fortzis funti issus ca ant' arrangiau su sardu po chistionai cun is atrus.....

Roberto Bolognesi ha detto...

La metodologia scientifica è stata sviluppata perché gli scienziati sono esseri umani come tutti gli altri.
Anche per noi chi ci da ragione è colto, intelligente, onesto e affidabile.
E chi ci da torto è uno stronzo incompetente e disinesto.
Ecco perché quando facciamo delle affermazioni che vogliono essere scientifiche dobbiamo assicurare che queste siano verificabili (da chi è in grado di farlo), ovviamente.
Le mie ricerche e quelle precedenti di Michelle Contini mostrano l'impossibilità di tracciare un confine tra varietà settentrionali e meridionali del sardo, oltre all'esistenza di un confine abbastanza netto tra il cosiddetto 'logudorese" e le varietà centrali del sardo.
Queste mricerche sono ripetibili e completamente verificabili.
Perché nessuno si preoccupa du farlo?

Mauro peppino ha detto...

Egregio Bolognesi,

dalle mie ricerche risulta che il confine stilistico dei dettagli architettonici dei nuraghi, è segnato (da ovest verso est) dal corso del basso Tirso, per poi percorrere l'Arascisi sino alle sorgenti (sul Gennargentu) e da qui dopo aver seguto per un breve tratto Alto Flumendosa, segue il corso del Rio Pelau sino alla costa orientale.
Come potrà constatare il confine architettonico dei nuraghi quasi coincide con quello tra il logudorese e il campidanese, Bellodi in un saggio (con premessa dei Blasco Ferrer) afferma che le differenze tra le due varianti linguistiche hanno origine nei tempi pre-nuragici.
Le chiedo dunque a quando secondo lei risalirebbero (se per lei ci sono) le differenze.
Inoltre mi farebbe piacere leggere gli scritti che ha citato nel precedente commento mi può indicare i titoli dei suoi libri.
Le chiedo infine a quale famiglia (indoeuropea, semitica, o altro) apparteneva a suo parere la lingua parlata dai nuragici.

Mauro Peppino


PS: caro Francu Pilloni , forse che il fiorenntino come lingua ufficiale dello stato italiano impedisce ai napoletani, romagnoli, veneti, romani, siciliani di parlare il loro dialetto? O lingua che sia?

Ai sardi politicamente serve una lingua che sia qualla collocata nel punto mediano mi pare giusto, anche se ripeto avrei preferito quella della carta De logu.
Ovviamnete toccherà a quelli come te battersi per allargare il vocabolario della LSC!

Roberto Bolognesi ha detto...

@ Mauro peppino

Custa non dd'apu cumprendia!
Deu nau ca lacana linguistica tra "logudoresu" e "campidanesu" non si nd'agatat, e fustei mi preguntat chi sa lacana "nuragica" chi at agatau coincidit cun sa lacana linguistica chi non esistit!
O apu cumprendiu mali deu?

Roberto Bolognesi ha detto...

@ Riccardo

Duncas, su chi non bolis tui est una lingua chi rapresentit s'unidadi de is sardus.
Est una positzioni politica legitima e crara meda!

Axel ha detto...

Scuseimì ki mi permitu de mi fikiri in mesu, sceti po nai ki abarru spantau candu ligiu de calincunu apensamentau ca su campidanesu potzat sparèssiri ki ddoi fessit unu standard cun is "e" a s'acabu de fueddu e cosas de aici. Aici seus perdendi de su radar su problema beru: su sardu totu est morrendisì allestru po nexi de s'italianu e mescamenti de sa mandronia nosta e is spartziduras intra de nosu matessi. Deu campidanesu fintzas a su mueddu, em'a preferri a kistionai unu sardu ammesturau cun d-un'atru tipu de sardu ki a kistionai sa burrumballa de sardu e italianu ki s'intendit oi, de giòvunus o becius ki siant (custa mestura oramai est 80% italianu e 20% sardu).
Eus pèrdiu giai dex'annus de candu nd'ant bogau sa lei 482, e no est mudau bell'e nudda. Ita depeus abetai, de ponni de acòrdiu totu sa genti a unu a unu? Ayò.
Po mei s'iat a depi pigai sa LSC e currigi su ki ddoi at de currigi, ca si podit ammellorai donendiddi, po nai, prus flessibilidadi po no dispraxi a nisciuna de is bariedadis de su sardu.
Sa cosa andat fata de pressi, poita ca kena de unu standard agradèssiu a totus, no si podit cumentzai a fai autus pùblicus in sardu, fai is carteddus publicitàrius in sardu, ponni is oràrius de su trenu in sardu, scriri is etiketas de su lati, de sa tomàtiga spilia e de is patatas fritas in sardu, fai is lìburus po sa scola in sardu! O boleus abetai atrus dex'annus po inghitzai diaderus?

