giovedì 23 febbraio 2012

Il modo di produzione nuragico. Un’occasione che si poteva sfruttare meglio


di Maimone

Mauro Peppino Zedda mi ha chiesto tempo fa, sulle colonne di questo blog, di esprimere un mio personale giudizio critico sulla scheda 9 del suo libro “Archeologia del paesaggio nuragico”, scheda dedicata al modo di produzione del mondo nuragico. Stimolato e responsabilizzato allo stesso tempo dalla novità, ho scritto queste brevi considerazioni. Preciso subito che le mie sono le osservazioni di un semplice lettore, per quanto interessato agli argomenti trattati, e non certo di un addetto ai lavori. Nonostante metta in conto imprecisioni da parte mia, ritengo tuttavia che anche le osservazioni di un semplice lettore, in quanto fruitore finale dell’opera, possano rivestire la loro importanza. Ci tengo a sottolineare il mio rango di semplice lettore.
Molti che scrivono su questo blog, infatti, sono autori di almeno un’opera sui nostri tempi lontani (Mauro Peppino Zedda, Gigi Sanna, Franco Laner, Giuseppe Mura, Mikkeli Tzoroddu, Leonardo Melis, Alberto Areddu, etc). Io invece non ne ho scritto, né ho intenzione di scriverne, benché nutra la speranza di leggerne ancora tanti. Da qui la strana sensazione di trovarmi come un vaso di coccio tra tanti vasi di ferro (tutti molto combattivi nel difendere le proprie posizioni o, quantomeno, nel confutare quelle degli altri). [sighi a lèghere]

25 commenti:

elio ha detto...

Voglio provare a sommare la mia (vera) ignoranza a quella(falsa) di Maimone.

Dunque, ho l'impressione che di fronte al "nuraghe" nutriamo pensieri schizofrenici: tecnologia avanzatissima in campo architettonico-ingegneristico, e quindi militare per chi vuole i nuraghi fortezze (ce n'è, ce n'è ancora), accompagnata da isolamento, selvatichezza e conseguente arretratezza pressoché in tutti gli altri campi della vita umana. E' come se agli inizi degli anni quaranta, nei laboratori di Manhatan, i tecnici, non conoscendo altro modo, andassero a deporre i loro metaboliti nel cortile, così a "passiu", senza neanche il pozzo nero.

E sì che socialmente erano strutturati in "cantoni" con avanzate istituzioni politico sociali, democrazia comunitaria, consigli degli anziani, e, in successione, sovrani coi loro bravi vassalli, valvassini e valvavassori. In produzione di Pil, diremmo oggi, nel primaro o agricoltura che dir si voglia, bastoni di legno e scalfitura del suolo.

Vero è che si era pastori essenzialmente e con l'agricoltura non c'era dimestichezza, la qual cosa, però, mi richiama il "paradigma lillian-taramelliano che Mauro per tanti versi aborre. Il ragazzo, me lo posso permettere perché è un amico, da questo lato è un po' schizzofrenico.

Grazia Pintore ha detto...

Signor Elio,la voglio consolare un pò,se la sua è vera ignoranza ,riguardo allo studio dei nuraghi,la mia è maxignoranza ma il fascino che danno queste costruzioni è sempre grande.L'importante è che ,persone più"sapute" di noi continuino a scrivere sul mistero dell'origine di queste strutture uniche al mondo.L'importante è che il confronto tra gli esperti avvenga in maniera pacata e,sopratutto,di confronto tra le varie teorie.

Sandro ha detto...

