Con grande malinconia si legge oggi che il sindaco di San Nicolò d'Arcidano si è messo sa berrita a tortu perché la Provincia di Oristano non ha messo il suo comune fra quelli del "Parco archeologico dei fenici". Il sindaco, Emaunele Cera, che è anche consigliere provinciale a Oristano, a sua giustificazione potrebbe produrre la sua qualità di oppositore al presidente della Provincia: si sa in politica, à la guerre comme à la guerre, tutto è consentito.
Anche lamentare, per contrastare l'avversario, una non riconosciuta fenicità di San Nicolò d'Arcidano per ripicche politiche e, anche, esibire un pedigree fenicio di tutto rispetto: "Quando attorno al 500 a.C. vi furono ondate di quel che restava dei “popoli del mare”, che ormai in via di trasformazione stavano per passare da pirati-conquistatori a coloni-mercanti, specialmente il golfo attuale di Oristano che protetto naturalmente consentendo il nascere di insediamenti più o meno stabili, favorì il sorgere di vere e proprie città quali Othoca, Osea, Tharros e Neapolis".
Continua il nostro (cito da un articolo di oggi di La Nuova): "Il suo territorio più di ogni altro risulta costellato di insediamenti fenico-punico. Sono talmente numerosi che è quasi difficile censirli tutti e possiamo peraltro elencare quelli che a nostro avviso sono tra i più importanti: “Coddu de Serra fogu”, “Erra Pumpusa”, “Serra Arena”, “Serra Prumu”, “Figuradas”, “Bau Iua”, “Fogoni”, “Linnaris”, “S’Arrideli”."
Tutti toponimi, come si vede, di sicura derivazione fenicia. E qui lo scherzo finisce e comincia una riflessione sui guasti che le feniciomania sta continuando a produrre, assortita al progetto di un parco archeologico foriero di chi sa quale improvviso benessere, tanto consistente da permettere la trasformazione del Golfo di Oristano in "Golfo dei fenici". Dei mercanti, ospitati forse a pagamento in alcune città sarde, come Tharros, sono stati trasformati in apportatori di una civiltà superiore da chi ha speso una vita di studi per dimostrare l'indimostrabile e questi studi vuol far fruttare. E' bastato loro far suonare un po' di monete davanti a chi per vocazione culturale è ben disposto all'autocolonialismo o a chi non riflette sufficientemente alle conseguenze di quel che fa, e il gioco è fatto.
domenica 7 dicembre 2008
venerdì 5 dicembre 2008
Neapolis, fondazione greca, non fenicia
di Massimo PittauEccoti un altro contributo allo smascheramento della feniciomania. E' tratto anche questo dal mio Dizionario della Lingua Sarda - fraseologico ed etimologico, vol. II e riguarda Neapolis.
Neapolis (provincia di Oristano) - Antica città della Sardegna, posta nella parte meridionale del golfo di Oristano, nel sito ora chiamato di Santa Maria de Nábui (che deriva appunto da Neapolis). Come dice chiaramente il suo nome greco di Néa Pólis «Nuova Città» e come hanno confermato i ritrovamenti archeologici effettuati nel sito e nella zona, si trattava di una fondazione greca, probabilmente fatta dalla grande colonia focese di Marsiglia, come emporio o mercato in cui commerciare coi Sardi. Ed infatti nel golfo di Oristano e precisamente a Tarrhos sono state trovate due iscrizioni funerarie in lingua greca appartenenti a due cittadini di Marsiglia, molto probabilmente commercianti (Pais, Prerom. 309 nota 6).
La tesi comunemente ripetuta, secondo cui Neapolis non fosse altro che la traduzione di una locuzione fenicia o punica Qrthdšt «Città Nuova», va respinta con decisione, sia perché non se ne è mai neppure tentata una dimostrazione, sia perché anzi è contraddetta da numerose e consistenti considerazioni (UNS num. 9). Il fatto che nel sito di Neapolis sia stato rinvenuto anche materiale fenicio-punico significa solamente che pure là sono arrivati anche i Punici o Cartaginesi.
