venerdì 28 agosto 2009

L'Espresso alla carica contro il "dialetto" friulano

La foto qui accanto è del titolo di uno dei più vergognosi attacchi postfascisti alle lingue minorizzate, protette dall'articolo 6 della Costituzione e tutelate da legge dello Stato. Ne è autore un giornalista di L'Espresso, organo dei radical-chic con particolari simpatie giacobine. È chiaro, dall'articolo (sopratitolato "Follie federaliste"), che la lingua friulana, naturalmente definita dialetto, è l'obiettivo di sponda della polemica contro la Lega nord e la sua proposta di valorizzazione dei dialetti. Ciò non toglie che niente di tanto bolso era più uscito dai tempi delle veline di Mussolini contro "i dialetti".
Tutti sappiamo, credo, che il confine fra lingua e dialetto è assai labile. La seconda espressione non è quasi mai usata per descrivere una parlata, ma per irriderla e per toglierle importanza. “La lingua” ho scritto tempo fa riportando una sarcastica definizione “è un dialetto con alle spalle un esercito”. E il friulano, come ogni lingua di nazioni senza stato, esercito non ha. Ha solo una grande tradizione e soprattutto la volontà dei friulani di difenderla e valorizzarla. Niente del ciarpame nemico della democrazia linguistica è risparmiato, dallo “spreco” di denari usati per salvare un “dialetto”, alla derisione degli sforzi fatti per tradurre in “dialetto” grandi opere di cultura.
L'autore dell'articolo postfascista nulla avrebbe da dire perché la Bibbia è tradotta in maltese o in malgascio, sghignazza perché lo è in friulano. E presenta come curiosità folcloristiche e leghiste (“Dante in chiave leghista”) la riduzione della Divina commedia in “versioni gergali”, dal siciliano, al bolognese, al calabrese, al milanese al friulano, appunto. Se gli è sfuggita la bellissima traduzione in sardo fatta da Paulu Monni, non credo sia per simpatia nei confronti del “dialetto” sardo, ma solo per ignoranza.
Il livore è tale che ne fa le spese anche Riccardo Illy, l'ex presidente di centrosinistra del Friuli Venezia Giulia, dall'Espresso cooptato fra i “governatori” migliori. Il suo torto è di aver prodotto “addirittura” una legge di politica linguistica per il friulano, quella che il governo Prodi, ormai dimissionario, aveva bocciato e rinviato alla Corte costituzionale. “C'era il rischio di un regime di bilinguismo obbligatorio denunciarono il governo Prodi, poi quello Berlusconi” è scritto nell'articolo. Le cose non stavano così, ma poco conta. La mistificazione non guarda in faccia a nessuno, quando c'è di assicurare i soci del club giacobino che i “dialetti” non passeranno e che è sempre valida l'espressione “Una nazione, una lingua, un popolo”.

103 commenti:

Anonimo ha detto...

Tommaso Cerno è friulano, di cognome sloveno, notoriamente con simpatie di destra. Il fatto di essere gay (e quindi ingiustamente discriminato), evidentemente non lo ha convinto che fare altrettanto sia davvero deleterio.

Anonimo ha detto...

Tommaso Cerno ha ragione, il friulano, esattamente come il sardo, è solo un dialetto inutile.

Enzo D'Errico

Pier Paolo Olla ha detto...

L'esempio del rispetto per una lingua unica (l'italiano) ci viene dalla RAI televisione dello stato italiano dove molte trasmissioni dal conduttore al pubblico sono condotte in romanesco (un esempio ce lo da il giornalista Di Pietro) ed altri servizi in napoletano e chi più ne ha più ne metta. Oppure inviati sportivi che invece di dire pioviggina trova giusto dire "pioviccica". Kun salude
Pier Paolo Olla

Luca Peresson ha detto...

Da persona appassionata di questioni friulane ti ringrazio per questo post.
Non mi sento di condividere i due primi commenti.
Piuttosto penso che quanto scritto da Cerno rappresenti non solo uno dei peggiori attacchi portati dalla "grande stampa" al friulano ma anche l'inizio di una politica del gruppo "L'Espresso" contro i diritti delle lingue minoritarie in questo paese.
Purtroppo questa sinistra italiana, incapace di trovare un propria identità e confusa nei valori e nei programmi, invece "fare politica" (tra le virgolette a indicare i molteplici significati di ognuno dei due termini e della locuzione da essi composta) si limita a reagire in modo scomposto a quanto viene proposto dagli avversari.
Da oggi, per il gruppo "l'Espresso", per il PD, per la sinistra, chi agisce in direzione della tutela e promozione delle lingue di minoranza è un leghista.
Da oggi, per il gruppo "l'Espresso", per il PD, per la sinistra, i soldi investiti in questa direzione sono uno spreco.
Vorrei essere smentito ma penso che non accadrà.
Mi piacerebbe fare a Tommaso Cerno 10 domande...

Grazie ancora.

Luca

zfrantziscu ha detto...

Il commento sulle appartenenza etnica, le simpatie politiche e le tendenze sessuali dell'autore dell'articolo mi pare ininfluente, caro anonimo.
Sarei più interessato a sapere da Enrico D'Errico se ritiene plausibile che la Terra giri intorno al Sole o se è ancora convinto del contrario

Christian Romanini ha detto...

O ringrazii il paron dal blog par chest post.
In mert al articul, o eviti ogni coment par educazion... tant si comente bessôl!
Mandi

ninine ha detto...

al à ancje sbaliât di scrivi "furlân", segn che chel chi nol sâ nancje di ce che al fevele...VEGOGNôS!

Anonimo ha detto...

Questo articolo, come tanti altri che escono a scadenza più o meno fissa,riflette la formazione culturale granditaliana (diciamo pure fascista) che permea la classe politica italiana, sia di destra che di sinistra, ma anche di sopra e di sotto. Al di là del Tirreno, purtroppo, molta, troppa gente, si rifiuta mentalmente di capire. Mi viene in mente la fatica che ogni volta devo fare per ribattere alle proteste di amici "terrammanesi" contro il principio della continuità territoriale.
Caro Olla, sono perfettamente d'accordo con la tua osservazione. La TV italiana parla milanese, romanesco, toscano, siciliano, napoletano, barese etc etc (anche se il taglio delle notizie in particolare é esclusivamente visto con occhio padano), ma questo é implicitamente ammesso perché si tratta pur sempre di varianti della lingua italiana. Noi siamo diversi, come i friulani, cime i sudtirolesi, e i diversi.... Insomma, l'intolleranza è a un passo.

B. Floris

Andrea ha detto...

Pienamente d'accordo con Luca Peresson. Si continua a parlare di questione settentrionale, del PD che non riesce più a beccare un voto al nord e poi leggi queste cose e capisci il perchè. Non puoi lasciare che il monopolio di questi argomenti sia in mano alla Lega. Ma è tanto pretendere una sinistra progressista come in Spagna? E non vedo persone in grado di dare una svolta....

linda ha detto...

Graciis amîs pe solidarietât ai furlans. E à di sei cheste pardabon la ricjece des minorancis: condivi, judâsi e supuartâsi, cul fin comun di garantîsi il ben preziôs de libertât di esisti, di là dai numars, des statistichis e di chei che a smicjin ai gjenocidis linguistichis e culturâi. Distès però o soi dacuardi cul prin post: cui che al vîf une condizion di "minorance" nol pues permetisi MAI la arogance e la ignorance di discriminâ chei altris. Almancul se al à voie di stâ pardabon in pâs cu la sô cussience, e di jessi credibil denant di chei che inmò lu lein. Mandi,
Linda Picco

Roberto Bolognesi ha detto...