Unu saludu,
Lissandru Camboni

Mauro peppino ha detto...

Bolognesi scrive:
"Custa non dd'apu cumprendia!
Deu nau ca lacana linguistica tra "logudoresu" e "campidanesu" non si nd'agatat, e fustei mi preguntat chi sa lacana "nuragica" chi at agatau coincidit cun sa lacana linguistica chi non esistit!
O apu cumprendiu mali deu?"

Egregio Bolognesi per negare una fascia linguistica di confine bisognerebbe anche negare che vi siano due varianti!
Se le varianti (specifico varianti della medesima lingua) esistono deve convenire che a rigor di logica esiste una fascia di confine!

Le confesso che le sue proposte mi incuriosiscono, non riesco a capire se per decenni si sia parlato a sproposito di campidanese e lugudorese o se attraverso i dettami della sua scuola Olandese non si riesce a distinguere le due varienti!
Ovviamente io ero rimasto fermo alla vecchia teoria che il sardo si articola secondo due macrovarianti, sono assai curioso di conoscere la confutazione di Roberto Bolognesi di tale "luogo comune".
Vede conosco gente quasi in ogni paese della Sardegna, quando incontro gli amici di Villagrande e mi sembra che parlino in modo molto simile alla parlata della sardegna meridionale, mi sposto di qualche chilometro più a nord Urzulei per es. e cambia tutto, appartiene all'altra variante.

Caro Bolognesi, se mi dice che per motivi politici (che capisco e condivido pienamente) è utile adottare la LSC va bene sono d'accordo con lei!
Ma se mi dice che non esiste una fascia di confine tra le due varianti campidanese e lugudorese del sardo beh allora le confesso che mi sorprende.
E cosa sarebbe allora la lingua sarda de mesania? da cui dovrebbe essere nata la stessa LSC.
Non è forse un confine?

cordialmente
Mauro Peppino

Roberto Bolognesi ha detto...

@ Mauropeppino


provit a castiai innoi.

http://www.sardegnacultura.it/j/v/258?s=25831&v=2&c=2730&t=7

zuannefrantziscu ha detto...

