sabato 29 gennaio 2011

Pittau vs. Alinei vs. Pittau

Questo blog si è occupato diverse volte della Teoria della continuità di Mario Alinei (le ultime il 10 ottobre di quest'anno e il 18 ottobre), una teoria che, com'è noto, si mette di traverso alle certezze di linguisti e non solo loro sull'origine delle lingue, quella sarda fra di esse. Una teoria che nei più suscita poco interesse anche per il fuoco di sbarramento sollevato, in riviste specializzate, dalla linguistica ufficiale. Il blog di Mauro Peppino Zedda ha pubblicato due articoli molto critici di Massimo Pittau il 20 gennaio ed ieri ed ospita oggi la replica di Mario Alinei. Segnalo lo stimolante dibattito.

27 commenti:

maimone ha detto...

Ho seguito tutta la diatriba tra i due giganti ed io, meschino, me ne guardo bene dall'entrare nel merito.
Ad ogni modo, come già detto in altri post, la teoria della continuità non mi convince assolutamente, e ancor meno le argomentazioni addotte in questa contesa per supportarla.
Concordo anche sul'etimologia umoristica del toponimo Nuoro (avrei capito di più "Nugoro" = Noci, come "coccoro").

illiricheddu ha detto...

Su Nùgoro cfr.

http://it.wikipedia.org/wiki/Nuoro

saluti

maimone ha detto...

Davvero interessanti le notizie su Nuoro in Wikipedia. Appena ho un pò di tempo voglio leggere tutto con attenzione.
Da uno sguardo veloce, mi pare di capire che il Tola confuse Nugor con Nughedu. Allora non solo il solo ad aver pensato alle noci. A me sono venute in mente le noci perchè al mio paese Su coccoro é un termine collettivo per indicare le noci. Chi lo sa.. potrebbe anche essere. In Sardegna esistono molte località con nomi di piante: Nughedu, Cannedu, Bonnannaro, Teti, Gadoni,Ollasta,Fenughedu etc etc

Gigi Sanna ha detto...

Ho scritto in questo Blog, come certi sapranno, due articoli sulla TC di Mario Alinei. Ho sostenuto, credo con dovizia di argomentazioni, in base alle ricerche documentarie sarde sulla scrittura 'nuragica' dell'età del bronzo, che lo studioso ha ragione. E, direi, ragione da vendere. Così' come due secoli fa l'aveva (da vendere) l'abate Angius, solo contro tutti, nel negare la 'romanizzazione' assoluta della Sardegna. Prima di Roma, molto tempo prima, c'era una lingua 'italide' che parlavano anche i Sardi di Sardegna da lunghissimo tempo.
Quanto alla voce NURAC essa è testimoniata molto bene in detta documentazione ed è attinente ad un edificio con funzioni esclusivamente astronomiche e religiose taurino-solari. Chi è stato presente alla Conferenza di ieri, se aveva qualche dubbio sulla voce - Ak e su quella precedente NUl/NUR, credo che, con la documentazione filmata del 'toro della luce' del Nuraghe Santa Barbara di Villanova Truschedu (fornita da Gruppo Archeologico Sardo), l'abbia abbandonato definitivamente. Gianfranco Pintore era presente e, se vorrà, vi potrà riferire e dire. Non c'entra nulla, ma proprio nulla l'etimologia 'laica' proposta, che non ha mai convinto del tutto, soprattutto per il cosiddetto 'suffisso' -ak, che è una pura invenzione 'morfologica', del tutto indimostrabile; supposto per cercare di capire la 'voce' che lo precede. Del resto l'Alinei (ha ragione: bisogna leggerlo bene tutto quel passo)parlando di 'nuora' ha onestamente ben specificato (rendendosi conto del salto nel buio) che quella era una sua ipotesi che mostrava la sua debolezza nell'essere stata formulata su basi 'etimologiche' e non etimografiche.
Sia detto però, perchè non possano nascere equivoci di 'servo encomio' su quanto ho espresso ed esprimo a proposito della TC. Ancora negli anni 90 il sottoscritto e il compianto G.Atzori parlavano, in un certo volume sulla letteratura sarda e sulle origini di questa, di NURAC ben lontani dal proporre ipotesi e tentativi di soluzioni nuove per spiegare il 'nome' del nuraghe. Solo in seguito, con l'acquisizione dei documenti dell'età del bronzo medio e finale (e anche prima età del ferro) e la loro lettura, si è cambiata strada.Necessariamente e doverosamente. L'archeologia quando è il caso deve piegarsi all'epigrafia. Non può ignorarla per rispetto a quella 'scienza' che invoca continuamente. L'edificio porta ancora il nome preciso per il quale era stato concepito in onore di quella divinità unica 'nazionale', che per primo aveva, in qualche modo, intuito Raffaele Pettazzoni nei primissimi anni del Novecento.

maimone ha detto...