Mi risulta dalle mie letture che la Sardegna sia stata l'isola del Mediterraneo abitata stabilmente in epoca più antica (9.000 a.C. ed oltre, praticamanete dal Paleolitico Superiore): il che rende i ProtoSardi - almeno per il momento - la più antica popolazione isolana del Mediterraneo, proprio perché la sardegna permetteva l'agricoltura e l'allevamento.
Con così lunga incubazione, non ci si meraviglia del fatto che l'isola abbia ospitato tante varie "Culture", tra le quali quella Nuragica, che è la prima Grande Cultura del Mediterraneo Occidentale e quindi la prima Grande Cultura Italiana (alla quale tutte le Culture Storiche successive molto devono).
Ma mi risulta che la Civiltà Nuragica fosse stratificata e differenziata, in seguito a processi iniziati già nel Neolitico e di cui esistono chierissime tracce anche archeologiche... Non so per il lentisco, ma con certezza l'olivo (l'olivasto è un suo "feral") e il carrubo sono d'origine dell'Africa Centro-Occidentale, anche se adesso sembrano proprio "caratteristici della macchia mediterranea".
Questo, chiacchierando allegramente e spensieratamente del più e del meno.
Fondamentale - invece - mi sembra il risultato degli studi isotopici sui resti ossei (Tykot et al.) , che dimostrano inequivocabilmente che i Nuragici NON si cibavano di pesce.
Ditemi pure, adesso, che non tutte le ossa di tutti i Nuragici sono state rinvenute.

Pietro Murru ha detto...

“Africa Centro Occidentale”?! La terra di Tarzan? L'olivo e il carrubo? Davvero??! Non lo sapevo...

Sandro ha detto...

@ Pietro Murru: non sapevo che leggessi Tarzan anche tu! però sugli ultimi numeri del Corrierino dei Piccoli, appare proprio una serie di studi di Genetica di Popolazioni (che ho scoperto non si applica solamente agli uomini, ma anche alle piante e agli animali, pensa!), che riferisce questa stranezza: non è bellissimo?
Ma non vorrei che l'ammirazione per questa novità ti distraesse dall'esame isotopico delle ossa, che è più importante: i Nuragici in genere NON si cibavano di pesce (questo viene dal Reader's Digest, visto che si parla di alimentazione!).

DedaloNur ha detto...

@ signor Maimone,

complimenti, ottima analisi. Sono con l'amico Mauro sugli orientamenti e mi auguro presto novità circa i suoi studi.

Però sono diviso da Mauro sulla valutazione complessiva della civiltà nuragica.

io penso che Lilliu avesse in generale ragione le ricerche mi paiono dimostrarlo. Mi pare che il "paradigma taramel-lilliano", non sia sbagliato nell'ipotesi di base ma semmai poco approfondito e poco articolato rispetto agli studi più recenti in varie branche. Da bernardini a Bartoloni, tutti concordano nel definire quella nuragica una società fortemente gerarchizzata e guerriera, tuttavia neppure loro approfondiscono più di tanto, tale assunto.

Insomma il paradigma taramel lilliano, un difetto ce l'ha. non è stato aggiornato, e approfondito tutto qui. Come d'altronde è mi pare al palo, lo studio sulla religiosità nuragica. E' ciò che purtroppo mi tocca constatare da sempre.

. E quoto anche il signor Elio, anche se non riesco a capire il suo disappunto sulle "fortezze": dovremmmo essere meno schizofrenici, nel valutare il nuragico, cito al riguardo le parole Di Fulvia Lo Schiavo, che al riguardo mi sembrano consone:

«Le stesse genti che hanno potuto progettare e costruire un nuraghe complesso, la torre centrale del quale svettava fra i 27 e i 30 metri d'altezza, che hanno costruito scafi, pianificato viaggi di lungo corso ed incontrato alla pari le popolazioni coeve nei porti del
Navicella nuragica.jpg
Mediterraneo dalla Sicilia a Creta e a Cipro, dove ritroviamo le tracce del loro passaggio, che hanno acquisito tecnologie complesse come la metallurgia, mediante la quale hanno imitato prima e poi liberamente rielaborato i modelli, giungendo ad eguagliare ed a sorpassare i maestri, si caratterizzano per un "pensare in grande", che abbraccia architettura, scultura e molte altre imprese delle quali spetta a noi rintracciare il disegno unitario.» Fulvia Lo Schiavo

se loro pensavano in grande, nostro compito è constatarne tale grandezza, in modo realistico ovviamente. ma talvolta mi pare che l'obiettivo vero sia sminuirli su tutti i fronti possibili, per motivi tutt'altro che scientifici.

non penso che quest'ultimo sia il caso di Mauro, però, lui ha più che altro in mente una funzione del nuraghe, e a questa funzione tenta di adattare il più possibile la società nuragica.

maimone ha detto...