dae prof Massimo Pittau

A G.F Pintore e R. Bolognesi
1) No, Zuanfra’, su romanzu tuo “Sa losa de Osana” est in faveddu logudoresu de moda baroniesa e de sa “Limba Sarda Comuna” sichit solu sa grafia. Bellu imbentu custa grafia! a iscrivere, contr’ a su connottu e contr’a s’etimologia, acatare, fatu, sete, oto imbetzes de accattare, fattu, sette, otto. E tando, pro itte no iscrivies puru anu imbetzes de annu, calu imbetzes de callu, coru imbetzes de corru, èsere imbetzes de èssere, e gai sichinde?
2) O Robe’, si piccamus comente detzisivos sos istudios de sa fonetica isperimentale, comente M. Contini e tue no azes accattau peruna lacana tra su campidanesu e su logudoresu, tando, fachende riferimentu a s’Europa e s’Asia, no accattaes peruna lacana nemmancu tra sas limbas e sos faveddos chi s’usant dae Lisbona a Vladivostok. Ca sa differentzia tra sas limbas e sos faveddos non la fachent sos fonemas, ma la fachent sos morfemas: sos, sas; -are, -ere differentes da is, -ai, -i(ri).
E puru in custu argumentu contat meda su pessamentu ‘e sa zente: unu Sardu logudoresu reconnoschet derettu unu Sardu chi faveddat su campidanesu, e a s’incontrariu, pro meritu de cussos morfemas, appuntu.
3) Sicomente finas a como sos unicos e beros fruidores de sa limba sarda sunt sos poetes, bocaemi unu poete solu chi appat adottau sa “Limba Sarda Comuna” (non sa grafia!).
4) Ant resone sos Campidanesos a refudare sa «Limba Sarda Comune», ca puru custa est ghettada a sa banda de su logudoresu. Sos chi in Sardigna faveddant su campidanesu sunt meda de prus de sos chi faveddant su logudoresu e in-d-una democratzia su numeru at su pesu suo.
5) Sichinde su pantarma de sa “Limba Sarda Unificada” amus perdiu nessi chimbe annos, sichinde s’atteru pantarma de sa “Limba Sarda Comuna” nde semus perdende de prus. E de custa manera e pro custu motivu in Sardigna no est galu cumintzada s’operassione de su recuperu e de su rilanciu de sa limba sarda (campidanesa e logudoresa). E gai sos inimicos de sa limba sarda si fricant cuntentos sas manos: Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur!

francu pilloni ha detto...

Capisco il punto di vista di Alex, quando dice che una "e" in finale di parola al posto di una "i", non fa grande differenza.
Se dico "finiri" parlo in sardo campidanese; se dico "finire", in che lingua sto parlando?
Suppongo che chi gli ha insegnato a scrivere fosse più un nipote di Kafka che de Bissenti Porru.
Però ha ragione, l'importante è fare presto, canduchinò si pudescit, altrimenti la "cosa" puzza.
I sardi, in ogni tempo, hanno detto la loro in poesia ed io, in quel solco anche se non a quel livello, propongo la mia:

PILLONIS A CUNGRESSU

A s’assemblea de is pillonis sardus
funti curtus a millis e a centus
armaus totus de unu stendardu
contras sa cassa o s’ inquinamentu.

Narat sa carroga, biccu a bentu:
“Innoi toccat a s’indi sciumbullai,
a fundai unu bellu movimentu
ch’ est ora chi si fazzaus arrispettai”.

Sighit, fendi sa conca, sa pubusa:
“Su chi naras po mimi est beru totu,
no est prus tempus de circai scusa,
e primu de partì’ pesu avolotu”.

“Intantu bisongiat a imparai”
narat su cuccumeu de unu stampu
“de chini hat imparau a fueddai
po si cumprend’ a pari ind unu lampu.

Pigai su sturru chi ghettat a s’olia:
no lassat calincunu de vedetta
prontu a surbittiai donnia bia
vetti chi appubat omini a scupetta?”.

“Incappat lassu a parti sa bregungia”
narat su conillu sezziu a scurtai
cun ogus accuccaus de sa rungia
“ma deu puru imparu a surbiai”.

“E inzà’ votemus, aici mi dda sbrigu!”
narat s’ ‘entruxu cun box’ ‘e tenori
datu chi hadi scabudau unu spaigu
issu chi de s’ambienti est assessori.

“E bivat sa lingua de su sturru!
Bivat puru chi’ andat ainnanti!”
schiulant is pillonis a picciurru,
candu si chesciat su passirillanti:

“Giuru: seu prontu a donnia sacrifiziu
a lassai sa scariola po sa mura,
ma creu chi no pighi mai su viziu
de surbiai che sturru in crobetura!”.

Innoi s’est sciusciau su cungressu
ca in picchiada est calau s’astori:
no hat acurtu mancu a nai “Céssu!”
su sturru ch’hiant postu a castiadori.


Aici parrit a mimi: toccat a fai calincuna cosa, ma no mi fazzais fai su sturru in crobetura.

Roberto Bolognesi ha detto...

