martedì 4 maggio 2010

Scrivere Nuraghe è come scrivere ŠRDN? Forse

di Aba Losi

Facciamo la scritta Nuraghe. Che poi è come scrivere ŠRDN? Forse. Di che abbiamo bisogno per scrivere la parola Nuraghe? In fondo non di molto: alla maniera antica bastano due sardogrammi sillabici oppure due lettere + un sardogramma. Alla moda latina un paio di sillabe, mentre noi moderni siamo più prolissi e vogliamo 7 lettere. Non so se Gigi Sanna mi passerà questo termine audace, ma se esistono i sumerogrammi e gli accadogrammi, propongo l'adozione del termine sardogrammi. I nomi nuovi sono importanti per lo spargimento di nuove idee.
Quello che ci occorre per scrivere nuraghe è una espressione per “Luce” - NR/NL - ed una espressione per “Toro”- ‘AK/’AG. Ecco che abbiamo la Luce del Toro o il Toro della Luce, molto semplice. Con tutte le valenze, parzialmente ridondanti, che hanno queste due entità: Sole/Luna, potere fecondante, forza, guida, corna di luce o di osso, potere generante, rigenerazione, divinità. Strano che anche chi si è ben accorto di quanto la luce astrale - soggetta a cicli giornalieri, mensili ed annuali - sia importante per capire cosa sia un nuraghe, non accetti tale radice luminosa per la parola. La quale, nella più genuina tradizione degli scribi Sardiani, è un mix linguistico tra una radice semitica (NL/NR) e una (‘AK/’AG) che probabilmente semitica non è].
Devo dire che non ho neanche troppi dubbi sul fatto che Nora sia la città della Luce. Ma devo anche dire che voglio ancora discutere della radice ‘AK/’AG, finalmente linearmente scritta nella stele di Pozzomaggiore e nella navicella di Teti. Gigi ci ricorda che: “AK := 'toro' (v.Tzricotu. A1, A3, A4, A5; Anello di Narbolia; Vaso del Nuraghe La Prisgiona di Arzachena). Con buona probabilità dalla radice di AGERE (lat.) e AGEIN (gr.). Gli AGOI sono in Omero i capi, le guide dell'esercito ovvero i tori della mandria”. Sono d’ accordo che abbia questo significato, ma da dove deriva?

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71 commenti:

Pierluigi Montalbano ha detto...

Cara Aba,
continuo a leggervi con interesse e cerco di seguirvi in questi discorsi, ma sono ancora del parere che un popolo concreto e semplice come quello sardo del II Millennio a.C. avrebbe utilizzato un sistema di scrittura privo di rebus, comprensibile dalle comunità che risiedevano nell'isola e fruibile anche da chi, entrando in contatto con i sardi, doveva contabilizzare o mantenere memoria delle vicende economiche importanti (tributi, conteggio delle riserve alimentari, proprietà terriere, equivalenze ponderali...). Tuttavia, se la scrittura fosse stata prerogativa dell'apparato religioso si sarebbe potuto scegliere di tenerla difficile così da giustificare una classe di scribi, come avveniva in oriente. Purtroppo non riesco a convincermi che in un'isola, pur se la Sardegna era un piccolo continente, si utilizzasse un sistema di scrittura indipendente dall'esterno.
Continuerò a leggervi con simpatia e interesse, ma credo che finché si continuerà a pensare e proporre un sistema così complesso si incontreranno grosse difficoltà a farlo accettare.
Tieni comunque conto che ogni mia analisi in questo argomento è totalmente priva di conoscenze specifiche, si tratta di semplici osservazioni da profano.

Aba Losi ha detto...

Caro Pier. sul fatto che i nuragici fossero semplici ..beh non ci credo neanche un pò. basti pensare al posto che hanno preso, pienamente meritato e credo non sia affatto finita, nell' archeoastronomia. Sul concreto, credo che nessun essere umano lo sia-solo concreto intendo.
Quanto al resto, non credo davvero che quella scrittura per NR' AK sia complicata: complicato è stato decifrarla (e non da parte mia), ma ti basta una espressione per luce e una per toro. Tanto più capibile quanto più reiterata 10, 100, 1000, 10000 volte con la costruzione del nuraghe. Che non necessariamente doveva essere letto, ma receptio come luce del toro. E questo mica è difficile.

Quanto al resto che ho scritto è , ovviamente, un forse enorme, ma voglio sottolineare che non ho certo scritto che nuragici=shardana; non potrei dirlo anche perchè non lo so. Ammesso che la mia folle idea abbia un qualche fondamento sarebbe solo una identità o similarità di concetto scritto (NR' AK = ShRDN), non necessariamente di genti.

Pierluigi Montalbano ha detto...

La semplicità è l'apice della complessità, l'istante in cui ascolti un luminare che con parole alla portata di tutti spiega i concetti più difficili. E' quando vedi un tennista che gioca con fluidità bastonando qualunque avversario, quando ammiri un gabbiano che sfreccia a 200 km/h e si ferma semplicemente orientando le ali quel tanto che basta per poggiare delicatamente le zampe sul suolo.
La scrittura (e la lingua) sono espressioni umane e pensarle "semplici" significa vederle elaborate da uomini di alto intelletto.
Siamo noi, con le nostre barriere mentali, le nostre complessità inestricabili, i nostri avulsi comportamenti i veri...arretrati.
Ecco cosa intendevo con semplici e concreti. Sulla parola nuraghe espressa con "luce" e "toro" mi piacerebbe fosse proprio così. Il sole e la Terra sono simbolicamente esprimibili con la luce e il toro, pertanto nulla di più appropriato potrebbe simbolicamente essere attribuito al nuraghe: sintesi di sole e terra indissolubilmente legati.

Topogigi Sanna ha detto...

Complimenti cara Aba, si vede che sei una mia fedele allieva

zuannefrantziscu ha detto...

Apprezza almeno il fatto, Aba, che le amebe, i topogigi e similia devono procurarsi un account di Google per depositare le loro bagattelle e che Google mi passa un tanto per ogni account procurato.
PS - Poi facciamo a mezzo, s'intende.

Aba Losi ha detto...

Lo so è grottesco, ma Topogigi mi ha fatto venire le lacrime agli occhi dal ridere. Era dal tempo della MRD di pozzomaggiore che non mi succedeva su queste pagine.

elio ha detto...

Mia Aba, mia Beatrice
pur con una sola bi
sei mia acqua sorgiva
a cui come cervo
anelo dissetarmi:
perchè si attardavano col
Toro
i costruttori delle torri di
Luce?
Solo perchè la falce di
Luna
le richiama?
Questo però è l'inizio
e tu della fine
vuoi saper cos'io ne pensi.
Sempre m'intrigò la
fine
e l'illanguidirsi del
ricordo
che nel deserto trascolora,
lieto solo
del canto delle Pimplee.
Tutto, tu mi insegni,
nell'Universo ha fine
perchè principio ha avuto.
Il Tempo
ogni cosa travolge.
Di Età in Età
il distillato della Clessidra
illude il permanere della memoria,
sua traccia lasciando.
Al Dunque tutto scompare.
Dal Big Bang al Big Crunch.
Poi tutto ricomincia?

A Gigi Sanna devo chieder venia
per avere il nome
del suo'pard' Atzori
a lui attribuito.
Freudiano lapsus
per averli sempre
innanzi agli occhi in coppia.

A Pierluigi che razionalità
non sveste:
rebus per noi
non per chi aveva
delle Cose conoscenza.

Topogigi Sanna ha detto...

Pintore, stai perdendo lo smalto. Non riesci neppure a dire una balla con un minimo di credibilità (non che in passato fossi meglio, ma a questi livelli...).
Gli accounts google non c'entrano un fico col tuo blog. Poi non hai pubblicità, dunque: no martini, no quattrini. Studia qualcosa di meglio, ad esempio che mi denunci al commissario Basettoni per aver postato una faccia che ti somiglia troppo, è una delle tue balle ricorrenti.
Però, se hai bisogno e mi dai un numero di conto, ti mando volentieri venti centesimi, in fondo il tuo blog è divertentissimo, meglio dell'isola dei famosi.

Topogigi

Gigi Sanna ha detto...

