martedì 22 maggio 2012

Luoghi di culto nuragici e segni che scompaiono


di Atropa Belladonna

Fig 1: I segni a Y o forcella di Sant'Anastasia, Sardara (1)
Sfogliando questa tesi di dottorato (1) sembra di entrare in una sorta di emporio nuragico. Personalmente non ho mai visto una raccolta simile e, pur essendo la maggior parte delle figure disegni e non fotografie, il tutto è impressionante. Incisiva anche la frase iniziale del sommario: "Nuragic sanctuaries represent the most consistent expression of ritual behaviour in Western Mediterranean during the whole European Protohistory". Ovviamente non tocca l'argomento scrittura, se non marginalmente analizzando la questione della scala ponderale. I segni singoli, come quello ricorrente a "forcella", che incontra analizzando la letteratura edita, li lascia sotto la dicitura originale "decorazione plastica" (Figura 1). Altri segni gli ricadono sotto la voce "estranei", come quelli sui lingotti di rame, o sotto la voce "segni con valore ponderale".
Ci racconta altresì un piccolo episodio misterioso, cui siamo ahimè familiari: nella nota 2, pg. 69 del tomo  1, scrive: "Sono stati documentati tutti i materiali ceramici contenuti nel magazzino, con l’eccezione di due soli esemplari: si tratta di due frammenti in ceramica figulina che riportano segni incisi, forse di matrice orientale. Tali frammenti erano stati notati da chi scrive durante un’osservazione generale delle cassette; in seguito, non è più stato possibile rintracciarli". Il magazzino in questione è quello di Siligo, dove sono conservati i materiali ceramici del santuario di Monte S. Antonio, l'oggetto principale e finora meno edito del suo lavoro di tesi. Benvenuto nel club!
Forse ci rimane male perché non c'è abituato e non conosce tutta la vicenda che ruota attorno alla scrittura nuragica, pur scoccando, qua e là, qualche freccia: "Si può inoltre affermare, in modo sufficientemente realistico, che una scala ponderale che fa uso di simboli è un sistema convenzionale strutturalmente molto simile alla scrittura, nella misura in cui il simbolo viene univocamente ricondotto al significato nell’ambito di una serie di norme condivise".

1. N. Ialongo, 2011, Il santuario nuragico di Monte S. Antonio di Siligo (SS). Studio analitico dei complessi cultuali della Sardegna proto-storica. Tesi di dottorato in Scienze dell'antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche, Università La Sapienza, Roma

7 commenti:

Gigi Sanna ha detto...

Basterebbe prendere in mano la tavoletta A3 di Tzricotu per capire molto bene che cosa significano i segni ricorrenti a forcella, sbrigativamente classificati come 'decorazioni plastiche'. Decorazioni? Al solito: è l'archeologia 'attualizzante', stupida, impotente, incapace della minima storicizzazione in termini di cultura religiosa. Uno o due dicono e tutti gli altri ripetono senza un minimo di atteggiamento critico! Non si è capito ancora che in nuragico vige ormai una regola ferrea: che non esiste 'decorazione' che non abbia valore fonetico. Oggi sappiamo ad es. cosa significa il cosiddetto segno a 'zig -zag' per il quale gli archeologi in massa sarebbero pronti a giurare che si tratta di 'decorazione'. Da qui la cecità assoluta, quella che impedisce non solo di saper leggere i documenti 'decorativi' di Nurdole del Museo di Nuoro ma anche le Statue dei Giganti di Monti Prama. Che non sono gli 'eroi' di nulla (il termine eroe al solito è prestito di lessico classico, cioè di autori greco-latini che non sapevano nulla o quasi nulla della Sardegna cosiddetta 'preistorica') ma i figli del Dio YHH, il 'ghenos' dei Giganti-Nefilim. Quel segno cosiddetto a zig-zag ripetuto per loro è semplice 'decorazione'! Che battaglione di ingenui! No, è simbolo fonetico di prim'ordine, come sa anche l'ultima persona che ha frequentato uno solo dei corsi di epigrafia nuragica. I corsi che si basano sulla documentazione e sulla filologia più rigorosa e non sulle chiacchiere. E così è, cara Aba, della 'decorazione plastica a forcella'. Non arrivano a capire che non c'è differenza alcuna tra la presunta 'decorazione' della ceramica di Sardara o quella di Monte Olladiri o quella di Monti Prama! Ma per l'archeologia goliardica di certi sassaresi il ciondolo di Solarussa presentato da Franco Pilloni tempo fa è roba che serve a pulirsi il di dietro. Ricordi la risposta in sassarese criptato? Quando impazzavano gli anonimi 'balentes' coprofili in questo blog rendendolo o cercando di renderlo un merdaio?

