lunedì 5 marzo 2012

Un paio di scarabei sardi. Ed un paio di idee sulle date

di Atropa Belladonna

Cos’hanno in comune lo scarabeo di Monte Sirai (1) e quello di Monti Prama (2) (vedi figura)? Una è facile: sono stati entrambi rinvenuti in Sardegna. L’altra pure: facevano parte del corredo funerario di un inumato. La terza anche: secondo gli studi pubblicati essi sono tutti riconducibili a non meglio definite attività fenicio-puniche (1-4), avvenute nel periodo solito. La quarta è un po’ meno immediata ed è l’oggetto di questo post: potrebbero essere entrambi stati fabbricati in epoca ramesside o poco dopo, cioè essere collocati temporalmente tra la le dinastie egizie 19 e 21 (ca. 1292-945 a.C.). Ovviamente non ci dirà molto sulla datazione delle tombe (del resto quella di Sirai sembra ben ancorata al VI sec. a.C.), ma ci offrirà un qualche indizio di ciò che significava per un abitante della Sardegna possedere e portarsi nella tomba  un oggetto di quel tipo e di quell’epoca. [sighi a lèghere]

7 commenti:

Gigi Sanna ha detto...

Cara Aba, formidabile. Solo che non mette conto citare uno del tutto fasullo come Stiglitz. Lui è quello che è, anche quando parla di tenere storie tra Nispeni (!?) e Urseti, magari (dietro mio avvertimento) correggendo il tiro e parlando ipocritamente di ..lapsus. E poi, è un garrulo pappagallo che apre becco sempre per bocca e ricerche altrui. Quelle sue date e quel suo rifarsi alla città di Tharros fondata dai Fenici sono un capolavoro di originalità di pensiero. Non ti dico poi la scientificità sulla provenienza tirense dello scarabeo. Un 'ergo' metodologico che è un altro suo capolavoro. Così come la conclusione da paranoico, quella che hai prontamente stigmatizzato, circa il non collegamento Sardegna – Shardan. E come no? Abbasso gli Shardan, for ever! Evviva invece la colonialistica legge della 'mortificazione', magistralmente bollata da Pietro Murru.
Ben diverso invece è il taglio da ricercatore, da persona che lavora con la sua testa, di Guirguis, con il riferimento alla ipotesi della 'produzione locale', impostata su prototipi, stilemi ed esperienze figurative di ambientazione nilotica'. Certo certe sue non conoscenze (e forse resistenze) sulla scrittura sarda dell'età del bronzo gli hanno impedito di andare nell'ermeneutica del sigillo al di là di una ipotesi di 'geroglifici molto schematizzati e di difficile lettura'. Per quanto di 'geroglifici', ovvero di lettere sacre, sempre si parla.
Ma mi complimento per il tuo articolo e mi fermo volutamente qui perché con esso mi hai permesso di capire molto, anzi moltissimo (soprattutto con la tua ampia documentazione) dello scarabeo di Monte Sirai.
Se vuoi ti anticipo quanto scriverò tra poco in un articolo: quell'iconografia illumina la cultura religiosa nuragica quanto, se non di più, i migliori documenti scritti nuragici di cui sinora abbiamo trattato. Altro che VII -VI secolo a.C.!
Comunque il filone Egitto - Sardegna nuragica del periodo ramesside (soprattutto) si sta annunziando, in virtù della tua indagine puntigliosa, quanto mai promettente.
Anche di questo parlerò in una delle lezioni del Corso imminente.

zuannefrantziscu ha detto...

Gigi, rivolgo anche a te l'invito fatto a tanti altri in questi tempi: non utilizzare l'arma dell'insulto nella polemica. Paranoico non va bene nei confronti di nessuno, neppure se si è inquieti.

Gigi Sanna ha detto...

Emmo, seo inchietu e meda puru (e issu ischit bene poite)ca s'omine è dispettosu meda e criccat in ateras lacanas , a sa manera subdola sua sicca, de 'ettare ludu in sa persona mia e in sa de sos ateros. Custu però est un'ateru contu. E m'at a intendere, cun paraulas galanas.
'Paranoicu' non m'est essiu po insultu de su 'essere' su naturale; non po su fattu (clinicu) fisiologicu ma patologicu ebbia, po custu segamentu de matza de su 'anda e torra' in su contu de sos Shardan chi du strobant a de die e a de notte e du faent azumai ammacchiare a su mentovu ebbia.
In donzi modu Zua', cuss'aggettivu malu, si pensas di 'osi, fuliacheddu a su muntonarzu o alle ortiche. O a 'su pitziadroxu' comente nant in Aristanis. Sa litteratura de s'arrennegu at a pranghere meda. Comente at a pranghere si ant a fuliare de sos ateros sas parulas galanas de 'cialtrone', de ' sedicente', de 'elucubratore fantasioso', de ' ambiguo' e di osi ammentande.

Gigi Sanna ha detto...

