mercoledì 23 dicembre 2009

Mandar a dire a Dio qualcosa dai nuraghi

di Francu Pilloni

Questa estate Marizio Feo ha scritto qualcosa di molto interessante su chi e quanti fossero i Nuragici.
Premetto che a me pare più corretto chiamarli Nuracini o Nurachini, visto che è considerato vocabolo più antico la parola nurac, letta nurac(i) o nurach(i) nei diversi territori dell'isola. A parte questo, argomenta Feo, con i dati relativi alle ipotesi scientifiche più recenti, che la popolazione isolana può essere stimata in 6-7000 unità nel Bronzo Antico, aumentata al massimo a 48.000 nel Bronzo Medio e Recente. Pare più realistica una stima di circa 30.000 individui, circa 1,2 ab. per kmq, come a dire la popolazione di una città come Oristano, Carbonia o Selargius sparsa per tutta l'isola, visto che insediamenti di quel periodo sono evidenti dovunque.
Riporta ancora l'autore dell'articolo che i circa 7000 nuraghi furono costruiti a partire dal 1500 a.C., sino all'Età del Ferro, cioè in circa 6 o 700 anni, come a dire con una media di 10 nuraghi all'anno. Il che significa che, partendo da un'idea iniziale di un nuraghe in un anno, al colmo della frenesia costruttrice ce ne saranno stati almeno un centinaio in costruzione contemporaneamente, dato che non si può parlare certamente di qualche mese di lavoro per innalzare monumenti come il Losa, Arrubiu, e tanti altri ancora.
Ho letto da qualche parte, non ostante la famosa notizia secondo cui il re dell'isola fosse vecchio di oltre 120 anni, che l'aspettativa di vita fosse inferiore ai 40 anni di età; incrociando questo dato col fatto che, sia per l'esiguità del numero che per l'elevata mortalità infantile, le donne dovevano essere per forza molto prolifiche e dunque impegnate allo spasimo nell'allevare la prole, suppongo che la popolazione adatta a soddisfare il bisogno di manodopera per la costruzione delle torri si possa determinare in non più di un decimo della popolazione a tempo pieno, cioè circa 2-3000 persone in tutta l'isola, anche il doppio ma a tempo parziale, dovendo comunque accudire ad altre mansioni dell’ordinarietà della vita, sia come coltivatori che come allevatori.
Si può immaginare quanto sia costato in termini di organizzazione, di volontà, di coerenza, di aiuto reciproco fra i vari clan l’aver tirato su anche un semplicissimo nuraghe monotorre? Perché le pietre bisognava cercarle, trasportarle, lavorarle e finalmente posarle ciascuna al posto giusto.
Ecco allora la domanda che forse molto ingenuamente io mi pongo: perché darsi tanto da fare, perché dannarsi l’anima (come suol dirsi), perché tanto lavoro e tanti sacrifici al solo scopo di edificare dei depositi di derrate alimentari? O di fortezze? O di che cosa?
Ma davvero producevano tante derrate in avanzo da dover essere allocate in tal modo? E da chi si dovevano difendere se per alzare le fortezze partecipavano tutti i clan viciniori, con tanto di reciprocità (aggiudu torrau)?
Se oggi visitiamo uno qualsiasi dei nostri paesi, ci accorgiamo che l’edificio più imponente è la chiesa (sempre che non ci sia un nuraghe!), che di chiese se ne sono tirate su più di una, spesso più piccole, anche fuori dell’abitato (Gesico in Trexenta, mille abitanti, sette chiese e una decina di nuraghi!). è vero che le chiese nel tempo sono servite anche come rifugio, che sono state adibite in alcuni regimi come pagliai, tuttavia lo scopo per il quale le popolazioni si sono tassate, hanno dato forza lavoro, ecc. è stato per costruire edifici di culto, luogo dove pare più facile comunicare con la divinità. Solo l’opzione di rendere più agevole il dialogo con la divinità ha saputo, nel tempo, incanalare tante energie, ieri come oggi. Anzi, mi sbaglio: ieri come avantieri. Perché oggi le chiese le tirano su col calcestruzzo e spesso paiono caserme per anime senza speranza.
Un’ultima cosa: ammesso (dall’evidenza delle pietre nuracine scritte) e non concesso (da chi non ha gli occhi per vedere) che i Nuracini non siano stati del tutto analfabeti, sarà balenata nella loro mente la possibilità di “mandar detto” a Dio qualcosa nei nuraghi e coi nuraghi? E se hanno scritto e io non riesco a leggere, chi è l’analfabeta?

32 commenti:

piero ha detto...

x sig. pilloni

mi associo al suo pensiero, ci doveva essere una solida ragione per uno sforzo colletivo cosi grande, e non poteva essere che la religione, penso che la fede che legava i nostri antichi progenitori ai suoi simboli,era giustificata per uno sforzo così, e se a loro si fosse chiesto di più,sicuramente avrebbero dato di più, il tempio del sole è una delle ipotesi attualmente più verosimili,suffragate dagli allineamenti astronomici che man mano vengono scoperti, la casta sarcerdotale senza dubbio era dotta,composta da matematici,ingegneri,astronomi,scribi e sacerdoti, forse anche di filosofi e letterati,come nell'antica grecia.
questo resta un mio personale pensiero
buon natale a tutti

Roberto Bolognesi ha detto...

