giovedì 21 maggio 2009

Lo Stato monoetnico di Berlusconi. E qui tutto tace

di Gabriele Ainis

Il Grande Puffo dichiara di non volere uno stato multietnico.
E adesso chi lo tiene il signor Pintore? E tutti i prodi guerrieri Shardana che combattono valorosamente nel web con l’elmo cornuto in testa (quando serve) e le spade di rame strette in pugno? E gli indipendentisti dell’IRS? Tutti a urlare come ossessi che adesso basta, non se ne può più e sarebbe ora di accorgersi che siamo tutti sardi anche se votiamo PDL e porgiamo riverenti le chiappe! Ci saranno decine, ma che dico decine, centinaia di post, uno più indignato dell’altro!
E quelli del Partito Democratico? Che bella occasione: da prendere al volo per mostrare chi siano veramente coloro che governano la Sardegna, assieme ai sardisti... Ci sarebbe anche la battuta sui traghetti della Tirrenia respinti ai porti di partenza (ma visto che si parla di respingimenti, potremmo anche dire ‘respingiuti’, da scompisciarsi dal ridere).
E invece no: silenzio... Tutte balle! Altro che stato multietnico: c’è da parlare della carrareccia di Baunei e della storica decisione di astenersi dal voto per andare a manifestare a Monti Pramma, e che diamine, vogliamo levarci la soddisfazione di mandare una lettera a Bruxelles protestando per l’impossibilità di vedere rappresentata la nostra nazione? Poi c’è da discutere (dottamente) di Fenici, altro che storie, e probabilmente ancora una volta di Atlantide, il continente scomparso.
Solo che noi, per non farci mancare nulla, discutiamo anche del pene scomparso, così, tanto per mostrare che non ci frega nessuno.
Ma sì, andiamo: che importa se il presidente del consiglio ci informa che noi non esistiamo? L’Italia non vuole essere uno stato multietnico, e non che sia una novità, certo, si tratta di cose risapute, tanto che ormai non fanno notizia, neppure per noi. Non preoccupiamoci troppo...
Poi accendo la tele e, per caso, vedo la faccia da strudel di D’Alema che finalmente si indigna: noi siamo già uno stato multietnico, tuona! Non ci posso credere: ha detto una cosa di sinistra (Nanni sarà svenuto!).
Bravo! Finalmente! Non ci avrà pensato Soru, ma insomma... Adesso speriamo che Massimo lo chiami e gli spieghi cosa significa multietnico: in fondo quei due dovrebbero andare d’accordo, trattandosi dei campioni mondiali di antipatia e supponenza, magari si sentono spesso per scambiarsi le migliori strategie per perdere voti.
Figurarsi! Ma quando mai! D’Alemino non ha la più pallida idea dell’esistenza di una nazione sarda, e non gliene frega assolutamente niente: al massimo penserà ai rumeni, ai somali, ai nigeriani, ai bulgari... e che dire dei bielorussi e degli ucraini? E gli abhkazi?
E poi, pensandoci bene: ma perché dovrebbe accorgersene lui visto che non ce ne siamo accorti neppure noi?
Noi siamo occupati a ritirarci a Monti Pramma e mandare le letterine di protesta a Bruxelles, protesta che avrà lo stesso impatto di quella dei guerrieri Toubou che si chiudono fieri dentro la Guelta di Archey!
E chi cazzo sarebbero i Toubou? Si dirà. E dove cazzo sarebbe la Guelta di Archey?
Appunto: mutatis mutandis è esattamente ciò che penseranno a Bruxelles. Si cambieranno le mutande e non si prenderanno neanche la briga di digitare T-o-u-b-o-u su Google.
Ma sì, quasi quasi a Monti Pramma ci andrei anch’io, se non fosse che Leo Shardana non c’è, accidenti, ed è un peccato perché io adoro il cabaret. Gli altri comici mi piacciono meno: battute fiacche, ripetitive, prive di mordente, sempre le stesse, troppo spesso scritte da altri, tra Milano e Ponte di Legno.
Mi accontenterò di Colorado Cafè: ci sono tre cabarettisti sardi, che non saranno bravi come Leo Shardana (lui è inarrivabile!), ma almeno non hanno la pretesa di essere presi sul serio. Chissà se almeno loro si sono accorti che non esistono, e chissà se uno che non esiste può accorgersi di non esistere...
Misteri della logica, ma neppure questo è importante: che ci fotte della logica? Tanto noi andiamo a Monti Pramma e aspettiamo che il senatore abbia votato e venga pure lui a fare il proprio sketch. Nel frattempo, mandiamo le letterine a Bruxelles... in limba.
Mica ci fregano così, a noi...

23 commenti:

Anonimo ha detto...

