domenica 30 agosto 2009

Noi sardi, al tempo della preistoria

di Pierluigi Montalbano

In Sardegna, verso metà del secondo millennio a.C., si erano sviluppate forme di civiltà in villaggi sorti intorno a residenze fortificate, in zone in cui la pesca, la pastorizia e l'agricoltura avevano avuto un imponente sviluppo. Di queste civiltà si hanno prove e testimonianze che risalgono fino al sesto millennio a.C.: sono diffusi oggetti di ceramica tardo neolitica, lavorata a mano, sottoposta a procedimenti di lisciatura o incisione e dipinte con forme geometriche non prive di variazione di fantasia.
Queste antichissime testimonianze, di gran lunga precedenti la comparsa dei nuragici, provano la presenza di vita religiosa ed economica in Sardegna già prima del contatto della regione con le grandi civiltà della Mesopotamia. Dimostrano inoltre l'esistenza di un antico sostrato di civiltà indigena con sviluppi autonomi, che ha percorso i presupposti necessari per il diffondersi di centri commerciali che scambiavano i prodotti della pastorizia, dell'artigianato e dell'agricoltura locali.
I centri di scavo ci mostrano prove di elevato tenore di vita con presenza di ceramiche colorate e decorate che rivelano la presenza di grandi ricchezze dei dinasti locali. La presenza di agenzie commerciali si protrasse per molti secoli, comportando progressi nella vita economica e culturale dell’isola: durante il secondo millennio si può parlare di una forma di colonialismo commerciale, che non soltanto lasciava sopravvivere l'assetto politico e sociale precedentemente trovato in Sardegna, ma determinava miglioramenti nella tecnologia in genere e in particolare nella metallurgia, in quanto insieme alle merci venivano importati anche procedimenti tecnici nella fabbricazione dei manufatti.
In questo periodo, forse per influenza Mesopotamica, anche le tradizionali figure religiose abbandonano la stilizzazione neolitica per assumere caratteri maggiormente realistici e antropomorfici, e cominciano ad apparire insieme con altre figure di uomini o di animali. La produzione ceramistica fa pensare ora all'esistenza di una più vasta sfera di acquirenti, con esigenze di gusto più complesse e più sensibili all'arte. Le nuove influenze introducono motivi decorativi inediti accanto alle antiche forme geometriche. Compaiono spirali, linee ondeggianti, grandi anfore e grandi brocche di ceramica non soltanto dipinta ma anche a rilievo e, nello stesso tempo, si introducono nuovi procedimenti di verniciatura e si imitano in argilla oggetti di bronzo, impiegando vernice e modellature che danno alla terracotta dipinta l'agilità, la fantasia e la ricchezza degli oggetti metallici.
La comparsa del vino come bevanda suggerisce tazze particolari e concede all'estro dei modellatori libertà di invenzione nella creazione di brocche con becchi che consentono di versare il liquido, certamente prezioso, senza sprecarlo. Un miglioramento generale del tenore di vita e più articolate esigenze nei consumi presuppongono però una nuova struttura sociale, che non è più concepibile in forma di grosse aziende agricole nelle quali tutti i sudditi lavorano per il sovrano, mediatore rispetto alle forze divine di una religione idolatrica, con una funzione a un tempo magica e sacrale.
Il maggiore sviluppo antropomorfico delle individualità divine indica, a sua volta, che la divinità ha abbandonato le arcaiche forme idolatriche (divinità come potenza generativa della natura) pur restando legata a una forma prevalentemente naturalistica, inerente principalmente al felice sviluppo di tutti i cicli della vita, dell'agricoltura e della pastorizia. Nel fondo religioso persiste, quindi, il concetto della presenza di una divinità femminile come simbolo della fecondità della terra e di ogni cosa animata e inanimata: una Dea Madre.

11 commenti:

Franco Laner ha detto...

potrei avere un paio di precisazioni da Montalbano? All'inizio si parla di villaggi sorti intorno a residenze fortificate. Queste residenze fortificate sono i nuraghi?
L'altra, verso la fine, sulla struttura sociale non più concepibile in forma di grossa azienda nella quale il suddito lavora per il sovrano...il sovrano è quello dell'azienda o è il sovrano di tutte le aziende?
Giuro, nessuna polemica, ma solo per capire meglio la sua visione della Sardegna al tempo della bella età del secondo millennio.
Grazie e cordiali saluti
Laner

Pierluigi Montalbano ha detto...

Buongiorno Franco, rispondo volentieri e aggiungo che, ovviamente, si tratta di una mia personale interpretazione dell'epoca.

Inizialmente sono capanne del tipo Sa Turricula nelle quali il capo clan e la sua famiglia risiedono e indicano alla comunità la strada da seguire. La trasformazione degli edifici avviene con la gerarchizzazione sempre più profonda della società che porta i capi a distinguersi in prestigio e ricchezza. (i minerali sardi erano l'attuale petrolio).

Il sovrano è quello della comunità. I confini territoriali fra clan portano ad una situazione di precario equilibrio fra territori tribali. Certamente si raggiungevano accordi matrimoniali o situazioni nelle quali gli scambi economici fra comunità erano intensivi con benefici reciproci. La situazione si evolvette quando chi doveva provvedere alla sicurezza del capo e della comunità di appartenenza (e quindi doveva vivere a carico del clan) iniziò a desiderare un avvicinamento ai benefici del potere del sovrano. La discendenza non è ancora chiaro se inizialmente avvenisse per nomina della "casta" di guerrieri o per filiazione diretta del capo ma sono convinto che la storia cambiò quando "corte" e "difensori" entrarono in conflitto per la decisione del sostituto. Nel giro di qualche secolo (direi intorno al XVIII-XVI a.C.) si passò dalle parole ai fatti con la proliferazione di clan capeggiati da piccoli sovrani legati da vincoli di parentela che riuscirono ad organizzare quello spettacolare esempio di società forte e compatta che occupò capillarmente l'intero territorio dell'isola con gli edifici più imponenti che la storia dell'Occidente ricordi.
Scrissi qualche settimana fa che i nuraghe non possono essere stati costruiti senza il consenso da parte di un potere centrale forte perché non basta edificare...bisogna cercare il materiale, tagliarlo, trasportarlo, posizionarlo e...viverlo, sia esso un luogo di culto, una torre di avvistamento, una residenza fortificata o quello che ognuno di noi può intendere per "funzione di un nuraghe".