Ormai sono mesi che mi limito a provocare e lascio giudicare a voi se a ragione o a torto.
O Francu, seu de acordiu cun tui in totu, ma non ses andau atesu bastanti.
Is nuraxis funt stetius sa morti de sa civiltadi nuragica!
Mi seu ligiu "Collapses", aundi Jared Dianmond ammostrat comenti in s'Isula de Pasca dd'ant acabbada spacendi totu sa linna e totu sa cosa de papai po strantaxai cussa statuas mannas.
E a sa fini dd'ant acabbada papendi-si s'unu cun s'atru, ca atra cosa de papai non ndi teniant.
Cun is contus demograficus e economicus chi as fatu tui, is Nuraxinus puru dda depint ai acabbada de aici: a culu in terra e mortus de famini.
Duncas nudda Fenicius o Arromanus chi ant sperdiu sa civiltadi nuraxina: si dd'ant posta a parti de palas a issus e totu a manigu de peracua!
Ma amitu ca in parti custa puru, che sa teoria de Lilliu, est sceti una proietzioni in sa storia passada de su chi esistit immoi.
Atra cosa podeus fai?

dedalonur ha detto...

ma sopratutto eran davvero così pochi come dice Maurizio Feo?

Franco Laner ha detto...

"Solo l’opzione di rendere più agevole il dialogo con la divinità ha saputo, nel tempo, incanalare tante energie, ieri come oggi".

Queste pochissime righe di Pilloni potrebbero essere già una risposta alla necessità di costruire nuraghi. Nuraghe come mezzo di collegamento, quell'axis mundi che collega inferi, terra cielo. Mezzo per incanalare energie, dall'alto verso il basso e viceversa, tramite lo sciamano. Il cielo, collegato centralmente, è sostenuto, presso tutte le civiltà arcaiche, da 4 colonne, poste ai quattro angoli,punti cardinali, che nei quadrilobi sono materializzati (imago mundi)...Non vagheggio, anche perché ho maturato altre ipotesi per i nuraghi, ma l'impostazione di Pilloni comincia ad avvicinarsi a quella complessità delle esigenze della società che esce dal neolitico, prima quella di cosmizzare spazio e tempo e che, definite, permetteranno di impostare la questione del significato su basi meno semplicistiche di quanto finora esperito. L'irruzione del sacro, che contamina e penetra il profano, i mezzi di produzione (Pilloni pone un problema di ergonomia costruttiva), i contatti con popolazioni diverse..ma soprattutto portare il ragionamento del tutto singolare sul fatto che la Sardegna è isola, di particolari dimensioni, comunque isola, laboratorio di quel grande lago che è il Mediterraneo, su cui si sono affacciate tante civiltà, proveniente da tutte le rive..
In questo contesto il fenomeno della civiltà nuragica che si espressa con elaborazioni autonome, materiali, come i nuraghi, tombe di giganti, pozzi e anche spirituali e culturali, deve essere inquadrato. Va delineato un "paesaggio", allora il nuraghe troverà posto. Mi piacerebbe solo far capire perché la domanda "cosa servivano i nuraghi?" mi irrita fino al vomito, perché è una domanda che vorrebbe ridurre un'avventura umana, spirituale, culturale ad una semplice risposta..erano templi, erano fortezze, erano...erano..! Oltretutto ha vinto -per ora- la più banale e per bocche buone = fortezza!
Ad una domanda legittima, ma miserrima, si è risposto in conformità!
O forse ancora non si è capito che capire i nuraghi significa capire molto molto di più, Comincia delinearsi qualche tassello e tentativo di com-prendere, di perimetrare. I tasselli sono l'epigrafia, la linguistica, la struttura parentale, la geografia, la revisione storica, la costruzione, l'astronomia, l'arte, la semiotica, la religione, l'antropologia, gli studi genetici, i nuovi strumenti di indagine e studio, dell'archeologia, ecc. ecc.. Abbozzato il contesto, la società, allora il nuraghe prenderà sostanza e significato.
Tutto il resto lo assegnerei all'estemporaneità dei dilettanti, dove l'attuale disciplina archeologica sarda nuota a suo agio!
Franco

Pierluigi Montalbano ha detto...

Caro Pilloni,
il suo pensiero su quell'epoca è molto affascinante ma non mi sento di condividerlo in toto.
Sono d'accordo sul fatto che si riunissero tutte le forze della comunità (dei clan) per l'edificazione di ogni singola struttura, ma c'è un dato inequivocabile: durante i primi secoli della civiltà nuragica (cioè dopo Bonnannaro) le ceramiche sono povere e "bruttine" (fatemi passare il termine).
Non entro nel merito della popolazione residente perché troppe variabili sono da valutare attentamente, anche se francamente ritengo che le tre grandi comunità sarde potessero contare non meno di un centinaio di migliaia di abitanti, ma non posso dimostrarlo. E' una conseguenza logica ai lasciti architettonici di quegli abitanti. Se proprio non vogliamo riferirci ai nuraghe provate a fare i calcoli con le tombe dei giganti che sono oltre 500 e si è arrivati a contare qualche centinaio di defunti in molte di esse.
Ma ciò che mi trova in totale disaccordo sono due questioni:
1)l'assenza di riferimenti alla pesca (che a mio parere era l'attività prevalente, con relativi artigiani che si dedicavano alle infrastrutture)
2)la quasi totale assenza di scrittura è giustificata da motivi pratici: si scriveva per commerciare (e con le divinità non ci sono scambi di corrispondenza). Nelle religioni si offrono sacrifici e doni...gli scritti sono prerogativa più tarda (preghiere) o utilizzata in ambito orientale.
3)Le strutture adibite alla conservazione (e protezione) delle risorse ospitavano soprattutto materiali preziosi (metalli, materiali pregiati...) e non solo derrate alimentari.