Pittau istimadu,
mi tocat a imbitare a tie puru a ti leger sa chirca chi apo pubblicadu in Sardegnacultura±

http://www.sardegnacultura.it/j/v/258?s=25831&v=2&c=2730&t=7

B´as a agatare is criterios chi apo ipreadu pro mesurare is tretos intra de is dialetos sardos: su programma mesurat is diferentzias morfologicas, foneticas-e custas contant, mancari tue nergias ca no!-e lessicales.
Su trabballu dd´apo fato cun unu de is espertos prus mannos de dialetologia computazionale e custa chirca cantidadiva est cumplemetare a cussa calidadiva de Contini.

Mauro peppino ha detto...

Egregio Bolognesi,
ho consultato il testo che lei mi ha indicato.
vorrei discutere del dendrogramma visualizzato dalla cartina n.12 ( a pag 60 del suo libro).
mi pare evidente che il cluster divide in due parti le varianti di sardo.
Se le chiedessi: egregio Roberto Bolognesi come si potrebbbero definire le due varianti che emergono dalla sua analisi? lei forse mi risponderebbe che in un gruppo vi è Seneghe nell'altro vi è Aritzo dunque sarebbe improprio definirle come campidanese l'una e lugudorese l'altra!
Beh le risponderei che Seneghe ed Aritzo sono sulla fascia di "confine", le parlate di questi due paesi contengono (penso oggettivamente) degli elementi che appartengono all'altra variante, perchè non provare a ragionare senza i dati riferiti alle parlate intermedie?
Mi pare dunque e mi permetto di ribadirlo (vista anche la bibliografia sull’argomento) che i dati che emergono dai suoi studi non confutano l'idea che esistono due macrovarianti (divisibili a loro volta per 2 per 4 .. per il numero dei paesi che le compongono).

Mauro Peppino





Osservando l’interessantissimo Cluster della cartina n. 12 le faccio notare che nel gruppo in alto (salvo Aritzo e Desulo) i nuraghi sono caratterizzati dall'avere la rampa (di accesso al terrazzo) in andito, mentre nel gruppo in basso (salvo Seneghe, Solarussa e Siamaggiore) i nuraghi hanno la rampa assente o in camera.
Questo per dirle che il cluster da lei proposto che differenzia il sardo i due varianti , rappresenta un elemento che può diventare un elemento di paragone con i dettagli architettonici dei nuraghi.
In altro commento le ho segnalato che secondo Bellodi (con premessa di Blasco Ferrer) le differenze tra il campidanese e il lugudorese sono precedenti alla latinizzazione, cosa ne pensate (allargo la domanda anche agli altri linguisti) della proposta di Bellodi?

Mauro Peppino

Mauro peppino ha detto...

A s'ornitologu marmillesu

Pilloni stimau fia pensendi a innui ci fiasta parau!
Pilloni stimau.
Immoi dappu cumprendiu a sa poesia ti sesi donau!
Pilloni stimau.
Mi parri proprio ca de s'ornitrologia sesi unu scienziau!
Pilloni stimau.
Cun simpatia ti scriu ca su campidanesu no ada a morri mai Pilloni stimau!

con simpatia
a Franco Pilloni

Axel ha detto...

Francu stimau, no em'a bolli bessiri tropu de is trèminis de custa arrexonada, duncas arrespundu in curtzu: no agatu cosa prus legia e de prus pagu sentidu in sa grafia italiana de su CH po su sonu K e de sa ZZ (allobada) po su sonu TZ. Sena de circai nebodis de Kafka apu imparau a scriri ligendimì in arrègulas in su giassu web de s'A.ca.li.sa. e donendi una castiada a is Condaxis puru, aundi s'imperaiat sa K etotu.
A pigai totu de sa grafia italiana mi parrit ofendidori po sa dinnidadi de sa lìngua sarda e no agiudat a mantenni distintas is duas lìnguas.

Lissandru

Pàulu Pisu ha detto...

@Pilloni
Nemus incapas ddu iat a bolli su de ti fai fai su sturru in crobetura, perou depis amiti ca innoi tui ses s'ùnicu Pilloni. Deu cumente Pisu a su prus potzu essi prantau, ma no iat a cresci nudda mancai sia giai intzeurrau de diora...

