domenica 1 novembre 2009

Quindi tornammo a riveder... la Stele. Di Nora

Dalla prima lettura di De Rossi nel 1774 (un anno dopo la scoperta) all'ultima fatta per questo blog da Herbert Sauren nel 2008, la Stele di Nora ha avuto moltissimi interpreti. Chentu concas e chentu berritas, secondo la scherzosa metafora di Antonio Pinna, vice direttore dell’Università Pontificia di Cagliari, che ieri ha presentato l'ultima fatica di Gigi Sanna insieme ad Aba Losi, traduttrice di “La stele di Nora – Il Dio, il dono, il santo”.
Gran parte di essi ha ritenuto che il documento ritrovato nel 1773 fosse scritto in alfabeto fenicio da coloni partiti da un presunta Fenicia e arrivati in Sardegna intorno al IX secolo avanti Cristo, dove nel secolo successivo “scrissero” la stele. Sennonché – ed ecco la prima considerazione di Sanna – la lingua usata è di tipo ben più antico dei primi anni del primo Millennio. E il lessico è “semitico ebraico con venature di una lingua sarda indoeuropea”.
L'altra considerazione è che non esiste una sola scrittura, ma tre: una destrorsa, una a cornice intorno alla stele e un verticale che procede dall'alto verso il basso. Anche i tipi sono tre: pittografici, lineari, logografici o numerici, come ha suggerito Aba Losi che di numeri se ne intende. Insomma lo scriba che ha inciso questa famosa pietra ha nascosto dei bei rebus nella sua scrittura, ciascuno di non semplice lettura e comprensione. Fatto sta che nella Stele si parla di Tharros, di Cornus, di Nora naturalmente, del Padre Shardana e di suo figlio, il santo Lefis, che altri non sarebbe se non quell'Efis da sempre venerato a Nora.
Questa non è, né vuole essere, una recensione del libro di Gigi Sanna, che va letto con grande attenzione come richiede una novità che non lascerà nulla come prima. Con attenzione e spirito critico, che del resto hanno avuto anche i due presentatori del libro, ma, spero non con saccente disattenzione.
Del resto, è stata la saccenteria, chiusa tutto attorno ad un silenzio tombale sulle scoperte di scritture nuragiche fatte in questi anni, che ha impedito fino ad ora di prendere in considerazione letture della Stele diverse da quelle consegnate alla tradizione fenicista. Una delle chiavi interpretative usate da Sanna è la scritta nuragica sul cosiddetto coccio di Orani, che torna con le tavolette nuragiche di Tzricotu e via via con le decine di scritte (oramai 52) trovate nel salti e nei nuraghi. Negandole, ignorandole, facendo spallucce, continuando a dire che le scritte nuragiche non ci sono perché non ci possono essere, l'archeologia e l'epigrafia sarda hanno tagliato i ponti sulla comprensione di tanti reperti: quello di Nora in primis.

PS – La grande sala del Consiglio comunale di Oristano, quella stessa in cui nel 1921 nacque il Partito sardo d'azione, ieri era piena di persone che per quasi due ore e mezza hanno seguito in silenzio le non facili relazioni di Aba Losi, Antonio Pinna e Gigi Sanna. Una gran quantità di persone non è riuscita a trovare posto. Da qualche tempo, le questioni legate alla preistoria, alla protostoria e, a questo punto alla storia (vista la quantità di documenti scritti), della nostra Terra appassionano una crescente quantità di persone. Sia quando si parla di nuove scoperte sia quando si tratta di dibattiti sul conosciuto. Forse il mondo accademico e quello legato alla Soprintendenza di questo dovrebbero prendere atto ed attrezzarsi di conseguenza. [zfp]

Nel disegno, una vignetta di Franco Tabacco

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi dispiace non essere stato presente, so che mi sono perso qualcosa d'importante.
Un saluto a tutti, a Gigi in particolare e un "in bocca al lupo" (povera bestiola, sempre a bocca aperta e con ossi sempre più duri!) perché le cose non sono finite qui.
Ne sono più che sicuro.