Alcune domande per Montalbano:

1)Cosa sai di questa concretezza e di questa semplicità? Spiegacelo per benino. Ti sembra che un popolo che ha costruito monumenti unici per simbolologie ed arte monumentale sia 'concreto' e 'semplice'? Ma che vai dicendo?
La costruzione straordinaria di Gremanu è cosa da sempliciotti? Le navicelle sono cose da sempliciotti? I pozzi sacri sono cose da sempliciotti? E tutto, ma proprio tutto il resto? Ma che vai dicendo? Possibile che tu abbia una concezione così 'banale' della società nuragica?
2) Hai mai esaminato almeno uno, dico uno, dei sessanta e più documenti? Cosa mai ti ha detto o ti dice? Se non riesci a seguirlo e non 'segui' tutti gli altri solo perchè non sei in grado di stare dietro alla loro complessità, data in particolare della scrittura acrofonica e a'rebus' ( in auge nella mezzaluna fertile, soprattutto nell'età del bronzo), ti prego amichevolmente solo di una cosa: di tacere. Non dare pareri. Non darli proprio. I pareri si danno davvero con umiltà quando si conoscono almeno un po' le cose. Altrimenti contano niente; anzi ingenerano - te lo devo dire con franchezza - anche un senso inevitabile di fastidio. Se hai notato, nonostante il baccano, io non ho messo becco riguardo alle spade di S.Iroxi (e credimi avrei potuto ben dire la mia) nè mi sono pronunziato riguardo a molte delle cose che hai affermato su questo o su quello. E indovina perchè?
3) Credi davvero che la scrittura e il suo impiego, qualsiasi scrittura, sia un fatto così semplice come credi? Hai mai sentito parlare dei documenti scritti del Negev? Della società che produsse quel particolare tipo di scrittura? E della scrittura geroglifica? E delle scritture antichissime per la Dea madre rinvenute nei Balcani? Il sottoscritto non ha forse parlato, dal momento che la metti in ballo, proprio di una scuola scribale nuragica di 'ispirazione' orientale? Non ha parlato persino delle 'norme' di questa scuola? Ci credi o non ci credi? Perchè non ne parli entrando nel merito? Cos'è il DECUS,il SYMBOLUM e il SONUS.
4) Cos'è che ti permette di dire che un 'sistema' di scrittura è indipendente o non lo è? Non è forse la sua conoscenza? Se non ne conosci la consistenza forse perchè non la vuoi conoscere ( forse non sei uno di quelli che maggiormente leggono gli articoli di questo Blog?) e ignori praticamente il contenuto dei documenti come fai a orientarti sulla dipendenza o non dipenenza? Io ci ho messo la bellezza di 15 anni per capirci qualcosa e per tentare di spiegarlo.
5) E cos'è ancora che ti permette di parlare di sistema troppo 'complesso'? Che ne sai? Non è nè troppo nè poco complesso. E' un sistema e basta, coltissimo e raffinatissimo, che può sembrare complesso o difficile solo a chi poco fa per studiarlo e per capirlo. Cosa pensi, che i nuragici fossero solo capaci di far di conto, fossero amanti del pallottoliere per la loro economia preindustriale e che non avessero un'anima, un pensiero e un sentimento?

Gigi Sanna ha detto...

Amico caro, vedi quell'interesse di cui parli di renderlo davvero attivo perchè solo così sarai credibile, gentile e simpatico nei tuoi interventi di qualunque natura essi siano. Di accordo o di disaccordo. Sai quante cose ha suggerito Aba Losi con il suo articolo e le immagini poste a corredo? Vuoi che te le elenchi una per una? Quante possibilità di intervento concreto? A quelle devi obiettare, a quelle devi rispondere. Lei si è sforzata di scrivere per quello, solo per quello. Perchè solo così si fa dialettica e scienza. Solo così le persone possono capire senza che nessuno meni il can per l'aia: A+B + C. Si pensa che non sia così? Allora si argomenti e si sostenga che è B+ A+ C, oppure altro.
Quanto alle 'difficoltà' nel farlo accettare ( guarda però che io faccio conferenze senza opposizioni sostanziali e lo insegno con successo ormai da tre anni all'Università) di più questo benedetto sistema 'complesso', comincia anche tu a lavorarci su e bene e a spronare anche altri a impegnarsi sulla documentazione scritta. Cosa che potrai fare se solo ti renderai conto che l'epigrafia fa parlare e raccontare.L'archeologia no. Per questo tu ed altri, senza che lo vogliate, andate a naso e spesso a vanvera: tanto che mi sono permesso di parlare di metodo nei tuoi confronti. Cosa che non faccio mai. Oggi il metodo d'indagine della nuova archeologia ( si voglia questo o non si voglia) non può prescindere dalla conoscenza epigrafica e linguistica dei documenti sardi dell'eà del bronzo e dell'inizio del ferro. Sarebbe come se un egittologo volesse fare il suo mestiere prescindendo dalla conoscenza della scrittura geroglifica o ieratica e della lingua egiziana. Che risultati raggiungerebbe come semplice archeologo? Credi che noi avremmo conosciuto la storia dell'Egitto ( e non solo) senza quella conoscenza? Ritieni che sia una cosa diversa in Sardegna? Pensi che le lettere 'fenicie' indicate da Bernardini nello spillone dicano qualcosa di più dello spillone stesso oppure no? Pretenderai di tener conto dell'oggetto e del materiale e non della scrittura?

Aba Losi ha detto...

Caro Pierluigi
non volermene, ma confesso che è un pò sconfortante scrivere un articolo così-in cui francamente mi aspetterei una discussione puntuale, anche dura- e poi sentirsi dire, grosso modo, le solite cose. (Mi manca Mauro col suo davanzale, ma sono confident-non può tardare). Lo ritengo comunque alla portata di chiunque, se non sono stata chiara nel mio scritto ti prego di dirmelo, ma ho fatto uno sforzo in questo senso.
Sì è proprio come dice Gigi: volevo sapere se è verosimile che A+B = C oppure (e perchè) A+B = D o se A+B è operazione impossibile nell' insieme dei numeri reali..

@Elio
ma che lavoro! è tua o di Norace?

Gigi Sanna ha detto...

O Zua', no mi nde seo acatau de su 'topo'. Como d'apo leziu. Ma seo de accordu cun Aba. Topogigisanna andat bene.Toccau! Calicuna 'orta depimos irriere de gustu po s'ainu chi dd'at pensada bene. Solu chi non tenzo origas a parafangu! Ma non s'est ammentada, ohi ohi, de s'alfabetu NURAGGICU cosa sua. Como totus iscrient TOPPOGIGGISSANNA ca su sorighe est mannu abberu e sas gattas si che fuent in crabetura.

Pierluigi Montalbano ha detto...

Caro Gigi, no ti da pighisi.
E' la prima volta che entro nel merito, solo per accennare qualcosa riguardo la semplicità, che per me è linearità e non "roba da sempliciotti". Hai travisato le mie affermazioni, e mi pareva di essere stato chiarissimo nella spiegazione che ho dato ad Aba.
La scrittura nuragica non la capisco, non voglio interessarmene e mi ha incuriosito solo per quel che ho scritto nel post, ossia che trovo difficile seguire una teoria così complessa e difficile come quella che proponete. Valuto la cultura sarda talmente ad alto livello intellettuale che mi pare riduttivo immaginare che avessero ideato un sistema a rebus. Non devi prendertela se ancora non sono convinto sulle teorie che proponi, non è il mio campo, pertanto il mio giudizio non fa testo.

Per ritornare sulla semplicità ti faccio un esempio pratico su ciò che intendo per semplicità:

il barocco e il roccoccò non mi piacciono, i virtuosismi tecnici dei grandi compositori musicali non mi piacciono, le strategie che presentano schemi articolati non mi piacciono, l'arte gotica non mi piace.

Lo stile essenziale mi piace, i docenti che in tre parole spiegano i concetti più difficili mi piacciono, la linearità delle sculture rinascimentali michelangiolesche (o di Donatello, o Brunelleschi) mi piace, così come i loro giardini, i loro palazzi e le loro idee sulla prospettiva, la splendida silouette delle auto sportive mi piace.

E' una questione di gusti.
Il tuo sistema di scrittura non mi piace, è difficile da capire ed è difficile da raccontare.
Chiudo la parentesi e ti assicuro che non entrerò più nel merito.

Pierluigi Montalbano ha detto...

@ Gigi

scusa intendevo dire il sistema dei nuragici che tu studi...e non "il tuo sistema". Non vorrei che mi rimproverassi anche per questo.

@ Aba
sei stata chiarissima. Ho capito perfettamente ciò che hai esposto, ho difficoltà nel capire il sistema nel suo complesso.

Giorgio Cannas ha detto...

Caro P.L. Montalbano, non per fare polemica, ma solamente capire meglio. Per fare un esempio su quello che puo sembrare semplicità o essenzilità; si pensi alla poesia giapponese AIKU, al giardino ZEN, alla cerimonia del TE o alla scrittura ideografica, mutuata da quella, più antica, cinese, ma adattata alla loro lingua ed al loro modo di concepire la vita : tutto semplicemente essenziale, ma tutto, per noi occidentali, così inconcepibile o se vogliamo maledettamente astruso.
G. Cannas

Aba Losi ha detto...