Perchè non viene a Monti Prama ( Prama con una m sola!)e queste cose non ce le spiega senza avere la copertura del muretto? Quella dell'assenza di Leo è una delle sue stupide trovate retoriche, quelle di cui è spalmata tutta la sua assurda ripetitività ( il bello è che la rimprovera agli altri!)e la tragicomica logorrea (a quando il prossimo pezzo?) Venga se ha coraggio,balente forestiero, venga che anche noi abbiamo qualcosa da spiegargli. Magari a denti stretti. Lo ha detto già Atzori: su quella collina cercheremo di seppellire un certo gatto con tutto quello che ciò comporta. Anche Lei fa parte, forse non lo ha capito bene, del lunghissimo conto secolare. Spiegare 'pacificamente' s'intende.

shardanaleo ha detto...

lassadhu perder ... dice il saggio: "RAGLIO DI AINIS non sale in cielo".. :-)

Sardus ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
zuannefrantziscu ha detto...

Per lei, signor Ainis, è grave e degno di indignazione il fatto che Berlusconi abbia detto di non essere d’accordo con “l’idea della sinistra di un’Italia multietnica”. Per me è solo una sciocchezza, pari solo a quella di chi si dicesse in disaccordo con il moto dei pianeti: ininfluente. Il fatto è che egli, in buona compagnia nella cultura politica italiana, confonde etnia con nazione (e questa con stato) e pensa che, faccio per dire, quella marocchina sia un’etnia e non un mélange di etnie messe insieme da uno stato.
Non mi avrebbe preoccupato un suo ipotetico disegno di legge teso ad abolire la multi nazionalità dell’Italia, figurarsi se mi preoccupa la sua polemica con la sinistra, anch’essa, del resto caduta nella confusione fra etnia e nazione. Anche per essa, l’Italia è multi etnica perché ospita senegalesi, cingalesi, marocchini, rumeni… non perché nel suo stato convivono sardi, sudtirolesi, valdostani, friulani, etc etc.
Non sono preoccupato anche perché la coscienza nazionale dei sardi ha contagiato, in Sardegna, sinistra, destra, centro, su e giù. Quando i due opposti, Soru e Cappellaci, parlano di Nazione sarda mi sento più tranquillo rispetto a qualche decennio fa. Scrissi allora per “Tempo illustrato” un lungo articolo che – cito a memoria – cominciava pressappoco così: “L’idea di nazione sarda, cacciata dalla porta dalla cultura comunista sta rientrando dalla finestra”. Mi meritai un velenosissimo corsivo da L’Unità (edizione sarda), ben condito con gli elementi stalinisti del sospetto sulla mia onorabilità. Chi la pensava come me ha vinto, loro hanno perso, ma il giacobinismo che li ispirava continua a mietere vittime.
Sono più preoccupato da altro, dal provincialismo becero dell’accademia e dei media. È successo che nei giorni scorsi si è trovato a Porto Torres un busto di Ercole di età romana (I secolo), di molto pregevole fattura. È già allo studio e al restauro, come è giusto che sia. Le statue nuragiche di Monti Prama hanno dovuto attendere anni per essere raccolte, decenni perché se ne cominciasse il restauro. Il busto di Ercole nulla aggiunge alla grandezza della romanità, le statue di Monti Prama, nella più debole delle ipotesi, sono in grado di cambiare la conoscenza dei fenomeni culturali del Mediterraneo occidentale e non solo.
Andrò a Monti Prama, il giorno delle Europee stabilito dagli organizzatori. E ci andrò dopo aver tentato di eleggere un deputato al Parlamento europeo. Sbaglierò, ma non vedo alcuna contraddizione fra questa decisione e l’omaggio a Sardus Pater per cui, si dice, il santuario di Monti Prama fu costruito: sono entrambi i fatti un modo per dimostrare che la nazione sarda sa esistere. Abbia pazienza Berlusconi, ma, temo, anche lei signor Ainis.

Pierluigi Montalbano ha detto...

Gentile Sig. Ainis,
anzitutto la ringrazio per il tempo che dedica a questo confronto e, pur non condividendo molte sue affermazioni, devo ammettere che il contradditorio che è riuscito a creare spinge molti dei partecipanti a questo blog a rispondere ai quesiti che lei pone.
Se lei non celasse l'identità avrei molte meno remore a seguire le sue ipotesi ma visto che preferisce mettere uno schermo opaco davanti a noi sono costretto a chiederle di rispettare il prossimo e non citare nelle sue omelie alcuni signori che, con dignità, mettono in primo piano la lealtà: dichiarano nome e cognome e firmano i propri lavori editoriali.
Il secondo suggerimento che mi permetto di farle, vista la sua momentanea mancanza di vocaboli adeguati da sostituire a parolacce che non si dovrebbero utilizzare in un luogo virtuale che ospita la sua libertà di parola, è di utilizzare un linguaggio adatto anche a qualche bimbo che frugando quà e là sul web potrebbe incappare nei suoi c...z...e via dicendo.
Grazie ancora per la disponibilità che dimostra, la saluto con simpatia
Pierlugi Montalbano