Lo scrittore latino Palladio Rutilio (de Agr. IV 10, 16) celebra la fertilità del territorio di Neapolis, dove possedeva dei fondi (Pais, Rom. 517-518). Probabilmente la più antica attestazione della città in epoca medioevale è quella del Condaghe di Bonarcado (CSMB 74), dove si parla di un Trogotori de Napoli. Giovanni Francesco Fara, Chorographia Sardiniae (anni 1580-1589) cita parecchie volte Neapolis, ma come città distrutta.
Presso l'antica Neapolis sono da localizzare le foci del riu de Pabillonis, chiamate dal geografo greco-alessandrino Tolomeo Hieroû Potamoû ekbolaí «foci del Fiume Sacro». Questo viene detto “Sacro”, probabilmente perché in esso confluivano le acque termali di Sardara, ossia le Aquae Neapolitanae, ora di Santa Maria de is Aquas.
Lasci le analisi: tanto Soru ha già vinto
di Carlo Carta
Caro Signor Pintore,
sull'operato di Renato Soru lasci giudicare al Popolo Sardo! Le analisi politiche qui da noi sono così complicate, così drogate, così artificiali... La nostra classe politica è la lapalissiana dimostrazione che il peggior nemico della Sardegna sono i sardi! Invidiosi come siamo, si bisticcia su tutto. Sulla lingua, sul falso mito delle Gens Barbarie, mai domi e così inespugnabili. Pronti a tifare "is strangiusu", quando costruiscono e violentano il nostro territorio. Pronti questi sardi a "bantai" i forestieri, a stendere lo zerbino per rinnovare il falso mito dell'ospitalità.
Questa è l'Isola dei falsi miti! L'ospitalità, l'impenetrabilità delle zone interne da parte dell'invasore romano, il primato della lingua logudoresa sul campidanese (come può una lingua parlata dalla maggioranza dei Sardi esser considerata minore?); il falso mito dei cavalieri del nord Sardegna a danno dei cavallerizzi del Campidano (vedasi il mitico Azarael di Serrenti) . Finiamola una volta per tutte nel raccontarci barzellette!
Mellus Soru! E ci podis contai, c'adessi su bincidori de is prossimasa votazionisi!
Caro Signor Carta, si decida: deve essere il popolo sardo a eleggere il nuovo presidente, o lo ha già fatto lei in sua vece?
(gfp)
Caro Signor Pintore,
sull'operato di Renato Soru lasci giudicare al Popolo Sardo! Le analisi politiche qui da noi sono così complicate, così drogate, così artificiali... La nostra classe politica è la lapalissiana dimostrazione che il peggior nemico della Sardegna sono i sardi! Invidiosi come siamo, si bisticcia su tutto. Sulla lingua, sul falso mito delle Gens Barbarie, mai domi e così inespugnabili. Pronti a tifare "is strangiusu", quando costruiscono e violentano il nostro territorio. Pronti questi sardi a "bantai" i forestieri, a stendere lo zerbino per rinnovare il falso mito dell'ospitalità.
Questa è l'Isola dei falsi miti! L'ospitalità, l'impenetrabilità delle zone interne da parte dell'invasore romano, il primato della lingua logudoresa sul campidanese (come può una lingua parlata dalla maggioranza dei Sardi esser considerata minore?); il falso mito dei cavalieri del nord Sardegna a danno dei cavallerizzi del Campidano (vedasi il mitico Azarael di Serrenti) . Finiamola una volta per tutte nel raccontarci barzellette!
Mellus Soru! E ci podis contai, c'adessi su bincidori de is prossimasa votazionisi!
Caro Signor Carta, si decida: deve essere il popolo sardo a eleggere il nuovo presidente, o lo ha già fatto lei in sua vece?
