venerdì 28 gennaio 2011

Il prof Bernardini, Sant'Imbenia e spillone nuragico di Antas

Si è discusso, e spero si continui a farlo, dello spillone di Antas, sul quale, secondo il professor Paolo Bernardini, si leggono lettere fenicie. L'archeologo, docente di Archeologia fenicio-punica e di Storia e archeologia del Vicino oriente antico, e dal 2008, ricercatore di archeologia fenicio-punica nella sede oristanese dell'Università di Sassari, ne parlò nella primavera dello scorso anno durante un convegno organizzato dal Museo civico di Senorbì. Parlò anche d'altro nella sua relazione su "Segni potenti: la scrittura nella Sardegna protostorica". E mi pare di notevole interesse leggerne un brano centrale. 

Ma torniamo in Sardegna e fermiamoci sulla costa algherese dove, tra Ia fine del IX e gli inizi dell'VIII sec. a. C., sorge e si sviluppa un importante emporio indigeno, frequentato da genti di cultura levantina e greca: Sant'Imbenia. E' questo il caso esemplare di un luogo in cui la fisionomia commerciale prevalente e la convergenza di culture di etnia diversa innescano un forte mutamento interno in cui Ia circolazione di segni scrittori assume straordinario significato.
Il sigillo di Sant'Imbenia, con scritte
fenicie secondo Bernardini, proto
sinaitiche secondo Gigi Sanna
Compaiono in questo sito i phoinikeia grammata. ma anche un sigillo di produzione locale in cui appaiono una serie di segni che sono stati in genere ritenuti privi di uno specifico significato semantico ma invece allusivi ai segni potenti, alle lettere reali che facevano bella mostra di se sui sigilli dei mercanti orientali; il suo possessore, evidentemente un “imprenditore” indigeno, aveva ben presente la forza ideologica e sociale del sigillo e questa forza reclamava per sé attraverso il controllo diretto dell'efficacia dei segni. Oggi si è pensato che il sigillo in realtà non sia una “invenzione” naive: vi si sono letti tentativamente un ayin e un heth accompagnati da una teoria di punti, forse in rapporto con registrazioni di peso o di quantità.
Vi sarebbe quindi la registrazione consapevole, in ambiente indigeno e in un contesto di attività emporica di segni in relazione a una proprietà o un'officina, forse accompagnati da determinativi di quantità. Segni più decisamente scrittori, del resto appaiono sulla pancia di un'anfora vinaria prodotta nell'emporio algherese e rinvenuta in un altro grande emporio dell'estremo Occidente: Huelva, in cui abbondante è la circolazione di materiale sardo.
Non sfuggirà il rapporto strettissimo esistente tra circolazione di segni scrittori e una determinata produzione di manufatti, le brocche ascoidi, collegate al consumo del vino da una parte, alla produzione del vino delle fertili terre sarde dall'altro (che si tratti della Nurra o dell'Oristanese); e non sarà inverosimile pensare a un rapporto logico tra commercializzazione di alcuni prodotti e dei loro contenitori ed esigenze di registrazioni relative alla proprietà, allo botteghe e alle quantità.
Allo stesso arco cronologico di Sant'lmbenia (fine del IX-inizi dell'VIII sec. a. C.) appartiene un singolare oggetto restituito dalla necropoli indigena di Antas in territorio di Fluminimaggiore: nella terra nera e carboniosa che circonda i pozzetti funebri e all'interno di alcune fossette votive, riempite di carboni e resti di ossa animali è stato rinvenuto uno spillone a capocchia articolata, di un tipo ben noto nella tradizione bronzistica locale, caratterizzato dalla presenza una serie di lettere fenicie incise sulla lama. La sottolineatura del rango dei personaggi che trovano posto nelle tombe individuali si accompagna, nel santuario di Antas, alla testimonianza eccezionale della scrittura, intesa certamente come elemento di prestigio, segno potente e magico che smuove nel profondo le corde emozionali e simboliche di una società “illetterata”: la successione delle lettere proposta dopo una prima lettura, k r(?) m k sembra fare riferimento a un nome locale, indigeno, trasposto nei phoinikeia grammata.
[...] vi è da sperare che nuovi documenti e testimonianze possano aumentare il ventaglio delle nostre conoscenze e condurre ad un sostanziale approfondimento della riflessione in questo campo di ricerca. 

9 commenti:

Gigi Sanna ha detto...

Durante il Corso di epigrafia parleremo di lettere 'fenicie' e 'Sirie'. E' da venti anni e più che si sa che l'alfabeto (quello a cui si ispirarono i Greci) non è 'fenicio' ma 'sirio'. I cosiddetti 'fenici' avrebbero ripreso e in parte modificato un alfabeto precedente e che non era affatto il loro. E' la nota, anzi notissima informazione che ci offre Diodoro Siculo. Mi permetto di affermare che la Sardegna con tutti i suoi documenti protocananaici, ovvero sirii, si candida ad essere un ottimo laboratorio per far capire perfettamente, in diacronia, come avviene, quando avviene e perchè il passaggio da una tipologia di scrittura all'altra. Ora si sa già molto con ottanta documenti, ma quando se ne avranno molti di più saranno i nostri documenti e non altri a spiegare non poco della storia dell'evoluzione della scrittura.

Pietro Murru ha detto...

Il sigillo di Sant’Imbenia è stato ritenuto finora scritto di lettere male imitate da indigeni “illetterati”, facendo strisciare, sotto sotto, anche l’idea che questi indigeni fossero pure un po’ deficienti. Ora si mette su tutta una zuppa di “elemento di prestigio, segno potente e magico che smuove nel profondo le corde emozionali e simboliche di una società “illetterata”” per dire che sono segni fenici! Dunque funziona così: si sostiene una grande corbelleria per un pacco di tempo e poi, senza vergognarsene nemmeno un po’, la si smentisce completamente, e questo lo si chiama “progresso scientifico”! Non si vedevano prima i segni fenici sul sigillo? O forse non si vedevano perché non sono fenici? O forse adesso si vedono segni fenici perché qualcuno da tempo sta urlando che sono segni sardi? In effetti c’è di che essere stanchi...

mario cabriolu ha detto...

