mercoledì 14 ottobre 2009

Con la Finanziara lavoratori culturalmente utili all'archeologia

Com'è giusto che sia, la prossima legge finanziaria della Regione ha in mente di destinare molti milioni di euro “per fronteggiare l’emergenza sociale”. In particolare si pensa di destinare “25.000.000 euro a favore dei comuni per la realizzazione di cantieri comunali, e per l’aumento del patrimonio boschivo mediante utilizzo di disoccupati o inoccupati”. Altri 20 milioni di euro sono destinati “per interventi a favore di lavoratori disoccupati o in cerca di prima occupazione”.
E se una parte di questi 45 milioni fossero destinati, d'accordo i comuni e la Regione, per l'apertura di cantieri archeologici, sotto la direzione, naturalmente, di archeologi? Leggendo oggi un'articolo di Angelo Fontanesi sulla Nuova Sardegna, ho scoperto con un po' di vergogna che nel paese dove abito ci sono 44 insediamenti nuragici, una grande quantità di domos de jana, pozzi sacri e altri lasciti dei nostri antichi. Il professor Michele Carta, che tutto ha censito certosinamente, ne denuncia l'abbandono.
Fra i monumenti, oltre al nuraghe Rampinu con la sua iscrizione etrusca, c'è lo splendido villaggio Sa Linnarta, con nuraghe trilobato, numerose capanne e una bellissima fonte sacra. “Dal 1974 ad oggi, sotto l’egida della Soprintendenza, ad Orosei sono stati effettuati solo mezza dozzina di piccoli interventi. L’ultimo nel 1997” e ha riguardato Sa Linnarta. “Ora è nuovamente un bosco incolto, senza una strada di accesso”. Io ci vado ogni volta che posso, passando dalla vicina Onifai dove il nuraghe è chiamato Osana, e ogni volta la rabbia mi assale pensando alle centinaia di milioni di lire allora spese, per lasciare poi tutto abbandonato.
Chiunque di noi ha monumenti e rabbie da segnalare per esempi di pessima gestione del nostro patrimonio culturale e di spese fatte senza criterio e ritorni economici. Mancano i soldi, dicono funzionari della Soprintendenza e gli archeologi. Certo, non ci sono tanti soldi quanti sarebbero necessari, ma la Finanziaria che presto sarà discussa nel nostro Parlamento dice che ci sono soldi, e non pochi, per aprire cantieri comunali e per favorire le persone senza lavoro o in cerca di prima occupazione.
Si tratta, quindi, solo di avere fantasia e volontà di impiegare i soldi, o una parte di essi, per aprire cantieri archeologici anziché cantieri purché sia. E non perché i comuni non abbiano bisogno di una piazza delle Poste ben lastricata o altre cose per dar impiego ai lavoratori socialmente utili. Questi lavoratori potrebbero essere anche culturalmente utili, che è poi la stessa cosa. In più i cantieri archeologici, ben studiati, creerebbero altre occasioni di lavoro a caduta: i monumenti liberati dalle sterpaglie, le strade ripristinate per arrivarci consentirebbero a turisti e no di arrivarci; si potrebbero costruire percorsi archeologici e dare occasione di lavoro a guide.
Il tutto, semplicemente compiendo delle scelte su come impiegare i denari che arriveranno dalla Finanziaria e dai provvedimenti ad essa collegati. Una Sardegna che si accorgesse di quale immenso patrimonio ha, i comuni che si dessero da fare per la conquista di questa consapevolezza fin da subito, i lavoratori socialmente utili che invogliassero i comuni a questa scelta, tutti insieme prefigurerebbero un'Isola in cui vale la pena di venire anche lontano dall'estate e lontano dal mare.
Detta così, sembra facile. Troppe le trappole lungo la strada: la pigrizia mentale, la disistima di se stessi, il fatto che i cantieri archeologici mal si piegano ad impellenze clientelari, l'inconsapevolezza che sono i sardi i padroni del loro patrimonio, e così via. Ma forse è proprio per questo che questa strada va imboccata.

Le foto: Osana/Linnarta e il pozzo sacro del complesso nuragico

3 commenti:

maurizio ha detto...

E' certo che gli Etruschi frequentassero la Sardegna. E' anche certo che la zona di Orosei ed Onifai siano zone "nuragiche" molto interessanti e che quando i "nuragici", chiunque essi fossero, hanno edificato i vari monumenti (pochissimi dei quali ci restano oggi), non hanno assolutamente prestato alcuna attenzione al futuro comune di appartenenza, bensì ad altri fattori importantissimi per loro e non più per noi... Affascinante materia, davvero... L'argomento è - credo - di grande interesse per tutta la comunità (intendo le persone che abitano ad Orosei, Onifai, Irgoli, Galtellì e Loculi) e potrebbe anche essere fonte lecita di guadagni anche notevoli, con l'abile ed accorto sfruttamento di un turismo colto, tranquillo ed educato quale è quello dei cultori del passato preistorico ed archeologico dell'isola.Purtroppo questo non si fa. Una zona ricchissima di reperti (reperti che non sono ricchi di per sé, sia subito chiaro questo: non c'è nessun "tesoro", se non quello culturale) è al momento impercorribile, per via della costruzione di innumerevoli barriere, recinti, tancati, muri e muretti. Per non parlare dell'abominevole sommovimento distruttivo che è stato più volte perpetrato con macchine mostruose, (forse proprio allo scopo di cancellare tracce archeologiche che avrebbero prima o poi potuto interessare qualche autorità all'esproprio. O forse per motivi ancora peggiori: la famosa ricerca del tesoro). Sapevi che esistono anche resti medioevali e non solo pre- e post nuragici?Si potrebbero riesumare diversi strati del passato sardo, magari chiarendone alcuni dei molti aspetti ancora segreti e spesso male intesi.Pensare che nessuno - ancora - può rispondere alla domanda: "Chi erano i Nuragici?", dando una risposta certa...
MF

zfrantziscu ha detto...

Grazie, Maurizio.
Certo che conosco i lasciti medioevali in Baronia. La mia proposta li riguarda pienamente

maurizio ha detto...

Per me è invece stata una rivelazione (di un archeologo, confesso). Non mi riferisco certo ad edifici più noti quali il recentemente restaurato castello di Pontes, ad esempio. Per chi non ne fosse informato, mi riferisco al pozzo medioevale e alle rovine (non so quante ne rimangano, davvero) site tra il Linnarta -Osana e la SS 125.
Altri resti si trovano - sottoterra, a profondità di aratura - nella valle del Cedrino, guardando giù dalla zona del Nuraghe 'e Portu. Mi assicurano che, in primavera, è possibile dimostrarne la presenza, fotografando la primissima fioritura di margheritine, che per qualche motivo si verifica proprio seguendo il decorso delle murature sepolte.
Non sono mai riuscito ad essere sul posto nel momento giusto, purtroppo!
Forse, chissà, quando andrò in pensione...
Un caro saluto a tutti,
Maurizio Feo