di Atropa Belladonna
(vd. la parte II)
Alcuni tra i reperti dell'insediamento preistorico di Conca Illonis (Cabras) e del vicino Cuccurru is Arrius, hanno un simbolismo talmente spinto che se non sono scrittura davvero poco ci manca. È stato un bene che Gigi Sanna abbia pubblicato da poco la tavoletta di Loghelis, con la sua raffinata scrittura alfa-numerica (1), perché altrimenti non avrei messo insieme diverse osservazioni sull'oggetto, purtroppo frammentario, di figura 1a (2, Nr. 180). L'oggetto in figura 1b è ben conosciuto (2, Nr. 181), ma non ho potuto trovarne la grafica disegnata, ragion per cui ho provato a riprodurla io e va intesa con estrema cautela. Cautela opposta per l'oggetto di figura 1a di cui non ho trovato la fotografia.
Commentando questi due reperti, Lilliu si entusiasma, senza ombra di dubbio (2, pp. 103-105): parla di simboli solari e lunari, di pittogrammi elementari ed albero della vita per la fig. 1a, di un simbolo simile al geroglifico egizio di Ra e di due dita disposte ad Y per la fig. 1b , e di segni a zigzag = serpente indicanti la Dea. Cerca raffronti e ne trova, tra gli altri, con reperti della cultura danubiana di 2 o 3 mila anni prima.

17 commenti:
E vai! Ti seguiranno, ti seguiranno anche se sarà per certuni, stupidi e piatti, molto difficile o del tutto impossibile.Perchè è la dea della descrittivistica che ormai li ha ammaliati, quasi essa fosse davvero la 'scienza', l'unica scienza e non 'una scienza'. Hai fatto bene a citare Lilliu perchè è davvero un 'gigante' per ermeneutica rispetto ai lillipuziani isolani (e non) interpreti dell'anima neolitica e nuragica. Sos sinnos non sono certo il loro forte tanto che non sono stati capaci neppure di apprestare un testo filologico di iconografia neolitica e nuragica che facesse vedere 'scientificamente' i rapporti 'ideologici' tra l'uno e l'altro periodo storico. C'è solo un po' qui e un po' là,approssimativo, talora raffazzonato,senza un minimo di organicità e di lucidità.
Sí lo é davvero un gigante Lilliu, perfino affascinante il suos crivere quando dice "Nell'insieme figurale di questo pendaglio, pervaso di “sacro”". Peccato non abbia approfondito certi temi, come la scrittura.
La datazione del reperto in fig. 1b, il suo Nr. 181, é molto incerta, per sua stessa ammissione; non mi stupirei, per come sono arrangiati gli elementi grafici, che fosse piú giovane di quanto si pensi.
Hai visto l´impianto di quella "stella a 7 punte" (in fig. 3c: si é perso un pezzo di didascalia, in realtá é da Puisteris, insediamento neolitico di Mogoro )? per me é identico a quello del focolare di nuraghe Funtana, con la variante che ha attorno 24 zig-zag
I tentativi di capire la simbologia neolitica (numerica, geometrica, schematico- pittografica) saranno sempre più premiati, a mio parere, se anche il repertorio dei segni sicuramente nuragici crescerà. Ma soprattutto se aumenterà la sensibilità verso la comprensione di una scrittura originalissima che tiene conto sempre del segno fonetico schematico della serie alfabetica accompagnato dalla simbologia numerica. La scrittura nuragica (che deve sicuramente tanto alla 'scrittura' simbolica neolitica) senza la considerazione del numero (ovvero della realizzazione dei numeri sacri lunari e solari) è davvero un non senso. Perchè è più che dimidiata. E' questa mancanza di sensibilità che impedisce di leggere documenti 'sublimi', esempi di grandissima 'arte' scrittoria, come quelli di Tzricotu, l'anello di Pallosu o la Stele di Nora; di capirne i motivi comunicativi più importanti; di vederne il profondo e non la superficie che spesso conta quasi niente. Hai citato Loghelis, ma tra qualche giorno spero di riuscire a far capire le due tavolette scritte (proprio così 'tavolette scritte')di Nurdole. Vedrai ancora quanto conta il numero e come con esso si possa realizzare la fonetica che renda onore e gloria alla luce taurina del dio.