La voglio prendere alla lontana...
A un certo punto dell'evoluzione, un organismo primitivo ha cominciato a presentare due lati simmetrici del proprio corpo: il lato destro e il lato sinistro.
Altri organismi non l'hanno fatto: pensate alle piante o alle stelle marine.
La maggior parte degli organismi che noi umani, sciovinisticamente, consideriamo superiori-come se l'evoluzione portasse da qualche parte: cioè a noi!-presenta questa simmetria.
Questo è il motivo per cui anche tra gli esseri umani si trovano testicoli (normalmente chiamati coglioni) di destra e di sinistra.
Insomma, è fisiologico: dato che i coglioni esistono, è perfettamente indifferente da quale parte della coglioneria essi stiano: coglioni sono e coglioni rimangono!
La domanda a questo punto è se, data la nostra simmetria destra-sinistra, che in Italia è assolutamente perfetta quando si tratta di questioni mlinguistiche, possiamo ancora considerarci superiori a un riccio di mare o a una melanzana.

zfrantziscu ha detto...

Caro Roberto,
a complicare le cose, ma a darti anche ragione, c'è il fatto, segnalato da un anonimo sul blog, che l'autore dell'articolo ha "simpatie di destra".
Uno di destra che scrive su un settimanale di sinistra. Tutti insieme appassionatamente contro il friulano. E, immagino, contro tutte le altre "follie federaliste".
Mandi, Robe'

Roberto Bolognesi ha detto...

La coglioneria è appunto "bipartisan"!

Anonimo ha detto...

Tommaso Cerno meriterebbe una medaglia per le cose meravigliose che ha scritto. I dialetti come il friulano o ancora di più il sardo non servono a nulla, e ancora a meno servono i loro presunti "paladini", che non fanno nulla per valorizzarli e per giunta ricoprono di insulti chiunque cerchi di impegnarsi seriamente.

Nando Levoni

Daniele Addis ha detto...

Sig. Levoni, impegnarsi seriamente a fare che? A sparare idiozie sulla presunta utilitá o inutilitá delle lingue? Bhe, devo dire che Lei, in quanto a impegno, è stato esemplare ed il rusultato non è stato da meno.

Certo per raggiungere l'idiozia del giornalista dell'Espresso si dovrá impegnare ancora parecchio. A testimoniare la bontá della teoria del prof. Bolognesi secondo cui i testicoli starebbero sia a destra che a sinistra, mi ricordo di aver letto, qualche giorno fa, un articolo sul Giornale online in cui il "giornalista" ripeteva la vecchia solfa per cui i dialetti è meglio lasciarli stare perché bisogna imparare a parlare in italiano, altroché perder tempo. E poi bisogna studiare l'inglese, eh, cribbio.

Anonimo ha detto...

Lei Addis è solo un maleducato, non ho proprio niente da replicarle.

Nando Levoni

Anonimo ha detto...

Che ignorante, signor "Zfrantziscu", non ha neanche letto che mi chiamo Enzo...

Enzo D'Errico

Anonimo ha detto...

Ritengo doveroso rispettare l'opinione altrui.
Tuttavia,il diritto ad esprimere la propria, dovrebbe essere esercitato da chiunque nel rispetto delle tante altre in merito a un determinato argomento, ....e sinceramente non capisco come possa essere considerato negativo parlare due lingue, anziché una.

Marco Pinna

Anonimo ha detto...

Il problema è che l'idea di chi si impegna seriamente non è affatto rispettata!

Nando Levoni

Anonimo ha detto...

Va bene, ma mi spieghi il motivo/i dell'inutilità dei "dialetti".

Marco Pinna

Anonimo ha detto...

Perché c'è già l'italiano ed un dialetto non avrà mai la stessa ricchezza espressiva, toglierebbe qualcosa anziché aggiungerla.

Nando Levoni

Roberto Bolognesi ha detto...

Che bello avere tempo da perdere e, soprattutto, non sentirsi importanti.
Allora si possono dedicare anche un paio di minuti a persone come la signora Enzo D'Enrico.
Cara signora, potrebbe spiegarci quale è la differenza tra una lingua e un dialetto-fermo restando che sia il sardo che il friulano sono riconosciuti come lingue dalla stato italiano-e perché esse sarebbero inutili per coloro che le parlano?

Roberto Bolognesi ha detto...

E visto che ci siamo, rispondo anche alla signora Nando Levoni:
lei conosce il sardo e il friulano?
Se sí: complimenti!
Anche se da quello che dice si capisce che npn li conosce abbastanza.
Se no, allora lei è un caso di quella simmetria di cui ho parlato nel mio posto precedente.
In sardo si dice anche-traduco: "è uno che parla perché ha la bocca".
Non mi dica che non la trova espressiva!

zfrantziscu pintore ha detto...

A cussu ispetzia de D'Errico o ite raju li narant. Castigu est isse chi intrat a domo anzena sena mancu si frobire sos pedes. Est "Enzo"? Cuntentu isse...

Anonimo ha detto...

Confesso, da anonimo apripista, che non comprendo le ragioni di chi ci ripete la solita solfa: "Avete l'italiano, che ve ne fate dei dialetti?".
A parte la freschezza e plasticità a livello mentale che offre il poter cambiare lingua a piacimento, ma, se avessero un pur minima comprensione di occitano e catalano, capirebbero il vantaggio di conoscere le lingue minoritarie, che non provocano nuovi confini, ma ci fanno invece conoscere la continuità e contiguità linguistica.
Insomma rende liberi.
Riguardo Cerno, l'affermazione sulla sua origine etnica e le sue tendenze sessuali non era offensiva, ma, da discriminato, dovrebbe comprendere meglio le ragioni di chi lo è soltanto per la sua appartenenza linguistica.
Segnalavo soltanto le contraddizioni.
In quanto ad articoli come questi, bisogna dire che sono pericolosi, perché instillano nell'opinione pubblica delle idee false, che fanno credere che il friulano, ad esempio sia soltanto un affare per alcuni. E questo senza citare persone, cifre, quali associazioni (non ne sono praticamente nate dall'approvazione della 482), quali persone hanno rubato o sprecato, senza contare le citazioni decontestualizzate dei politici, che assumono significati completamente diversi.
Insomma è un articolo pieno di falsità, non suffragate da dati reali. Non spiega che il dizionario era stato pensato per la rete, che è consultato da migliaia di persone e che costruire un dizionario (penso ai lemmi) hai dei costi stratosferici. se leggete ben, la scia capire che costerà altri 13 milioni.
Rigorosamente falso!
Reagire è d'obbligo e propongo una mobilitazione, perché non è giusto lasciar passare attacchi come questi, a cui Cerno non è nuovo, almeno in Friuli.
Rammento molto bene l'affondo di Sergio Cecotti, allora sindaco di Udine, quando disse a un convegno:"Io mi fermo qua, tanto il resto lo scriverà Cerno e domani lo saprò dal giornale".
In quanto a D'Errico, affermazioni sull'inutilità delle lingue sarde e friulana, lasciano il classico tempo che trovano. E' inutile anche il calcio, i finanziamenti per la stampa commerciale (il gruppo l'Espresso riceve tanti soldi, pur essendo una holding che fa profitti) e tante cose che subiamo quotidianmente.
Sarebbe più maturo cercare di capire e approfittare della ricchezza che hanno queste terre.
Coraggio!

Anonimo ha detto...

Vedo che qui sono tutti scoppiati, linguaggio da osteria a parte, il primo non si è nemmeno accorto che io appartengo alla categoria dei maschi, il secondo non si cura neppure di esprimersi in modo comprensibile... come si chiama il vostro manicomio? Ospizio speciale per deficienti?

Cordialità - Enzo D'Errico

Daniele Addis ha detto...

