domenica 8 agosto 2010

Sos Zigantes: che si dirà alla stampa mondiale?

C'è un piccolo problema, cari assessori sardi al turismo e alla cultura. Che cosa sarà detto, in ottobre, ai giornalisti di mezzo mondo che la Regione inviterà ad ammirare le 38 statue di Monti Prama? Che sono statue fenicie, che le fecero artigiani assiri su committenza di qualche aristocratico sardo, che le scolpirono sardi con complessi di inferiorità nei confronti dei fenici appena sbarcati per dimostrare loro che anche qui eravamo civili?
Faccio un passo indietro. Respingendo la proposta di una tournée sino-calabra dei Giganti, i due assessori sardi, Sannitu e Baire, hanno annunciato oggi che “ il prossimo ottobre, in occasione dell’esposizione al pubblico delle statue organizzeremo una forte azione di promozione di questi tesori della Sardegna”. Nelle intenzioni dell'assessore del turismo “l’evento di ottobre deve avere un respiro internazionale e coinvolgere giornalisti televisivi e della carta stampata da tutto il mondo. Saranno invitati anche 10 tra i tour operator più importanti a livello globale al fine di creare nuovi circuiti turistici destagionalizzati basati proprio sull’immenso patrimonio archeologico della Sardegna”. E quello della Cultura, Baire, rivendica: “E’ il nostro assessorato che ha finanziato il restauro. Ma il lavoro di ricerca e di scavo non è concluso: da quell’area è lecito attendersi altre importanti scoperte”.
Entrambi riconoscono una cosa che anche a me era apparsa chiara: senza la proposta del manager dei Beni culturali, Resca, delle statue di Monti Prama poco si sarebbe parlato e, probabilmente, neppure avremmo avuto conferma del loro numero: 38. Bene, fa sempre piacere sapere che uno spiritaccio autonomista aleggia nelle stanze del governo sardo e che si faccia strada un'idea poco frequentata dai ceti politici (ma non solo) della Sardegna: la cultura e insieme ad essa la lingua (concetto questo più difficilmente digerito) possono essere potenti motori di sviluppo economico.
Torno però alla domanda: che cosa si racconterà ai mediatori dell'informazione mondiale, illustrando la magnificenza della statuaria sarda? Che gli esperti del laboratorio di Li Punti, con i loro microscopi e con altri strumenti, hanno scoperto con ragionevole sicurezza che le statue sono state scolpite nel X secolo, senza chiedere l'aiuto di assiri, greci, fenici, etruschi, ma che non si può dire. Come in questo blog riferisce Leonardo Melis di aver sentito, “la datazione indicata da lei terrorizza i miei colleghi?”
Secondo le mie approssimative conoscenze, il X secolo aC precede il VII-VI. E se è vero, come dice Mauro Peppino Zedda, che “non è possibile concepire le statue di Monti pramma senza gli artisti che hanno fatto scuola a chi le ha realizzate”, mi immagino sia vero anche il reciproco: “Non è possibile concepire le statue assire senza gli artisti che hanno fatto scuola a chi le ha realizzate”. E siccome gli Shardana dalle parti dell'Assiria bazzicavano frequentemente (se non altro per nostalgia dell'area del mondo da cui, sempre secondo Zedda, arrivarono in Sardegna nel XIII-XIV secolo), sai che casino... Capisco che le voci uscite da Li Punti, riportate dall'ex assessore della cultura, Mongiu e più recentemente dai giornali sardi siano capaci di terrorizzare.
Ma allora, cari Baire e Sannitu, perché non convocare a Li Punti archeologi non prevenuti e non terrorizzabili a cui chiedere il piacere di datare le statue, prima di farci fare una figura cacina? Anzi, dato che ci siete, convocate anche qualche epigrafista che conosca dal protosinaitico in giù e mostrategli (sempre che riusciate a rintracciarli) la navicella di Teti, il coccio di Pozzomaggiore e quello con iscrizioni ugaritiche ritrovato dalle parti di Villanovafranca. Tanto, come ha detto Lucia Baire è la Regione a pagare e ad avere in idea di utilizzare il nostro enorme patrimonio per creare economia e lavoro.

34 commenti:

Mauro Peppino Zedda ha detto...

