sabato 14 gennaio 2012

Bolognesi e barbaricini

In una lunga serie di articoli sul suo blog, l'amico Roberto Bolognesi tende a contestare con grande forza l'idea di una “costante resistenziale” nelle Terre interne della Sardegna, in particolare la Barbagia, e, soprattutto, a condannare senza appello – definendolo razzista – quanto sul tema della resistenza anti-romana ha scritto Max Leopold Wagner. Il tutto nasce dall'interesse suscitato da un articolo dell'archeologa Maria Ausilia Fadda sulla rivista “Archeologia viva”, articolo che – più nel titolo che nell'argomentazione – se la prende con il mito della impenetrabilità della Barbagia alle armate romane.
Mettere in contrasto la purezza resistenziale di una parte della Sardegna con il collaborazionismo di altre parti, la montagna con la pianura, il mondo pastorale con il mondo contadino, è una corbelleria colossale. Così come, del resto, è una sciocchezza dividere la lingua sarda in logudorese e campidanese come identità non immediatamente intercomunicanti e – anche questo si è detto – espressione di due nazioni distinte, la campidanese, appunto, e la logudorese. Contro questa tesi aberrante, del resto, Bolognesi ha scritto delle cose fondamentali. Questo per dire che, se mai avesse ragione nel subodorare del sub razzismo nel mito della Barbagia resistenziale, io sarei con l'amico Roberto nel prenderne le distanze.
Ma è davvero così? Davvero chi parla della resistenza opposta sui monti – e dove se no? In pianura? - ai romani fa una gerarchia di valori? Qui i puri, lì gli spuri? O, come capita a me quando ne parlo, si suppone che i montanari, anche quelli scappati dalle pianure e qui rifugiatisi, abbiano avuto più possibilità di contrastare l'avanzata dei romani? Che questo constrasto ci sia stato è indubbio. Dubbio è che ad alimentarlo sia stata una specie particolare di sardi, quelli del Gennargentu invece di quelli dei Sette fratelli o del Limbara. “Barbaricini” non è il nome collettivo di genti particolari, ma semplicemente l'appellativo dato dai romani ai “barbari”; la divisione nominalistica in Barbagia di Ollolai, Barbagia di Seulo, Barbagia di Belvì è cosa successiva e non vi capiterà mai di sentire un gavoese dire “Io sono un barbaricino” anziché “sono gavoese”.
Amsicora e Yosto hanno opposto resistenza all'esercito di Roma non sui monti, ma sui monti il vecchio era andato a reclutare combattenti. Segno che si sapeva dei dispiaceri che i montanari ancora allora davano ai conquistatori. In definitiva, sono d'accordo con Bolognesi nel suo tentativo di cacciare dalla porta – e poi anche eventualmente dalla finestra – il sub razzismo che potrebbe nascondersi nell'esaltazione dei barbaricini resistenti e nella presa di distanza dagli altri sardi. Ma suggerirei prudenza nel negare che resistenti ci siano stati. Come spiegare, altrimenti, che tre secoli dopo la conquista della Sardegna, i discendenti dell'impero romano avessero a che fare ancora con una forte enclave resistente guidata da Ospitone?
“Beato il popolo che non ha bisogno di eroi”, ha scritto Roberto Bolognesi ripendendo B. Brecht. È vero, ma è anche vero che di popoli beati non ne conosco alcuno. Non si può pretendere – lo dico non a lui, ma alla lunga teoria di intellettuali sardo-metropolitani – che ne faccia a meno un popolo cui si continua a negare la storia, con il pretesto che si tratta di miti.

31 commenti:

elio ha detto...

Una cosa mi è sembrato di notare nel rapporto barbaricini-campidanesi: un complesso di "inferiorità superiore" dei secondi nei confronti dei primi e uno di"superiorità inferiore" dei primi nei confronti dei secondi. C'entrerà la "costante resistenziale?
Mi piacerebbe tornare sull'argomento, magari con un articoletto. Eh?

