giovedì 12 agosto 2010

Se 5 secoli vi sembran pochi

Con rude schiettezza, l'architetto Franco Laner, scrive che meglio sarebbe, a proposito di Monti Prama, confessare di non saperne nulla piuttosto che datare le statue (o telamoni, a sua idea) in un tempo che varia fra l'XI e il VI secolo avanti Cristo. È, fatte tutte le tare che volete, come essere incerti se Leonardo Alagon fu assolto dalle Cortes di Aragona nel 1518 o nel 2010 dalla Corte d'appello di Cagliari. Conosco le obiezioni al paradosso: del processo alle Cortes c'è traccia scritta, di Monti Prama no.
Certo non ci sono verbali, ma siamo proprio convinti che la vicenda delle statue non sia in qualche modo scritta? Chi ci legge la data del VI secolo e quanti quella del VII secolo, lo fanno perché sanno leggere e interpretare quella particolare scrittura lasciata sulle pietre dalle stratigrafia; altrettanto sanno leggere coloro che, invece, le datano del X-XI secolo. Ma mentre dei primi ci sono saggi e pubblicazioni, dei secondi esiste una sintetica informazione nel sito montiprama.it (“...un’altra [ipotesi] che si spinge fino alla fine del primo millennio a.C.”) e qualche indiscrezione lasciata andare a qualche giornalista.
C'è poi un'altra datazione più antica non legata alle statue ma di cose lì trovate. È quella che Gigi Sanna fa delle tavolette di Tzricotu, dal nome del nuraghe nei pressi di Monti Prama, dintorni che non sono stati scavati e ai quali scavi si pensa di procedere in un futuro indefinito. Su tutto aleggia una confidenza, fatta a Leo Melis e da lui riportata su questo blog, secondo la quale ci sarebbero “colleghi terrorizzati” da una datazione alta. Una datazione, come si può comprendere, non è uguale ad un'altra; non è indifferente alla conoscenza della storia del Mediterraneo (e alla sua possibile conferma o riscrittura) datare le statue al VII-VI secolo o all'XI-X secolo.
Quattro o cinquecento anni di differenza non aggiungono né tolgono qualcosa alla grandiosità del tempio che ospitò le statue o i telamoni, la differenza sta nel considerare chi ispirò chi e nel sapere se i nuragici furono importatori, comprimari o anche esportatori. Il professor Marco Rendeli smentisce di aver mai detto che furono artigiani assiri a costruire le statue, come Mauro Peppino Zedda asserisce di aver sentito. Di entrambi non è lecito mettere in discussione la buona fede, ma le cose non tornano. E invece tutti vorremmo che tornassero.
Altrimenti quella rude schiettezza dell'amico Franco Laner, da forte battuta rischia di trasformarsi in una sconsolata e desolante constatazione che nella archeologia sarda qualcosa di grave sta capitando.

22 commenti:

Giovanni ha detto...

Piccola considerazione sui "Giganti di Monti Pramma".

I Barbari, o che siano i Vandali, i Goti o i Mori, hanno ridotto a pezzi queste statue, tuttavia da quel che è rimasto, possiamo capire che la loro altezza era di circa 2,50 metri. Ma a Li Punti a Sassari nel lunghissimo lavoro di restauro, in alcuni casi per ricomporle hanno unito le gambe direttamente al dorso senza le coscie, lo si può vedere dalle foto pubblicate dai giornali. Così da "Giganti" li hanno fatti diventare i "Nani di Monti Pramma".
Ora, sulla loro origine, attendiamo le erudite spiegazioni degli esperti professori, i quali senza aver studiato attentamente la storia più antica dei Sardi o dei Giganti, faranno conclusioni come queste:
- Le hanno realizzate i Fenici o i Cartaginesi.
- Le hanno portate dalla Mesopotamia.
- Un maetro straniero ha insegnato hai Sardi come realizzarle.
Insomma, nessuno di loro dirà che le hanno ideate e scolpite gli stessi Sardi.
Proponiamo una massiccia raccolta di firme per esiliare nel Libano o in Siria o in Mesopotamia questi pseudo storici.

