domenica 17 gennaio 2010

Nuraghes: Templi? Fortezze? Palazzi?



di Pierluigi Montalbano

Stimolato da alcuni blogger, ho pensato di proporre un quesito che ha provocato la creazione di fiumi di inchiostro da parte dei più illustri studiosi del settore: qual è la funzione primaria dei nuraghe?
L’enorme difficoltà nel formulare un’ipotesi verosimile scaturisce da varie problematiche ancora irrisolte, fra le quali segnalo l’evoluzione cronologica delle varie tipologie (nuraghe a corridoio e complessi, ingressi e tholos da tronco-ogivale a ogivale, finestrelle, torri aggiunte…), la somiglianza (come si vede dalle foto) con alcune strutture del vicino oriente, l’apparente contrasto fra le enormi risorse richieste per la costruzione e la povertà delle ceramiche prodotte nello stesso periodo, la presenza del maggior numero di offerte nei pozzi anziché nei nuraghe, l’elevatissimo numero e la distribuzione nel territorio con tipologie diverse, l’assenza totale di defunti all’interno, l’autorizzazione da parte di eventuali capi per edificare in tutto il territorio capillarmente.
Come se ciò non bastasse, a complicare le cose c’è il fattore guerre: non esistono tracce (o notizie di tradizione orale) di importanti battaglie combattute nei pressi delle strutture, ma alcuni studiosi (me compreso) sostengono che i famigerati shardana, uno fra i principali popoli del mare, erano bellicosi sardi navigatori. Ed erano temuti e rispettati in tutto il vicino oriente, dall’Egitto alla Turchia…passando per Ugarit, il crocevia siriano dei commerci dell’Età del Bronzo. Come è possibile che questi formidabili spadaccini e arcieri fossero originari di un pacifico paradiso terrestre governato dagli dei e dai sommi sacerdoti?
La mia proposta vede la Sardegna del II Millennio a.C. come una ricchissima terra (ereditò le immense risorse derivate dallo sfruttamento dell’ossidiana, del rame e del pescato) governata da almeno tre etnie (provenienti da occidente, nord-Africa e oriente) che, pur con qualche schermaglia nei confini, collaboravano e contribuivano a tenere lontani eventuali nemici che saltuariamente si presentavano nell’isola per accedere alle risorse minerarie. La casta sacerdotale (a stretto contatto con i sovrani) era intermediaria fra popolo e divinità e contribuì a mantenere la pace nei territori. Ritengo, inoltre, che la società (gerarchicamente divisa fra capi, sacerdoti, militari, artigiani, mercanti e produttori) fosse orientata ai commerci oltremare e avesse elaborato un sistema economico efficiente e vario (agricoltura, allevamento, marineria, pesca, metallurgia) che consentì ai residenti di dedicare tempo e risorse all’edificazione di migliaia di torri che tutto il mondo conosceva e arrivava ad ammirare. Capisco che questa mia visione romantica dei sardi antichi sia alquanto spoglia di dettagli, ma spero che la discussione che si creerà potrà colmare le lacune che si evidenzieranno.

59 commenti:

Anonimo ha detto...

Caro Montalbano,
se fossero palazzi chi li abitava?

Mauro Peppino

Pierluigi Montalbano ha detto...

Ho scritto chi li frequentava nell'articolo. Devi proporre...caro Mauro. Ti ho già invitato a farlo, cogli l'attimo e approfittane per raccontarci dei tuoi studi.

Anonimo ha detto...

Quello delle tre/quattro etnie mi sembra una favoletta. Ci sono certamente differenze culturali, e influssi sottostanti diversi, ma in epoca nuragica si parlava un'unica lingua in Sardegna. Quale? Basta informarsi. Sarebbe meglio quindi parlare di gruppi territorialmente divisi o tribù.

gino ghirghis

Pierluigi Montalbano ha detto...

Buonasera Gino,
visto che la conosci (quella lingua) potresti illuminarci? Inoltre vorrei avere una tua ipotesi sulle etnie (gruppi, tribù o come vorrai chiamarle), visto che la mia proposta ti pare una favoletta.
Io mi riferisco a Balari, Iolei e Corsi, rispettivamente residenti nella Nurra, in Gallura e a sud del Tirso.

Anonimo ha detto...

il Mio pensiero va al grande Ligia, che espose nel 2002 in un saggio indimenticabile, la sua ipotesi sulle origini del sardo

gino

Pierluigi Montalbano ha detto...

...e non ce la racconti?

Anonimo ha detto...

Maura M:
Gino ha ragione, le teorie di Ligia sono davvero indimenticabili (parliamo di Mario Ligia?). Ricordo che nel suo libro su Macomer spiegava che per lui nuraghe significa nientemeno che "luogo adatto ad attività femminili" (dalle supposte basi NUR "donna" e AC "luogo adatto"). Ligia scomponeva i toponimi sardi, compresi quelli di chiara origine romanza, e li interpretava ricorrendo a radici greche e latine. Da cui la serie di toponimi che riportava nel suo libro su Macomer:
Nurabbas = la donna giovane.
Nura Grastula = la casa della donna vecchia.
Nurdole = la donna astuta.
Nura Tolu = la casa della donna.
Una cultura matriarcale, altro che guerresca o religiosa. Non so poi se col tempo le sue teorie siano cambiate.
Del resto, si potrebbe riconoscere tutto un filone di studi di appassionati che mettono il femminile al centro della cultura nuragica, con risultati pittoreschi.
Penso al libro di A. RUSANI-DOPPIU, Il Tempio erotico di Monte "A Koddi" in Sardegna,
Sassari 1995, che interpreta così il senso del toponimo romanzo. Oppure a Dolores Turchi, che vedeva la moira greca e la deina in toponimi come muras e muristene (moira iston).
La fantasia per fortuna non c'è mai mancata.

Anonimo ha detto...

@Montalbano
Quale sia la funzione dei nuraghi? È una domanda che in passato ha scatenato non poche polemiche che spesso sfociavano in veri e propri litigi. Intelligentemente dovremo fare tesoro di quell’esperienza negativa ed evitare il ripetersi, anche questa sede, di una situazione che di fatto ha portato ad un arroccamento nelle proprie posizioni: taluni hanno tirato su “il ponte levatoio”, altri sprangato il portone della “chiesa”. Ora Montalbano e altri parlano di una terza via: quella della multifunzionalità. Discutiamone, ma in maniera pacata (l’invito non è, ovviamente, a Montalbano) questa è forse la sede migliore per sviscerare un argomento del genere. Qui tutti possono esprimere liberamente la propria opinione e confrontarla con quelle altrui, ma per giungere a qualcosa di concreto occorre prima di tutto rispetto reciproco e le “centu concas e centu berrittas” possono diventare una grande risorsa. Innanzitutto è bene ricordare che l’archeologia è una disciplina investigativa, ciò vuol dire che sono gli indizi che portano a determinate conclusioni. Per il momento in Sardegna si è proceduto in senso opposto: prima si è deciso la destinazione d’uso dei nuraghi, dopodiché si sono cercate le “prove” della siffatta teoria. È vero che per ricomporre un puzzle si inizia dalla cornice, ma poi le tessere che gli scavi restituiscono debbono combaciare e al tempo stesso restituire qualcosa di intellegibile. Come le ho fatto notare nel primo post, gli “investigatori” non si sono affatto preoccupati se a furia di inserimenti forzati delle tessere l’immagine che scaturiva sembrava di un quadro dipinto a quattro mani da Dalì e Picasso. Battuta a parte, il risultato è stato uno scèmpio culturale di cui non si riesce a uscirne. Ma per fortuna le tessere sono ancora lì e possiamo tentare di smontare la figura surreale e, con molta umiltà, cercare di ricollocare al posto giusto alcune tessere. Una delle varie tessere difficilmente collocabili fuori da una visione sacra (sacra non vuol dire chiesa!) del nuraghe è il cosiddetto riutilizzo. Oramai da qualche tempo non c’è nuraghe che dopo una breve campagna di scavi non tradisca una sua funzione cultuale nell’età del ferro. Molti studiosi, in particolare quelli del mondo accademico, interpretano questo fenomeno come un riutilizzo dell’edificio che, a detta di costoro, dopo aver svolto “egregiamente” la funzione di fortezza e avamposto militare o magazzino-castello, è stato convertito in tempio.