Grazia Pintore ha detto...

Ieri ho consciuto un signore che,essendo stato in Sardegna,mi ha detto che ha una grande ammirazione per i sardi e che ha,come vicini di casa dei cagliaritani,Istintivamente gli ho risposto che i cagliaritani sono meno sardi e mi sono un pò vergognata perchè ho dimostrato di essere razzista dispiacendomene.Ho sempre saputo che i barbaricini sono i veri sardi proprio perchè hanno respinto le invasioni dei romani.Non sono per niente addentro sulla storia dei sardi però mi piace tanto pensare che questa tradizione, tramandata verbalmente,sia giusta.

Stella del mattino e della sera ha detto...

Il contenuto dell'articolo di MAFadda è nullo in fatto di novità. Per questa ragione è divenuto uno scoop sensazionale ed oggetto di accese discussioni. Si avvia a divenire una delle bandiere più colorite e potenti degli anti-indipendentisti e degli anti-anti-romanofili. Forse voleva farsi perdonare dal ministro http://gianfrancopintore.blogspot.com/2011/04/le-3-vite-della-navicella-fittile-di.html. Per non avergliela fatta vedere ed aver perfino negato di averla.

elio ha detto...

Boh! Farsi perdonare dal ministro, poi. Stelluccia, non ti sei accorto che la musica è cambiata?

elio ha detto...

Grazia non sarai gallurese? che chiamano Sardi solo i barbaricini mentre tutti gli altri li considerano campidanesi. Chi sa mai, loro, cosa saranno.

DedaloNur ha detto...

@ Elio:
Se, soprattutto tra gli anziani c'è il modo inveterato di chiamar Sardi quelli dell'interno non è detto che noi galluresi non ci sentiamo Sardi, come e talvolta anche più dei barbaricimi. Ma siam teritorio di confine, e magari Sardi con una gamba in Corsica, come lo sono anch io di circa un quarto: abbiamo anche delle peculiarità rispetto agli altri Sardi.

Però son qui per dare Onore al merito, a questo blog, il solo nel quale - per vari motivi - si può prendere un po più di petto la questione vera sottesa all'articolo della Fadda.

Mi pare infatti evidente di come scopo ultimo dell'articolo, non sia presentare una novità archeologica degna d nota ( è da anni che si va parlando di romanizzazione ed i reperti menzionati nell'articolo sono altrettnto noti da anni); a me pare chiaro di come l'intento polemico finale sia contro una teoria elaborata dall'archeologia negli anni ma presentata come un mito dell'indipendentismo sardo.

mi chiedo quale sia il senso di questa trasfigurazione: da veccchia teoria a mito indipendentista..
stesso meccanismo agisce sul fronte dei popoli del mare. una teoria elaborata dagli archeologi, trasformata che qualcuno vorrebbe tramutare in mero mito.

non frequentando certi circoli politici perchè non frequento affatto la politica, chiederei ai partecipanti a questo blog, di indicarmi, chi, tra gli indipendentisti più o meno noti, sbandiera la riserva indiana barbaricina, come una bandiera dell'indipendetzia.

io sinceramente non ho mai sentito alcuno sostenere le ragioni dell'indipendenza tramite la lotta antiromana, così come non ho mai sentito alcuno inveire contro i fenici, o inneggiare ai shardana.
Certo poi, tutti i partiti, oggigiorno sono affetti da una vena populista, per cui simili inciampi, swono occasionalmente verosimili, ma la vera piattaforma indipendetista, si basa, a mio modo di vedere, su ben altri argomenti!

Ma se fosse così di cosa stiam parlando?

sembra che alcune teorie son meglio attaccabli solo quando si presentano con una patina di ideologia politica che magari, solo l'autore degli "attacchi" vede o fa fina di vedere, per meglio attaccare.

