giovedì 30 settembre 2010

L'indigesta cassata alla Siciliana

Tutti, o quasi, i media visti o letti titolano i loro articoli sulla fiducia al governo sul fatto che i finiani sono stati decisivi. Le cose non stanno così e sono gli stessi giornali a dare i numeri che mostrano che così non è stato. La maggioranza necessaria ad ottenere la fiducia era 309, pdl e lega avevano 307 voti e con il Movimento per le autonomie 311. Risicatissima, ma la maggioranza c'era anche senza i 31 finiani e i 13 della macedonia. La cosa, insomma, è evidente. Interessante è allora capire perché tutti i giornali, in Sardegna come in Italia, l'hanno nascosta.
Una chiave per capire (che però è la chiave, la voce dal sen fuggita), è che l'Mpa “risponde a logiche siciliane”, è un movimento regionale. Ha contrattato il suo appoggio chiedendo e pretendendo cose a favore della Sicilia e del Meridione in genere. Ha fatto, cioè, quel che normalmente hanno fatto e fanno i nazionalisti baschi e catalani: contrattano l'appoggio ai governi spagnoli non rispondendo a un “sentimento nazionale” spagnolo che non sentono, ma agli interessi delle rispettive nazioni, basca e catalana. È capitato, per esempio, il centrodestra catalano, CiU, abbia indifferentemente appoggiato il socialista Gonzales e il popolare Aznar.
C'è fra questi casi, è vero, una differenza: baschi e catalani hanno contrattato il loro appoggio per una legislatura, i siciliani ora che il governo è in gravi difficoltà, dalle quali – ma questo è un discorso poco interessante – non è certo uscito con un temporaneo voto di fiducia. Quel che mi sembra interessante, anche per l'esempio che la Sardegna potrebbe utilmente cogliere, è che accordi e alleanze potranno essere d'ora in poi fatti fra un governo dello Stato da una parte e partiti regionali e nazionali dall'altro. È già capitato altre volte che la Sicilia si sia fatta valere in quanto tale, con una unità di intenti che i siciliani mostrano davanti a questioni importanti e che noi sardi raramente, e solo su episodi, riusciamo ad avere. Siamo troppo intenti, normalmente, a combatterci fra di noi inquadrati negli eserciti dei prìncipi che si scannano per questioni di cui ai sardi non potrebbe fregare di meno.
È una piccola svolta (piccola per i numeri, intendiamoci) quella alla cui costruzione sta lavorando il Mpa, in sintonia con una visione federalista che non può essere quella del “federalismo solidade”, una sorta di ossimoro inventato dai gattopardi per cambiare in modo che tutto resti com'è. Le entità federate non sono e non possono essere dame di San Vincenzo e, soprattutto, dovranno mettere da parte la retorica della “coesione nazionale” per mirare, se non ad una coesione europea a una coesione repubblicana. All'interno della quale cercare la prosperità dei propri cittadini facendo loro dimenticare l'assistenzialismo e, soprattutto, la certezza che si possa sprecare, godere delle ricadute del clientelismo, perché tanto c'è la “solidarietà nazionale” a ripianare tutto. Ci sarà sempre un Bertolaso che con la sua struttura risolverà la catastrofe dei rifiuti a Napoli e ci sarà sempre una Regione sarda che, in nome del solidarismo, correrà in aiuto alla sua politicamente omologa Regione Campania.
La lezione siciliana, che dovremmo imparare più svelti che possiamo, è che nel federalismo futuro, e anche in questo incerto del presente, non esistono governi dello Stato amici. Ma solo governi con cui si tratta e con cui gli accordi si fanno sulla base del rispetto degli interessi dei popoli o delle popolazioni che si rappresentano. Il resto, temo, sia retorica e ideologia.

6 commenti:

mario carboni ha detto...