Lino segue

Anonimo ha detto...

parte seconda
Questi studiosi sono gli stessi che respingono senza riserve un’iniziale funzione cultuale del nuraghe con la motivazione che la Sardegna di quel periodo non poteva avere sette o ottomila templi salvo non volerla concepire come un’“un’isola sacra” scrisse Lilliu. Se non vi fosse l’evidente funzione cultuale del nuraghe intorno al mille a.C., il netto rifiuto dell’ipotesi nuraghe-tempio da parte di buona parte degli archeologi sardi avrebbe una sua ragionevolezza, ma considerando il risultato degli ultimi scavi (dove il fenomeno “riutilizzo”pare interessare quasi tutti i nuraghi), l’ipotesi “riutilizzo” diventa di gran lunga più sconcertante dell’ipotesi dei sette o ottomila templi iniziali e il problema dell’isola sacra che spaventa tanto il Lilliu la si vede materializzarsi nell’età del ferro. A complicare ulteriormente le cose ai sostenitori del nuraghe-fortezza, si somma le difficoltà che s’incontrano nell’immaginare lo scenario che prospetta la teoria del riutilizzo. Pensare che una popolazione nata e cresciuta per secoli nella guerra e che ha pianificato e tappezzato il suo territorio di fortezze e avamposti militari, decida, di punto in bianco, di smantellare il suo apparato bellico per trasformalo in luoghi di culto, è un qualcosa che genera a dir poco sbigottimento e confusione totale. Ma pare che per gran parte degli archeologi il problema non sussista e continuano imperterriti a sostenere sia l’ipotesi nuraghe-fortezza sia la storia del riutilizzo senza considerare che in questo modo si sta ipotizzando qualcosa di assurdo e cioè che in Sardegna a cavallo del mille a.C. si verificò una gigantesca conversione di massa che trasformò quell’indole bellicosa e ribelle che il Lilliu rintraccia nei sardi odierni e che secondo lui caratterizzava le genti nuragiche, in umili, pii e pacifici individui tutti intenti a convertire “fortini” e “avamposti” in “templi”. Proporre che la popolazione nuragica abbia vissuto una sorta di folgorazione collettiva di questo tipo e dimensione è davvero eccessivo anche per gli accademici isolani che ci hanno abituato a interpretazioni stravaganti e sconcerta come ci si possa spaventare per i troppi templi iniziali e non rimanere terrorizzati da numero di fortezze convertite in templi. Ma questa è solo uno dei famosi indizi che inducono a collocare il nuraghe nella sfera del sacro.
Lino

Pierluigi Montalbano ha detto...

Caro Lino,
meriti un applauso. Condivido pienamente tutta la prima parte del post e gran parte della seconda. Direi che lo terrò come base dalla quale partire per la discussione che, se queste sono le premesse, sarà certamente positiva.
Se ho ben capito la sfera cultuale è quella che preferisci, e sono d'accordo. Non capisco, invece, quando differenzi il culto dalla chiesa. Ogni religione prevede un culto e un luogo nel quale pregare o fare le offerte e non esiste culto senza luoghi per le offerte. Potresti chiarirmi questo passaggio prima di continuare l'analisi? Posso capire il discorso se per chiesa intendi una struttura come quella odierna, ma all'epoca anche un semplice albero poteva costituire "luogo di preghiera e offerte".
Tuttavia, essendo ormai accettata la funzione sacra nelle pietre, potrei suggerire che nessun materiale meglio della pietra poteva costituire l'elemento più idoneo alla costruzione di altari. Da questo punto di vista i nuraghe possono ben essere considerati luoghi di culto o comunque sacri. Iniziamo a verificare quali problemi saltano fuori da questa teoria.
1) Gli edifici sono tanti, troppi.
2) Una casta religiosa presuppone una società complessa, strutturata gerarchicamente (soprattutto perché non parliamo di comunità che vivono nel deserto o in lande desolate).
3) I sacerdoti governavano?
4) La struttura dei protonuraghe (i primi ad essere pensati e realizzati) è idonea al culto?
5) Perché le ceramiche sono povere? In ambito ecclesiastico gli ornamenti sono ricchissimi.
6) Perché il mastio non ha finestrelle?
7) Perché le mura sono poderose?
8) Perché le offerte le abbiamo trovate nei pozzi?
9) Qual era la funzione dei megaron?
10) In che modo i sacerdoti/esse mantenevano l'ordine nella popolazione?
11) Chi controllava il sistema distributivo?
12) Le ricchezze sarde come potevano essere protette da eventuali nemici?
13) Perché troviamo tante armi?
14) Come si ereditava il potere sacerdotale se non c'era un sovrano "politico"? (o militare)?
15) Perché non ne troviamo nelle civiltà vicine? (Africa, coste tirreniche, Spagna, Francia, Liguria, nord della Corsica, Sicilia)
16) Perché ci sono pugnali nei menhir?
17) Perché abbiamo l'ascia bipenne?
18) I sacerdoti erano armati? (sarebbero stati assimilabili a sovrani, e in quel caso sarebbe valida la mia teoria dei palazzi).
19) Perché costruire torri che arrivano fino a tre piani con tre camere sovrapposte e molti vani intorno ad esse?
20) Perché costruire mura intorno?

Inviterei gli altri blogger ad esprimere pareri anche su singoli punti.

Anonimo ha detto...

Penso al libro di A. RUSANI-DOPPIU, Il Tempio erotico di Monte "A Koddi" in Sardegna,
Sassari 1995, che interpreta così il senso del toponimo romanzo. Oppure a Dolores Turchi, che vedeva la moira greca e la deina in toponimi come muras e muristene (moira iston).
La fantasia per fortuna non c'è mai mancata


Verissimo. Approvo in tutto e per tutto quanto postato.
Vi consiglio di leggere in particolare il libro di Rusani-Doppiu dove non é mica facile trovare una frase di senso compiuto.

Anonimo ha detto...

Caro montalbanao,
ti sei dimenticato una domanda fondamentale:
1) quale utilizzo si poteva fare dei ristretti spazi interni dei nurgahi certamente sproporzionati rispetto allo sfrozo costruttivo.