Ritorniamo alle ceramiche:
abbiamo dati archeologici (quindi scientifici) che datano la frequentazione dei nuraghe a partire dal Sant'Iroxi, cioè 1650 a.C. circa. Niente si è trovato del Campaniforme, nessuna traccia del Bonnannaro. Spariscono i tripodi, cessa la produzione e il commercio dei bellissimi vasi decorati e colorati. In pratica si assiste ad un impoverimento generale dell'arte domestica. L'unico dato che può aver provocato questa realtà è economico. In pace c'è benessere e l'arte si sviluppa. Nei periodi di crisi (militare o economica dovuta, ad esempio, a carestie) in tutte le civiltà si nota un decadimento artistico.
Se gli edifici sono templi, come lei, Pittau, Laner e altri sostengono...come spieghiamo questa apparente povertà? Se ci sono risorse abbondanti per edificare nuraghe e si impiegano centinaia di operai, architetti, falegnami, scalpellini, ingegneri idraulici, manovali, fabbri e coloro che dovevano sfamare tutta questa gente sottratta alle attività produttive, come mai non si assiste alla evoluzione in senso figurato e impreziosito dei manufatti?

Pierluigi Montalbano ha detto...

La mia personale spiegazione è che all'epoca si era tanti, tantissimi, e le risorse alimentari erano appena sufficienti per la popolazione. Si era concentrati nell'esportazione di minerali e nelle importazioni dello stagno, l'unica risorsa preziosa dell'epoca che era scarsissima in Sardegna.
Allora le propongo un'altra visione:
C'era una volta un paradiso terrestre chiamato Sardegna della cultura di Ozieri. Per 1000 anni la popolazione visse in pace e nella prosperità. Le ceramiche preziose erano il fiore all'occhiello delle civiltà dell'epoca e il paradiso terrestre sardo partecipava alla koinè. Poi qualcuno, anzi 3 gruppi (iberici, libici e genti provenienti da oriente) provarono ad integrarsi in quella terra di latte e miele. All'inizio furono rose e fiori ma...iniziò a gerarchizzarsi la società (le tre società). Galluresi (corsi), Balari (iberici insediati nella Nurra...notate il nome) e le genti d'oriente (i nomi fateli voi) si trovarono insieme divisi dal Tirso e dalle montagne. Collaborarono fino a quando le risorse furono sufficienti poi...iniziano le strutture per tutelare le proprietà. Con le stesse strutture si edificano templi, residenze dei capi (sovrani e sacerdoti), luoghi per il culto dell'acqua (che intorno al XIII a.C. divenne una risorsa preziosissima) e si inizia a navigare per andare in guerra nelle terre di origine di quei "nuovi sardi" ormai integrati. Si assiste alla fase nuragica d'oro: ricchezze importanti arrivano in Sardegna e si sommano all'ingente patrimonio a disposizione dei capi sardi. Inizia la stagione dei grandi nuraghe e delle ristrutturazioni dei più importanti "palazzi" sardi: Santu Antine, Losa, Barumini, Arrubiu...in tutta l'isola i capi (che a mio parere rivestono anche la funzione religiosa) rivaleggiano in prestigio. Poi...il paradiso diventa inferno. Il cibo non basta più, ci si rivolge agli dei per l'acqua, per il perduto benessere. Inizia una carestia senza precedenti, il caos nelle terre d'oriente crea la disoccupazione dei mercenari. Spariscono la civiltà minoica, quella micenea, gli ittiti, gli egizi perdono la magnificenza, i greci si risolleveranno solo 4 secoli dopo. Fu la fine del mondo! Il seguito è la storia delle civiltà mediterranee, di quei fenici che riaprirono le rotte navali e, memori degli accadimenti, ricominciarono e tessere la grande ragnatela di quei commerci che portarono nel giro di qualche secolo alle civiltà punica, romana e greca.

Anonimo ha detto...

Caro Montalbano,
l'analisi del mondo nuragico a cui tu riferisci (Ugas Docet) è assolutamente fuorviante!
Utilizzi la povertà della cultura materiale (in relazione agli oggetti d'uso comune) per contestate la proposta di Laner e poi immagini caste sacertotali, principi, commerci pan mediterranei ecc..
mischi le vicende del Bronzo finale con quelle del Bronzo medio!
Credo che tu abbia travisato l'organizzazione sociale che può aver prodotto:
1) tombe comunitarie di tradizione neolitica
2) piccoli villaggi sparsi sul territorio che si gemmavano quando raggiingevano le 300 unità
3) torri di pietra (quasi dei ciclopici menhir) che costellavano il paesaggio
4) oggetti di cultura materiale aniconici che non mostrano differnze di censo.
Ovviamente mi sto riferendo al Bronzo medio, poi nel BF cambia tutto ma questa è un'altra pagina.
Non leggere solo Ugas leggi anche altri libri!!

Mauro Peppino

Pierluigi Montalbano ha detto...

Se avessi letto attentamente, caro Zedda, avresti capito che ho riunito 2500 anni in 50 righe. Inoltre aggiungi "fuorviante", che è un termine particolare: fuorviante per chi?
La tua visione del mondo neolitico prima e nuragico poi (con l'intermezzo della facies Ozieri che non ti sei nemmeno soffermato a considerare) è semplicemente differente dalla mia ma io non considero la tua fuorviante, cioè che fa deviare dalla retta via! Quale sarebbe dunque la retta via...la tua?
Ti pregherei di proporre, di descrivere, di confutare...ma non di giudicare con simili termini il pensiero altrui, che tra l'altro è condiviso da buona parte del mondo accademico. E' assolutamente illogico.

@ Aba
Ho infatti affermato che in oriente la situazione era diversa. Sarò ben lieto di accogliere prove che mi convincano ad accettare la religiosità sarda manifestata con le stesse modalità di quella mesopotamica o dintorni.

Saluti

Anonimo ha detto...