Giovanni Fadda di Ortueri

Pierluigi Montalbano ha detto...

Caro Pintore,
se ti farà piacere, e giro l'invito agli altri blogger, il 28 Agosto contribuirò alla discussione sulla cronologia con un convegno a tema sui giganti di Monte Prama a Teulada nel quale esporrò alcuni dati archeologici (di contesti archeologici per la precisione) comparativi molto importanti. Il 24 sarò a Li Punti per discuterne con alcuni fra i responsabili del centro ai quali consegnerò la relazione che ho preparato (te la invierò il 29 mattina) e che potrai pubblicare nel blog per le debite analisi da parte dei frequentatori.
L'inquadramento che scaturisce dai dati in mio possesso è ben preciso: fine IX-inizio VIII a.C. e sono convinto che questa datazione sia anche la più logica se alla comparazione aggiungiamo i dati già noti sui bronzetti nuragici.

Mauro Peppino Zedda ha detto...

Caro Zuanne Franciscu, vorrei dire che Rendeli nell'articolo che hai postat non ha smentito che lui a Ghilarza abbia detto che l'artigiano che ha costruito le statue fosse un levantino donato ai nuragici dai fenici.

lui ha scritto : "Ciò comporta la comprensione di un rapporto fra committenza e bottega per rendere evidente che il punto centrale del percorso non è relativo all’origine o alla provenienza dell’artigiano quanto piuttosto alla storia che era chiamato a narrare attraverso il suo scalpello: essa ai miei occhi è una narrazione tutta sarda (o nuragica , se preferisce) ispirata e dettata da un singolo committente o più probabilmente da un gruppo aristocratico che emerge e si autorappresenta narrando l’origine mitica dei propri antenati."

Non mi pare dunque che abbia smentito, quanto piuttosto che abbai "glissato" la questione.

Certamente lui a Ghilarza ha parlato di ciò che secondo lui le statue vogliono raccontare (e sul quale non mi trovo d'accordo con lui, ma non è questo il punto), ma si è lungamente dilungato anche nel far vedere certi aspetti artistici che riccorrono nell'area Siriana, e che l'artigiano che ha realizzato i Monti Prama fosse un artista allogeno all'Isola! A conforto di questa sua tesi disse che la pratica del dono di artisti era una pratica diffusissima.

Insomma l'unica su cui i miei ricordi non collimano è sulla datazione. Non ho dubbi che su questo abbia ragione lui, probabilmente sulla datazione i miei ricordi sono stati condizionati dalle pregnenti tesi di Rockwell, Pittau e Laner, mentre sulla etnicità dell'artista ho fissato quella che Rendeli ha lasciato intendere a Ghilarza.

DedaloNur ha detto...

@ Giovanni:

guardi, capisco la sua preoccupazione sull'esterofilia e sull'oriente Lux.

Però come si può pretendere che poi gli esperti ci forniscano i loro chiarimenti e pareri come ha fatto il Rendeli (e di cui lo ringrazio) se poi la reazione che ottengono è una petizione per spedirli in Libano ed intrupparli nell'Hezbollah fenicio? :D

Guardi che effettivamente, il problema dell'identità dell'artista che materialmente scolpì quelle statue è un non-problema. L'artista potrebbe esser stato "nuragico" ma di scuola levantina, oppure aver vist i suoi natali in fenicia. poco conta, anche perché non lo sapremo mai.

gli archeologi per il loro lavoro sono costreti a parlare di scuola, di arte come produzione, per poter effettuare una classificazione e datazione.

Io da questo punto di vista lamento un altra cosa. Quale che sia l'identità della scuola, quanto si può dire che fosse diffusa e da quanto tempo? I modellini di nuraghe associati alle statue sono presenti in tutta la Sardegna. Coevi, precedenti o successivi (non si sa) sono i tre guerrieri di Bulzi, Viddalba ed Ossi.
Poi abbiamo anche le protomi taurine.