@ Dedalonur

Acriticamente avevo sempre accettato la tesi del nuraghe come struttura militare. E' stato un libro del Pittau, edito nel 1977, che mi ha spinto a rivedere le mie posizioni. Il libro si compone di una parte destruens, secondo me molto convincente, e di una construens, che mi lascia un pò dubbioso. Per cui, da un lato mi sono convinto che i nuraghi non siano strutture militari, dall'altro che non sia agevole per nessuno capire cosa fossero. Penso che questo dipenda dal fatto che in realtà gli studiosi non sono mai riusciti a circostanziare con dati inoppugnabili questa civiltà. Il che é molto indicativo. Si parla, ad esempio,di società fortemente gerarchizzata, ma francamente i dati archeologici che giustifichino questa asserzione io li vedo molto tenui, quando non addirittura opinabili. Nè ci aiuta l'etnografia. Anzi, quest'ultima mette in evidenza retaggi di tipo comunitario. Suppongo che sia questo ad impedire un aggiornamento del paradigma taramel-lilliano: la mancanza di dati inoppugnabili, di quelli insomma che tagliano la testa al toro. A me personalmente interesserebbe tantissimo capire la religiosità dei nuragici, perchè si aprirebbero autostrade, ma anche gli studi su questo argomento si fermano alle semplici enunciazioni. Mi auguro che qualcuno la studi in modo più approfondito e specialistico, un pò come fa M.P. Zedda sull'orientamento astronomico dei monumenti. Dobbiamo sforzarci di pensare come i nuragici che indubbiamente il cielo lo guardavano e lo conoscevano molto più di noi. Comunque sono d'accordo che Zedda non intenda affatto sminuire la civiltà nuragica. Tutt'altro. Se non fosse stato mosso da una grande passione sicuramente non sarebbe riuscito ad ottenere determinati risultati. La mia osservazione si riferiva a certi studiosi che, scusa l'espressione, sembra che sputino sul piatto dove mangiano. magari, poi, non é così, ma sembra che non amino l'argomento dei loro studi. Io sono un lettore accanito. la lettura é l'unico mio vero hobby, e a furia di leggere mi sono convinto di poter distinguere chi scrive per passione e chi per necessità. Zedda appartiene sicuramente al primo gruppo.

DedaloNur ha detto...

Gentile Maimone, condivido in pieno il pensiero su Zedda sull'orientamento e sul fatto che i nostri, proprio perchè necessario alle loro attività - navigazione d'altura, agricoltura, transumanza, poi probabillmente una sosvrastruttura religiosa ancora da decifrasi - misurassero il moto degli astri. Aggiungerò che si potrebbe istituire un parallelo tra il progredire della proiezione navale nuragica e la conoscenza astronomica:
man mano che si spinsero sempre più oltre, affinarono anche le loro conoscenze astronomiche, altrimenti sarebbe anche difficile giustificare le raffinatezze che lebeuf avrebbe riscontrato al Santa cristina.

Sono un po meno d'accordo circa la demolizione di Pittau del paradigma lilliano molto in sintesi dico questo, quando Pittau scrisse a sua demolizione le teorie Lilliane erano all'apogeo. Ma iniziavano anche a sgretolarsi, perchè si riscontrò una progressiva distanza temporale tra i bronzetti e i nuraghi, perchè tutti i nuraghi furono classificati come fortezze tout court da Lilliu, senza distinguere tra quelli effettivamente fortificati e quelli che non lo sono e per varie altre ragioni, Poi tenga conto che quando Lilliu enunciò le sue tesi, l'antropologia e l'archeologia della guerra erano ancora inesistenti. Molto si doveva ancora scoprire e tuttora molto ca ancora studiato. Solo dagli anni 90, è iniziata una seria riflessione su come si debba pensare alla guerra in età preistorica.

