sabato 31 ottobre 2009

Vestali della Costituzione strabiche e dimenticarelle

La Costituzione italiana, così come tutte le carte fondamentali, di tutto ha forse bisogno tranne che di vestali che vegliano sulla sua integrità e immutabilità. E tanto meno ha bisogno di vestali strabiche o smemorate. Chi ha cambiato un suo intero titolo, il V, da solo e con una maggioranza risicatissima, può, in coscienza, dire oggi guai a chi la tocca? A parte i modi utilizzati (una sostanziale modifica fatta con appena 4 voti di maggioranza), personalmente fui d'accordo e al referendum confermativo votai a favore della sua entrata in vigore, come la maggioranza degli elettori. E oggi sono soddisfatto che, a parte alcune incongruenze che sempre si potranno correggere), quel nuovo Titolo V assicuri, per esempio, maggiori autonomie e limitazioni allo strapotere centralista.
Una decina di anni fa, la Costituzione fu insomma cambiata dal centrosinistra che sentì la necessità di adeguarla ai tempi. Oggi quella stessa parte si inalbera perché la stessa necessità sente l'attuale maggioranza e promuove convegni e manifestazioni per quella difesa della Costituzione che, quando era al governo, non attuò. Si dirà che questi sono i meccanismi della politica, come agli stessi ingranaggi appartenne l'opposizione del centrodestra alla riforma costituzionale voluta dagli avversari. I toni delle attuali vestali non sono diversi da quelli usate dalle guardiane del tempio di allora.
Trovo scarsamente coinvolgente il bisticcio fra le parti opposte, anche se, francamente, trovo esagitate le accuse di allora e le indignazioni di oggi. Lo sfascio della Repubblica non c'è stato con la riforma del centrosinistra, non ci sarà con la riforma, se mai ci sarà, del centrodestra. Se sfascio ci sarà, sarà semmai dovuto alla resistenza dei giacobini di entrambe la parti al passaggio dal cosiddetto federalismo fiscale a un vero federalismo, ma questo è un altro conto. Quel che trovo deprimente in questa specie di lotta politica, non sono tanto i toni usati, quanto l'imbroglio delle carte.
Il gioco è oggi spostato sulla questione dei “principi fondamentali” trasformati in tabù. Questi non si toccano, proclamano le nuove vestali. E poi dimenticano che appena un anno fa, in carica il governo Prodi, queste stesse vestali distratte e dimenticarelle fecero approvare dalla Camera, 361 sì, 75 no, 28 astenuti, una legge costituzionale che cambiava l'articolo 12, contenente l'ultimo dei principi fondamentali. Non fece in tempo a passare al Senato per la seconda delle quattro approvazioni solo perché il governo cadde e si andò a nuove elezioni. La modifica, proposta dal centrosinistra, salvo Rifondazione comunista, con l'aiuto del centrodestra, salvo la Lega, prevedeva una sola frase: “L’italiano è la lingua ufficiale della Repubblica nel rispetto delle garanzie previste dalla Costituzione e dalle leggi costituzionali”.
Aggiungeva, cioè, qualcosa ai principi fondamentali che i costituenti non avevano inserito quando elaborarono e approvarono la Costituzione. Alla faccia della immutabilità della Carta e dei sui principi fondamentali.

4 commenti:

p.atzori ha detto...

Concordo con te ZF. Vedo solo interessi di parte camuffati. Gli adoratori della Costituzione non sfagiolano. L'avessero tradotto in pratica questa loro specie di vangelo. Occorre riflettere sul fatto che uno dei principali artefici della Costituzione era uno staliniano (la svolta di Salerno non cambia la sostanza delle cose) che cinicamente aveva dato Gramsci in pasto al fascismo, fornendo le prove per condannarlo e che dopo la sua morte si era appropriato dei suoi scritti per conto del PCI espropriandone dei diritti d'autore la famiglia,la quale versava in miseria in Russia.
La Costituzioe va dunque interamente revisionata, togliendo i tanti specchietti per allodole che contiene, ad esempio l'art.1. Gli altri popoli non fondano le loro repubbliche sul lavoro, giacché il lavoro cercano semplicemente di garantirlo a tutti. Aggiungiamo che noi sardi abbiamo l'esigenza inderogabile di una forma di autonomia che nulla ha a che fare con quella attuale e che chiamerei INDIPENDENZA.

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Anonimo ha detto...
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maurizio ha detto...

E' un argomento molto delicato, questo.
E molto controverso. Ciò determina indubbiamente una conflittualità pericolosa, di cui si deve tener conto, nel trattarlo...
In linea di principio, dal momento che i tempi apportano cambiamenti nella società, nei costumi, nelle esigenze sociali ed in tutti i dettagli della vita di ogni giorno di un popolo, non sembra realistico desiderare un Costituzione che rimanga sempre la stessa.
Ma cambiarla non è impresa facile, dal momento che ognuno vorrebbe cambiarla a proprio piacimento.
Tralascio quelle che potrebbero essere le tendenze disoneste di alcuni.
I più onesti vedono più probabilmente i difetti e le manchevolezze di quegli articoli che hanno a che fare con le loro attività quotidiane.
Mi permetto di dire - quale medico - che l'articolo 32 andrebbe modificato in alcuni suoi punti oppure - almeno - esplicitato meglio, secondo quelli che furono i reali desideri dei padri fondatori (e secondo quelle che si sono rivelate essere le nostre attuali realtà).
Dalla cattiva comprensione di questo articolo derivano giustificazioni e tendenze ai cattivi comportamenti socio-sanitari di molti, oggi. Con conseguenze molto costose, in termini di validità, di vite e di denaro.
Ma non entro nel merito, per rispetto dello spazio e dell'argomento di fondo, che è altro.
Un saluto
MF