Sì, lo speravo che ti mettessi a lavorare sulle tavolette di Nurdole!
E sì, non credo che per capire il modo di scrivere dei nuragici si possa prescindere dai segni/simboli (e dal modo di usarli) già in uso sull' isola, pur con l' adozione dei codici e repertori semitici. E credo anche che sia vero il viceversa: attraverso la scrittura nuragica, si riuscirà a comprendere di più e meglio il repertorio grafico neolitico. E' simile a quello che dice Angela Belmonte su MP: "I caratteri dis crittura potevano quindi spiegare il significato dei segnir rupestri e i segni rupestri chiarivano la particolare morfologia dei caratteri dis crittura in un intreccio di relazioni reciproche".
Ammesso e non concesso che quelli siano solo segni grafici.
La Belmonte ha scritto un gran bel libro. Pionieristico, documentatissimo (migliaia e migliaia di simboli, praticamente di tutti i continenti), tipograficamente elegantissimo.L'articolo suo sulla rivista Monti Prama non riesce a dare l'idea (neppure minima) dello sforzo nella ricerca di questa studiosa fiorentina.
Non proseguo su di lei perchè il vigliacco quanto stupido 'telefonista' è già lì pronto.Come sempre. Anche se ha perso la partita da tanto tempo.
@ Gigi Sanna e Atry
nel rinnovare il mio "tifo" nei vostri confronti e rendendomi conto di andare un tantino fuori tema vorrei porvi una domanda sul Neolitico che nasce spontaneamente nell'osservare , con la mente degli antichi, il sorgere del sole che avanza e riempie la terra di raggi, di tepore, di festa e di vita. Questo giustifica ampiamente il credo nei confronti dell'astro e la sua identificazione nella potenza del toro.
Tuttavia è ampiamente dimostrato, nello stesso periodo, anche il culto nei confronti della Dea Madre. Come giustificare la coesistenza di entrambe le credenze, visto che avevano notevole influenza sul sistema sociale basato sul patriarcato o sul matriarcato?
un caro saluto
Giuseppe Mura
Grazie Giuseppe del tifo! quanto alla tua domanda, non so bene risponderti: pensa a quante riposte avresti se chiedessi a 1000 tuoi contemporanei di parlarti (in modo il piú libero possibile) di Dio; pensa alla fine di raccogliere le risposte e di leggerle. Seppure fossero scritte in una lingia comprensibile e con segni a te noti, alla fine non riusciresti ad avere un quadro omogeneo neanche a morire. E questo indipendentemente dalla religione diciamo cosí ufficiale. Ha voglia Michelangelo di dipingere Dio con la barba e la faccia da nonno muscoloso, ognuno o ogni clan o gruppo Dio lo vede alla sua maniera. Immagina poi che significa riuscire ad avere un quadro Dio-percettivo basato su segni e lessici di cui non abbiamo che barlumi: troppo presto, da me non avrai nessuna risposta!se non una:non riesco a percepire un Dio come maschio o femmina (non avrebbe senso, soprattutto se si parla di un Dio unico), al massimo come ...bipolarizzato!
Ma il concetto di bisex o bipolaritá c´é anche nelle religioni politeiste; leggevo ieri sera alcuni epiteti divini e nomi teoforici da Ugarit: AdnUm = Il Signore é madre; Il-Anat o Shapash-Mlk: Anat e Shapash sono due divinitá femminili, ma ricevono in queste espressioni titoli maschili: Dio, Re.
La parola 'ab(a) è, a mio modo di vedere, indicativa del doppio antichissimo culto astrale taurino. Aba, parola semitica non certo recente, non significa 'padre' dal punto di vista della scrittura acrofonica in quanto vuol dire semplicemente 'sede (beth) del toro ('aleph). E 'sede del toro' erano tutti e due ovvero il dio unico, MF nello stesso tempo. Lo schema cosiddetto a Tanit (non certo fenicio ma molto più arcaico) forse lo spiega meglio di tanti altri simboli. Sembrerebbe femminile ma non lo è. Il sole M(la testa), le braccia F (il due, la Luna, la Bipenne), il tre (il triangolo toro) mostrano la potenza di entrambi gli astri.