A Lino hai fatto i complimenti (io oltre hai complimenti gli faccio anche gli auguri di buon compleanno, anche se in ritardo di due giorni), ma mi pare che sei rimasto fermo sulle tue posizioni.
Qualsiasi risposta ad un quesito dipende dalle domande che uno si pone, su questo non c'è dubbio alcuno.

Per te il nuraghe è un luogo in cui vivere e ritirarsi in caso di pericolo (anche lasciando il bestiame fuori, per te non c'è problema).

Sei dentro al 100% nei ragionamenti di Ugas, non ti accorgi delle incongrunze, hai una visione assai infondata dei contenuti della società nuragica. La tua analisi è anche diffettosa dal punto di vista cronologico, nel senso che la cultura materiale che vorresti interpretare non è ben ordinata diacronicamente e sincronicamente. Specifico che non è completamente sballata come quella di Leo Melis, ma non è ben organizzata, mischi elementi del BF con BM, cerca di analizzare i contenuti della sardegna nuragica scomponendola per periodi senza attribuire all'uno cose dell'altra e vedrai che sarà tutto più chiaro.
Visto che sei così volenteroso a postare articoli nel blog, visto che hai letto il mio libro , fammi delle critiche e cercherò di risponderti, io non posso farlo con te perchè come ho già avuto modo di scriverti mi sembra di dialogare con Ugas per interposta persona e sinceremente mi piace criticare l'originale (ti assicuro che lo faccio).

Mauro Peppino

Pierluigi Montalbano ha detto...

@ Zedda
Ti chiederei di intervenire in merito alle domande poste nell'argomento, e non divagare con altre questioni. Rischiamo di spostare l'oggetto della discussioni su questioni irrilevanti. Continui a scrivere che per me i nuraghe sono luoghi nei quali vivere, mentre sono stato chiarissimo nel dire che sono invivibili. Ho scritto a chiare lettere che sono luoghi nei quali si incontravano il potere spirituale, quello civile, quello politico e si svolgevano riti cerimoniali e religiosi. Dici che ho una visione assai infondata dei contenuti della società nuragica, ma non scrivi perché e non ci descrivi la tua visione. La mia analisi (a tuo modo di vedere) sarebbe anche difettosa dal punto di vista cronologico, nel senso che la cultura materiale che vorrei interpretare non è ben ordinata diacronicamente e sincronicamente, ma non ci racconti come la interpreti tu. Sembra che non leggi ciò che scrivo su questo blog e ti ostini a proporti delle domande sul tuo libro solo dopo averlo letto. Se vuoi che sia letto devi proporre...devi stimolare, ma pare che questo punto ti sia totalmente oscuro. Inoltre ti ho chiesto di postare qualcosa di tuo (e l'hanno chiesto anche altri blogger) e ancora non lo hai fatto. Continui a riferirti a me e Ugas, mentre c'è un argomento ben preciso (che ho inviato a zuanne su tua esplicita richiesta) sul quale discutere. Ci sono anche delle immagini particolari che pare non ti dicano nulla. Ti porrò dei quesiti su ciò che scriverai sul blog, non sono interessato a criticare il tuo libro perché ritengo di non avere le competenze per trattare l'archeoastronomia e perché questo è un luogo pubblico nel quale tutti i lettori hanno il sacrosanto diritto di intervenire su questioni portate da autori anche senza dover acquistare o prendere in prestito dalle biblioteche i libri.
Hai posto un quesito interessante sulla funzionalità di alcuni ambienti piccoli che si trovano all'interno delle strutture. Io le ho interpretate come stanze destinate alla conservazione di risorse importanti per la comunità, ad esempio metalli.
Se non hai da proporre null'altro (se non continuare a dire no a tutto senza motivarlo e portare le questioni sul piano personale citando Ugas e Melis) lascia scrivere Lino che almeno ci ha arricchito con i suoi pensieri.

@ Aba
Ti chiederei di intervenire sulle questioni epigrafiche e linguistiche, o comunque su ciò che riterrai opportuno, in quanto sono ignorante in materia e ho solo da imparare.

dedalonur ha detto...

Montalbano, non sono io colui che prende fotografie altrui secondo il famoso istituto del "prestito a fondo perduto".

forse hai così tanta fretta d'accusarmi da non riuscire a leggere bene la firma di chi riporta la tua foto.

attendi almeno che il mio comportamento abbia almeno la parvenza di chi distribuisce opuscoletti divulgativi contenenti materiali altrui privi della dovuta citazione.

Insomma si tratta di una fattispecie che potrebbe esserti nota, visto che si tratta di fatti accaduti recentemente.

quando il mio comportamento sarà simile a tale fattispecie, potrai accusarmi

Pierluigi Montalbano ha detto...

Dedalo, quella foto è mia e io leggo in questo blog che tu l'hai postata in un forum che non conosco. Mi sembra una questione semplice e chiara. Hai postato quella foto? E' stata scattata da me quella foto? Non ho chiesto nulla di particolare...non ci sono diritti di copyright, mi sarebbe piaciuto leggere il mio nome come fonte. Tutto quà.

Anonimo ha detto...

Caro montalbano,
Abbiamo una visione assai diversa del Blog a me non mi interessa fare il maestrino di nessuno. Non mi interessa neppure riscrivere quanto ho scritto nel libro in questa sede.

Ripeto sono pronto a discutere dei contenuti dei libri altrui e sentire le critiche sul mio.
Io ho scritto di discutere in merito a quanto scritto dall'amico Lino (un pensiero che condivido al 100%), tu gli dici btravo ma poi continui fondamentalemente a non prendere atto che i nuraghi appertengono alla sfera del sacro, come invece indica Lino.
Mauro Peppino

Anonimo ha detto...

Interessantissimo l'argomento e di forte attualità. Mi interessa anche il discorso citazione delle fonti, cosa che purtroppo non avviene per quel bel collage di foto che proponete. Non discuto della proprietà del collage dell'autore, ma del fatto che dubito che lo stesso abbia chiesto autorizzazione all'uso delle immagini comprese nel suo lavoro.

Anonimo ha detto...

Cara Aba,
che i nuragici non siano gli shardana, l'ha scritto per la prima volta Nancy Sandars (1978), dopo di lei la gran parte degli studiosi condividono questa teoria (Garbini, Luis Godart Lucia Vagnetti, Massimo Cultraro, Fulvia Lo Schiavo, Giacobe Manca, Mauro Peppino Zedda, ecc. ecc,).
Leo Melis è un fantasioso romanziere che fa evaporare i nuragici nel 8500 a.C, non si cpaisce cosa ci sia per lui tra il 8500 e il 2300 a.C. anno in cui fa sbarcare gli shardana (prendendo l'idea di Sardella e storpiandola) senza spiegare ne a lui ne agli altri in che modo si mischiano con gli indigeni.
Quando citi Melis senza conoscere quallo che ha scritto a da dove ha attinto costruendo una sorta Franchenstein letterario mostruoso, mi sconcerti!

Mauro Peppino

Pierluigi Montalbano ha detto...