Insomma, il problema dell'artigiano itinerante, o dell'artista donato diventa un po questo: presso i nuragici, quanto "viaggiarono" questi artisti itineranti, o quanti benedetti artisti furono donati ai nuragici?

Credo che anche gli archeologi tuttavia dovrebbero riconoscere, da un punto in poi della civiltà nuragica, una certa maestria nella lavorazine della pietra...che anche se successivamente influenzata da modelli levantini (per la statuaria),potrebbe benissimo chiamarsi scuoa nuragica.

Alla fine però mi pare che a contare di più sia che l'aristocrazia "nuragica" commissionò quel lavoro imponendogli quell'epos....termine dotto e retorico ma che rende meglio...

Credo che ciò costituisca il fatto più significativo poichè testimonia in qualche modo la potestà nuragica su quelle terre, dal periodo in cui furono scolpite e per il tempo in cui rimasero in piedi.

@ Mauro:
perchè ti sfugge ancora che Rockwell non abbia preteso in alcun modo di datare le statue pur riconoscendo che la gradina fosse "ufficialmente" (tra virgolette...come ha fatto scrivere lui) del VI sec.a.C?
sarà una forzatura teorica supporre che i nuragici avessero la gradina quando non è sata ancora trovata. ma è altrettanto forzato dare una datazione sulla base di uno "strumento" che i nuragici erano benissimo in grado di concepire e realizzare...se ne avessero avvertito l'esigenza.

Concorda?

DedaloNur ha detto...

@ Giovanni:

guardi, capisco la sua preoccupazione sull'esterofilia e sull'oriente Lux.

Però come si può pretendere che poi gli esperti ci forniscano i loro chiarimenti e pareri come ha fatto il Rendeli (e di cui lo ringrazio) se poi la reazione che ottengono è una petizione per spedirli in Libano ed intrupparli nell'Hezbollah fenicio?

Guardi che effettivamente, il problema dell'identità dell'artista che materialmente scolpì quelle statue è un non-problema. L'artista potrebbe esser stato "nuragico" ma di scuola levantina, oppure aver vist i suoi natali in fenicia. poco conta, anche perché non lo sapremo mai.

gli archeologi per il loro lavoro sono costreti a parlare di scuola, di arte come produzione, per poter effettuare una classificazione e datazione.

Io da questo punto di vista lamento un altra cosa. Quale che sia l'identità della scuola, quanto si può dire che fosse diffusa e da quanto tempo? I modellini di nuraghe associati alle statue sono presenti in tutta la Sardegna. Coevi, precedenti o successivi (non si sa) sono i tre guerrieri di Bulzi, Viddalba ed Ossi.
Poi abbiamo anche le protomi taurine.

Insomma, il problema dell'artigiano itinerante, o dell'artista donato diventa un po questo: presso i nuragici, quanto "viaggiarono" questi artisti itineranti, o quanti benedetti artisti furono donati ai nuragici?

Credo che anche gli archeologi tuttavia dovrebbero riconoscere, da un punto in poi della civiltà nuragica, una certa maestria nella lavorazine della pietra...che anche se successivamente influenzata da modelli levantini (per la statuaria),potrebbe benissimo chiamarsi scuoa nuragica.

Alla fine però mi pare che a contare di più sia che l'aristocrazia "nuragica" commissionò quel lavoro imponendogli quell'epos....termine dotto e retorico ma che rende meglio...

Credo che ciò costituisca il fatto più significativo poichè testimonia in qualche modo la potestà nuragica su quelle terre, dal periodo in cui furono scolpite e per il tempo in cui rimasero in piedi.