@ Gigi sanna

Conosco la tua interpretazione del termine Nurac sin dai tempi in cui acquistai il libro Omines, scritto con il compianto Gianni Atzori, persona di grande valore che io ebbi l'onore di conoscere personalmente.
Sulla tua interpretazione non ho nulla da eccepire, un pò perchè non ho elementi da opporre, un pò molto perchè anch'io da sempre sono convinto che i nuraghi, fin dalle loro origini avessero finalità religioso-funerarie.
Quello che mi lascia perplesso é la teoria della continuità. Se ho ben capito, questa teoria sostiene che in Sardegna si parlasse una lingua simile, ma non uguale, al latino, molto prima che arrivassero i Romani. Ecco, su questo non sono assolutamente d'accordo. Anzi, direi che io mi colloco esattamente all'opposto: io sono per l'assoluta discontinuità e per la romanizzazione della Barbagia come sostenuto dal prof. Pittau. Solo un certo sciovinismo di noi sardi può contestare l'evidenza. Nella Barbagia stessa é evidente questa discontinuità: non esiste alcun nesso tra il linguaggio di oggi (neolatino al 99%) con i termini prelatini sopravissuti, e in particolare i toponimi. Alla luce della teoria della continuità, quale significato avrebbe, faccio un esempio, Iscuvudé, Lagassè etc. Perchè mai un linguaggio dove abbondano gli accenti sull'ultima sillaba dovrebbe essere imparentato con il latino che, al contrario, aborre questo tipo di pronuncia? Perchè il termine Nuraghe é esclusivo del sardo e non ha corrispettivi, simili per scrittura e significato, né nel latino né in altre lingue neolatine? Io credo che questa teoria abbia tanti motivi di validità se guardo fuori della nostra isola, ma secondo me, la Sardegna non aveva linguisticamente alcun contatto con il continente italiano, semmai aveva più affinità con l'oriente. perlomeno, questo a me pare di osservare.

Salude e libertade

maimone ha detto...

Vorrei agiungere un'ultima considerazione che mi viene in mente or ora. Se davvero vi fosse stata continuità tra il sardo prelatino e il latino stesso, la gente ricorderebbe perfettamente il significato dei toponimi come quelli citati in precedenza. Invece questo significato si é perso. Perchè? Secondo me perchè una lingua (il latino) ha sostituito l'altra (il sardo prelatino).

Archeologia Nuragica ha detto...

@ caro maimone,

perchè i romani conoscono l'etimologia dellaparola Roma?

saluti

mauro peppino

maimone ha detto...

Penso di no. Il latino, infatti, anche a Roma, é subentrato ad una lingua precedente, suppongo l'etrusco.

maimone ha detto...

Il fatto è che la lingua dominante, per sua natura, tende ad eliminare le altre, e soprattutto quella che l'ha preceduta. Se non riesce ad eliminarla (o non può) tende a ghettizzarla all'interno di particolari ambiti. L'italiano con il sardo ne è un esempio. Questo vale anche per la cultura e la civiltà che ogni lingua si porta dietro, come ben sapevano i talebani che hanno distrutto le statue di Buddha in Afganistan. Lo scopo è cancellare le tracce di ci ha preceduto. A Roma le storielle, inventate di sana pianta a posteriori (diamo a Melis quel che é di Melis), parlano di Romolo e Remo, di Rea silvia, di Amulio, della lupa etc etc. Insomma, tutte balle. La verità é che gli Etruschi sono stati cacciati dalla città (Tarquinio il Superbo) e bisognava far credere che non c'erano mai stati, o comunque, che rappresentavano soltanto degli oppressori. E' probabile, invece, che ne fossero i fondatori. E se Roma faceva sempre la guerra alle città etrusche probabilmente é perché fra loro esisteva qualche vecchia ruggine.

francu pilloni ha detto...