Caro Zuanne Franziscu, che le statue siano state fatte in Sardegna o per meglio dire nel Sinis è un dato di fatto.
Dunque per forza di cose in esse vi è lo spirito del luogo!
Quando Renzo Piano progetta un qualcosa a Tokio non penso che nel suo progetto non inserisca anche il genius loci !
L'idea che gli shardana arrivino in Sardegna a partire dal XIII sec.C. è una idea formulata da N. Sandars nel 1978, oggi accettata dalla stragrande maggioranza degli studiosi mondiali, seppur declinata secondo diverse accezioni.
Rendeli in una conferenza svolta a Ghilarza ha mostrato la sua tesi ha fatto vedere come in delle sculture assire vi siano elementi che poi compaiono nelle statue di Monti Pramma, secondo lui le statue rappresentano un componimento mitico commissionato da un aristoi nuragico e realizzato da un artigiano assiro "donato" all'aristoi da mercanti fenici.
Rendeli è stato bravo a avvalorare l'idea del dono dell'artigiano, portando prove di artigiani greci che venivano donati agli aristoi etruschi.
Ma al di la di ricostruire lo scenario attraverso cui un germe di scuola sculturea assira arriva a realizzare le statue di Monti Pramma.
Ciò che conta e che la ricostruzione filogica dell'origine storico artistica entro l'ambito vicino orientale mi è sembrato assai convincente.
A questo si deve aggiungere un dato, e cioè che lo storico dell'arte Peter Rockwell (assunto e pagato dal centro di restauro) ha detto che nella realizzazione delle stutue è stata utilizzata la GRADINA uno strumento che non si conosceva prima del VII secolo. a.C.
Viceversa la Boninu non ha ancora spiegato perchè lei pensa all'X e XI sec. a.C.
La tesi che si tratti della realizzazione di un artigiano di scuola assira che comunque innesta la sua scuola artistica entro il genius loci del posto, è suffragata da alcune altre cose: in Sardegna non c'è un prima nè un dopo Monti Pramma, Monti Pramma non è in Barbagia ma a pochi chilometri da mare e a poche decine di metri da uno stagno di Cabras.
Infine ecco in cosa mi differenzio da Rendeli, siccome per me Tharros (come Kalaris, nora, ecc.) erano insediamenti shardana fondati e cresciuti a partire dal XIII se. a.C. penso che Monti Pramma fosse un tempio shardana e non nuragico.
Se fosse stato un tempio nuragico ne avremmo trovati anche degli altri (se li si troverà cambierò opinione).
Non credo affato che nel mondo Nuragico vi fossero gli aristoi!
E l'unicum di Monti Pramma non è certamente una prova sufficiente a far pensare agli aristoi.

Nel cap XIX del mio ARCHEOLOGIA DEL PAESAGGIO NURAGICO, penso di aver ben spiegato che gli shardana che arrivano nel XIII sec. non andarono oltre gli insediamenti noti come fenici e che in un modo o nell'altro convissero con gli indigeni ilienses , balari e Corsi.
E se è vero che i cosidetti Sardi pelliti (come li chiama Tito Livio) poi detti più propriamente Iliesi, balari e Corsi, combattono a fianco dei Sardi (delle città) credo che vi fossero dei buoni rapporti.

Antonio R ha detto...

Per Mauro Peppino Zedda

"Ciò che conta è che la ricostruzione filogica dell'origine storico artistica entro l'ambito vicino orientale mi è sembrato assai convincente."

Ciò che conta,caso mai,saranno le analisi al C14,non trova?Pare che le statue riportino tracce di colore sulle quali poterle eseguire.Perchè sprecare tanto fiato a dire "a me pare che..", "sono convinto che...","tizio ipotizza che.."Perchè non sprecarlo per invocare,finalmente,dati scientifici sicuri?

Per quanto tempo ancora voi studiosi vi dovrete scannare su ipotesi e supposizioni del tutto personali?

Roberto Bolognesi ha detto...

O ZF, già l'isco ca sa batuta est fatzile, ma la scrio su matessi:
ant a agatare unu compromissu e ant a narrer ca las ant fatas mastros de perda "assiro-pabillonesos".

elio ha detto...

@ Roberto Bolognesi.
Sa batuta es tropu bella. Cheret a la leare a ziru in totu su mundhu umpare a sas istatuas. A iscumissa ca nd'essit una spezializatzione noa? S'"assiro-pabilloniseria".

francu pilloni ha detto...

Il popolo che ha scolpito le statue di Monti Prama aveva una lingua sua propria, senza che nessun maestro venisse da fuori ad insegnarla.
Ebbene, se uno è stato a Monti Prama, ha sicuramente notato a due o trecento passi il nuraghe che di nome fa Tzricotu.
Proprio quello, il posto dove fu rinvenuto il sigillo in bronzo che sta da qualche parte nel museo di Cagliari (suppongo relegato ormai fra i reperti medioevali), gli altri di cui si hanno le foto o gli stampi e forse ancora tanti altri di cui non si conosce proprio nulla.
E in quei sigilli, metti pure ad opera di uno scriba assiro o ugaritico di passaggio, vi sono impresse dei segni che rimandano a parole usate da quel popolo per indicare se stessi, anzi is prinzipalis fra di essi: giangalloni e gaurru.
Le due parole, attestate dallo studio di Gigi Sanna, sono ahinoi! ancora in uso nella lingua sarda, anche se hanno assunto un significato dispregiativo, giusto il ribaltone dei valori, anche linguistici, che ogni religione subentrante impone a quelli precedenti.
Chi non ricorda, ad esempio, che nel gioco delle carte il 4 di bastoni veniva chiamato su Negus, proprio perché non vinceva su nessun'altra e neppure dava il diritto a iniziare il gioco come il 4 di ori?
Su Negus era il Negus Neghesti, il Re dei Re, l'imperatore d'Abissinia appena conquistata.
Ecco che Giangalloni, ovvero Gigante, significa ora uomo spropositato in altezza e pertanto sgraziato; Gaurru da uomo illuminato, pieno di luce, che voleva dire, oggi si usa per indicare un caffone o un gaglioffo da quattro soldi.
E allora, perché non tornare all'antico e chiamare le statue, alte due metri e passa, col loro nome originario?
I Giangalloni di Monti Prama, italianizzando un più preciso is Giangallonis de Monti Prama.
In inglese suonerebbe come The Giangallonis of Monti Prama (The Giants of the Palm Mountain, nella traduzione di Google).
Associata alle statue correrebbe per il mondo anche la lingua sarda, che evidentemente è antica quanto esse e forse anche di più. E scusate se è poco.