@ Mauro:
perchè ti sfugge ancora che Rockwell non abbia preteso in alcun modo di datare le statue pur riconoscendo che la gradina fosse "ufficialmente" (tra virgolette...come ha fatto scrivere lui) del VI sec.a.C?
sarà una forzatura teorica supporre che i nuragici avessero la gradina quando non è sata ancora trovata. ma è altrettanto forzato dare una datazione sulla base di uno "strumento" che i nuragici erano benissimo in grado di concepire e realizzare...se ne avessero avvertito l'esigenza.

Concorda?

zuannefrantziscu ha detto...

@ DedaloNur
Quando il re di Torres "volò" in Occitania per comandare a un architetto provenzale la facciata di Sant'Antioco di Bisarcio sapeva, immagino, che quella cattedrale romanica sarebbe stata contaminata dalla architettura provenzale per farne una chiesa chiaramente sarda.
Hai ragione, l'origine dell'artista che ha scolpito le statue di Monti Prama non è un problema. Il problema siamo noi sardi, o meglio, quella parte di sardi che è fissata con l'ex oriente lux.

@ Mauro
resta il fatto che tu e il professor Rendeli dite due cose diverse. Nessuno di noi, o pochi di noi, lo ha sentito a Ghilarza, ma tutti noi ne abbiamo letto l'articolo su questo blog. Ed è questo che conta. Conta che tu abbia sposato una tesi che il professor Rendeli sostiene di non aver espresso. E non si tratta di una tesi ininfluente sull'oggetto del nostro contendere.

Giuseppe ha detto...

Mi sa che continuiamo con i voli pindarici aggrappandoci ai "sentito dire", al rapporto tra "committente e bottega" e alla sensibilità dell'artista che scolpì i giganti di Monte Prama. Tra l'altro, come dice DedaloNur, non è giusto nemmeno parlare di un singolo: non é da escludere l'esistenza di una vera e propria scuola locale.
Perché non restare sulle cose concrete e partire da queste?
E' vero o no che i Giganti riproducono fedelmente i bronzetti in miniatura? Rappresentano o no, entrambi, i medesimi personaggi atteggiati allo stesso modo (saluto?) con la tunica corta, con la fascia frangiata, con gli schinieri, con i vari sistemi di difesa e attacco nel combattimento?
Se é così ci troviamo di fronte ad un unico problema di datazione, nel senso che i Giganti trascinano i bronzetti e viceversa.
Certo, questo non risolve il problema, ma se si riesce almeno a provare l'esistenza di una certa continuità culturale tra i due soggetti la datazione potrebbe risultare facilitata.

Giuseppe Mura

maimone ha detto...

Mi associo alla proposta di Giovanni Fadda di Ortueri, anche se questi personaggi é sufficiente rispedirli in Terramanna dove, se non sono nati, si sono sicuramente "formati" e dove aspirano a rientrare. Ferma restando la superficialità della sintesi, i casi sono due:
1) si tratta di incompetenti, ed allora é meglio cacciarli.
2) si tratta di gente messa in quel posto per ostacolare la conoscenza, ed in tal caso é doveroso cacciarli.
Altri casi non riesco a vederne. Mi sono stufato di leggere comparazioni di ceramiche fini a sé stesse e ipotesi superfantasiose come quella dell'artigiano assiro donato ai nuragici dai fenici (e dalli).
Certo, la migliore fantasia resta quella di Lilliu a proposito delle navicelle nuragiche in tombe etrusche (ricordo della sua terra d'origine di donna nuragica sposata con un etrusco). Ma sono disposto a cambiare idea se mi esibisce il certificato di matrimonio.

Salude e libertade

Archeologia Nuragica ha detto...

Rendeli in questo blog dice che: "il punto centrale del percorso non è relativo all’origine o alla provenienza dell’artigiano quanto piuttosto alla storia che era chiamato a narrare".
Io in questo blog non ho discusso di quanto secondo lui narrano (specifico che non mi trovo d'accordo con quanto lui pensa che le statue narrino), ma del fatto che abbai detto che l'artigiano non era nuragico ma allogeno.
Su questo tema, non ha smentito, e mi pare che abbia glissato.
Per me il luogo di provenienza dell'artigiano è di fondamentale importanza.