Anonimo ha detto...

la frase di berlusconi altro non è che l'esemplificazione del pensiero dell'italiano medio(che è poi la componente principale del bacino elettorale al quale Egli si riferisce)secondo il quale la cittadinanza italiana acquisita alla nascita equivarrebbe a un'appartenenza all'etnia italica...ora non voglio credere che Ainis pensi che questo pensiero giacobinista(come giustamente lo definisce Gianfranco Pintore)sia stato instillato nelle menti dei poveri cittadini italiani da Berlusconi tramite le sue reti televisive o i giornali del suo gruppo editoriale,poichè,come giustamente fa notare lui stesso,anche D'alema non si riferiva di certo a una multietnicità insita nelle etnie che compongono lo stato italiano dalla sua nascita(dunque anche quella Sarda) quando parlava di un'italia "gia multietnica".

Credo comunque che il Mito di berlusconi si nutra proprio dell'eccessivo interesse verso le sue continue "boutades"...la cosa che mi perplime dell'intervento di Ainis è che mi pare che pretenda che tutti,ma proprio tutti,compreso il "non allineato" blog di Pintore,debbano commentare "totu sos troddios de Berlusconi" contribuendo allo psicodramma tutto italiano con cui Volenti o Molenti dobbiamo convivere.

cun saludu

Riccardo Collu

Anonimo ha detto...

alberto areddu scrive:

Circa due mila anni fa quella che era una esigua minoranza divenne d'improvviso la maggioranza. Più o meno sappiamo come avvenne: sappiamo poi per certo che quella minoranza solo 50 anni prima sotto tale Diocleziano aveva subito delle terrribili repressioni e ora era diventata la maggioranza unica (ed eliminatrice della ex maggioranza e delle sodali di minoranza). Il che vuol dire che il problema della concettualizzazione della minoranza è terribile, Berlusca dicendo quel che ha detto ha percepito, in modo superficiale ma affine al pensare di grossi strati della attuale popolazione italiana, che una volta detto e ridetto che l'Italia sia/potrebbe esser uno stato milticulturale, si aprirebbe un baratro senza fine per coloro che a oggi costituiscono la maggioranza, perchè delle due l'una: o ci sarebbe il razzismo, oppure una lenta autoconsunzione legittimata dai necessari incontri estetico-riproduttivi delle varie popolazioni, con evidente prevalenza di chi naturalmente più dotato. Altro che multiculturalismo

G. Ainis ha detto...

Gentile sig Pintore,
certo che definire ‘ininfluente’ una dichiarazione pubblica del presidente del consiglio è una bella battuta di spirito, ed è pure il motivo per il quale ho scritto il mio intervento. E infatti la Sua risposta (della quale La ringrazio, senza ironia o piaggeria) mi conferma che Lei non si è neppure accorto di quello che ha detto il nostro amato Puffo, troppo occupato a considerare cose ben più importanti: le statue di Monti Pramma (mio padre pronunciava con due emme, e io il mio papà lo conosco, mentre l’anonimo no, per questo è anonimo), i ciottoli del lago Omodeo, i fregi medievali, il pene scomparso di San Vero, Atlantide, faccende serie insomma.
Beato lei che si sente tranquillo perché due (mediocri) uomini politici si tirano di bocca la Nazione Sarda. E sarebbe questo il fatto che La spinge a ritenere che “la coscienza nazionale dei sardi ha contagiato, in Sardegna, sinistra, destra, centro, su e giù”?
Le invidio l’entusiasmo e la freschezza (detto ancora una volta senza ironia). E infatti si vede dalle cose (ma di recente, non parlava di G8?) quanto chi la pensava come Lei abbia vinto (altra citazione dal Suo post)! Vinto cosa: il diritto all’estinzione come le foche monache?
E consideri che non Le rimprovero l’impegno per la promozione culturale della nostra identità: averne di gente come Lei!
Solo che non capisco cosa creda di ottenere dai cabarettisti! Ma guardi le risposte: uno mi accusa di nascondermi e non si firma (la battuta migliore del mazzo!); l’altro (che per una volta ci risparmia la sintassi traballante e la grammatica creativa) si affida ancora una volta alla stessa battuta (che noia: ma perché non si rilegge i libri che ha scritto? Potrebbe trovare spunto per farci ridere, e stia attento, Zelig sta per ricominciare, e trattandosi di gente seria pretende lo svecchiamento dei testi); l’altro che mi rimprovera di aver scritto cazzo e teme per i bambini! Mi chiedo in che mondo viva, si vede che a forza di cercare Atlantide ha finito per trovarla, e ci abita. Infatti è risaputo come nel mitico continente la parola cazzo fosse proibita.
Mi dica: come si trova in compagnia di questi signori a cui della nostra nazione non importa un fico e che la usano per due soldi, una copia in più o per inventarsi una carriera da intellettuale mancato?
Mi sfugge la Sua strategia, e comunque se proprio vuole servirsi dei pagliacci potrebbe rivolgersi a chi lo fa decentemente di mestiere: che ne pensa di Benito Urgu? Sarebbe assai più credibile dei Suoi paladini.
Le auguro una buona gita a Monti Pramma, in attesa della prossima stagione di Zelig.
Cordialmente,
G. Ainis

