martedì 28 luglio 2009

Il genero (io), il candidato (Milia) e i 500.000 € restituiti

di Roberto Bolognesi

Il genero
Mia suocera sta male.
Oddìo, non è che stia malissimo, ma bene non sta.
Detto fra noi, io starei meglio se lei stesse peggio, ma non posso dirlo apertamente, sennò mia moglie si arrabbia e chiede il divorzio.
E, soprattutto, non mi rinnova il contratto come Amministratore Delegato della nostra azienda.
E sì, la maggiore azionista è lei ...
Mia moglie insiste e insiste: “Bisogna curarla! Muoviti, fai qualcosa!”
Meno male che non si è accorta che i 500.000 Euro che la A.S.L. ha messo a disposizione per le cure più urgenti non li ho utilizzati.
Sono riuscito a tenere quei soldi fermi per due anni, in modo che neanche gli altri potessero utilizzarli, e poi li “ho dovuti” restituire.
Però, la tattica del non far niente non funziona come dovrebbe: quella vecchiaccia proprio non ha voglia di morire.
E per di più c’è sempre più gente che si preoccupa per lei.
Mia suocera, qui da noi, è tenuta in grande considerazione: che tonti! Hanno addirittura fatto un’inchiesta ed è saltato fuori che circa il 97% dei nostri concittadini la conosce almeno di vista e che il 67% circa con lei ci parla pure.
Così mi è venuta un’idea: “La Suocera Dimezzata!”
Se non muore così...
Ho trovato subito una squadra di gente disposta a squartarla: gente qualificatissima!
Hanno tutti fatto un master di medicina della durata di un’anno scarso e, nel mentre, hanno anche imparato a scrivere.
A dir la verità non hanno ancora imparato bene a leggere, ma meglio non sottilizzare: bisogna accontentarsi di quello che passa il convento.
Questa volta dovrebbe andare bene.
Poi penserò a mia moglie...


Il candidato
Il presidente uscente della Provincia di Cagliari, Graziano Milía, ha lasciato inutilizzati circa 500.000 Euro, messi a disposizione dallo stato in ottemperanza alla legge 482/99 sulle lingue minoritarie. In questo modo Milìa è riuscito a non far lavorare per un anno 20 giovani, che altriimenti avrebbero ricevuto uno stipendio di circa 25.000 Euro ed è anche riuscito a garantire la non visibilità ufficiale della lingua sarda nella Provincia di Cagliari. I quattrini in questione sono stati interamente restituiti allo stato.
Il Presidente Milìa appoggia apertamente la standardizzazione del “campidanese” effettuata da un gruppi di “linguisti”, il più qualificato dei quali è un medico che ha fatto un master di circa un anno in linguistica sarda.
La standardizzazione del “campidanese” è stata effettuata in polemica con i tentativi di arrivare a una forma unitaria scritta della lingua sarda. L’idea (quasi apertamente) dichiarata è quella di impedire qualsiasi forma di unificazione del sardo scritto.
Graziano Milìa sarà candidato per il PD alle prossime elezioni pronciali.


PS a scanso di equivoci
Le due parti di questa nota non hanno niente a che fare l’una con l’altra. Io pure - come tutti quelli che non si sono accorti di niente in questi anni - “tengo famiglia”!

13 commenti:

Anonimo ha detto...

Io trasecolo...
a volte credo che i nostri amministratori vivano in mezzo a noi, invece non è così. Loro stanno su Giove.
Maura M

larentu ha detto...

