domenica 4 dicembre 2011

Sulcis: fondazione e toponimo nuragici

di Massimo Pittau
In miei studi precedenti sui “macrotoponimi” della Sardegna avevo sostenuto, circa il toponimo Sulcis (antico nome di Sant’Antioco), una certa tesi, che in parte ho revisionato in una mia opera recente. Oggi ritorno a quella mia tesi iniziale e ciò in virtù del fatto che ritengo di avere decifrato e tradotto un vocabolo etrusco, che compare nel famoso “Libro della Mummia di Zagabria” e del quale do la spiegazione in una mia ampia opera sulla lingua etrusca, comparsa in questi giorni, («I Grandi Testi della Lingua Etrusca tradotti e commentati», Carlo Delfino Editore, Sassari 2011). Pertanto la mia tesi ultima sul toponimo e pure sull’insediamento umano dell’antico Sulcis è il seguente.
Sulcis - Attualmente indica tutta la parte sud-occidentale dell'Isola, mentre nel Medioevo e in età moderna ha indicato una diocesi, che ebbe come capoluogo prima Sant'Antioco, dopo Tratalias e infine Iglesias. In virtù di quest'ultima circostanza il coronimo è citato molto per tempo e numerose volte nei documenti medioevali.
Esso deriva dal nome originario di Sant'Antioco, che è citato come Sulci da Claudiano (V, 518), dall'«Itinerario di Antonino» (84), dalla Tavola Peutingheriana e dall'Anonimo Ravennate; come Sulcis (da interpretarsi come un locativo plur.) è citato da Mela (II, 19); come Sólkoi da Tolomeo (III 3, 3); Soûlchoi da Strabone (V 2, 7); Sylkoi da Pausania (X 17, 9) e da Stefano di Bisanzio; Solkói da Artemidoro, in Stefano di Bisanzio (581,7-8; 591 M s. vv.); Soúlkes da Leone il Saggio (Patrologia Graeca, CVII c. 344).
Io sono dell’avviso che il toponimo sia sardiano o protosardo e sia da connettere con l’appellativo etrusco SULΧVA «solchi» (Liber X 17) (plur.) (da cui dopo è derivato il lat. sulcus) (LEGL 69; DICLE 166).
A mio avviso l’antico insediamento traeva molta della sua importanza dal “solco o canale” o anche dai “solchi o canali” che tagliavano l’istmo che unisce l’isola di Sant’Antioco alla Sardegna propriamente detta, canali che costituivano altrettanti "passaggi" per le navi che costeggiavano la Sardegna, anche per evitare il lungo e pericoloso periplo delle isole di Sant'Antioco e di San Pietro. I «canali» dell'istmo dunque saranno stati più d'uno, in quanto saranno stati usati variamente a seconda del frequente interramento provocato dallo spirare dei venti e dal movimento delle correnti marine. Sul principale di questi canali in età romana è stato costruito quel ponte che rimane tuttora (OPSE 159, 269).
Hanno quasi certamente errato alcuni archeologi recenti che, senza darne alcuna prova, hanno parlato di "istmo artificiale" di Sulci: al contrario l'istmo sembra costituitosi in epoca geologica antica, come dimostra anche il fatto che nella sua parte centrale si trovano ancora in posizione eretta due pedras longas o pedras fittas (menhirs) di epoca prenuragica.
A differenza della città di Sulci, nell’antichità l'isola veniva chiamata, come risulta dal geografo greco-alesandrino Tolomeo (III 3, 8), Molibódes nésos «Isola plumbea», evidentemente per i suoi giacimenti di piombo. Ma questa sarà stata la traduzione greca di una precedente locuzione sardiana o protosarda, che ormai a noi risulta sconosciuta»».
Questo avevo scritto riguardo a Sulcis, quando ho avuto la soddisfazione di leggere nella recente opera di Piero Bartoloni, «I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna» (Sassari 2009): (pag. 62) «Sulky, certamente di fondazione nuragica», (pag. 81) «abitanti Sulcitani di origine nuragica», (pag. 77) «nome Sulky, forse di origine non
fenicia».
Da parte mia aggiungo che nell’isola di Sant’Antioco si trovano tuttora i resti di ben 23 nuraghi, prova evidente che essa era intensamente abitata sia per i suoi giacimenti di piombo sia per l’abbondanza di pesci, compresi i tonni, nelle sue coste.
Fenici e Cartaginesi sono arrivati nell’isola quattro o cinque secoli dopo.
A proposito degli Etruschi mi piace citare un fatto quasi del tutto sconosciuto agli studiosi sardi: nel Lazio è stata rinvenuta una tessera ospitale d’avorio in figura di leone (del sec. VI a. C.), la quale riporta l’iscrizione etrusca ARAZ SILQETENAS SPURIANAS «(tessera) di Arunte Sulcitano (ospite) di Spurianio» (ET, La 2.3 - 6:). SILQETENA(-S) «(di) Sulcitano» è un cognomen masch. in genitivo, da confrontare col lat. Sulcitanus = "nativo od originario di Sulcis" (in Sardegna) (alternanze i/u, e/i, a/e; DICLE 13). I due individui dunque si erano legati da obblighi di reciproca ospitalità nelle rispettive residenze (DETR 375; DICLE 166).
Oltre a ciò ricordo che qualche tempo fa a Sant’Antioco è stata rinvenuta una lapide funeraria, che contiene una iscrizione etrusca; non mi risulta però che sia stata già interpretata e nemmeno pubblicata (vedi M. Pittau, Il Sardus Pater e i Guerrieri di Monte Prama, I ediz. 2008, II ediz. 2009, Sassari, EDES, pag. 65, fig. 7).