Questo portò Lilliu, che non era neppure un militare, ad abbozzare ipotesi facendosi un po troppo farsi prendere la mano.Penso ai nuraghi trappola, alle garitte ecc.

allo stato attuale però a me pare che le fortificazioni nuragiche ci siano ma non siano studiate e che queste possano anche esser paragonate ad esempio a certe fotificazioni italiche dell'età del bronzo medio e recente. Cme del resto le fortificazioni eneolitiche sarde, sono paragonabili a quelle francesi e non soltanto.

Del resto, nelle società come quella nuragica, parlare di fortezza mica vuol dire escludere orientazioni e certi indizi rituali presenti nei nuraghi stessi.

Come pure per la società nuragica, parlare di società fortemente gerarchica non significa dire che la società fosse del tipo di quella micenea, per fare un esempio, con un Wanax, o quella faranoica. Ne che si debba ricadere negli stereotipi del re-pastore. ci sono situazioni intermedie, nuove classificazioni, che si attagliano bene alla società nuragica le quali cmq, fanno escludere una società di pari, acefala, non strutturata e priva di gerarchie e di rapporti di forza come la vede Mauro.

Poi teniamo conto del fatto che proprio la religione nuragica, con il suo veto quasi assoluto di portare con se corredi, ci porta ad un immagine totalmente falsata. ma che può esser in parte capita tenendo comparando anche situazioni analoghe in altre culture, dove veniva praticata la sepoltura collettiva. questo è il nodo: capie le tombe dei giganti prima, e dopo i nuraghi e quindi i pozzi sacri.

Pensi.. se sopra la necropoli di di M. prama, non avessero trovato le statue, avremmo pensato che, dati i corredi i tizi lì sepolti fossero dei Paria, la plebe più reietta e null'altro. Infatti quegli aristocratici nuragici a parte il noto scarabeo si portavano appresso una pietra da poggiare sopra il capo.. niente altro... così fecero anche nelle sepolture di Tharros...

E le tombe dei giganti, nel mondo nuragio sono i monumenti più sfigati in assoluto.

perchè al contrario dei nuraghi attenuano con la mole le ingiurie del tempo e della insipienza umana. al contrario dei pozzi non si nascondono sottoterra. Dunque sono esposte all'essere smontate, riutilizzate, depredate, per quel poco che la religione consentiva ai nuragici di portarsi appresso... intatto.

DedaloNur ha detto...

concludo: anche io avevo abbandonato le teorie lilliane, ed ho sostenuto per alcuni anni che i nuraghi potessero essere templi o luoghi di culto, in accordo con gli orientamenti e vari altri indizi. Ma aggiungo, temo di aver commesso questo errore perchè stavo totalmente sottovalundando la tomba dei giganti.

Gigi Sanna ha detto...

A Dedalonur che scrive:

'Come d'altronde è mi pare al palo, lo studio sulla religiosità nuragica. E' ciò che purtroppo mi tocca constatare da sempre'.

Davvero davvero 'è al palo lo studio sulla religiosità' dei nuragici? Ma di che cosa parlano secondo te i 94 documenti esposti alla mostra di Macomer? Di antropologia della guerra?
Se non li capisci, almeno, cerca di tacere. E credo che non debba aggiungere altro se non la pazienza che devi avere nel cercare di comprendere l'ennesimo articolo (credo che uscirà donmani) sulla religione nuragica che pubblico in questo Blog. Dopo che lo hai letto, riprendendo se ne hai voglia circa 70 articoli da me firmati precedentemente, ripeti quella tua correttissima frase, se ci riesci! Tu che, addirittura, 'constati' questo fenomeno da sempre! Caspita che osservatore scrupoloso!

maimone ha detto...

se sopra la necropoli di di M. prama, non avessero trovato le statue, avremmo pensato che, dati i corredi i tizi lì sepolti fossero dei Paria, la plebe più reietta e null'altro. Infatti quegli aristocratici nuragici a parte il noto scarabeo si portavano appresso una pietra da poggiare sopra il capo.. niente altro... così fecero anche nelle sepolture di Tharros...