A Roberto Bolognesi:

KI narat: "Ma amitu ca in parti custa puru, che sa teoria de Lilliu, est sceti una proietzioni in sa storia passada de su chi esistit immoi.
Atra cosa podeus fai?"
Podeus ciccai de analizzai criticamenti sa teoria sua e ciccai de di formulai una atra prus chi assimbillidi a sa cultura materiali dei cussus chi anti edificau in nuraxis.
Fustei ada a connosciri da confutazioni chi Pittau a fattu a sa teoria de su nuraxi fortezza? Eccu ita podeus cummenzai a fai! Di bogaus a foras is partis iddui Lilliu a pigau fischius po fiascus e provausu a immaginai differentis iscenarius! poi atrus anta a correggiri ancora e ancora e...
Mauro Peppino

PS: mi scusu po su sardu cosa mia, chistionu su Campidanesu (Isilesu), ma non liggiu ne scriu librus in sardu

Anonimo ha detto...

Caro Montelbano ho scritto "l'analisi del mondo nuragico a cui tu riferisci (Ugas Docet) è assolutamente fuorviante!
Utilizzi la povertà della cultura materiale (in relazione agli oggetti d'uso comune) per contestate la proposta di Laner e poi immagini caste sacertotali, principi, commerci pan mediterranei ecc..
mischi le vicende del Bronzo finale con quelle del Bronzo medio!"

il fuorviante è riferito ad una lettura del mondo nuragico che fugge dall'analisi dei monumenti e si piega ad una visione di società assolutamente contradditoria con la realtà materiale.

La società che descrivi , teorizzata da Giovanni Ugas l'ho (penso) ampiamente confutata nei cap 11 e 14 di Archeologia del Paesaggio Nuragico.
La criticò ampiamente anche Usai in una pubblicazione del 1995.

Mauro Peppino

PS forse il termine contradditoria é meglio di fuorviante.

Infine, se ti fa piacere, così mi aiuti a capire la tua proposta, in che cosa ti differenzi da Ugas (che penso di conoscere bene), cosa non condividi, cosa aggiungi.






nuragica

Anonimo ha detto...

La costruzione di nuraghi fu certamente uno sfrozo comunitario, ma la società poteva non essere egualitaria, e tale sfrozo poteva dunque essere "richiesto" dalle élites dominanti. Non sarebbe più corretto pensare che i nuraghi furono (forse contemporanenamente, forse in progresso di tempo) tutto ciò ce avete sostenuto? La loro presenza sul territorio, la monumentalità, i successivi restauri, i villaggi che gli ruotano attorno, può benissimo confermare sia che si tratti di "regge" che di edifici con funzione spiccatamente militare, sia magazzini (non modernamente parlando, ma luoghi di accentramento e accumulo di ricchezza) che luoghi di culto. In una società come io immagino quella nuragica (tra l'altro sforzandomi di far quadrare in un discorso generale, a volo d'uccello, realtà alquanto diverse tra loro, sia geograficamente che diacronicamente -bene la differenziazione di Zedda tra BM e BF) il nuraghe poteva certamente assolvere a queste molteplici funzioni. La storia più recente ma anche quella dello stesso ambito protostorico, è piena di esempi in parte simili. Basti pensare ai palazzi minoici o micenei, agli insediamenti ciprioti, ai palazzi dell'Oriente fino ai castelli medievali. L'élite dominante (che, attenzione, non va confusa con le aristocrazie dell'età del Ferro, che sono altra cosa) aveva tutto l'interesse a far edificare strutture molto robuste che con la loro stesso magnificenza e perfezione tecnica potevano essere considerati i "punti di riferimento" della società (altri dovettero essere i santuari isolati, di tutte le tipologie, e le stesse tombe di giganti), luoghi difendibili in caso di minaccia, luoghi in cui si svolgevano attività di culto comunitarie, luoghi in cui si accentrava la ricchezza. Anche i templi fenicie e greci erano si luoghi di culto, ma molto spesso costituivano dei veri e propri strumenti di "garanzia" verso le transazioni commerciali, come potevano dunque essere suggellato nel segno della divinità. La questione dei nuraghi magazzino, semplificando un pò, risulta difficile da accettare quando si pensa che la società nuragica (all'epoca iniziale, quando si datano le prime costruzioni di nuraghi) era una società egualitaria, ognuno coltivava il suo campo, ognuno le sue pecore etc etc. Invece, probabilmente, non fu così. Esisteva un potere accentratore, che ben presto diede vita a dei veri e propri "cantoni" nuragici. Le teorie matematiche che sono state applicate nello studio della distribuzione geografica delle emergenze nuragiche sembra mostrare proprio questo. Sebbene in parte superati, metodi come i cd. "Poligoni di Thyessen" delinano determinati "bacini d'utenza" specifici per ogni territorio, indicando eventualmente la presenza di un "central place" che non a caso coincide quasi sempre con il nuraghe più complesso della zona. Ma questa è una visione di comodo, giacché niente ci autorizza a non valutare, ad esempio, la presenza di una diffusa presenza su alcuni territori senza il prevalere di un centro sull'altro. Ma allora non dovremmo parlare di nuragici, ma dovremmo, SEMPRE, parlare di un preciso momento storico e di una precisa realtà territoriale. Certamente il nucleo sociale di un complesso nuragico proiettato sul mare, avrà avuto un minimo di differenziazione rispetto ad altri comprensori, maggiormente dediti alle attività agro-pastorali. La questione è complessa, non c'è che dire. Ancor più complesso cercare di capire cosa avvenne dopo...la fine della civiltà nuragica, perché non si ebbe un'evoluzione in senso "urbano". ma probabilmente le cause sono di ordine interno, accelerate e portate alle estreme conseguenze da fattori di ordine esterno. La Sardegna si spopola versa la fine dell'età del Bronzo e al principio dell'età del Ferro, questo è certo. Non sono certi i motivi.
Occorrono maggiori dati. Finché non arrivano questi è lecito e finanche produttivo interrogarsi e ipotizzare.
PHOINIX

Anonimo ha detto...

