venerdì 16 luglio 2010

A proposito di tavolette, chi mi aiuta con questa?


di Aba Losi

Questa tavoletta è esposta al museo di Nuoro, catalogata tra le tabulae defixionis . La trascrizione l'ho trovata in un lavoro di Raimondo Zucca del 1990 (che riporta anche i riferimenti bibliografici). E’ datata al I secolo d.C. O meglio, la guida del museo è un po’ criptica: “La vetrina successiva espone, su un supporto con due lenti d’ingrandimento, due tavolette in piombo, tabulae defixionis, che anticamente venivano infisse nei santuari per richiedere malefici contro qualcuno attraverso l'invocazione agli dei, oppure venivano deposte nelle sepolture usando il defunto come messaggero per la richiesta agli dei inferi. Le rarissime tabelle fanno parte della Collezione Cabras e provengono dalla fonte sacra compresa nel villaggio nuragico di Sa Linnarta che rimase in uso in epoca romana” (N.d.R.: c’è un'altra tavoletta al Museo, anch'essa riportata da Zucca con trascrizione e traduzione).
Non metto in dubbio che siano quello che si dice, ma vorrei che qualcuno mi dicesse cosa c’è scritto su questa, perché i caratteri mi sembrano un po’ strani: tanto è vero che il museo la presenta in un verso (sinistra), mentre l'epigrafista la presenta ruotata di 90° in senso antiorario (destra). Sono curiosa, perché non ne ho mai vista una così.

Zucca, Raimondo (1990) Le Persistenze preromane nei poleonimi e negli antroponimi della Sardinia. In: L'Africa romana: atti del 7. Convegno di studio, 15-17 dicembre 1989, Sassari (Italia). Sassari, Edizioni Gallizzi. V. 2, p. 655-667, 2 c. di tav. (Pubblicazioni del Dipartimento di Storia dell'Università di Sassari, 16).
http://eprints.uniss.it/3238/1/Zucca_R_ContrCongresso_1990_Persistenze.pdf

12 commenti:

ADG ha detto...

Lo dicevano Lombroso e Niceforo,
ora ne abbiamo la prova storica!
L'ignoranza e l'inciviltà dei sardi è congenita, radicata da millenni.
Per chi volesse approfondire
http://eprints.uniss.it/3238/1/Zucca_R_ContrCongresso_1990_Persistenze.pdf
ADG

piero ha detto...

la traslitterazione è un po ardua, certo non sono caratteri latini,(resh,nun,yod,ecc.), forse occorre coinvolgere un semitista

ADG ha detto...

Per il Pittau i caratteri sono latini, ma il "messaggio" è nuragico.
http://www.gianfrancopintore.net/index.php?option=com_content&view=article&id=44%3Ala-scrittura-ai-tempi-dei-nuraghi&catid=3%3Aarcheologia&Itemid=37&limitstart=22

Atropa belladonna ha detto...

devo deluderti caro Piero: Pittau dice che sono certamente caratteri latini:
http://gianfrancopintore.blogspot.com/2008/07/quando-i-nuragici-scrivevano-in-lettere.html

[..]Inoltre sono da citare, come esempi di messaggi nuragici scritti però in alfabeto latino, le due tabellae defixionis di piombo, rinvenute nel villaggio nuragico di Linn’arta di Orosei ed ora sistemate nel Museo Archeologico di Nùoro: le lettere sono sicuramente latine, ma dei vocaboli quasi nessuno si può spiegare col lessico latino, mentre almeno uno, ripetuto tre volte, è sicuramente nuragico, NURGO, il quale corrisponde sorprendentemente al toponimo odierno Nurgòe di Irgoli (villaggio confinante) e al mediev. Nurgoi (CSPS 190) (nota 6).[..]

Nella sua nota (6)spiega: [..](nota 6) Pubblicate la prima volta da R. Caprara in AA. VV., Sardegna centro-orientale – dal neolitico alla fine del mondo antico, Sassari 1978, pagg. 152-154, tavv. 1 e 2. Purtroppo si deve dubitare alla radice sia della lettura sia delle integrazioni proposte dal Caprara, posto che questi è un archeologo medioevale e non un epigrafista latino. Cfr. M. Pittau, La Lingua dei Sardi Nuragici e degli Etruschi, Sassari 1981, pag. 277; A. Mastino e T. Pinna, Negromanzia, divinazione, malefici, ecc., in «Epigrafia romana in Sardegna», Atti del Convegno di S. Antioco del 14 e 15 luglio 2007, pag. 28, figg. 25-26, 27-28[..]

Poché io in latino non sono tanto buona, mi piacerebbe che il prof. Pittau mi spiegasse cosa c´é scritto; l´altra tavola é piú lunga ed articolata, scritta piú "normale" se vogliamo. E sarei davvero contenta di vedere una translitterazione.

piero ha detto...

questa è bella ADG, scrittura latina con messaggio nuragico, come sarebbe? tutto questo da pittau? dovrebbe chiarire qualcosa in merito,
speriamo lo faccia

Giorgio Cannas ha detto...

Provate a capovolgere la tavoletta e noterete subito la prima lettera, yod in cui la parte finale continua formando un mem, poi si una cosidetta tanit, un ,//, zain, un tau, un alef ecc. tutti che richiamano la ormai nota tipologia della scrittura nuragica, decifrati da Gigi Sanna negli ormai innumerevoli documenti di Sardoa Grammata e di questo blog.
Giorgio Cannas

Atropa belladonna ha detto...

Giorgio (ciao!!), andiamo lo sai che non possiamo capovolgerla, é vietato. I capovolgitori ufficiali sono altri, ormai dovresti saperlo.

Giorgio Cannas ha detto...

Belladonna Signora (ciao !!), io mi apettavo altra argomentazione, anche da altri. Ogni reperto ha un senso, come i sigilli di Tzricotu deve avere la giusta posizione
G. Cannas

Mauro Peppino Zedda ha detto...

Ciao Giorgio, bentornato!
chiedo per aiutare la lettura,
potete fare ua altro articolo dove mettete l'epigrafe nel senso che gli ha dato Zucca con affiancato anche il senso che indica Giorgio Cannas?

Marco Pinna ha detto...

mmm........

Davvero interessante (Ma guarda un pò cosa si può trovare ....... nel "già trovato").

Saluti

Atropa belladonna ha detto...

Mauro, topolino da biblioteca, cerca di trovare la versione di Caprara e quella del prof. Pittau. Non solo la traduzione però, anche la traslitterazione. Io sto andando in vacanza, o meglio venendo in vacanza e non posso occuparmente. nel frattempo spero che qualcuno si faccia vivo al proposito. ripeto, sarà senz' altro romana (direbbe Stella) ma è anche abbastanza intrigante da richiedere un approfondimento

elio ha detto...

Scontata la mia ignoranza nel merito della questione, sto cercando di rimediare ma trovo notevoli difficoltà.
A lume di naso, non trovo nessuna difficoltà, invece, a giustificare, in campo religioso o, meglio, della trascendenza, il permanere nei secoli degli strumenti, nel nostro caso la scrittura, antichi o anche antichissimi.
Che cosa indicano le navicelle di bronzo con protrome di fattezze r-i-n-a-s-c-i-m-e-n-t-a-l-i, nel sito nuragico, se non precedente, di "Sa Sedda de Sos Carros"?
Perchè meravigliarci se i Sardi "Romani" scrivevano le loro formule religiose o magiche, se si preferisce, con i caratteri degli antichi padri?
Forse che gli Accadici non utilizzavano il Sumero nella "produzione" del Sacro?