ò Dedalonur

E' verissimo, e mi dà molto da pensare. Mi fa pensare, ad esempio, che si ripone troppa fiducia nei dati di scavo, ma non sempre questa fiducia viene ripagata. E' il credo di Taramelli, che credeva solo nel suo piccone. Io, invece, credo che il piccone ci dà solo un dato. Idem per le indagini di laboratorio. E' il nostro cervello che deve mettere insieme tutti i dati per trovare conclusioni accettabili. Molto spesso, purtroppo, osservo che si arriva a conclusioni che non sono autorizzate dai dati obiettivi in possesso, e che però sembrano oro colato. Per restare alle statue di MP, ho letto di recente che i "nuragici" le avrebbero fatte per farsi belli con i "fenici" vicini di Tharros. Insomma, avrebbero fatto le statue per far vedere ai vicini di non avere l'anello al naso. La gente che scrive queste amenità non merita lo stipendio.

DedaloNur ha detto...

@ Maimone,

lo ha detto Tronchetti, e lo ho infatti riportato nella pagina di wikipedia, se ci fa un salto troverà citate le sue esatte parole.

Non è una castroneria però. Monumenti di quel tipo servono ANCHE come una sorta di media per comunicare agli altri chi si è, da dove si proviene, e qual'è soprattutto la propria forza.
Ma non servono solo quello, infatti Sirigu e Rendeli fan notare come siano anche una memoria culturale, cioè quelle statue probablmente raccontvano la storia epica del popolo nuragico.
anche questo a diversi fini, sia religiosi che politici.

Le "castronerie", o meglio gli aspetti incomprensibili sono altri: l'unicità dichiarata da tutti di quelle statue, quando forse non è così, come mai vi sia tanta indecisione sulla data di distruzione quando è di un evidenza solare che a distruggerle furono i punici non i fenici, e terzo, l'uso dello scarabeo e il fatto che lo scarabeo da tiro confrontato, sia molto diverso da quello di monte prama, che è invece molto più simile a quello individuato dalla cara Aba.

DedaloNur ha detto...

G.le professor Sanna,

non capisco la sua rabbia dato che non L'avevo in mente mentre scrivevo quella frase. ne mi riferivo precisamente ad alcun studioso in particolare, il mio era un appunto generale.

quanto al tacere lo faccio abbondamente con lei, sia quando sono in disaccordo, sia quando concordo su qualcosa.

questo proprio perchè mi pare giusto, quando si è ignoranti della materia, tacere sia su ciò che non piace, sia su ciò che piace.

io mi riferivo persino ad argomenti di natura religiosa,dei quali non v'è traccia alcuna nei suoi scritti, almeno in questo blog. I miei interessi non sono i suoi, e viceversa.

quandi ha completamente sbagliato bersaglio.

Giuseppe ha detto...

Molti fattori possono aver influenzato i costruttori dei nuraghi, ma la storia umana ci insegna che l'aspetto religioso è stato quello prevalente, vedi Babilonia, le piramidi e altre culture.
Costruire in grandezza e in altezza significava rendere gli onori e avvicinarsi al dio. Tornando ai Nuragici, l'aspetto religioso è quello che più di altri giustifica
lo sforzo economico, organizzativo e di risorse umane necessarie per costruire i loro grandiosi edifici.
Quanto all'orientamento lo darei per scontato, visto che un esperto di Megalitismo come Alberto Pozzi segnala che lo erano tutti i monumenti che segnano quel modello di cultura.

Giuseppe Mura

Gigi Sanna ha detto...

'Come d'altronde è mi pare al palo, lo studio sulla religiosità nuragica. E' ciò che purtroppo mi tocca constatare da sempre'.

Lodevo ricopiare per cento volte?