Sembra anche che quando un archeologo confuta una teoria pregressa presentandol come Mito, quasi prometta una palingenesi ai Sardi, rinverdendo il mito platonico della caverna. dall'oscurità dell'irrazionale alla luce della ragione. è un modo per dar magior importanza al proprio lavoro?

io penso che il lavoro dello storico sia già abbastanza delicato senza dover promettere palingenesi o sconfiggere mulini a vento.

Così come per tante altre questioni, ogni volta che un archeologo fa politica, mi sembra che l'effetto automatico sia di allontanare l'archeologia dalla gente, piuttosto che di sottrarli alle ombre di una caverna.

Roberto Bolognesi ha detto...

Amigu meu e casi frade! Mai apo nadu ca Resistentzia non bi at apidu!
Su chi cuntesto deo est sa "continuidade", sa "costante", su de identificare is montagninos de oe cun is nuragicos.
Sa resistentzia est documentada, ma custu non cheret narrer ca non bi siat stada integratzione puru (comente mostrat s'articulu de Stiglitz e comente mostrant is esempros de Arminius e de Julius Civilis). Sa resistentzia b'est istada, ma custu non cheret narrer ca non l'ant fata Sardos integrados (e isfrutados) chi si sunt arroscios. Su chi so fende deo est chircare de ponner dudas.
Mi connosches: deo non dia mai proponner una teoria seria, basada a subra de unu datu ebbía (Gorropu). Ma unu datu bastat a ponner in crisi tzertesas non giustificadas. E torro a narrer s'evidentzia de oe (antzis de ariseru, ca oe ... oramamma!) chi apo presentadu in "Sa 'costante resistentziale' e atrus mitus sardus" est ca semus su propriu populu. Gente chi si bistíat, mandigaíat, pregaíat, feaddaíat (prus o mancu) a sa matessi manera.
Balla, l'apo nadu a su macu 4 bortas custas dies, ma nemos chi faeddet de custas cosas craras e verificabiles. Totu current a faeddare de cosas chi ischimus male o nudda, ma ca propriu pro cussu, si prestant a las interpretare donniunu a manera sua.

Grazia Pintore ha detto...

Signor Elio,sono una barbaricina di Nuoro,purtroppo trsmigata a Firenze.Le racconto una favola dettami da un vecchio zio:una ragazza campidanese dice al babbo che si è fidanzata con un nuorese e il babbo commenta:tando sese amorande cun unu sardu.Sempre questo zio mi disse che se mettevo una moneta da cento lire sulla carta geografica della Sardegna,con al centro Nuoro,la barbagia era quella che ricopriva la moneta.Ovviamente queste sono storie,da persona incompetente non mi pemetto di discutere con chi ne sa più di me,anzi sono affascinata dagli scritti degli studiosi e,al di là degli scherzi,non esistono sardi più sardi degli altri.

francu ha detto...

Unu ziu di paese amava raccontare i consueti attacchi della Brigata durante la Grande Guerra:
"Po primu si castiaiaus in facci a sa muda, si faiaus sa 'ruxi,su zerriu po su rei... e sartaiaus a foras".
Diceva che uscivano allo scoperto sotto il tiro delle mitragliatrici austriache posizionate più in alto. Al rientro in trincea, si contava chi non rispondeva all'appello. Lui ricordava un giorno in particolare perché, nel suo plotone, "Is mortuus fuaus noi: cincu sardus e quattru cresientis".
Dunque, nel sentire comune di cento anni fa, un marmillese riconosceva tutti quanti i suoi commilitoni come sardi, meno che gli iglesienti.
Per lui, Roberto non saresti né balente, né sardu. Consoladì!

A me pare che avere o non avere dei miti non arricchisce, né impoverisce nessuno, ma avere miti in comune contribuisce a mettere insieme gli uomini e le donne di un territorio.
Ciò che mi fa salire il sangue agli occhi sono le strategie di chi si muove per attribuire una mamma a un figlio di nessuno, col solo scopo di poterlo chiamare poi figlio di puttana.