Mauro Peppino Zedda ha detto...

Signor Antonio l'esame al C14 lo si fa sul materiale di origine organica, sulle statue è difficile che....

zuannefrantziscu ha detto...

@ Sulle reticenze della Boninu (ma se ne parla da anni, le si possono ancora definire reticenze?) e soprattutto sul fatto che non è dato sapere da che cosa tragga le sue certezze, d'accordo. Ma non sarebbe il caso di insistere perché queste conclusioni siano rese pubbliche?
Perché innamorarsi di tesi che possono essere un boomerang e non avvertire come queste tali possano essere? Se si dovesse acclarare, con gli strumenti oggi a disposizione, che effettivamente le statue sono del 1000, che farà l'etruscolo, retrodaterà l'arrivo degli artigiani assiri, riconoscerà che è nel novero delle possibilità che gli assiri siano andati a lezione dagli Shardana?
Ma soprattutto, amico mio, perché innamorarsi di una tesi, tanto da sposarla (salvo divorzio), invece di sottoporla a critica come fai con altre tesi in altri domini? Fra l'altro, mi pare abbia ragione Atry, i tuoi Shardana arrivati nel XIII secolo, davvero sei sicurp che, settecento anni dopo di occupazione dell'Isola abbiano sentito il bisogno di chiamare artisti assiri per riprodurre i loro (?) bronzetti in forme megalomani?
Le tesi di Rendelli sono rispettabili come quelle di Zucca e di Tronchetti e discepoli. Ma le loro incongruenze sono così tante, così decontestualizzate dal fenomeno Shardana, che forse un supplemento di indagine microscopica e al C14 farebbe bene a tutti.
Io non credo che (mi riferisco a quel che tu affermi circa N. Sandars e la "stragrande maggioranza degli studiosi mondiali") che i progressi nella ricerca sia un fatto democratico, vince la maggioranza, A me basta che ci siano, in disaccordo, Zertal e Ugas per pensare che un'altra soluzione sia possibile. E' già successo a Curie, a Marconi, a Galileo, a Einstein e, nel tuo campo, a Taramelli. Altrimenti saremmo ancora a Spano e a Mingazzini che sosteneva l'origine fenicia dei nuraghi.

Mauro Peppino Zedda ha detto...

Cara Aba, su Peter RockWell posso dirti che è stato assunto dal centro di restauro per una collaborazione, le notizie su di lui che io sappia erano on-line nel sito web del centro di restauro (io personalmente mi rifaccio ad una pubblicazione di Laner, in corso di pubblicazione, che comunque , anche lui parla di VI sec. a.C., e dice che non si tratta di statue ma di Talemoni come intuito da Pittau).
Anche Lnaer si fa la stessa domanda e la scrive nel suo libro se hanno preso (a pagamento) l'esperto , e se l'esperto dice VI perchè la boninu continua a dire X-XI ?).
Cara Aba dirmi che gli assiri hanno una lunga storia, è altrettanto banale quanto dirti che l'arte nel corso di quella storia si modificò, ed è altrettanto banale che ribadirti che Rendeli ha agganciato le statue di Monti Pramma a certe espressioni artistiche assire del VII-VI secolo.
Se vai nel XIX cap del libro citato, troverai che a mio parere gli insediamenti costieri (Calaris, Therros, Nora, Sulci) shardana nacquero proprio per soddisfare il bisogno di Stagno e d'argento dell'impero Assiro (faccio notare che il mio libro è stato stampato 6 mesi prima (è scritta perlomeno 3 anni fa) che sapessi della tesi di Rendeli) di cui approvigionavano sin nella lontana Tartesso (valle del Gualquivir Spagna).
Ora a parte che le accuse di esterofilo mi fanno un baffo, spero che non mi accuserà di esterofilia chi sostiene che gli shardana, invece che essere arrivati nel XIII sec. sarebbero arrivati nel XXIII e oltre a Monti Pramma avrebbero fatto ziggurat, nuraghi e tutto il resto!!

Le statue di Monti Prama, ops i Talamoni di Monti Pramma sono patrimonio dell'umanità, sono stati costruiti con la pietra del Sinis 2600 anni fa (sino a prova contraria), nel loro contenuto storico artistico vi è una commistione di arte Assira assieme al genius loci di quell'angolo di Sardegna di 2600 anni fa.

Ora che finalmente le hanno restaurate sarebbe giusto che tornino nel museo della città in cui sono state rinvenute.

Mauro Peppino Zedda ha detto...