Sì, non è un dato 'decorativo'. E' un dato che, come avverti, viene da molto lontano. Se proprio vuoi continuare su quel versante stai attenta, oltre il triangolo, a 'quante' sono le figure che affiancano il betilo (o fallo o toro) con l'alato sopra. L'alato però è sopra il 'triangolo' non sopra il betilo! E considera anche l'acrofonia di 'alato' o 'uccello viaggiatore' in semitico. Sui puntini non so, ma capisco bene dove vuoi arrivare. Potrebbero essere un doppione, una iterazione simbolica diversa del triangolo. Una cosa mi turba: il fatto che quell'oggetto sia considerato del periodo cosiddetto 'fenicio', cioè realizzato dopo il VII secolo a.C. Se così è vuol dire che la cultura e la religione nuragica potrebbero essere state, per simbologie e significati, molto più vitali nel tempo di quello che possiamo pensare; che niente o poco ci sia di 'fenicio' e che anche quello che ci può sembrare tale in realtà sia tutto nuragico. Del resto la Stele di Nora apre con le false supposizioni sul fenicio. E così il piombetto di S.Antioco nuragicissimo e ritenuto falsamente fenicio pur con i suoi due chiari agglutinamenti ed il lessico nuragico. E così altri documenti.

Gigi Sanna ha detto...

Ad alcune delle tue osservazioni, molto pertinenti, risponderò, se Gianfranco me lo permette, con un articolo che ho scritto di getto e che potrebbe uscire domani o dopodomani. Se è come la penso e la vedo io, quello scarabeo è meglio custodirlo con la cassaforte più cassaforte del mondo.
Parlo, tra l'altro, proprio di KA (in SaGra lo trovi in una lunga nota (numero 22) a p. 106 e 107 ; a p. 109, nota numero 29). Ti dirò, che alla luce delle attuali risultanze (quelle che esporrò), sono molto contento di averla scritta.
Sul segno a Tanit mi sono già espresso: è il segno simbolo più importante dell'antichità prima della 'croce' cristiana'. Seguire la storia di quel simbolo ( e io mi auguro che tu in qualche modo ci riesca) è seguire la storia religiosa astrale, luna -sole -stelle - , di tutti o quasi tutti i popoli dell'antichità del bacino del Mediterraneo (e non solo).
Mi hai scritto e mi hai parlato di 'marcatori'. Sì, la strada è quella: osservarli nel corso del mutamento iconografico nello spazio e nel tempo. Ce ne vorrà però di tempo e di studio! Io come sai, sempre in SaGra, ho fatto una sintesi. Ma è solo un punto di partenza. L'iconografia egiziana del segno (non solo quella tradizionale e riportata dai più) già sconvolge tutto e porta a modificare sensibilmente la mia tabella. Che conosci.

Gigi Sanna ha detto...

Sì, è così e le lauree rispecchiano purtroppo la 'scienza' arruffona quanto apodittica dei nostri atenei. Per fortuna non tutto è così e c'è ancora qualcuno che si salva ma a costo di incomprensioni e di incredibili sacrifici. Scopiazzare e fare i pappagalli poi è l'arte sublime che trionfa negli atenei dove ci si riempie la bocca, sino all'inverosimile, della parola 'ricerca'. Ricerca di che? Del niente? O delle virgole del già 'acquisito'?
I 'ricercatori' che ricercano veramente e che percorrono vie nuove vengono fulminati all'istante. Naturalmente queste cose non accadono solo in Sardegna (e in Italia in genere): accadono dappertutto. Qualche giorno fa il segretario e il presidente dell'associazione 'Musée de Glozel' mi hanno mandato una lettera affettuosa di ringraziamento in francese perché venga letta all'inizio del Corso di epigrafia nuragica. In essa puoi trovare quello che io sostengo qui sia per la scienza accademica sia per la ricerca; in particolare per l'archeologia professionale che è, si dice, 'fonctionnarisée'. La devo spedire a Gianfranco affinché in molti capiscano come degli oggetti epigrafici tra i più interessanti nella storia della scrittura, vengano 'ignorati' per sola caparbietà, furore negazionistico e per nient'altro, dalla cosiddetta scienza ufficiale.

Gigi Sanna ha detto...

Stai tranquilla che la data dei cosiddetti 'guerrieri' o 'giganti' di Monti Prama è certamente anteriore al X secolo a.C.! Scarabeo o non scarabeo che tenga. C'è ben altro! Ci sono i sigilli più belli del mondo ad attestarlo non solo gli scarabei. Ma di questo intendo (intendiamo) parlare nella Conferenza di Pasqua del 7 Aprile a Cabras dedicata,come sai, alle statue di Monti Prama e ai sigilli cerimoniali di Tzricotu. Se vogliono, certi archeologi, se davvero hanno le 'palle', vengano a replicare lì. Perchè 'cialtroni' sono lì. Gli 'elucubratori' sono lì. Gli epigrafisti di caratura 'zero' sono lì.
Il 'Club dei feniciomani'? E' sempre attivo ed operante'. Sa che è la sua tutta robaccia da buttare ma va avanti, perchè ha il potere istituzionale di 'docere' e di pontificare. E' la politica pazzesca dell'archeologia arruffona e reazionaria (per fortuna non di tutta), spesso solo colonialistica, con tutto il suo codazzo di servitori alla ricerca di un posticino per 'ricercatori' ufficiali con tanto di timbro per proseguire in quel 'docere' insano antiscientifico.
La p. 158 si SaGra? Certo che c'entra, ma prima dovrai rispondere, con tutte le forze di oggettività 'matematiche' che ti ritrovi ad un mio quesito. Lo farai per posta privata perchè l'argomento è delicatissimo e riguarda uno strano particolare dello scarabeo di Monte Sirai.