Personalmente condivido l'interpretazione dei nuraghi in chiave religiosa, anche se non trascurerei quelle funeraria ed astronomica che a quei tempi erano sicuramente associati con l'aspetto religioso. Di certo la giustificazione militare, quella si, a mio parere é fuorviante. Anche una giustificazione religiosa, tuttavia, poco si accorda,a prima vista,con l'eccezionale diffusione territoriale del monumento. Qualche tempo fa, ho seguito sulla TV di stato un servizio su una eccezionale concentrazione di piramidi, talune veramente gigantesche, in una valle del Perù. L'autore del servizio si pose il perché di questa "furia edificatrice" in uno spazio relativamente piccolo, che non poteva riflettere in alcun modo l'entità della popolazione di quel tempo.La risposta precisa non la ricordo tanto bene, ma il concetto fu più o meno questo: ogni volta che la comunità subiva qualche grave sciagura (carestia, epidemia, qualche sconfitta dalle tribù confinanti etc)le autorità, ritenendo che la loro gente non fosse più sufficientemente protetta dalle loro divinità, per reingraziarsi queste ultime, ordinavano l'abbandono della piramide, ormai "caduta in disgrazia",e la costruzione di un'altra migliore della precedente. Dall'alto della mia totale incopetenza in materia provo a suggerire una spiegazione del genere. A volte le ragioni del nostro comportamento sono molto più terra terra di quanto a prima vista si possa immaginare.
Bonas Pascas cumpridas

B.Floris

Franco Laner ha detto...

per Roberto
J. Dianmond ha subito corretto la sua teoria quando un suo collega d'università ha dimostrato che gli alberi dell'Isola di Pasqua, una specie di palma, fu distrutta da una razza di roditori, portati via nave, che si cibavano dei semi e immediatamente rinnegò la sua teoria della deforestazione per il trasporto e altre operazioni per i monoliti dove serviva legno!

Per Pierluigi.
Ti riferisci alla pesca di mare o di acqua dolce? Su quest'ultima ho spesso chiesto di vedere gli ami trovati a S. Nicola, nuraghe sa Mandra 'e sa Jua, Ozieri in scavi recenti ma nessuno ti fa vedere niente. Materiale, forma e altro degli ami sono un importantissimo reperto di datazione, specie tecnologica (qui la cultura materiale è importante!)...Sulla destinazione di "palazzo", quasi luogo per il profano ma anche per il sacro, come l'hai già descritto in altre occasioni, è una ipotesi che cerca appunto di conciliare il tempio di Pittau con la reggia o dimora regale, oppure per sala "comunale", o luogo delle decisioni. Io starei attento ad assegnare ad edifici del passato destinazioni partendo da categorie moderne. Sull'evoluzione della società sarda, sulle divisioni cantonali, sull'indigenza, sulla proprietà, sulle crisi, crisi militare??? sarei più cauto anche se capisco che hai fatto uno sforzo di sintesi. Per costruire i nuraghi metti troppa gente ed uno sicuramente di troppo: l'architetto!!! Anche questa è una figura decontestualizzata e rientra nel discorso precedente di mancanza della categoria della storicizzazione. Per capire,o meglio, per intuire qualcosina sulle tecnologie del passato è necessario uno sforzo di pulizia di tutte le nostre attuali tecnologie. Dichiarare in primise dimostrare quali fossero le macchine possibili (leva, piano inclinato e cuneo), quale l'energia possibile, gli strumenti, ecc. ecc. e poi si potrà quantificare quanto tempo fosse necessario e fare un'ipotesi di ergonomia storica. Solo per chiarire lo sguincio della slitta babilonese per il trasporto dei grandi pesi, lo spostamento dell'architrave della porta del tesoro di Atreo, o il sollevamento del monolite del Mausoleo di Teodorico, o altre cose del genere mi ci sono voluti 20 anni e confronti in convegni internazionali...
E sulla costruzione dei nuraghi, nonostante le illazioni di qualche anonimo -il mio augurio per il 2010è che quando uno entra nel Blog, come quando uno suona il campanello, dica chi sia, con nome e cognome, perché nessuna delle scuse fin'ora accampate per non dichiararsi regge alla decenza e a quel minimo di balentia nuragica che nell'animo di un sardo è sicuramente rimasta- ancora nessuno mi ha dimostrato che la tesi della coazione orizzontale non sia valida e che nemmeno il nuraghe non sia "macchina di sè stesso"!. Fin che una teoria non viene confutata, rimane valida, anche se non lo fosse!
Non basta dire che è superata, bisogna proporre una alternativa. Altrimenti, come dice Gigi, è solo aria per i denti!
Cordialità
Franco (per Aba, peccato che non sia Francu! Francu è solo Pilloni! Ma tu sai bene che i prof. sono narcisisti, e perciò sono dispiaciuto! Non è vero, apprezzo molto il nostro Maestro Francu)

Anonimo ha detto...