Caro Zuanne,
in tutto cioè che dico, anche se non espresso, vale il detto: vale sino a prova contraria.
Il C14 non penso sia applicabile alle statue. Serve materiale organico.
Io gli shardana che arrivano nel XIII gli vedo insediarsi in quei luoghi che conosciamo come Fenici (mentre Pittau e Garbini li vedono mischiarsi con i nuragici).
Li vedo come protagonisti commerciali dei traffici che univano le sponde Orientali del Mediterraneo a quelle Orientali e Atlantiche dove nella valle del Guadalquivir vi era la mitica Tartesso.

sinceramente non vedo nessuna diminuizio di tipo culturale nel fatto che un artista di scuola assira sia artefice o coartefice delle statue di Monti Pramma.

Lilliu stesso su due Bronzetti di Sardara (mi pare) scrisse arcieri assiri (se Pierluigi è in ascolto sa a quali mi riferisco e può farti avere le immagini, io col web ci bisticcio!!)

Pierluigi Montalbano ha detto...

@ Mauro

ecco l'immagine:

http://yfrog.com/5narcieredisardarap

Archeologia Nuragica ha detto...

Aba non ho detto Telamoni Assiri,
ho detto che un bravo storico dell'arte li ha collocati entro una influenza storico culturale assira.
La proposta mi è parsa ottima, sino a prova contraria, se tu sei così critica, molla un po la paleoepigrafia e dedicati alla storia dell'arte (è assai più affascinante) e prova ad inserire i Monti Prama dentro il vasto ambito culturale del Mediterraneo.
Spero che non penserai che sono piovute dal cielo?
Dopotutto anche dal punto paleoepigrafico tu cerchi confronti nel Mediterraneo.
Spiegami poi perchè secondo te sarebbero più antiche, non dirmi che ti basta la parola della Boninu? Che , per quanto la stimi come persona, mi pare che dal punto di vista storico artistico è una emerita sconosciuta.

mauro peppino

scusate ero connesso con altro account

DedaloNur ha detto...

ecco cosa dice Peter Rockwell:
L’analisi delle superfici ha evidenziato l’uso di strumenti in metallo, probabilmente in bronzo, quali subbia, scalpello con lama di varie misure (vedi la foto), uno strumento simile ad un raschietto utilizzato per levigare la superficie al pari o insieme ad abrasivi, una punta secca per incidere linee fini di dettaglio, uno strumento per produrre fori che può essere assimilato al trapano, così come è chiaro l’uso di uno strumento simile al compasso con il quale sono state realizzate le linee circolari. Sono stati inoltre rilevati segni che ricordano le tracce lasciate da una gradina anche se quest’ultima
compare “ufficialmente” in Grecia solo nel VI secolo AC.

ora per chi non la sapesse la gradina (tooth chisel) è semplicemente uno scalpello con dentini
http://en.wikipedia.org/wiki/File:Tandijzer.jpg

tra gli strumenti che rockwell cita vi sono : compasso, trapano, scalpelli di varia foggia tra cui va annoeverata la gradina..

va detto anzitutto che rockwell parla di "probabilmente"...potrebbe essere uno strumento similare.
ma tutti quegli strumenti i nuragici li possedevano e conoscevano. Ho letto non ricordo dove, che s dava i nuragici possessori del compasso o strumenti simile. un trapano sempre se ricordo bene, l'avevo visti esposto al museo sanna di sassari, scalpelli in vari nuraghi tra cui per fare 2 esempi..la prisciona, e albucciu.

dunque cosa ci vuole a concepire l'idea di uno scalpello a dentini...se si vuol fare un tratto a linee parallele?

infine qualcuno deve spiegarmi in modo plausibile, com'è che questi shardana levantini, o questi Sardi (cioè nuragici mischiati a fenici) avessero tra i loro simboli identificativi il nuraghe, com'è nella bronzistica, nelle varie sale delle riuniuni e persino nei giganti di monte prama...

questi shardano levantini, questi sardi-fenici, erano adoratori del nuraghe? perchè? si fecero assimilare così tanto dalle popolazioni locali?

mah...se la presenza di "modellini di nuraghe non è una carta d'identità ...

p.atzori ha detto...

Una curiosità: mi chiedo se sia stato consultato un geologo, o meglio, un mineralologo per dire da quale sito o cava nel Sinis provenga l'arenaria delle statue.
Non so se sapere questo possa aiutare a datare le sculture. So invece che il metodo del C 14 non è idoneo allos scopo, a meno che non ci siano residui di vernici di origine organica sulle statue.

Mauro Peppino Zedda ha detto...

Caro Dedalo,
sei stato formidabile nel trovare tal Rockwell non dispero che procurerai anche il testo di Rendeli!
Penso che l'uso della GRADINA sia un dato sufficiente a prendere atto che allo stato attuale delle ricerche il VII-VI secolo è l'età più probabile!
Viceversa rimanderei ad altra occasione, il tema su a chi dare la paternità politica della realizzazione dei Talemoni, esse sono state realizzate nel Sinis per volontà dei nuragici o dei Sardiani, vedremo, con la collaborazione di un artigiano di scuola assira.
Ma se ha qualcuno di voi fa comodo pensare, che l'artigiano fosse un nuragico, che per vicende che non conosciamo sia finito in Assiria (al tempo dell'imperatore Ashaddon), e che quando è tornato in patria abbia prodotto i Monti Pramma va bene comunque.
Non è certo la etnicità dell'artigiano che conta, ma la scuola da cui proviene.
Comunque una scuola che si è amalgamata e fusa col genius loci del Sinis.