Come Maimone, anch'io ho nutrito qualche dubbio, facendo il medesimo ragionamento e sottoponendo a indagine i tanti toponimi che non hanno, per il poco che ne so io, riferimenti con la parlata odierna. Termini come Basuài, Misséti, Suriàgas, Prabànta, Siùru, Paiò (con l'accento acuto), non riportano a termini neolatini, mentre altri invece sì. Ora che mi viene in mente, il salice in sardo viene comunemente detto salixi, mentre al mio paese tutti, ma proprio tutti, lo chiamano pitixi.
Per non perdermi nel ragionamento concludo: oggi chiamiamo neolatini i termini che sono in radice presenti nei vocabolari della lingua di Cicerone. Ma nessuno può dire che alcuni, molti, la gran parte di questi termini siano anche pre-latini, di quella lingua italide di cui si parla.
Insomma, tutte le parole sono figlie dell'italide, solo alcune (molte) sono state adottate e usate dagli scrittori romani.
Questo fatto, non solo non impedisce la "continuità" ma addirittura la rafforza per la parlata sarda, che persevera non ostante.

maimone ha detto...

@ Fanco Pilloni

Io ho forti dubbi su quello che mi dici perchè non c'é prova alcuna di questa continuità. Prendiamo la parola NURAC = TORO DELLA LUCE: in latino, se i ricordi liceali non mi tradiscono, sarebbe TAURUS LUCIS. Che continuità é mai questa? Se invece lo traduciamo nel sardo odierno diventa TRAU DE LUGHE (o LUXI). Come puoi notare,invece, tra il sardo moderno e il latino c'é una netta continuità. Purtroppo, questa continuità tra il latino e il sardo antico non c'è, Come non c'è
tra sardo antico e sardo moderno. Segno evidente che tra sardo antico e sardo moderno c'é stata una frattura, una discontinuità.
I sardi addirittura, non solo non sanno più il significato della parola nuraghe, ma neppure la sua funzione. Il che é tutto dire.

Anche al mio paese il salice si chiama pittighe, ma in altre zone mi risulta che si chiama tzoa.

Salude e libertade

Gigi Sanna ha detto...

O Maimone, io ho spiegato tante volte perchè NURAC significa 'Toro della Luce'. Anche perchè sono i documenti a dirlo: o devo riproporti (per farti due soli esempi) la barchetta di Teti e il coccio di Pozzomaggiore? Ma ora che il Nuraghe è (senza dubbio alcuno) il 'toro della luce' non te lo grida anche la scrittura di Villanova Truschedu? E bada che io mica lo sapevo, dieci anni orsono, dell'evento straordinario del Nuraghe Santa Barbara!
No, caro Maimone, in italide (latino)sardo arcaico 'taurus' non c'entra nulla: c'entra 'Aku' ed il greco omerico AGOS e c'entrano 'agere' e 'agein'.
Quanto al semitico NUR, se non credi ai documenti ( compresa la scritta di Aidu Entos di Bortigali), ai toponimi ( a centinaia), io no so cosa farci. Mi dirai; ma è un mix! Sì, come la scrittura dell'età del bronzo. Un mix che si trova in tutte le lingue e, soprattutto, nel greco-latino, dell'etrusco . Mi hai seguito mentre spiegavo il greco-latino del documento Crocores 6 di Allai? Mentre replicavo a Rendeli? Ma se questo non si capisce proprio esorto tutti a leggersi quale mix sardo-spagnolo si trova nelle prediche settecentesche di Zonchello Espada di Sedilo.

maimone ha detto...

Caro Gigi

a me pare che il mio pensiero sia stato completamente travisato. Evidentemente non mi sono spoegato bene. Guarda che io non sto mettendo in dubbio il tuo lavoro. Anzi, lo sto prendendo per oro colato. Io sto dicendo semplicemente che non vedo continuità tra il sardo di quei tempi e il latino. Se NURAC significa TRO DELLA LUCE (e non ho motivo di dubitarne)dove sta la continuità con il latino, visto che in latino si dice TAURUS LUCIS? Tu stesso fai raffronti con il greco (AGOS) e con il semitico (NUR), mica con il latino. Se davvero fosse fondata questa teoria della continuità i raffronti più stringenti e significativi dovrebbero essere con il latino, e non con il semitico. Tutto qui.
Quanto ai mix sfondi una porta aperta. Perfino sardo di oggi é un mix, con l'italiano ovviamente (da poco ho sentito uno dire: "apporri sos pomidoros"!).

