sabato 29 maggio 2010

I maestri degli script- cocktails



di Aba Losi

In un post dell´11 febbraio 2010 Massimo Pittau fece una domanda che mi colpí, perché andava ad uno dei punti cruciali della questione paleo scrittura sarda. Si chiedeva in sostanza: è mai possibile che uno scriba utilizzi, in un solo documento, piú sistemi scrittori? Tra cui un mix di logogrammi, logo-pittogrammi e caratteri alfabetici? Immagino che vi siano diversi esempi di tali modi di procedere, ma uno è particolarmente illuminante: il vero e proprio cocktail utilizzato nei sigilli reali ittiti.
Giunti in Anatolia verso la fine del III millennio a.C. gli Ittiti adottarono il sistema cuneiforme sumero-accadico nel corso del XVII secolo, sino alla fine del loro impero (ca. 1190 a.C.). Gli archivi di stato dei sovrani Ittiti hanno preservato migliaia di tavolette incise con caratteri cuneiformi, in diverse lingue: principalmente ittita ed accadico (la lingua franca del vicino oriente antico), ma anche hurrita e luvico, questi due ultimi soprattutto nei testi rituali[1]. In parallelo alla scrittura cuneiforme, gli Ittiti utilizzarono un sistema geroglifico, oggi chiamato anatolico, che traduceva peró non il linguaggio ittita della capitale, bensí un altro linguaggio indo-europeo: il luvita.
Un sistema di 500 segni con valore multiplo, funzionanti come logogrammi, logo-pittogrammi, sillabogrammi, determinativi. I logogrammi venivano normalmente accompagnati da sillabogrammi con la funzione di complementi fonetici, rappresentanti la terminazione grammaticale[2] (figura 1). La scrittura geroglifica anatolica poco si cura delle relazioni grammaticali e della sintassi, che risiede piuttosto nell'ordine delle parole. La direzione è variabile e spesso la lettura è bustrofedica, “come un bue che gira mentre ara”. Gli Ittiti usarono questo mix scrittorio sino alla loro fine, ma i geroglifici sopravvissero: famosissimo il sigillo trovato a Troia nel 1995, una peculiarità nel suo genere perché fatto di bronzo e non di pietra (figura 2).

(1) Isabelle Klock-Fontanille, Univ. de Limoges, The genesis of Luwians hieroglyphics, 2007, Origins of Early Writing Systems, October 5 to 7, 2007, Peking University, Beijing ;
(2) C. Watkins, Hittite in: The Ancient Languages of Asia Minor, ed. Roger D. Woodard, Cambridge University Press, 2008

16 commenti:

Gigi Sanna ha detto...

Già nell'edizione di Omines del 1996, il sottoscritto e Gianni Atzori,compresero l'uso del mix 'alfabetico' e furono individuate chiaramente in Tzricotu le tipologie alfabetiche consonantiche semitiche. Tieni presente che in quell'anno si conosceva, come scrittura, solo quella dei sigilli cerimoniali del Sinis. Neanche l'anello sigillo di Pallosu, che possiede un mix evidentissimo di tipologie alfabetiche, era stato preso ancora in considerazione (Atzori G. -Sanna G.,Omines 1996, pp.93-94). Solo negli anni successivi con il documento di Is Locci -Santus, con il concio di Bosa, con il sigillo 'nuraghetto' di Uras, ecc.ecc. si comprese questo aspetto fondamentale della scrittura protocananaica nuragica. Con gli ultimi documenti di Teti e di Pozzomaggiore il cerchio si è chiuso. Definitivamente, almeno sotto questo aspetto.
A proposito dell'anello in luvio (o luvita) di Troia (che io ho visto personalmente in una abbastanza recente mostra su Troia a Francoforte). La sua scoperta in un attimo fece il giro del mondo e l'oggetto fu preso addirittura come prova che i troiani conoscessero la scrittura (cosa possibilissima ma non sulla base di quel solo documento; bruttino, tra l'altro).
E l'anello di Pallosu? Ti faccio ridere di gusto ( e non sorridere). Un archeologo di Oristano (meglio non dire chi è) in un colloquio di qualche anno fa mi ha detto che, secondo alcuni autorevoli pronunciamenti (ma non mi ha detto quali)i segni sarebbero ebraici recenti. Curioso: un anno prima sosteneva che erano fenici arcaici...
Hai visto però il trattamento che ha ora che si è capito che l'anello di Pallosu ha i caratteri arcaici del XIII secolo a.C.? L'oggetto di S.Vero Milis con il mix dei segni e con il nome di Baras'on (e che è mai il nobilastro sardo nuragico di fronte al sovrano Ittita?) non varca neppure il Tirreno. Ma ormai lo sappiamo bene e ci abbiamo fatto il callo: i sardi mica sono figli di Troia! Nonostante qualche storico antico abbia tentato di dirlo.