Caro Pierluigi
quando Stiglitz mi dice “la scrittura è roba solo da città-i nuragici non avevano città-quindi i nuragici non scrivevano”, questo lo definisco pregiudizievole e blocca sul nascere, come tutti i pregiudizi, qualsiasi dialettica sull’ argomento. Inoltre ha un enorme vizio formale perché prende per verità assoluta -la scrittura è roba da città- una mera ipotesi, confortata da dati contrastanti ed interpretati in modo differente da studiosi diversi. Questo non sarebbe neppure tanto grave (sebbene francamente non sia il mio modo di procedere in una indagine, lo trovo tarpante ed anche non corretto scientificamente) se di fronte ai dati uno non si chiedesse “Ma allora la mia ipotesi è davvero giusta?”; oppure se di fronte ai dati uno dicesse “ma guarda, come tutte le regole ha una eccezione”. In altre parole se uno, di fronte ai dati, non avesse l’ umiltà di riconoscere che il calabrone, dopo tutto, vola. Che i disgraziati delle miniere del Sinai, 1600 anni prima di Cristo, avevano ancora voglia di scrivere dopo, prima o durante il lavoro; e di scrivere in una forma rivoluzionaria. Ho espresso più volte la mia opinione contraria al discorso “la scrittura è roba solo da città” , la trovo una ipotesi ridicola, per come è fatto il cervello umano. Ma questo non c’ entra: il fatto è che vi sono i dati, tanti, sulla scrittura pre-fenicia in Sardegna ed anche sulla scrittura non-cittadina in altri luoghi. Il calabrone vola e il terra-terra, il mero aspetto “pratico” della scrittura non regge più. Figuriamoci, non regge neppure oggigiorno, in una ottica spesso brutalmente utilitaristica, pensa te se reggeva in un mondo dove perfino le pietre parlavano di Dio.
E non credo sai che il Toro di cui sopra sia poi tanto terrestre ma che sia soprattutto un Toro celeste. Non lo vedi in Tzricotu, sospeso tra cielo e terra? Lo vedi dove si trova il capo morto?
Non so voi, ma noi da piccoli avevamo una espressione molto poetica per indicare i bambini che ancora non erano nati e i vecchi che morivano: i primi erano ancora “nel mondo della luna” i secondi vi erano tornati. Una luna variamente vista, a seconda delle epoche e dei luoghi, come ventre della dea madre-universo, come Toro “marito vero” della donna; come frutto che si autorigenera; come Toro e contemporaneamente madre utero (Sumer); e, sempre in Sumer, come principe e primo figlio del supremo Enlil e padre del solare Utu/Shamash (il giudice del cielo e della terra). Come la vedevano i nuragici? Non lo so esattamente, ma di certo non erano orbi.
Quanto al complicato, io francamente non lo trovo complicato questo sistema scrittorio, anzi lo trovo estremamente essenziale. Difficile e lontano dalla nostra mentalità, questo sì.

Pierluigi Montalbano ha detto...

Vedi Aba, ciò che scrive Stiglitz a proposito di città e scrittura non credo sia verosimile per due motivi:
1) la scrittura a mio parere c'era perché è troppo evoluta la civiltà sarda dell'epoca per ignorare un sistema di scrittura. Attualmente ritengo che utilizzassero ciò che il tempo proponeva, ossia una serie di parole internazionali per i commerci, un sistema numerico per la contabilità e un vasto gruppo di termini (condiviso fra le varie comunità che popolavano il continente Sardegna) per indicare le pratiche quotidiane, religiose, civili, militari o artigianali.
2) Le città c'erano, ma non come le vediamo oggi. La città sarda penso fosse strutturata a seconda dell'utilizzo, esattamente come i nuraghe. Così potevano esserci infrastrutture portuali lungo le coste che davano vita a una serie di capanne nei dintorni del molo, a un mercato per gli scambi, a un deposito temporaneo per le merci, a una serie di piccole industrie artigianali e una fonte d'acqua, possibilmente affiancata da una struttura per il culto.
Allo stesso modo poteva nascere una città lungo un fiume, in collina, vicina ad una miniera...
Ma il mio concetto di città è diverso da quello di Stiglitz, che vede l'urbanizzazione portata dai Fenici, vede un sistema molto più complesso del mio, pensa a città evolute con strade, condotte idriche e via dicendo. Se pensiamo cha l'intera popolazione sarda dell'epoca poteva essere racchiusa nella Cagliari attuale, ma era invece distribuita in oltre 3000 comunità (non necessariamente ostili fra loro), puoi farti un'idea sul numero di abitanti di ogni singola comunità. Il lavoro dei campi e la pastorizia frammentavano i gruppi e penso che anche nell'epoca fenicia le cose non cambiarono più di tanto. Le città costiere contavano su qualche decina di individui in più, non vi fu un popolamento improvviso che diede luogo alla trasformazione dei villaggi in città.
Il più antico documento "ufficiale" in nostro possesso è la Stele di Nora, e da quello dobbiamo partire per il nostro viaggio a ritroso. Come dice Gigi i dati archeologici vanno miscelati sapientemente con ciò che la logica suggerisce, ma non bisogna saltare i passaggi.
Se la scrittura studiata da Gigi diventa nel giro di qualche secolo quella riportata sulla Stele di Nora, siamo costretti a dettagliare le trasformazioni. Sappiamo che il fenicio subì, come tutte le scritture, un'evoluzione e possiamo capire la cronologia di uno scritto dallo stile scolpito.
Come vedi non ho pregiudizi sulla scrittura, anzi sono proprio certo che i sardi la utilizzassero, ma non sono convinto che la strada intrapresa sia quella giusta. In mancanza di alternative, e visto che l'archeologia ufficiale tace, continuerò a seguire la strada dell'amico Gigi, ma mi terrò in una strada parallela fino a quando qualche dettaglio si intreccerà con ciò che è la mia idea.

Aba Losi ha detto...

Vero, non hai pregiudizi sulla scrittura nuragica, hai un pregiudizio su come debba essere stata e come debba essersi evoluta. Ma ti bacerei per avermi dato una risposta.
Lasciami portare un ultimo esempio: il textese; sai in quanti modi si puó scrivere "ti odio"? io ne so solo alcuni, ma le combinazioni sono tantissime:
I hate you
IHU
IHY
I8Y
I8U
faccina di odio ecc.

"Broken language"? forse sí, ma mica poi tanto.

@Topogigi
visto che mi sembri un roditore in prossimitá del salto evolutivo, me la dai una opinione (ragionata grazie) sulla possibile equivalenza NR´AG/ ShRDN?

elio ha detto...

Purtroppo, cara Aba, è tutta roba mia. Norace non c’entra e sono sicuro che verrà a tirarmi le orecchie. Deve essere stato un attacco di amebalosi che ha interessato le circonvoluzioni cerebrali anziché quelle intestinali. I sintomi li hai visti: mi esprimevo in versi ‘sciolti’, scagareddati diciamo da queste parti, invece che in prosa asciutta e scientificamente adeguata ai nostri temi. Riacquisito il controllo dell’eloquio e della grafia, disconosco nel modo più assoluto il mio precedente commento e vengo a interpellarti, in maniera graficamente corretta, sui fatti concreti che ci uniscono in rete. Concreti? Sì, anche se qualcuno non è d’accordo e strane bestie, di tanto in tanto, vengono fuori da chi sa quali (re)cessi a mordere i calcagni di questo e quello.
Tu dici, nel tuo interessantissimo e ben documentato articolo su alcuni sardogrammi (splendido) di cui Gigi Sanna si è compiaciuto, che la connessione fra il sole e il toro si ha attraverso il crescente lunare. Dico bene? E porti a sostegno, tra le altre notevolissime cose, quanto è detto nel poema di Lugalbanda: “Sin, salutato come luna nuova, Padre Nanna che dà la direzione per Utu che sorge” (A proposito di AGA, AKU e di Sin, ti do un toponimo del mio Comune: Scala de Agus, che poterebbe essere benissimo un cognome senza spostare, a mio modo di vedere, i termini della questione. La località si trova immediatamente sotto una collina, sui 600 metri, che ha come nome Monte Sinmudis. A te e a Gigi Sanna ogni commento.)
A mio modo di vedere il toro c’entra e c’entrano le sue corna ma si tratta del Toro costellazione di cui il crescente lunare è una epifania. Tanto per dirne un’altra: nelle Domus de Janas, i Sardi ( chi sa se li possiamo chiamare così; Mauro Peppino e Pittau avranno da ridire) rappresentavano dipinte o in rilievo, le corna del Toro e non il crescente lunare. Mi dirai, questo succedeva 2000 anni prima e io posso aggiungere, per l’amore che ho per te, che in quei mondi i fenomeni celesti forse si confondevano, nel senso che tutto si teneva in un disegno per noi inconcepibile e forse una cosa diventava l’altra. Sparito il Toro dallo scenario del sorgere di Utu all’equinozio di primavera, qualche cosa doveva prendere il suo posto per tiragli la volata nel giorno in cui il dì è uguale alla notte. Qualche cosa che già lo faceva durante l’Era del Toro e con lui poteva confondersi e sostituirlo.
Ai miei nipotini che da Pisa son venuti a trovarci l’altro giorno, non potevo dire che il cane che conoscevano e ritrovavano ogni volta, era morto, che Nicu era scomparso e Teo aveva preso il suo posto. Potevo solo dire che il loro cane era andato a giocare con altri suoi simili ma sarebbe un giorno ritornato. Il mondo di allora era magico e spirituale, per molti versi come quello dei bambini. È finito, sostituito dal nostro, freddo e razionale in cui la Dea Ragione recide tutto quello che le sembra inutile e ridondante.
Dopo che ho durato tutta questa fatica a mettere in prosa queste quattro scombinate idee sul principio e sulla fine, mi viene un dubbio. Che non sia meglio avere, di tanto un tanto , un attacco di amebalosi? Almeno si viene perdonati in quanto diversamente abili.
Tu, Aba, se lo ritieni, tieni per buoni almeno i primi cinque di quei versi ‘ sciolti’. A presto.

Aba Losi ha detto...