Francu Pilloni

Anonimo ha detto...

Bellissima presentazione sono rimasta veramente colpita!Mi è piaciuto tantissimo l'intervento del dott.Antonio Pinna e la dott.Aba Losi ha esposto delle teorie veramente interessanti.L'unica nota dolente, come già detto, è stata non aver avuto sufficiente spazio destinato alle persone (io e mio marito siamo stati seduti sui gradini tutto il tempo) cosa che probabilmente ha anche causato la caduta di quel poveretto.Quando si organizzano eventi di questo calibro dovrebbero essere adibiti spazi appositi che possano accogliere al meglio le tante persone che ormai si stanno sempre più interessando alla nostra storia.
Saluti Simona

piero ha detto...

é da tanto che non vedevo una presentazione libraria così interessante ed importante,auguri a gigi, questo non vuole essere il punto di arrivo,ma solo una continuazione di un percorso iniziato da tempo

piero zenoni

Gruppo Ricerche Sardegna

gigi sanna ha detto...

Cara Simona (ma chi sei/siete?)hai ragione da vendere ed il torto è tutto mio. Più di uno mi aveva fatto notare che difficilmente la Sala del Consiglio comunale di Oristano (che possiede 100 posti a sedere, compresi quelli per i consiglieri) avrebbe potuto contenere un pubblico numeroso. Io non gli ho creduto perchè per me era davvero impensabile che la presentazione di un saggio sulla scrittura e su di un unico documento (per quanto famoso) potesse attirare l'interesse di tante persone. Quando, due anni fa, giunse uno studioso del calibro di Remo Mugnaioni a presentare il mio saggio su Glozel, non vi fu questa affluenza e la sala bastò.
Credo però che abbia ragione Gianfranco nel dire che un certo tipo di cultura e certi temi oggi appassionano come non mai i Sardi. Ragion per cui dobbiamo essere più ottimisti e fare stime migliori sul numero delle persone che saranno presenti. Ma ripeto, lo sbaglio è tutto mio. E chiedo scusa. Quanto alla persona che è caduta, rischiando davvero molto, ci tiene a rassicurare tutti che sta bene anche se con qualche dolorino alle spalle. Come si vede, Sant'Efisio, santo pagano o cristiano che sia, continua ancora a proteggerci. Anche se non lo meritiamo.

Anonimo ha detto...

Salve!
Sig. Sanna per rispondere alla sua domanda su chi io sia... bè sono una semplice appassionata di storia e archeologia che si è avvicinata relativamente da poco alla "nuova" storia sarda che esce finalmente dagli schemi ormai antiquati ed è fatta di continue rivelazioni e colpi di scena.Ho sempre letto sulle sue scoperte pur non sapendo niente di scrittura antica.Sabato è stata una bellissima esperienza.
Grazie
Saluti Simona

Anonimo ha detto...

Caro Gigi, e' un grandissimo piacere (e non mi meraviglia) sentire che la tua ultima fatica ha riscosso un cosi' grande interesse di pubblico. Un vero peccato non esserci stato!
Anche se da lontano continuo a soffiare sulle tue vele...
Quanto dobbiamo aspettare per la presentazione del libro a Londra?
Un abbraccio.
Ivan

Gigi Sanna ha detto...

Gratzias Ivan, amigu e fizu meu. Ischire chi unu disterrau sardu est attesu meda e in su matessi tempus acanta acanta est unu gosu chi non faet a si narrere.
In Londra? Ohi,ohi! Su 21 de custu mese apa a faeddare a binti kls de Aristanis e seo brincande po sa cuntentesa comente anzoneddu in Pasca Manna. Mischineddu, chi non ischit ite balet un'anzoneddu in cussas dies!
Iscrie, iscrie, ca assumancu cun isartos, fizos meos, tenzo sas pettorras che dindu.
Unu basu a tie e a sa femina cara.