Pàulu Pisu ha detto...

Ancora certendi po kapas e acas, zetas allobadas, solas, surdas e bisogas e chi seis. It'arrori mannu! Ddu apu giai nau un'àtera borta: dda tiraus a gruxis o grastus e dd'acabbaus una borta po totus... cun custa chistioni scimpra.

Roberto Bolognesi ha detto...

@ Mauro peppino

Ligidori lestru est fustei!
Su dendrogramma, chi fustei castiat beni, non fait atra cosa de formai copias (it: coppie): una cosa a una parti e una cosa a s'atra.
In atrus fueddus, est una funtzioni binaria: cali-si-siat muntoni de datus ddis ghetist de analizai, sa funtzioni ndi pigat duus e format una copia, a pustis pigat duas copias e format un'atra copia cumposta de 4 elementus, e sighendi fintzas a candu non arrenescit prus a fai copias.
Duncas, su dendrogramma consistit sempri de duas copias, formadas de copias, formadas de copias ad infinitum...

donovan ha detto...

@ Tziu Pittau:

Is làcanas chi seis narende bois esistint e comente chi esistint! Una de cussas l' agatamus in Sardigna puru: est sa chi b' est in mesu de sardu e su sardu-corsu. Sa làcana est gai firma e segura chi no esistit mancu un "dialetu de de transizione": o su dialetu est a un' ala o est a s' àtera (Sossu-Sènnaru).
Cun su sardu custa cosa no faghet a la fagher, mi dispraghet pro bois. Si faghet narade·mi bois inue est chi passat sa làcana, non bido s' ora de l' ischire.
Si deo naro "is brigas po su sardu no ant a finire mai!" cale sardu est: logudoresu o campidanesu?

donovan ha detto...

Iscusade ma apo ismentigadu de ponner su nòmene: Davide Corda

donovan ha detto...

@ Mauro Peppino:

Su chi frigat a tie a Blasco e a custu Bellodi pouru est chi tenides su bisòngiu de divider su sardu in duos.
A Blasco ddu potzo fintzas cumprender ca ddu narat pro interessu suo, ma ite bisòngiu tèngias tue de ddu narrer non resesso a ddu cumprender.

Roberto Bolognesi ha detto...

Mauro peppino scrive:
"In altro commento le ho segnalato che secondo Bellodi (con premessa di Blasco Ferrer) le differenze tra il campidanese e il lugudorese sono precedenti alla latinizzazione, cosa ne pensate (allargo la domanda anche agli altri linguisti) della proposta di Bellodi?"

Un'affermazione del genere l'ho sentita fare anche a Prof. Paulis.
Cosa ne penso?
Che il sardo è una lingua neolatina e che della lingua che si parlava in Sardegna prima della sua latinizzazione non sappiamo quasi niente, al di fuori di alcune decine di vocaboli e tantissimi toponimi che non comprendiamo.
Insomma penso che queste affermazioni sull'origine delle differenze tra dialetti sardi-che lei si ostina a comprimere nelle etichette logudorese e campidanese-non si possono e non si potranno mai verificare.
Da un punto di vista scientifico sono quindi perfettamente inutilizzabili.

francu pilloni ha detto...

Po Paulu Pisu:
Dd'has bida mai una mata crescia in crobetura? Pagu sustanzia agatat. Est opera de is sturrus; funti cussus chi hanti lassau su pisu inguni. Duncas, fai attenzioni a is sturrus, tui puru!

Mauru Peppinu,
t'hapu schinizzau beru?
Preparamì unu bellu muttettu froriu, po candu andaus a Giara.

