martedì 23 giugno 2009

Ah, i bei tempi di "un popolo, una nazione, una lingua"

Che la democrazia linguistica, l’attuazione dell’articolo 6 della Costituzione italiana (*), i principi di tutela delle lingue delle minoranze siano dati acquisiti è una sicurezza in cui è meglio non cullarsi. Così come non va dato per scontato che il fascismo sia stato sconfitto per sempre, almeno nella sua guerra contro le lingue non italiane parlate nello Stato italiano. Intendiamoci, quello di cui parlo oggi è solo un articolo di giornale, ma il fatto che a scriverlo sia uno dei più autorevoli editorialisti del più diffuso quotidiano, Il Corriere della Sera, mette un qualche brivido.
I faziosi che affondano l’Italia”, di cui parla Ernesto Galli della Loggia sul mensile Style allegato a quel quotidiano, sarebbero quelli che si annidano nella “sinistra, la più propensa di fatto a mandare all’aria l’unità d’Italia”. Che avrà fatto mai, questa sinistra che – quando si dice dei punti di vista – a me pare fin troppo giacobina? Intanto, in Toscana, ha approvato una legge regionale sui diritti degli immigrati clandestini. Ne so troppo poco per discuterne, ma sento un forte tanfo antiautonomista, quando l’editorialista si indigna perché, secondo lui, in questa materia (anche in questa materia) ci vuole “una legge uguale per l’intero territorio dello Stato”. Alla faccia del federalismo che, infatti, “spaventa” il politologo.
Ma dove Galli della Loggia si tuffa in un nostalgico remake dei bei tempi quando si parlava di un popolo, una nazione, una lingua, è là dove se la prende con il “regime di bilinguismo: l’italiano e il dialetto friulano (sempre che sia ancora permesso chiamarlo così)”. Parla, è ovvio, della Legge di politica linguistica approvata dal Friuli Venezia Giulia, allora governato da Riccardo Illy, anche lui di sinistra. Di qui l’idea che dalla Toscana al Friuli la sinistra complotti per affondare l’Italia.
Insegnamento scolastico, dibattiti nelle assemblee politiche locali, atti amministrativi, comunicazione istituzionale e pubblicità, avrebbero dovuto, secondo la legge regionale ora abrogata, svolgersi in parte o in tutto solo in friulano”. Ohibò. Ma pensa tu, quei separatisti e faziosi di friulani. Hanno pensato che fosse legittimo applicare la legge dello Stato 482 che definisce lingua storica il friulano e che fu approvata nel 1999 da quella banda di faziosi affondatori dell’Italia che sono i parlamentari italiani, oltre tutto tanto ignoranti da definire lingua il “dialetto friulano”.
Tanto è felice del provvedimento della Corte costituzionale, che non si sofferma neppure a leggerlo, per il rischio di scoprire che la bocciatura (talmente contrastata che il relatore non la sottoscrisse) riguarda l’insegnamento del friulano. Decisione gravissima in sé, ma non comporta la bocciatura dell’uso istituzionale del friulano nella nazione friulana. Una dimenticanza della Consulta o, sotto sotto, c’è anche qui un complotto per sfasciare l’Italia unita?
Sull’estensione dell’uso della lingua dialettale (usiamo pure questo compromesso semantico) si possono avere” scrive il nostalgico estimatore di Ettore Tolomei (prego, consultare Google) “le più svariate opinioni, ma la domanda cruciale è: chi ha il diritto di decidere? La Costituzione della Repubblica italiana o il Consiglio di questa o quella regione, sia pure “autonoma” [le virgolette sono sue] e ciascuna a suo modo?”. La Costituzione ha già deciso e ha deciso anche il Parlamento dello Stato. Qualcuno lo avverta, magari con un po’ di tatto, che il 1923 è finito, che le lingue delle minoranze godono di tutela internazionale, che sono riconosciute anche dalla Costituzione italiana, e che ormai è rimasto solo lui a pensare che valorizzare le lingue nazionali insieme a quella dello stato significa attentare all’unità della Repubblica.
Anzi, dato che c’è, gli sussurri che è vero il contrario: è la repressione linguistica a portare alla decadenza di qualsiasi stato sedicente nazionale e sedicente unitario. Fargli ripassare la storia del Franchismo e della Serbia di Milosevic.
(*) La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Francu Pilloni scrive:

Se Galli Della Loggia avesse scritto le cose che ha scritto senza firmarsi, sarebbero state pubblicate egualmente?
Caro GFP, vedi cosa vuol dire avere un nome?
Se pensi che lo pagano pure...
Ma ci sarà qualcuno nel blog che ci spieghi perché ha ragione lui e torto tu? e non solo tu, perché dietro ti tiri sempre una schiera di improbi di cui dovresti vergognare.
Francu

Zuliè ha detto...