Caro Elio
ti ringrazio tantissimo di aver tirato fuori l´argomento del Toro costellazione di cui la crescente é Epifania. Ed a riferirti a tempi non sospetti, cioé a prima della galeotta era dell´Ariete che ci ha fatto conoscere. Sono molto d´accordo direi; nel mio calendario del 2010 (mi faccio pubblicitá come peppino, ma il mio lo trovi gratis sulla mia homepage), mese di maggio "I babilonesi chiamavano le Pleiadi, un gruppo di stelle sopra la groppa del Toro, MUL.MUL = la stella delle stelle. Esse furono e sono un punto di riferimento per diverse culture, in quanto sorgono in prossimità dell’ equinozio di primavera. Prima che la precessione degli equinozi spostasse l’ equinozio nella costellazione dell’ Ariete, il sorgere delle Pleiadi marcava il primo mese di Nisannu ed era quindi automaticamente associato al primo novilunio. Per tutto il periodo sumerico, quindi, il Gran Toro Celeste rimase uno dei personaggi più potenti del cielo. Durante la sua “carriera” crebbe da “vitello dorato” fino a divenire un toro furioso ed essere letteralmente spodestato dall’ Ariete come mese iniziale dell’ anno. Gli capitò anche di essere ucciso da vari eroi, il più famoso dei quali è Gilgamesh. Nello stesso periodo in cui il primo mese passa sotto la giurisdizione dell’ Ariete, gli attributi solari degli dei più potenti iniziano a divenire preminenti su quelli lunari. Non a caso ancora oggi il Sole viene esaltato in Ariete e la Luna in Toro. Ma il gran Toro non venne certo dimenticato, se è vero che perfino gli israeliti, sulla via verso la terra promessa, costruirono un vitello d’ oro e lo chiamarono Dio" (adattato dal libro di Gavin White)

Piú che un attacco di amebalosi mi pareva una novella versione del Cantico dei Cantici

Aba Losi ha detto...

P.S. Elio
in che senso Scala de Agus sotto il Monte Sinmudis? ho letto bene?

Gigi Sanna ha detto...

Cari Aba e Elio ( caspita, in coppia formate il dio nuragico androgino!) mi diverte molto questo vostro modo di divertirvi(sogni, Norax, poesie) pur mantenendo la cosiddetta 'serietà'. Piero Zenoni l' estate scorsa mi ha collocato lo 'stellarium' nel computer; un programma splendido per chi lo sa usare come si deve. Dietro le vostre aperte 'provocazioni' ho cercato di capirci qualcosa sul toro e sull'ariete, anche perchè il programma consente di andare indietro nel tempo e di vederli raffigurati (per linee) questi animali così importanti per la 'religio' nuragica ( e non solo). Ma io non ci ho capito granchè.Ma non reagisco come Pierluigi che pur di mandarmi a quel paese mica argomenta: parla come un democristiano di una volta di 'parallele' e, se ho ben capito, di 'convergenze' sempre parallele. Che tipo! Comunque, io non ci capisco un TUBBO (v. neo ortograFFia): ma cerco ugualmente di capire e di imparare un tantino. A bellu a bellu.

Due rilievi.

Per Elio. Mi sembra di ricordare ( ma forse sbaglio) che nella domus della Grotta dell'Elefante i due tori contrapposti (simbolo per me della bipenne) hanno le corna disposte in modo da formare un crescente lunare ( e, direi, anche la 'barca' del viaggio nel mondo sotterraneo).

Per Aba. Elio mi ha ricordato della tua proposta di chiamare 'sardogrammi' certi segni di cui però ancora non mi sono... 'compiaciuto' . Figurati quale dovrebbe essere la mia risposta! la risposta di chi per tutti i segni sardi ha proposto, sulla scia del Dunand, SARDOA GRAMMATA.
'Sardoa' (sardi) che poi in fondo è più giusto che 'nuragici' perchè i segni sarebbero dei 'Shardan', un nome antichissimo , non dei 'nuragici' che è appellativo moderno. Per questo alcuni lo rifiutano. Ma c'è un ma, un grosso MA di tutta una cospicua documentazione, che sembra impedire che li chiamiamo, e a buon diritto, 'sardogrammi'. Sono oscuro? E voi con il toro e con l'ariete celesti? Dispetto per dispetto. Permettete che ci lavori ancora un po' sopra e vi renderete conto (forse) quanto sia difficile agglutinare al 'gramma' la voce 'sardo'. Convenirete, credo, sulla difficoltà.

Pierluigi Montalbano ha detto...

@ Aba

hai scritto:
Lasciami portare un ultimo esempio: il textese; sai in quanti modi si puó scrivere "ti odio"? le combinazioni sono tantissime:
I hate you
IHU
IHY
I8Y
I8U
faccina di odio

Ti ho seguito nel ragionamento e l'ho "magicamente" capito. Ma c'è un fatto: mi hai anticipato il codice di lettura. Troppo facile. Il mio cruccio è rappresentato dal non possedere codici di lettura. Dovrei esser preso per mano da un epigrafista che abbia ottime doti di comunicazione e fidarmi ciecamente, lasciandomi condurre verso ciò che vuole farmi intendere.
Devo saltare questo ostacolo.

Aba Losi ha detto...

@Pierluigi
no caro, dovresti solo far parte della "cricca" che ha inventato e propagato tale modo di scrivere. Dovresti essere "in(iziato)" e ti sembra impossibile da capire perchè sei "out". Intendiamoci, col textese sono out pure io, ma mi affascina; c'è dentro l' acrofonia, il mix linguistico, la metonimia, il rebus, la logografia e, soprattutto, "si evolve" molto velocemente.

@Gigi
non è giusto fare il misterioso.

Mauro peppino ha detto...

Cari Efisio (Elio ) e Aba, vi faccio notare che il toro in pietra collocato sopra la necropoli di Sant'andrea Priu a Bonorva è orientato con verso il punto in cui la costellazione del toro tramontava nel 3200 a.C.


PS per Aba, una delle vie di accesso al monte Simmudis di Isili è un luogo chiamato Sa Scala de Agus.


per Efisio: penso che definire come sardi gli abitanti dell'Isolanei tempi precedenti il XIII a.C. sia pertinente quanto definire come francesi gli abitanti della francia dei tempi precedenti il II sec. d.C.

Mauro peppino ha detto...

Cara o caro Topogigi, l'immagine che lei ha scelto per indicare la sua persona è colma di riscontri psicologici, le consiglierei di andare da un buon psicologo.
Vede io ritengo che non tutto quello che Gigi Sanna propone sia Oro colato, e che le sue proposte vadano settacciate da studiosi del suo settore, però è fuor di dubbio che Gigi Sanna e Gianni Atzori (bellissimo il lapsus di Efisio Gianni Sanna) abbiano sollevato un argomento che si sta rivelando esatto , coerente e vincente! Vi sono tutti gli elementi per poter asserire che le popolazioni nuragiche a partire dal Bronzo finale hanno adottato dei codici scrittori allogeni provenienti dal levante mediterraneo.

Questo a prescindere dal fatto che su Tzircottu , Loccis Santus e altre abbiano esagerato.

Gigi Sanna è un homine divino (dunque come tutti noi soggetto ad errore) ma non è infallibile come dio (dubito che anche lui lo sia , considerando la presenza di certi topogigi)

Aba Losi ha detto...

@Pierluigi
rileggendolo, mi rendo conto che il mio ultimo commento è ambiguo: per cricca da cui sei out (e anche io) intendevo il textese: volevo dire che non ci saresti arrivato a capire quei codici che ti ho scritto perchè non appartieni agli "iniziati". Altrimenti, dall' interno della cricca, sarebbe facile. la stessa cosa per la scrittura sardo-antica: è il nostro essere out che ce la rende difficile. per crackarla Gigi ci ha impiegato 15 anni e ancora gli arrivano le sorprese.
Adesso, per esempio, non vuole agglutinare sardo con gramma, un motivo ci sarà: sicuramente non approssima, è uno dei motivi per cui mi piace come lavora.
Scommetto anche che ci dirà perchè nuragico è nome più giovane di Shardan. Secondo me perchè la parola semitica DN per luce è più giovane del "da anu" accadico e la radice Shar/shuru è più vecchia della NR semitica.

@Peppins
Simmudis o Sinmudis?
Invece per me Efisio ha ragione, molto ragione. Ma ancora non te lo so formalizzare: ha qualcosa a che vedere con quello che ha detto Gigi (vd. sopra) e anche con quello che dice Leo.

Aba Losi ha detto...

volevo, naturalmente dire DN per giudice.

Mauro peppino ha detto...

Per i lettori meno assidui di questo blog, ritengo doveroso specificare che le proposte del caro Leo Melis appartengono invece alla archeologia fantascientifica e che i suoi scritti goliardici fanno sganasciare dalle risate chiunque conosca la sequenza stratigrafica della cultura materiale della sardegna preistorica!

Aba Losi ha detto...

Mauro ti prego, fammi un favore personale: vai a proclamare i tuoi slogan altrove, non iniziare una guerra qua dentro. Si sta discutendo in modo interessante e ormai lo abbiamo capito il tuo pensiero-su-Leo. Anche i lettori meno assidui, penso lo abbia capito l' universo tutto.

Grazie per il Toro di Bonorva.

Quanto a Tzricotu e Locci santus, cosa vuol dire esagerare? non si può esagerare: è un sì o un no, è scrittura oppure no.

Mauro peppino ha detto...

