domenica 23 novembre 2008

Oibò, i sardi navigatori prima dei fenici? Lei scherza

di Mikkelj Tzoroddu

Egregio Pintore,
siamo in linea di massima d’accordo su quanto Ella dice nel Suo intervento. Cogliamo peraltro con molto piacere questa occasione per precisare due punti sulla preistoria e storia antica della Sardegna che la gran parte degli studiosi di cose sarde, ivi compresi coloro che Lei sagacemente bolla con l’appellativo di feniciomani, ignora totalmente.
Il punto primo riguarda la Sua affermazione nella quale dichiara che da quello che noi chiamiamo oggi Golfo di Oristano “cinquemila anni fa partivano i battelli dei commercianti sardi di ossidiana del Monte Arci”. Ohibò illustre Pintore, Lei con grande naturalezza ci viene a raccontare come ben 3000 (diconsi tremila) anni prima di Cristo, i Sardi portassero la loro ossidiana oltremare con un proprio naviglio? Ma se i più grandi navigatori come i Fenici, i Micenei, i Ciprioti, i Cicladici, in tale data non erano ancora nati, come avrebbero potuto fare ciò i Sardi, sempre definiti (soprattutto, e con pervicacia, dai suoi “feniciomani”) succubi scolaretti, in tutte le manifestazioni dello scibile, di tutti quanti quei popoli appena menzionati?
Ma si tranquillizzi Pintore, quella che certamente agli Emeriti Studiosi può essere sembrata una Sua audace sortita (e saranno rimasti seccati per aver Ella usato il suo sito per raccontare un’enormità in merito alle improbabili gesta dei Sardi gestori del - si badi bene - loro patrimonio economico, di Monte Arci), noi invece etichettiamo come inesatta e minimizzante affermazione.
Infatti i Sardiani (come noi definiamo tutti gli abitatori del suolo sardo che ivi posero la loro dimora, prima del 238 a.C.) nell’epoca cui Lei si riferisce stavano ormai terminando di fare affari con l’ossidiana: essi avevano appena messo a punto una nuova meravigliosa impresa industriale con i prodotti metallurgici.
È pertanto il caso di chiarire che i Sardiani trasportassero ossidiana, loro e altrui, attraverso il Mediterraneo già nel XII-XIII millennio prima d’oggi (ma noi pensiamo molto prima, in concordanza con i tempi in cui fecero ciò i popoli carpatici e quelli dell’Asia Minore). Quindi, Esimio ospite, non cinquemila anni fa “partivano i battelli dei commercianti sardi di ossidiana del Monte Arci”, ma quei battelli portavano il vetro vulcanico almeno 12.000 (dodicimila) anni fa, e lo facevano depositando la loro mercanzia, nelle menzionate circostanze temporali, presso il Riparo Mochi (ca. 12.200 BP) e l’Arma dello Stefanin (ca. 11.900-10.300 BP), in una delle innumeri regioni da essi frequentate, alla quale oggi diamo il nome di Liguria.
Detto per inciso, e siamo al secondo punto, il vocabolo ch’Ella usa, a mo’ di “zinta” per apostrofare certa classe di studiosi, potrebbe non essere così offensivo, pur essendo esso sì limitativo di una capacità di fredda disamina degli accadimenti che la storia ci restituisce continuamente. Infatti detto vocabolo trae origine dalla parola “Fenici”. Ebbene, caro Anfitrione, chissà quale quantità di testi avrà letto sulla trattazione di tali “Fenici”, immagazzinando negli scaffali del proprio sapere, nozioni, notizie, fatti ivi contemplati. Noi al contrario ci siamo sempre rifiutati di prendere con serietà tutti i testi o gli articoli scientifici che trattassero l’argomento “Fenici”.
Ma con veemenza abbiamo rifiutato di accettare per veritieri i testi che trattassero di “Fenici” in Sardegna. Gli autori recenti tutti, a partire dal Pais, che si sono prodigati nel dipingere improbabili (e per noi risibili) colonizzazioni e conquiste fenicie in Sardegna, sono andati soggetti a quella sorta di atono appiattimento critico, che li ha resi orbi di un incedere scientifico atto a mettere a nudo le verità dai sedimenti del tempo. Come Le dicevamo, il chiamarli feniciomani, in effetti, risulta essere privo di significato. Infatti i più grossi specialisti del settore, proprio quelli che hanno scritto la storia dei “Fenici”, quando sono stati chiamati a dare una spiegazione del lemma “Fenici” hanno clamorosamente fallito nell’impresa (Giorgio Levi Della Vida in Enciclopedia Treccani); quando hanno tentato di dare una spiegazione sulla genesi del nome si sono persi in conclusioni prive di fondamento dimostrativo (Sabatino Moscati in Antichi imperi d’Oriente); quando si sono fatti carico di rispondere alla domanda “chi furono i “Fenici”? sono andati incontro all’autodistruzione dalla propria ideologia (Sabatino Moscati in Chi furono i Fenici); quando li hanno definiti un “popolo” hanno calpestato il dizionario della lingua italiana: «il popolo è un aggregato di persone […] diverse per razza e provenienza» (Sabatino Moscati in Nuovi studi sull’identità fenicia); quando poi hanno preteso di dare una spiegazione sulle modalità d’arrivo dei “Fenici” in Sardegna, sono naufragati miseramente nelle correnti marine che avrebbero spinto i ”Fenici” in Sardegna dimostrando, le scienze meteorologica ed oceanografica, aver avuto dette correnti, negli ultimi 20.000 anni, un verso sempre contrario (Ferruccio Barreca in La civiltà fenicio-punica in sardegna).
Pertanto, ove Ella ancora azzardi quella definizione «una civiltà di antichi conquistatori -grande civiltà senza dubbio-», che altro non è se non la fotocopia del sapere da Ella immagazzinato (perché non Suo è il compito di sindacare sul contenuto di libri pagati a caro prezzo), sappia che indirizzata ai “Fenici”, tale definizione risulta essere filologicamente inconsistente perché priva di accezione storica, etnica e geografica.