shardanaleo ha detto...

ma lasseidhu perder! Dice il saggio RIPETUTAMENTE: "RAGLIO DI AINIS non sale in cielo!"

Anonimo ha detto...

O Gabriele, ormai ci siamo resi conto di una cosa: che sei dei nostri, un fratellino e che puoi stare a 'buon' diritto in casa nostra. Magari un fratellino strano e sfortunato, da tenere ogni tanto per mano con dolce o ferma violenza, da compatire e solo da rimproverare quando esagera, anche con le parolacce quando gli mancano gli argomenti; un fratellino 'unu pagu fertu a conca' (pazzerellone), 'cun calicuna orrodedda chi andat po contu su'( con qualche rotella che non gira bene)con tutte le sue giornaliere fissazioni; con quel suo ripetere ed insistere lagnoso contro chi ieri gli ha dato un pugno sul naso, o meglio, gli ha fatto 'la bua' culturale nel sedere o contro chi è più fortunato di lui al gioco dei libri e dei 'giornalini'; con quel suo falso non comprendere e ripetere infantile che nessuno ha parlato di 'peni nascosti' ma solo di falli male interpretati; con quel suo rifugiarsi e attaccarsi, con finte lacrimucce, alle gonnelle della 'mamma' del Blog che fa quello che può e che ogni tanto gli dà un ceffone perchè tenga le distanze e si comporti come tutti gli altri;con quel suo compiacersi di parole vuote e inutili anche perchè abusate: interpreti di 'fregi', storici da Cabaret, personaggi da Zelig,ecc.; con quel suo insistere tragicomico, lui che si considera il più bravo in virtù del riflesso della pericolosa fontana del cortiletto, sulla lingua e sulla grammatica italiana, mentre non afferra, nonostante la frequentazione, neanche un po' quelle sarde ( ad es. il detto 'poniddi spudu in su nasu'); con quel suo nascondersi con la mascherina, dietro l'armadio per fare agli altri 'cucu' con il lancio della sua immondezza del vasino dei suoi pensieri notturni; soprattutto con quel suo strillare e strillare quando gli altri sono anonimi e rispondono (solo per triste pietà di fratelli)al gioco da lui preferito, sperando che la smetta, una buona volta, e faccia vedere veramente se è grandicello e se vale qualcosina o se è solo uno spregevole parassita,un succhia sangue, un peso morto tra i conviventi che avranno spesso anche il brutto vizio di bisticciarsi e di darsele ma lo fanno guardando sempre in faccia gli altri. Con gli anonimi 'fratellini', forse anche stimolati da certe caramelle(e chi può saperlo!) bisogna purtroppo rispondere da anonimi se si vuole avere una certa pace e si vuol far tacere un po' (almeno un po') una lingua eccessivamente lunga e una prepotenza intollerabile.
Cordialmente, da un tuo 'fratello' anonimo di questo Blog, costretto a sopportare, che non ti dà il vantaggio di divertirti con le tue puerili sparate che, valgono sempre quello che valgono: zero. Perchè un anonimo, compreso naturalmente il sottoscritto che risponde, è zero, meno che zero. Ma se vogliamo ancora, in questa gara di zeri, cercare di sommare gli zeri...vedi tu!

Pierluigi Montalbano ha detto...

Ainis,
dopo aver letto la tua affermazione:

"l’altro che mi rimprovera di aver scritto c... e teme per i bambini! Mi chiedo in che mondo viva, si vede che a forza di cercare Atlantide ha finito per trovarla, e ci abita. Infatti è risaputo come nel mitico continente la parola c... fosse proibita."

...sono lieto di comunicarti che vivo in un mondo nel quale le parolacce sono estranee. Forse è un mondo che non hai conosciuto, forse è un mondo diverso dal tuo, ma certamente non è peggiore.
I tuoi commenti hanno ricevuto risposte a sufficienza dagli altri partecipanti, pertanto non aggiungerò niente...ti auguro di continuare con le tue certezze, con le tue indubbie capacità di giudice delle affermazioni altrui, con le tue sempre pesate parole di elogio verso chi non la pensa come te.
In bocca al lupo per il futuro...io continuerò a sognare la mia Atlantide, e la racconterò a chi vorrà ascoltare.
Pierluigi

gabriele ainis ha detto...