Le chiedo scusa sig. LEvoni, credevo che, viste le evidenti stupidaggini da Lei scritte, Lei fosse un cosiddetto "Troll", uno di quegli esseri virtuali che vanno in giro per il web a prendersi insulti e a provocare con la loro mancanza di argomenti. Mi sbagliavo, a LEi mancano gli argomenti, ma non lo fa apposta.

Mi rimangono alcune domande: Lei dice "Il problema è che l'idea di chi si impegna seriamente non è affatto rispettata!"

1) Quale idea?
2)Chi è che si impegna seriamente?
3) Si impegna seriamente a fare cosa?

zfrantziscu pintore ha detto...

Fiamus pensende a "Manicomio D'Errico" si non bos infadat.
Traduzione per gli ignoranti (di sardo e non solo):
Stavamo pensando a "Manicomio D'Errico", sempre non le dispiaccia.

Pro sos cultos: Chie mi l'at mandadu a custu?

Anonimo ha detto...

"Manicomio D'Errico"? Grazie ma non ho proprio tempo per occuparmi dei matti come voi, io sono una persona seria che lavora.

zfrantziscu pintore ha detto...

Vede che le è stato utile frequentarci? Ha trovato un manicomio e un posto di lavoro. Sicuro, in più, e in buona compagnia.
Ah, l'avverto che il più dei sardi conosce non solo la lingua sarda ma anche il dialetto italiano, benché inutile.

Anonimo ha detto...

Perché c'è già l'italiano ed un dialetto non avrà mai la stessa ricchezza espressiva, toglierebbe qualcosa anziché aggiungerla.

Lei ha piena facoltà ad avvalersi dell'italiano e della sua ricchezza espressiva, esattamente come lo faccio io e tanti altri. Se lo ritiene sufficiente, contento lei ......, nessuno, credo, le vuole imporre l'uso di un'altra lingua (dialetto dice lei). Comunque spero riconosca il diritto di chi, senza mettere limiti alla propria intelligenza, ha avuto in eredità un'altro idioma ad usarlo, custodirlo e tramandarlo.

Marco Pinna

Anonimo ha detto...

"Dialetto italiano"??? Ma voi siete completamente pazzi, non vi permetto di offendere la mia lingua, che poi è anche la vostra! Il dialetto sardo di certo non sarà mai un idioma, voi invece sarete sempre degli idioti.

Enzo D'Errico

Daniele Addis ha detto...

Questo qua pensa che la parola "dialetto" sia offensiva, neanche sa quali siano le differenze tra dialetto e lingua dal punto di vista della linguistica :D
L'italiano è stato diffuso in maniera idiota ed ha prodotto tantissimi idioti che pensano che la conoscenza di un'altra lingua ne possa in qualche modo intaccare la purezza.
"Non vi permetto di offendere la mia lingua" ahuahuahuahuahu, sei un mito, anche se il mio preferito rimane Nando Levoni che ha capito qual'è il "vero problema", quello secondo cui "l'idea di chi si impegna seriamente non è affatto rispettata!" :D

zfrantziscu pintore ha detto...

Lei non offenda la mia lingua, Enzo D'Errico, e io vedrò di non offendere il dialetto italiano. O meglio quel coacervo di dialetti diventato "lingua" sulla punta delle baionette. E se proprio non ce la fa a digerire le leggi del suo Stato, se ne organizzi uno suo virtuale che l'aiuti nella sua guerra contro lingue ben più antiche del dialetto che lei parla.

p.atzori ha detto...

O ZF, diasi chizzulanu ses? Abbaidande s'ora de sos urtimos duos interventos tuos apo craculau chi as ormiu 5-6 oras ebbìa, de sas 23 e mesu a sas 5. Si unu erricu-burricu calesisisat ottenet cust'effettu andamos bene...Non diat essere istau menzus a faére origas surdas a faeddos diasi tontos e ti zirare a s'atera parte in su lettu?

zfrantziscu ha detto...

Sos betzos semus fatos gasi, o Pie'. Nos intendimus giòvanos petzi cando semus ischidos. No, Pie', sos tontighines cherent catigados deretu, cando sunt galu caentes

Anonimo ha detto...

Ma voi siete proprio tutti matti! L'italiano non l'ha imposto nessuno, voi invece vorreste imporre dialetti inutili, poveri, spuri e privi di tradizioni. Siete proprio da compatire!

Enzo D'Errico

Anonimo ha detto...

"Dialetto italiano"??? Ma voi siete completamente pazzi, non vi permetto di offendere la mia lingua, che poi è anche la vostra! Il dialetto sardo di certo non sarà mai un idioma, voi invece sarete sempre degli idioti.

Enzo D'Errico

Innui su molenti s'accozzada mancu su tiaulu n'di ddu scozzada!

Po dda narri a sa corsicana: "fatimi u piaccè, com'ellu disse minutu, insignatimi a surtita ca l'intrata nu a sò più"

Saludi, tziu D'Errico! (che s'arbutzu in s'istadi)

Marco Pinna

Anonimo ha detto...

Signor Penna, se le dispiace esprimersi in modo comprensibile... io niente capire dialetto sardo.

Enzo D'Errico

Anonimo ha detto...

Che ci siano persone che s'impegnano seriamente per trasformare il sardo in una lingua vera, fanno anche giornali in sardo, ma nonostante questo vengono ricoperte di insulti è verissimo, inutile nascondersi dietro le solite idiozie...

Nando Levoni

Anonimo ha detto...

Ah, ah, ah! D'Errico, speriamo tu sia un troll, perché, altrimenti, non ne esce un bel ritratto dai tuoi post.
Probabilmente dovresti rivederti "Il grande dittatore" di Charlie Chaplin, giusto commento quando ci obblighi a scegliere la "nostra lingua". L'italiano non è stato imposto? ma cosa hai fumato? La scuola, la burocrazia, la televisione, la stampa, tutto ha contribuito a imporre una sola lingua, con risultati abbastanza deludenti, perché, senza il "virus" dei dialetti, in pochi anni l'italiano s'è impoverito nel confronto con altre lingue, in particolare l'inglese.

Anonimo ha detto...

Buana D'Errico, io friulano, ma sforzare capire limba sarda.
Lei non intelligente?

Mandi

FR

zfrantziscu pintore ha detto...

D'Errico, studi, o almeno si informi, sgrassi la sua sesquipedale ignoranza. Mi risulta che La Carta de Logu, per dire, sia tradotta anche nel gergo italiano. Poi si faccia risentire. Comunque complimenti, insieme al suo sodale Levoni ci state regalando momenti di autentico spasso.

Anonimo ha detto...

Siete veramente i più grandi comici dai tempi di Charlot! Lui però non pretendeva di fare sul serio e faceva ridere, voi fate solo piangere!

W la grande lingua italiana - Abbasso l'inutile dialetto sardo

Anonimo ha detto...

Io niente capire dialetto sardo, che a me niente interessare, in quanto essere assolutamente inutile.

Enzo D'Errico

pierpaolo Olla ha detto...

Carissimi Levoni & D'Errico,
non mi risulta che su questo blog o sui quotidiani ci sia stato qualcuno che abbia scritto (ma neanche pensato)di imporre la lingua sarda e quella friulana al resto d'Italia.
Quindi non sta a voi (se non Sardi o Friulani) giudicare se sia giusto o meno battersi affinchè tali lingue vengano insegnate nelle scuole delle nobili terre di Sardegna e Friuli. Kun salude e passada e cuaddu!
pierpaolo olla

Anonimo ha detto...

Imporre il dialetto sardo e il dialetto friulano al resto d'Italia? Ma qui siamo alla pazzia più assoluta!