Penso chi carchi sesinu l'apat collidu nessi pro s'unificatzione limbistica de su campidanesu. Dae annos nd'est faeddande, ma su risultadu bessidu a campu s'atera die non mi paret a s'artesa de sa pubblicidade chi s'at fattu a dispetu de sa lsc. Gai imparades!!! Limbistas logudoresos... Larentu

sardus filius ha detto...

da quale pulpito vien la predica .... lui che lo studio sul campidanese se l'è scritto in inglese perchè restasse "criptato". Vai che ce n'è sulle standardizzazioni, pero che genero impudente, se lo va a sputtanare impunemente che della suocera non gli importa niente, se sta male a chi lo possiamo imputare? LSC, LSU e quant'altro, voleva metter mano persino ai 500.000 euro dell'A.S.L., il linguista strutturale, ma l'est istringhinde su chilciu in pes e finit chi lu tenet a giobu. Occorre che lo si dica, c'è qualcuno che l'ha capita e non abbocca all'ennesima fregatura, occorre che abbia paura quel genero scriteriato, non è della cultura che si è preoccupato: va la venduto, torna da dove sei venuto, qui c'è gente che ha ben capito!!!!

F.to: G. Pala de Tresnuraghes

Anonimo ha detto...

Ca poi che l'at bocatu sos ocros sa socra!.....- Adriano

Anonimo ha detto...

Dottor Bolognesi!
grazie per averci ridato il piacere di leggerla! Dopo che aveva scritto a marzo sul sito di sotziulimbasarda, il sito si era zittito (dopo di me il diluvio...): eravamo preoccupati. Non c'era più traccia dei profeti della LSC. Qualcuno si è imboscato in attesa di capire dove tira il vento, qualche altro ha abiurato e dice in giro - udite udite - che il logudorese esiste! Roba da matti!
E poi questi campidanesi?! Prima gli si dice che la LSC non è un'imposizione, che se vogliono possono crearselo lo standard, nessuno glielo impedisce. Vengono sfidati. E loro cosa fanno? Se lo creano per davvero lo standard! Non avevano capito che era una finta, che dovevano dire "no grazie, già va bene la LSC". E si mettono un comitato scientifico in cui c'è come consulente anche Blasco Ferrer, che magari ha qualche titolo in più di lei, dottor Bolognesi (cattivello: non se ne era accorto?).
Mamma mia: mi sa che la LSC ha un piede nella fossa, qualcuno è un po' nervosetto. Ma chi se ne frega: il 70% dei sardi parlano in sardo, il sardo è in piena salute, possiamo anche permetterci di restituire qualche soldo indietro.
Bachisio

Dàvide ha detto...

Per l' ultimo simpatico "nazionalista campidanese" (o "sudista confederato"...): i titoli del Blasco equivalgono a cartaigienica dal mio punto di vista... Come professori di lingua sarda preferisco di gran lunga i miei nonni che non hanno nemmeno la quinta elementare ma almeno il sardo lo sanno parlare...
Prova ad andare nella sua adorata a Catalogna e chiedi se nei loro corsi universitari ammettono professori che non sanno parlare in catalano...l' echeggiare delle loro risate fragorose si sentirebbe fino in Sardegna.

Roberto Bolognesi ha detto...

Cessu, cessu, non fa a lasciarvi a soli!

Zulieddu, non ti las as leadas sas meighinas? Epuru gia l'isches ca ti faghet dannu. Toca, lea-ti-las e lassa-mi sa mata in paghe!

Bachisio, i soldi me li dovrebbe restituire sua sorella, per le consulenze linguistiche, è chiaro.
Comunque le auguro di guadagnare nel futuro 10 volte quello che io ho guadagnato nella commissione che ha prodotto la proposta della LSC: 10 X 0 = 0

Anonimo ha detto...

Dottor Bolognesi,
sempre fine, garbato e soprattutto acuto.
La aiuto io: mi riferivo ai soldi che - a Suo dire - la Provincia di Cagliari avrebbe rispedito al mittente.
Spero che con la linguistica ci azzecchi un po' di più, e molti complimenti, ancora, per la raffinatezza.
Bachisio

Roberto Bolognesi ha detto...

IL PIACERE È TUTTO MIO!
Mi adeguo sempre ai miei interlocutori, soprattutto a quelli che sotto la protezione dell'anonimato (muru a bullu) pensano di poter mimetizzare la propria violenza verbale sotto il mantello di un uso pseudo-civile della lingua.
Sono un linguista, mio caro, e so anche leggere!

zfrantziscu ha detto...