Atropa belladonna ha detto...

Sono d' accordissimo: il sigillo di Troia non è certo un granchè, l' anello di Pallosu gli mangia in testa la pastasciutta 10 volte. Ma quello fece il giro del mondo, il tuo protetto neanche la traversata del delle bocche di Bonifacio; Priamo batte batte Barasone 1000 a 1

Gigi Sanna ha detto...

Carissima, nelle more che qualcuno faccia qualche domanda o qualche obbiezione sulla scrittura 'mista' (ittita, cananaica, ebraica sarda 'shardana')torno al 1995, anno della scoperta del sigillo troiano. L'anno successivo fu anche quello della pubblicazione di Omines con la fotografia, oltre che dei calchi delle tavolette di Tzricotu, dell'anello di Pallosu. Per quanto il volumetto venisse esaurito in tre mesi (1000 copie) non ci fu neppure un 'crepa'! Anche con la bellissima, elegantissima, rivista 'Costa Smeralda Magazine' del 2002 (10.000:diecimila) copie per navi ed arerei), nella quale c'è un mio articolo tradotto anche in inglese, l'oggetto (riportato, tra l'altro, in modo molto chiaro)non ha avuto miglior fortuna. Sembrava poi che ne avesse una volta che a Roma ebbe, per intervento del filosofo, studioso del linguaggio, Guido Frongia di Tor vergata, benevola ed attenta visione da parte di una studiosa del Dipartimento di Storia della stessa Facoltà. L'anello infatti fu giudicato molto interessante, se ne prese nota, ma tutto finì lì. Compresa la nota (e oggi si può capire il perchè). Due anni dopo l'oggetto fu da me inserito, come sai, nella serie dei 17 documenti epigrafici. Con un commento di 6 pagine, una trascrizione dei 36 simboli ed una traduzione che ritengo (dopo la scoperta di altri 40 documenti) ancora del tutto validi. Risultato però: zero. E si capisce perchè. Non si studia neppure quello che si ha e che è trovato da 20 (spillone scritto nuragico mostrato da Bernaridini) o 30 anni (coccio di Villanovafranca o di Senorbì), figurati quello che non si ha e che è fastidioso vedere (o che se si vede e si osserva si fa finta di non aver mai visto ed osservato). Qui però entra in ballo il 'nuraghetto' in caratteri misti - tra i quali l'ugaritico - di Uras). Lo hanno visto ed osservato diversi (tre o quattro) archeologi negli anni sessanta e settanta. Giudicato autenticissimo (anche per l'indubbia onestà della persona che lo ha rinvenuto) è stato forse fatto conoscere? E' stato sudiato? Pubblicato? Niente. Meno di un 'crepa! Capito cara Aba che fine fanno i nostri sigilli dell'età del bronzo? Con i quattro di Tzricotu, con quello del Nuraghe di Quirra, con quello di S.Imbenia, con quello di Sardara (in olivina), con quello di Narbolia e forse con quello presentato da Bernardini che sospetto non essere affatto uno 'spillone' (?) ma anch'esso un sigillo ( della serie dei sigilli 'monstrum' sardi di cui parlo nel mio libro).
Priamo, tu dici, fa 1000 a 1 a Baras'on? Priamo e Troia, con un solo sigillo, hanno la forza di annichilire tutti i sigilli sardi messi assieme, trovati ormai da più di un cinquantennio (1957 -2008)!
Hai capito Gianfranco? Hai capito Pierluigi Montalbano? Hai capito Peppino Zedda? Hai capito Franco Laner? Hai capito Pietro Murru? Hai capito Piero Zenoni? Hai capito Alberto Areddu? Avete capito quanti, incazzati, avete firmato la petizione? Avete capito quanti ancora non avete firmato? Hanno capito le istituzioni? Sarde e non? Hanno capito anche e soprattutto coloro che sono deputati (e quasi obbligati) a capire? E ad agire? Ad indagare?
Quati sigilli dell'età del bronzo dovremo ancora trovare e mostrare? E per quanto tempo? Che situazione assurda, indecente, vergognosa!

Atropa belladonna ha detto...