Gentile sig Montalbano,
noto con piacere che, come tutti gli altri, anche Lei non risponde (né fa finta di rispondere) alla mia questione: che i paladini della fantastoria e del pseudosardismo come Lei se ne fregano della nostra identità e la usano come pretesto per farsi i fatti propri. C'è chi non risponde, chi lo fa a vanvera chi finge di offendersi per una parola che i bambini possono ascoltare sulle reti televisive nazionali e che è ormai entrata nel lessico comune, perdendo le connotazioni dirompenti della bestemmia o della parolaccia.
Resta il fatto che la pletora di difensori del sardismo (tra archeofantaglottologi, pseudostoricolinguisti e ricercatori comicoturistici) lo usa per vendere un libro, mendicare cento euro, inventarsi intellettuali senza averne la statura.
E soprattutto, guarda un po' la stranezza, nessuno di loro risponde mai nel merito e, quando può (ed è sempre lì a provarci), leva la parola di bocca a chi la pensa diversamente (basta vedere i forum dove imperversano come mastini e i tentativi fatti anche in questo che ci ospita), senza contare le accuse di celare le prove o di nascondersi dietro i muretti (salvo dimenticarsi di firmare).
Bravo, bravo, bravo. Così si fa per difendere la nostra identità nazionale, che diamine! (mi veniva da dire 'che cazzo!' ma mi sono trattenuto in tempo, ha visto?).
Cordialmente,
G Ainis

Anonimo ha detto...

In generale mi trovo d'accordo con Ainis, e vorrei dirlo perché qualcuno vorrebbe farlo passare per uno un po' balzano. Siamo almeno in due, i balzani.
In particolare, quello che trovo sgradevole è che in questo blog molti sono a favore del dialogo, della buona educazione, ma a una condizione: che si sia in sintonia con una certa idea di "sardità" o di "identità sarda", che a sua volta fa da sfondo a una serie di teorie di tipo storico o linguistico o archeologico (che in nome di quella idea vengono difese spesso acriticamente: insomma, il cane che si morde la coda). Se non fai così rischi di prenderti - come minimo - l'accusa di essere un vetero-comunista o altro.
Ci sono persone, come me, che pensano che in certi casi, più che di "sardità", sarebbe il caso di parlare di "sardume". Che pensano, più in generale, che ogni teoria che aspiri ad essere scientifica debba avere il consenso della comunità scientifica di riferimento (e sottolineo: di riferimento): troppo comodo dire ogni volta che i professori universitari sono una combriccola complottista che abbatte sistematicamente o, peggio, ignora chi porti teorie nuove e rivoluzionarie. Mi domando come si possa seriamente pensare di dire qualcosa di sensato di storia sarda senza avere il consenso di qualche studioso qualificato del settore. Mi domando come si possa scrivere di linguistica (paleo)sarda senza essere riusciti mai a fare entrare un articolo in una rivista del settore, che abbia un comitato scientifico degno di questo nome. Diversamente, ognuno è libero di autoproclamarsi genio incompreso: magari dicendo di aver presentato le proprie tesi in Uganda o in Perù, dove gli esperti di cose sarde - notoriamente - abbondano, oppure di averle presentate presso la Facoltà di Agraria o di Veterinaria... Roba da far ridere i pesci.
Il problema che solleva Ainis, poi, è quello centrale. Siamo sicuri che questa idea di "sardità" che viene messa in circolo da tesi che talora/spesso trovano eco in questo blog faccia bene alla Sardegna? Anche secondo me ci meritiamo di meglio.
Andrea Lai

Pierluigi Montalbano ha detto...