(gfp)
giovedì 4 dicembre 2008
Madri di Orgosolo in rivolta contro la stampa. Capiamo il perché
La notizia è di quelle che passano inosservate ai più: riguarda una assemblea di genitori ad Orgosolo e, normalmente, interesserebbe le famiglie che vi hanno partecipato e, al più, i cittadini di Orgosolo, così come la riunione della proloco di un qualsiasi paese. Il fatto è che quell'assemblea è rimasta ermeticamente chiusa ai giornalisti.E allora c'è di che riflettere sia per chi fa quel mestiere sia, in generale, chi i giornali usano per essere informati. Essere informati significa conoscere i fatti accaduti, non conoscere i ricami intorno a qualcosa che con i fatti ha solo una vaga somiglianza. Tanto per dirne una e per restare ad Orgosolo: ieri (3 dicembre) le televisioni hanno dato per tutto il giorno "la notizia" che due consiglieri comunali erano stati bersaglio di un attentato. In realtà, "i" consiglieri erano "un" consigliere. E ancora oggi, un quotidiano insiste: "Orgosolo: fucilate contro le auto di due consiglieri dell'opposizione".
Dovere di un cronista è quello di verificare i fatti prima di scriverne: sarebbe bastato sentire i due consiglieri per conoscere la verità dei fatti e che, cioè, veri gli spari ma falso il coinvolgimento di entrambi. Il problema è che due bersagli sono più di uno e si prestano meglio a una drammatizzazione rispetto alla quale non conta tanto la qualità del fatto ma la sua quantità e, soprattutto, la possibilità di inquadrare il fatto stesso nello stereotipo. In questo caso il luogo comune è "Orgosolo violenta". (LEGGI TUTTO)
mercoledì 3 dicembre 2008
E poi, neppure Othoca è fenicia
di Massimo PittauTi mando un piccolo articolo che ho tratto dal mio "Dizionario della Lingua Sarda - fraseologico ed etimologico, II vol., I Macrotoponimi, Cagliari 2003, E. Gasperini Editore". Starebbe bene nella rubrica "Feniciomania"
Othoca - Antica ed importante città della Sardegna, sostituita dalla odierna Santa Giusta, situata sulla riva dell'omonimo stagno. Finora tutti gli autori che si sono interessati di questo toponimo hanno passivamente accettato la tesi del Movers, secondo cui esso corrisponde alla punica Utica dell'Africa settentrionale e pertanto significhi "(Città) Vecchia» (‘tq). Al contrario noi non accettiamo questa spiegazione sia perché le si oppongono notevoli difficoltà fonetiche, sia perché Othoca risulta essere omoradicale con una lunga serie di toponimi sardi [es. Othaqe (Oliena)], che sono di sicura matrice sardiana o nuragica e che potrebbero corrispondere – non derivare - al fitonimo lat. odocos, odicus, odecus «ebbio» (Sambucus ebulus L.) (NPRA 176), che esiste anche in Sardegna (NPS 337).
D'altronde è già molto significativo il fatto che a Santa Giusta qualche decennio fa è stata rinvenuta la tomba di un defunto, nel cui corredo c'erano pure «due stiletti in ferro nuragici, che potrebbero costituire le insegne di rango di un personaggio sardo» (UNS 115). E infine proponiamo questa domanda: perché viene comunemente pronunziato Óthoca e non Othòca?
Caro Massimo,
anche questo tuo articolo contribuisce a svelare la incongruità dell'operazione autocolonialista dei feniciomani che vorrebbero addirittura sia cambiato il nome del Golfo di Oristano in quello di "Golfo dei fenici". Ed è di conforto alla petizione tesa ad impedirla. Purtroppo, ad oggi, l'appello al presidente della Regione ha avuto appena una novantina di sottoscrittori. Molti dei quali (come si può verificare agevolmente) non sardi.
C'è qualcosa che non va. L'invito a firmare è stato letto o visto da oltre duemila persone su questo blog (esattemente 2642) e da molte altre su altri siti che l'hanno rilanciato. Che cosa succede nell'animo di noi sardi? C'è contrarietà al senso dell'appello? Può darsi, ma è difficile pensare che l'ostilità sia così diffusa. Non c'è fiducia nei destinatari dell'appello. Anche questo è possibile, pur se altre petizioni che riguardano aspetti materiali del nostro essere sardi hanno e stanno ricevendo migliaia di firme.