Salude e libertade

maimone ha detto...

Insomma, ci tengo a sottolineare che sto aprezzando il tuo lavoro. Ogni giorno che passa ci fai delle gradevoli sorprese. E' la teoria della continuità che non riesco ad apprezzare. A me pare più plausibile il raffronto con le lingue semitiche, anche perchè supportato da tante altre evidenze di antica data (per esempio, l'urigine genetica degli animali domestici: la pecora e il muflone, arrivati sicuramente dal Medioriente intorno al 5-6 mila avanti Cristo; e si sa, con il bestiame arrivano anche le persone, con la loro lingua e la loro civiltà). Ma è un discorso che ci porterebbe lontano e fuori tema (forse).

Archeologia Nuragica ha detto...

@ maimone

perchè oltre alla genetica animale non prendi in considerazione anche la genetica sugli umani?

Gigi Sanna ha detto...

La continuità sarda è con l'italide, con l'indoeuropeo italide dell'Etruria, del Lazio, della Campania, ecc. Ma se ti turba la voce 'Aku'/Baku', prenditi quella di bi-dente, chiaramente attestata nella bipenne (bidente) di Is Locci Santus (ricordi?). Sono o non sono esse due voci attestate in un documento del XIII secolo a.C. che poi 'continuano' sino ai giorni nostri? BI e Dens? Che c'entra in questo caso il 'romano' e la romanizzazione? Con il Wagner che ti dice che 'dente' in sardo viene dal romano! E la parola GGH(N)LOY (gigantino, piccolo gigante) delle tavolette di Tzricotu? Non esiste forse ancora la parola in sardo? Caspita se esiste! Mica i sardi chiamavano i Giganti in quel modo perchè li avevano istruiti i Romani! Ecco ancora la 'continuità'. Naturalmente per farmi fuori e dire che queste parole non esistono basta credere all'iscrizione giudaico cristiana di Atzeni e alle linguelle longobarde di Serra! Oppure basta dire che la 'terza' lettura della stele di Nora non esiste, che Aba Losi vaneggia e vede delle simmetrie laterali frutto del caso: così la parola indoeuropea NONNOY viene neutralizzata. E' frutto di 'fantasiose elucubrazioni'. Sì 'fantasiose', come quella che ha ignorato, guarda un po' tu, Bernardini circa il sigillo di S.Imbenia, per non rendere più clamorosa la fesseria (lettere imitate maldestramente dai barbari nuragici!) detta da uno degli epigrafisti della Domenica!

maimone ha detto...