16 commenti:

mikkelj tzoroddu ha detto...

Caro Massimo,
un pochino più che un anno addietro, ho preso la dichiarazione conclusiva per l’arrivo: «dei primi navigatori orientali (anche fenici, ndr) nella rada di Sulky» di Piero Bartoloni, titolare (come tu sai) della cattedra di archeologia fenicio-punica a Sassari, ed ho partecipato la mia opinione circa la grandiosa inconsistenza del sapere cattedratico. Ebbene, mio malgrado (certo a ragione di una certa amicizia, ma anche della stima che ho per uno studioso del tuo calibro), anche nella presente occasione sono costretto, per onorare il mio professionale impegno nella ricerca dell’ascoso passato, non solo storico, imprenditoriale e culturale, ma anche geomorfologico della nostra Isola, ad intervenire a seguito del tuo apparentemente, esaustivo contributo, sulla motivazione della formazione, del toponimo Sulcis e sulla lingua genitrice che ha formato lo stesso.
Tu affermi: «Io sono dell’avviso che il toponimo sia sardiano o protosardo e sia da connettere con l’appellativo etrusco SULΧVA «solchi». Poco oltre continui dicendo: «A mio avviso l’antico insediamento traeva molta della sua importanza dal “solco o canale” o anche dai “solchi o canali” che tagliavano l’istmo che unisce l’isola di Sant’Antioco alla Sardegna propriamente detta, canali che costituivano altrettanti "passaggi" per le navi che costeggiavano la Sardegna, anche per evitare il lungo e pericoloso periplo delle isole di Sant'Antioco e di San Pietro».
Il punto è sempre lo stesso. Devi sapere (e se avessi letto il mio primo libro sapresti perfettamente) che agli inizi del I millennio a.C. (al cui momento almeno, si fa risalire l’apparizione della cultura etrusca), il livello del mare (in tutto l’orbe terraqueo, ma anche in Sardegna) era posto a circa m. 4 (diconsi metri quattro) al di sotto di quello odierno. Pertanto, rispetto al sito del quale qui si discute, cioè Sulcis, la linea di costa (avendo come punto di riferimento il luogo ove trovasi l’odierno porticciolo), era posizionata a circa km. 8 in direzione nord-ovest (circa altezza Mazzaccara) ed a circa km, 2,4 in direzione sud-est nel Golfo di Palmas.
Quindi puoi ben comprendere, caro Massimo, come non potettero esistere in quel periodo e nemmeno nei successivi cinque secoli (livello mare circa -m. 3), nei quali era ancora possibile una navigazione etrusca dalle parti dell’Isola di Sant’Antioco, dei “solchi o canali” e nemmeno un istmo, per la fondamentale ragione che quella che definisci ”Isola plumbea” non si era ancora morfologicamente costituita come isola. Essa era un tutt’uno con l’Isola madre e pertanto gli eventuali marinai etruschi mai e poi mai si sarebbero sognati di parlare di SULΧVA.
Tuo affezionato mikkelj.