Ritornando in tema, direi che ci sono da proporre anche i quesiti e le motivazioni del perché i nuraghe non possono essere fortezze.
Allora...
1) Sono difficili da difendere di fronte ad un nemico che accende un fuoco a favore di vento.
2) Ferrero La Marmora già nell'Ottocento sosteneva che non potevano essere luoghi nei quali difendersi dal nemico (se lo dice un tenente generale ci sarebbe da credergli).
3) Presuppongono una società guerriera.
4) Presuppongono una popolazione enorme in base ai calcoli di chi propone questa teoria.
5) Le garitte sono facilmente espugnabili perché non consentono movimenti.
6) I protonuraghe sarebbero trappole che in qualche modo avrebbero dovuto attrarre il nemico all'interno in semioscurità (bellissima affermazione di Pittau che condivido).
7) In caso di assedio quanto avrebbero resistito con le scorte di viveri e acqua?
8) Le torri singole sono abitabili?
9) Perché gli ingressi sono orientati verso sud-sud-est?
10) A cosa servono le finestrelle, visto che non possono essere utilizzate per scagliare frecce?
11) Perché non abbiamo letteratura antica che riporta guerre nell'isola?
12) Non ci sono tracce archeologiche di guerre.

Qualche altra?

Anonimo ha detto...

Visto che il sig.Montalbano fa finta di niente, chiedo al sig.Pintore di chiedere lui la cortesia di far indicare le fonti da cui sono state attinte le immagini. Magari anche una mail su cui contattarvi non sarebbe male. Grazie.

zuannefrantziscu ha detto...

@ Anonimo
Accontatato: la mia mail è sotto il titolo del blog. E la sua?

Pierluigi Montalbano ha detto...

Guardi sig. anonimo, le inserisco la mia mail, così potrà chiedermi direttamente dove, quando, da chi e con che macchina fotografica sono state scattate quelle fotografie.

pierlu.mont@tiscali.it
Se vuole sapere come ottenere le autorizzazioni c'è una sezione apposita in rete, ma sarò lieto di indicarle tutte le informazioni in merito.

Anonimo ha detto...

Francu Pilloni scrive:

Siccome è difficile interpretare i nuraghi a chi di nuraghi sa, so di non aggiungere nulla alla discussione. Tuttavia, dato che i nuraghi mi fanno "sognare" quando sono sveglio, non propongo mie interpretazioni, ma solamente le perplessità (che poi sono domande che faccio a me stesso) che mi suscita ciascuna delle interpretazioni chi si danno alle funzioni delle numerosissime torri.
Molti nuraghi sono posizionati vicino ai passi naturali (gennas) che dividono le vallate della nostra campagna. Ne ho rivisto uno ieri, su una collinetta fra due gennas fra le stesse valli, in fondo alle quali estono due villaggi ben antichi. Uno è portato a pensare: dal nuraghe si dominano i passi, si tengono sotto controllo i transiti di persone e di merci fra i due villaggi. Viene da sorridere, perché dovremmo attribuire ai nuracini il merito di aver istituito i dazi comunali in questa parte di Mediterraneo.
Questa zona di Sardegna è anche interna, mi pare che una volta sola i pirati saraceni si siano spinti sin qua (un giorno racconterò la leggenda), mentre si sono accaniti sugli insediamenti più vicini alla costa, sino a cinque, sei secoli fa. Torri di difesa … da nessuno, dunque, per di più molto onerosa, visto che sarebbe dovuta essere esercitata tutti i giorni e a tutte le ore del giorno e della notte.
Rovesciando il concetto, osservando cioè il nuraghe dalle gennas e non il contrario, la torre ha la sua ragione d’essere collocata proprio là dove ancora sta, perché visibile da l’uno e dall’altro passaggio, così che il viandante in transito potesse fare una piccola deviazione e arrampicarsi sino al nuraghe. Per che cosa? Per pagare il dazio?
A volte si è prospettato, anche Montalbano ci crede, che il nuraghe possa essere stato un ricovero sicuro per alcuni prodotti, egli dice i metalli. Premetto che io ho sempre pensato ai nuracini come a persone intelligenti, come qualcuno ha già detto nel bolog e col quale concordo. Chi ha vissuto l’infanzia in mezzo ai pastori e ai contadini, pur avendo avuto un padre lavoratore dell’industria, sa bene quanto fosse difficile preservare i cereali conservati nei solai dai roditori, primi fra i quali is merdonas, i ratti campagnoli, che vivevano in casa sotto le tegole del tetto, dentro i muri antichi in cui praticavano (ancora lo fanno) fori e passaggi. Mettere questo bendidio dentro un nuraghe, magari stuccando con argilla eventuali fori, preservava le derrate dai topi e anche, e soprattutto, dagli incendi, che non dovevano essere eventi rari neanche allora. Mi chiedo due cose: a) perché costruire questi depositi in cima alle colline, dov’era difficile arrivare con i carri, ad esempio? b) potevano conservare le derrate dentro brocche, dieci cento brocche di terracotta, che assolvevano al compito e non costringevano a uno sforzo immenso come la costruzione di un nuraghe?
I metalli, che erano preziosi perché non abbondavano, dovevano però essere messi in cassaforte, come suppone Montalbano. L’idea non mi convince: sistemare una tale ricchezza in un nuraghe è come nascondere un tesoro, segnalandone con frecce il percorso e lasciarci le lampadine accese. Non sarebbe stato meglio, e tanto meno dispendioso, sotterrarlo? Ancora oggi, dove l’abigeato va di moda, non si cuoce e si nasconde “a carraxu” il vitello rubato? In quel caso non c’era bisogno neppure di accendere un fuoco, bastava sotterrarlo e via.
(segue)

Anonimo ha detto...

(continua)

Sulla Giara di Gesturi, ai bordi e generalmente in prossimità de is scalas, gli accessi all’altipiano, e anche sulle altre Giare, ci sono tanti nuraghi. L’altopiano, ora riservato ai cavallini selvatici, è stato solo e sempre terreno di pascolo per greggi, che dovevano essere spostate sistematicamente in quanto in estate non c’è l’acqua per dissetarle. Servivano, tutte quelle torri, a proteggere l’altipiano? Oppure ci stivavano is casiggiolus? O, alla fin fine, ha ragione Sergio Frau che i nuracini si erano presi un tale spavento per lo schiaffo di Nettuno e si erano spostati nei punti più alti?
Si dimostrasse almeno che quei nuraghi sono sorti dopo il 1200 a. C.!
Il problema che ci pongono i nuraghi sta nel fatto che sono troppi. Nel blog si parla di sette, ottomila in tutta l’isola, ma alcuni ne hanno ipotizzato un 50% in più. Scandaloso che questi nostri avi (io che non sono gallurese, posso permettermi di dirlo?) ne abbiano innalzato così tanti!
Che cavolo ci facevano?
Alla fine, chissà che non abbia ragione proprio chi ha parlato di sesso a proposito di monti Accoddi. Una civiltà di “case chiuse” sistemate ben in vista, se certificata da un bel nome, fosse pure straniero, farebbe il giro del mondo non in ottanta giorni ma in ottanta secondi. E ci procurerebbe dei turisti curiosi di sapere e di provare le pratiche dell’amore nuracino.
Quali pratiche? Ah, lasciamo correre la fantasia e inventiamocene qualcuna all’occorrenza. Ogni cantone una pratica, per tener fede al nostro intimo di essere centu concas, … anzi centu concheddas…
Potrebbero essere utli quei bronzetti che in genere ci tengono nascosti e, perché no?, quei tour dei nuraghi, conditi con elementi vetero-sessuali, acquisterebbe ben altra attrattiva.
Diamoci dentro, Santu Doxi, e superiamo a pie' pari la crisi del petrolchimico!