Franco Laner ha detto...

grazie, caro Pierluigi.
La cosa mi intriga perché sto sviluppando il concetto di CONFINE, con una accezione diversa dall'attuale, linea vera o virtuale di demarcazione, o peggio di frontiera, ma piuttosto di territorio antropizzato a cui una comunità -o clan- appartiene e che in qualche modo va marcato. Ad esempio un dolmen è stato, per molti neolitici, un modo per significare l'esistenza di una comunità, di una storia, di un consolidato modo di rapportarsi, parlare, adorare, vivere. Dolmen come su connotu. Ma al contempo non frontiera, per cui non era impermeabile né per entrare, né per uscire.. insomma non c'erano guardie!
Deduco anche dalla tua risposta che per te nuraghe è dunque una reggia fortificata, ma che ognuno può vederci ciò che vuole! Quindi ho licenza di pensare e sostenere che fossero altro! Un carissimo saluto! Franco

Anonimo ha detto...

Se è vero che i "capi" avevano il potere, perchè allora così tante Dee Madri ....argomento tralaltro di quest'articolo?
Mi sembra che sia stato totalmente mancato l'obbiettivo del tema. Si inizia a discutere una cosa (mettendola al termine dell'articolo ...come in un finale a sorpresa) ma in realtà si sfora su tutti i campi.

Francesco Cuozzo ha detto...

Che sonora sciocchezza Anonimo!!
Ma che caspita va dicendo? E allora come giustifica lei (Anonimo) la presenza di così tante Madonnine venerate ai giorni nostri e il culto della Vergine Maria in accordo con il fatto che il capo della nostra Chiesa cattolica (il Papa) è sempre stato e sempre sarà un uomo?!?
Per non parlare poi del fatto che la donna in passato è sempre stata un elemento di "contorno" all'interno del clero e l'uomo invece godeva sempre di pieni diritti.

Anonimo ha detto...

Lo giustifico con il fatto che la religione cristiana ha semplicemente inglobato e fagocitato antichi culti. Vada a leggersi un pò di storia delle religioni, Graves, o finanche Lilliu....la donna nel neolitico non aveva un ruolo sussidiario, ma era al centro di tutto.

Informarsi prima di scrivere sonore sciocchezze non sarebbe male.

Francesco Cuozzo ha detto...

Lasci perdere, si è contraddetto da solo.
Proprio perchè la donna aveva gran peso nella società antica ho criticato la frase (cito testualmente) "Se è vero che i "capi" avevano il potere, perchè allora così tante Dee Madri".
La donna è sempre stata oggetto di venerazione da parte dell'uomo, ne sono cosciente e mi fa ridere il commento (il primo che ha lasciato) e soprattutto la risposta che ha dato la quale non fa altro che evadere e sviare il punto della situazione.
Comunque ribadisco il concetto, la donna era al centro del culto, ma ciò non implica necessariamente che fosse esclusa da un ruolo di primaria importanza nella società, come per altro accade tuttora nell'odierna chiesa cattolica...

Francesco Cuozzo ha detto...

Dimenticavo...la ringrazio per gli spunti bibliografici, tuttavia mi permetto di consigliare anche a lei una lettura: almeno due o tre volte i commenti ai quali risponde, perchè mi sa che non ha colto in pieno quello che volevo dire.

Pierluigi Montalbano ha detto...

Purtroppo la scrittura non ha tono, ne espressioni facciali...pertanto è facile cadere nell'incomprensione. L'argomento è anche tosto (il ruolo della donna) e richiede serenità.

Omero nell'Iliade ha dato una lezione di retorica mettendo a confronto un poema dove si celebra la guerra con tutta la sua brutalità con la femminilità dei momenti nei quali c'era l'attesa del combattimento, con tutti i dubbi, le preghiere, le manifestazioni di paura (tipicamente femminili) recitate da personaggi maschili. Da Ettore ad Achille, da Agamennone a Patroclo, tutti hanno ruoli maschili con momenti femminili ben precisi.

Se il grande Omero ha scritto pensieri che ancora oggi fanno riflettere sul ruolo della donna nell'antichità a maggior ragione possiamo farlo noi.

La Dea Madre è una realtà. Il ruolo della donna nella società nuragica era certamente importante.

Anonimo ha detto...

Non penso di essermi contraddetto, come anche non penso che sia il sottoscritto a dover rileggere più volte i messaggi per capirli;
è stato lei a rispondere al mio commento sui temi trattati dal signor Montalbano.
La frase era: "se il potere era nelle mani dei capi -uomini-, perchè una simile venerazione delle Dee Madri? Ovvero...perchè per forza doveva esserci un capo e non una "regina"? Se lei non ha capito quanto ho scritto (oltretutto stiamo dicendo la stessa cosa) sono proprio affaracci suoi.

Francesco Cuozzo ha detto...

infatti non affatto capito quello che volevo dire e, no non stiamo dicendo la stessa cosa. ad ogni modo non ho voglia di rispiegarla. se non ha capito, come ha detto lei, sono affaracci suoi.