zuannefrantziscu ha detto...

da Massimo Pittau

Caro Mikkelj
1. Io ho letto regolarmente i tuoi libri e spesso ti ho detto a voce che tu vai troppo indietro nei secoli e millenni quando riporti fatti (proto)storici della nostra Isola ad epoche geologiche troppo lontane. Però io non ho mai voluto né potuto mandare avanti la nostra discussione, dato che non so quasi nulla della paleontologia della Sardegna. Comunque ritengo che il distacco dell’isola di Sant’Antioco dalla Sardegna propriamente detta sia di epoca molto più antica rispetto alla “civiltà nuragica”.
2. Nei miei ultimi scritti io ho aggiustato la mia tesi della parentela della lingua protosarda con quella etrusca. Nella mia opera «La Lingua Sardiana o dei Protosardi» (Cagliari 2001) ho dimostrato – così almeno ritengo – che nella lingua protosarda esiste anche una componente “etrusca”. Però la mia affermazione che nella etimologia di Sulcis entri il vocabolo etrusco SULXVA «solchi», cioè «canali, passaggi», non implica affatto che io richiami gli Etruschi, mentre richiamo esclusivamente i Nuragici, i quali conoscevano pure quel vocabolo. Qui mi permetto di ricordare che la “civiltà nuragica” è precedente alla “civiltà etrusca” di almeno quattro secoli.
3. Condivido perfettamente con te il forte ridimensionamento che si deve fare della presenza dei Fenici nella Sardegna antica e anche il tuo forte giudizio negativo sul ciarpame che il mondo accademico sta mettendo in giro sull’argomento. Oltre a ricordare il tentativo – spero fallito – di dare al Golfo di Oristano la nuova denominazione di “Golfo dei Fenici”, cito queste altre tre perle recenti: I) I Fenici avrebbe disseminato le coste della Sardegna di “tonnare” da loro impiantate (i Nuragici invece mangiavano il tonno delle “scatolette”!); II) I Fenici sarebbero i lontani fondatori dei numerosi santuari cristiani dedicati alla Madonna che si affacciano alle coste del mare; III) Il toponimo di Sant’Antioco Maladroxa deriverebbe da due parole fenicie malat «rifugio» e rosh «capo», mentre è enormemente meno costoso farlo derivare dal lat. moratoria «luogo di sosta», «luogo di quarantena», incrociato con maláidu «malato».
Ti saluto cordialmente Massimo Pittau

illiricheddu ha detto...

Allora, vorrei rilevare che l'ipotesi della derivazione del sardo Sulcis (e verosimilmente, aggiungerei, anche dell'altrove localizzato Silchi) dall' etrusco epigrafico SULXVA si regge sull'interpretazione di 'solco' che di tale lessema ha dato il Pittau (le sigle bibliografiche DICLE e LEGL rimandando unicamente alle opere sue: La Lingua Etrusca. Grammatica e lessico e il Dizionario Comparativo Latino-Etrusco del medesimo). E' probabile che lì il Pittau rimandi ad altri autori, ma non avendo i testi chiedo: esiste una bibliografia esterna che corrobori la possibilità che tale sulxva possa veramente valere 'solchi' ed essere a capo del lat. sulcus? Leggo infatti che altri la pensano diversamente su sulxva: sul, sulxva [sing.], sulsle [plural] andrebbe interpretato come "watch, observation" per Rick Mc Callister and Silvia Mc Callister-Castillo (on line). Dato che si è rilevato come esista un suffisso XVA in tale lingua, parrebbe derivare da una base *sul-. Infine nessun vocabolario etimologico latino (Ernout-Meillet, Walde-Hoffmann, De Vaan) vede poi la voce sulcus (ovviamente rustica, indoeuropea e non gromatica) come non appartenente al lessico originario, quindi con poche o nulle probabilità che sia un prestito esterno.

illiricheddu ha detto...