Po Axel.
Cumpodessi, ma no sciu ita siat sa sigla chi m'has ammostau, mancai scipia chini scrit aici.
Ti regordas ita narànt po su libru de Silviu Pellico? Ch'hiat fattu prus dannu a s'Austria de una battalla perdia.
Aicetotu hiaus a podi nai de is teorias de is K e C cun sa cadiredda.
Prova a liggi, datu chi ses casteddaiu, si hapu cumprendiu beni de cussu "emu", prova a liggi Aquilinu Cannas, o Faustinu Onnis, o is poetas casteddaius prus famaus, Siotto Pintor e cumpangìa bella. Prova. e prova a liggi su catechismu de s'archidiocesis de Casteddu, su decretu regiu de su 1812 po cumbatti su pibizziri (pibizziri no pibitziri, castia beni). E, si bolis, finzas sa littera de s'urtimu obispu spanniolu de Casteddu, Mons, D'Esquivell (una cosa aici, ddu scriu a memoria), candu hiat annunziau sa bisita pastorali a is parrocchias de sa diocesis. Sigumenti medas predis no cumprendiant su spanniolu, ddus hiat fueddaus in sardu. Ddoi hat passaggius chi parrit propriu su lessicu marmillesu de hoi. Totu custu 500 annus fait.
Su sentidu chi a tui no praxat su CH ca aici est in italianu puru, fait sa parillia a comenti scriiant Kossiga me is murus, candu fut ministru.
No mi parrit una fundamentu logicu meda, de unu puntu de vista litterariu.
Ma no ti offendas, ca giai su fattu chi ti siasta postu a circai is regulas est "cosa dinnia e giusta".
Bai cun Deus.

Axel ha detto...

Tenis arrexoni Paulu. Certu, no est una kapa ki at a sarvai su sardu immoi.
Giai de tempus sigu sa kistioni de sa lìngua, e fintzas a immoi no mi femu formau una postura crara in su certu po sa standardisadura (unu standard sceti o duus?).
Su ki pentzu deu est ki po abiatzai su sardu, ki est intrendi in coma, si ddi depit donai visibilidadi, e dinnidadi a is ogus de is sardus etotu. Sa genti oi no s'atrivit meda a ddu fueddai ca biveus in unu cuntestu sociali italòfunu dessintotu. A fueddai sardu si parrit foras de logu. Totu su ki est a ingìriu miu est italianu. Sa televisioni, s'arràdiu, is produtus in su supermercau, is nòminis de citadi, arrugas e fintzas de is personis! Is sangunaus sardus strupiaus (pusceddu, mascia, lisci, artizzu).
Intzandus pentzu sceti ki siat ora de si movi, e mi parrit ca su caminu prus lestru siat cussu de una norma ùnica, fata beni craru, ma sen''e abetai ki totus apant nau su parri cosa sua, ge dd'acabaus cras aici!

Pàulu Pisu ha detto...

Ge ndi scis una riga.
Ge ti ddu apu nau un'atra borta, a tui t'ant sballiau sangunau: margiani ti depiant nai e no pilloni.

Ma po mi nci portai in crobetura iat a serbiri unu "pilloni a motori" ca seu pisu tostau e grai.

Cun amigàntzia

Pàulu Pisu ha detto...

Po Axel.
Cumplimentus po sa grafia leporesa chi mi parrit bastantementi currègia (foras de "Kapa" chi iat a depi essi "capa"). Deu scriia/scriemu diaci finas a una pariga de annus fait. Agoa apu biu ca su prus de sa genti scriiat in àtera manera e mi seu cunfrommau a una "norma" prus spainada. In pratiga su problema no est tantu cali grafia umperai (po mei assumancu ca mi seu studiau totu is grafias prus spainadas), ma una forma chi bandit beni a sa majoria de is chi scrint in sardu. Ca sa chistioni, su barrancu, su problema est a si ponni deacòrdiu. Chi no si poneus in conca custu no nd'eus a acabbai mai nudda. Duncas tocat, e custu seu narendiddu po is chi podint contai calincuna cosa, a arrenuntziai a calincuna cosa de is cumbincimentus chi unu tenit po sa grafia assumancu (su standard est una cosa ancora diferenti e prus trebeddau puru). Duncas liaus-si-ndi totus su presumu de tenni arrexoni, ca totus po una cosa o po un'àtera tenint arrexoni. Ita bolis chi mi-ndi frighit de scriri mata cun d-una t o duas, mata/matta po mei est sa pròpiu/pròpriu cosa!!!!! Su pròpiu arrexonamentu po is àterus/àtutus/atrus piessignus ortogràficus. Apu giai nau àteras bortas ca s'inglesa est una lìngua trevessa, scrint in d-una manera e nant in d-una àtera, epuru est sa lìngua prus spainada in su mundu (po no nai de is lìnguas chi usant sinnus chi no funt lìteras; cinesa, aràbbu, etc, ita iant a depi nai issus?). Custu si depit fai cumprendi amarolla/ammarolla ca s'arrennèscida de una lìngua no dipendit assolutamenti de sa grafia. Duncas po dda serrai assumancu po sa gràfia poneus-si-dda deacòrdiu, po mei iat a andai beni puru sa de sa LSC no mi ndi frigat nudda (bastat chi ddoi aciungiant sa possibbilidadi de nci ponni assumancu sa X).
Ciau