Enzo D'Errico

giorgio giovanni gaias ha detto...

Non ero intervenuto prima perchè volevo vedere come evolva la discussione.. Come ben sapete sono di Destra sono nazionalista italiano adoro tutto ciò che è tricolore a partire proprio dalla lingua italiana... però rispetto anche il sardo anche se non lo parlo e non mi interessa parlarlo.. però lo rispetto perchè è pur sempre il dialetto della mia isola e chiaro che non vorrei mai che in Sardegna si parlasse solo il sardo percarità dio ce ne scampi e liberi, non l'ho mai adorato e ma l'adorerò però lo rispetto e ogniuno è libero di parlare la lingua o dialetto che vuole ma la lingua della nostra Patria si chiama Italiano e per quanto mi riguarda sono ben orgoglioso di parlare la lingua dei grandi poeti e inventori la lingua che ha iniziato a prendere piede con il grande Dante Alighieri poi Boccaccio e Petrarca e Machivelli fino al filosofo Giovanni Gentile i giornalisti Montanelli e tante altre figure che hanno reso la nostra splendida lingue celebre nel mondo poi è la lingua con più vocabili con la grammatica si più complicata ma più importante ed articolata è la lingua che deriva dal latino.. è semplicemente la mia lingue e ne vado fiero.. saluti.

Daniele Addis ha detto...

"volevo vedere come EVOLVA la discussione (...) però lo rispetto PERCHè è pur sempre (...) non l'ho mai adorato e ma l'adorerò però lo rispetto e OGNIUNO (...) "

GGGS, lasciando perdere tutto il resto della sua sintassi, meno male che la lingua italiana la adora... figuriamoci cosa gli faceva se la detestava!!!!
Per quanto riguarda la grammatica, la varietà di vocaboli e la derivazione dal latino (se la ritieni così importante, il sardo vi deriva molto più direttamente) ripeti i soliti luoghi comuni che cercano di inculcare a scuola.

Per quanto riguarda Levoni e D'Errico, complimenti ancora, riuscite a dire tantissime idiozie usando pochissime parole, siete dei professionisti.

Dàvide Corda ha detto...

BREVE NOTA INFORMATIVA: i signori D'Errico e Levoni sono due troll che fanno capo alla stessa persona le cui idee rispetto al sardo sono esattamente agli antipodi di ciò che qui viene affermato.
Non rivelerò la sua identità per ovvi motivi (che conosco in quanto in precedenza sono rimasto invischiato in discussioni simili) ma ho deciso di rompergli il giochino in quanto ha sbagliato assolutamente la discussione nella quale inserire le sue provocazioni.
Il giochino può anche risultare divertente se fatto "for dummies", ma in questo blog non ha alcun senso ed è per questo che ho deciso di intervenire: essendo egli una persona che richiede serietà credo sia il caso che la dimostri.

larentu ha detto...

Zuenne Frantzì! Che l'ades fatta prus longa de su mese de maju, pro rispondere a duos avoloteris. No as bidu chi bi sun picande gustu cando lis faeddas male? Cando abojamus zente gai ammentadi su ditzu de Nonnu Melone: " A sapunare sa conca a s'ainu, sa lissia si nde perdet." E tando ammentadi peri de Dante e: " Non ti curar di lor, ma guarda e passa..."
Larentu

Anonimo ha detto...

certo che le affabulazioni di tale Gaias sono quanto di più divertenti (quelle di tale D'Errico,...ma non saranno forse la stessa persona?....sono insulti non degni di considerazione) si possan leggere. Sono degne di considerazione invece queste gaiassate, poichè sono l'esempio di quanto quella categoria falsa e volgare, falsa perchè storicamente non ha ragione d'esistere e volgare perchè solamente retorica (e della peggior specie) e non-spstanziale, chiamatà Italia o italianità è penetrata in Sardegna.
L'affastellamento sconclusionato (vai coi pleonasmi!!!) di grandi nomi messi insieme x dare indecente lustro e un ossessivo e sgrammaticato procedere alla definizione di Nulla, ci fa ben sperare sulle sorti di quel cadavere chiamato italianità. La mia preoccupazione e che costoro, I Grandi Guardiani di Nulla (gli spietati giacobini ovvero la Sinistra, i luciferini del cattolicesimo, ovvero il Centro, e i residuati confusionari del Fascio, ormai scarsamente rappresentati ma sempre pericolosi), tentino di riesumare il Cadavere mediante l'unica arma in loro possesso: la violenza.

Gunnare Satta

Anonimo ha detto...

Ragazzi, vi state dando addosso per nulla: vedo che sul blog sono state pubblicate solo le prime righe dell'articolo di Tommaso Cerno. Io ho sottomano l'edizione cartacea de "L'Espresso", l'articolo è molto lungo ed elaborato (occupa due pagine) e non deride affatto il friulano e le altre lingue minoritarie, ma denuncia una serie di sprechi a dir poco scandalosi, che certo non giovano a nessuno, tanto meno alla promozione delle lingue minoritarie (io sono sposato con una sarda e il sardo lo parlo correntemente). Forse chi ha scritto il blog poteva essere un tantino più corretto.

Massimiliano Pettorossi

Anonimo ha detto...

Le idiozie, signor Addis con la esse minuscola, le dice soltanto lei. Provi ad elencare su un curriculm professionale il sardo tra le "lingue" conosciute: non la mandano in manicomio solo perché i manicomi li hanno aboliti. Il signor Corda poi non so proprio di cosa stia parlando, io comunque non conosco il signor D'Errico.

Scordialità - Nando Levoni

Anonimo ha detto...

Signor Gaias, grazie per il suo buonsenso. L'italiano non si tocca! Gli insultatori non li prendo neanche in considerazione, in quanto gli insulti e le villanie si commentano da soli, ma tengo a precisare che il signor Corda è assolutamente fuori strada, anch'io non conosco il signor Levoni anche se in questa occasione mi trovo d'accordo su molte posizioni sue.

Enzo D'Errico

Anonimo ha detto...

Avete ragione, sparo un mucchio di cazzate e chiedo scusa per quanto ho detto.

Daniele Addis

Anonimo ha detto...

In effetti, come dice il signor Pettorossi, l'articolo di Cerno merita di esser letto, per evitare interpretazioni:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/we-speak-furlan/2107772
Poi, magari, ci si può fare qualche domanda, per es.:
nel nome della difesa delle lingue minoritarie, è giusto ignorare certi sprechi di danaro pubblico (vedi il caso denunciato da Cerno di oltre un milione di euro per il dizionario bilingue mai realizzato)? Oppure: non è che dietro la giusta causa della difesa delle lingue minoritarie ci siano persone interessate UNICAMENTE a crearsi un posto di lavoro, magari redditizio (vedi il caso denunciato da Cerno degli interpreti da mille euro a seduta)?
Penso che confondere il principio della tutela delle lingue minoritarie con gli sprechi che in nome di quel principio si fanno non convenga a nessuno.
Bachisio

Anonimo ha detto...

E' proprio ciò che intendevo dire io, non parliamo poi dell'interprete di friulano che prende mille euro a seduta solo per tradurre i discorsi di un unico consigliere leghista che parla perfettamente anche l'italiano! Poi è ovvio che non condivido la definizione "dialetto friulano", ma gli sprechi segnalati da Cerno sono reali e non rappresentano davvero il modo migliore di valorizzare le lingue regionali.

Massimiliano Pettorossi

Anonimo ha detto...

E anche sugli impiegati degli "Uffici della lingua sarda", che prendono 700 euro al mese e non fanno un tubo, varrebbe davvero la pena di scrivere un articolo. Lasciamo che di lingue si occupi chi è competente e non preoccupiamoci se non è d'accordo con noi al 100%. Tra chi ha un obiettivo così nobile come la promozione delle lingue regionali dovrebbe esserci il massimo rispetto, non lo scambio di insulti che si commenta da sé e non serve assolutamente a nulla.

