lunedì 28 febbraio 2011

Notifica di morte. La mia

di Francu Pilloni

Proprio oggi mi è pervenuta la notifica: mi estinguerò il 28 luglio alle ore 12 e 30 precise.
La notificatrice è rimasta a scrutarmi in viso per carpirmi le emozioni.
- Perché proprio all’ora di pranzo?
- L’orario è tassativo; sul giorno si può vedere - mi dice mentre consulta un iphone - Potrebbe andare il 28 aprile?
Bene, penso, morire proprio il giorno de Sa Die de sa Sardigna! o la festa è il 27? Comunque un giorno prima del matrimonio del secolo. Quante telegiornalate mi risparmierei!
- E posporre? - provo a ipotizzare, pensando che il 28 agosto è già più fresco, magari incappo in un giorno di maestrale; il 28 settembre sarò lì lì per vendemmiare ...
I pensieri mi vorticano in testa e durano un millesimo di secondo. Certe volte il mio cervello gira in folle, il vuoto di pensieri e di emozioni fa sì che la mia faccia assuma l’espressione di uno che si prepara a ridere. Gli ingranaggi della mente collimano un’altra volta: in fondo 5 mesi sono tanti per prepararsi a morire. Penso che mi sia stato riservato un trattamento di riguardo, non a tutti è concesso recarsi all’appuntamento fatale con la reale consapevolezza di quanto sta per accadere.
- Se vuole ... - mi risponde la bella notificatrice che non riesce a leggermi in viso nulla che non appaia un’ironica apprensione.
Invece sto pensando che motivo costante di malumore è il pensiero di cosa scriveranno di me, non ostante le buone intenzioni, quando non potrò difendermi dal fare una figura ridicola. Allora mi preparo: farò incidere sul marmo queste parole: qui giace..., no! non giace e non riposa! Qui sta Franco Pilloni / mai illuso di essere eterno / vissuto come se lo credesse. Oppure in sardo, forse anche meglio: Innoi est Francu Pilloni /mai illudiu de bivi po sempri /  campendi comente chi essit eternu. Ecco, mi piace in sardo quell’ est, è, che non vuol dire solo è, ma anche vive, opera, imperversa, un po’ come il  Dio degli Ebrei, Iavè, Colui che è.
E come rapportarsi a parenti, amici e conoscenti?
Bene, glielo dirò con anticipo, come sto facendo: farò loro il favore di non potersi trovare delle scuse ridicole. Inoltre, le tre parole di stima, le potranno mettere qui sul blog. Non gli costeranno nulla, oltre tutto.  
- Perché sei tu a notificare? - chiedo alla bella figura che ancora mi sta davanti - Non dirmi che è un impiego passato tramite Lele Mora!
- No, io non sono viva come sembro, maestro. Faccio questo per darmi del tempo per vedere chiaro dentro me stessa.
- Allora ho sbagliato anch’io? - mi ritrovo a farmi l’esame di coscienza.
- Non credo proprio, maestro.
- E invece sì. Ti ricordi quando pretendevi che andassi al pomeriggio a vedere le vostre partite di basket?
- Mi ricordo bene quanto ero insistente.
- Bene, avrei dovuto capire che forse quella smania di essere vista, ammirata, portata al centro dell’attenzione ...
- Non per questo sarai condannato, maestro.
- Ah no? E per cos’altro allora?
- Lascio il 28 luglio allora. Ciao, maestro.

1 commento:

babay ha detto...

Quando un bambino non capiva qualcosa, la colpa era: del maestro nella scuola elementare; dell'alunno nella scuola media.
Essendo io maestro, mi carico di ogni e qualsiasi colpa.