Gavinu M ha detto...

Come già detto in un altro post, imho, il fatto che ci fu resistenza, in ogni epoca, è un fatto storico documentato. Che tale resistenza fu costante, anche questo è un dato storico documentato, e Lilliu non ha fatto altro che dare una sua interpretazione. Anche a me non interessa il fattore politico, ma solo quello storico, e da sardo amante della sua storia, non posso che prenderne atto. Mi resta difficile capire quei sardi che pensano che tale resistenza fu solo un mito, o peggio ancora una ''pippa mentale'', e questo solamente perchè, molti nuragici, per poter resistere, pensarono bene di farlo nelle boscose montagne dell'interno. Per cui non trovo niente di scandaloso constatare che nella storia sarda sia esistita una costante resistenziale, nè tantomeno mi meraviglio che sia esistita, ....anzi!! Saluti Gavinu M.

Roberto Bolognesi ha detto...

O su Pilloni, custa borta ses tropu poeta po mei. Non ti cumprendu. Deu de mammas non ndi chistionu: deu chistionu de babbus--mannus e piticus. Su chi fueddat de mammas est Pittau.
Is mitus: a tui ti praxint is mitus chi cunfundint sa miseria materiali cun sa miseria curturali? Su mitu ca is Milanesus funt prus arricus, ca funt prus abbistus? Candu sa beridadi est ca funt prus abbistus poita ca funt prus arricus. Custa cida passada apu ligiu un'articulu americanu aundi narant ca s'arrichesa ammanniat s'intelligentzia. Fintzas cussus si ndi funt acataus: chi nci pensas, totu s'idea neo-liberali nd'arruit che unu cagalloni.
Medas bortas tui non cumprendis a mei e deu non cumprendu a tui: c'est la vie. Ma deu apu a sighiri a cumbati contras a sa curtura "milanesa": sa curtura de chini tenit dinai e de is tzeracus issoru. Comenti iant nau cussus minadoris de Iglesias a Gramsci: "Seus pobirus ca seus Sardus!" Cussus sa cosa dd'iant cumprendia mellus de Grasmci e totu.
Sa Sardinnia tenit abbisongiu de segamentus de matza. Deu seu bravixeddu--e custu dd'apu imparau in Iglesias!--ma tui puru ge t'arrangias. Teni-ti contu.

Roberto Bolognesi ha detto...

@ Gavinu: "il fatto che ci fu resistenza, in ogni epoca, è un fatto storico documentato. Che tale resistenza fu costante, anche questo è un dato storico documentato".
Deve essermi sfuggito qualcosa: vorresti chiarire?

Sandro ha detto...

E sa Barbagia 'e Mandrolisai? Tindi sese ismentigau?

Gavinu M ha detto...

@ Bolognesu: semplice, a partire dalla presenza punica, i Sardi che non vollero perdere la loro libertà si opposero agli invasori. I Punici faticarono non poco a stabilirsi in Sardegna e non riuscirono mai a controllarla totalmente, tanto che alla fine preferirono federarsi con loro. dice G.Pesce « ..Nello stesso tempo i Sardi rimasti indipendenti sulle montagne smisero il loro iniziale atteggiamento ostile nei confronti dei Cartaginesi, dei quali divennero federati, come dimostra il fatto che essi non si sollevarono contro i Punici nel momento in cui Scipione prese Olbia (259 a.C.), ma anzi fecero causa comune con quelli. Ne sono indizio le numerose menzioni di trionfi romani su Cartaginesi e Sardi. » (G.Pesce, La società in Sardegna nei secoli, pag. 36). Con i Romani le rivolte non si contarono più. Con i Bizantini, storici come F.C.Casula parlano di una Barbagia libera e indipendente con Ospitone ben conosciuto dalla chiesa di Roma. In epoca giudicale la resistenza degli Arborensi al regno di Sardegna e Corsica fu costante per oltre cento anni. In epoca spagnola la nobiltà sarda mal sopportava il ruolo di secondo piano al punto da organizzare l'assassinio del vicerè. Questo in grandi linee. IMHO la resistenza ci fu, e fu costante nei secoli. Così mi par di capire leggendo sulla storia sarda. Saluti, Gavinu M

Roberto Bolognesi ha detto...