Comunque in periodo neolitico l'iconografia è sempre a vantaggio della Grande Dea madre, nel periodo del bronzo si sposta a vantaggio del Grande Dio padre. In Sardegna però lo sforzo scribale-sacerdotale nuragico, stando ai documenti scritti, è quello di trovare un perfetto equilibrio e di far capire l'androginia della Divinità 'Luce'. Anche nei documenti di Glozel, gli idoli cosiddetti 'bisexuées', nel Lossia 'miceneo', non ancora Apollo, rimane la traccia ideologica dell'ex santuario semitico di Pito, attento, come in Sardegna, a dare specifica natura MF alla divinità.
Queste parole mi hanno fatto venire in mente l´icona che c´é alla Necropoli di Anghelu Ruju, ingresso tomba XXVIII.
@ Atry e Gigi Sanna
certo la "bipolarizzazione" del Dio o la presenza del doppio antichissimo culto spiegherebbe tutto. D'altra parte lo stesso Papa, non ricordo se quello attuale o il precedente, invitava a non immaginare Dio in forma umana come quello rappresentato nella capella Sistina da Michelangelo.
La rappresentazione del divino ha contraddistinto da sempre il comportamento umano: da una parte il tentativo di riprodurlo in forma antropomorfa (le Dee Madri o il simbolo di Tanit che propone Gigi, dall'altra il divieto assuluto di di qualcosa che, per sua natura, non è raffigurabile.
Resta da capire se questo concetto era gia pienamente insito nel Neolitico.
Giuseppe Mura
Sì Giuseppe, il concetto c'è già e basta osservare con attenzione le stupende raffigurazioni anatoliche di Chathal Hüyük per rendersene conto. E' presente soprattutto la Dea ma è presente anche il Dio Maschio. D'altronde nell'immagine stessa di 'bipenne' o di 'bidente' c'è, con tutto il resto della simbologia, il concetto del Dio MF. Un giovane, molto attento alle problematiche sull'interpretazione dei simboli, ha messo da poco su facebook (per fortuna senza rivelare il sito) una sua bellissima scoperta: la raffigurazione di una bipenne, di una scure neolitica con manico e con i 'denti' palesemente asimmetrici. Non credo che la cosa sia accidentale.
Molto interessante è in un'altra raffigurazione la potenza ternaria del dio maschio ( acqua, aria,fuoco) e quella ugualmente ternaria (piante, animali, uomini) della Dea. Forse è questo uno (dico 'uno' perché la polisemia nel neolitico è evidente) dei motivi per cui il 'tre' è il toro. Il TRE, la 'potenza' di dare, ciascuno per la sua parte, la vita del mondo e nel mondo, è il numero magico che paradossalmente è anche uno e due perché li ha già in sé.
Il mistero del Tre 'cosmico', del numero 'sacro' e perfetto, oggi fa venire a noi le vertigini per la enorme carica di 'senso' acquisito nel suo corso storico; ma ritengo che sia partito da una logica ferrea, da un attento ragionamento basato sull'empiria, non da un sentimento e, direi, neppure da un' intuizione. Il libro per immagini di Chathal Hüyük bisogna leggerlo e rileggerlo perché, mentre nasconde la religiosità neolitica anticipa anche, in qualche modo, i modi successivi di 'sentire' la divinità. C'è poi un filo rosso nella storia della 'religio' umana che ci riguarda da vicino, quello che parte da ciò che Aba oggi sta cercando faticosamente di individuare: dai segni, dall'insieme dei segni tramandatici che sono gli stessi o che si sono modificati un po' o molto ma mai arbitrariamente. I segni dei sacerdoti (e sacerdotesse), veri 'filosofi'-astronomi -matematici' (tutti 'presocratici' oscuri di cinque o seimila anni prima!) c'erano molto prima di quanto noi possiamo pensare.
Un chiarimento Gigi, il sito rinvenuto dal giovane con la raffigurazione della particolare bipenne è in Sardegna o altrove?