Adriano ha detto...

Son proprio curioso di vedere come si evolverà nei prossimi mesi tutta questa faccenda. - Bomboi Adriano

DedaloNur ha detto...

Caro Mauro,

non sono stato affatto formidabile perchè le dichiarazioni di Rockwell sono contenute nel sito web di Li Punti. basta aver tempo di cercare..... e dopo una serata
a Cala Banana (nessuno osi ridere,...) da dilettante mi diletto..

Per Rendeli, in effetti, ho gia sguinzagliato un caro amico ammanicato con alcuni dell'uni di ss. però tra poco è ferragosto. dovrò aspettare.

Cmq forse non è stato chiaro quanto ho scritto:
1) Rochwell parla di un attrezzo simile alla gradina non è certo che potesse essere effettivamente essa. come puoi leggere... non dice: con assoluta certezza..
2) i nuragici disponevano di tutti gli altri strumenti sino a prova contraria.

creare uno strumento con le stesse finalità della gradina o simili a me sinceramente, non pare cosa troppo remota. basta dentellare un normale scalpello.

3) shrdana levantini...nuragico-fenici (sardi, nell'accezione accademico fenicista) veneratori dei Nuraghi? . ma capite cosa implica?

4) guarda Mauro io concordo con te e con Bianchi bandinelli che occorra, per risalire alla matrice di un opera d'arte intenderla più come produzione (di una cultura, scuola chiama come vuoi), che non come creazione del singolo artista.Questo è un concetto ovvio che nessuno, qui ti sta contestando.

Comunque reperirò le ppt di rendeli. e poi con tutta la mia pochezza valuterò se le ragioni di rendeli siano così incontrovertibili o se lascino spazio ai dubbi.
La cosa che agita tanto Aba (e pure me..) è che tu ormai hai accantonato i dubbi...
io penso che quando un archeologa si esponga a dire che è X secolo...è perchè un indizio deve averla indotta a pensare a quella data. quindi mantengo i dubbi. tu no.

DedaloNur ha detto...

faccio poi presente che A. Stiglitz ha identificato nello scarabeo rinvenuto nella necropoli sottostante le macerie dei giganti, uno scarabeo dell'VIII secolo. il che naturalmente non ci libera degli assiri...

Mauro Peppino Zedda ha detto...

caro Dedalo io navigo nel dubbio, so che non esiste la verità, ma sono anche un anti-relativista, e dunque mi affido , sino a prova contraria, alla teoria che mi pare pià verosimile.
Riguardo allo scaraboide trovato in una delle tombe a pozzetto non lo ritengo un elemento datante i Talemoni, non sappiamo se le tombe siano posteriori o anteriori i Talemoni.
Inoltre Stiglitz propone un arco cronologico tra l'VIII e il IV per quello scaraboide...

PS: ritenere che il realizzatore dei monti Pramma avesse inventato la gradina prima del resto del mondo, potrebbe essere anche vero ma è una forzatura teoretica indimostrabile!

Mauro Peppino Zedda ha detto...

Cara Aba, tra il 2009 e il 2010, io ho avuto modo di entrare nel merito di tre teorie serie sui talamoni di Monti Pramma: quella di Pittau, quella di Rendeli, quella di Laner (in un libro che che sta per essere stampato che ho per le mani), loro parlano di VI, massimo VII e lo fanno argomentando.
La Boninu è cinque anni che afferma XI, senza spiegare dove si basi la sua impressione. é certamente una belladonna anch'essa, mi è pure simpatica, occupa una poltrona importante, ma non per questo debbo credere a scatola chiusa a tutto quello che dice.
Spero che prima o poi spieghi il perchè lei pensa al X - XI.

Giuseppe ha detto...

Confesso: faccio fatica a capire.
Sino a qualche tempo fa nessuno metteva in dubbio la continuità culturale tra bronzetti e Giganti. Ora, anziché approfondire questa indubitabile verità, è sufficente che uno parli di PROBABILE similitudine con la scuola assira e via: tutti a discuterne. Tre stanze del blog dedicate a Monti Prama e nessun commento, ad esempio, sul fatto che i Giganti portino le corna o che raffigurino degli arcieri con tanto di piastra protettiva sul petto, Boh!
E' proprio vero, siamo malati di "esterofilia" acuta al massimo livello.
a si biri

Giuseppe Mura

elio ha detto...

@ atropa belladonna
Eh, Aba, a qualcuno i gelati piacciono molto. specialmente se si è giovani e di sesso maschile. Il cervello non riesce ancora a controllare gli ormoni che urgono in circolo.

maimone ha detto...