caro Phoinix,
le questioni che poni sono estremamente interessanti ed è su quelle coordinate che bisogna muoversi (sopratutto stando attenti ad analizzare la cultura materiale secondo schemi diacronici e sincronici)per cercare di capire i caratteri della società nuragica.
Troppo complesso sarebbe spiegarti in questa sede le motivazioni che mi hanno portato a ipotizzare una società egualitaria, sulla scia di quella proposta da Ercole Contu (dal quale comunque mi divide la funzione del nuraghe). Comunque su questa proposta ho già ricevuto inaspettati plausi dal mondo accademico italiano.
Sulla funzionalità del nuraghe Taramelli, Lilliu e i suoi discepoli hanno palesemente frainteso la funzionalità degli spazi interni dei nuraghi. l'angustia dei suoi spazi interni non si presta a nessun utilizzo nella sfera del profano, è assolutamente inimaginabile che in una fortezza non possano trovare ricovero le genti e gli armenti! é assolutamente inimaginabile che in un mondo belligerante i villaggi erano privi di mura difensive.
Ma, al di là di questo, l'argomento su cui mi interessa la tua analisi critica riguarda le vicende che si svolgono in Sardegna a partire dal 1250 a.C. cioè dal periodo in cui arrivano in Sardegna gli Shardana (come vedi condivido la tesi che a partire dalla Sandars è oggi condivisa dalla Vagnetti, dalla Lo Schiavo per citare solo i più noti). le modalità con cui nuovi arrivati interagiscono con i nuragici.

Mauro Peppino

Pierluigi Montalbano ha detto...

@ Mauro

Grazie, anche se preferirei il termine discutibile...è più aperto e si presta bene a quelli che sono stati gli interventi successivi, tutti degni di nota e propositivi. Forse è merito dell'aria natalizia. (faccina sorridente).
Per quanto riguarda le mie differenze rispetto al mio maestro devo dire che sono svariate.
Si va dall'utilizzo delle navicelle (per lui lucerne, per me simboli cosmici), alla funzione dei nuraghe (per lui fortezze, per me palazzi multifunzione). Siamo in disaccordo sulla scrittura (io sono convinto che esistesse, lui è possibilista ma la fa comunque arrivare da oriente), sulla società (per me gerarchica con sacerdoti-capi, per lui gerarchica dominata dai Re Tespiadi), su alcuni simboli utilizzati in ambito funerario e scultoreo(per lui taurino per me utero), sul culto (per lui in templi simili a Malchittu, per me in nuraghe e, soprattutto a partire dal XIV in pozzi). Ma tanti altri piccoli dettagli non collimano...perfino sul mito di Atlantide non siamo d'accordo. Ciò non toglie che considero Ugas il più esperto conoscitore al mondo sull'argomento Nuragico.
La differenza sostanziale su me, piccolo studioso, e lui, illustre cattedratico è riconducibile alla funzione primaria delle architetture nuragiche:ritengo che se La Marmora, un affidabile cartografo militare, ritenesse inattendibile che i nuraghe fossero luoghi militari per la difesa sono costretto a fidarmi. Chi più di un ufficiale può stabilire se un luogo fortificato abbia caratteristiche affidabili in caso di attacco esterno?

Pierluigi Montalbano ha detto...

@ Mauro

Solo ora ho riletto il tuo post e ritengo doveroso fare una puntualizzazione, anche se forse è antipatica:

tu scrivi:
il fuorviante è riferito ad una lettura del mondo nuragico che fugge dall'analisi dei monumenti e si piega ad una visione di società assolutamente contraddittoria con la realtà materiale.

La mia osservazione è che la disciplina della quale mi occupo è per definizione la ricerca degli avvenimenti attraverso gli elementi della cultura materiale. La disciplina sulla quale hai scritto quel bel libro che da giorni leggo con interesse (anche se è un po' tosto legare i condivisibili e accurati discorsi tecnici con le conclusioni alle quali giungi per dare la tua versione degli avvenimenti) è l'archeo-astronomia. Sono due discipline che partono da presupposti differenti, mi pare normale che le nostre conclusioni siano non parallele.
Io mi devo fidare dei manufatti, dei siti funerari, delle architetture, dei bassorilievi, delle statue, delle ceramiche...se avrò tempo nei priossimi giorni inserirò qualche immagine delle ceramiche dal 3000 al 1300 a.C., tutti potranno toccare con mano le differenze stilistiche, iconografiche e, quindi, artistiche delle quali parlavo.
Saluti e auguri.

Pierluigi Montalbano ha detto...

@ Franco

Hai ragione a chiedere lumi sugli ami ma la pesca non è cambiata molto da allora: si utilizzavano anche reti, peschiere, canne e altri mezzi di cui, purtroppo, non si potrà trovare traccia. La pesca, comunque, era praticata sia lungo le coste che nei fiumi e nei pochi piccoli laghi che allora potevano trovarsi nell'isola.

Saluti e auguri.

Anonimo ha detto...

Sur quel autre espace de terre,
circonscrite comme peut l'être la
Sardaigne, trouve-t-on, un tel degré d'humanisation? Et ce contexte, à bien des égard, hors de
créance, c'est engagé, développé et
épuisé en cinq ou six cent ans. La
vérité est qu'il n'y a aucun équivalent au monde pour la période considérée.La question, posée dans ces termes, personne ne se l'explique. Et d'ailleurs on ne
se la pose pas.Le fait est que nous
sommes belle et bien en présence
d'un monde trop grand, trop tôt!
L'énormité des vestiges dont témoigne la Sardaigne, aveugle tout
uniment.Et le dévelopement des études partout ailleurs consolidés,
n'ont pas permis de reconsidérer
les prémices.Ce n'est pas par hasard que nous n'avons toujours pas de datations résolutives.
Il est des questions qui ne trouveront de réponses que dans un cadre politique adéquat.
René Lariade

Anonimo ha detto...