Giuseppe Mura
Anche io avrei un chiarimento:"Molto interessante è in un'altra raffigurazione la potenza ternaria del dio maschio ( acqua, aria,fuoco) e quella ugualmente ternaria (piante, animali, uomini) della Dea.". A cosa ti riferisci?
E' tardi per la risposta ai due interrogativi (come sai Aba, il Corso tra una cosa e l'altra dura tre ore). Comunque, perchè la troviate domani mattina.
A Giuseppe.
Sì è in Sardegna (la raffigurazione della bipenne) in una Domus neolitica.
Ad Aba (sapevo che ti avrei incuriosito e molto). Vediti la p. 379 di SAGRA e la fig.5. Ti ci vorrà una lente di ingrandimento se già non possiedi il bellissimo motivo delle 'sette caverne'. Il triplice ambito della dea lo vedrai subito, quello maschile nello zig-zag generale dovrai faticare un po' a individuarlo.
Nota che in fondo è la medesima simbologia che compare nel documento BAAL-BAALAT di Madrid che tu mi hai fatto conoscere da non poco tempo. Cioè una simbologia cananaica dell'età del ferro che continua dopo seimila anni quella neolitica anatolica! Per quanto i due territori siano confinanti seimila anni sono sempre seimila anni! Per questo dico che la religio 'neolitica' ha avuto una continuazione sbalorditiva che forse prosegue sino ai nostri giorni. E' stata, come dire, un specie di big bang di religione e di cultura assieme.
Ti riferisci, immagino, a quelle concezioni religiose che hanno portato alla cosiddetta "rivoluzione dei simboli" neolitica.
E' vero, 6000 anni non sono un bazzeccola, e ci vuole una pazienza altrettanto lunga! io mi accontento di snidare reperti che possano rappresentare delle specie di anelli di congiunzione, come i reperti di Conca Illonis che ho mostrato qua.Hai notato i numeri?
Mi è venuta la bizzarra idea che quando Luna e Sole sono così apertamente rappresentati assieme (come in figura 2a,2c,2d)la Luna agisca da determinativo divino (come la tua H, come il segno Dingir in mesopotamia): cioè ci dica, occhio che quello non è solo il sole come corpo celeste ma è una manifestazione del Dio. Del resto la figura solare in 2c e 2d reca sul torace il segno a T. E del resto di quell' enoteista di Marduk si scriveva a Babilonia (VI secolo a.C.): "Sin is your divinity,Anu your sovereignity, Enlil your kingship,Adad is you might, wise Ea is your perception,nabu (the older of the tablet stylus) is your skill. Your leadership in battle is Ninurta, Nergal is you might, you counsel is Nusku (the wise minister), your judgeship is Shamash, who aroses no dispute. Your eminent name is Marduk, sage of the god". Sin ormai lo sappiamo chi era. Ironia della sorte, meno di 100 anni dopo questa preghiera, Nabonidus cercò di far assumere al Dio lunare Sin, il potere assoluto e ciò gli costò tutto. ma ciò non toglie che Sin fosse definito (anche dai più biechi avversari clericali di Nabonidus) l' essenza divina di Marduk.
Ovviamente il clero di Marduk non fu il solo a fare questo gioco di "one-god theism". Sempre in un testo del I millennio si trova questa preghiera a Ninurta, la controparte di Marduk a Lagash:"O Lord, your face is the sun-sog, your hair Aya;your eyes, o Lord, are Enlil and Ninlil, the pupils of your eyes are Gula and Belet-ili, the irises of your eyes are the twins Sin and Shamash, the lashes of your eyes are the rays of the sun.." ecc. Questi inni hanno ovviamente alle spalle migliaia di anni, ma guarda te se non èe vero che quei due segni affiancati in figura 1a non paiono due iridi, come i gemelli Sin e Shamash
@ Atry e Gigi Sanna
ho la netta impressione, se permettete, che il percorso di studi che state seguendo, ovvero quello che, nella simbologia e nella scrittura collega le culture del Neolitico a quelle del Bronzo, sia davvero quello giusto. Infatti i tre articoli postati da Atry chiariscono alcuni elementi, altrimenti incomprensibili, tra le due Età.
Giuseppe Mura
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