di Atropa Belladonna
Questo grande scarabeo (2.5 per 3.6 cm) viene ascritto al VI-IV sec. a.C. e proviene dalla collezione Biggio,
dell'omonima famiglia di Sant'Antioco (1). Venne descritto nel 1983 da
Pernigotti (2), che vi riconobbe un
motivo tipicamente egizio. La scritta sottostante è in caratteri fenici dell’epoca
suddetta e viene letta gr ’sˇmn bn ḥmlk. Riprendendo
il lavoro originale di Pernigotti, G. Pisano lo definisce un ricordo di una
delle cosmogonie più importanti dell’Egitto antico, quella dell’ogdoade di
Ermopili “costituita da quattro divinità
maschili che hanno testa di rana, come le loro quattro controparti femminili
hanno testa di serpente; batraci e rettili, che ricordano le acque dalle quali
sono usciti, sono figure simboli di rigenerazione. […]Il reperto reca incisa
sulla base una scena religiosa, inquadrata dal sole alato, il cui centro ideale
è la nascita sul fiore di loto del fanciullo divino accompagnato da divinità,
individuate anche da iscrizione, tra le quali la dea a testa di rana, Heqet.”
(3).
Fatalmente
come accade quasi a tutti i reperti sardi definiti unici, anche il destino di
questo scarabeo si compie al solito modo e secondo la I legge di Pietro Murru, della
massima mortificazione: “Gli elementi,
che caratterizzano le concezioni religiose di Ermopoli, hanno perso in questo
caso il loro colore originario diluiti come sono in una vasta tematica
sincretistica, per cui di essi non rimane se non un’eco lontana”.
Là, sistemato. [sighi a lèghere]

6 commenti:
Grazie ai tuoi studi, che mi hanno spronato a indagare anche sul versante della cultura scrittoria religiosa degli Egiziani, ritengo che ora il mix sardo egiziano è ormai una realtà. E prima la scienza ne prende atto e meglio è. Non solo per gli studi della scrittura in Sardegna ma anche per quelli 'egizi' e 'siriani'. Una realtà che spiega tante cose e soprattutto ne spiega una, importantissima: che gli scribi sardi non chiusero bottega dopo aver realizzato la Stele di Nora o le scritte dei cocci di Orani o le due del piombetto di S.Antioco. In SaGra, avendolo sospettato, ho già scritto sul fatto che la scrittura cosiddetta fenicio-punica dovesse essere rivista radicalmente perchè la forza della scrittura 'protocananaica della fine dell'età del Bronzo e del I Ferro facevano supporre una continuità scrittoria degli scribi; che ovviamente si realizzò con forme ed esiti diversi in conseguenza di un probabile mutato scenario politico -sociale e religioso. Detto in altre parole, la scrittura nuragica continuò in forme più 'moderne' ma senza rinunciare del tutto al modus scribendi che aveva dominato, con il mix 'protocananaico', per secoli e secoli a partire dal XVI-XV secolo a.C. Lo statere aureo di Amsicora (credo di averlo già detto in questo Blog), coniato in un momento di forte tensione 'nazionale' dei Sardi, è palesemente 'scritto' e quella scrittura pittografica tradizionale o arcaica (siamo alla fine III secolo a.C.) fu dettata certamente da uno scriba di una scuola scribale (suppongo Tharros o Cornus) che sapeva bene che con i simboli del Sole, del Toro e della Bipenne (Luna) si scrive la formula fondamentale ovvero la formula sacra della 'religio' nuragica: infatti, non c'è solo simbologia decorativa. C'è anche e soprattutto scrittura. Quindi si deve rivedere tutto il quadro riguardante la scrittura nuragica da VII -VI secolo a.C. in poi, riesaminando documenti che non sono affatto fenicio -punici, ma sardi nuragici in caratteri cosiddetti 'fenici'. Mi sembrerebbe davvero strano che la scuola scribale di Tharros mentre si mostra preparatissima e persino sofisticata nel creare i motivi sincretistici religiosi sardo -egizi degli scarabei, abbia delegato ai fantomatici fenici e poi ai punici, il resto delle composizioni ed espressioni scrittorie! Il ciondolo di Allai con la scritta 'abd'a 'ab Shrdn è la spia, con il sigillo di S.Antioco (e con altri documenti ancora) che i nuragici non smisero mai di scrivere. Continuarono nel solco della loro esaltante millenaria tradizione di scrittura 'geroglifica' a tutto campo. Perchè sul piano religioso niente era, nulla esisteva, sia per gli Egiziani e sia per i nuragici, se non veniva anche scritto.
