giovedì 6 agosto 2009

"Gnocchetto sardo", what is?

S'assessore regionale Andrea Prato, òmine chi nant chi est politicamente acurtzu a sa Lega, eris in Roma at tratadu cun su ministru suo, isse puru de sa Lega, pro li dare sa Dop a s'iscartzofa sarda, cussa ispinosa, e a su "Gnocchetto di Sardegna". Gnocchetto? What is? Ite buzinu est lo "gnocchetto?" No ant a èssere is malloreddus, no? Custu m'amentat cudda sienda chi, unos annos como, aiat postu in sas butecas de su tzircundàriu "pane con ciccioli". Sa sienda s'est sapida deretu chi fiat su risu de sa gente, nch'at imboladu sos imbòligos de plàstica e at torradu a fàghere pane cun gherda.
Lu conto, bene agurende chi Andrea Prato pòngiat fatu a sa sienda chi so narende e chi pedat a Bruxelles sa Dop pro is malloreddus. Gasi, pro no èssere su risu de sos sardos chi, marranu, in buteca ant a tènnere sa tentatzione de lu cunfùndere cun sa fèmina dello gnocchetto.

18 commenti:

Anonimo ha detto...

Non è che io mi diverta a contraddirla, caro Gianfranco, ma è lei che mi offre spesso l'occasione buona. E allora, una volta tanto che sono d'accordo con un assessore di questa giunta, puntualizzo che nello stivale gli gnocchi sono dei pasticci di patate grossi quanto una noce, mentre gli gnocchi sardi o gnocchetti(e non gnoccett[i] come, per un refuso, lei ha scritto nel titolo del post) sono una tipologia di pasta essiccata che è, fortunatamente, ancora riconosciuta come una pasta regionale dell'isola da cui proviene. In sardegna non si chiamano solo malloreddus, ma anche ciciones, cicioneddos, etc, e hanno forme diverse tra cabessusu e cabegiosso. I Barilla di Parma li hanno commercializzati su scala nazionale facendoli ormai conoscere come "gnocchi sardi". Non sarebbe sbagliato riaffermarne l'origine con il titolo con cui oggi sono più noti, anche perché pochi in Italia ne conoscono i nomi sardi. Non oso pensare poi al malumore che nascerebbe se si concedesse la denominazione protetta ai malloreddus e non ai cicioneddos. In tutto questo voglio farvi riflettere su un fatto più generale che i più ignorano: cioè che la pasta italiana, non solo gli gnocchetti, deve la sua ricchezza di forme e sapori soprattutto alla Sardegna. Leggetevi gli scrittori e le cronache napoletane del Seicento, dove si racconta dei maccheroni e delle paste sarde che i mercanti di Napoli facevano grande commercio per il mercato campano. Oggi non solo pensiamo che la pasta sia nata a Napoli, ma non riconosciamo più i prodotti che noi stessi abbiamo inventato e che altri hanno saputo vendere meglio di noi, e così per valorizzarli dobbiamo ribattezzarli come prodotti di nicchia. E questo non vale solo per la pasta, ma per ben altro!

Anonimo ha detto...

ho dimenticato la mia firma: Maura M.

zuannefrantziscu ha detto...

Caro Maura, grazie della segnalazione. Corretto il refuso. Rispetto, va da sé, il suo punto di vista, ma non lo condivido per niente. Così come non mi rassegnerò mai a chiamare carta da musica su pane carasadu perché il nome italiano mette insieme carasau, carasadu, carasatu. Così come sa sebada, sa sevada, sa seada non sarà mai sintetizzata da dolce di formaggio con miele amaro.
Quel che ci divide è la diversa prospettiva, cara Maura: e devo anche segnalarle che, invece, i nomi per noi normali ed esotici per gli altri vendono bene. Galbani ha fatto una salsiccia "di tipo sardo" e l'ha chiamata Sartitza.

Anonimo ha detto...

Maura M:
Rivendico la legittimità dello gnocco sardo!
Il suo nome è più vecchio dell'età mia e della sua messe assieme. Se abbandoniamo questo figliolo già famoso faranno a gara ad attribuirsene la paternità abruzzesi e calavresi: ma io dico, ma perché, se lo gnocco è figlio a me? Ma soprattutto perché dare un calcio in culo ad una pagina di storia culinaria italiana scritta, sia pure con la nostra poca coscienza, da noi sardi? Sarebbe come fare un passo indietro. Chi se lo piglia il nostro ciccioneddu, che fuori di Thiesi non lo conosce nessuno? La DOP serve per proteggere e vendere meglio un prodotto, mica per compiacere sterili localismi linguistici. Noti bene che, a causa delle nostri perenni liti linguistiche e campanilistiche, il suo pane carasau/ carasatu/carasadu non è mai entrato nel circuito delle Città del pane, a differenza della spianata di Ozieri e di tipi ben più insulsi di panini milanesi.