Massimiliano Pettorossi

zuannefrantziscu ha detto...

Caro Pettorossi
chi ha "scritto il blog", e cioè io, ha semplicemente una visione diversa dalla sua. Lei dice che l'articolo non è offensivo del friulano, io dico di sì. Per offendere non è necessario prendere a male parole, basta avere l'aria di sufficienza del padrone bianco nei confronti dello zulù che pretende di tradurre nel suo "dialetto" i testi propri dell'uomo bianco.
Ma le ricordo la titolazione dell'articolo dell'Espresso:
"Follie leghiste / We speak furlan / In Friuli il dialetto è già materia di insegnamento nelle scuole, cartelli bilingue e traduzione simultanea alla Regione. Uno spreco da 35 milioni".
Io ritengo sprezzante e colonialista l'articolo l'articolo, lei no. Amici come prima, spero.

zuannefrantziscu ha detto...

Caro Bachisio,
prima di risponderle, vorrei sapere da lei quanto costa una seduta di traduzione simultanea dall'inglese al russo e quanto costa un dizionario, poniamo, di francese.
Poi, se vuole, ne riparliamo.
Una cosa, però mi sento di dirle: la definizione "sprechi" nasconde molto più spesso di quanto si pensi la polemica di chi ha il potere nei confronti di chi fa cose che il potere ritiene "inutili". Come nel caso degli italofoni tronfi.

Anonimo ha detto...

Caro Zuannefrantziscu,
sull'interprete non saprei risponderle: in ogni caso, costerebbe assai meno assumerlo, dargli 2-3000 euro al mese e tenerlo sempre pronto alla bisogna, non crede?
Circa il dizionario, sì, posso risponderle: un milione di euro (ma la cifra, da ciò che si legge, è destinata a lievitare) è uno sproposito, garantito. Per chi realizza un dizionario, già 50mila euro sarebbe un gruzzolo niente male. Se non crede a me, provi a scrivere a Zanichelli a un editore serio e a domandare.
Saluti, Bachisio

Anonimo ha detto...

Fermo restando - dimenticavo - che l'editore serio ti paga solo se il dizionario lo porti a compimento...
Bachisio

zuannefrantziscu ha detto...

Caro Bachisio
immagino che lei stia scherzando. 50 mila euro per un dizionario? Decine di persone che vi lavorano per anni sotto la direzione di un accademico e il tutto per 50 mila euro complessive? Per i caffè, forse.
Comunque, il "Grant dizionari bilengal italian-furlan" è costato 940 mila euro nei dieci anni di lavoro a cui si aggiungeranno altri 300 mila euro per la conclusione. E' già in linea, è stato consultato da 200 mila persone e scaricato da 5000.
Il suo costo è stato considerato da un esperto dell'università di Padova non solo congruo ma inferioe ad altre opere per cui "si è andati bel oltre questa cifra". Naturalmente queste informazioni erano a disposizione dell'Espresso: le ha pubblicate Il Messaggero veneto che fa parte dello stesso gruppo editoriale.
Quanto agli interpreti: si parla di una seduta di traduzione simultanea e di due interpreti. Le paiono troppi 1000 euro (che non sono solo di stipendio, ma di luce, strumenti, etc)? E se la smettessimo con la demagogia e il pauperismo?

Anonimo ha detto...

Forse scherza lei, se pensa che un dizionario di francese, poniamo il Boch di Zanichelli, possa costare un milione di euro... Ce ne sarebbero ben pochi, in giro, di dizionari.
Forse queste sono cifre attendibili per i dizionari delle lingue minoritarie.
Bachisio

p.atzori ha detto...

ZF, mi pare che tu prenda sottogamba la questione degli sprechi. D’accordo con te che a Tommaso Cerno del friulano non importa nulla, che si atteggia a fascistoide sprezzante, ma se punta il dito sugli sprechi, io che sono favorevolissimo alla valorizzazione della lingua sarda, lo assumerei come avvocato del diavolo per migliorare la politica linguistica o, se vuoi, bilinguistica. Nel sistema italico lo spreco è la regola voluta dalla partitocrazia che lottizza ogni settore della società. Se il potere usa la parola “spreco” per bocciare iniziative che non gli vanno a genio, la risposta non può che essere che quella di rinfacciargli gli enormi sprechi di cui è responsabile a ogni livello. Esempio: non è forse uno spreco tenere in piedi le Province, dal momento che, come ha rilevato l’Eurispes, solo il 27% di ciò che incamerano va a frutto come strade ed edifici scolastici, mentre il 73% va in spese di apparato? Forse che non sappiamo bene tutti che molti servizi pubblici non funzionano adeguatamente perché non seguono criteri di efficienza, ma criteri clientelari che comportano sprechi e che non sono utili per quanto costano? Forse che non è vero che i vari partiti curano le loro rendite politiche promovendo esborsi di danaro pubblico senza utilità pubblica?

Con il sardo, come con il friulano, non si tratta di aprire un nuovo filone d’oro per la cattiva politica, si tratta di liberare energie necessarie per lo sviluppo sociale ed economico. Ecco perché la battaglia per il sardo io l’assocerei volentieri alla battaglia contro gli sprechi. Se c’è solo “sa palla” per la lingua sarda è perché troppi “caddos” sprecano in sas istallas. Gli sprechi che vanno contrastati sono sempre quelli di chi detiene il potere, a chi non lo detiene non è concesso sprecare.
In conclusione: i molti posti di lavoro per i giovani che possono derivare da una buona politica linguistica dovranno comunque essere utili alla società. Di nuovi carrozzoni non se ne sente proprio bisogno, men che mai tradotti in lingua sarda. Se la Sardegna è nelle attuali condizioni, ciò è per i troppi carrozzoni dei troppi politicanti da strapazzo, di destra e di sinistra. Stanno rubando il futuro dei nostri giovani!
Cordialmente, Piero

Anonimo ha detto...

Signor Zuannefrantziscu, sono letteralmente esterrefatto dalla sua ottusità e dalla sua faccia tosta. Tommaso Cerno non offende minimamente il friulano (l'articolo comprende anche le frasi iniziali della Divina Commedia in vari idiomi regionali, ciò significa che Cerno non è sicuramente uno a cui non gli importa nulla delle lingue locali), semplicemente espone vari casi di deprecabili sprechi che non si possono ignorare e che sicuramente non fanno bene alla promozione della lingua friulana. Che un interprete debba prendere 1000 euro a seduta per fare traduzioni non indispensabili per una sola persona è assurdo, così come è assurdo che per completare un vocabolario ci vogliano 15 o 20 anni. Si lasci dire poi che è stato estremamente scorretto da parte sua pubblicare solo il titolo e le prime righe dell'articolo di Cerno.

Massimiliano Pettorossi

Anonimo ha detto...

ma perchè invece di scrivere qui, non scrivete sul sito dell'espresso all'articolo menzionato? ci sono andata e ci sono solo 3 commenti... Dai, fuarce Friûl!!!!
Superninine

p.atzori ha detto...

A Massimiliano Pettorossi, sono in linea con lei per la posizione da buon padre di famiglia nell'amministrazione dei soldi pubblici, ma io ho letto l'articolo di Cerno e non ho trovato neppure un cenno favorevole, neanche in linea di principio, alla valorizzazione del friulano. Dunque è servito solo per rafforzare il fronte dei contrari all'uso delle lingue cosiddette minoritarie. Cordialmente, Piero Atzori

Giorgio Giovanni Gaias ha detto...