So benissimo che esportavamo ossidiana molto molto prima del IV millennio, ma vorrei somministrare le date a piccole dosi. Un giorno, chi sa?, vorrei parlare della via dell’ossidiana di cui si ha traccia in tempi assai più remoti. Ma sono per la lenta assuefazione e per la difesa delle coronarie altrui. Ma se li immagina, i ribattezzatori del Golfo di Oristano, digerire tutte le cose che lei dice sui fenici? Suvvia, un po’ di pietà. [gfp]

PS - Ne profitto per ricordare la petizione Giù le mani dalle nostre origini

4 commenti:

Marco Cannas ha detto...

Saludi Gian Franco cument'istas e saludi puru a Mikkelj Tzorodhu, ca mi padiri ca dhu conosciu e no arregordu candu, eh, seu imbeccendi! A nosus sardus si nd'ant fattu e apustis si nci poneus nosus puru a morigai a pitzus de s'istoria chentza de dha conosci, ndi bessiri unu coredhu! Su Parcu Geo Minerariu istoricu e Ambientali de sa Sardigna, arrecconnottu de s'UNESCO, est partiu casi beni e imoi s'est firmau, est serbiu a movi dinai a favori de is impresas chi ant fattu finantza fintzas a imoi. S'ennixedhu est sa gava in Monti'e Arci (s'arca, su monti de...) de ingunis partiara su minerali prus antigu de sa Sardigna, SA PERDA'E IMBIRDI, accomenti atras perdas dha sa naraus PERDA'LACCU (tufo), PERDA'E PIBIRI (trachite). M'est capittau de agattai arrogis de "ossidiana", in Funtana de mari, Golfu de su Lioni, in comunu de Gonnesa apustis de chi s'est calmau su mari. Eh...intzandus is ajajus nostrus viaggianta!Una cittadi in soru de Paringianu est andara sutterrara de is industrias e de su ludu arrubiu produsiru in Porto Vesme, sa sovraintendentzia chini dhu isciri aundi fiada. Custa de torrai abttiai su golfu est una de cussas tontesas, chi si bogant candu no iscieus ita fai, deu dhus arregordu unu dicciu sardu, chi maniggiant in Gonnesa: A chini no tenniri cosa'e fai iscrafiri su cù a su cani". Saludus indipendentistas. Marco Cannas.

Franco M. ha detto...

Sig. Zoroddu, è possibile sapere quali sono i suoi titoli accademici?
Quello che ha scritto rischia di metterla in ridicolo, ma spero che qualcuno di competenza intervenga per controbattere a queste teorie, diciamo discutibili, altrimenti vuol dire che non ne vale la pena.
Non si mpuò dire che non le manchi il coraggio.
Saluti

Anonimo ha detto...

Come al solito il tenore del dibattito diviene incandescente; l'impressione che se ne deduce, sembra voler scoraggiare qualsiasi tipo di ricerca che non affondi le proprie teorie nella Storia canonica. Sarebbe opportuno controbattere con uno spirito che tenda alla collaborazione, piuttosto che cercare di mettere in ridicolo qualcuno che intende sondare l'attendibilita' di certe constatazioni, a suo modo di vedere dubbie. Per poi finire con lo stringere unu punzu 'e frichinia.
Gavinu

Anonimo ha detto...

Sig Ella (visto che le piace così tanto),
ma non pensa che di fronte ai propri limiti "un buon tacer non fu mai scritto"?
Quindi Ella nega non solo che i Fenici arrivarono in Sardegna ma che siano esistiti addirittura!
E poi, mi perdonerà Ella, non ci provi neanche ad accostare le sue fantasie a giudizi su studiosi come Ferruccio Barreca o Sabatino Moscati. Oltretutto citando e fraintendendo proprio alcuni degli studi che invece avrebbero dovuto chiarirle le idee.
Lei che parla di Fenici, come tanti su questo Blog senza averne più che un'infarinatura molto ma molto approssimativa, senza probabilmente avere ancora ben chiare un'infinità di cose sulla storia arcaica della Sardegna sulle quali, purtroppo, non avrei il tempo nè la voglia di indurla a riflettere.
Capisco, infine, che la necessità di pubblicizzare opere sue la spinga a tanto "coraggio"....
In ogni caso, in futuro si attenga a sè stesso, eviti di tirare in ballo "gente seria", altrimenti a qualcuno potrà venire in mente di divertirsi un pò ad "analizzare" e smontare qualche sua fantasia
senza bisogno, del resto, di scomodare Moscati e altri, basterebbe fare un giretto nei musei isolani ed avere l'umiltà di leggere prima di scrivere
Uno che ha letto e che legge