@ M.P. Zedda

La genetica, tutta la genetica, animale ed umana, presa da sola, o come principale parametro di valutazione, riveste un significato decisamente scarso per il nostro scopo. Essa ci dice semplicemente che i soggetti campionati portavano un determinato corredo genetico. Siamo certi che il campione utilizzato é rappresentativo dell'intera popolazione? A tutt'oggi non si ha un'idea chiara neppure di quanta fosse la popolazione di allora.Siamo certi che il corredo genetico nelle varie zone dell'isola fosse omogeneo? Io ne dubito. Tu, per esempio, dividi i Nuragici in tre tribu/etnie (iliesi, balari e Corsi). Ammesso, ma non concesso, che ai tempi dei nuraghi fosse questa la situazione, siamo sicuri che fossero geneticamente simili? Anzi, siamo sicuri che queste tre etnie non fossero un mix di vecchi e nuovi arrivati nei secoli e millenni precedenti? Siamo poi sicuri delle cronologie dei reperti? L'esperienza mi dimostra che ogni pochi lustri la cronologia viene tutta rivista (in genere al rialzo), per cui resti umani "sicuramente" nuragici, non lo erano affatto. Come si fa a fare valutazioni genetiche in umana quando i dati di base sono del tutto opinabili? Al cimitero del mio paese sono sepolti diversi slavi, arrivati al confino negli anni trenta-quaranta. Io mi auguro che le loro ossa, nei prossimi millenni, non vengano utilizzate per tipizzare l'homo sardus. Altrimenti, sai che risultati. Del resto (è sotto gli occhi di tutti) le risultanze delle analisi genetiche non hanno mai portato a conclusioni certe. Esse dicono tutto e il contrario di tutto. E dubito che si arriverà a conclusioni certe anche in futuro perchè nell'uomo, fin dal suo apparire, é prevalso il meticciamento. Le razze umane non sono mai esistite. Lascerei uno spiraglio per le mutazioni improvvise. Purtroppo, quando noi ne individuiamo una non sappiamo assolutamente se quello é il primo caso. Per cui costruire ragionamenti del tipo: questa mutazione é apparsa per la prima volta nei Balcani e, successivamente, si é diffusa in Nord Africa é molto aleatorio. Magari dieci anni dopo si opta per il contrario. Io credo che il criterio più attendibile da utilizzare sia quello culturale (linguistico in primis). Se poi i dati genetici corrispondono meglio, ma i dati genetici da soli dicono poco, quasi nulla.
Diverso é il caso degli animali domestici. In questo caso, salvo casi particolari, in genere documentabili, gli animali vengono selezionati dal'uomo a partire da un nucleo originario, per arrivare ad una "razza" tanto più omogenea quanto più elevato il grado di selezione. La pecora sarda, per esempio, tranne uno sciagurato tentativo di incrociarla con la Merinos, prontamente cancellato, non ha subito insanguamenti evidenti. Prova ne sia che ancora oggi é la razza più simile al muflone che non é, bada bene, la pecora selvatica, ma la pecora domestica originaria, che si è rinselvatichita.
Studi recenti (ne parlava la Nuova poco tempo fa), impiegando un retrovirus come traccia, e pubblicati su Science, avrebbero dimostrato la sua origine dall'attuale Iraq. Aspetto conferme. Però, se tanto mi da tanto...

maimone ha detto...

caro Gigi

evidentemente non so spiegarmi, ma tu insisti a mettermi in bocca cose che non ho detto. Per cui preferirei chiuderla qui.

Salude

Archeologia Nuragica ha detto...

@ maimone

non capisco i tuoi dubbi sugli studi di genetica sugli umani, esiste la statistica che con un campione sufficientemente ampio riesce a chiarire anche le anomalie, cioe risce a chiarire anche gli arrivi in epoca recente.

La genetica dice che stragrande maggiranza dei DNA mitocondriali e Cromosama Y presenti in Sardegna origine in Europa e sono arrivati in sardegna prima del Neolitico, poi ve ne una arte di matrice orientale arrivata dal neolitico in poi, assai minoritaria e presente soprattuto nella parte meridionale dell'Isola, questi sono dati che (sino a prova contraria) si deve tener presente.

maimone ha detto...

Io ho una grandissima fede nella scienza in generale, e quindi anche nella Genetica, scienza che, per la verità, non studio più da ua trentina d'anni, anche se l'abate Mendel resta uno dei miei idoli. La Genetica ci ha permesso di scoprire un sacco di cose e di risolvere tanti problemi. E altri ce ne risolverà in futuro. Non sarò certo io che ne contesto l'utilità. Ciò che non mi trova d'accordo é il trarre conclusioni definitive non autorizzate da quanto si é osservato sperimentalmente. Così succede che determinate acquisizioni vengano prsee per buone e ripetute per secoli, fino a diventare un dogma, salvo poi scoprire, con metodi d'indagine più sofisticati, che non era affatto così.
Tu, ad esempio, citi la statistica. Quindi saprai perfettamente che le elaborazioni statistiche si basano su modelli, i quali, a loro volta, sono stati costruiti sulla base di osservazioni sul campo. Ragion per cui vengono continuamente aggiornati e migliorati, aggiornando continuamente le conclusioni. In certi campi, ad esempio le previsioni meteorologiche, hanno raggiunto un grande livello di affidabilità. Tu sei certo che studiando l'antichità i dati a disposizione per creare modelli statistici siano attendibili? Secondo il mio modesto parere, assolutamente no. Oggi noi, con gli scavi, non osserviamo una fotografia di come era allora, ma una fotografia di quello che ci é rimasto.
Un'ultima considerazione: tu citi le acquisizioni sul DNA mitocondriale e sul cromosoma Y che in Sardegna sarebbero pressoché invariati dai tempi che furono. Sulla base di quanti campioni neolitici viene affermato ciò? Siamo sicuri che quei campioni sono rappresentativi della popolazione di allora? Perché, se non siamo certi di questo, tutto va a pallino. Si traggono convlusioni ingannevoli. Ma ammesso che queste conclusioni siano rappresentative della situazione reale, cosa possiamo dedurne? Io so che il DNA mitoconfriale si trasmette per via femminile e il cromosoma Y per via maschile. Questo ci dice che la popolazione attuale é sicuramente l'erede di quella presente "temporibus illibus". Non ci dice altro. Non ci dice che la lingua sarda di oggi discende da quella del Neolitico. Guarda in Sudamerica: la popolazione india é indubbiamente l'erede delle civiltà precolombiane. Peccato che parlino spagnolo. Un fenomeno questo che, secondo me, é avvenuto anche in Sardegna, facendo le debite eccezioni per determinati vocaboli, ovviamente.
A mio parere la genetica non ci può risolvere i problemi di cui trattiamo. In mancanza di scritti, sono gli stili culturali, l'archittetura, lla linguistica, l'arte, i riti religiosi etc etc che ci devono indirizzare verso la verità. Speriamo nel lavoro di Gigi Sanna. La genetica, purtroppo, se applicata all'archeologia é capaca solo di fare danni e aberrazioni varie (poveri ebrei).