O amico bello clicca sul nome e illuminati che io sono chi sono e non uso nomi falsi.. roba da matti..

Anonimo ha detto...

Caro Atzori, io penso che lo scopo di Cerno fosse solo quello di denunciare gli sprechi, questa volta è stato in campo linguistico come poteva essere in qualsiasi altro campo. In quanto ai "nemici" delle lingue minoritarie, penso che i peggiori si trovino proprio tra coloro che dovrebbero esserne i parlanti ed i valorizzatori. Saluti

Massimiliano Pettorossi (sono di Terni e sono sposato con un'ardarese).

Anonimo ha detto...

Gentili sigg. Bachisio e Pettorossi,

le frasi relative a costo e mancata realizzazione dei dizionario sono menzogne. Smentite a più riprese in tutte le sedi ufficiali nella regione Friuli Venezia Giulia.
i costi, i risultati e le fasi di avanzamento dei lavori sono state controllate continuamente da esperti. Nel 2005 il dizionario in questione è stato presentato da De Mauro stesso davanti a centinaia di persone.
Un po' strano per un dizionario mai realizzato, vero?

Anonimo ha detto...

Gentile sig. anonimo (se provasse a darsi un'identità non sarebbe male), se questo dizionario già completo esiste ce lo faccia vedere, io non credo che Cerno abbia scritto una balla per il gusto di scriverla.

Massimiliano Pettorossi

Daniele Addis ha detto...

"Avete ragione, sparo un mucchio di cazzate e chiedo scusa per quanto ho detto.

Daniele Addis"

Ma guarda un po', un "mio" messaggio falso scritto subito dopo i commenti in successione di D'Errico e Levoni... non ci sono più i troll furbi di una volta, quelli di nuova generazione a furia di postare commenti idioti di proposito, si stanno immedesimando troppo nei personaggi che interpretano ed idioti ci diventano veramente.

Luca Peresson ha detto...

Il Comitato 482 ha reso pubblico questo invito cui spero possitare fare pubblicità:

"Cari amici,
il settimanale L'Espresso ha attaccato i diritti linguistici del popolo friulano pubblicando un articolo che definisce il friulano un dialetto e nel quale si sostiene che i fondi destinati a garantire i diritti linguistici delle minoranze sono uno spreco di denaro pubblico. Il Comitato 482 ha deciso di rispondere a queste affermazioni diffamatorie e antidemocratiche con una campagna di protesta pubblica e vi invita ad aderire scrivendo una email di protesta agli indirizzi espresso@espressoedit.it e letterealdirettore@espressoedit.it. Vi chiediamo dunque di sostenerci inviando la vostra lettera di protesta e di dare la massima visibilità possibile a questa iniziativa. Grazie, Mandi.

Sul sito del Comitato (www.com482.org) potrete trovare tutti i dettagli relativi a questa iniziativa, l'articolo pubblicato dall'Espresso e il comunicato stampa di risposta del Comitato 482 che è già stato inviato al direttore del settimanale.

Ecco un esempio di lettera di protesta che potete utilizzare liberamente.

***************

Gentile Direttore,

ho letto con rammarico e disappunto l'articolo "We speak furlân" di
Tommaso Cerno pubblicato dalla sua rivista, un articolo zeppo di errori, affermazioni
false o apertamente diffamatorie nei confronti della comunità linguistica
friulana. Trovo francamente intollerabile che il suo giornale sostenga le tesi faziose
e discriminatorie esposte nel'articolo. I diritti linguistici sono, infatti,
parte integrante dei diritti umani fondamentali. Per questo voglio esprimere la
mia indignazione per questo attacco da parte del suo giornale ai diritti
linguistici dei friulani e, di conseguenza, anche a quelli delle altre comunità
minorizzate che si trovano nello Stato italiano.

Cordiali Saluti.

**********************

p.atzori ha detto...

A Luca Peresson, grazie per questa lettera. Provvederò subito a inviarla a L'Espresso.
E' una vergogna che pur di attaccare la Lega si insultino in tal modo, con articoli alla Cerno, la minoranza linguistica friulana e le Nazioni negate presenti in Italia. Questo per me è fascismo puro.

giorgio giov. gaias ha detto...

>Atzori fissaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!! Lasciatelo dov'è il fascismo che due palle!!!

zuannefrantziscu ha detto...

Carissimo Atzori,
permettimi, prima di passare alle cose serie che dici, di intrattenermi con un paio di interlocutori, se così si può dire di due stereotipi di ordinario nazionalismo granditaliano, con uno che mi insulta (sarei un ottuso dalla faccia tosta), e con un lettore, gradito ospite, cui pare sfugga il fatto che un conto è il costo di un prodotto finito e altro conto è l'investimento necessario per produrlo.
Dei primi due vale solo considerare che sembrano sciovinisti troppo perfetti nel loro paradigma per essere veri, tant'è che qualcuno li riconosce come dei “troll”. Al signor Pettorossi, che mi insulta, avrei voluto offrire una serie di epiteti da attribuirsi a scelta, ma ho capito infine qual è il suo dramma: “Io non credo che Cerno abbia scritto una balla per il gusto di scriverla”. Contro un atto di fede, la ragione è assolutamente impotente e neppure la dimostrazione dimostrata della malafede del Cerno avrebbe valore.
A Bachisio, che non crede al fatto che un dizionario (di una lingua, fra l'altro, senza dizionari) possa costate 1.300.000 euro, vorrei chiedere se pensa davvero che una 500 della Fiat possa essere venduta, poniamo, a 10.000 euro, se per produrla non siano stati fatti investimenti incommensurabili con il costo finale. Anche un dizionario è un prodotto industriale con dietro investimenti molto considerevoli.

(continua)

zuannefrantziscu ha detto...

(continua)

E veniamo alle cose serie. Io non sottovaluto affatto gli “sprechi” nella amministrazione del denaro pubblico. Ma non li considero una “categoria dello spirito”, sono dell'idea che gli sprechi ci siano quando siano dimostrabili e dimostrati. Che cosa è uno spreco se non una sproporzione fra spesa e risultato della spesa.
Tu, per esempio, ti riferisci alle Province come oggetto in sé dello spreco. Veniamo entrambi da una cultura politica che fece della abolizione delle province una necessità politica e, quindi, sai anche tu come quella richiesta prendesse di mira non lo spreco, ma il fatto che Provincia va in sintonia con Prefettura, quel retaggio giacobino che permette allo Stato di intrufolarsi negli affari delle comunità sarde.
In questo senso, sarei d'accordo ancora oggi per l'abolizione delle Province (cosa per altro complicatissima perché bisognerebbe cambiare la Costituzione) e di conseguenza delle Prefetture, a patto, naturalmente, di inventare un organismo intemerdio fra Comuni e Regione. Quel che non condivido è il concetto di spreco associato a quello della Provincia. Uno spreco sono allora anche i piccoli comuni e uno spreco è il Parlamento: costano entrambi troppo, così come troppo costano tutti gli organismi elettivi, rappresentanti la volontà dei cittadini.
Si può desiderare davvero l'abolizione dei piccoli (e comunque costosi) consigli comunali e dei Parlamenti, da quello sardo a quello italiano? O bisogna tendere a farli costare di meno? Comunque, anche allora, rientrerebbero nella categoria sprechi perché non è facile dimostrare che la democrazia produca beni materiali in grado di giustificarla.
Se questo è vero, e io penso lo sia, per fenomeni legati alla democrazia rappresentativa, figuriamoci che cosa succede intorno a beni immateriali quali una lingua minorizzata (la maggiore ha strutture, dall'Accademia della crusca alla scuola alla Tv all'esercito sottratte a questo gioco dello spreco) o una cultura altra dalla maggioritaria. Nell'articolo che ha dato origine a questo lungo dibattito, il più lungo mai comparso su questo blog, non c'è una sola indicazione sensata di sprechi fatti sul friulano, ma solo una unica “categoria dello spirito” rubricata spreco: è la spesa fatta per promuovere il friulano.
Un giornalista non prevenuto non avrebbe gridato allo scandalo perché una seduta di traduzione simultanea, che occupa due intepreti oltre all'uso di strutture), costa 1000 euro. Avrebbe dovuto fare un paragone, che so?, con una seduta di traduzione simultanea nel Parlamento basco, o in quello europeo. Allora avremmo capito se, davvero, 1000 euro per una seduta in Friuli Venezia Giulia è uno spreco o no. La cifra, sparata così ad effetto, è pura e semplice demagogia. Con sottinteso disprezzo per una lingua minorizzata: i mille euro non è che siano troppi in assoluto, lo sono perché si tratta di servire “un dialetto”.