@Mauro Peppino
nel XIII, ma anche almeno per altri 5 secoli, Tharros, Nora, Bithia ecc. ecc. non attestano rivoluzioni architettoniche (ad esclusione del pozzo sacro e alcune costruzioni "templari" che con difficoltà possono essere definiti architettonicamente "rivoluzionari") che possano testimoniare l'arrivo di genti orientali in grado di condizionare cultura, ideologia, tecnica ecc. su "tutto" il territorio sardo: sono e restano sostanzialmente abitati nuragici dove si rinvengono, insieme a prevalenti manufatti locali, altri estranei la cui matrice è orientale. Basta questo per sostenere l'arrivo nell'isola di Shardana anatolici? Bernardini (e non solo lui) sa di non poter indicare una patria possibile di origine di queste genti, tanto che nel suo Le Torri, i metalli, il mare a pp.57-58 dice :«la storia dei Sherden" nel periodo compreso tra il XIV e gli inizi del XII secolo è una storia tutta egea e orientale che si muove in un ben definito spazio geografico e culturale: le isole egee, Cipro, l'Anatolia, la Siria, la terra di Canaan e l'Egitto», giusto un fazzoletto di terra! Pui fare di meglio?

Archeologia Nuragica ha detto...

@ Cabriolu
sull'argomento ho scritto nel cap.19°d Archeologia del Paesaggio Nuragico, mi farebbe piacere leggere una tua dettagliata critica.
saluti
mauro peppino

marcello cabriolu ha detto...

Gentile prof Sanna
vorrei segnalare che tra l'immagine in negativo e quella in positivo ci sono delle differenze. Applicando l'alfabeto nuragico 2008, leggendo dal basso verso l'alto, da sx verso dx: sin, daleth, nun oppure sin, daleth, sade? Dopo queste vedo un aleph (punto) , Beth (due tratti), yod, he, waw, e a chiudere un arco da definire aleph oppure ayin?
All'esperto il giudizio.
Grazie
Marcello

Gigi Sanna ha detto...

Caro Marcello, Aba ha detto una cosa sacrosanta. Banale, se si vuole, ma che tocca l'aspetto dell'ignoranza cocciuta di chi pretende di leggere e addirittura di 'decifrare'. Senza il resto dei documenti (quindi se non si ha l'umiltà di leggere quello che dico ormai da un decennio: è dura lo so ma bisognerà proprio 'umiliarsi'), senza una comparazione interna (oltre che esterna)documentaria, si va a caccia di farfalle. E si dicono stupidaggini. Ci è andato a farfalle e le ha dette il Doriano, offendendo peggio di Cicerone o di Dante, i barbari sardi 'mastrucati', e inevitabilmente va a pera e le dice Bernardini, inventandosi l'alba (!!!) radiosa dei segni 'potenti' (potenti sì, ma perchè della divinità stabile ormai da alcuni secoli)dei signori sardi di una mitica civiltà palaziale. Forse con il palazzo nuraghe 'medioevale' zeppo di guerrieri quanto stracolmo di vino e di derrate alimentari da portare in tutto il mondo (ma non si affermava che i sardi 'al di là di ogni ragionevole dubbio' non navigavano?) Palazzo che, tra l'altro, guarda un po' tu, non ha restituito una che una tavoletta (almeno 'scimmiesca') della cosiddetta 'lineare B' micenea.
Questo per dirti, caro Marcello, che bisogna avere pazienza e, possibilmente, seguire il Corso nel quale tento di insegnare, in tutta umiltà,a 'rispettare' il più possibile i documenti, a guardarli senza fretta, perchè prima bisogna 'conoscere' e poi, se ce la facciamo, a 'filosofare' un po'. Il repertorio dei segni può essere utile, anche quello del 2008, ma per ottenere risultati di una certa probabilità (non dico sicurezza) va usato, per così dire, 'dopo', non 'prima'.
Comunque mi fa piacere che dai credito al mio repertorio. Perchè sono non pochi i supponenti che lo detestano 'a priori'.

zuannefrantziscu ha detto...

@ Marcello Cabriolu, Gigi Sanna
In effetti le due immagini per il sigillo di Sant'Imbenia che ho pubblicato nel blog per illustrare questo articolo non sembrano speculari. Nel positivo c'è un punto in più, una linetta in più, i quattro punti che tali sono nel negativo sono piuttosto delle linette nel positivo.
E' colpa della scannarizzazione?

Gigi Sanna ha detto...

No, credo che sia colpa mia e che tua abbia una 'riproduzione' non esatta (quindi speculare ) del sigillo. Comunque, quello giusto dei due è il 'positivo'. Vedrò di riparare in qualche modo, anche perchè sarà bene ritornarci con un articolo su quel documento e far vedere le lettere e i segni uno per uno. Al Corso lo farò quasi subito.

marcello cabriolu ha detto...

@ Prof Sanna

Magari potessi partecipare al corso...

purtroppo sono di Sant'Antioco e sono molto fuori mano... tra lavoro, famiglia e studi universitari. Pazienza aspetterò a poter fruire di altre nozioni... a meno che non riusciate a sistemare una web cam e mandare in video conferenza con skype o simili...mi farebbe piacere assistere.potete provarci almeno... se fosse possibile fatemi sapere attraverso la posta feselis@gmail.com oppure il contatto di facebook.

Mille grazie

Marcello