Qui non è una questione di avere torto o ragione ma questo signore sta portando avanti un editoriale sul Corriere che è assolutamente contro la protezione delle minoranze (se le vogliamo chiamare cosi) ed è assolutamente incredibile che nel 2009 dobbiamo ancora sentir dire che lo stato italiano è stato fin troppo tollerante e permissivo nei nostri confronti (perchè questo è il succo del suo discorso). Tanto per capirci leggete anche il suo articolo "I separati dell'Alto Adige" (http://www.corriere.it/editoriali/09_maggio_08/editoriale_alto_adige_ernesto_galli_della_loggia_fb5d76a4-3b8e-11de-a872-00144f02aabc.shtml). Pro caridade.....

Sandri ha detto...

Mi sint une vore dongje de sensibilitât di Gianfranco. Magari cussì no il nazionalisim e il fassisim in Italie no dome a son ancjemò, ma a son trasversâi, de drete ae çampe. Il risorzimentalisim e l'iredentisim di tancj inteletuâi talians a son une malatie cun codis lungjis e dolorosis. Di chê altre bande a varan ben lis lôr resons: cemût si fasial a sopuartâ che i furlans fevelin ancjemò la lôr lenghe e a scrivin par furlan fintremai intun blog! Puare Italie, e je contaminade ancje in Internet!

*** traduzion, fate ancje par fâ rabie ai talianons no dome cu la lenghe che o dopri ma ancje cui contignûts ***

[Mi sento vicinissimo alla sensibilità di Gianfranco. Purtroppo il nazionalismo e il fascismo in Italia non solo ci sono ancora, ma sono trasversali, da destra a sinistra. Il risorgimentalismo e l'irredentismo di tanti "intellettuali" italiani sono una malattia con postumi lunghi e dolorosi. D'altra parte avranno pur le loro ragioni: come si può tollerare che i friulani parlino ancora la loro lingua (accidenti, in italiano corretto forse dovrei tradurre "dialetto" o "dialettaccio", n.d.t.) e osino persino scrivere in friulano in un blog! Ah, povera Italia, è contaminata anche in Internet!

Anonimo ha detto...

Che Galli della Loggia sia ignorante in materia di dettato costituzionale non lo penso, ma che scriva certe cose dalle righe del più grande quotidiano italiano mi lascia perplesso. Non sono tra chi vede complottismi dietro ogni angolo, ma non vorrei che sporadicamente ricevesse pressioni da chi ha capito che le minoranze lentamente stanno alzando la testa...e magari qualcuno a Roma teme reazioni a catena. Così ci si esibisce con le censure preventive...Mah...-B. Adriano

Anonimo ha detto...

Vi ricordate quando nell'estate del 2008 Loggia ha scritto nel Corriere a favore del centralismo per l'istruzione pubblica italiana? Mah e ancora mah...B. Adriano

r. m. ha detto...

Ti invio il testo dell'editoriale di Andrea Valcic apparso domenica sul Gazzetino - Friuli, a commento della notizia che il 64% delle famiglie friulane ha scelto l'insegnamento della lingua madre a scuola.

Un senso di forte commozione. È quello che ho provato nel momento stesso in cui sullo schermo del monitor è apparso il primo lancio dalla Provincia. Compariva il dato, appena comunicato dall'assessore Molinaro, relativo alla percentuale di famiglie che avevano dato il loro assenso all'insegnamento del friulano nelle scuole: il 64%.
Ho immaginato i genitori dietro quel numero. Le migliaia e migliaia di mamme e papà che hanno detto di sì, che, ancora una volta, hanno creduto fosse giusto che ai propri figli venisse insegnata la lingua di un popolo.
Una commozione dettata dalla semplicità con cui la maggioranza dei friulani considera la questione anche dal punto di vista strettamente scolastico. Ad essa certo in molti casi va aggiunta la consapevolezza, la coscienza di cosa rappresenti questa scelta, ma oserei dire che a prevalere sia stata la naturalezza del percorso. E questo la dice lunga invece sulle tortuose e traverse vie adoperate da chi tenta, da sempre, di ostacolarne il cammino.
A chi le scorse settimana portava in campo la crisi, le difficoltà delle aziende e del mondo del lavoro, cui dovevano essere indirizzate tutte le risorse e le attenzioni, giunge ora questa risposta onesta e pulita. Perché nessuno può dubitare che dietro a quell'assenso non ci siano anche le famiglie di chi si trova in cassa integrazione, che non ci siano le operaie della Safilo, i lavoratori della Caffaro, della Luvata, delle decine di piccole aziende artigiane che chiudono i battenti. O dietro quel 64% ci sono solo i ricchi?
Penso inoltre che la percentuale potrebbe essere senza dubbio più alta, se non si fosse registrata una vera e propria campagna denigratoria sul friulano a scuola, se, su quei genitori chiamati a decidere, non si fossero riversate le assurdità più incredibili sulla didattica e sulla formazione. Non importa, sarà per la prossima volta, sempre che restino invariati i fondi a disposizione degli istituti.
Dopo le insinuazioni sul T9 e gli sms in marilenghe, dopo i veleni attorno a costi e lavori del Dizionari bilengâl, chissà cosa s'inventerà per bloccare lo sviluppo, l'uso del friulano tra le giovani generazioni?
Come sempre c'è da attenderci di tutto, ma quel 64%, più che una speranza rappresenta una diga umana. E volete non commuovervi.