Anonimo ha detto...

"Cerno ha attaccato i diritti linguistici del popolo friulano"? Ma fatemi il piacere! Per quanto mi riguarda ho già inviato un messaggio all'Espresso (rivista che abitualmente non leggo in quanto non la condivido). Ma di sostegno.

Massimiliano Pettorossi

p.atzori ha detto...

E' vero che storicamente la contrarietà alle Province e alle Prefetture avevano come motivo quello che tu dici, ma oggi si è anche aggiunto il motivo dello spreco di pubblico denaro che esse comportano. La democrazia può trovare vie meno dispendiose per esplicarsi. Ma tutto ciò è marginale rispetto all'attacco alle lingue minoritarie condotto sulle pagine de L'Espresso. E' meglio sviscerare il problema degli sprechi in altro blog, senza però dimenticare che se non vi si pone rimedio sempre più giovani si vedranno costretti a riprendere le vie del mare e del cielo in cerca di occupazione dignitosa. Così potrei convincerti che lo spreco non è una "categoria dello spirito".

Anonimo ha detto...

Per me è comunque un assurdo che sia prevista la figura dell'interprete per le lingue minoritarie, quando tutti, assolutamente tutti, i friulani, i sardi, ecc., parlano anche l'italiano, al massimo può avere un senso in Alto Adige, dove tuttora ci sono (purtroppo) tedescofoni che stentano ad esprimersi nella lingua nazionale. Per il resto (come nel caso emblematico del consigliere leghista) pretendere l'interprete può essere soltanto un atto provocatorio e non il fatto di sentirsi a proprio agio esprimendosi nel proprio idioma materno. Sarebbe sicuramente meglio utilizzare quei 1.000 euro per realizzare materiale didattico a mio modesto parere. E condivido l'opinione del signor Gaias, in questo caso parlare di fascismo è assolutamente fuori luogo, smettiamo una buona volta di utilizzare quel termine solo per definire qualcuno che ha soltanto espresso un'idea che non condividiamo.

Massimiliano Pettorossi

p.atzori ha detto...

A Pettirossi e a Gaias, che vedo impegnati in questa discussione risponderei che mai come ora il riferimento al fascismo, inteso come atteggiamento discriminatorio nei confronti dell'altro, è stato più azzeccato. Non fu infatti per caso che, negli anni 20 del secolo scorso, il Fascismo vietò di organizzare le gare poetiche in sardo nelle piazze di tutta l'isola. L'atteggiamento fascista poi continuò dopo la seconda guerra mondiale ad opera dei comunisti, i quali parlano di discriminazione e razzismo e si ricordano di Antonio Gramsci solo quando gli fa più comodo. Non mi meraviglia affatto dunque la posizione discriminatoria de L'Espresso che evidentemente nulla ha da insegnare a nessuno in tema di libertà.

p.atzori ha detto...

Scusi Pettorossi, l'errore nel cognome non è voluto.

Anonimo ha detto...

Non si preoccupi, esiste anche la variante Pettirossi, comunque io ribadisco con fermezza che bisognerebbe lasciare da parte le accuse di fascismo, che era ben altro di un semplice articolo di giornale che non soddisfava pienamente. Verissimo è che il fascismo represse le minoranze, ma questa non fu né l'unica né la più grave delle innumerevoli violazioni che commise (io sono di centro-destra, ma sono sempre stato estraneo alla cultura fascista). Usare toni incendiari non giova alla bellissima causa della promozione delle lingue regionali, della quale io stesso ho l'onore di essere un fautore.

Massimiliano Pettorossi

Anonimo ha detto...

Credo che tutti siamo d'accordo quando parliamo di sprechi, ma almeno si dovrebbe motivare. Riguardo il dizionario, le spese sono altissime, per crearne uno da zero. Non è stato investimento serio e programmato, ogni tanto c'era qualche briciola e la si destinava all'iniziativa. Mica facile lavorare in questa maniera. Ma il risultato c'è.
Criticabile o meno, anche la scelta di creare una piattaforma informatica, si rivela invece vincente.
Si potrebbe discutere sull'opportunità o meno di farlo, ma, almeno, sarebbe opportuno consultare un esperto, prima di azzardare sprechi. Lo utilizzo frequentemente, sia tramite il CD (presentato davanti ad almeno 400 persone), che online. Lo trovo completo ed intuitivo.
Riguardo le presunte associazioni che sprecano il denaro, sarebbe meglio fare nomi e cognomi, come pure indicare i presunti amministratori e presidenti di associazioni sorte appositamente.
Quali?
Qui c'è il vuoto totale.
Cerno lavorava presso un quotidiano locale e ha intrapreso la sua battaglia da tempo contro le lingue minoritarie.
Sarebbe interessante chiarire i motivi (si dice che sia una vendetta nei confronti dei leghisti e della loro omofobia), anche perché qualche sputtano se l'è preso quando lavorava al Messaggero Veneto. All'Espresso conta sull'ignoranza degli italiani in materia.
Si spara nel mucchio, qualcuno si colpisce, tanto in Italia si parla di diritti sempre a sproposito.
Poi chiariamo: la battaglia per il riconoscimento delle lingue minoritarie è partita a sinistra e dal Friuli. Quel che dice la Lega è diversa e di profilo basso (a parte alcuni) e tende più a screditare che a creare opportunità future.

Anonimo ha detto...

Non credo proprio che la battaglia per la promozione delle lingue minoritarie abbia un colore politico, anzi guai se ce l'avesse, le lingue non c'entrano assolutamente nulla con la politica.

Massimiliano Pettorossi

Anonimo ha detto...

Sicuro, signor Pettorossi, la puntualizzazione serviva soltanto a precisare che non c'erano preclusioni. Insomma non si tratta di un'idea della lega, ma di qualcosa nato dal basso, ovvero dalla gente, molto tempo fa.

Anonimo ha detto...

La lingua nasce dal basso, ma per diventare lingua di cultura ha bisogno di persone "alte". E io mi pregio di essere una di queste.

Massimiliano Pettorossi

Anonimo ha detto...

Fortunato lei, Pettarossi, ma le ricordo che i veri grandi vengono riconosciuti dopo la morte.
Si tocchi.

Anemone Viola ha detto...

Bene, da friulana DOC ed orgogliosa di esserlo, ti ringrazio del tuo post. Sai cosa c'è? Più noi friulani veniamo toccati nel nostro più grande onore, l'appartenere a questa terra, più la difenderemo e così come la nostra terra, la nostra lingua madre.

Anche io nel mio blog ho fatto delle considerazioni su questo articolo.

Buona giornata e grazie

Anonimo ha detto...