Francu Pilloni

Pierluigi Montalbano ha detto...

Grazie Franco. Un post denso di considerazioni dalle quali prendere spunto. Per quanto riguarda l'eventuale conservazione al sicuro di metalli mi riferivo ad alcuni vani inabitabili citati dal Zedda e presenti solo nei grandi nuraghe a più torri. Le risorse metallifere potevano certo essere conservate anche sottoterra o comunque in luoghi inaccessibili e invisibili(si chiamano favisse e sono i depositi dei tesoretti. Sono cercati, e spesso trovati, dagli archeologi). Le favisse di bronzetti, di navicelle, di armi, di amuleti e gioielli sono citate in tutti i libri di archeologia.
Conosciamo anche alcuni vasi utilizzati per la conservazione di pani in metallo, pertanto i "depositi" esistevano. E' condivisibile l'idea di posizionarli in luoghi sorvegliabili facilmente. Nessuno si sognerebbe di mettere i propri averi in un luogo lontano da casa, magari in una via di transumanza.

Pierluigi Montalbano ha detto...

Nel collage di fotografie inserite ad introduzione dell'articolo ne ho riportato una (per la precisione quella gialla), prelevata in rete dal sito Antikitera di neroargento. E' corretto citare sempre la fonte, mi sono lamentato io per primo, e in questo caso in mezzo alle altre inserite ho dimenticato di segnalarla. Chiedo scusa all'autore

Anonimo ha detto...

Montalbano, ci potrebbero esser altre domande a quelle da Lei poste, una ad esempio:

21) siamo sicuri che i Nuragici chiamassero "nuraghe" tutti quei manufatti che noi chiamiamo, per semplificazione, nuraghe?

Son sicuro che lei sa che le civiltà, cosiddette arretrate, hanno una considerevole varietà di espressioni per indicare, che so, il concetto di "pietra". Noi vediamo UN nuraghe (e da lì ci diramiamo), quelli probabilmente vedevano ALTRE forme, e quindi avevano ANCHE altre denominazioni. Spesso nelle fonti medievali il termine nuraghe è contrastato da quello latino di castru.

Vedo di rispondere alla Sua domanda, n. 15:

Perché si è sviluppata una civiltà PROPRIO nuragica e solo qui si è sviluppata (non Le sembri una tautologia). Coloro che abitavano l'isola a un certo momento per un qualche input (o stimolo interiore), si devono essersi conto che dovevano dare al loro vivere un tono di civiltà. Hanno intrapreso la costruzione del nuraghe, che esercizio politico e intellettuale quindi a me risulta. In questo concordo col sostenitore di Ligia, le tre tribù d'ethnos diverso e di diversa provenienza poco ci azzeccano con tale prodigio unitario. Il nuraghe è necessariemnte frutto di una pax territorii, che indica una completa conoscenza della propria terra da parte dei suoi costruttori. Anche dal punto di vista linguistico è difficile vedere come fa l'Ugas tre diverse popolazioni,inequivocabilmente diverse (di cui poi quella maggiormente civilizzata sarebbe a suo dire quella meridionale, dalla "pelle rossa"). La toponomastica sarda parla chiaro: se facciamo eccezione (e non del tutto , peraltro) per la Gallura, il resto della Sardegna mostra un'univocità di spiegazione. Vai poi a interpretarla in QUALE senso, ma il tempo (se è galantuomo) farà strazio di ipotesi oggi in voga

aldo

Pierluigi Montalbano ha detto...

Non mi intendo di linguistica, infatti cerco sempre di evitare con cura l'argomento, ma ritengo che il termine nuraghe e tutte le sue derivazioni non siano le stesse che utilizzavano a quei tempi. Spero intervenga qualche esperto.
Condivido pienamente la sua affermazione:
Il nuraghe è necessariamente frutto di una pax territori, che indica una completa conoscenza della propria terra da parte dei suoi costruttori.

Lisa Marras ha detto...

Questa estate sono stata al nuraghe Losa, e mi ha colpito la spiegazione della guida riguardo a dei fori all'interno di una delle camere, nei quali presumibilmente si infilavano dei tronchi di legno che sostenevano dei soppalchi... questo potrebbe dare qualche suggerimento in piu' sull'interpretazione dell'uso di quelle stanze soppalcate... io almeno non ne sapevo nulla prima.

Alessà ha detto...

Eh si....il Dottor Montalbano non esita a minacciare chi pubblica una foto fatta da lui...ma lo stesso non vale per la sua persona.
Infatti non sa che prima di pubblicare qualcosa bisogna chiedere il permesso...non farlo dopo.


Come anche spaccia una teoria ("nuraghi polifunzionali") come sua....quando invece è riportata in quelle 100 pagine di posts che sono ben leggibili sul forum shardana i popoli del mare....

La motivazione? è stato il primo a scriverlo in un libro....

è proprio vero, Montalbano è assai esperto di bronzetti, infatti egli stesso è una grandissima "faccia di bronzo".


Kum Salude!

Pierluigi Montalbano ha detto...

Non mi sembra di aver minacciato nessuno. Ho visto una mia foto e ho chiesto di inserire la citazione. Ho inserito un'immagine non mia in un collage e mi sono scusato con l'autore. Perché vuole polemizzare a tutti i costi?

Pierluigi Montalbano ha detto...

Per quanto riguarda la teoria dei nuraghe polifunzionali non mi interessa la primogenitura. Come ha fatto notare anche Aba in un suo intervento non è importante scrivere per primi una teoria...bisogna che sia reale e dimostrabile, solo allora si potrà dire di avere ragione. E in questo, purtroppo, ancora nessuno è riuscito.
Ho detto tante volte che mi occupo di divulgazione e non di ricerca (quella la lascio agli archeologi e agli altri scienziati), pertanto leggo molto, studio, rifletto, filtro, viaggio e metto in pratica decine di comportamenti che credo siano indispensabili a far chiarezza sul nostro passato.

Anonimo ha detto...

Montalbano wrote: ''Sono difficili da difendere di fronte ad un nemico che accende un fuoco a favore di vento''.

Mi stavo chiedendo: in caso di attacco ad un monotorre in un cantone nel quale questo monotorre fosse parte di un sistema di difesa integrato, quanto tempo avrebbe impiegato un esercito di guerrieri, dalla reggia nuragica più vicina, a venire in sua difesa? Entro quanto tempo una coalizione di cantoni avrebbe messo su un esercito comune? Se anche un nuraghe fosse espugnabile tramite un incendio (ne dubito comunque), come poteva passare inosservata - all’esercito di un cantone - tale un’azione?

Impensabile poi attaccare un polilobato con l’arma del fuoco a favore di vento.

Non mi è chiaro quell’esempio delle garitte facilmente espugnabili. Quali garitte?

Saluti.
Gavinu M

Anonimo ha detto...