Insomma se uno qualsiasi di noi dovesse chiamare uno scultore di scuola giapponese a farsi fare una bella statua, seppur l'artista cerchi di accontentare il committente mi pare ovvio che lasci tracce della sua formazione,

saluti
Muro Peppino Zedda

shardanaleo ha detto...

USARE LA LOGICA?
- STATUE "NURAGICHE" DEL VI-VII sec.... ma i "nuragici" son di quel periodo?
- Statue nuragiche del VII-IX sec. Come sopra. Perché... Ma perchè il gioco delgi archeobuoni è quello di posizionarle in periodo... FENICIO! Sapendo bene che viene in salita definirle "fenicie" per l'aria che tira.. ciocano a "rimpiattino". Dobbiamo deciderci: CHI viveva in sardinia in quel periodo?
- Staue "Nuragiche" del X-XI sec. ma siamo sicuri che GENTE con quell'abbigliamento vivessero in abitazioni tanto scomode (quasi grotte) se pur architettonicamente belle? Si potrà dire che i "Nuragici" non vivevano nei nuraghi,... ma dove sono allora le abitazioni? No, non parlatemi dei "Villaggi Nuragici" che risultano datati sempre in periodi di molto successivi.

--- rimane l'ultima datazione che qualche "Fantarcheologo" propone senza per ora darne le motivazioni precise: XIII sec... attribuendole ai SHARDANA (nuragici o non). A suffragio di questa ultima tesi vi sono le
- RASSOMIGLIANZE CON I SHARDANA di Medinet Abu (Gonnellini compresi)
- Alcuni particolari (occhi) ritrovati anche in Statue molto vicine ai SHARDANA del II millennio
- Le tracce di colore (che sarebbero sparite, ma qualcuno ne tiene immagini) riportano a un preciso uso dei colori stessi (Rosso e Nero) fatto dai SHARDANA, dai MESOPOTAMICI/AKKADI e DAI SARDI oggi (costumi)
- IL PARALELLO con i Bronzetti, dei quali si sta proponendo una giusta datazione... che va dal XVIII al XI sec. a.C. in piena età del bronzo e in età dei PdM Shardana inclusi. Queste datazioni sono già presenti nei bronzetti esposti in tutti i musei del mondo con dicitura: Bronzetti Sardi.
- La CONFERMA di quanto spesso abbiamo annunciato nel nostro FORUM dei POPOLIDELMARE: http://shardanapopolidelmare.forumcommunity.net
dell'EVENTO cioè che si sarebbe dovuto svolgere a settembre.... ci porterà molte buone nuove, anche se la data è stata spostata a OTTOBRE. L'assessore SANNITU lo ha confermato ieri l'altro, cosa questa che ci dà tranquillità e mette a tacere le INFANTILI osservazioni fatte da qualcuno in questo blog. Come se io andassi in giro a raccontar panzane e vantarmi di cose inesistenti.
le STATUE SARANNO DAVANTI AL MONDO INTERO! A OTTOBRE.
Kum Salude
leonardo

Archeologia Nuragica ha detto...

Caro Giuseppe,
ti vorrei chiedere se alameno sai che Giovanni Lilliu nell'interpretare artisticamente i bronzetti vide una scuola che proveniva dal Vicino Oriente?

é nel quadro della storia dell'arte del Mediterraneo Antico che bisogna collocare sia i Monti Pramma che i bronzetti!

Capire le connessioni di questi col resto della produzione artistica del Mediterraneo.


Ovviamente c'è anche il genius loci, ma quello che conta è afferrare il filo d'Arianna che collega l'intera storia dell'Arte del Mediterraneo.

Non credo che si possa capire il locale senza affrontare il globale e senza mettere una camicia di forza a chi vorrebbe mandare in esilio chi dissente!


mauro peppino

Giuseppe ha detto...