Anonimo ha detto...

Francu Pilloni scrit:

E mentris arrieus po gnocca-gnocchetto, eriseu a mesudì, in Rai3, su presidenti de is panetteris italianus hat nau ca su pani carasau fut sicilianu. E aici hat repitiu su conduttori (certu Mirabella), chene si scasumai.
Piccioccus, pongiaus trobera a su Gennargentu, canchinò si dd'agataus in Sicilia cussu puru, a fai contrappesu a s'Etna.

Anonimo ha detto...

Premessa, ragionamento e conclusione: Mi scusi signora Maura, ma noi dovremmo puntare a vendere sempre più i nostri prodotti nel mondo senza piegarci esclusivamente sul mercato italiano. Ed ho seri dubbi quindi che chiamarlo "gnocco Sardo" valorizzi la territorialità di provenienza rendendolo appetibile sugli scaffali di altri Paesi. Un francese, un tedesco, un inglese (ecc) non saprebbero comunque cos'è lo "gnocco Sardo", andrebbe pubblicizzato. Pertanto, se oltre l'Italia si deve promuovere comunque un prodotto, lo dobbiamo promuovere col nome locale (e comunque le norme comunitarie oggi impongono lo stesso di identificarne la provenienza). Alcuni nostri imprenditori già da tempo commerciano con l'estero (vedere l'olio) ma hanno bisogno di una vera politica del marchio. Non è mettendo il sedicente nome italiano del prodotto con "SARDO" al seguito che si fa una politica commerciale nostrana: Oltre al DOP (che almeno qualifica la tutela della provenienza reale) in futuro sarebbe meglio parlare di MADE IN SARDINIA e marchi di produzione, attraverso apposita legislazione locale ed iter Europeo, per evitare che i nostri prodotti finiscano classificati nel tritacarne italiano. Ma oggi questo non si può fare se non in parte. Si potrebbe così anche tutelare una determinata fascia di prodotti omologhi anche con i diversi nomi con cui si qualificano nella nostra isola. Evitando così l'assurdità di dover decidere se I NOSTRI PRODOTTI devono essere classificati SOLO (nella fattispecie) come Malloreddus o Cicioneddos oppure come Gnocco Sardo. Vi pare libero mercato e tutela dei nostri prodotti dover ingoiare tale costrizione e farla standardizzare dalla politica senza che lo decida il mercato? In tutto il mondo i produttori tendono a mercificare ed espandere proprio la denominazione originale del prodotto e pubblicizzarla anche nelle varianti: A Thiesi quindi dovrebbero essere ben felici di far uscire il loro prodotto originale senza omogeneizzarlo al castrante mercato italiano. E' questo il bello della globalizzazione, cerchiamo di lavorare per esserne protagonisti e farla divenire un'opportunità ogni tanto, non solo per fare le vittime o cercare dimensioni di riconoscimento che in realtà quelle sì, ci ghettizzano come prodotto di nicchia o comunque come prodotto che non riesce a superare una frontiera. La pubblicizzazione è infatti uno degli obiettivi che accompagna l'articolo nel momento in cui riceve un suo riconoscimento. Noi non vogliamo vendere una "salsiccia Sarda" qualsiasi, noi vogliamo vendere sa Sartizza! Che poi nel mercato si suddividerà in Sartizza di "Tizio" e di "Sempronio". Oppure Malloreddus de Tizio o Cicioneddos de Sempronio. Tutte le tipologie dovrebbero essere tutelate ed al contrario i Barilla penalizzati: Perché hanno creato un nome standard italiano partendo da un prodotto locale Sardo che a sua volta in realtà non è standard in Sardegna perché infatti da noi ne esistono di diversi tipi. Dobbiamo forse piegare la tutela legale dei nostri prodotti alle politiche commerciali altrui senza neppure poter inventare noi uno standard? Sarebbe vergognoso. Dovrebbe essere il contrario, una vera politica del marchio infatti imporrebbe alla Barilla di modificare la dicitura "gnocco Sardo" in quanto impropria perché in Sardegna esistono diverse tipologie di pasta per forma e denominazione. Pertanto Maura non condivido il suo ragionamento che nega la storia e la denominazione delle nostre produzioni, quindi il valore aggiunto, e legalmente le subordina alla politica commerciale di un'azienda italiana a noi concorrente perché costoro hanno standardizzato in uno dei prodotti diversi che vendono come Sardo. Non esiste lo "gnocco Sardo", casomai gli gnocchetti Sardi, ma la Barilla dovrebbe specificarne la denominazione originale nei pacchetti perché hanno caratteristiche diverse. Quindi Malloreddus, Cicioneddos, etc. Però così è a saperne! Mica in Sardegna abbiamo politici così svegli?! - B. Adriano

Pierluigi Montalbano ha detto...