Concordo con Giuseppe Mura. Questa mania di voler trovare una spiegazione a tutto facendo arrivare ogni cosa dall'esterno é proprio un male incurabile dei sardi (che s'inquadra perfettamente con la feniciomania, micenomania etc). Noi sardi siamo proprio degli incapaci congeniti: niente scrittura, niente navigazione, niente vita urbana, niente manifestazioni artistiche, niente di niente. Meno male che ogni tanto qualcuno veniva a farci visita (o ci veniva mandato per punizione). Altrimenti saremmo ancora alle caverne. A me pare, dall'alto della mia abissale ignoranza, che prima si fa la grande opera e poi se ne fanno le riproduzioni in miniatura. Intanto, logica vorrebbe che prima si faccia San Pietro, e poi i suoi modellini da vendere ai turisti che visitano Roma. In secondo luogo non capisco perchè una certa similitudine spinge tutti ad affarrrarsi sul niente (hanno copiato gli uni, no, hanno copiato gli altri). Io credo anche nella casualità delle cose. Se i pinguini (che sono uccelli), anziché le ali, hanno le pinne per nuotare non é sicuramente perché hanno rubato il copywright ai pesci. In realtà si tratta di una semplice convergenza funzionale avvenuta negli uni all'insaputa degli altri lungo la scala evolutiva. E' necessario scomodare gli assiri, o chi per loro, per giustificare l'esistenza di queste statue? Io non sono un esperto, però ho notato che lo schema a T del loro viso già si ritrovava in numerose altre opere scultoree della Sardegna, precedenti cronologicamente le statue (o almeno credo).
Anche la faccenda della gradina mi lascia perplesso (ammesso che sia corretta l'interpretazione di Rockwell). E' accertato storicamente che l'hanno inventata i Greci? O semplicemente che si é certi del suo uso solo a partire dai greci? In quest'ultimo caso io mi attenderei una revisione critica del tipo "un tempo si pensava che l'uso della gradina fosse iniziato con i Greci, ma oggi, alla luce di quanto osservato a Monti Prama, l'invenzione di questo strumento deve essere necessariamente retrodatata" (a patto che i Giganti siano più antichi, beninteso). E' un peccato mortale pensare che questoo strumento, di concezione assai semplice, ne facessero uso tutte le civiltà indipendentemente l'una dall'altra?

Salude e libertade

Giuseppe ha detto...

A proposito di statuaria nuragica riporto quanto scrive Raimondo Zucca sul rinvenimento (da parte di Antonio Taramelli), a Santa Vittoria di Serri e presso il pozzo sacro, di due protomi taurine, una delle quali alta 30 cm:
"La scultura zoomorfa in pietra di Serri rappresentava per la cultura nuragica, prima della scoperta dei kolossoi di Monte Prama, la testimonianza di un'arte scultorea a tutto tondo di impegno monumementale, sorta anteriormente alle statue di animali fantastici e naturali di epoca orientalizzante della Grecia, dell'Etruria, della Spagna e della stessa Sardegna di ambiente fenicio. Per le due protomi taurine di Serri deve pensarsi alla rappresentazione divinià-toro, l'antico compagno della dea Madre della civiltà prenuragica, raffigurata nello schema delle corna taurine o nella più curata forma della protome nelle domus de Janas in età prenuragica".
Stiamo parlando di una continuità culturale che va dal tardo Neolitico al prenuragico e al nuragico.
Ecco perché continuare a cercare
l'origine della "gradina" e l'influenza assira per i Giganti mi impressiona, ma solo in negativo.

Giuseppe Mura

Pietro Murru ha detto...

È snervante, viene quasi voglia di urlare, forse, a questo punto, bisognerebbe urlare. I Nuragici non esistono più! Qualcuno, nottetempo, furtivo, provvederà a smontare l’unica prova, l’unica coordinata non ignorabile che indichi il loro “attardarsi” su quest’isola: i nuraghi. Già, perché ormai ai Nuragici rimangono solo questi, tutto il resto lo ha portato qui lo “splendido invasore”. Il loro tempo è sempre più stretto, tre secoli, forse due...uno...zero! Un po’ di cocci, qualche tomba...non scrivevano, forse neanche parlavano...forse gesticolavano, per costruire un nuraghe e orientarlo astronomicamente, dopotutto, bastano i gesti...e qualche grufolo, dai, qualche grufolo si...
Scompariremo anche noi in questo “trionfo di scienza”! Scompariremo dentro a questo elevarsi di logiche deduzioni che schiacciano tutto fuori dalla portata di quei pezzenti dei Nuragici. Ecco cosa racconteranno alla stampa di tutto il mondo, in preda a un delirio parossistico da “scienza pura”, nell’ebbrezza del trionfo finalmente compiuto: che non siamo mai esistiti, che forse non esistiamo neanche ora! E nella sala, dopo un po’ di sgomento iniziale, un grande applauso.

shardanaleo ha detto...