Ma almeno l'articolo sul 'sommo sacerdote con il diadema della santità' di qualcche mese fa lo hai letto? E hai letto i post a commento? Ha iletto quello che hanno detto altri, in tema di religiosità, su quell'articolo? Di che cosa mai si è parlato? Non si è parlato di Bibbia, di paramenti sacri, di religiosità cananaica opposta a quella deuteronomustica? Cioè della presenza in Sardegna alla fine dell'età del bronzo di quella religiosità che agli inizi del secolo scorso aveva intuito Raffaele Pettazzzoni? Non si è parlato del rito e del culto di fronte a Yahwh? Ti sembra forse che quel documento parli d'altro? Perchè se è così questo legittimamente puoi pensare e puoi anche dirlo. Mica sono il Vangelo! E allora non avrai il mio biasimo perchè entrambi affronteremo il problemma di cui io tratto da sette anni: la religiosità dei nuragici di fronte a Yhwh. La 'religiosità' capisci? E dico anche, con tanto di documenti (mica con le chiacchiere o con ipotesi non verificabili!) che ruolo svolgono i nuraghi in quel contesto religioso. Non sono e non sono mai state, nessuna di esse, delle fortezze. O non è così? Parlo di Nuragici con una loro specifica 'religio', con le formule stesse di quella religio!
Quindi non ho sbagliato affatto bersaglio: se tu che lo hai sbagliato e, cosa che lascia di stucco, è che tu ti difenda nel modo in cui ti difendi quasi che quella frase non l'avessi detta. E addirittura insisti dicendo che non c'è traccia ( addirittura 'traccia'!) negli scritti del Blog firmati da me di argomenti riguardanti la religiosità nuragica. Vuoi che te li elenchi tutti tutti, a uno a uno? Chiudo dicendo solo una cosa, che non è certo frutto di 'rabbia' (figurati per sciocchezze del genere!): leggiti, fresco fresco, il programma delle dieci lezioni del Terzo Corso di Epigrafia di Oristano. Indovina di che cosa parlo in un Istituto dove mi trovo ad essere insegnante di Storia della Chiesa in Sardegna? Sei tu ad essere 'al palo' e non la ricerca sulla religiosità dei Nuragici! Ma guarda che ce ne vuole! Porca miseria! Almeno un po' di rispetto per il lavoro altrui!

Gigi Sanna ha detto...

Ops, ci sono refusi (deuteronomustica, problemma, ecc.) ma sarete indulgenti. Quando uno si rilegge è tutto pià facile!

DedaloNur ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
DedaloNur ha detto...

Caro Sanna, io rispetto comunque l'operato di chi tenti di ricostruire il passato della Sardegna, anche se come con altri non sono d'accordo.


provo a spiegare meglio:

io intendevo dire che Lei non affronta i temi di natura religiosa che interessano e piacciono a me; non che non parLi affatto di tali argomenti. In effetti mi sono espresso male, spero ora d'esser più chiaro.

il grandissimo Pettazzoni parlava del Sardus Pater nuragico, Lei parla di Yahvè; in questo, non sono d'accordo, come non sono d'accordo con coloro che riducono il Sardus pater ad un dio meramente punico, negando ai nuragici il loro Nume supremo perchè non vi sarebbero prove a tal riguardo.

Invece le prove, secondo me esistono, tanto della divinità quanto dell'unità e corenza del culto nuragico di cui fu oggetto

A me suona strano render straniero Sardus a casa sua. Una volta diventa yahvè, un altra è Sid.

com'è che vedo in questo sempre lo zampino "malefico" del solito ex oriente lux tanto biasimato da un'orientalista come Liverani in persona?

questo, senza offesa per lei come per gli altri a cui mi riferisco, ovviamente. Per me è un grosso errore.

quindi, mi scusi ma non riesco ne a seguire Lei ne a seguire altri studiosi, su questa linea del Sardus orientalizzante-orientalizzato.

La divinità Sardus (l'unica veramente attribuibile alla popolazione prefenicia, precartaginese, preromanae di cui si ha attestazione archeologica), a me pare , fu oggetto di riti rimontanti almeno al periodo tra la fine del bronzo recente e inizi del bronzo finale ad azioni di culto di matrice occidentale, perchè altrove nell'Occidente europeo io vedo pratiche analoghe a quelle sarde.