Caro Bachisio,
qualche informazione a corredo delle sue legittime considerazioni nel cui merito non entro:
- La perdita di 550.000 euro da parte della Provincia di Cagliari che non li ha impiegati per la lingua come doveva, non è un'opinione di Bolognesi, è un fatto, denunciato anche in una interrogazione all'assessore della cultura della stessa Provincia;
- Quanto al suo giudizio su Blasco Ferre che "magari ha qualche titolo in più di lei, dottor Bolognesi", le consiglio di dare uno sguardo ai giudizi che la Commissione esaminatrice di Blasco Ferrer diede su di lui nel 1999. Si tratta di un verbale pubblico che può leggere a questo indirizzo:
http://www.unica.it/concorsi/archivio/giudizi/IIsess99/ordinari/L10Y.htm

Anonimo ha detto...

a chie la chircat, l'acatat..

Roberto Bolognesi ha detto...

A su chi paret, Bachis Balente non tenet prus gana de peleare.
Lastima, fia giustu incumentzende a bi leare gustu!
Epuru, depo ammiter ca una cosa giusta l’at nada.
Lampu, su giustu est giustu!
So macu e so malu, ma non so disonestu e l’amito ca non aia cumpresu ca isse fit de acordu a torrare su dinari de sa 482/99 a su stadu.
Non bi chería creer!
E comente faghes a creer una cosa de aici?
Tando dd’apo ghetada a cussa cosa chi mi narant semper: ca mi so fatu pagare de Soru pro traigher su campidanesu e fagher sa LSC, e l’apo frastimadu: “a badangiare su propriu tantu!”
No, cussa de sa sorre, gia b’intraíat, ca m’at chircadu contos de DiariuLimba: deo in DL bi scriíat e spero de bi torrare a scrier, ma prus de cussu non mi podent chircare.
E sigomente immoe un’idea de a chie poder esser Bachis gia la tengio, est giustu puru a narrer ca deo a sa sorre non dda connosco. Duncas “kistiones de limba” cun issa non dd’apo tentu mai.
Megius, tando, a torrare a Bachis Balente.
Davide dd’at tzerriadu: “natzionalista campidanesu”: acabba-dda o Davide!
Mi, su chi scriet: “Ma chi se ne frega: il 70% dei sardi parlano in sardo, il sardo è in piena salute, possiamo anche permetterci di restituire qualche soldo indietro.”
Custa bessida, mi faghet ammentare sa bessida de sa mugere academica de un’ateru academicu amigu meda de sa diversidade linguistica, ma solu cando si tratat de is limbas minores de sa Sardinnia: gaddureseu, sassaresu, tabbarkinu e ... “campidanesu”. Candu si tratat de agiudare su sardu intreu: MUDU! E cando si tratat de criticare sa politica linguistica repressiva de su stadu: MUDU!
Issu puru est pistende semper a subra de sa propriu cosa: nudda dinari pro su sardu!
Duncas, custa mugere academica de su maridu academicu, cummentende su fatu ca s’Universidade de Casteddu non aíat spendidu su dinari ki sa Regione ddis at donadu pro su sardu, at nadu: “Nos depide fintzas torrare gratzias, ca bos amus fatu risparmiare!”
Umorista, annó?
Bachis dd’at nadu craru e tundu: “Ma chi se ne frega!”
Sa “trasmissione generazionale” de sa limba non esistit casi prus e, mancari su 68% de is sardus ancora dda fueddint, sa limba est in perigulu mannu e donnia pagheddeddu de agiudu—fintzas is “sportellos de sa limba”—serbit, ma nossi: “Chi se ne frega!”
Non est una coincidentzia, tando, ca a Bachis ddi praghent is interramortos de su sardu, is necrofilos de sa limba.
Eja, Bachis Balente, chircada e agatada ti l’as!

Dàvide ha detto...

E no at a esser abberu "s'avvocadu" custu? ¡No me lo puedo creer!

Comuncas, nche l' acabo, nche l' acabo...est chi totu custa malìtzia a mie mi paret patològica, b'at carchi cosa chi no andat.