daniele ha detto...

E insara si lassat fai a su tempus.
In "Corona de Logu" votant sa lei
ki imponit su sardu, kene ddu partziri, (jai ca est unu), e d'onniunu ddu scrit cumenti ddi parrit. A ddui castiai beni, funt
pagus is cosas de arregulai. No
s'iat a depiri sciri is litteras
paragogicas, a si cunformai po
s'accabu de is verbus, a no mudai
is litteras sighendi sa pronunçia
effettiva, e po accabai a no moviri
sa "r" a destra o a manca, o no?

milton ha detto...

@prof Massimo Pittau
Istimadu professore,
prima de totu bois cherzo isprímere s’istima mea, deo chi soe unu leghidore appassionau de sos libros bostros, pro s’intellettuale balente chi sezes. E puru bois naro chi no téngio difficurtade peruna a nárrere lúmene e sambenau, mancari no síat importante meda pro sa discussione.
Chi sos sardos si appant semper cumpresu, cadaunu faveddande sa variante sua, l’appo semper ischiu, ma, sigomente deo soe insinnante ind unu lizeu de Casteddu, fachía un’esémpiu de comente diat éssere traballosu insinnare su sardu a zóvanos chi non faveddant nemmancu un’allega de sardu, chene ténnere un’istandard e chene ténnere una política linguística e puru chene ténnere istrumentos. Deo bois dimando: cale sardu dia déppere insinnare deo a sos alunnos meos de Casteddu? Campidanesu, logudoresu o logudoresu illustre? Pro issos sunt totas su matessi: limbas istranzas e puru inútiles. In cale sardu ammos a iscríere sos sinnales in Casteddu o in Tátari e sas etichetas de su mándicu? In cale sardu diant déppere chistionare sos leghidores de su telezornale?
Si, comente azes argomentau bois, sos campidaneses tenent rezone a rebutzare sa lsc, tando ant a ténnere rezone puru a rebutzare calesisíat áttera proposta chi no síat su campidanesu; sos logudoresos ant a fáchere su matessi. Est pro custu chi in su Paísu Bascu ant detzídiu de criare un’istandard differente dae sos dialetos de su euskera e cust’istandard no at fattu mórrere sos dialetos, antzis los at fattos bívere e irviluppare.
E duncas, sigomente calesisíat proposta at a éssere partziale e b’at a éssere semper crachiunu, chi no est cuntentu, cadaunu faveddet o iscríat sa variante chi li piachet de prus e sa leze las amparet tottas, epperoe sa limba ufitziale síat sa lsc, chi potet éssere impreada e intrepetada dae chiesisíat, comente sutzedet in su Paísu Bascu e comente sutzedíat in sa literatura greca, sa cale fíat iscrita ind unu átticu differente sicunde sos autores de sos differentes séculos.
Prus de tottu, sa mazorántzia de sos sardos non bivet in bidda e pro issos sa traditzione de sos subdialetos no tenet sentidu perunu: a modu de esémpiu, deo soe náschidu in italianu e cando appo detzídiu de imparare su sardu, appo isseperau sa variante nugoresa e l’appo imparada dae sos libros bostros: su sardu chi iscrío est una limba “artifissiale”, a tesu de su connottu, comente sa lsc. Puru su sardu chi ant a imparare sos zóvanos in s’iscola no at a éssere nen at a poder éssere su chi faveddaes bois o faveddabat babbu. Duncas su nostru deppet éssere un’isséperu políticu, su ‘e faveddare sardu e de diventare sos chi isséperant su venente issoro.
Tando insinnemos sa variante campidanesa istandard o sa logudoresa in sas iscolas, cufformas a su chi dimandat sa zente; epperoe b’appat una limba sarda comuna ufitziale in issida dae s’amministratzione regionale pro tottu su territóriu.