Dimenticavo: credo di aver scoperto quale fosse il significato originario di Silchi/Sulcis (è qualcosa che si trovava in entrambi i luoghi) ma di più non voglio né posso dire.

marcello cabriolu ha detto...

Premetto di non intendermi assolutamente di glottologia e di non poter quindi provare a confutare l'analisi linguistica del toponimo SULKY, ma senz'altro mi permetto di commentare in quanto credo di conoscere abbastanza bene il territorio dove abito: il Sulcis in particolare Sant'Antioco.
Vorrei innanzitutto riportare una citazione dal testo di M.Cabriolu - G.Vargiu, Cercando Metalla - La geografia antica del Sulcis, Ed Envisual, Assemini 2005, pag.55 relativa all'Angius che commenta Plinio" Aver la Sardegna presso il promontorio Gorditano due isole, che erano denominate di Ercole; presso il capo sulcense Enosi, presso il cagliaritano Ficaria (...)Quindi perchè io penso che non altro promontorio possa essere indicato, che l'angolo che fa verso maestro la terra sulcense, però credo indicata con quel nome l'Isola di San Pietro" (Dizionario vol I pag. 278)

marcello cabriolu ha detto...

Premessa questo particolare relativo all'inquadramento di un promontorio sulcense...dove si trova questo ora? La risposta arriva dalla Carta geomorfologica del basso Sulcis (Ulzega - Dip. Scienze UNICA) che ci ritaglia il profilo orografico e ci mostra la consistenza sui suoli sottomarini. Chi vive a Sant'Antioco conosce la profondità della Laguna (circa 50 cm) e la profondità del canale di San Pietro (circa 9 mt). Per farla breve questa informazione unita allo studio oceanografico= Sant'Antioco è sempre stata una penisola della Sardegna, ovvero un promontorio che parte dall'area di Portoscuso. Ha perfettamente ragione anche Mikkelj Tzoroddu: chi conosce e ha studiato le sequenze glaciali e post glaciali conosce l'innalzamento del livello delle acque e considerando questa evoluzione si può scoprire che anche parte del Golfo di Palmas era terra emersa. Prof. Pittau , mi spiace contrariarla ma il canale dragato nella laguna, dove poi tra il II e il III sec. d.C venne edificato il ponte, è il paleoalveo di un fiume. Le arcate del ponte (Ponti Mannu, uno dei tre ponti edificati)mostrano con precisione le dimensioni dell'arcaico fiume. La laguna non esisteva in quanto sorvolandola si possono notare ancora le forme delle strutture che la ricoprono interamente. Si può notare anche il tracciato viario che a tratti emerge, nei periodi di intensa bassa marea (is sikkangias de marzu)il che ci mostra che la laguna era completamente asciutta. La testimonianza degli anziani ci racconta che sino agli anni '50 si attraversava la laguna con il carro, seguendo il tracciato stradale arcaico, da Santa e'is Andaras sino a Punt'e trettu per recarsi alla peschiera di Cortiois per raccogliere il sale.

mikkelj tzoroddu ha detto...