Eh, capirai, certo che sei arrabbiato: lo sono io dopo due anni, immagino quanto lo sia tu dopo oltre 15.
Spero almeno di aver risposto alla domanda del professore: sì è possibile il mix scrittorio, estremo, anche nei sigilli Ittiti ( ce ne sono anche di "peggio" di quello di Suppiluliuma), per i giochi audaci che permettono i geroglifici anatolici, che possono essere usati sia come logogrammi che come sillabe (ti ci vuole il calcolo combinatorio per calcolare le possibilità di scrivere certe parole!).
Ma c'è un ma: avevano delle regole, questo mix formale era usato per casi speciali, come i sigilli reali: non è stato mai trovato in documenti amministrativi, per esempio, dove si usava il cuneiforme (magari si usava il bilinguismo, ma non il mix scrittorio e la polisemia). Perchè?boh.
Quindi mi sorge spontanea una domanda: ti sei augurato di trovare un testo economico, amministrativo, insomma non appartenente alla sfera del sacro 8e te lo auguro di cuore anche io); come sarebbe tale testo? sarebbe scritto in una forma "pura"?

zuannefrantziscu ha detto...

Certo che ho capito e sono 'rabbiato, come dice una dolce amica o, come diremmo da queste parti, airadu che fera. I sigilli di Troia e di Su Pallosu. Ricordi quei due versi di unu mutu anticu? Ite bellu gravellu chi est / paret batidu dae Continente, che bel garofano, sembra portato dal Continente.
Provo un sentimento di profonda pena, quasi uguale a quella che provo per i cacicchi che chiamano i D'Alema, i Bonaiuti, i Di Pietro a chiedere ai sardi, di cui sanno un beneamato, voti per i loro protetti.

Atropa belladonna ha detto...

Caro Gigi, c è un’ altro aspetto che vorrei sottolineare, una conferma di una vecchia idea che avevo davanti alle accuse di “troppa difficoltà” del codice che hai decifrato, ma che non riuscivo a formulare chiaramente. Ancora ce la danno i geroglifici anatolici; guarda il segno per “grande re”: è una sorta di betilo triangolare puntuto (RE) con sopra una specie di capitello ionico (GRANDE). Il livello di evoluzione dei geroglifici è tale (a questo punto della loro storia) per cui essi sono già un vero e proprio sistema scrittorio. Ma conservano ancora tanto di pittografia (che perderanno di molto nell’ ultima fase dell’ impero e soprattutto negli stati neo-ittiti) e tutti, anche chi non sapeva “leggere” poteva comunque recepire che quello era il segno del grande re. E’ questo aspetto che dà la “leggibilità” a diversi livelli, sebbene con diversi livelli di comprensibilità del messaggio nella sua interezza.Parlando della evoluzione del simbolo a rosetta (all’ inizio decorativa, poi usata assieme a vari determinanti nei sigilli reali dell’ antico regno) nei geroglifici anatolici, Isabelle Klock-Fontanille scrive “[…]This example shows that the rosetta can be named according to what it represents, but allows the referenciation to a person, by another means than the transcription of the name. THUS, IT REFERS TO A PLAN OF THE SIGNIFIED WHOSE ELUCIDATION DIFFERS ACCORDING TO THE DEGREE OF KNOWLEDGE OF THE OBSERVER. IT IS NO LONGER A PICTURE, BUT NOT YET A SIGN OF WRITING. This example shows that there is a common base between the formants of the writing and those of the decorative one[…]. Non abbiamo avuto la stessa impressione di fronte a certi segni segni in certe domus de Jana?
Te lo consiglio l’ articolo: Isabelle Klock-Fontanille, 2006, THE INVENTION OF LUWIAN HIEROGLYPHIC SCRIPT (è la stesura della conferenza di Pechino citata nel post). Se ne trova una versione senza figure in rete: http://www.caeno.org/origins/papers/KlockFontanille_LuvianHieroglyphs.pdf

P.S. l’ aiuto esterno (che ringrazio) mi ha detto cosa significa atrivida :lol:!

Segni ugaritici in Uras?

Gigi Sanna ha detto...

Non 'ugaritici', ma 'gublitici' ovviamente. Quando si è stanchi...(sai perchè: soprattutto mi sta impegnando l'uscita della nuova rivista. Speriamo che possa vedere la luce a fine Giugno o a Luglio!)

Bellissime le osservazioni di Isabellle Klock-Fontanille. Un grazie immenso. Mi leggerò il testo con calma e poi ti dirò.
Comunque per quanto riguarda le domus de janas e le pitture simboliche (o i graffiti) in esse contenute, ritengo che alcune di esse non venissero mai viste da occhi 'profani', diversi da chi le aveva concepite. Sono figlie dell'arte rupestre ctonia del primo neolitico che mette, ritengo, solo lo sciamano di fronte alla divinità. Certamente questo modo di 'dipingere' (disegnare)nascostamente resiste nell'età del bronzo sarda: altrimenti non avresti nè Zuras nè Aiga nè Littu. E neppure Barumini dove la scritta è del tutto nascosta (pensa che le giovani guide turistiche del complesso la ignorano!). Insomma sia la 'scrittura' ( o la pittura 'comunicativa': comunicativa 'per' e 'con' il dio) neolitica sia quella religiosa pittografico-consonantica nuragica non amano farsi vedere. E quando si fanno vedere non si fanno 'vedere' lo stesso. La Stele di Nora è un esempio formidabile di ciò. Certo è però che chiunque la osservava a Nora ne comprendeva il valore fallico e del santo qualcuno forse sapeva anche dove stava scritto il suo nome,ma per le persone comuni la maggior parte del 'significato'della scritta era tabù. C'è poi il mistero della base in cui poggiava la stele. L'elemento pittografico, cioè quello più 'significante', era forse disegnato ( o dipinto) in essa. Secondo me era qui che lo scriba aveva reso la sua comunicazione 'popolare' più accessibile e forse comprensibile per tutti. Quando mi guardo quel (mio) disegno con la stele così ricca e la base invece anepigrafica, così scarna e povera mi convinco sempre di più che noi non solo abbiamo perso la prima linea in alto della stele ma anche una grossa parte pittografica in basso (forse la più bella e la più significativa).