@Montalbano
Chiedo scusa se non sono stato chiaro, ma ripeto: nuraghe-sacro non equivale a nuraghe-tempio. Col termine sacro intendevo “opposto al profano”, “appartenente alla divinità”, capirà che anche una stele istoriata o un menhir rientrano in questa categoria. Per rispondere alle 20 domande ci vorrebbe ben altro spazio e perciò mi costringe a risponderle fugacemente con la promessa di ritornare in seguito su ogni punto.
1) Gli edifici sono troppi? In proposito ho già fatto notare che gli scavi testimoniano un utilizzo cultuale del nuraghe nell’età del ferro e non può trattarsi di una riconversione. Che se sono troppi i templi iniziali è una congettura che gli stessi sono stati utilizzati culturalmente nell’età del ferro è un dato di fatto: l’archeologia è una disciplina investigativa!
2) Una casta …? Non è un buon modo di ragionare: le faccio un esempio. Nella religiosissima e poverissima India spuntano templi in ogni angolo e tutti stupendamente decorati, ma non esiste una casta sacerdotale, gli officianti sono i vari capifamiglia. Tante chiese non vuol dire per forza tanti preti.
3) I sacerdoti governavano? Lei ben conosce la vasca lustrale di Su Mulinu con la torre scolpita. Chi governava in quel nuraghe?
4) La struttura …? Né più né meno di quello a tholos. Certo non dobbiamo pensare alla messa della domenica.
5) Perché … ? È vero in ambito cultuale le ceramiche sono solitamente raffinate e riccamente decorate, ma nella cultura evidentemente non vigeva questa regola.Ma non sono decorate nemmeno quelle dei santuari,tombe ecc. I nuragici non decoravano proprio le ceramiche.
6) Perché il mastio …? Si fa condizionare troppo da concezioni moderne.
7) Perché le mura poderose? Perché le piramidi le sembrano fragili? Tutto il megalitismo è impregnato di sacro. Non c’è grossa pietra che sia lavorata o spostata per scopi laici e lei non riesce a collocare le robusta mura all’interno del sacro?
8) Perché le offerte nei pozzi? … Omissis
9) I megaron? Il luogo per un particolare tipo di culto. Sono un po’ pochini per pensare che tutto il culto si svolgesse in queste strutture.
10)
11)
12) Le domande 10, 11, 12 14 riguardano la struttura sociale che non fanno pendere la bilancia né pro né contro l’ipotesi nuraghe-sacro e, anzi, noto che i guerrieri più arditi e coraggiosi sono quelli che combattono in nome di dio.
13) Perché tante armi? Mi perdoni ma questa è un’inesattezza. Nel 1500 a.C. in Sardegna non si conosceva l’arte della metallurgia che arriva con le popolazioni che si stabilirono nelle coste. Le poche armi che appartengono al bronzo medio e recente sono di chiara importazione.
14)
15) Perché non troviamo …. ? Troviamo cosa?
16) Perché pugnali nei menhir? Ma cosi fa a non vedere che il pugnale a due punte è un oggetto simbolico? Le domando: lei si costruirebbe un utensile del genere?
17) Perché abbiamo l’ascia bipenne? In questa domanda si sta dando un po’zappa sui piedi: la bipenne è prima di tutto un oggetto di culto, perciò potrei chiedere io a lei: perché abbiamo l’ascia bipenne?
Lino

Pierluigi Montalbano ha detto...

Grazie Lino, è stato chiarissimo (e non avevo dubbi in merito), ma prima rispondo a Gavinu:

Le garitte sono, secondo la concezione nuraghe=fortezza, delle nicchie che si trovano immediatamente dopo l'ingresso dei nuraghe. Appositamente concepite per le sentinelle offrono un punto privilegiato per sorvegliare il passaggio all'interno. Temo che sia fin troppo facile dimostrare che qualunque nemico avrebbe facilmente avuto la meglio su dei soldati privi di spazio di movimento. Non regge, quei vani hanno altro scopo.
Il sistema di difesa cantonale, invece, è condivisibile e credo funzionasse a meraviglia. Ogni polilobato sarebbe il centro di un sistema di altri nuraghe più piccoli, destinati al controllo dei confini. Secondo Ugas i nuraghe intorno sarebbero stati le residenze di capi alle strette dipendenze del sovrano (forse figli o comunque prìncipi) e avrebbero potuto velocemente avvisare il capo-cantone in caso di eventuali attacchi nemici alla linea di confine. Avrebbero potuto organizzare una prima resistenza, in attesa dio rinforzi. Questa teoria regge bene.

@ Lino
Accidenti, ne abbiamo messo di carne al fuoco...(faccina sorridente).

1) Perché non può trattarsi di una riconversione?
2) Tante chiese non vuol dire per forza tanti preti. (sono d'accordo)
3) La vasca lustrale di Su Mulinu con la torre scolpita. (è troppo recente, dobbiamo individuare la funzione originaria risalente al XVI a.C. data di edificazione del protonuraghe).
4)
5) I nuragici non decoravano proprio le ceramiche. (questo punto sarà da approfondire perché a mio parere le ceramiche trovate nei siti sono per l'uso quotidiano e le altre trovate in giro per il Mediterraneo sono povere perché venivano usate per trasportare merci nelle barche).
6)
7) Tutto il megalitismo è impregnato di sacro. Non c’è grossa pietra che sia lavorata o spostata per scopi laici e lei non riesce a collocare le robusta mura all’interno del sacro? (Approfondiremo).
8)
9) Sono un po’ pochini per pensare che tutto il culto si svolgesse in queste strutture.(infatti c'erano anche i pozzi).
10)
11)
12) Le domande 10, 11, 12 14 riguardano la struttura sociale che non fanno pendere la bilancia né pro né contro l’ipotesi nuraghe-sacro e, anzi, noto che i guerrieri più arditi e coraggiosi sono quelli che combattono in nome di dio.(sono d'accordo)
13) Perché tante armi? Mi perdoni ma questa è un’inesattezza. Nel 1500 a.C. in Sardegna non si conosceva l’arte della metallurgia che arriva con le popolazioni che si stabilirono nelle coste. Le poche armi che appartengono al bronzo medio e recente sono di chiara importazione.(Dissento clamorosamente, anche questo punto è da approfondire).
14)
15) Troviamo cosa? (altri Nuraghe)
16) Perché pugnali nei menhir? Ma come si fa a non vedere che il pugnale a due punte è un oggetto simbolico? (Certo che è simbolico, ma è un arma!)
17) la bipenne è un oggetto di culto (Idem come al punto 16).

Se siete tutti d'accordo fra una decina di post bisognerà fare un riepilogo, altrimenti temo che perderemo il filo.

Anonimo ha detto...

Sig Montalbano, una volta chiuso dall'interno, per la difesa del monotorre le cellette laterali erano totalmente inifluenti. Sbarrato l'ingresso, il solo modo per penetrare un monotorre era azzardare la sua scalata, peraltro molto difficoltosa visto la terrazza era assai sporgente. Era abbastanza facile colpire o buttare nel vuoto un eventuale nemico che riusciva ad aggrapparsi al parapetto. Nel frattempo dal terrazzo si poteva segnalare l'assedio al più vicino monotorre collegato visivamente (e parte della rete di difesa).