Per me nei casi di Tzircottu e Loccis Santus non si tratta di scrittura, ma è doveroso specificare che è il parere di un non esperto, dunque un parere che non conta un piffero! Un non esperto che, che se ne sta alla finestra, che ogni tanto esterna pareri non autorevoli (in campo paleoepigrafico) e che aspetta che gli esperti della materia si esprimano punto punto per punto sulle vostre proposte!

Pierluigi Montalbano ha detto...

In questo sono vicino a Mauro. Con tutta la buona volontà è proprio difficile essere "in". Ma non demordo.

Aba Losi ha detto...

@Gigi
sí certo, i Tori della grotta dell´elefante hanno le corna a crescente, non "interrotti" nel mezzo. Il Toro celeste era in mesopotamia il posto segreto della luna (gli astrologi di oggi chiamano questi "posti segreti" le esaltazioni). Che la crescente sia legata al toro é chiaro, ma non si capisce bene come: Elio dice che ne é l´Epifania. Lo splendore dell´arpa di UR che rappresenta Sin, con un bel corno asimmetrico come piace a te (2100 a.C. uno degli oggetti piú belli mai prodotti http://www.slam.org/images/exhibitions/ur/mainlogo.gif) lo conferma. Ma non ci dice molto: tutti gli dei mesopotamici sono stati chiamati, di volta in volta, Tori. Anche Utu/Shamash. Per dire la veritá peró non so quali di loro siano stati effettivamente rappresentati come Tori, come appunto Sin nell´arpa. Sono in stallo su questo topic.

ADG ha detto...

@Montalbano
Montalbano, ragionando, si fa per dire, come usi tu, se ammazzano qua a Vigàta un turista di Bergamo, tu che mi dici? Che c'è un morto a Bergamo?
Semplice, no!
ADG


@Zedda
non se la prenda così!
passerà orsù.
ADG

Aba Losi ha detto...

@ADG
6 fortunato che adoro quel telefilm..soprattutto Catarella

Gigi Sanna ha detto...

Caro Pierluigi, con me non funziona. Forze non mi conosci bene. Se fai il democristiano meno ancora. Se addirittura parli tanto per parlare ognuno per la sua strada. Perchè non c'è gente più sorda ecc.ecc.

Tu dici:

"Con tutta la buona volontà è proprio difficile essere "in". Ma non demordo"".

Bene. Esprimimi allora 'tutta' questa tua buona volontà con la barchetta fittile nuragica di Teti. L'ho messa in relazione ai documenti di Tzricotu per un motivo importantissimo che evidentemente è sfuggito a certuni. Tu dedichi ore e ore a cercare di comprendere tutta la storia antica dell'uomo. Dedica un'oretta per dire la tua su quei segni. Se dici sì, passa alla tabella che ho postato. Se accetterai quella tabella in relazione all'alfabeto protocananaico potrai anche 'leggere' cosa c'è scritto. E noterai che la barchetta non riporta proprio niente del codice -economico mercantile che sarebbe per te alla base della scrittura nuragica. Fa vedere invece che la barchetta è un chiarissimo oggetto cultuale che riporta una formula in lingua semitica. Se invece dovesse riportare il nome del mercante Montalbano o del passeggero Sanna o il nome del proprietario della lucerna'barchetta' fammelo sapere perchè saresti lo scopritore perlomeno della scrittura economicistica nuragica. E dato che ci sei e che hai composto tu l'articolo, passa alla seconda barchetta nuragica di bronzo dell'Antiquarium arborense e pronunciati sul dato:c'è scritto, come dice qualche archeologo epigrafista, Sestus Nipius, o c'è scritto NR NACHAS come ho cercato di dimostare io? Anche qui dedica un'oretta all'argomentazione dell'uno e dell'altro. E poi dimmi. Abbi coraggio perchè bisogna pure afferrare, agguantare, MORDERE insomma per non ...DEMORDERE. Non farmi però la biscia democristiana chè tu non ne hai bisogno del poilitichese archeologico. Oppure si? In tal caso fammelo sapere per posta privata.

Aba Losi ha detto...

Siccome più sopra stavo evidentemente sragionando, mi correggo "Scommetto anche che ci dirà perchè nuragico è nome più giovane di Shardan. Secondo me perchè la parola semitica NR per luce è più giovane del "da anu" accadico e la radice Shar/shuru è più vecchia di 'AK/'AG (sumerica?indoeuropea?accadica?)"

Secondo me Gigi, la faccenda della Zayin di Teti, Tzricotu, Zuras ecc. non ha fatto l' impressione che doveva. Forse dovresti scrivere un trafiletto dedicato ad essa.

ADG ha detto...

@ Aba

cara Aba, cosciente scientemente
d' abbassare l'alto livello del presente post,ti chiedo:
"vuoi essere la mia Livia Burlando..........e lascia stare Montalbano ch'iddu ti tradisce sempre con la prima fimmina che incontra. Traditore je".
ADG

Aba Losi ha detto...

ADG
Ti ho detto che ho un debole per Catarè, con Salvo ci andrei solo a cena insieme perchè mi pare un buongustaio e perchè ha la casa sulla spiaggia.

Già che sei qua: cosa pensi della omologia di significato NR'AK - ShRDN? possibile che a parte Elio nessuno mi dia una opinione? mi sembra di essere sulla Giostra

Pierluigi Montalbano ha detto...

Gigi...non trovo più l'articolo. Volevo dedicare qualche oretta ma proprio non mi ricordo dove era postato. Puoi aiutarmi? ...o Aba?

Aba Losi ha detto...

digita "Buon Natale da Teti" su google e lo trovi subito, 17 dicembre 2009

shardanaleo ha detto...

Aba scrive: ""Per dire la veritá peró non so quali di loro siano stati effettivamente rappresentati come Tori, come appunto Sin nell´arpa. Sono in stallo su questo topic""

Ti scordi del più importante: ENKI!
Enki è quasi sempre rappresentato come il toro dalla testa d'uomo. Vi è una splendida raffigurazione in bassorilievo in mesopotamia IDENTICA a un bornzo sardo di un ANDROCEFALO. La mia amica archeologa Mitova Dimitrina mi ha spedito il suo libro in Bulgaro e italiano con questo particolare TAUROMIN (il contrario del minotauro greco). Ella lo identifica con ENKI.
la rappresentazione di ENKI in forma di toro o con le sole gambe di toro, portò in errore i cristiani grecizzati, i quali volendo DEMONIZZARE gli Dei pagani, identificarono il DIAVOLO con la figura di ENKI. Ma la presero dal Dio greco PAN. Che comunque era copiato (male) da Enki.
GILGAMESH: anche lui era spesso raffigurato con le gambe di TORO.
leo

Aba Losi ha detto...

Eh sì, c' hai ragione. Sebbene di lui venga più spesso detto "figlio di un Toro selvaggio" o che è "come un Toro"; ti ricordi in Enki and the world's order? "He stood up proudly like a rampant bull. He lifted the penis, ejaculated, Filled the Tigris with sparkling water" che è una scena un pò forte ma rende bene l' idea. E sebbene a lui fossero associate per lo più altre“bestie”, come ben sai, il pesce-capricorno e la tartaruga. Ma Ea è, praticamente …tutto, sulla Terra.

Pierluigi Montalbano ha detto...

@ Aba

Ho visto l'immagine ma non riesco a distinguere le lettere, esiste una rappresentazione disegnata delle lettere? Giusto per iniziare. Non entro, ovviamente, nel merito di cosa sia il reperto, che cronologia abbia, quando sono state fatte le scritte...
Cercherò di fare una analisi di ciò che vedo.

Gigi Sanna ha detto...

cara Aba, vediti il tuo articolo precedente. L'iscrizione della coppa di kefar veradim riporta alla fine BN ShM'a. Leonardo alla p.147 del suo nuovo libro parla di un comandante della tribù di Dan che si chiama SHEMA che è poi un cognome frequente in Sardegna. E' possibile che sia solo un caso? Non sarà il caso di approfondire un po'?

Mi sono dimenticato di dirti che il passo egiziano sul 'vivificante' è purtroppo senza fonte. Ho cercato di saperne di più ma invano. Quanto al'ak(ag) che io giudico indoeuropeo (se non mi sbaglio è una delle più antiche radici verbali della lingua per M.Alinei)contavo sull'aiuto di Batsumaru. Devo dire che ancora ci conto. Perchè la 'favoletta' del suffisso non mi pare che regga. Ma qui so di toccare per i linguisti nostrani un tasto delicatissimo. Comunque mi chiedo: possibile che non prestino attenzione al dato oggettivo di Teti e a quello di Pozzomaggiore? Non dico a quello di Tzricotu! Troppo complicato perchè 'a rebus'.
Sì lo (gli) 'zayn' di Teti merita un articolo con tanto di tabelle. Forse allora...ma non ci spero molto.

Aba Losi ha detto...

