mercoledì 2 giugno 2010

Quella concezione proprietaria dei nostri beni culturali che non digerisco

Leggere che un'archeologa, autrice di una importante scoperta, non informa il Sindaco della cittadina in cui il ritrovamento è stato fatto, è di quelle circostanze che danno un chiaro segnale della scarsa considerazione che la Soprintendenza, quella di Nuoro nel caso, ha degli istituti della democrazia. E della concezione proprietaria che si ha dei beni culturali che appartengono, prima di tutto, ad una comunità che è preesistente a Comuni, Province, Regione, Stato e della Repubblica che li contiene. Come riferisce L'Unione sarda del 30 maggio (“Scoperto l'arsenale dei nuragici”), qualche tempo fa l'archeologa Maria Ausilia Fadda ha trovato 19 asce di bronzo nell'area archeologica di San Salvatore a Tortolì, durante scavi finanziati attraverso un Piano integrato d'area archeologico. Ha deciso di non informare né il sindaco di Tortolì né quello di Villagrande, comune capofila del Piano.
Il Sindaco è l'organo responsabile dell’amministrazione del comune, come recita l'articolo 50 del Testo unico n.267 e non c'è funzionario dello Stato che sia autorizzato a dimenticarlo, anche nel lodevole scopo di sottrarre un bene tanto prezioso alle attenzioni dei tombaroli, categoria diversa da quella dei sindaci.
Parleremo delle 19 “asce nuragiche” il giorno in cui se ne saprà qualcosa, speriamo non dopo 15 anni, come è successo per la navicella di Teti e non certo per iniziativa della Soprintendenza. Qui mi preme ragionare, con chi ne ha voglia, di atteggiamenti, fatti e non fatti e soprattutto fare un accenno alla leale collaborazione fra organi della Repubblica che ha valenza costituzionale, oltre che di buon senso. Troppi si comportano come se la leale collaborazione fosse una inutile iperbole e come se la Costituzione non prevedesse l'equiordinazione di Comuni, Provinca, Stato quali elementi della Repubblica. Come se, cioè, ognuno di questi elementi non sia dominus nei limiti delle proprie funzioni e competenze.
È già capitato che la Stele di Nora sia stata esportata a Parigi senza neppure informare il presidente della Sardegna. Un atto di cortesia e di leale collaborazione, posto che, certamente, il presidente non avrebbe avuto di che ridire sul viaggio di quella straordinaria ambasciatrice della cultura sarda. E sarà capitato chi sa quante volte con altri nostri beni culturali. È la Repubblica che tutela i beni culturali, tutta la Repubblica non il solo Stato, anche i comuni e le Regioni, dunque. C'è nel comportamento della soprintendente qualcosa di più di uno sgarbo istituzionale, contro il quale, pare, i comuni interessati hanno già protestato.
C'è la manifestazione dell'idea che le Soprintendenze sarde si ritengano amministratrici di una Zona Franca, all'interno della quale si ritengono dispensate da obblighi che tutti gli elementi costitutivi la Repubblica hanno. Dice l'articolo 3 del cosiddetto Codice Urbani: “Lo Stato, le regioni, le città metropolitane, le province e i comuni assicurano e sostengono la conservazione del patrimonio culturale e ne favoriscono la pubblica fruizione e la valorizzazione”. Una bella petizione di principio che, ne sono testimoni i fatti che andiamo raccontando da tempo, le Soprintendenze ritengono tutto fuorché un obbligo.
Tutti gli organi e gli organismi devono essere e sono soggetti a controllo e tenuti alla trasparenza dei loro atti. È trasparenza venire a sapere casualmente che la Stele si trovava a Parigi? Direi proprio di no. Eppure sarebbero bastati un comunicato stampa e l'allentamento del concetto proprietario: è roba mia e ne faccio quel che voglio. Le categorie della prudenza e della riservatezza di cui si ammantano i comportamenti delle Soprintendenze sono troppo spesso foglie di fico di una quasi completa mancanza di trasparenza. I siti delle due soprintendenze sarde sono, in questo, esemplari.
Non vi è traccia di un bilancio per quanto riguarda le entrate e solo il resonconto delle spese sostenute per consulenze e incarichi (neppure questo nel sito della Soprintendenza di Cagliari-Oristano) e per studi e ricerche (nulla nel sito della Soprintendenza di Cagliari-Oristano). Sono citati i numerosi scavi in corso, ma nessuna informazione sui costi e sui criteri delle scelte fatte.. Nessuno – di certo non io – sospetta che dietro questa povertà di dati ci siano comportamenti illeciti e ognuno di noi è disposto, credo, ad accettare che ci siano buone ragioni per la stringatezza di informazioni. Ma nessuno ce le dice. E questo non va bene.
Nella foto, il Nuraghe San Salvatore in una foto della Libreria digitale della Regione sarda