Scusa Zuanne, dimenticavo: stasera, ore 2130, a Buggerru, presso il Museo del Minatore, presento il libro "Sardegna l'isola felice di Nausicaa". Alla serata culturale partecipano le autorità locali e due giovani studiosi laureandi in Beni Archeologici. Seguirà dibattito, grazie

Giuseppe Mura

Giuseppe ha detto...

Caro Mauro Peppino

Visto che vuoi tornare indietro nel tempo ti ricordo che, ancora prima di Lilliu, la scuola orientale per i bronzetti era stata proposta da Pallottino e da Taramelli (solo per ricordarne qualcuno), ma tutto mi pare che inizi con Spano (mi perdoni Giavanni!), un "feniciomane" per eccellenza.
Vedi, é proprio tutta questa unanimità che mi fa sospettare, vista la mania di "esterofilia" che ha caratterizzato gli studi del periodo in cui vissero i suddetti studiosi. Intanto rispondi al quesito: i Giganti sono o non sono una fedele rappresentazione dei bronzetti in miniatura?
Quanto alla tua ultima "Non credo che si possa capire il locale senza affrontare il globale e senza mettere una camicia di forza a chi vorrebbe mandare in esilio chi dissente!" é un frase che non riesco a capire, ma forse ti riferisci a qualche altra persona.
A si biri

Giuseppe Mura

zuannefrantziscu ha detto...

@ Giovanni Mura
Agùrios de bona sorte pro s'òpera tua e pro tie

Archeologia Nuragica ha detto...

Caro Giuseppe,
dimmi da qualche parte ho scritto che i Monti Pramma sono un fenomeno artistico senza punti di contatto con le figurine bronzee? mi pare di no! ho forse detto che non sono stati relaizzati in sardegna? ugualmente no?
Mi pare di aver detto che sia Lilliu (e altri, ovviamente) per i bronzetti vedono una "mano artistica" orientale che si è trapiantata in Sardegna.
Tu invece non ho ancora capito cosa vuoi dire, nè sulla cronologia nè sulla provenienza della scuola che ha prodotto il fenomento artistico.
Insomma, dove collochi i maestri di coloro che hanno realizzato i bronzetti o i monti pramma?

mauro peppino

zuannefrantziscu ha detto...

da Franco Laner

Quantificare, anche economicamente, la perseveranza della spocchia
archeologica

1.    Ringrazio Pintore per aver evidenziato con un post le osservazioni sulle statue di Monte Prama, particolare aspetto delle tante miserie dell’archeologia sarda. Mi assumo la responsabilità di quanto correttamente riportato.
2.    Sia il prof. Pittau, sia io, abbiamo in diversi modi ed in più occasioni fatto presente, anche ai dirigenti del Centro di Restauro di Li Punti, come l’interpretazione storico-artistica, alla base della ricerca propedeutica al rimontaggio dei reperti, soffrisse di evidenti discrasie e contraddizioni, mai però prese in considerazione. Anzi i nomi Laner, Pittau, Zedda…suscitano dileggio e sufficienza.
3.    Non ho dati ufficiali, ma per l’operazione Monti Prama sono state impegnate molte risorse umane e finanziarie, annualmente rinnovate. Sono passati anni e i telamoni, a mio giudizio di infimo valore artistico, statici, senza alcuna plasticità scultorea, pur con l’enigmatica e originale espressività facciale, denunciano all’oggi grandissima incertezza ricostruttiva. Non si vede l’alba. Qualcuno dovrà pur giustificare l’impiego delle risorse, che probabilmente saranno fatte rientrare nei lavori socialmente e culturalmente inutili.
4.    Perché non prendere in considerazione che le colonne con capitello e basamento, NON siano modelli di nuraghe? Se sono colonne, basi e capitelli, siamo in presenza di un tempio. Un tempio vicino al mare. Perché le ipotesi ricostruttive non iniziano dall’approfondito studio del contesto, non solo quello che “fa comodo” (presenza di nuraghi) bensì anche quello morfologico-ambientale, ovviamente prima della bonifica dello stagno?
5.    Sono rimasti sul posto solo i reperti “inutili”, ovvero non funzionali al reimpiego edilizio. Niente colonne, lastre, conci, riutilizzati in altre opere. Con un po’ di buona volontà, senza criminalizzare nessuno, si potrebbe individuare qualche elemento di riuso nel vicino, recente, ambiente costruito.