Caro Gigi
Come ti ho scritto ieri sera sono un po’ sconfortata dal clima che si è creato. Come ho detto sopra, bacerei Pierluigi per avermi almeno risposto, seppure in parte. Il resto è silenzio, se si esclude una risposta del gentilissimo Elio-ma non su basi epigrafiche o linguistiche.
Che dire? Superando con qualche fatica l’ impressione di essere considerata una citrulla da compatire (immagino che anche tu avrai a volte questa impressione) la mia mente ritorna ad una cosa per la quale ancora non ho avuto nessuna risposta, eppure era evidente come il sole: le simmetrie della stele di Nora.
Dedalonur nel dicembre del 2009 provo ad introdurre tale tema nel forum gente di Sardegna,ponendo anche egli una domanda ben precisa (Dedalo ti cito, permettimelo):
[..]questa simmetria è cosa nota alla comunità scientifica? se sì, è considerata:
1) una mera coincidenza,
2) un fotoritocco pseudo hyksos
3) il Sanna ha spostato proditoriamente i caratteri della stele per parlare ancora una volta di simmetrie mentre tutti eran distratti al convegno IIpp
4) la quarta mi sfugge...ma ci dev'essere...[..]

A quanto ne so ricevette una sola risposta, da un tale norax che evidentemente non conosce molto il calcolo delle probabilità:
“@Dedalonur: !) Mera coincidenza”

Al che Dedalo re-rispose, molto giustamente:
“mera coincidenza anche quando, la "mera coincidenza" produce due termini di significato identico?”
Poi a quanto ne so la discussione fini lì.

Un altro, notevolmente razionale, a nome Alfonso ha detto :
“Così come le simmetrie della Stele di Nora; intanto, caro Dedalo, dai per scontato che lo siano, basandoti sul fatto che lo attesti Sanna sulla base della sua interpretazione della Stele di Nora, che non andrebbe letta secondo le modalità di tutte le altre migliaia di iscrizioni fenicie nel mondo. Le simmetrie appaiono tali perché basate sul sistema di Tzricottu. Se sono vere simmetrie saranno ovviamente gli epigrafisti a stabilirlo; ma se il sistema è quello di Tzricottu allora, permettimi, non è credibile.” cioè le simmetrie molto probabilmente non ci sono, perché basate sul sitema di tzricotu. Concludo, nella mia ignoranza abissale, che le lettere sui lati della stele che formano i due SLM sono..decorazioni. Invece di fare fiori o anatrine hanno decorato con lettere.
Mi auguro che chi ha scritto ciò non sia un archeologo, nonostante una fastidiosa omonimia, perché come fa uno, da archeologo, a dire una cavolata del genere? Sì Alfonso uso delle parole un po’ forti oggi, mi gira così: quella che hai detto è una emerita cavolata, una vergogna senza confini. Una cosa che c’è però non c’è perché è simile ad un’ altra cosa che non c’è. E questo signori è il “METODO SCIENTIFICO”. Sono schifata, cari Gigi e Gianfranco. Da scienziata, e leggendo queste parole di Alfonso non mi vergogno certo di affermarlo con forza: mi si rivolta lo stomaco.

shardanaleo ha detto...

A proprosito del comandante SHEMA citato da Gigi, un cognome molto frequente in sardinia, altri reperti sono stati scoperti presso la città che lui abitava all'interno delle tribù del Nord palestina (Dan). Fra questi
- UNA STELE con scritta definita frettolosamente fenicia, ma risultante ANTICO EBRAICO (delle tribu del Nord: DAN). Molto simile alla scrittura della STELE DI NORA.
- UNA STATUA raffigurante un guerriero SHARDANA.

ricordiamo che SHEMA era il comandante la GUARDIA DEL CORPO (e ti apreva) del RE ASSIRO SARGON II.

Aba Losi ha detto...

Aveva un qualche titolo che tu sappia? una cosa tipo Tartan o Tartennu?

shardanaleo ha detto...

X ABA:Io ho condotto la ricerca da "QUESTA PARTE" quella della tribu di DAN... ma come tu sai gli amici assiri documentavano tutto... anche il mazzo di prezzemolo per il pranzo di SENNACHERIB... credo quindi si possa rintracciare (da parte assira) il nome che davano al COMANDANTE DELLA GUARDIA DEL CORPO del RE. Che nello specifico di SHEMA era composta di 500 CARRI DA GUERRA.

Aba Losi ha detto...

Te lo chiedo perchè tartan, citato un paio di volte nella bibbia (2RE, Isaiah; in connessione alle invasioni della Palestina di Sennacherib e Sargon II rispettivamente) era il commander-in-chief dei re assiri. Tartan è ebraico per l' accadico tartennu a sua volta preso in prestito dall' urrita dove indicava il fratello maggiore del re: cioè il secondo nella linea di successione e anche capo delle truppe. E' ben documentato un certo Tur-senni (senni = fratello in urrita, in accadico tartennu)
Nel mondo assiro divenne commander-in-chief, perdendo la connotazione di fratello del re e secondo in linea di successione, ma rimandendo il personaggio più importante dopo il re stesso.
Sono anche convinta che questo nome tartan o tartennu sia molto vicino alla Tertenia di Pittau, ma questa è un' altra storia. Ovviamente può sfuggire l' assonanza con ThRTN? no di certo e si veda per questo il saggio di Ribichini e Xella.

Aba Losi ha detto...

Esagero guarda, oggi sono così :
per me Tur-senni dice , chiaramente, il "principe fratello" o "il fratello del re", perchè l' urrita Tur corrisponde all' accadico Shar e i Tirseni, beh insomma hai capito come la penso. del resto il lucumone Porsenna ce lo ricordiamo tutti, ma la sua controparte Urrita, Puhi-senni, chi la conosce?

Pierluigi Montalbano ha detto...

Cari Aba e Gigi,
vi rispondo in merito alla navicella che così gentilmente mi avete inviato per mail.
Premesso che ho utilizzato un alfabeto differente dal vostro (non per sfiducia ma per essere più obiettivo) devo confessarvi che:
1) il pugnaletto lo interpreterei meglio come una zeta dell'alfabeto armeno, leggermente diversa dalla zeta del protosinaitico (che corrisponde al segno =)
2) la lettera H nel mio alfabeto non c'è, ma è simile alla L del fenicio arcaico.

Pertanto io leggerei:
A G L Z (Z) R N L

ma non ho idea di cosa significhi!

Per completezza vi indico da dove ho preso l'alfabeto ho utilizzato:
www.geocities.com/ctesibos/alphabet

Mi aiutate a proseguire? Dove ho sbagliato?

Aba Losi ha detto...

Questa risposta la lascio a Gigi, Pierluigi! peró come vedi ´AG, NR, Z non sono cosí difficili da individuare

@Gigi
stai pensando ad una radice shin-mem di Shem e Shema, in comune con Shamash (shin-mem-shin)?

shardanaleo ha detto...

X ABA:
Una lettera inviatamei da un amico Nordico. ricercatore studioso dei TUATHA de DANA:
"DARDAN (tartan) e SARDAN

Se sono sparuto è soltanto perché impegnato, per conto del sito
www.bifrost.it, in una traduzione dal "Libro delle invasioni" (XII
secolo), monumento letterario irlandese di argomento genealogico-
mitologico.

Nel "Libro delle invasioni" sono contenuti, a loro volta, i poemi
dei grandi bardi di alcuni secoli prima, che i redattori del testo
(perlopiù monaci infarciti di cultura classica) utilizzavano come
fonte per sostenere la veridicità del loro racconto.

Tra i poemi del "Libro delle invasioni" vi è questo
intitolato "Padre di tutti, Signore del Cielo", una sorta di "sunto"
in 58 strofe che mescola amabilmente genealogie bibliche e gaeliche.
Arrivato alla scena della Torre di Babele, ho trovato queste quattro
quartine che riporto in traduzione:

Tre volte cinquanta miglia con vittoria,
l'altezza della Torre famosa di Nemrod;
cinquanta miglia su ogni lato
la possente Torre reale misurava.

Tre volte quattro uomini e tre ventine, in verità,
il computo dei capi e dei possenti re
dai quali la Torre fu innalzata in oriente,
inclusi Nemrod e Nabcodon.

Inclusi Assur ed Ibáth nobile,
Latinus e Longobardus,
Græcus e Gomer radioso,
Éber il grande, figlio di Sale.

Inclusi Bodb e Britus, senza inganno,
Germanus e Garad,
Scithus e Gothus puro,
Dardan (Tartan) e il rapido Sardan.

Molti di questi nomi sono ben conosciuti a chi, come me, ama cercare
delizie nascoste nel Catalogo delle Nazioni di "Genesi: X", o per
chi segua la letteratura tradizionale irlandese o germanica. Britus
fu ovviamente l'antenato dei Britanni, Scithus degli Sciti, Gothus
dei Goti, i quali si allontanarono dalla Torre recando le rispettive
lingue, dopo la confusione.
Ma Dardan/Tartan e Sardan chi sono? E perché il poeta li ha posti insieme
nello stesso verso?

"Im Boidb, im Britus cen brath,
im German is im Garad,
im Scithus, im Gothus nglan,
im Dardan (Tartan), Sardan solam."

Qui mi fermo io, che sono soltanto un collazionatore di antichità e
pure prudente nelle mie interpretazioni. Magari Leo Melis e gli
amici sardi potranno giovarsi meglio di me di questo piccolo scoop.

Salutoni,
Holger

Gigi Sanna ha detto...

Amontalbano?

'Mi aiutate a proseguire? Dove ho sbagliato?' tu ci chiedi.