@ Gavinu: insomma, è dimostrato che nel corso dei millenni i Sardi si sono anche, ogni tanto, ribellati. E quando non si sono ribellati, non si sono ribellati. Come tanti altri popoli nella loro situazione. Ma questa "costante" resistenziale non c'è. Siamo nella perfetta normalità. Come mi ha detto un mio amico verso la fine del '68: "Lotta Continua, va bene, ma sempri-sempri no!

Pietro Murru ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Gavinu M ha detto...

@ Bolognesu: IMHO i sardi nuragici erano un popolo libero, padroni del terrotorio dell'Isola e della Corsica e liberi di decidere sul loro destino. Questo fino a quando non si presentarono sulle coste isolane le navi delle potenze coloniali di allora. Con la perdita dei territori più produttivi e delle miniere, i Sardi nuragici persero pure la loro indipendenza e la loro libertà. Da allora, cosa che mi pare del tutto normale e costante in ogni popolo oppresso, non smisero mai lottare per cercare di riottenere la loro libertà ed il pieno controllo dell'Isola e della Corsica. In fin dei conti ha ragione: si trattò di una vera e propria ''lotta continua'' che il genocidio romano non riuscì a fermare (anche il fatto che ci fu genocidio dimostra che ci fu resistenza, esasperata). I sardi di oggi sono figli di quei Sardi. Gavinu M.

Roberto Bolognesi ha detto...

@ Gavinu: è un mito bellissimo, ma consolatorio. Infatti ci consoliamo con quel mito del passato e non facciamo quasi niente per il presente.

Gavinu M ha detto...

@ no, non è un mito, è un dato storico bello e buono, e non vedo perchè i sardi debbano vergognarsene. E' la nostra storia, e dobbiamo andar fieri di essa. Il fatto di prenderne coscienza significa già fare qualcosa per il presente.

mikkelj tzoroddu ha detto...

per Gavinu M.
Lei continua a trarre sue considerazioni storiche da ciò che scrivono gli archeologi. Altrove ha osannato il Lilliu. Ora ritiene di dare retta al Pesce.
Non crede sarebbe più corretto andarsi a leggere cosa dicano gli storici?
Certo, ammetto sia difficile trovarne alcuno che sia andato, con scrupolo personale, a fondo alle varie questioni, ma almeno se ci accorgiamo di una qualche sua colpevolezza, possiamo dirgliene quattro! Ma all'archeologo, che non ha preparazione e consuetudine per esprimersi in campo non suo, cosa vuol dire, proprio nulla. Egli, quando parla di storia, racconta quello che ha sentito dallo storico, così come può fare chiunque abbia una accettabile preparazione generale. Se racconta qualcosa di diverso, mette in piazza sue fantasie.

Gigi Sanna ha detto...