Caro Anonimo, guardi che io ho semplicemente detto la verità circa il mio impegno continuo che profondo da anni per rendere il sardo una lingua moderna, non penso certo di essere uno dei grandi della terra... parlando di lei, il suo forte non sembra essere la grafia, dal momento che io mi chiamo Pettorossi, e non "Pettarossi"...

Cordialmente suo - Massimiliano Pettorossi

Anonimo ha detto...

Secondo me, l'italiano è un "dialetto" dell'Inglese e non serve a nulla. Proporrei di abbandonare subito questa lingua per passare all'inglese

:-)

Loris Vescovo

Anonimo ha detto...

Signor Loris Vescovo, per favore non dica idiozie.

Massimiliano Pettorossi

William Shakespeare ha detto...

Tenet resone sennor Vescovo. A ite serbit custu vernàculu italianu. O su sardu o s'ingresu
William Shakespeare

Anonimo ha detto...

Adesso è lei che le dice le idiozie, signor "Shakespeare" dei miei stivali!

loris ha detto...

ma si, che farne del toscano!

zuannefrantziscu ha detto...

@ Loris
Che sia insegnato nelle scuole, diobonino

nuntiuspictor ha detto...

"Perché c'è già l'italiano ed un dialetto non avrà mai la stessa ricchezza espressiva, toglierebbe qualcosa anziché aggiungerla"

Questa frase si commenta da sola, ma voglio aggiungere anche un commento personale.

In realtà c'erano già i dialetti quando è stato COSTRUITO l'italiano. Esso è linguisticamente un idioma standard, per definizione generico perché risponde alla esigenza di multifunzionalità adatto a diversi campi, ma mai perfettamente aderente ad un uso in specifici settori dove viene affiancata dai gerghi tecnici.

L'italiano come lingua non è altro che una scrematura, tra i vari dialetti, con la preponderanza - per ragioni storico-letterarie - del toscano e del laziale, ricomposti alla luce del latino in modo convenzionale.

Si parla poi di ricchezza espressiva. Per mia esperienza di fruitore del dialetto e di studente di lettere all'università, spesso mi trovo di fronte al fatto di non poter trovare un termine esatto in italiano, ma di trovarlo nel dialetto, proprio per le caratteristiche di spontaneità, varietà ed autenticità del dialetto. Per di più è arbitraria la scielta di cosa debba essere preso dal dialetto per entrare nell'italiano e ciò, invece, scartato. Qui il confine si fà molto labile ed è l'italiano in debito coi dialetti.

Opinioni come quelle del signor Levoni si formano perché non si ha conoscenza di cosa siano i dialetti. Si associa uso del dialetto a scarsa istruzione, oppure a caratteri personali negativi. Il dialetto è rozzo, maleducato, ignorante, dicono alcuni denotando invece la loro propria ignoranza e superficialità, quando la reale valenza del dialetto la apprezza di più il letterato, che ne può capire tutte le interrelazioni che esso possiede nel campo della sociologia, della storia, dell'evoluzione politica, dell'antropologia e così via. Inoltre dovrebbe essere chiaro che tra due persone di pari scolarizzazione, quella che conosce anche il dialetto è da definirsi più colta.

Tra le altre cose il dialetto rappresenta questo:

-lessico vasto e puntuale;
-testimonianza storica vivente, poiché tramanda contatti in epoche antiche e recenti tra le popolazioni ed altri eventi storici fissati in esso;
-identità ed in generale cultura

e qui rispondo al signor D'Errico: se ritiene che la cultura sia inutile, allora ha ragione.

I dialetti molte volte sono ridotti a meri accenti stereotipati, nella concezione di alcuni o a ignobili ibridi con l'italiano, il che significa storpiare non una ma due linguaggi. Questi pseudo idiomi vengono spesso identificati col dialetto anche dagli stessi parlanti; qui si crea la cesura più profonda e gran parte degli equivoci.

Il concetto che il dialetto sia contro l'italiano od una sua corruzione o variante, inoltre, è del tutto falso e immotivato: in realtà non c'è mai stato uno scontro in questo senso, anzi, semmai è vero il contrario.

L'Italiano ed il dialetto non sono in antitesi, ma hanno ruoli diversi, entrambi legittimi. L'italiano è la lingua ufficiale dello stato e lo rappresenta, nessuno dice il contrario, ma non confondiamo questo con l'identità culturale che è simbiotica e distribuita nelle realtà locali.

La cosa che mi rende più triste è che dei dialetti sia sia fatta questione di scontro politico, ormai resosi teatrino. Siamo arrivati all'assurdo. Il voler cancellare i i dialetti (come cosa negativa) per sostituirli con l'italiano era stata prerogativa del lato più oscuro del fascismo (basti ricordare il caso di Pasolini, credo in Friuli) e mi suona strano ora sentire le stesse argomentazioni in bocca alla sinistra. E' demenziale, ma questa è la vita.

Ciò che mi importa non è difendere a oltranza i dialetti se sono destinati a morire di morte naturale ( il che significa evolversi e non essere cannibalizzati), ma ciò che mi importa è far capire alla gente di cosa si parla quando si dice "dialetto".

Matteo, 22 anni - Perugia.

zuannefrantziscu ha detto...

@ Matteo
Il suo commento rischia di essere assai poco letto, riferendosi a qualcosa che ha troppi mesi di vita. Perché non ne fa un articolo a sé e me lo manda perché sia pubblicato come tale?
pintoreg@yahoo.it

michi ha detto...

A titolo di cronaca e soprattutto aggiornamento di questo POST, informo che Tommaso Cerno (si proprio lui il grande "sputtaniere" della lingua friulana e della minoranza linguistica storica friulana) in pompa magna ha annunciato - dicembre 2010 - sul Messaggero Veneto di Udine, che il suo "zietto" - esperto a quanto pare di lingua friulana - tradurrà in "dialetto" friulano il romanzo "Affa Taffa" scritto in lingua italiana dallo stesso Cerno. L'autore Cerno ha presentato sulla stampa locale (Messaggero Veneto di Udine) questa sua iniziativa come "IL MIGLIOR CONTRIBUTO A UN DIBATTITO SULLA TUTELA LINGUISTICA CHE DA TEMPO TROVO STERILE E AUTOREFERENZIALE".

http://comitat-friul.blogspot.com/2011/01/lingua-friulana-e-traduzioni-di-libri.html


http://ricerca.gelocal.it/messaggeroveneto/archivio/messaggeroveneto/2010/12/20/NZ_17_SPEA1.html

mandi

vescul ha detto...

L'italiano è come un prato inglese. Verde, bellissimo, monospecifico, fresco, riposante.

Ma non ha nulla a che vedere con la biodiversità culturale e FISIOLOGICA di un prato naturale.

Per quanto si possa curare il prato inglese, le essenze naturali entrano nel sistema e lo rendono variopinto.

Scuola e televisione volevano ammazzare i dialetti, in parte (soprattutto la TV) negli ultimi decenni ci sono riusciti.

Peccato che, tolte le "erbacce locali", siano arrivati decine di idiomi, portati dagli immigrati. Evviva la diversità. Abbasso i prati monospecifici.

Viva gli slang, le cadenze, il linguaggio cifrato dei telefonini, le lingue minoritarie, le lingue inventate.

Pensare in più lingue significa avere più pensieri, più strade, più chiavi di lettura, più materiali.

Piriç mio doç, dut inculurit, cuant che ti viot io o stoi ardit...

:)

vescul ha detto...

@ Enzo D'Errico, che non conosce il sardo:

il suo interlocutore parla italiano E sardo. Lei solamente l'italiano.

E' qui il nocciolo della questione. E' meglio conoscere due o più lingue che conoscerne solo una.

Il futuro è multilingue.

mandi a duç

loris