@ Páulu Pisu
Tue naras chi in s’iscola est traballosu meda isticchire su sardu, epperoe si a los issennantes lis das s’opportunidade de si pónnere a su die, abbarra sicuru chi ant a éssere medas sos chi ant a ténnere s’alentu de insinnare in sardu. Bellegai, pro chi facant gai, pretzisant bocabolários práticos, cursos de limba, una tzertificatzione de sos connoschimentos linguísticos, grammáticas, libros, un’académia de sa limba sarda chi tengat autoridade normativa. Tottu custu fartat e no potet éssere criau dae su nudda dae unos cantos ind una sola iscola e isperimentau supra de sa pedde de sos istudiantes.
A menzus bíere tottus.
Davide Mulas

Pàulu Pisu ha detto...

po Milton.
Seu cuntentu chi tui apast tentu sa fortza de imparai su sardu a mannu. Candu deu nau ca sa scola est contras a s'intrada bera de su sardu in scola, ddu nau po esperièntzia e custu no ddu nau sceti deu. In scola, in medas scolas, si fait calincuna cositedda de sardu, ma funt sceti progeteddus de pagus oras chi si faint sempri a mericeddu e a s'acabbu de s'annu, no funt sugetas a valutatzioni e funt volontàrias po is studentis, e duncas serbint diaveras a pagu cosa. In prus si faint sceti chi ddu est calincunu docenti chi ddu bolit fai, e bortas meda sceti po cussus cuatru soddus de su finantziamentu. Tenni beni presenti ca su dinai de sa 482/99 e de sa 26/97 est spaciendi e duncas est acanta de spaciai s'esperièntzia de is progeteddus puru.
Po imparai una lìngua tocat chi custa torrit in domu. Sa scola depit donai valori e legitimai sa lìngua, ma custa s'imparat in domu e po ddu fai ddoi depit essi una motivatzioni forti. Po mei sceti ponendi-dda a obbligu o donendi unu puntègiu mannu po is cuncursus in is entis pùbblicus eus a arrennesci a abiatzai sa lìngua. Chi sa genti scit ca su sardu serbit o podit serbiri po agatai unu trabballu insaras at a essi diaveras diacòrdiu po ddu fai imparai seriamenti in scola, iant a essi issus etotu a ddu domandai a sa scola. E mancai iant a mandai is fillus anca de is ajajus, o su bixinu po ddi imparai su sardu chi in famìllia no si connoscit prus mancai.
Sa chistioni de is standard in scola est sceti una scusa. Su docenti chi bolit portai su sardu in scola chi bolit ddu podit fai, oi agatas totu gratis in s'arretza: ditzionarius, grammàticas, libbrus, bastat a circai cun google o andai a in su giassu de sa regioni sardegna digital library. Inguni ddu est un'oceanu de cosa. Chi bolis mi cuntatas e ti mandu deu e totu unu muntoni de materiali.
Càstia su vìdeu de custu cumbènniu chi eus fatu in Sàrdara su mesi passau "sa lìngua sarda in sa scola de totus" si fueddat pròpiu de custas chistionis e t'at a acrarai unas cantu cosas. Ascurtaddu a volumi bàsciu/volume basso ca achinou distorcit e no s'intendit.

http://www.bibliotecadisangavino.net/index.php

Agoa chi bolis mi torras sceda
Ciau

Pàulu Pisu ha detto...

sempri po Milton

castia custu situ puru

http://ivomurgia.splinder.com/

ciau

Elio Doniselli ha detto...
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