Atropa belladonna ha detto...

Tu pensi che il segno "a forcella" di Sardara, sia semplicemente quello che sembra, un Y, o/e anche qualcosa in più? A me fa venire un pò in mente la penna di bronzo di cui ho parlato a Cabras, ti ricordi? Nella crittografia amunica ha sia il valore di I in IMN che un valore indicativo della presenza documentaria del dio, un input al lettore ed un sorta di parte per il tutto.

Credo che parlerò ancora di questa tesi, perchè per la prima volta ha affrontato in modo sistematico la faccenda pesi-segni associati. Ma con questo breve post volevo solo segnalare l' ennesimo caso in cui fra tanti reperti, sono proprio quelli con "segni" che fanno flipping in un altro universo.

Gigi Sanna ha detto...

Sì l'avevo sottolineato il dato della solita scomparsa di segni significativi. E avevo ironizzato sul fatto che il 'dottore', nuovo del Club, avrebbe avuto una pronta risposta da parte dell'archeologia. Quella che vedo così sollecita nel dare una risposta vera alla sparizione del coccio di Sa serra 'e sa fruca di Mogoro. Ma tutto è andato a ramengo con la ...'pagina scaduta' che per me paleolitico è come una mannaia.
Per quanto riguarda il segno 'Y' sappi che esso ricorre chiarissimo in un betilo di Santa Caterina di Pitinuri. Io sarei propenso ad associarlo allo schema androgino YH/HY che è ben attestato, come sai, nei documenti del Sinai. Ma noto che esso è associato ad altri segni con forte valenza numerologica. Comunque, è indubbio che sia un segno legato al sacro e alla divinità. Il 'decorativismo plastico' è, al solito, termine archeologico che denuncia imbarazzo, impotenza e, se vuoi, anche una certa ipocrisia. Meglio sarebbe dire: 'segno di difficile interpretazione'.

Gigi Sanna ha detto...

Dimenticavo di dirti che quel segno è uno dei più intriganti dell'iconografia e dell'alfabeto lineare di Glozel. E' questo segno che mi ha fatto capire, insieme a tanto altro, che in Pito/Delfi ( cioè negli oggetti greci finiti a Glozel)c'era molto del mitico Cadmo. Sirio naturalmente e non fenicio!
Ne ho parlato nella conferenza in Aix en Provence e sembrava che ci fosse interesse tra gli studiosi e gli studenti. Ma poi (guai a citare in Francia Glozel!)tutto è finito nel silenzio più totale. E 'I segni del Lossia cacciatore' sono rimasti i segni di...nessuno. Un'altra incredibile vergogna! Come ha mostrato in questo Blog la lettera inviata, per i corsisti di Oristano, da parte del direttore del Museo glozeliano Joseph Grivel.

Atropa belladonna ha detto...

non credo possano sussistere molti dubbi che questo sia un "segno potente", sicuramente non ponderale.Come sai con ROM ci abbiamo fatto una ricerca in lungo ed in largo su questo segno e sulle sue varianti (che forse non sono varianti, come quelle del doppiere).E' di certo un segno "ritrovato" dal neolitico, come ricorderai i segni Yod-simili sono i più conservativi, anche dopo l' applicazione del criterio minimo che avevo mostrato a Sassari e Macomer.

Me lo ora colpevolmente dimenticato il betilo di Santa Caterina con la Y! se non sbaglio è esposto alla mostra di Macomer

el-pis ha detto...

cromosoma Y marcatore

Atropa belladonna ha detto...

A proposito di Macomer..ieri ho visto delle Y su vasi frammentari dal nuraghe S. Barbara di Macomer, associate per di più ad altri segni, pubblicate da Moravetti nel 1986. Caspita, non le conoscevo proprio. Che belle; ovviamente ci si guarda bene dal pubblicizzarle e fare un lavoro comparativo con tutti gli altri segni ad Y. Si lasciano nel calderone della raccolta differenziata della decorazione plastica/simbologia (bidone giallo). Senza mai prendere neppure in considerazione che la dicitura "simbolico" e la dicitura "decorazione plastica" evocano immediatamente una domanda: simbolico di che? decorazione plastica di che? tutto ciò rimane senza risposta; anzi, non ci si fa neppure la domanda, è più sbrigativo