maimone ha detto...

La genetica, per esempio,dice che nelle necropoli "fenicie" una parte minoritaria degli individui aveva un corredo genetico di un tipo diffuso nelle coste siropalestinesi. Ergo, in Sardegna dominavano i Fenici. Mah! Speriamo che fra qualche millennio, controllando il DNA dei cimiteri italiani, non ci dicano che in Italia nel 2000 d.C. dominavano i senegalesi.

Archeologia Nuragica ha detto...

Caro Maimone,

che l'Isola nel paleolitico e nel Mesolitico fu popolata da genti che arrivarono passando per l'Isola d'Elba lo si sapeva.

Ha me da ragazzo e sino ad un decennio fa (gli studiosi Lilliu in primis) hanno fatto credere che i nuragici li avessero sterminati prima i punici e poi i romani. Dunque pensavo che la strangrande maggioranza dei sardi attuali discendava da Romani o da persone che i romani portarono in sardegna!


La genetica ha dimostrato che queste erano delle balle, grossolane balle! il 65% dei maschi sardi attuali ha degli antenati che sono presenti nell'isola almeno da 10.000 anni, mentre lungo la linea mitocondriale la percentuale sale al 90%.

Ritengo che i nostri antenati paleolitici parlavano una lingua indoeuropea, mezzo italide e mezzo illirica (se Areddu non ha preso fischi per fiaschi), poi è possibile che dal neolitico in poi siano arrivati anche semiti che hanno lasciato qualche parola.

Quando arrivano i romani vi è una latinizzazione di genti che già parlavano una lingua sorella del latino.

questo mi pare lo scenario linguistico più verosimile, sino a prova contraria

maimone ha detto...

E' questa storia dell'italide che è tutta da dimostrare, fino a prova contraria. E d'altra parte, come ti ho già detto, la genetica non é certo la "pistola fumante".Io sostengo che il sardo antico non ha nulla a che vedere con il latino, e credo di essere in buona e nutrita compagnia. Dato che tu sei convinto del contrario, traducimi i termini Ollolai, Maristiai, Biriai. Siccome non sei un linguista (come me) ti autorizzo a consultarne uno. Se il sardo è parente del latino, non dovrebbe essergli difficile. Io, per esempio, se vedo la parola spagnola loco capisco subito che vuol dire. In sardo si dice locu.
La verità é che la teoria della continuità è appunto una teoria, anzi un'ipotesi, anzi che dico, è una visione onirica, come quelle di Norace. Ma Efisio Loi lo specifica che si tratta di visioni.

saludos

Gigi Sanna ha detto...

'A bellu' con le certezze Maimo', altrimenti entri in contraddizione con ciò che sostieni un minuto prima.
Dimenticavo di dirti che ho seguito con molta attenzione le tue obbiezioni (alcune molto valide) improntate allo scetticismo sulle possibilità della genetica di aprire orizzonti molto sicuri (come spesso vengono offerti). Sugli aspetti della genetica e della linguistica (compresa la scrittura nuragica) forse a te sassarese interesserà sapere che sarà tenuto quest'anno, per iniziativa di Maria Rita Piras dell'Università di Medicina di Sassari, quel Secondo Convegno Internazionale (il Primo ci fu qualche anno fa)che nel 2010 non si è potuto tenere per mancanza, soprattutto, di fondi.