Gentile amico (Ainis),
anzitutto le partecipo la mia felicità derivante dalla sua attenzione nell'esitare, almeno un istante, prima di scrivere quella parola che poi, comunque, ha riportato. (faccina sorridente e quasi compiaciuta).
Rientrando in topic vorrei segnalarle che da anni partecipo gratuitamente in qualità di relatore a convegni organizzati per discutere di identità sarda o storia sarda, pertanto ritengo di inserirmi nella schiera dei "fessi ma felici" che partecipano alla ricostruzione del mosaico del passato della nostra isola, che col tempo si arricchirà di qualche tassello mancante. Se avesse letto con più attenzione, o con meno preconcetti, i miei precedenti interventi, avrebbe notato che la mia posizione è prevalentemente neutrale.
Rispetto le opinioni degli archeologi del passato, rispetto le storie raccontate o scritte da quelli che lei definisce pseudostoricolinguisti (o qualcosa di simile), rispetto le fantasie di altri... ma in tanti anni di studi sono riuscito a costruire un forte filtro logico del quale mi servo per avvicinarmi a ciò che ritengo più aderente alla realtà dei fatti accaduti.
Le debbo far rilevare che ogni individuo ha delle grandi capacità in qualche campo, e lei stesso dimostra di saperci fare con dialettica, comunicazione fra le righe, arte provocatoria e, soprattutto, lancia bene le sue esche per richiamare l'attenzione dei lettori e suscitare il desiderio di rispondere per non lasciarle l'ultima parola. Io stesso con questo intervento partecipo al suo "tranello", mi perdoni il termine ma di questo sono certo si tratti.
Fortunatamente dispongo di tanto tempo libero e spesso utilizzo il mezzo virtuale per rilassarmi, pertanto la ringrazio per il suo sforzo di tenermi impegnato mentalmente, seppur per questi pochi minuti. La ringrazio altresì se vorrà continuare questo elocubrare sull'argomento "aria fritta" perché durante la scrittura mantengo allenata la mano nell'utilizzare termini più o meno appropriati... nonostante avrei preferito discorrere di storia o, ancora meglio, musica.
Cordialmente, Pierluigi Montalbano

zuannefrantziscu ha detto...

Caro Lai, era da da qualche mese che non partecipava a queste discussioni. Ma immaginavo che se lo avesse rifatto, sarebbe stato per dirsi d'accordo con Ainis.
Ciò che ancora mi sfugge, non ostante abbia letto, come mio dovere, tutto con attenzione, è che cosa sia il meglio che la Sardegna si merita. Mi creda, sono veramente curioso e interessato di saperlo. Sappiamo che cosa sia, per lei e per Ainis, la sardità cattiva. Qual è quella buona?

Anonimo ha detto...

Caro sig. Ainis, lei lamenta il fatto che nessuno le risponde nel merito. Il punto è che a lei non interessano le risposte nel merito. C’è anche da dire che a causa dell’impronta “universale” che lei da ai suoi interventi è abbastanza complesso individuare delle fattispecie intorno alle quali sviluppare delle risposte circostanziate. Nel commentare un suo recente intervento ho cercato di trascinarla dentro i particolari relativi alle accuse di non scientificità che lei rivolge agli studiosi “alla Frau”. Lei ha travisato completamente il senso dei miei commenti e ha continuato ad agitare anatemi su questioni generali. Così, preso da grande scoramento, mi sono arreso.


Dopo aver letto tutti gli interventi più recenti sul blog, questo pomeriggio, considerando che il sig. Ainis è certamente persona intelligente e non culturalmente sprovveduta, e vista la mia esperienza come suo interlocutore, mi sono chiesto se il suo unico obbiettivo non sia quello di fomentare discussioni. Il contenuto sempre generale delle sue considerazioni, la mancanza di argomentazioni particolari dalle quali i suoi interlocutori possano trarre spunti per confutare le sue tesi, il suo mettere insieme ingredienti esplosivi tanto abilmente miscelati da far sentire tutti, o quasi, sotto accusa, il suo tono sempre “pacatamente” provocatorio che da sui nervi, tutto questo mi ha fatto pensare che egli si stia semplicemente divertendo assai. Poi, preso da questi pensieri e da un po’ di sonnolenza, mi sono buttato in poltrona e mi è venuto in mente di quando, a una cena, mi misi a parlare in berlusco-gasparresco per far credere a coloro che non mi conoscevano di essere un simpatizzante di Forza Italia. Il gioco, per me molto divertente, non durò moltissimo, un po’ per la mia folta barba nera (molto sospetta), un po’ perché i miei amici cominciarono a ridere abbastanza presto, un po’ perché sapevo che quella lingua, a parlarla a lungo, mi avrebbe provocato dei disturbi intestinali, e un po’ perché i giochi, anche quelli più divertenti, come è noto, alla lunga diventano noiosi. Inoltre, si sa, si finisce sempre per essere influenzati dal personaggio che si interpreta e quella non era un’influenza positiva. Poi mi è venuto in mente quel dubbio di Francu Pilloni, di qualche post addietro: è il dott. Pintore che si è inventato il signor Ainis?
A quel punto sono stato folgorato da un dubbio atroce: se il dott. Pintore e il sig. Ainis sono la stessa persona... e se fosse il signor Ainis ad essersi inventato, un giorno, il dott. Pintore? “Ma che assurdità vado pensando?!” mi sono detto, poi mi è comparso davanti il dott. Freud, mi ha tirato una sberla e mi sono risvegliato.

Saluti
Pietro Murru

Anonimo ha detto...