Intanto mi preme sottolineare che quanto detto da Giuseppe mi trova perfettamente d'accordo e aggiungo che mi ha preceduto di un soffio.... :-)
In pratica quanto dice Juseppe è pèaragonato al ritrovamento In Sardinia di Una immagine di individuo con berrita, launeddas, kambales e costume sardo e assitere al bisticcio fra gli studiosi per capiere se il suo costume sia GRECO o SCOZZESE.
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Per quanto dice Atropa sulla datazione e SUI COLORI delle statue: è vero, quei colori sono probabilmente spariti... peccato che QUALCUNO NE ABBIA FATTO DELLE FOTO a suo tempo... proprio come il DOCUMENTO DI POZZOMAJORE... E quelle foto sono al sicuro e in mani buone... molto buone... prpoprio come la foto (ORIGINALE) del DOCUMENTO DI POZZOMAJORE.
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Quanto afferma Dedalo sulla possibilità che i Shardana possedessero quello strumento, confemo che nel MUSEO DI CALGIARI il buon Bruno Vacca ritrovò UNA VITE E un TRAPANO (ambedue ritenuti strumenti della nostra epoca). No, non cefcateli... non ci sono più esposti. Sono... IN RESTAURO... nei amgazzeni!
KUM SALUDE
LEONARDO

Archeologia Nuragica ha detto...

caro Pietro,
sa Sardinnia esti un'Isola de su Mediterraneo.
Esti stettia in su beni e in su mali influenzada de tottus is cosas chi in is costas dei qustu mari funti succedias.
Esti stettia influenzada de ogni parti, prus o mancu.
Esistidi senza dubbiu una storia de s'arti de su Mediterraneu e iasu a podiri spiegai cumenti qust'arti s'esti declinada in Sardinnia.
kastia sa Sicillia dui funti passausu i grecus, is cartaginesusu, is Romanusu, is Bizantinus, is arabus, is normannus, ecc. ecc.
Deu non cumprendu ita ci siada de leggiu a pensai ca in is Monti Prammas dui siada una manu Assira, kandu Is giapponesu zerrianta a Renzu Piano po proggettai unu gratacielu, non teninti pregungia, ma funti prexiasu e du paganta beni puru!

francu pilloni ha detto...

Caro Mauro Peppino, non me la conti giusta!
Tra un po' ci sorprenderai e ci rivelerai anche il nome del capomastro assiro, naturalmente scritto in caratteri fenici.
E piantala di calunniare quel genius loci, per il quale suppongo intenda (Eu)geniu Lo(c)ci, che è ancora vivo e vegeto e non ha più di cent'anni, mangia muggini arrosto e beve vernaccia, tutto a Cabras.
Lui giura di non aver avuto nessuna commistione con alcun assiro, specialmente se maschio (scusalo, ma è fatto all'antica).
Fra l'altro, a stare al Wikipedia in caratteri cirillici, quella specie di raspa dentellata o pettinino metallico di cui si parla, pare lo abbia inventato il nonno di Popov. Dunque al massimo risale al I secolo a.C. (ante Caduta, del muro di Berlino, naturalmente).

DedaloNur ha detto...

@ Mauro
Ovviamente non intendevo dire che tu sei dogmatico e non hai dubbi. sei pervicace nele tue posizioni, ma non sei dogmatico.

volevo dire che siccome ci sono altre analisi del genere (parlo di raffronti stilistici) a me pare stonato abbracciarne una soltanto, per quanto convincente.

Ci sarebbe anche quello di Lilliu, che è una buona analisi, e non è confutata. ma non difenderei mai a spada tratta, manco quest'ultima.

a meno che non la si attacchi con argomentazioni improponibili.
cmq speriamo di procurare al più presto le dispense di rendeli.
cia.

Archeologia Nuragica ha detto...

Caru Francu,

depeusu ancora avviai impari in giara!!
Sa storia de s'arti esti una de i materias prus bellas chi esistant, non esistidi espressioni artistica chi non tengiaga calincunu colleggamentu cun calincuna atra!
Commenti sa fueddada!
Tandusu su chi toccada de provai a acciappai esti su collegamentu de s'arti chi du esti in is bronzettus e in is statua de Monti Pramma, cun is attras partis de su Meditarraneu.
Su ki adi nau Rendeli po is Monti Pramma non esti differenti meda de su ki a nau Lilliu po is bronzettus!

zuannefrantziscu ha detto...

da Franco Laner

Ho visitato il sito ufficiale wwww.monteprama.it dove viene documentato lo stato dell'arte del rimontaggio dei reperti.
I pugilatori con lo scudo in testa si cerca ora di ribattezzarli con guerrieri con lo scudo. Avevo proposto di chiamarli semplicemente scudieri, ma molti interventi nel blog di Pintore mi dimostravano che i pugilatori con lo scudo in testa erano compatibili con non so quali arti marziane!
Lo scudo non sarà mai in testa, sia per ragioni di tecnica sculturale, sia perché la "testudo" è tecnologia macedone e poi romana. A meno che non si sostenga che i nuragici abbiano inventato tale utilizzo dello scudo. E' possibile, forse quando assalivano il nuraghe/fortezza (madre di ogni sciocchezza).
Sono stati rimontati 2 modelli di nuraghi monotorre e 5 nuraghi polilobati. Come si fa ad essere così miopi da scambiare basi e capitelli con colonna con nuraghi?
Si sono letteralmente bevuti il cervello! Il nuraghe quadrilobato è una rappresentazione cosmica, un "imago mundi". I modelli con quattro torri agli angoli del quadrato con la torre centrale sono modelli cosmici. Quando si finirà di vedere in queste rappresentazioni il modello di nuraghe sarà sempre troppo tardi. Nel frattempo, ogni rappresentazione con 4 torri e una centrale sarà preso per nuraghe e tutto viene piegato a questa sbagliata convinzione. La ricostruzione di questo straordinario modello cosmico allora viene scambiata anche con l'evidente realtà di un capitello! Eppure già Taramelli aveva definito questo modello un modello di tempio. E il tempio è una rappresentazione cosmica in primis (v. Mandala e il tempio orientale). Frobenius ha documentato che è un modello cosmico.
Le cosidette statue avrebbero dovuto essere esibite già per il summit della Maddalena più di un anno fa. Ancora però non si è in grado di esibire un bel niente, pena una solenne figura di merda. Con le idee che sostengono la ricostruzione si possono solo esibire al Museo delle bufale, forse fra un anno o fra 5 secoli, come il tempo stimato per la loro realizzazione (datazioni fra il V e l'XI secolo). Che vergogna. Ma questo è lo specchio dell'archeologia in Sardegna