A proposito di gnocchi e gnocche:
La incantevole Naomi Campbell, dopo aver preso a botte il futuro sposo ha deciso di annullare le nozze e di consolarsi con un piatto di gnocchi. Toga la bimba, che carattere! Già in passato aveva dato segni di irrequietezza, ma arrivare a picchiare il fidanzato significa che gliela aveva combinata grossa. E' certamente una combattente alla...sarda. Peccato non aver un così splendido esemplare di bellezza femminile come promoter del marchio Sardegna.

Anonimo ha detto...

Tropu niedda po dda podi cunsiderai "gnocca" sarda, e in prus iat a tocai a di cambiai su nòmini in "Noemi". Imoi ca eis arremonau is malloreddus e su currispundenti continentali, unu pagheddu de tempus fait ia lígiu in d-unu libru de coxina sarda fatu de unu continentali chi si fut pigau su strobu e su stentu de furriai in sardu is retzetas. Su libru fut bilínguas. Arribau chi fut a una retzeta cun is malloreddus m'arregordu ca iat furriau custu fueddu cun: "vitellini"... Deu perou nd'ia apretziau a su pròpiu su sfortzu, sfortzu chi bortas medas no faint mancu is sardus ca preferint a ddu nai totu in italianu cumenti praxit a Maura.

Pàulu Pisu

Anonimo ha detto...

Lo sbaglio che facciamo in Sardegna è che, come nella più tipica tradizione italiana, riduciamo tutto ad una rissa tra squadre: O bianco o nero, o così o colà. E quindi liquidiamo spesso alla svelta materie che invece meritano più serietà e maggiori argomementazioni che DOVREBBERO (dico dovrebbero) porsi come base per lo sviluppo della tutela legislativa. - Bomboi Adriano

p.atzori ha detto...

A Maura, interessante il riferimento storico che fa sulle cronache del Seicento napoletano che raccontano di maccheroni e paste sarde. Ma Maura però, mi pare, che sarebbe utile per la Sardegna aprire la prospettiva a 360°, non chiuderla all'Italia, come se i sardi fossero un branco di cavalli tutti rivolti a Est e tutti con i paraocchi. Il fatto che tra i primi abbiamo contribuito a fare l'Italia, non vuol dire che siamo condannati a subirne per sempre i limiti. Della palla al piede un giorno o l'altro dovremo fare a meno. Ecco, allora potremmo far sì che nei migliori ristoranti europei e non i nostri "gnocchetti" si presentino con i loro nomi originari: maloreddos, andarinos (Usini), chjusoni e chjusoneddi (Gallura), cicioneddos (Thiesi) e gigioni(Sassari) ecc. con i loro nomi propri. E che in Italia si continui pure a conoscerli come "gnocchetti sardi", non le pare?
Credo sia solo una questione di rispetto verso se stessi, considerata la propria storia, che va ben oltre quella dell'Italia e del Seicento napoletano. Cordialmente, Piero

Anonimo ha detto...

Maura M:
Caro Piero, io non vedo così grandi differenze tra andarinos, nome regalatoci dagli spagnoli, ciciones e gigioni, che deriva dai nostri contatti con Napoli, ciusoni, che viene dai dialetti emiliani, e gnocchetti, parola italiana che indica le nostre paste da cent'anni e più (non volevo dire che l'hanno inventato i Barilla). I primi le sembrano più appropriati dell'ultimo perché sono più vecchi o perché sembrano avere una patina tanto "locale"? Per me pari sono, anche se l'ultimo che ho usato ha il vantaggio di riassumerli tutti e di essere più conosciuto. Io applico solo il buon senso, non vedo la lingua italiana come una palla al piede e comunque non penso alla perfezione, ma a ciò che mi pare possibile (in questo caso per il semplice fine di vendere un prodotto), sapendo che il meglio è nemico del bene. Forse l'unica differenza tra noi è che io i ciccioni li faccio in casa e li servo alla sagra del mio paese, altri qui stanno a disquisire a matta prena sul nome più corretto. Io stavolta do il plauso a Prato, perché, al di là dei nomi, qualcosina giusta sta iniziando a farla.
Per Pisu: a tie dogni matta 'e aldu...

p.atzori ha detto...

Non è la lingua italiana la palla al piede - ci mancherebbe - ma l'idea che noi dobbiamo per forza mortificarci in quanto sardi. E' meglio lasciare all'italiano quello che è italiano e al sardo quello che è sardo, senza ricerche di purezza, ma con più rispetto verso la nostra identità. Adesso che l'italia è fatta, e stiamo vedendo com'è riuscita, possiamo dedicarci ad altro, nell'interesse dei nostri giovani, il cui futuro italiano si presenta proprio incerto.