Caro Pintore, pare che lei abbia doti divinatorie riguardo ai miei tempi di intervento!
Quale è la Sardegna che ci meritiamo (dal punto di vista culturale)? Quella in cui, per esempio, un uomo di cultura che proponga (o che dica di essere d'accordo con) una certa tesi sul sostrato linguistico paleosardo sappia, ad es., chi è Johannes Hubschmid e cosa ha scritto (e conosca il tedesco...). Per capirci ancora meglio, io sto dalla parte degli studiosi come Stiglitz, che spesso ha la pazienza di intervenire in questo blog.
Sulla sardità, poi, pone un problema che per me è sbagliato alla radice: per me non esiste UNA sardità, ma TANTE sardità, tanti modi per sentirsi sardi. Nessuno può dire quali sono i parametri di inclusione (e di esclusione). Ma questa è una questione di cui abbiamo già discusso.
Stia bene. Andrea

zuannefrantziscu ha detto...

Caro Lai, macché capacità divinatorie, semplice e rudimentale applicazione di una uguaglianza: se A=B=C, A=C. Sulla questione della/e identità della Sardegna, lei (ma, a proposito, non ci davamo del tu?)... sei stato chiarissimo. Secondo te esistono tante identità sarde, secondo me no. Del resto, io vado sostendendo da molto che la linea di frattura nella cultura politica sarda non è fra sinistra e destra, quanto piuttosto tra due entrambi legittimi poli: sardismo e italianismo. O, per essere più precisi, fra nazionalismo sardo e nazionalismo grande-italiano.
Da ciascuno di questi sentire discendono poi atteggiamenti politici e culturali difficilmente conciliabili e la cui quantificazione avrà bisogno, un giorno o l'altro, di un referendum di autodeterminazione e, quindi, di una conta democratica di voti.
Questo non farà, naturalmente, cessare il dibattito, ma deciderà chi governerà i processi e chi si opporrà.
Veniamo alla cultura che ci meritiamo. So che il tuo richiamo a Johannes Hubschmid è solo un esempio. Ma se l'autorizzazione a parlare e scrivere di linguistica paleosarda deriva dalla conoscenza del linguista svizzero, be', allora il professor Gigi Sanna ha la tua autorizzazione a farlo, visto che nel suo Sardoa Grammata mostra di conoscerlo. Non mi pare ne condivida le tesi. Spero, però, che questo non infici il suo buon diritto a far parte della cultura che la Sardegna si merita.
Al pari del mio buon amico Alfonso Stiglitz, del quale non ho mai pensato non rappresenti la cultura che ci meritiamo solo perché alcune cose che scrive non mi convincono.
In merito al "consenso" della comunità scientifica come chiave di volta per capire se una tesi è accettabile o no, andiamoci piano, caro Andrea. Qui lo dico con una battuta, ma ne vorrei parlare con più distensione: tu pensi davvero che un agnello non veda l'ora che venga Pasqua?

G. Ainis ha detto...

Gentile sig Montalbano,
non dubito che lei disponga di molto tempo libero, lo vado dicendo da tempo. Se poi non l'ha capito vada a rileggersi i miei post (sweepando opportunamente i termini sgraditi).

gigi sanna ha detto...

Ti ringrazio per l'intervento,caro Gianfranco. Per quel che mi riguarda sul fatto che qualcuno non mi stimi ( e faccia simpaticamente di tutto per farmelo capire) fa parte del perenne giudizio, sbagliato o non sbagliato, che gli uomini danno su altri uomini anche quando non li conoscono. Non ci puoi fare niente nè tu nè io. Nessuno. Ho però avvertito, un po' di tempo fa, che il giudizio che conta, non quello acido e teso al discredito, è quello di molti e non di uno solo o di due che, chi sa per quale motivo, hanno deciso di metterti pubblicamente la prua contro.Il parere che conta e che fa veramente da moltiplicatore è quello di chi vede, sa ascoltare e sa giudicare pacatamente e serenamente. Certi lettori (e quanti ce ne sono in questo Blog e in altri ancora!) ad es. che mi conoscono bene, anche quelli che almeno un po' mi frequentano o perlomeno s'informano un po' sul mio conto, sanno che ho le mie brave amicizie (fraterne)con una delle persone più influenti (il responsabile della Cultura,di tutta l'Associazione delle Biblioteche e Librerie tedesche di 'sinistra', ovvero di quella che si chiama 'Buchergilde' ('u' con i 'puntini'), che oggi abbraccia anche la Provincia Di Bolzano. Autore di saggi (che possiedo)profondi di sociologia: un allievo, tra i più bravi e stimati della scuola di Francoforte, tra l'altro); e ancora sanno che con altri amici tedeschi del Palatinato passo regolarmente da trent'anni le mie vacanze a Torre dei Corsari e sanno infine che uno dei miei posti preferiti delle vacanze estive all'Estero è Heidelberg, luogo incantevole da dove mando spesso le mie cartoline 'tedesche'. Essi si saranno chiesti, stupefatti, che senso mai potecva avere la 'sparata' maligna del carissimo sodale dell'anonimo più irriducible del Blog, di quello che purtroppo si è vacinato sulle pallottole al lardo e sui veleni con cura più certosina dello stesso Rasputin.
Dopo trent'anni qualcosina di tedesco (non moltissimo certo!) non si riesce proprio a pensare che la possa conoscere anch'io? Almeno per quel tanto che basti per leggere e tradurre in qualche modo i 'mostri sacri', quelli che ancora una volta, a vanvera ( si vede proprio che disprezzano un libro che non leggono), mi si accusa di non conoscere.Qualche volta leggo, per esercizio, anche la Bibbia in tedesco. Strano, vero? Forse senza molto frutto, ma questi sono solo cavoli miei.
Caro Gianfranco io ho quasi fatto il callo alla comparsa di questi calabroni, di quesi inutilmente rumorosi detrattori fasulli; tanto più detrattori, come si vede, quanto più notano che ricevo consensi che a loro, assurdi come sono, sembrano assurdi. Anche perchè ne fai fuori uno e ne spunta ancora un altro a romperti quelli che Montalbano, non so quanto a ragione, dice che non si devono dire così. Stammi bene.