O forse c'è una rassegnata sottomissione all'economicismo, a quella malattia dello spirito che riduce l'esistenza umana a problemi di pancia, gli unici capaci di mobilitare le coscienze? Pensare che gli aspetti della identità sarda siano l'ultimo dei problemi, di cui occuparci a stomaco pieno, è, più che un errore di cui si pagheranno le conseguenze, un regalo a chi da sempre sostiene che occuparsi di lingua, cultura e tradizioni è un lusso folcoristico "deviante", in momenti di crisi. Momenti che, mi insegni, sono lunghi secoli e mai interrotti da periodi in cui la "devianza" si trasforma in normalità.
Da copromotore della petizione, consegnerò alla Regione l'appello e l'elenco delle firme al più presto. Non sarà una bella figura, ma ci sarà un pregio: si dimostrerà qual è, al di là di autoconsolatori proclami, lo stato delle cose. (gfp)
martedì 2 dicembre 2008
Stele di Nora: documenti, se no è aria fritta
di Gigi Sanna
Per il professor Herbert Sauren, quello della stele di Nora non sarebbe un alfabeto arcaico di tipologia fenicia, come universalmente affermato, ma un alfabeto tardo (con sillabe, vocali e consonanti), occidentale ed ‘iberico’, addirittura del I secolo a.C. Con un contenuto, in lingua semitica, davvero bello e gioioso: un canto autunnale di vignaioli che pestano l’uva facendo, addirittura, ‘quattro passi avanti e quattro indietro’. Che dire? Il canto festoso e ritmato dei vignaioli sardi non ci sorprende dal momento che sembra essere consequenziale alla gioia vorticosa di chi ‘muove la tazza (di Alessandria) stando nel mezzo’.
Credo che Nora ed Alessandria debbano gemellarsi al più presto per questo gaudio bacchico, così antico e pieno di mistero, o se si vuole di ‘r(u)z’ dal momento che per la nuova epigrafia norense i vecchi ‘nun’, gli eredi snelli dei simpatici serpentelli protosinaitici, vanno trasformati in ‘zeta’, più giovani di quasi un millennio.
Gentile prof. Sauren, mi perdoni, ma uso volutamente l’ironia per due motivi: perché non trovo affatto giusto che lei ironizzi gratuitamente e, direi, incoscientemente (ovvero senza rendersi conto che l’ironia può rimbalzarle malamente in faccia) sulla Prosper che parla (certo sbagliando) di ‘porci’ riguardo al contenuto della Stele di Nora e perché, francamente, devo dire che non mi rimane altro modo per dire quello che correrei il rischio di dire in maniera per niente garbata.
(LEGGI TUTTO)
Per il professor Herbert Sauren, quello della stele di Nora non sarebbe un alfabeto arcaico di tipologia fenicia, come universalmente affermato, ma un alfabeto tardo (con sillabe, vocali e consonanti), occidentale ed ‘iberico’, addirittura del I secolo a.C. Con un contenuto, in lingua semitica, davvero bello e gioioso: un canto autunnale di vignaioli che pestano l’uva facendo, addirittura, ‘quattro passi avanti e quattro indietro’. Che dire? Il canto festoso e ritmato dei vignaioli sardi non ci sorprende dal momento che sembra essere consequenziale alla gioia vorticosa di chi ‘muove la tazza (di Alessandria) stando nel mezzo’.
Credo che Nora ed Alessandria debbano gemellarsi al più presto per questo gaudio bacchico, così antico e pieno di mistero, o se si vuole di ‘r(u)z’ dal momento che per la nuova epigrafia norense i vecchi ‘nun’, gli eredi snelli dei simpatici serpentelli protosinaitici, vanno trasformati in ‘zeta’, più giovani di quasi un millennio.