Ma tu immagina quanto impegno ci vorrebbe e soprattutto quanta disponibilità a confrontarsi su un piano che non sia quello fenicio-punico a tutti i costi; ci voleva uno dal sudafrica per decifrare i geroglifici? che sono facilissimi ed egizi al 100%? e devi vedere come è rimasto scandalizzato perchè non ha avuto accesso all' originale! un oggetto definito straordinario da tutti quelli che lo hanno studiato, seppur sbagliandone in gran parte l' interpretazione.
Un oggetto così come minimo deve venire analizzato da un egittologo, non solo dai soliti fenicisti (in questo Taramelli era stato più bravo). Ma anche inserito nel contesto degli altri reperti sardo-egizi particolari/unici; e stiamo vedendo quali e quanti sono seppure solo con la mia analisi, per forza di cose limitata. E pure nel panorama degli altri reperti di questo tipo ed epoca, non dalla Sardegna. Si fa l' intersezione e poi si vede cosa rimane di unico e peculiare. Hai detto niente. Però sarebbe essenziale.
Tanto per fare un esempio: perchè c'è Khonsu assieme ad Iside?E' presente questa combinazione in Egitto o no? Khonsu ha a che fare con Horus? oppure con la fase in cui Horus è bambino? ho letto di un certo interscmabio tra Khonsu e Horus-the-child, ma non so quanto sia documentato. Khonsu è spesso rappresentato con la faccia da falco e in Tebe con la doppia corona, ma non conosco sue rappresentazioni egizie con entrambe le cose: qui sembra proprio Horus, ma la scritta non mente. Però la mia consocenza è limitatissima e forse è una rappresentazione di Khonsu più normale di quanto io pensi, in Egitto.
Una ipotesi è che vi sia Khonsu anzichè Horus o altro, per porre l' accento sul tema "nuova vita" che permea lo scarabeo.
Senza contare che non ho bisogno di dirti l' importanza della formula "dare la vita" nell' ambito della religione nuragica. Vi sono altri reperti sardo-egizi con essa oltre questi 3? boh! se non ce l' ha fatta neppure un pezzo grosso come Benjamin Sass a stanare l' originale di questo scarabeo, figurati se lo vengono a dire a me
Qaulcosina però su quella scrittura o segni 'senza 'significato' (pazzesco che ci si esprima così in epigrafia!) dell'amuleto di Nurdole bisognerà pur dirla. Anzi è una 'cosona' e non una 'cosina'! Lo scarabeo di Momte Sirai sul sardo -egizio potrebbe avere una insperabile e immediata conferma. Forse è il caso di intervenire. Ma ho molto altro in cantiere. Soprattutto le novità in ambito epigrafico strettamente nuragico: ancora scrittura dell'età del bronzo finale.
Fai bene, con la tua modestia esemplare, a parlare con prudenza di aspetti della religione egiziana che, con ogni probabilità sono noti o arcinoti agli egittologi. Qui in Sardegna stante tutto quello che di egizio si va scoprendo ci vorrebbe una cattedra di egittologia da affiancare a quella archeologica specializzata sul nuragico. Io per esempio vorrei sapere se esiste qualche studio scientifico sulla numerologia egizia. I nuragici tenevano, come sai, in somma considerazione i numeri sacri e mi sembra strano che gli Egiziani prescindessero, nella scrittura, da essi. Soprattutto in quella monumentale.
Sì, anzichè scrivere "grafemi senza significato" basterebbe, più modestamente, scrivere "grafemi di difficile interpretazione" o una cosa del genere.
Non la so questa faccenda della numerolgia. Una cosa però la so: la scrittura numerica per i nomi divini è di origine mesopotamica-in senso lato- e siriana.Il 30 è Sin, il 20 Shamash, il 15 Ishtar, il 60 è Anu, il 50 Marduk eccetera. Poi ci sono anche i giochini matematici per cui, ad esempio a Babilonia, le cose potevano divenire molto complicate e criptiche.
Non so proprio se gli Egizi avessero una modalità simile.
Se uno va qui (un dizionario enciclopedico)
http://www.religionswissenschaft.uzh.ch/idd/prepublication_3.php e
clicca su "Harpocrates" si può scaricare il file corrispondente a
questa divinità ed alla sua iconografia. Al paragrafo 1.2 viene
descritto questo scarabeo che, almeno nel panorama del I millennio, è
davvero apparentemente un unicum.
oggi a Freiburg ho trovato un bellissimo libro sugli scarabei egiziani, insolitamente tutto il libro è pieno di immagini raffiguranti scarabei...
alcuni con scritte un po particolari...
mi sa che lunis lo compero.
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