Gavinu M

Pierluigi Montalbano ha detto...

Esatto, quindi le garitte avevano altro scopo. Per quanto riguarda la difesa si aprono varie strade: se il nuraghe fosse una fortezza cosa c'era di tanto importante da conquistare all'interno?
1) Destituire l'eventuale sovrano?
2) Prendere con la forza gli oggetti custoditi?
3) Prendere le donne?
Cos'altro poteva essere tanto importante da orientare un commando all'assalto di una torre?
Comunque non si spiega la presenza di quelle grandi nicchie all'ingresso.
Inoltre ci sono nuraghe con una nicchia, a volte a destra e altre a sinistra: si prevedeva l'assalto di guerrieri mancini? Non regge.

antonio ha detto...

" Pierluigi Montalbano ha detto...
Buonasera Gino,
visto che la conosci (quella lingua) potresti illuminarci? Inoltre vorrei avere una tua ipotesi sulle etnie (gruppi, tribù o come vorrai chiamarle), visto che la mia proposta ti pare una favoletta.
Io mi riferisco a Balari, Iolei e Corsi, rispettivamente residenti nella Nurra, in Gallura e a sud del Tirso.
"

a meno che non si creda davvero che si parlasse sumero...

Lingua: italide
(lingua di origini neolitiche che si estendeva dalla Dalmazia alla Catalogna, tra le cui varianti si annovera il latino preromano)

Superstrato: celtico,
dovuto ad immigrazione (attraverso Corsica e Baleari) nel calcolitico;
i celti hanno introdotto uniformemente nell'isola:
cultura del vaso campaniforme,
cultura megalitica,
lenizione consonantica
e
probabilmente, la metallurgia.

Antonio

Anonimo ha detto...

‘’Pro mene’’ è alquanto impensabile che un gruppo anche abbastanza numeroso di guerrieri potesse penetrare in territorio cantonale con idee bellicose e lasciarsi dietro tutta una serie di monotorre inespugnati: sarebbe come infilarsi dentro la tana di del lupo sapendo che i lupi sono pure alle spalle.

Chi attaccava un cantoni nuragico lo faceva essenzialmente per appropriarsi delle sue risorse come i metalli, i pascoli, le fertili vallate, gli approdi migliori.

Le mura poi non potevano non essere assai spesse visto che tra la struttura della volta a tholos e la struttura portante esterna, correva la scala elicoidale che portava fin su alla terrazza (...che incredibile architettura!)

Gavinu M

Pierluigi Montalbano ha detto...

Sappi Gavinu, che lo stesso tuo pensiero, ma proprio uguale uguale, lo espressi all'amico Franco Laner qualche settimana (forse un mesetto) orsono. Condivido al 100%.

@ Antonio
...interessante ipotesi. Credo, tuttavia, che i celti siano stati anticipati nei tempi da altri gruppi che arrivarono nell'isola dopo aver avuto notizie sulla qualità dell'ossidiana e sulla ricchezza di altre risorse, fra le quali il pescato e il rame.

Anonimo ha detto...

@ signor Montalbano.

D'accordo che Lei si presenta come una persona che opera non come ricercatore, ma come "divulagatore".
Di suo dunque legge molto, riflette,studia ,viaggia,da quello che ho capito filtra molto anche documenti nel mondo Web e dagli innumerevoli forum ecc,ecc; con la causale principe che vuole " fare chiarezza sul nostro passato ".....Si ma a che prò. Immagino che come minimo in tutto queto accumulare di nozioni, ci scrverà un Libro Impasto, che verrà superato alla grande dalla stessa Bibliografia.
Signor Montalbano Lei è veramente noioso, con i suoi mille perchè, perchè...noioso come un Bambino; Capisco la sua passione sulla civilta degli antichi sardi,ma la sua tecnica, di abbindolare è davvero infantile, è desume fortemente la sua incompetenza. Metta da parte il suo specchietto per le Allodole.
Ma lei è veramente convinto,che le metteranno "verità di ricerche" in un piatto d'argento.
Senza Offesa,ma si proponga con delle ricerche serie e sopratutto Sue.

Antinu Pes.

Pierluigi Montalbano ha detto...

Sig. Pes,
se la annoio potrà risolvere con un semplice click. Il vantaggio di un p.c. è che non dovrà neanche alzarsi dalla poltrona: potrà evitare i miei banali ed elementari discorsi cambiando sito, o argomento.

Lei mi chiede a che prò consumo parte del mio tempo in questi argomenti e le risponderò con piacere:
quando parlo con i miei figli, con i miei amici, con le guide turistiche che seguono i corsi sulle materie che insegno, quando relaziono ai convegni, quando nei licei presento la civiltà nuragica e in altre situazioni che la annoierei nel segnalarle vedo una scintilla negli occhi di chi ascolta. Ecco a che prò: per ammirare quella scintilla.
Saluti

Anonimo ha detto...

In quali altre nazioni? dicono che ne hanno visti e documentati pure in Francia, precisamente in Corsica, ma dicono che non potevano essere opera dei nuragici perchè leggermente diversi e infatti hanno detto che furono i torreani a costruirli!

La nostra famiglia possiede un terreno che si chiama ''su nurake''. Il nome l'ho conosciuto cosi da mio padre che lo seppe da mio nonno ma anche il bisnonno utilizzava lo stesso. Sicuramente si è sempre chiamato così. Quanto al saluto con la mano alzata, era lo stesso saluto che da piccolo utilizzavo con i miei cugini quando, giocando a ''indiani e cow boy'', scorrazzavamo per le rovine de ''su nurake'' immaginando le cose più fantastiche. Certi gesti si fanno senza neanche sapere perchè, vengono naturali, sono spontanei, vengono dalla nostra anima.

Isthevene

dedalonur ha detto...

@ aba loSi
la più antica attestazione del nome, proviene dall'architrave del nuraghe Aido entos:
ILI IVUR IN NURAC SESSAR

Anonimo ha detto...

Che caratteri son questi? Protocananei anch'essi?

Pierluigi Montalbano ha detto...

@ Aba

Una ventina di strutture simili ai nuraghe si trovano nel sud della Corsica (la tipologia è leggermente diversa ma pare sia stata la stessa mano a costruirli).
Altre si trovano in Zimbawe ma sono decisamente più recenti. Potrebbero essere stati costruiti su rovine precedenti ma non conosco i dati di scavo. In Turchia e Israele ci sono, pur se con pietre più piccole. Inoltre non c'è basalto, quindi la suggestione del bicolore (arenaria chiara-basalto scuro) è totalmente assente.
Tieni consto che in oriente la tecnica costruttiva mostra generalmente strutture quadrangolari che male si sposano con la circolarità presente in Sardegna. C'è da rilevare, comunque, che anche da noi qualcosa di simile la troviamo, diciamo che sono eccezioni.
I mattoni di fango, invece, sono conosciuti dappertutto e la grande maggioranza degli edifici era costruita con questo materiale che, purtroppo, si scioglie con le intemperie e non lascia tracce (a meno di cotture accidentali dovute a incendi imprevisti).
Per le statuette che salutano...ci sono eccome! Non sono belle e rifinite come quelle nuragiche ma bisogna parlarne nell'altro topic, quello dedicato ai bronzetti.