Dici bene e non da oggi..E' la cosidetta via alla catalana o anche alla basca sin quando CIU e il PNB lo hanno potuto fare.
Ma tornerà forse presto dopo le prossime elezioni spagnole la possibilità di baschi e catalani di ricontrattare il loro appoggio determinante al Governo centrale con ampliamenti degli Statuti delle rispettive nazionalità ed altro che riterranno opportuno.
I siciliani lo hanno sempre fatto di contrattare il loro peso in parlamento a vantaggio della Sicilia. Con la sostanziale novità che tu hai sottolineato dell' MPA e deel clima di smontaggio e rimontaggio federale dela Repubblica che si comincia ad avvertire concretamente.
I sardi mai lo hanno fatto, ma mi sembra che anche oggi non lo facciano, siano contraria farlo, non è nel loro orizonte politico e culturale perchè potrebbero benissimo farlo in queste situazioni. I numeri ci sarebbero ampiamente.Non sarebbe indispensabile nè cambiare partito nè creare un gruppo autonomo. Basterebbe creare un gruppo di pressione all'interno della maggioranza oppure trasversale per chiedere anche riservatamente se non pubblicamente come sarebbe meglio, non impegni ma stanziamenti, leggi e regolamenti e devoluzione di poteri per la Sardegna.
Basterebbe un piccolo elenco con a fianco le cifre. Scuola, lingua, fiscalità di vantaggio ad esempio e lavori pubblici per infrastrutture per le imprese sarde...che siamo a livelli di una colonia marziana..
Ma bisognerebbe cambiare la testa a molti col torcicollo italianista..e la fissazione destra-sinistra.
Ma anche nel panorama indipendentista locale le cose non vanno meglio..anzi sono speculari..mi vengono solo i brividi a pensare alle reazioni negative ed a volte isteriche e diffamatorie alla vincente iniziativa sardista e di Maninchedda..

Grazia Pintore ha detto...

"La lezione siciliana, che dovremmo imparare più svelti che possiamo, è che nel federalismo futuro, e anche in questo incerto del presente, non esistono governi dello Stato amici. Ma solo governi con cui si tratta e con cui gli accordi si fanno sulla base del rispetto degli interessi dei popoli o delle popolazioni che si rappresentano. Il resto, temo, sia retorica e ideologia." Parole giuste, i sardi devono superare i loro individualismi e creare un partito che abbia un peso politico e contrattuale.I sardi sono come il PD (litigano all'interno e non riescono a combinare nulla)Ci sarà una ragione storica che spieghi questo individualismo sterile?

Marco Pinna ha detto...

Ho il sospetto che oltre a non esistere "governi dello stato amici", non esistono, per i sardi, neanche "governi della regione amici".
Dovremmo rispettare noi stessi e i nostri interessi e sulla base di questi principi eleggere i nostri rappresentanti.

elio ha detto...

Tutto vero, tutto giusto e sacrosanto, Gianfrà. Chi sa perchè ogni volta cha mi interpello o vengo stimolato su queste questioni, mi viene il magone. Ho paura a dire la mia. Ho provato qualche altra volta a farlo e ho avuto la sensazione di non entrare in sintonia con altri.
So bene che al pessimismo della ragione bisogna opporre l'ottimismo della volontà, altrimenti il discorso rischia di andare a finire in un arrendevole fatalismo.
Conosco un poco le vicende siciliane che mi riconducono al "Milazzismo" di fine anni 50, ho qualche notizia di quanto è successo e succede in territorio basco, in Catalogna e in altre parti d'Europa. Perchè niente di tutto questo è mai attecchito in Sardegna? quando sono tante le cose che ci accomunano a quelle genti?
continua.

elio ha detto...

Da noi c'è una cosa che, generalmente viene indicata come uno dei sette vizi capitali, presente naturalmente, in tutto il mondo: la Invidia.
Cosa c'è di strano? Presente in tutto il mondo, uno dei sette vizi capitali, e allora? Eh no, eh no! Non per niente l'ho scritto con la maiuscola. Da noi questo sentimento tende a diventar virtù. Ha radici che affondano nell'età dell'oro, quando tutto era di tutti.
'Sa meighina de s'ogu leadu' non è un prodotto su cui possiamo mettere il nostro marchio DOC; guarda Napoli:"corna, bicorna" e tutto il resto. Lì, però, l'hanno utilizzato per produrre opere, talvolta geniali, che, come minimo ci fanno sbellicare. Qui non ride nessuno, si sta bene attenti a come ci si muove su quel terreno.
continua

elio ha detto...

Chi è dei 'nostri' non può permettersi di sollevare la testa a sopravanzare gli altri. Strade aperte a chi viene da fuori, a su stranzu, ma non è benevolenza o sottovalutazione di noi stessi, al contrario è esasperato senso di superiorità. Lasciate che si acquartieri, lasciattelo diventare Sardo, poi vedrete. Vedi un po' cosa mi tocca dire sulla nostra virtù principe: l'ospitalità.
Ecco perchè mi viene il magone a guardare in fondo al mio animo all'animo del Sardo.
Questo non ci ha impedito nell'andare dei secoli di sottostare alla dura legge della realtà e di delinquere alla bisogna, ma con la dovuta cautela in caso di crimini contro il patrimonio, talvolta con ferocia ma sempre attenti a non mostrarci come uno che 'ha di più'.
NOn possiamo crescere, migliorare, conquistare posizioni, perchè l'Invidia ha mille occhi.