--- continua ---

zuannefrantziscu ha detto...

--- continua---

6.    Una modesta osservazione statica. L’esibizione dei tanti modelli di nuraghe, quadrilobi e monotorre, esibiti nel sito ufficiale www.monteprama.it , a meno che non si pensi ad un’officina per far modelli, è già di per sé un'idea balzana. Il modello mostra come la torre centrale del quadrilobo o il monotorre terminino con la sommità a sbalzo. Al massimo si può pensare a dei mensoloni privi di carico (oltre il peso proprio). Caricare però i conci a sbalzo con muratura, significherebbe spezzarli ipso facto, poiché la pietra non reggerebbe al momento flettente dell’incastro, o se si vuole alla trazione ingenerata nell’attacco. Ricordiamoci comunque che la muratura del nuraghe è ciclopica, a secco e l’aggetto costruttivo è impossibile! Lo sbalzo è possibile con la muratura di mattoni e malta o col cemento armato o col legno o l’acciaio. Mi si dirà che la sommità del modello di nuraghe è stilizzato, idealizzato dall’artista. Categoria insostenibile ed immaginifica. Applicare, nella ricomposizione delle statue e degli altri reperti semplici principi di statica farebbe capire l’incongruenza delle ipotesi ricostruttive. La semplice sezione di un braccio, ad esempio, mai sopporterebbe il peso di uno scudo, a meno che il braccio non abbia un altro punto di appoggio…
7.    Sono state individuate le caratteristiche fisico-meccaniche dell’arenaria impiegata? Ad es. la resistenza a trazione, compressione, modulo elastico, ecc. o altre caratteristiche fisico-chimiche? Dove si possono reperire questi dati per semplici verifiche statiche relative alle ipotesi ricostruttive?
8.    Un’ulteriore considerazione sulla datazione dei reperti. Pur col dovuto beneficio, diciamo + o – cent’anni?, il contesto temporale è indispensabile per le ipotesi ricostruttive. Sparare XI-XII sec, significa escludere i Fenici, ma parlare di V o VI sec. diventa problematica l’attribuzione nuragica o il riferimento ai bronzetti, sempre citato dagli archeologi, anche se sinceramente, a parte la bufala del pugilatore con scudo in testa, trovo poche e risibili assonanze.
9.    Le statue di Monte Prama sono la cartina al tornasole dell’archeologia sarda. Serve il concorso di tutte le forze in campo. Il successo di Monte Prama potrebbe significare un cambio di paradigma importante, una rinascita con tanti benefici. O si vuole, testardamente e cocciutamente, perseverare nella spocchia?
Franco Laner

Pierluigi Montalbano ha detto...