6 commenti:

francu pilloni ha detto...

Cara Aba,
lo scrissi sulla rivista Paraulas dieci anni fa: vedrete, profetizzai, che un giorno si troverà l'archivio di Babbai! E allora qualcuno dovrà nascondersi per la vergogna!
Tutto intero come ad Ebla ancora non si è visto, ma Gigi che ha tenuto il conto è arrivato a oltre sessanta "cosette" scritte, che più scritte non si può.
E non finisce qui.

illiricheddu ha detto...

"E ci sara' da mangiare, e luce tutto l'anno, anche i muti potranno parlare mentre i sordi gia' lo fanno...vedi caro amico cosa si deve inventare
per poterci ridere sopra,
per continuare a sperare"

zuannefrantziscu ha detto...

Il vecchio imbecille è in libera uscita, con lo scolapasta a mo' di elmetto.

francu pilloni ha detto...

E' improbabile sognare se soffri di ulcera. Anzi, ti è difficile pure ridere.
Al massimo puoi sghignazzare, che non è liberatorio, né curativo.
E ti costringe a tenere una mano sullo stomaco, sempre ripiegato su te stesso.
Auguri.

shardanaleo ha detto...

posto qui il mio messaggio di chiarimento... perchè l'atra discussione può passare inosservata...

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Il mio non è un ritorno al blog (mi spiace per Gfranco, Gigi aba, adg e gli amici che scrivono qui).
ma solo per precisare una cosa richiestami da amici che scrivono qui. Una cosa ripetuta fino allo sfinimento da chi non ha altri argomenti ormai.

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Riporto, per chi non avesse avuto modo di controllare il libro di melis, il brano interpretato al solito a modo suo da questo signore.
Pag 157 di "Shardana i Popoli del Mare: "I shardana arrivarono in Sardinia all'inizio del II millennio (1700 a.C.) durante il movimento di popoli che portò all'invasione dell'Egitto da parte degli Hyksos, della prima disturzione di creta e di altri avvenimenti, o più probabilmente all'inizio del III mmillennio (2300 a.C.) durante una tremenda carestia durata circa 300 anni in asia minore e particolarmente in mesopotamia..."
il brano riferito ai nuraghi:
"La causa o le cause a cui abbiamo accennato si riferiscono ai due Diluvi, il primo ... sic... datato 8400 e il secondo, circoscritto all'area mediterranea 2700-3200... possiamo ipotizzare la prima come data di arrivo in Sardinia della civiltà costruttrice e la seconda come data della scomparsa della scomparsa definitiva dall'Isola della medesima Civiltà"

Come si vede, l'autore parla di IPOTESI,precisando comunque per ambedue i fatti DUE possibili date, tra il 2300 (uscita da UR) eil 1700 (movimento di popoli Hyksos) L'ARRIVO dei Shardana in Sardinia... e
tra il PRIMO DILUVIO (8450) e il secondo: 2700-3200 L'arrivo, la vita e la scomparsa della Civiltà che costruì i nuraghi...
Parlare id datazioni per la costruzione dei nuraghi non mi sembra il caso...Melis non lo ha fatto. Ancora no.

Kum Salude
leonardo melis

shardanaleo ha detto...

il brono ripetuto fino alla nausea dal DISCO ROTTO è questo:
"Lascia perdere Melis ,mette i nuraghi nel 8400 a.C. poi fa sparire i nuragici nel 3500, poi fa arrivare gli shardana nel 2300. Meglio lasciar perdere."
...
buon proseguimento