Si potrebbe propendere per un "sincretismo" tra questo dio occidentale e alcune divinità orientali, potrei anche convenirne (per quel che vi possa importare..).
ma a me pare che si vada al di là del sincretismo e che tout court, si dica che Sardus fosse Yahvè o Sid e basta.

Ovviamente non date troppa importanza a questa mia umile opinione: è quella di un dilettante in archeologia e di un ignorante in epigrafia.

gina ha detto...

sign.Mura, la storia ci insegna che le piramidi e i nuraghi non erano dei monumenti religiosi: dentro le piramidi non è stato trovato alcun corpo. Il corpo di Cheope, per esempio, è stato trovato nella valle dei re e non nella sua piramide. Nei nuraghi, idem. Poi non mi risulta che Babilonia fosse un monumento.
Gina

Gigi Sanna ha detto...

Ascolta, caro Dedalonur. Finiamola qui perchè usiamo due metodi agli antipodi. Io faccio solo parlare i documenti, questi interpreto e quello che dicono cerco di dire. Tu invece fai parlare l'archeologia che, senza i documenti è muta o è soggetta a costruire ipotesi su ipotesi che poi risultano tutte in contraddizione. Se io scopro un documento greco quello che posso fare è solo capire il greco e tradurlo. Se scopro un documento nuragico, dove le lettere semitiche ormai sono note con i valori fonetici dagli inizi del secolo scorso, note così come quelle greche, quello che devo fare è solo tradurre e cercare di capire al massimo il contenuto. Questo però avresti dovuto capirlo da tante traduzioni che ho fatto ed esposto e che nessuno, dico nessuno, mi ha mai contestato. Se c'è scritto Yhwh vuol dire che c'è scritto yhwh. Se c'è scritto 'El o Il vuol dire che c'è scritto Il e così via, per qualsiasi documento. Documenti di 'occidentali' però neanche l'ombra: solo di tipologia semitica, per tutto l'arco della seconda metà del Secondo Millennio a.C. Nessun documento in Lineare B, nessun documento cipriota, nessun documento di greco arcaico. Oggi la 'cara Aba', come dici tu, sta scoprendo, piano piano e con tutta l'acribia scientifica del caso, le relazioni esistenti ,dal punto di vista epigrafico – linguistico ma anche 'religioso', tra i nuragici e gli egiziani nel periodo del Bronzo finale e del I Ferro (ma con qualche puntatina un po' più in là). E non è un caso, dati i nuragici semitici Shardan!
Ma niente di niente di tutto il resto del contesto del Mediterraneo. Il sincretismo del culto di Yhwh è noto ormai dagli studi della seconda metà del Novecento, ma per ora, dopo l'esame di 94 documenti composti complessivamente da 780 segni non è spuntato fuori nessun nome di nessun altro Dio che lo affianchi, compreso il Ba'al siriano di cui parla la Bibbia talvolta usato al posto di Yhwh. Quasi un mistero! Da non credere! La presenza di un Dio Dagan filisteo a Tharros è sorta sulle basi di una lettura sbagliata di Garbini. Per ora questi sono i dati, solo questi per quanto riguarda la disciplina che coltivo, e a questi scientificamente devo attenermi. Io ipotesi su basi solo (dico solo e ripeto solo) archeologiche non ne faccio anche perché pur conoscendo l'archeologia ( e niente male ti dirò) non sono un archeologo. Io intendo con l'epigrafia aiutare gli archeologi così come loro dovrebbero aiutare me; come dovrebbero, ti dirò, anche aiutare gli archeoastronomi che per capire il 'religioso' nuragico sono importantissimi come gli epigrafisti. Anzi, indispensabili! E non mettiamo assieme, per carità il Sid Babay con Yhwh di mille anni dopo. Siamo ormai su altri mondi 'religiosi', anche se ovviamente il dio 'cacciatore' richiama anch'esso il dio semitico androgino arcaico yh delle origini.
Comunque, ripeto, i documenti parlano per ora solo di Yhwh, del pre-biblico yhwh cananaico che parte dal XV secolo a.C, in poi, già all'alba della costruzione dei primi nuraghi: attendi il mio ultimo (imminente articolo) e poi, sull'argomento 'religioso' dimmi pure. Ma non su basi esclusivamente archeologiche: devi rispettare quelle epigrafiche, se ci sono. Perché sono queste ultime che 'fanno nomi e cognomi' sulle cose! Tant'è che portano dalla preistoria alla storia. Con la scrittura si passa alla storia. Quella che non si può negare anche se si è cocciuti più dei muli. Quella che oggi stiamo cominciando a vedere senza ricorrere ad un milione di ipotesi.. E fiat ora!