Caro Roberto, tu sai meglio di me perchè nascono i cosiddetti 'miti'. Sul concetto di 'mito' si sono scritti volumoni.E sai anche perchè in un certo periodo storico 'mito' è diventato Lussu e mito è diventato'Gramsci'. Ti dirò che anzi ci fu in Sardegna una specie di guerra del mito tra il Lussu sardista ed il Gramsci comunista. Guerra nella quale i comunisti cercarono di strappare il Lussu leggendario ai sardisti. Il mito poi, anche oggi lo si crea e lo si coltiva, anche pubblicando tutto Gramsci (con un'edizione pseudo popolare) con i suoi quaderni in edizione anastatica da parte di una certa intellighentzia dell'Unione Sarda. Io quando frequentavo il Liceo nella mia città non ero uno sprovveduto ma ha contribuito, nel mio piccolo, a diffondere 'mito' a piene mani: con la cultura' 'gramsciana',Lussiana Simonmossiana e poi pasoliana tra i miei amici di allora. I sardisti di allora. E da come parli si vede che anche tu, riferendo la frase del minatore iglesiente, coltivi dei miti. Che sono mi pare, come i miei, quelli della gioventù. Non bisogna vergognarsi di questi per un semplice motivo: quando non sono miti razzistici ma semplicemente d'orgoglio nazionale libertario,vanno coltivati. E come! Guai a un popolo senza 'miti'! Non fosse per altro per contrapporli ad altri miti (quelli freschi freschi, falsi e bugiardi come sono quelli sull'Unità d'Italia. Sarebbe come se un parente di Lussu disprezzasse una certa 'mitologia' perchè la giudicasse spregevole ganga circa la sua obiettiva figura di soldato e di uomo politico. E sai ancora che i miti non nascono dal nulla; nascono da fatti che realmente sono accaduti. E sempre 'grandi' fatti. I 'romantici' sardi, tanto disprezzati dalla mitologia 'comunista' di qualche decennio fa, fecero leva (persino elaborando dei falsi) su dei fatti storici grandiosi che riguardarono donne e uomini sardi altrettanto grandiosi. Una volta venne ad Oristano (credo questo di averlo raccontato) Nilde Jotti, presidente della camera a parlare di Eleonora d'Arborea. Gli storici isolani fecero a gara per tentare di ridurre, con questo e qull'argomento, la figura della giudicessa o Regina sarda. Ricordo bene la determinazione con la quale Nilde Jotti difese l'altissima figura della legislatrice sarda. In qualche modo la donna, studiosa di storia e di legislazione, pur non essendo sarda si comportò da 'resistente' al posto dei pusillanimi storici sardi che succubi a certe metodologie storiche tentavano di sradicare i miti 'romantici' fatti propri dal sardismo. I sardisti facevano l'applauso ad Amsicora? Si replicava che non era un sardo 'puro' ma un latifondista sardo punico. Si scrivevano saggi per sostenerlo. Essere latifondisti, come lo erano i Segni, a quei tempi era una cosa spregevole e attirava molte simpatie nel cosiddetto proletariato. E non solo. Io mi sono sempre chiesto quali fossero le prove 'documentarie' (lasciamo perdere quelle fasulle indiziarie) che Amsicora ( che aveva tra l'altro un nome nuragico!) fosse e punico e 'latifondista'.
Domanda finale: perchè Amsicora si uccise e perchè venne rasa al suolo Cornus? I romani 'maestri', che sapevano bene che per distruggere i 'miti' bisogna distruggere anche e soprattutto la cultura materiale che sorregge quei miti. Oggi si preferisce, in modo più subdolo, subordinarla a manifestazione di folklore.

maimone ha detto...

sembra che alcune teorie son meglio attaccabli solo quando si presentano con una patina di ideologia politica che magari, solo l'autore degli "attacchi" vede o fa fina di vedere, per meglio attaccare.