Caro Massimo,
rispondo soltanto al punto primo della tua risposta, perché trattasi del punto focale di tutto il piacevolissimo presente discettare. Certo, anche gli altri punti possono dare adito ad ampia discussione, per la quale invito tutti coloro che ci leggono ad intervenire per offrire il loro contributo all’ampliamento della conoscenza di noi tutti.
Massimo, tu continui col dire: «comunque ritengo che il distacco dell’isola di Sant’Antioco dalla Sardegna propriamente detta sia di epoca molto più antica rispetto alla civiltà nuragica».
Ora, siccome poco sopra ammetti di non poter giudicare fatti che siano «troppo indietro nei secoli e millenni […] della nostra Isola», ed io ben ti conosco per essere persona sensata che non dice nulla a sproposito, avendoti fatto notare come la continuità territoriale con la odierna isola di Sant’Antioco, fosse ancora tranquillamente presente nelle date che ti ho riferito, la qual cosa confermo spietatamente in questa circostanza (cui potrei aggiungere, ma non faccio ora di proposito, una circostanza platealmente così pratica che, tutti gli abitanti odierni della cittadina che abbiano superato la sessantina, conoscono perfettamente), debbo giocoforza concludere che tu abbia chiesto lumi nel merito ad un “luminare” della tua università di Sassari.
Desumo, se sono nel giusto in questa mia ipotesi, che tu sia stato molto sfortunato, perché al tuo luminare debbono essersi scaricate le batterie perché, ti ripeto e mi ripeto per chicchessia ci legga, io sono il tipico emerito ignorante, che si documenta e riporta quanto gli scienziati vadano riscontrando, nulla più. E se, come dici, hai letto il mio primo libro, ti sarai anche accorto come, in nota siano riportati, mi pare in numero di 197, rimandi a riviste scientifiche. Oltre a questo, posso aggiungere che, proprio nello stesso libro, vedansi riportati dei grafici, lavorando sui quali con squadra e righello, chiunque è posto in grado di verificare la veridicità di quanto qui affermo. Oltretutto, caro amico, esiste documentazione ufficiale universitaria (cui ancora si rimanda nel libro) ove son pubblicate le mappe da cui si evince la giustezza delle mie parole.
Con grande affetto, mikkelj.

marcello cabriolu ha detto...

Mi spiace contrariarla prof. Pittau ma tra Sant'Antioco e la Sardegna non esistono dei solchi e non transitava alcuna nave onde evitare il pericoloso periplo dell'Isola. Ha ragione quando dice che le testimonianze neolitiche sono notevoli (i due menhir "su para e sa mongia") ma la stratigrafia rende un'altra informazione, che i "feniciologhi" e i "feniciomani" non afferrano o non vogliono afferrare. Rendiamo onore ad un lavoro di Gianfranco Bandiera, appassionato e profondo conoscitore dei suoli sulcitani, al quale diamo il merito di aver studiato e pubblicato un'infinità di prodotti provenienti da industria litica del Paleolitico Superiore scovati lungo gli argini di alcun rii o durante lo scarico della risulta dei dragaggi.

marcello cabriolu ha detto...

Da parte mia posso aggiungere che l'isola ospita attualmente circa 50 nuraghi, avendone censiti almeno il 50% personalmente (collaboro con la Soprintendenza ai BBCCAA)mentre il Lamarmora ne contò circa un centinaio. Concordo sul fatto che fosse intensamente abitata (non per il piombo inesistente) in quanto una carta della PROGEMISA – ENTE MINERARIO SARDO, Carta metallogenica della Sardegna 1:20.000, individua :
Punto 708 SA SCROCCHITTA ARG- BEN
Punto 709 RIU SANTU MILANU LIGN.
“ 710 SANTA BARBARA LIGN.
“ 725 ROCCA SA GUARDIA BEN – ARG.
“ 726 ARROSIXEDDAS Mn
“ 743 MERCUREDDU BEN
“ 744 MONTI OLIENA BEN – ARG
“ 745 IS PRUINIS BEN – ARG
“ 746 MALADROXIA ACQUA TERMOMIN

Giacimento di ocra (Vacca 2010), giacimento di ossidiana (Cabriolu 2009) mentre il toponimo di Cala Piombo e la relativa componente metallica si trovano verso la regione di Sant'Isidoro (Tegula).
Buon Lavoro
Marcello Cabriolu

zuannefrantziscu ha detto...

da Massimo Pittau

Caro Mikeli Zoroddu,
non confondiamoci a vicenda le idee, senza alcun profitto per le tesi che sosteniamo. Dato che io non mi intendo di paleontologia, dico che avrai ragione tu ad indicare l’epoca del distacco dell’isola di Sant’Antioco dalla terraferma. A me è sufficiente affermare che all’epoca in cui si incontrano le prime citazioni scritte di Sulci, l’isola era legata alla terraferma con un istmo, proprio come adesso.
A Marcello Cabriolu ripeto quanto gli ho scritto privatamente: riconosco che le più antiche citazioni scritte di Sulci non ci dicono affatto se esso fosse nell’isola oppure nella terraferma. Ma anche in questa seconda ipotesi il centro abitato era vicino ai «solchi» o «passaggi» che tagliavano l’istmo.
Non dica però che l’antico ponte romano superava un “fiume”: tra due tratti di mare esistono i «canali», non i «fiumi».
Comunque, grazie per l’attenzione che mi avete riservato e cordiali saluti

marcello cabriolu ha detto...