DedaloNur ha detto...

Caro Sanna, concordo nell'interrompere la nostra discussione anche perchè completamente fuori tema, alla prossima.

Pietro Murru ha detto...

Si tratta di un criterio, di uno strumento. Come si fa a giudicare la consistenza di una ipotesi storico-archeologica? Semplice: per quanto riguarda il periodo nuragico i nostri archeologi applicano il “criterio del grado di avvilimento”. Ma come funzione questo strumento? Basta andare a vedere quanto il quadro storico che si descrive nell'ipotesi da testare mortifichi i protagonisti dello stesso: se la mortificazione è grande allora l'ipotesi in questione viene giudicata consistente!
Coloro (molto pochi) che, tra i nostri archeologi accademici, non utilizzano questo “criterio”, sono riconoscibili, non ci si può sbagliare, dalla passione autentica con cui parlano e scrivono dell'oggetto dei lori studi. Gli altri, la maggioranza grande, quelli che sono finiti in Lettere semplicemente per non trovarsi ancora di fronte il mostro della matematica, quelli che pensano che fare scienza sia accumulare doppioni uno sull'altro montando “copia e incolla” in un circolo sterile e che, magari, chissà, ammucchiano in certi(!) blog tutta la loro brillantezza intellettuale, per loro il “criterio del grado di avvilimento” è la guida, è tutta la loro scienza.

P.S.
X Sandro
Nessun “Corrierino dei Piccoli”, da bambino andai a bere direttamente alla fonte: Edgar Rice Burroughs!

Gigi Sanna ha detto...

Dici bene. E' l'archeologia del peggior colonialismo razzistico.
Criminale, direi! Ha trovato il massimo dell'espressione nella bufala dell'espansionismo e della colonizzazione 'fenicia' in Sardegna. Nelle città nuragiche fondate dai Fenici e nei sardi stronzi che andavano con l'anello al naso a guardarle mentre si fondavano.
Ma lasciamo stare. Perchè siamo fuori tema ed altro è quello che ha detto Maimone, con la sua critica puntigliosa sul testo di Zedda, sul 'modo di produzione nuragico'.

maimone ha detto...

Le pietre arroventate servivano solo per riscaldare il latte. Il motivo credo che sia dovuto al fatto che le pietre cedono il calore con una certa gradualità. In realtà il gioddu é un latte fermentato da particolari ceppi microbici che trasformano il lattosio in acido lattico. Sono questi il vero motivo della fermentazione. Il tutto però avviene ad una temperatura più o meno costante che è tipica dei ceppi microbici coinvolti. Per lo yoghurt é intorno ai 40-45 °C, nel caso del gioddu varia tra 32 e 40 °C. Esistono anche tipi di latti fermentati come il Kefyr del Caucaso e il Kumys della Mongolia (quest'ultimo dal latte di cavalla), che richiedono un optimum di temperatura più basso, intorno ai 20-32°C. Dovrei andare a documentarmi meglio.

maimone ha detto...

Un'altra cosa. Questi latti fermentati, ad esclusione del solo yoghurt, credo, possiedono manifestano anche un leggero grado di fermentazione alcolica. E cioé, una piccola quota di lattosio, anziché essere trasformata in acido lattico, viene trasformata in etanolo, liberando anidride carbonica. Insomma, lo stesso fenomeno che si ottiene in certi formaggi dolci, quelli con i buchi, che altro non sono che bolle di anidride carbonica.