Pierluigi Montalbano ha detto...

@ Laner
Ciao Franco,
i guerrieri con lo scudo in testa (che preferisco aver battezzato corridori nel mio libro) sono colti in posa di rappresentanza, così come spesso accade per i soggetti inquadrati nelle parate.
Ci sono anche bronzetti guerrieri con lo scudo tenuto con ambedue le mani e proteso in avanti, non certo a scopo difensivo.
Anche gli arcieri sono in "posa". Per quanto riguarda, invece, i nuraghe, il mio parere diverge da questa tua ipotesi. Abbiamo altri esempi di nuraghe simili e sono coevi. Rispetto la tua opinione e hai ragione quando affermi che la visione di quel mondo è condizionata dal fatto che gli studiosi propendono sulla funzione nuraghe = fortezza. Io stesso, pur con delle eccezioni e forti dubbi, propendo ancora per questa ipotesi. A che serve recintare un tempio? Ho esposto tante volte le mie ipotesi ma ancora non ho letto critiche che mi abbiano convinto a cambiare idea. Per quanto riguarda i nuraghe con mastio e 4 torri ai lati, non viene presa per modello cosmico perché ci sono anche costruzioni con meno e con più torri. Ho chiesto anche ad altri (Fabrizio) una spiegazione su Losa, Arrubiu e altri, ma il problema è di difficile soluzione.
Confido in una risposta chiara, di quelle alla "Laner", e nel frattempo ti saluto con rinnovata stima.

Pierluigi Montalbano ha detto...

@ Franco

ecco l'immagine dei nuraghe di Monte Prama esposti a Li Punti. Mi sembra evidente che non si tratta di capitelli.

http://yfrog.com/mynuraghemontepramap

Giovanni ha detto...

Piccola considerazione sui "Giganti di Monti Pramma".

I Barbari, o che siano i Vandali, i Goti o i Mori, hanno ridotto a pezzi queste statue, tuttavia da quel che è rimasto, possiamo capire che la loro altezza era di circa 2,50 metri. Ma a Li Punti a Sassari nel lunghissimo lavoro di restauro, in alcuni casi per ricomporle hanno unito le gambe direttamente al dorso senza le coscie, lo si può vedere dalle foto pubblicate dai giornali. Così da "Giganti" li hanno fatti diventare i "Nani di Monti Pramma".
Ora, sulla loro origine, attendiamo le erudite spiegazioni degli esperti professori, i quali senza aver studiato attentamente la storia più antica dei Sardi o dei Giganti, faranno conclusioni come queste:
- Le hanno realizzate i Fenici o i Cartaginesi.
- Le hanno portate dalla Mesopotamia.
- Un maetro straniero ha insegnato hai Sardi come realizzarle.
Insomma, nessuno di loro dirà che le hanno ideate e scolpite gli stessi Sardi.
Proponiamo una massiccia raccolta di firme per esiliare nel Libano o in Siria o in Mesopotamia questi pseudo storici.

Giovanni Fadda di Ortueri

shardanaleo ha detto...

Statue di Monti Prama come le navicelle shardana: queste ultime furono realizzate
- dai FENICI nel VI sec. (e ti pareva) come prima versione
- Dai Sardi rifugiati nelle caverne del supramonte che vedevano sfilare le navi dei FENICI (e ti pareva) e le copiavano. Fecero in cima anche un anello per poterle appendere e farne delle lampade. Insomma i Sardi erano dei cavernicoli che si permettavano dei LAMPADARI IN CRISTALLI SVAROWSKI...
- DAI SARDI (questa è l'ultima versione)... ma erano solo degli ex voto, che rappresentavano decine di animali mai passati per il Mediterraneo... insomma i Cavernicoli Sardi abitanti i bui nuraghi possedevano la TV che trasmetteva documentari sulla fauna AFRICANA oppure avevano la classica PALLA DI VETRO o la LAMPADA DI ALA.DIN (Shardana di Ala' dei sardi)....

E se invece LE STATUE e LE NAVI le avesse fatte una CIVILTA Sarda evoluta almeno quanto quella mesopotamica ed egizia? Una cultura di UOMINI CHE NAVIGAVANO (visto che in qualche modo nell'Isola ci saranno arrivati... il PARACADUTE ancora non...
Kum Salude
leonardo