lunedì 23 aprile 2012

Lo scarabeo di Monte Sirai. L'obelisco di Amun Ra e di Yhh Nl. Faraoni santi egiziani e 'padri' santi nuragici (parte I).


di Gigi Sanna

L'articolo di Aba Losi sui due scarabei sardi rinvenuti a Monte Sirai e a Monti Prama ha perentoriamente posto sul tappeto la questione della loro sardità o non.
Ha cioè riaperto il problema se essi siano di produzione 'locale impostata su prototipi, stilemi ed esperienze figurative di ambientazione nilotica'cioè egittizzanti, oppure un prodotto di cultura scrittoria che giunge da altri laboratori artigianali scribali, egizi o siro-palestinesi. Noi qui, per brevità, intendiamo soffermarci soltanto sullo scarabeo di Monte Sirai, un magnifico prodotto artigianale-scribale ritenuto essere stato realizzato tra il VII ed il VI secolo a.C.
Per procedere ordinatamente con le nostre riflessioni ed argomentazioni vediamo, innanzitutto, la descrizione (per la parte che interessa) dell'oggetto da parte dell'archeologo Michele Guirguis:
Rinvenuti al centro del torace del defunto, presentano iconografie chiaramente egittizzanti che si raccordano ad un lungo filone artigianale ben rappresentato in Sardegna soprattutto da esemplari tharrensi, per i quali è stata proposta una produzione locale impostata su prototipi, stilemi ed esperienze figurative di ambientazione nilotica.[..] L’ovale di base del primo scarabeo esaminato, un unicum almeno in Sardegna, presenta una figura vista di profilo, inginocchiata, con le palme delle mani rivolte in avanti in segno di devozione verso un pilastro o un obelisco terminante in forma piramidale con una piccola base rilevata e con il fusto inciso da segni geroglifici molto schematizzati e di difficile lettura [..] Pur scorrendo un nutrito e variegato numero di corpora specificamente dedicati allo studio degli scarabei egittizzanti provenienti per lo più da contesti fenicio-punici, non è stato possibile individuare dei  confronti speculari che consentano un preciso inquadramento tipologico '(3) [sighi a lèghere]

3 commenti:

Gigi Sanna ha detto...

Mah, l'interessante per ora è mettere in rilievo il dato che mi sembra inconfutabile. Ma devi aspettare la seconda parte dell'articolo perchè un altro scarabeo ci dà forse un'ulteriore spiegazione del fenomeno. A vantaggio della componente indigena (almeno credo). Il sincretismo mi sembra la via più perseguibile, stante il fatto che le due divinità solari (Amun -yhh) generano un'ideologia del potere monarchico -guerriero sacerdotale del tutto speculare. Ma, secondo me, gli influssi di rilievo della religione solare amunica si registrano in Siria Palestina durante il Regno di Tuthmosi III e le sue lunghe campagne militari contro i principati riottosi come quello di Qadesh sobillati dai Mitanni. Da qui la 'religio' con la scrittura in qualche modo 'geroglifica' introdotta in Sardegna dai giganti 'shardan'. Il nuraghe, con la barca solare che è la 'tomba dei Giganti', sono la spia di una religione con forte connotazione egizia ma che resta fondalmentalmente monoteistica. 'El Yhh Ba'al (i nomi di Dio anche nel VT) è notevolmente influenzato e arricchito dalla teologia egiziana ma non sostituito. Tieni poi presente che entrambe le religioni devono fare i conti con l'antichissima religione della 'madre' o della bipenne - luna, di origine egeo anatolica, che ha radici nel più profondo del neolitico. Ma, mia cara, siamo agli inizi della ricerca documentaria scritta ed ogni documento può essere determinante per rafforzare o meno questo quadro, ovviamente del tutto provvisorio. Ad esempio un prossimo documento, che farò conoscere presto, uno dei più belli in assoluto di tutta l'arte nuragica scritta, trascurato da tanto tempo perchè non compreso dagli antichi proprietari (così mi è stato riferito), conferma in via definitiva il culto del Bue o Toro Api in Sardegna e nello stesso tempo dell'albero della vita di lontana origine anatolica. Conferma cioè uno degli aspetti fondamentali della religione solare (ma anche lunare) e monarchica della civiltà sarda in periodo nuragico. E conferma (ci fosse da dubitarne!) anche la tipologia della scrittura sinora scoperta:protocananica in mix'. Sempre quella! Ora io penso che nel cosiddetto 'protocananaico' sia da porre anche anche il mix nuragico -egizio.

Gigi Sanna ha detto...

Sì. Ma come vedrai nella prosecuzione dell'articolo (che sarà però in lingua sarda in omaggio alla giornata del 28 aprile 'die de sa Sardigna)la divinizzaziobe in uno scarabeo riguarda un personaggio che non può essere che sardo. Sembrerebbe che anche in Sardegna, per quanto si capisce, i re (o 'abay) solo da morti fossero divinizzati. Stavolta non sono solo le tavolette di Tzricotu a dimostrarlo.

Gigi Sanna ha detto...

In fondo stiamo scoprendo quasi contemporaneamente quello che i documenti siro palestinesi denunciano nel loro specifico territorio. Ma a me pare che i documenti nuragici siano oggi molto più illuminanti e che lo facciano per via diretta e non indiretta. Yhh qui in Sardegna è un mattatore ma i sacerdoti non escludono il suo rafforzamento attraverso i simboli e i significati (solari e lunari) di divinità venerate in altri paesi. Queste dovevano essere sicuramente più presenti nelle parti costiere della Sardegna ovvero negli empori nuragici naturalmente più soggetti alle influenze della cultura, soporattutto religiosa, esterna. Ma il tema dell'influsso culturale -religioso è una matassa che, per ora, è difficile da dipanare. Cento documenti ancora non ce lo dicono ma mille ce lo diranno certamente. E sono più che convinto che i testri scritti nuragici dell'età del bronzo e de I Ferro illumineranno anche molto della cultura religiosa degli egiziani e degli abitanti della Siria e della Palestina.