Io ti ho dato una mano e tu l'hai rifiutata. Rileggiti i passi che ti ho detto di fare. Se non hai questa umiltà e preferisci lettere 'armene' ( addirittura!)vedi di salvarti da solo. Almeno le lettere ad una ad una le avresti potute controllare. Tutte lettere di documenti nuragici venuti fuori tra il 1995 ed il 2008. Quanto al pugnaletto nuragico ( a parte che se ne è discusso nel Blog e anche accanitamente) Aba ha postato un articolo che rimanda alla pag. 193 di Sardoa Grammata. In quella pagina anticipo una sequenza grafico-fonetica che sarebbe dovuta essere attestata ben cinque anni dopo con la scoperta della barchetta in questione. O non è così? Ma lascia perdere i significati delle sequenze e le possibili traduzioni. Il primo passo è, su base comparativa severa e che ripete l'evento (quindi scientifica), quello di rendersi conto se la scrittura attraverso i suoi segni si può giudicare protocananaica. Devi studiare però che cosa è l'alfabeto protocananico altrimenti non riesci a capire nulla. Devi fare piccoli passi, uno dietro l'altro, altrimenti sei come quegli alunni che pretendono di tradurre Seneca o Tacito senza neanche conoscere la coniugazione dei verbi latini.
Guarda però, mio caro, che io ti ho chiesto anche della barchetta bronzea dell'Antiquarium di Oristano. Anche per questa ho spiegato che era una castroneria il dire che c'era scritto (punzonato) Sestus Nipius. Che cosa hai fatto per cercare di capirmi? E guarda che quando io scrivo articoli, per essere chiaro, metto tabelle, tante tabelle! Neanche mi hai risposto con un 'crepa', nonostante il post fosse il tuo. Ora dimmelo, mio caro democristiano: c'è scritto NR preceduto da un serpente oppure no? E ci sono disegnati tre serpentelli oppure no? Se però fossi d'accordo con la presenza scritta di un Sestus Nipius, argomentalo, perchè salveresti qualcuno di aver detto sulla scritta di identità nuragica una cavolata pazzesca ( per non usare il linguaggio di chi sai).

Gigi Sanna ha detto...

A Montalbano (naturalmente). Preciso perchè talvolta in questo Blog qualcuno fa dietrologia anche sul niente.

Per Aba. Mi stupisce come tu ti indigni per il comportamento da 'scienziato' dell'ormai innominabile girondino o giacobino che sia. Io non mi indigno più per le sue stupidaggini che vanno in progressione perchè è messo all'angolo, intontito e ancora incapace di credere che ha ricevuto dei cazzotti dopo che gli è partito anche il paradenti.
La stele di Nora, i sigilli di Tzricotu, il documento di Pozzomaggiore per lui ora sono oggetto di odio e basta. Figurati un po' cosa ne può venir fuori tutte le volte che si pronuncia. Vedrai che cercherà di contestare anche lo spillone scritto nuragico di Bernardini. E vedrai come oserà scagliarsi contro il coccio nuragico scritto in cuneiforme che prima o poi un certo acheologo sarà costretto (dico 'costretto') a far conoscere.

Aba Losi ha detto...

No, è che oggi sono malata, ho un pò di febbre (l' inverno è tornato qua) Siccome quando sono malata mi girano i cabasisi, come direbbe ADG, me li sono fatti girare ancora di più rileggendomi il capolavoro di lucidità mentale e consecutio logica che Alfonso ha scritto sulle simmetrie della Stele. E'..pazzesco, sembra un incubo quel pezzo. E ne ho riportato solo uno stralcio, il resto è anche peggio. Con l' aggravante del tono da docente che insegna, con rassegnata pazienza, a un branco di inferiori sottoposti. Mi potrai dire che era il virus a farmi rivoltare lo stomaco, ma non è gastrointestinale: ho solo mal di gola. E' stato proprio l' articolo.

Pierluigi Montalbano ha detto...

Gigi...piano piano, sono in erba in questo argomento, e non ti nascondo che mi "esti pigara gana mala" mentre confrontavo le lettere. Forse con un po' di allenamento sarò meno ruvido nel commento. La lettera dell'alfabeto armeno è la più simile al pugnaletto (sempre che lo sia), nell'alfabeto protosinaitico in mio possesso non c'è proprio. Ho segnalato quale link ho aperto, se me ne segnali uno migliore potrò scaricarlo e riprovare. Dedicherò una mezzora al giorno per provare ad approfondire, nel frattempo spero di appassionarmi.

Pierluigi Montalbano ha detto...

Passeggiando in rete ho trovato questa discussione
http://shardanapopolidelmare.forumcommunity.net/?t=37348683

dove nei vari interventi hanno mostrato delle tabelle con alfabeti antichi. E' il sito di Leo.

ADG ha detto...

@montalbano
Passigiando in rete casualmente ci passò!
Accominzamo, con nova promissa, sta gran sulenni pigliata pi fissa!
ADG

Andrea Brundu ha detto...

Cari amici del blog(dopo una mia lunga assenza),leggendo i vostri interventi,mi è venuta in mente una considerazione che feci, tempo addietro,sul significato del termine geroglifico SAR.
Soprattutto,nel riproporvi quest'argomento,mi colpisce come SAR,in egizio,significhi "Portare su nel cielo" o "Ascendere".
In realtà il termine SAR sarebbe presso molti popoli,il corrispettivo di "ALDEBARAN" (α Tauri),ed essa è la stella più brillante della costellazione del toro.In pratica sarebbe l' occhio del toro.La stella SAR,o Aldebaran, come è chiamata ora, era in antichità,una stella regale, o perlomeno connessa con la regalità.
In effetti presso I Babilonesi anche il termine "Sar" era connesso alla Regalità. Il nome S(h)ar in accadico corrisponde infatti a "Re".Questo nome è rimasto anche oggi nel Persiano "Sciah",nel russo "Zar", nell’Inglese "Sir", nell’Italiano "Sire".
Pertanto SAR potrebbe essere,un termine arcaico,e "universale", passato con diverse varianti in molte lingue.
Il nome "Sar" in ebraico ha diversi significati, a seconda della grafia e della pronuncia. "Volare via"; "Consanguineo"; "Sapere";"Porta", abbinata molto spesso al termine "Cielo" (shamaym).
In lettere Fenice il nome "S" "A" "R"(provate a controllare), ha diverse particolarità,che ci richiamano l'Egitto e la Sardegna.
La "S" (sāmekh)assomiglia infatti al profilo di un "Pilastro Zed"(simile a un nuraghetto in miniatura).
La "A" (āleph)corrispondeva alla "Testa di un Toro", e ho già detto che,la stella SAR o Aldebaran,era situata nella Testa del Toro Celeste, di cui costituiva l’occhio.
La "R" (rēš)ha l’aspetto di una Bandiera e richiama alla memoria il simbolo egizio di "Dio" cioè "Neter".
Gli egiziani consideravano, infatti,l'universo come un atto cosciente di creazione da parte di un Solo Grande Dio. Questo DIO UNICO non era mai rappresentato.
Così un neter/netert egiziano non era un Dio/ Dea ma la personificazione della funzione/ attributo del DIO UNICO.
Una sorta di Spirito di YHWH egizio.
Ricapitolando,questo termine SAR è direttamente legato:
1)Al toro,però non a un toro qualunque,ma al toro per eccellenza quello della costellazione omonima o TORO CELESTE e in particolare,alla stella locata nell'occhio,ma anche all'ERA DEL TORO,come inquadramento temporale;
2)Alla regalità,cosa che il significato essenzialmente richiama;
3)All'elevazione,intesa forse in senso spirituale,attributo nobile e regale in particolare.
Ora,fate un po' voi,si possono ricavare altri mille concetti, tutti legati alla Sardegna e alle ultime scoperte ,ma anche all'articolo di Aba,che saluto.

Andrea Brundu

illiricheddu ha detto...

@ Brundu

Guardi che zar é attestato come czar precedentemente e fa il paio col tedesco Kaiser dal nostro latino CAESAR. Indi...

saluti

Ithokor ha detto...

Perdonate l'OT, ma chi ci dice in realtà che il "toro" della necropoli di S. Andrea priu sia in realtà un toro?
Osservandolo da questo lato (vedi foto) pare più la figura -non ultimata- di un uomo genuflesso/prostrato verso il sorgere del sole. in effetti se osserviamo in situ, la testa del toro, dove si ritiene fosse collocata, avrebbe avuto ben poco spazio e non si notano particolari segni di frattura.

http://sites.google.com/site/bbanatolia/_/rsrc/1219058545642/s-andrea-priu/toro1.bmp?height=150&width=200

il paragone è improprio ma rende l'idea:
http://predella.arte.unipi.it/predella25/immagini/inmostra11.jpg

Giuseppe

Mauro peppino ha detto...

si potrebbe essere un uomo o ancor di più uno scimmione genuflesso, ma considerando l'insieme della produzione delle immagini della preistoria dell'isola l'idea che sia un toro è la più verosimile

Aba Losi ha detto...

Ciao Andrea, ben ri-trovato!
aggiungo alla tua lista l' accadico SURU per Toro, molto arcaico e raramente attestato. I linguisti, non io, lo ritengono precursore di tutti i tori dell' area mediterranea, dal ThR ugaritico, al SUR ebraico al Toro nostro.
Non si trovano d'accordo, invece, sul fatto che SURU e SARRU siano o meno legati.