Monsieur Lariade,
il n'est pas vrai qu'il n'y a pas des datations. Tous les elements des ceramiques, des bronzes e des autres categories artisanales, sont bien classifiés dans le quadre de l'actuel distinction entre Bronzo Iniziale jusq'à l'age du fer. Il y a des très gros problèms, mais beaucoup de choses sont bien claires.
Forse il mio francese scritto non sarà un granché ma spero di essermi fatto capire. Non è vero che non sappiamo nulla sui Nuraghi, si hanno pure delle datazioni radiometriche al 14C, che sostanzialmente confermano le sequenze crono-tipologiche della cultura materiale;è tuttavia verissimo e sono in accordo con lei sul fatto che "nous
sommes belle et bien en présence
d'un monde trop grand, trop tôt!"
E se lei è francese e la vede così..insomma..è tutto dire e penso possa essere un giudizio oggettivo.
A bientot
PHOINIX

Anonimo ha detto...

Non ricordo chi lo ha ipotizzato, ma potrei sapere su quali ragionamenti si basa la possibile funzione "funeraria" dei nuraghi? Mi pare che non esistano grandi elementi che possano far convergere verso questa destinazione funzionale. Ci si riferisce a qualche contesto in particolare?
Grazie!
PHOINIX

Anonimo ha detto...

Massimo Pittau -La Sardegna Nuragica-
Cap.21,Pag.87-88 I Riti Funebri nei Nuraghi;Cap.22,Pag.88-89-90 Prove Linguistiche dei Riti Funebri;Fig.18 Nuraghe Isalle di Buddusò:loculo mortuario e posizione del cadavere segnalato da Alberto Lamarmora.

Andrea Brundu

Anonimo ha detto...

Sulla funzione funeraria,comunque sia,oltre non esserci prove certe su un loro impiego originario in tal senso,vi sono dei veri e propri fattori che fanno escludere con assoluta certezza un tale impiego primievo.

Andrea Brundu

Anonimo ha detto...

Caro Montalbano cosa intendi per illustre cattedratico?
Giovanni Ugas non è nè ordinario nè associato, nessun accademico condivide le sue teorie (sulla società nuragica e sugli shardana). é senz'altro una brava persona con cui ho un ottimo rapporto umano ma la parola illustre cattedratico mi pare esagerata.

Questo lo si poteva dire per Lilliu , ma non per i suoi pedissequi discepoli!

La Lo schiavo in un recente convegno , ha mostrato una immagine tratta dal Libro del tuo maestro e si espressa con le seguenti parole: questa immagine è tratta dal libro di Gianni, che stimo perchè scrive, ma preciso che del suo libro non condivido niente!
Forse tu conosci qualche accademico che condivide le proposte di Ugas?
Conosci la teoria della demarcazione di Karl Popper teorizzare che i nuraghi potevan esser tutto non è una teoria scientifica, paradossalmnete non lo sarebbe neppure se fosse vera!

Mauro Peppino

Pierluigi Montalbano ha detto...

Caro Mauro,
non condivido il tuo pensiero, i miei parametri sono orientati verso il contenuto e non il contenitore e se la Lo Schiavo ha affermato ciò che hai scritto...male ha fatto.
Questi comportamenti sono lo specchio del malumore e dei dibattiti infruttuosi che regnano sovrani nel panorama sardo.
E' triste notare che i sardi continuano a mettere in atto il detto "locos, malos, disunidos"...e fino a quando questi atteggiamenti continueranno non si approderà ad alcun buon porto, come diceva il buon Cervantes 5 secoli fa.
Non sarò certo io a sparare verso bersagli di comodo e lascio fare liberamente coloro che vorranno cimentarsi in questa disciplina venatoria.
La mia riflessione è che nel mondo culturale c'è spazio per tutti, anzi...gli enormi vuoti creati dall'ignoranza collettiva sono ben lungi da essere colmati.

Anonimo ha detto...

Francamente non saprei chi ha ipotizzato un originario uso funerario dei nuraghi. Non sono del settore, come ho già specificato. A me pare strano che in altre aree geografiche il sistema costruttivo della tholos, sia pure con le dovute innegabili, ma anche ovvie, differenze, rivesta un ruolo funerario (vedi le tombe micenee, anche se interrate, etc), mentre in Sardegna, chissà poi perché (deve essere la solita specificità dei sardi) questo ruolo viene scartato a priori. Se però consideriamo, un successivo riutilizzo con altri ruoli, é possibile che prove di uso funerario non se ne trovino più. In secondo luogo, io credo poco alle società egualitarie e mi pare verosimile pensare che i "pezzi grossi" (capi, sacerdoti etc) non accettassero di buon grado che i loro resti fossero deposti in tombe comuni. Tanto più che spesso tombe di giganti e nuraghi sono a breve distanza fra loro, anche se potrebbe essere un semplice caso, dovuto all'alta densità dei nuraghi. Provo a chiedere a chi se n'è occupato: esistono prove certe che il nuraghe potesse essere chiuso? A leggere un libro di M.P. Zedda mi pare di capire che non ci sono prove in tal senso. Se così fosse, però, la funzione di fortezza potremmo già escluderla.

B. Floris

zfrantziscu ha detto...

@ Pepino Mauro
Sai, Pepi', anche le tue tesi non sono condivise dai cattedrattici, non solo quelle di Ugas. E con questo?
Quel che mi fa stimare Ugas e te è proprio il fatto che, ciascuno a suo modo, innovate, lui con i shardana, tu con l'orientamento e non solo, così come Sanna con la scrittura nuragica, Montalbano con i suoi studi sulle navicelle, Melis con i suoi libri, Aresu con le sue teorie sul magnetismo, Frau con lo spostamento delle Colonne d'Ercole e tanti altri che non sto a nominare.
Se chi studia mettesse, insieme alla passione, un po' di temperanza e rifugisse dalla tentazione di citare gente che pur le è avversaria solo perché contribuisce a delegittimare colui con cui non si è d'accordo, ne guadagnerebbe, e di molto, la ricerca che tu e gli altri state facendo. Ciascuno con un pezzo di verità da esibire, ma nessuno con il Verbo in tasca.
Su alcune cose fondamentali non sono d'accordo con te, ma non mi sognerei mai di dire che le cose che tu dici sulla lingua sarda sono devianti o, ancora peggio, di "disarmante superficialità". Il tuo continua ad essere un libro prezioso, fonte di straordinari input, come moltissimi altri, d'altronde.
Bonas Pascas de Nadale

Anonimo ha detto...