Mi piacciono i post di Dedalonur. Peccato che intervenga saltuariamente. E sono d'accordo con tutto quello che ha scritto.Ho riportato una frase del suo post che riflette anche il mio pensiero. Certa gente, infatti, non riesce a vivere senza polemizzare-calunniare qualcosa o qualcuno. Deve essere un modo per sentirsi vivi. Nello specifico si addebitano agli indipendentnsti, nei quali mi riconosco,cose che non stanno né in cielo né in terra.
Io sono barbaricino e, come ho già detto in altre occasioni, non ho mai preso sul serio questo presunto mito della costante resistenziale. E' indubbio, sono le fonti storiche a riportarlo, che l'area é sempre stata un pò ribelle, ma dubito che sia mai esistita una "costante resistenziale". Basta vedere il linguaggio, che a me sembra derivato addirittura dal latino aulico, anziché da quello popolare. Oggi si fa un gran parlare di teorie della continuità, ma a mio parere l'eredità latina del linguaggio barbaricino, e della maggioranza del lessico in particolare, é troppo evidente per poterla rimettere in discussione.
Vorrei spendere due parole sulla Gallura. Io ci ho vissuto 2 anni e ho avuto la fortuna di conoscere la cultura tipicamente gallurese. A mio modo di vedere, i galluresi sono i più sardi tra i sardi,non foss'altro perché hanno saputo mantenere tante belle tradizioni cheesistevano anche in Barbagia quand'ero piccolo.Se poi hanno un piede in Corsica tanto meglio. Teniamoceli cari i Corsi, che sono i nostri parenti più prossimi, anzi, i nostri unici veri parenti.
Conservare le nostre memorie storiche, di qualunque area siano, va bene. Anzi, dobbiamo lavorare per recuperarle e conservarle. Ma l'indipendentismo di oggi non vuole certo tornare a quei tempi. Se nei tempi antichi poteva essere leggittimo parlare di "popoli sardi", oggi abbiamo un solo popolo sardo, i cui problemi e le sue esigenze sono omogenee in tutta l'isola. Un popolo sardo che non ha ancora completato la sua trasformazione, che però è ritornato al mare, che ha saputo anche cogliere gli effettivi positivi apportati dall'esterno. Bisogna prendere atto che l'indipendentismo sardo di oggi, benchè si ponga giustamente sulla scia del passato, é un dato moderno che si proietta nel futuro. La fatica di certuni a voler smitizzare miti mai esistiti in realtà,nell'accusarci di razzismo o giù di lì, di volerci creare miti artificiosi etc etc, dimostra solo la pochezza di questi indidui. Come diceva Virgilio a Dante: non ti curar di loro ma guarda e passa.

Gavinu M ha detto...

@ Mikkelj, Imho nessuno più di Lilliu è autorevole sulla Civiltà nuragica, e da sardo sono profondamente riconoscente per i suoi studi che hanno contribuito a conoscere meglio il nostro passato. Che poi questo lavoro sia da sviluppare ulteriormente (e correggere anche in certe lacune), questo non sminuisce minimamente Lilliu). E poi la Civiltà nuragica non è argomento da sviluppare da parte degli storici ( ..e quali fonti scritte dovrebbero analizzare??!! Il lavoro di G. Sanna sta venendo fuori solo adesso e sicuramente dovrà passare un po’ di tempo prima che gli storici se ne occupino appieno), d'altronde si dice che furono proprio le guerre sardo-puniche, documentate da storici romani, ad ''introdurre'' la Sardegna nella ''Storia''. Per quanto riguarda la resistenza dei Sardi o Sardo punici contro i Romani, qualsiasi storico che si sia occupato di Sardegna romana, non ha fatto altro che sottolinearle, penso a E. Pais (vedi cronologia della Sardegna romana nell’introduzione di A. Mattone in ''Storia della Sardegna e della Corsica durante il periodo romano: http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_26_20060401172507.pdf , a Piero Meloni (Sei anni di lotte di Sardi e Corsi contro i Romani in Studi sardi, 1949 oppure in Sardegna romana). Ma non sta a me elencare gli storici che hanno sottolineato le rivolte barbaricine: queste rivolte nessuno oramai le può negare, a me basta sapere che fanno parte della nostra storia e che sono state costanti nel tempo e sotto qualsiasi governo alieno.

Roberto Bolognesi ha detto...

Gigi, ddu potzu ponni in su blog miu su chi as scritu?

Roberto Bolognesi ha detto...