Caro Franco,
sul punto 4 ti ho segnalato alcune immagini che eliminano totalmente i dubbi sulla tipologia di manufatti: non si tratta di capitelli ma di piccoli nuraghe. Sono certo che un occhio attento come il tuo potrà individuare alcuni dettagli che mostrano senza possibilità di errore che si tratta di strutture realizzate per il culto e non con funzione strutturale di sostegno.
Sul punto 5 immagino che ti stia riferendo a individui che, dopo aver frantumato in 5000 pezzi ciò che non serviva...hanno pensato bene di selezionare gli oggetti utili a nuove edificazioni (colonne, capitelli, conci...) e hanno spazzato via i residui. Mi pare in salita, nella stratigrafia gli archeologi avrebbero trovato qualcosa, anche minuscola, invece...nulla che potrebbe ricondurre ad un tempio del tipo di quello proposto dal Prof. Pittau. Non penso avessero il laser per selezionare i manufatti da tagliare e riutilizzare, pertanto ti sarei grato se mi spiegassi come avrebbero fatto.
Sul punto 6 la mia opinione è che trattandosi di modellini in scala 1:30 (lasciami passare il termine) e i dettagli sono amplificati. Se avessero mantenuto la stessa scala di proporzioni le mensole sarebbero state molto più piccole. Ti prego di fare un piccolo sforzo di comparazione con i bronzetti, è facile intuire che si tratta di rappresentazioni del reale ma...artisticamente arricchite dal simbolismo.
Sul punto 8 apprezzo la tua scelta di ridurre il lasso temporale a 100 anni. Proprio di questo parlerò al mio convegno a Teulada, e il secolo coinvolto è il IX a.C.
Sul punto 9 ti faccio un applauso...parole sante da incorniciare.
Saluti

Pierluigi

shardanaleo ha detto...

SUI CAPITELLI/MODELLIN I DI NURAGHE:

Potrebbe anche essere che uno o due dei manufatti possa raprresentare nuraghi (monotorre solo), ma la maggioraNza di essi presenta un PARTICOLARE, spesso non visibile, che spiega trattarsi di CAPITELLI o di ALTARI/BRUCIA PROFUMI, di cui esistono immagini in...
Del resto alcuni di questi rpesunti modellini sono talmente ALTI e SOTTILI da escludere che si trastti di nuraghi.
a seguire...
Leonardo

Pierluigi Montalbano ha detto...

Esatto Leo, proprio dei piccoli altari bruciaprofumi, non certo capitelli. Vedo che l'occhio non ti manca.

shardanaleo ha detto...

QUelli ALTARI/BRUCIAPROFUMI hanno un'altra rappresentazione importante proprio in reperti trovati non lontano da Monti Prama...

zuannefrantziscu ha detto...

da Franco Laner

Per Montalbano:
4. I modelli di nuraghe a cui mi riferisco sono quelle che si vedono nel sito uff. di Li Punti, monotorre e quadrilobi. Le proporzioni porterebbero a sbalzi di 2m in sommità, irrealizzabili con la muratura a secco. Non solo non è possibile l’aggetto, ma nemmeno la verticalità del paramento.
Cosa ci fanno tutti quei modelli di nuraghe assieme alle statue? Da anni sostengo che il quadrilobo sia un IMAGO MUNDI. I bronzetti (Olmedo, Ittireddu, San Sperate…) anche sono un imago mundi. Ma i bronzetti non sono modelli di nuraghe. Non vale la regola transitiva.
5. Chi ha distrutto il tempio, incendiandolo e poi facendo a pezzi le statue, non ha preso nulla. Ha distrutto. Gli elementi lapidei servibili, come conci, lastre, colonne, sono stati prelevati anche recentemente (50-100 anni fa). I resti sono diventati cava. Ma cosa te ne fai di un busto, di un piede, di una testa? Per cercare rogne?
Auguri per la tua conferenza. Aspettiamo il resoconto per la fine del mese. Sono passati 35 anni dal ritrovamento, possiamo aspettare ancora 15 giorni per sapere di cosa si tratta.

Per Leo
Bracieri, brucia profumi, altari… può essere benissimo. Frobenius e Lampis riportano modelli africani assai simili, anche tronetti con 4 colonne sugli angoli (della terra) ed una centrale. Quest’imago mundi è ricorrente. V.  mandala e templi orientali.
Ma su quest’argomento ho dedicato un intero capitolo del mio libro (Sa ‘ena) che spero di pubblicare al più presto ed anche delle tesi di laurea. Ridicola la tesi di modelli di nuraghe, specie detta da chi pensa ai nuraghe fortezza. Perché mai dovrei fare un modello di una fortezza???