Francu Pilloni scrive:

Sono arcicontento per GFP che quanto ho scritto, a dispetto di pareri acerbamente contrastanti, non ha prodotto nessun intervento da dover essere censurato. È senz’altro l’atmosfera natalizia.
Per quanto riguarda alcune questioni emerse, io non ho la scienza e la conoscenza per dire molto di più di quello che ho detto. Ma di una cosa sono certo: in tutte le epoche, quando si volle costruire una casa si fece una casa, quando si pensò a un tempio, si tirò su un tempio e se si volle una fortezza si edificò un castello o qualcosa che gli somiglia. Questo perché è scomodo vivere in una chiesa; è poco sicuro difendersi dentro una casa con tante porte e finestre.
Quanto al resto, posso ripetere una battuta che feci ad un mio amico archeologo?
“A forza di scavare per terra, va a finire che perdi di vista il cielo!”.
Ma non ho finito.
Ad Aba: buon Natale; sappi che sono innamorato di te.
Per Franco: la tua invidia l’ha già spiegata un austriaco famoso: io, come maestro, rappresento tuo padre. Mi ami ma mi vorresti morto.
Buon Natale a tutti. Anche agli anonimi.

Franco Laner ha detto...

Francu, non scomodiamo Freud e desideri inconsci per una battuta semplice semplice! Faccio anch'io gli auguri a tutti, anche agli anonimi e pseudonimi. Si, a patto che col prossimo anno si firmino!
Franco

Anonimo ha detto...

Per prima cosa buon natale a tutti!
Caro Zuanne Franciscu io credo fermamente che la conoscenza non possa che scaturire da un confronto serrato!
Con Giovanni Ugas ho un ottimo rapporto personale, ma questo non mi impedisce di criticare le sue teorie nei miei libri.
Del buon Montalbano , non ho ancora capito cosa ha detto di sostanzialmente nuovo rispetto a quello che dice colui che lui definisce il suo illustre cattedratico Maestro.
Sono convinto se Giovanni Ugas dovesse leggere questo post mi direbbe si Mauro Pierluigi ha esagerato con la qualifica.
Che poi io sia uno dei tanti sardi che non smentiscono il fatto di essere il popolo delle centu Concas e centu Berritas è un dato di fatto di cui credo dobbiamo essere orgogliosi!
Perchè mi sto rivolgendo a Montalbano? è uno che scrive e vuol scrivere, chiede di discutere, lo sto accontentando! In primis vorrei capire cosa ha aggiunto rispetto a Ugas.

Mauro Peppino

Anonimo ha detto...

Franco Pilloni scrive:

Per Franco.
La prenda sul faceto, Franco.
Non ha visto cosa ho scritto alla signora Losi?
Io sono un maestro in pensione, ma sappia che i maestri sono come i carabinieri: sempre carabinieri restano!
Lo sa quante volte i bambini mi hanno chiamato papà o anche mamma?
Quanto a Freud, non gli sarà parso neanche vero che qualcuno lo citi per Natale. Anche se per burla.
I morti odiano essere dimenticati e Freud è morto davvero.
Auguri ancora.

Pierluigi Montalbano ha detto...

Auguri Mauro,
come ti ho già anticipato in qualche post precedente, il mio lavoro non riguarda l'innovazione o le scoperte, bensì la divulgazione. Mi occupo di trasformare in "lettura per tutti" ciò che gli studiosi scoprono. Non sono interessato ad aggiungere scoperte, l'impegno è profuso nel tentativo di assemblare le centu concas e centu berritas per renderle fruibili ai sardi che non vi leggerebbero e agli appassionati che non riescono a raggiungere le vostre pubblicazioni tecniche. Ovviamente in questo lavoro di "tessitura" fornisco le mie interpretazioni e inserisco dei filtri per tagliare, a mio insindacabile giudizio (visto che in fin dei conti devo pubblicare col mio nome) ciò che ritengo evanescente, inventato, illogico...come alieni, ufo o, più semplicemente, ricostruzioni di allineamenti di menhir, assegnazione di fatti non avvenuti, ricostruzioni storiche costruite arrampicandosi negli specchi e simili discorsi.
Spero con questo di aver finalmente chiarificato il mio ruolo. La storia è già stata scritta da Omero a Erodoto, da Plinio a Vasari fino agli storici del XX secolo...non credo di riuscire a cimentarmi in scritti che apportino novità a ciò che altri, meglio di me, hanno già detto nei tre millenni precedenti alla mia nascita.

Anonimo ha detto...

Caro Zuanne Franciscu,
sulla lingua sarda non ho nessuna teoria, ho solo espresso un parere di tipo archeologico.
Dal punto di vista archeoogico mi pare che la cultura materiale preistorica della Sardegna confermi la Teoria della Continuità di Mario Alinei. Inoltre anche se Alberto Areddu non è (ancora) d'accordo, ritengo che le sue interessantissime ricerche sono perfettamente inseribili entro la Teoria della Continuità.
Io penso che le tracce di illirico che trova sono arrivate nel Paleolitico!
Che il nuragico fosse una lingua indoeuropea sorella del latino, del greco e dell'illirico mi pare l'ipotesi più verosimile.
Certo vi sono anche parole semitiche, bisogna capire come e quando sono arrivate.

Mauro Peppino