Cito a memoria il grande Levy Strauss: "Il mito è una rappresentazione del passato funzionale alle esigenze politiche del presente.".
VA benissimo!
Ma non nella scienza! Io critico Lilliu e Pittau e Wagner e Cagnetta perché hanno fatto mitologia, quando pretendevano di fare scienza. Grazia Deledda, invece, ne aveva diritto e non è criticabile per questo.

Grazia Pintore ha detto...

Signor Maimone,Lei è una persona molto saggia e pacata è ha ragione nel dire"non ti curar di loro ma guarda e passa".Sapesse quante cose apprendo dalle vostre discussini,a volte,un pò troppo animate,ma sempre molto interessanti.

Gigi Sanna ha detto...

eja, Robe', poniddu!Abbaida però chi est pagu cosa e scrittu comente post 'andante' e non coment'articulu.

maimone ha detto...

Signora Grazia

ho sempre pensato di non aver saggezza, neppure adesso che mi sono diventati grigi i capelli. Se fossi stato più saggio, avrei optato per altre idee, più tranquille, e magari più redditizie. Ho una tale conoscenza diretta di tutta l'isola, oristanese escluso,per dire che in Sardegna siamo tutti sardi. Perciò odio i campanilismi che, storicamente, hanno fatto solo male alla nostra isola.Sono certo che le giovani generazioni rimetteranno le cose a posto.

Gigi Sanna ha detto...

Sì bisogna distinguere bene tra ricerca scientifica e 'mito' più o meno letterario. La ricerca per ora mi dice che furono i semitici a colonizzare l'isola con la loro cultura Yhwhistica israelitica e che i Shardan non sono propriamente i soli 'Sardi' (indoeuropei) da cui noi discendiamo. Sono convinto che la maggior parte di essi fosse della cosiddetta cultura di Ozieri, di origine anatolica e non siriana. Ma poi i due popoli (non so come ) fusero in maniera 'intelligente' le due 'culture', per cui come hanno visto anche gli archeologi, non vi fu 'frattura'. Ma saranno gli altri documenti, quelli che verranno negli anni futuri, a dircelo: sia quelli del neolitico e dell'eneolitico sia quelli, fortunatamente scritti, del nuragico. Ma questo cosa vuol dire? Per me è (sarebbe) verità scientifica per altri potrebbe essere legittimamente mito perchè, semitici o indoeuropei che siano stati, le fonti egiziane ci dicono che i 'Signori Giudici' attaccarono l'Egitto. Mica ci dicono che i Sardi nei cantoni si armavano di tutto punto per sbudellarsi tra di loro! Ecco l'archeologia politica alla Stiglitz: nega il ruolo dei sardi Giudici perchè è bene negare non tanto la verità (di cui spesso non frega proprio a tanti) quanto il mito che si potrebbe creare (come poi si è creato, anche con Porrino) per il petto da tacchino dei Sardi.

mikkelj tzoroddu ha detto...

Per Gavinu M.,
in primo luogo vorrei ricordarti che l’argomento trattato era “la storia”, non altro. E vedo chiaramente come tu concordi appieno con le mie parole, perché non rintuzzi la mia affermazione che vede il Lilliu studioso non titolato a parlare di storia, il cui argomento esula dal suo campo di studio! Quanto alla tua esiziale affermazione: «E poi la Civiltà nuragica non è argomento da sviluppare da parte degli storici (..e quali fonti scritte dovrebbero analizzare??!!», essa inferisce un colpo mortale alla tua propria personale cultura.
Non credo sia proficuo per entrambi continuare il nostro dialogo.
Grazie,mikkelj.

Grazia Pintore ha detto...

Signor Maimone,proprio perchè nega la sua saggezza dimostra di essere saggio e molto equilibrato ed è vero che i campanilismi sono negativi anche se,purtroppo,lo sono, un pochettino ,per la mia sardità barbaricina.Razionalmente concordo che in Sardegna siamo tutti sardi.