Pierluigi Montalbano ha detto...

Dimenticavo i siti in Spagna (Los Millares), Portogallo (Zambujal) e Francia (Boussargue, Lebous). Anche nell'Egeo (Cicladi). Inoltre la tecnica ciclopica (cioè l'edificazione con massi incastrati e sovrapposti) l'abbiamo anche nelle Baleari con i talajos (Minorca) e con le grandi tombe absidate (le navetas, sepolture simili alle nostre tombe dei giganti).

Anonimo ha detto...

Sig Montalbano, una volta chiuso dall'interno, per la difesa del monotorre le cellette laterali erano totalmente inifluenti. Sbarrato l'ingresso, il solo modo per penetrare un monotorre era azzardare la sua scalata, peraltro molto difficoltosa visto la terrazza era assai sporgente. Era abbastanza facile colpire o buttare nel vuoto un eventuale nemico che riusciva ad aggrapparsi al parapetto. Nel frattempo dal terrazzo si poteva segnalare l'assedio al più vicino monotorre collegato visivamente (e parte della rete di difesa).


Si dà per scontato lo sbarramento dell'ingresso. Ma come? Con una porta in legno? Troppo facile da bruciare.Con un grosso masso? Per quanto ne sappia, a me risulta che in nessuno delle migliaia di nuraghi esistenti é stata mai ritrovata una pietra (né intera né spezzata) con caratteristiche tali da ipotizzare una porta. Sia all'esterno che all'interno del nuraghe.Del resto non riesco ad immaginarli i nuragici, nel momento del pericolo, trascinare una pesantissima lastra di pietra da giustapporre sull'ingresso, dall'interno del nuraghe.Se poi questo lavoro venisse fatto dall'esterno significherebbe lasciari questi uomini in balia del nemico. Il mio ragionamento sarà elementare ma sono convinto che i nuraghi erano sempre aperti, come oggi.

Antonio Piras

Anonimo ha detto...

Che il sistema di chiusura del nuraghe sia poco documentato, d’accordo!, ma negare che esistesse mi sembra una forzatura; e poi nel nuraghe Albucciu, in Gallura, tale sistema sembra sia ben evidente e lo si è ritrovato uguale pure nel megaron di Melchittu.

http://www.sardegnacultura.it/j/v/253?s=20784&v=2&c=2488&c1=2130&t=1

‘’Pro mene’’ le porte c’erano e non per forza dovevano essere sempre in legno. Potevano essere in legno e metallo, ed anche solo in pietra.
Gavinu M

Anonimo ha detto...

ma state ancora giocando ai soldatini??

aughh!!

Pierluigi Montalbano ha detto...

In alcuni nuraghe sono documentate le scanalature per chiudere gli infissi (che probabilmente erano di legno), abbiamo dunque la certezza che gli ingressi fossero chiudibili. Per evitare il fuoco nelle porte ci sono tanti modi, ma prima bisogna capire cosa avrebbe spinto eventuali nemici a mettere sotto assedio una torre. Una società nuragica organizzata in cantoni sarebbe stata inespugnabile, sempre che i nuraghe fossero fortezze.
Vorrei invitare i lettori a commentare anche le problematiche relative all'utilizzo primario come fortezze, perché (come fa notare l'anonimo che fa il verso dei sioux) è bello giocare ai soldatini ma bisogna verificare il motivo per il quale molti studiosi propongono la versione tempio (per la verità più difficile da smontare).

Anonimo ha detto...

Dunque:
1) solo nel nuraghe Albucciu ci sarebbe un non meglio precisato sistema di chiusura

2) alcuni nuraghi presentano scanalure per infissi, forse di legno

Fermo restando che un nuraghe o qualche scanalatura non fa primavera, a fronte delle migliaia e migliaia di nuraghi, io potrei pensare che si tratta dell'opera di qualche pastore che voleva rinchiuderci le sue bestie.
Considerazione: ma che popolo era questo nuragico che costruiva immani palazzi con pietre gigantesche e poi li chiudeva con una porticina di legno, facile da bruciare o da sfondare con un lungo palo?

Anonimo ha detto...

@all'anonimo delle 17,04
considerazione: Lei non sicuramente un discendente di quel popolo!
che tristezza!!!!

Anonimo ha detto...

E lei da che popolo discende? Contraccambio la sua tristezza. L'unica consolazione é che, grazie a Dio, i nuragici, erano più intelligenti di come la gente come lei vorrebbe dipingerli.

Sisaia ha detto...

Direi che l'Anonimo delle 17:04 ha colto nel segno. Ed ha dimostrato di saper "leggere" i monumenti.
Concordo con buona parte di quanto esposto. Consiglierei di stampare tali considerazioni e di andare a verificarle sul campo sui monumenti in questione.
Se non è troppa fatica.
Dimenticavo, in uno di questi nuraghi occorre fare le scale, in un altro occorre arrampicarsi sul muro esterno. Si raccomanda prudenza ed essere almeno in due.
Sisaia

Anonimo ha detto...

Prof.ssa Losi,
cerchi immagini di
"brochs"
su google.


Antonio

Anonimo ha detto...

@ signor Pes
Pes scrive..
@ signor Montalbano.

Immagino che come minimo in tutto queto accumulare di nozioni, ci scriverà un Libro Impasto, che verrà superato alla grande dalla stessa Bibliografia....

Se non vado errando il signor Pierluigi Montalbano ha già scritto un libro....
caro signor Pes si informi...

Andrea Brundu ha detto...

Ad Aba
http://nabataea.net/AmmanAmoniteFort.jpg
http://translate.google.com/translate?langpair=auto|it&u=http://www.livius.org/ro-rz/rujm_al-malfouf/rujm_al-malfouf.html

gerico
http://www.custodia.fr/IMG/jpg/Jericho_Tell_es-Sultan_08_Neolithic_Tower-2.jpg
http://www.worldarchaeologicalcongress.org/site/ramallah/JerichoPrehistoric-Tower.jpg
http://www.als-travels.com/Israel/Images/JericoStGeorges%20-%20Master.jpg

http://www.biblearchaeology.org/post/2008/05/Did-the-Israelites-Conquer-Jericho-A-New-Look-at-the-Archaeological-Evidence.aspx
Qui gli scarabei non sono stati considerati egitizzanti,ma egizi.

Andrea Brundu

Pierluigi Montalbano ha detto...

Ringrazio Andrea per le immagini eloquenti che ha postato su strutture ciclopiche in oriente.

Ritornando alle scanalature per gli infissi tengo a precisare che si tratta di opere realizzate all'interno delle murature (in particolare sopra l'ingresso) e la realizzazione successiva avrebbe comportato il disfacimento di tutto l'ingresso, quindi...erano state pensate e realizzate in corso d'opera.

Le strutture postate dal Sig. Brundu sono descritte come fortezze, anche perché in quelle zone gli scritti che descrivono le vicende esistono. Per il momento in Sardegna i segni grafici riportano ad ambito cultuale, ma la strada si allarga ogni giorno e per il momento dobbiamo aprire l'orizzonte a tutte le possibilità, rimanendo sempre fermi nel requisito di fondo: edifici simili richiedevano uno sforzo immenso della comunità, giustificabile solo per luoghi di culto o per la difesa (o ambedue).