Gentile prof Pittau
in merito alla presenza di solchi in prossimità dell'abitato dell'antica Sulci non sono in grado di valutare se sia attendibile o meno in quanto sussiste un grosso vizio di forma. Applicando l'itinerario di Antonino e la geografia Tolemaica al Sulcis,riflettendo sulle miglia di distanza tra i vari centri, il cantone nuragico del Sulcis viene descritto come popolato da 18 oppida (se non ricordo male) dove la collocazione di Sulci corrisponde all'attuale Portoscuso. Un bel libro esaustivo sulla materia è quello scritto da Cabriolu (Mario)e Vargiu: Cercando Metalla. Altro riferimento a tale problema comapare sul testo edito da S'Alvure relativo alla preistoria nel Sulcis e firmato da nomi illustri. Per farla breve trasformando le coordinate tolemaica nelle coordinate moderne tutti i centri risultano collocati in siti con errori di collocazione inferiori ai 2 km mentre l'UNICO affetto da un errore di collocazione di circa 12 km è il centro considerato ora per essere l'antica Sulci. Può darsi perciò che la VERA antica Sulci sia caratterizzata da canali ma "Su stainu" antiochense no. Tramite Gianfranco Pintore le ho inviato un pezzo della carta morfologica con la legenda così potrà vedere con i suoi occhi l'alveo del fiume. Mi sono permesso di inviarle una foto d'epoca del ponte sul fiume con uno "ciu" una barca tipica della laguna con scafo piatto proprio perchè, essendo stato allagato l'antico promontorio, ora non presenta profondità superiore ai 50 cm. Nella foto troverà persino le sponde e comparerà le arcate del ponte rispetto all'imbarcazione e si accorgerà che queste sono alte sui 2,5 mt e non possono essere attraversate da navi.

marcello cabriolu ha detto...

Suggerirei in merito al toponimo una riflessione sul sostantivo usato da noi antiochensi per identificarci: Surcitanus. Suggerirei oltre di consierare che i termini Surciu e Suergiu per noi significhino sughero. A questo punto riporterei alcuni toponimi tutti presenti sul territorioe molto probabilmente eponimi:Prama 'e Suergiu, Su Monti 'e Surciu, su monti 'e sorgiu, serucci, su Arci, Sarci. Tenga presente prof Pittau che noi antiochensi abbiamo il "difetto" di pronunciare i termici con la "z" oppure la "tz" usando la lettera "c": praccia, peccia, sarticciu, non ci pocciu crei anzichè pratza, pezza, sartizzu e non ci pozzu crei.Infine propongo che il toponimo indicato per la località, attorno al 1400-1500, fosse Palma de Sols, dove l'uso della lingua sarda mi suggerisce più affinità con il centro del paese di Sant'Antioco detto "is solus" (piazza italia), l'altro is tres solus (Piazza repubblica)e infine su solu de s'echiorta (via gialeto). Probabile che il termine Sols a cui le carte spagnole si riferiscono fossero una cattiva traduzione o contrazione del tremine solu o solus (sorgente d'acqua). Spero di aver dato spunti validi per nuove riflessioni...la prego prof Pittau, se ha qualche novità in merito giri pure la mail a Gianfranco in modo che la abbia da lui in quanto quello che mi ha spedito in forma privata non l'ho ricevuto per problemi alla casella di posta. Buon lavoro

zuannefrantziscu ha detto...

da Massimo Pittau

Egregio Signor Marcello Cabriolu,
nel Suo ultimo intervento Lei mi ha indicato parecchi spunti anche interessanti, ma io non posso andare alla loro ricerca ed analisi, dato che ho fra le mani altri differenti argomenti di studio. Non avviene mai che un cacciatore lasci la preda che sta inseguendo per andare dietro ad un'altra che gli ha indicato un viandante.
Comunque cordiali saluti

antonio ha detto...