A Zedda.
'Qualche' parola semitica? Solo 'qualche'? Ne sei convinto o ti fai tranquillamente trascinare dagli studi lacunosi del Wagner su tale aspetto della linguistica sarda arcaica? I documenti hanno per il 95% circa (la stima esatta verrà fatta quando si toccherà quota cento) parole semitiche (in genere del linguaggio formulare); per il resto parole sardo - 'italidi' indoeuropee. Naturalmente ciò non vuol dire, essendo il semitico la lingua shardan della cultura nella Sardegna dell'età del bronzo medio e finale, che tutti i Sardi parlassero in semitico. Era proprio il contrario. Il semitico costituiva la lingua di minoranza della 'religio', sacerdotale, dei sacerdoti di IL YHWH, dei 'leviti' e guerrieri nello stesso tempo 'Signori Giudici'. Era sicuramente la lingua di comunicazione scritta nei rapporti tra la Sardegna (Tharros, Cornus e Nora in particolare)e le città portuali della Siria e della Palestina ( e forse dell'Egitto). Ma per ora, come ho detto tante volte, di tali documenti 'laici' nulla si è trovato. Per ora. Il documento (sigillo) di Sant'Imbenia ritenuto da Bernardini laico e dai 'segni potenti' dei mercanti e dei signori del palazzo (nuragico?) è l'ennesima stupidaggine (persino ammantata dalla retorica!) del Club degli epigrafisti della Domenica!

maimone ha detto...

@ Gigi Sanna

Io credo che non esista il metodo d'indagine risolutivo, quello che mette a tacere tutte le discussioni. Per quanto si migliori sempre, questo sì, e i nostri orizzonti si allarghino sempre di più. A parer mio, bisogna stare attenti a come vengono presentate certe innovazioni. Chi non ricorda come venne presentata la metodica del C14? Sembrava la soluzione di tutto. Poi si è visto che non é così.Anche la stratigrafia, che apparentemente sembra un dato obiettivo e inoppugnabile, non ci ha risolto i problemi. Sarà così anche per la genetica. Il fatto é che nella ricerca si trova ciò che si cerca, e tutto il protocollo d'indagine viene adeguato a questo obiettivo. Tu, per esempio, hai trovato tanti documenti scritti perchè li hai voluti cercare. Gli archeologi invece, partendo dall'assurda tesi che i nuragici non conoscessero la scrittura, questi documenti non li cercano e non li vedono, neppure se si parano davanti ai loro occhi. Per tornare alla genetica, io sono certo che esistono congruenze anche fra i Sardi e i Mongoli, ma me ne guardo bene dall'istituire parentele linguistiche. I cromosomi sono una cosa, le lingue un'altra.

Quando si svolgerà il Convegno cercherò di esserci. Purtroppo stanno per arrivare tempi di grande e totalizzante impegno. Speriamo bene. Ricordo il Convegno precedente, perché mi pare di aver letto un resoconto sul sito Uniss. Naturalmente, non ci ho capito nulla, ma questo è un limite mio, ovviamente. Non vorrei sbagliare, ma mi pare che la Dr.ssa Piras é quella che si occupa (o si occupava) di Alzheimer. Mi sa che un giorno ne avrò bisogno.

Salude e libertade

Gigi Sanna ha detto...

Quando si invecchia, tutti, chi più chi meno, ne abbiamo bisogno. E' quasi la stessa malattia. Un 'giorno', tue naras. Male crabinu!. Po como bio chi ses alluttu comente sa fromighedda (illirica?) posta in presone da Illiricheddu.

Tenedi a contu.

maimone ha detto...

Donzi tantu m'alluo chei su fogu e chei su fogu m'istudo in presse. Chena fagher dannu meda, ispero.
Atera cosa est s'abba chi, abellu abellu, intrat in tottue e non paret perigulosa. Pustis, tott'in d'una, destruet su chi agattat in camminu.
Ammentadilu in su traballu tuo. Depes esser chei s'abba, ca su resultadu no est né pro como né pro crasa, ma arribat, arribat de seguru, cando unu faghet sas cosas cun seriedade.