Ithokor ha detto...

egregio mauro peppino ben vengano le sue considerazioni, plausibili tra l'altro, ma francamente non sono alla ricerca di facile ironia.

Cordialmente
Giuseppe

elio ha detto...

Il Toro, Aba, il Toro, mia Inanna. Si riaffaccia prepotente in quasi tutti i commenti. Fanno eccezione le lenzuolate di Pierluigi che sembra affannosamente ripercorrere tutto il suo scibile a cui si aggrappa come alla copertina di Linus.
Prendo in considerazione il commento di Andrea Brundu, che è uno degli ultimi, e sono ben sessantasei, dove si parla del Toro che non è un bovide qualsiasi pur possente e temibile. È la costellazione dello zodiaco con la Pleiadi sulla spalla e Aldebaran come occhio splendente (qualcosa ancora ci dice lo zodiaco, imbastardito e laicizzato dal Sovrano Mercato e dalla sua ancella Pubblicità). Era il pilastro del cielo che apriva la strada al sole al suo sorgere nell’equinozio di primavera, quando la natura si risveglia e assicura all’uomo nuovi frutti e nuove messi.
Eroi e semidei si son dati da fare per debellarlo, il Toro, da Gilgamesh a Teseo, fino allo hollywoodiano Ursus che abbatteva il toro per difendere la sua vergine padrona e si continua ancora alle ‘cinco de la tarde’ nella ‘plaza’ di Siviglia; esecranda barbarie che la correttissima e buonissima modernità bandirà per sempre.
Non ti sembra tutto questo un buon motivo per far venir giù tutto un mondo? Che non era una civiltà ma un insieme di civiltà. Non è un buon motivo il venir meno del suo pilastro? Lunga è stata la battaglia con l’Ariete e si è protratta per quasi tutta l’era di quest’ultimo. Fino ai dintorni dell’anno 0 della nostra era, quando apparve il Pesce, salutato da Virgilio come il play maker di “una grande serie di secoli”. Ikthys, acronimo simbolo dei cristiani. Da allora non cene fu più per nessuno nel nostro vecchio continente e dappertutto nel mondo dove siamo riusciti a portare la nostra razionalità e i nostri lumi a dispetto di Cristo e della sua Chiesa.
Cosa vuoi, Aba, continuiamo ad arrabattarci alla ricerca di un ‘pilastro’ a cui ancorare la nostra esistenza. Fortunato chi ci riesce.
Porta pazienza, Aba, e perdona ‘is isciollorius’ di un vecchio rincoglionito. Volevo parlarti del ‘textese’ e guarda un po’ dove sono andato a parare. Interessante il tuo accostamento. La stessa cosa, lo stesso concetto può essere espresso in moltissimi modi, anche diversissimi fra di loro. Ma era così anche nell’era del Toro? Oggi è tutto un rincorrere la differenziazione, ognuno vuole personalizzarsi. Magari si finisce per intrupparsi meglio e il risultato è un indistinto frullato di ogni idea o desiderio che passa per la mente senza nessun filtro preventivo.
Non dico che valga per questa tua interessante intuizione, ma, applicare i nostri odierni comportamenti e le nostre categorie mentali per spiegare fenomeni lontani, potrebbe portarci fuori strada.
Sempre tuo.

Aba Losi ha detto...

Caro Elio
che tu sia vecchio non posso saperlo, ma rincoglionito certo che no! il textese l' ho portato come esempio a Pierluigi per un codice usato da un "cricca", codice che lui capirebbe se fosse parte di tale cricca. E anche per spezzare una lancia a favore dei giovani: troppo semplice dire che si sono involuti, ma questo è un discorso lungo. Sicuramente il textese è polisemico (pensa all' amato e usatissimo LOL!), usa il principio di acrofonia, la metonimia, mischia numeri e lettere ecc. Certo, imbastito di religio forse davvero non è..

Aba Losi ha detto...

@Elio
sì l' era del Toro (la dimora segreta della Luna) e l' era dell' Ariete (la dimora segreta del Sole) e poi l' era dei Pesci, durante la quale è nato Gesù e si è affermato il cristianesimo. Gesù che nasce al solstizio d' inverno (un lessico solare) e risorge al terzo giorno (un lessico lunare), ma in prossimità del plenilunio (il lessico del gemello nero lunare= la parte solare). Una sintesi divina? Gesù che dice di se "Sono l' alpha e l' omega": che avrà voluto dire? inizio e fine ci dicono. ma la lettera omega è , da millenni, il simbolo della dea Ninhursag (versione maiuscola e minuscola, era così sui kudurru e oltre). Alfa e omega? maschio-femmina dico io, cioè la shin e l' alfa accostate di Wadi-el-hol dice una geniale ragazza (che non sono io).
Una sintesi improponibile nell' avvilente maschilismo delle religione monoteiste. Dove è finita la omega nel nostro alfabeto?

elio ha detto...

Aba, il tuo incalzare mi turba. Ho la sensazione di precipitare in un gorgo, nel Gorgo. Mi è capitato altre volte, non tante, forse una sola volta. E sono fuggito. La volta, avevo quattordici anni, rientravo, un dopo pranzo di una giornata piena di luce, come solo a Cagliari si danno, e mi affrettavo. Non verso lo studio…, verso il campetto di calcio dei Salesiani. Le due ricreazioni di mezz’ora l’una, la prima, dalla fine del desinare fino alle quindici e l’altra, dalle quattro e mezzo fino alle cinque, mi avevano visto scalmanato, nella polvere del campo, dall’età di dieci anni, competere con i miei compagni nell’apprendimento dei rudimenti del gioco del calcio.
Venendo su dai Giardini Pubblici avevo raggiunto il crinale del colle di Buon Cammino, non so se conosci, e davanti a me si apriva lo spettacolo di Palabanda e sa Marina, chiusi fra la rocca di Castello a sudest e il colle di Tuvixeddu a ovest. Quella conca calcarea era piaciuta anche ai Romani che duemila anni prima vi avevano intagliato il loro anfiteatro e tutt’attorno costruito le loro ville. La scena continuava più in là con quel tratto scintillante di golfo che si incurvava verso est e il vecchio relitto del Mediterraneo di un tempo, la piatta distesa dello stagno di Santa Gilla; mare e stagno separati dal lungo istmo di terra che arrivava alle montagne di Capoterra. Il tutto sulle quinte dello sfondo più lontano, i monti azzurrini dell’Iglesiente, sotto il sole della piena primavera nel Golfo degli Angeli.
Ebbi la sensazione di essere immerso nel creato, di poter abbracciare tutto e di farne parte, avvolto dal cielo, dal mare e dalla città, la mia Cagliari, la Karalis di cui indossavo la maglietta nelle partite della domenica. Dalla mia destra, da nordovest, dalla parte dove soffia il maestrale, veniva un’aura che mi liberava dal peso della terra e mi accarezzava avvolgendomi – “ Fermati… Ascolta…” Ogni volta, a ripensarci non mi capacito di quanto tempo fossi rimasto in quella dimensione. Forse secondi, forse minuti, forse un’eternità. Mi riscossi spaventato e scappai lontano da quell’incantesimo. Era la “Vocazione”, me ne convinsi. Ero stato chiamato ed ero fuggito.
Chiaro che la vocazione per me poteva essere solo quella percepita in collegio, quella al sacerdozio. Mai e poi mai mi sarei fatto prete. I miei ideali erano altri, quelli costruiti sulle letture dei romanzi di Salgari, di Zane Gray, di Giulio Verne o sui fumetti di ‘Tex’, del ‘Piccolo Sceriffo’ e de ‘l’Uomo Mascherato’, ‘l’Ombra che cammina’, che a casa mi impedivano di leggere ma che io leggevo di nascosto. L’invito, comunque, c’era stato e pressante. Anche in seguito, riflettendoci da adulto ormai disincantato, non ho mai capito da chi o da cosa fossi stato chiamato. Nonostante tutti gli sforzi non sono ancora riuscito ad escludere che fosse proprio la vocazione di cui mi avevano parlato i preti. Di qualsiasi cosa si fosse trattato, la mia risposta fu la fuga.
Tu ora mi intrighi in una questione che mi pizzica e a cui non so dare risposta. Alfa e omega? Maschio e femmina? Maschio e femmina li creò. Creò una sola cosa o ne creò due in perenne contrasto? Forse è dal contrasto che si sviluppa la vita. L’Amore, forse, è la consolazione fallace alla fatica di esistere, di essere.

Aba Losi ha detto...

Il che dimostra, caro Elio, che alle chiamate non si sfugge e prima o poi, sotto una qualche forma, ritornano. Non conosco il luogo che dici, ma ti comprendo molto bene. La prima volta che ho visto San Giovanni e udito il suo silenzio, dalla salita di Tharros, ho sperimentato la stessa sensazione. Il punto è, naturalmente, se uno le chiamate deve ascoltarle o meno; Hildegard von Bingen se non ascoltava la sua Luce si ammalava. Noi siamo più modesti, e tante volte continuiamo come se niente fosse, in nome di una qualche malintesa "razionalità". Perchè l' amore ha un prezzo, a volte altissimo. Possiamo solo contnuare a lavorar,e e al meglio delle nostre possibilità. Buona domenica