Marcello Cabriolu : " La testimonianza degli anziani ci racconta che sino agli anni '50 si attraversava la laguna con il carro, seguendo il tracciato stradale arcaico, da Santa e'is Andaras sino a Punt'e trettu per recarsi alla peschiera di Cortiois per raccogliere il sale."
Per esperienza personale posso affermare di aver effetuato un viaggio in 'ciu' circa nel 1946 dai pressi di Bruncuteula sino al porto di S.Antioco passando sotto le arcate del ponte romano.
Non penso proprio che fosse possibile andarci con il carro a buoi.

marcello cabriolu ha detto...

Gentile Sig. Antonio
mio padre Antioco Giovanni Cabriolu nato nel 1929, accordato per l'Ing. Massa, attraversava da Su Magasinu verso Punt'e trettu con il carro. La testimonianza la può raccogliere dal sig.Mario Taccori che abita in via Giordano Bruno che faceva lo stesso percorso. La testimonianza la può raccogliere dalle famiglie di pescatori che fanno capo a Giuseppe Mura e Franco Sanna. Il percorso che lei indica corrisponde all'alveo dell'antico fiume banchinato. Le dico ciò perchè in seno alla Soprintendenza stiamo valutando il recupero di alcuni macigni squadrati che diversi pescatori hanno segnalato per via dei danneggiamenti subiti dalle reti. L'indicazione che lei ha compiuto l'attraversata in "ciu" (per chi non lo conoscesse si tratta di uno scafo piatto da laguna appunto) mostra chiaramente che ha navigato su basso fondale dove altri tipi di imbarcazione non potevano passare per via della diversa e più pronunciata carena. Gentile sig. Antonio vorrei riportarla al ricordo (se ce lo ha ancora vivo e lampante) delle costruzioni presenti all'isolotto di Stain'e cirdu e all'isolotto de sa Barra oltre ai profili delle ville erette fronte alla centrale di Santa Caterina...Buona serata.

Stefano ha detto...

Trovo le vostre argomentazioni interessantissime. Sono "sulcitano" e mi hanno sempre attratto tutti i tipi di racconti e notizie, sia antropologiche sia archeologiche del nostro territorio. Mi permetto di aggiungere alle vostre stupende notizie, in parte per corroborare alcune di esse, che a Bruncu Teula è presente una struttura archeologica di età presumibilmente romana, il cui pozzo, situato ad alcune decine di metri da essa, oggi si trova sotto il livello del mare. Io personalmente il pozzo non l'ho visto, ma questa notizia me l'ha fornita un Assistente della Soprintendenza Archeologica. Questa testimonianza si aggiunge alle precedenti da voi elencate, a dimostrazione del fatto che il livello del mare nello stagno era più basso rispetto quanto meno all’età romana, tanto che il pozzo romano, mai sottoposto ad indagine archeologica e quindi sconosciuto, al presente, il terminus ante quem, oggi si trova a circa 50 cm di profondità.
In relazione alle succitate indicazioni su alcuni vocaboli presenti nel Sulcis, a quanto è stato già detto, ricordo che il toponimo Solu è presente in molte località del territorio e credo di poter confermare che significhi "sorgente", ma ciò è da ritenersi semanticamente riduttivo, poiché trattasi di sorgente con una struttura muraria di rinforzo e protezione della stessa, di forma circolare equiparabile ad una "tholos". Solu infatti potrebbe derivare o allo stesso tempo significare "tholos" (ricordiamo il pseudonuraghe (Lilliu) Su Nurattolu – Birori, Sos Nurattolos - Alà dei Sardi, ecc. ossia Nura-tholos, area archeologica nota per la presenza di un imponente pozzo sacro)quindi ne consegue che tutte le località aventi questo toponimo in via deduttiva avevano un pozzo sacro o una struttura a forma di tholos. Una o più di una. Anche nella piazza di Sant’Antioco esisteva probabilmente un pozzo sacro risalente all’età nuragica. E’ il suo toponimo che ce lo dice.