Gentile prof. Sauren, mi perdoni, ma uso volutamente l’ironia per due motivi: perché non trovo affatto giusto che lei ironizzi gratuitamente e, direi, incoscientemente (ovvero senza rendersi conto che l’ironia può rimbalzarle malamente in faccia) sulla Prosper che parla (certo sbagliando) di ‘porci’ riguardo al contenuto della Stele di Nora e perché, francamente, devo dire che non mi rimane altro modo per dire quello che correrei il rischio di dire in maniera per niente garbata.
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lunedì 1 dicembre 2008
I Sacri Lidi di Sardegna
di Alberto Areddu
La ventilata proposta di ridenominare l’attuale golfo di Oristano con l’appellativo di “Golfo dei Fenici”, come prevedibile, ha suscitato una levata di scudi, capeggiata nella fattispecie dal Nostro Suscitatore, che dando fiato alle rimostranze indigenistiche (riassumibili in: “noi nuragici siamo venuti prima e ‘sti fenici hanno esercitato solo una miserabile opera di imperialismo coloniale”), nella sua battaglia ha avuto la concordia animi di chi paradossalmente nella sue pubblicazioni ha espresso l’idea di una teologica redenzione operata dagli antenati cananei (questo il genuino nome dei Fenici) nei confronti dei primigeni abitanti, qualche secolo innanzi le prime apoichie.
Personalmente credo ci siano cose più rilevanti che stare a trattenersi su dispute nominalistiche, soprattutto poi se queste proposte servirebbero a trarre dall’anonimato zone che meriterebbero maggiori frequentazioni. Che a questo servono tali ballon d’essai: a richiamare la pubblica attenzione su zone disagiate che col turismo potrebbero rialzarsi economicamente. Non mi pare che la denominazione di “golfo dei poeti” (grazie alle frequentazioni byroniane) abbia danneggiato l’industria turistica degli spezzini, anzi l’ha migliorata e neanche si è imposta come denominazione ufficiale, si è solo aggiunta, gradita ancella, a quella naturale.
(LEGGI TUTTO)
Il Vostro Suscitatore (moderatore, coordinatore senza maiuscole le sembrava banale?), da uomo perspicace qual è desume che non firmerà la petizione. Se ne farà una ragione, certo che le sue argomentazioni siano la riprova dell’urgenza di scoraggiare le pulsioni autocolonialiste di alcuni sardi. gfp
La ventilata proposta di ridenominare l’attuale golfo di Oristano con l’appellativo di “Golfo dei Fenici”, come prevedibile, ha suscitato una levata di scudi, capeggiata nella fattispecie dal Nostro Suscitatore, che dando fiato alle rimostranze indigenistiche (riassumibili in: “noi nuragici siamo venuti prima e ‘sti fenici hanno esercitato solo una miserabile opera di imperialismo coloniale”), nella sua battaglia ha avuto la concordia animi di chi paradossalmente nella sue pubblicazioni ha espresso l’idea di una teologica redenzione operata dagli antenati cananei (questo il genuino nome dei Fenici) nei confronti dei primigeni abitanti, qualche secolo innanzi le prime apoichie.
Personalmente credo ci siano cose più rilevanti che stare a trattenersi su dispute nominalistiche, soprattutto poi se queste proposte servirebbero a trarre dall’anonimato zone che meriterebbero maggiori frequentazioni. Che a questo servono tali ballon d’essai: a richiamare la pubblica attenzione su zone disagiate che col turismo potrebbero rialzarsi economicamente. Non mi pare che la denominazione di “golfo dei poeti” (grazie alle frequentazioni byroniane) abbia danneggiato l’industria turistica degli spezzini, anzi l’ha migliorata e neanche si è imposta come denominazione ufficiale, si è solo aggiunta, gradita ancella, a quella naturale.
(LEGGI TUTTO)
Il Vostro Suscitatore (moderatore, coordinatore senza maiuscole le sembrava banale?), da uomo perspicace qual è desume che non firmerà la petizione. Se ne farà una ragione, certo che le sue argomentazioni siano la riprova dell’urgenza di scoraggiare le pulsioni autocolonialiste di alcuni sardi. gfp
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