Gabriele Ainis ha detto...

Egregio "professor" Sanna,
(perdoni le virgolette, ma visto che in codesto blog scrivono anche altri professori - ad esempio l'ottimo prof Pittau - direi che sono d'obbligo) La ringrazio per la notizia: ha ritrovato finalmente il pene smarrito (visto che a quanto pare sarei in grado di frantumarglielo)! Adesso che fa: ne pubblica la trascrizione e concede alle stampe la Grammatica del Cazzo dopo quella Sarda? Si? Siamo impazienti di leggerla! Dopo la lettura dei fregi anche quella dei falli sarà una nuova esperienza erotica da non perdere!
Nel frattempo potrebbe spiegare come mai un genio della Sua levatura stia a prendersela con uno zero come me, un ignorante inveterato che gode nel denigrarLa. Ci spieghi: come mai non c’è un solo glottologo che le dia udienza, anche solo per dirLe che le Sue ‘ipotesi’ sono un cumulo di sciocchezze, e lei deve conversare con un cretino del mio calibro?
Ma perchè è una congiura internazionale, accidenti, contro di Lei e contro i sardi, che diamine, e che altro? Tutti coalizzati a rifiutarsi pervicacemente di leggere i fregi e contestarLe le barzellette di Sardoa Grammata! Adesso che pubblicherà la trascrizione del Fallo di San Vero, sono certo che il mondo accademico dovrà smettere di ignorarLa: organizzeranno un convegno internazionale per celebrare le Sue scoperte rivoluzionarie (del resto un genio par suo che legge il glande di un fallo di pietra merita questo ed altro).
Nel frattempo si rassegni al fatto che dovrà prendersela con l’Asino (scusi la maiuscola ma vorrei che fosse chiaro a chi mi riferisco) che afferma apertamente che Lei sia un supponente dilettante, col vizio di urlare istericamente contro chi ha idee diverse dalle Sue (come del resto tutti coloro che si riempiono la bocca di sardità per mera convenienza). E sa perché?
Perchè le persone serie neppure la defecano (tanto per non dire che non la cagano, altrimenti al Chierichetto Turistico vengono le caldane).
Cordialmente e con immutata stima,
G. Ainis

gigi sanna ha detto...

Te l'ho detto Gianfranco, non c'è nulla da fare. Purtroppo. E chi risponde a uno così! Ormai è impazzito. Impazzito davvero.

zfrantziscu ha detto...

L'escalation di insulti, improperi e male parole provocata dalla sua disistima nei confronti di tre esponenti della cultura sarda è, signor Ainis, francamente intollerabile. Lo è, almeno, per questo blog che ha la pretesa, spero non infondata, di ospitare discussioni anche molto dure, ma non triviali.
Non intendo più ospitare scontri fecali.
Piuttosto, visto che tutto è cominciato da una inventtiva contro una sciocchezza detta da Berlusconi e poiché, comente naramus in Baronia, sa cantone bona a su cumintzu torrat, sarei personalmente interessato a capire perché uno dovrebbe indignarsi contro le improvvide e sciocche parole di Berlusconi e non contro gli atti di altri governanti.
Ciampi che bocciò la prima timida legge sulla lingua sarda.
De Mita-Craxi che impedirono, nell'osanna della sinistra sarda (non tutta), il referendum contro la base nuclerare di Santo Stefano.
Prodi che, in appena 30 mesi, bocciò sei leggi volute da Renato Soru, fra cui quella che parlava di "sovranità del popolo sardo".