Maurizio Feo ha detto...

Credo che - etimologicamente - il termine "gnocco" derivi dal Latino "nucleus", intendendo una piccola parte di qualche cosa (pasta alimentare, nel nostro caso), di forma vagamente arrotondata. (Come siano divenuti "vitellini" in sardo, mi piacerebbe saperl: e mi auguro qualcuno del Blog voglia spiegarmelo).
Però, mi piace usare i nomi sardi, per le cose sarde: ad esempio non sopporto il termine "Savoiardi sardi", che mi sembra anche un falso storico (piuttosto saranno i più antichi "pistoccus" che sono stati copiati dai piemontesi, non viceversa!).
Analogo discorso per il formaggio pecorino che è tuttora fatto in Sardegna, è originario dell'isola ed ha acquisito l'attributo "romano" solo per l'intensivo uso che i Latini ne fecero (anche per le razioni militari). Il meccanismo fu lo stesso per cui l'arco a tutto sesto ed il laterizio di copertura detto “coppo” divennero "romani", pur non essendo stati certo inventati dai Romani...
Visto che siamo genericamente in argomento, mi permetto di inserire un altro mio personale quesito, nel caso qualche lettore del Blog sappia rispondermi.
E' un problema etimologico, che riguarda un termine che è anche sardo, in fondo, comparendovi nelle forme "maccus" e "maccarrone": da dove deriva "maccherone"?
Un caro saluto a tutti.
MF

zfrantziscu ha detto...

Caro Feo,
la traduzione di malloreddus in vitellini, a parte la ridicolaggine e l'approssimazione, è linguisticamente corretta. In sardo malloru o manzolu vuol dire vitellone. Di qui malloreddu = piccolo vitellone e i vitellini del traduttore. Forse, lo stesso tradurrebbe farebbe mangiare cani caldi a chi chiedesse un hot dog.
Naturalmente sono d'accordo col definire un prodotto nella lingua sua originale. Una curiosità: in nessun vocabolario sardo esiste la parola gnocco se non per parlare di un uomo sciocco o goffo. Gli gnocchi di patata sono macarrones de patata e quelli di pasta sono macarrones de punzu (e varianti). Gli gnocchetti sardi sono un'invenzione o autocolonialista come la carta da musica, o commerciale esterna.

Anonimo ha detto...

In dommo achimmos sos Macarrones de punzu! - Adriano

Anonimo ha detto...

In Marmilla, in prus de malloreddus, ddis narànt "marracconis de cibiru" (maccarronis de ciliriu), poita ddus faiant strecchendu sa pasta conras a unu ciliriu grussu, cussu fattu cun giuncus intreus chi serbiat po indi scerai sa farra de su poddi.
Francu Pilloni

Anonimo ha detto...

È sempre la solita storia... invece di presentarci al mondo autodeterminando la nostra identità, aspettiamo che sia qualcun altro a dirci chi siamo. Basta con questa sottomissione cronica!
Inoltre siamo sotto lo Stato italiano da poco più di 100 anni (Regno, non Repubblica) e già i nostri ragionamenti partono da un presupposto italiano? È insensato... com'è insensato andare a cercare le derivazioni di un prodotto sardo che mira ad ottenere la Denominazione di Origine, da fonti napoletane.
Forse è il senso di inferiorità che ci fa considerare ciò che è "italiano" bello e moderno e ciò che è sardo grezzo e di poco valore, ma allora dobbiamo disdegnare ciò che ci fa essere così oppressi e insicuri! Dobbiamo riuscire, invece, ad amare ciò che siamo davvero e riconsiderare il nostro valore, chiamando con fierezza la nostra pasta con il suo nome e non chiedendo a un italiano, a uno spagnolo o un austroungarico che nome dobbiamo dare a ciò che ci appartiene.
Il signor Prato probabilmente non è molto ferrato in cultura e lingua sarda ma probabilmente come lei, Maura M., nutre più fascino per le calde pubblicità della Barilla che per la nostra cultura.

Roberto M.

Dariu ha detto...

facciamo una petizione per cambiare tutti i nomi nella unica lingua che Dio capisce, l'italiano.
in cantu a sa cuchina tedesca eo dia fàgher gai:
Haselnusstorte: nocciolina
Faschierte laibchen: polpettelle d'amburgo
würstel: salsicelle nordiche

in cantu a sa frantzesa dia fàgher gai:
Bouillabaisse: zuppettina marsigliese
Galette Des Rois: reginelli

in cantu a s'ispanniola:
churros: fritterellini
gazpacho: misturella rossa

in cantu a sa sarda:

casadinas: ricotelle o formagelle
seada: seadas
pane carasau: carta da musica

no isco comente jamare un àteru piatu chi si narat: SA MATA FRISSA

podet èssere gai:
pancerella fritta???


Dariu