Atropa belladonna ha detto...

Ah bene, pensavo di essermi persa qualcosa per Uras!
Se coloro che ancora sono attaccati come cozze* alla semplice equazione scrittura = città sapessero come i concetti al riguardo si stanno muovendo nel mondo! anche solo quel pezzettino che ho postato qui, esprime non solo nuove idee ma utilizza perfino parole nuove o quantomeno inusuali.
Il convegno di Pechino di cui ho parlato è stato organizzato da: The Institute of Near Eastern Languages and Civilizations at Peking University (nato nel 2005) e da "The CAENO Foundation, New York, is a non-profit organization established in 2000. It supports historical and physical research pertaining to the chronology of events, epochs and civilizations". C' era anche Jean jacques Glassner colui che qualcuno mi ha fatto capire essere un deficiente (!; non su queste pagine). Leggere il programma e gli abstracts di quel convegno è come aprire la finestra e respirare l' aria di primavera.
http://www.caeno.org/origins/
Ma ne riporto solo uno qua, che secondo me è molto indicativo:
"Robert Englund, UCLA
The Smell of the Cage
Englund will assess the impact of the archaic Schoyen collection on our understanding of the development of early cuneiform from Uruk V (clay bullae and tokens) through III (emphasizing labor organization). This matter is tied in with the question of how professional organizations in Europe and the US are restricting expert communications concerning information deriving from unprovenienced collections."


*Gianfranco adesso che me le hai messe in mente chi me le schioda più dalla testa?

Milite Ignoto ha detto...
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Gigi Sanna ha detto...

Cara Aba, ho atteso che il silenzio su questo tuo magnifico post sul mix della scrittura arrivasse a questo limite. La risposta non c'è stata e hai fatto centro. Chi tace acconsente o tace perchè non è in grado nè all'altezza di replicare. Eppure questa era un'occasione per attacaccare il mix ( il primo mix di scrittura sardo nuragico individuato nel 1994!)dei sigilli di Tzricotu. Ovvero l'ABC di tutta la scrittura nuragica, una summa in miniatura di tutto il percorso epigrafico fatto dai sardi dell'età del bronzo.
Pertanto quel che ti prego di fare è di continuare ad indagare all'esterno perchè il confronto tra il mix sardo e quello anatolico-siro-palestinese (ovviamente non solo questo)ci consente di fare quella griglia che forse, chi può saperlo(?) ci consente di dire del perchè del mix. Anche se in sardegna, il motivo è abbastanza chiaro: rispettare con tre tipologie diverse il numero sacro tre, ovvero mettere il Dio sempre e comunque davanti al tutto. Questo motivo 'sacro' non riesco ancora ad indiviuduarlo nei documenti nè protosinaitici nè protocananaici sinora pubblicati dagli studiosi. Forse il mix della scrittura ittita può essere solo un retaggio della nobiltà pittografica 'faraonica' degli egiziani, un riferimento culturale di prestigio e basta, mentre il mix sardo è vincolato a qulcosa di più intelligente e di più sublime, cioè all'astrazione matematica e astronomica (se lo capisse per la sua teoria questo quel confusionario! nevrastenico di Zedda!). Oschiri ne è l'esempio più illuminante. Questa intelligenza e sensibilità sui numeri 'sacri' è tipica della cultura siro-palestinese ed ebraica come dimostra il V.T. Ma quest'ultimo mi sembra che avbbia cancellato tanto,per motivi ideologici antipalestinesi ( credo che ancor oggi la ruggine e l'odio moretale provengano da quel lontano periodo!), dello yhwh 'matematico' del SEcondo Millennio a.C.

Gigi Sanna ha detto...

Ho dato inavvertitamente l'input. Scusami. Comunque, stupendo quel mix tra 'attaccare' e 'caccare'. Uno direbbe che l'ho fatto apposta. Sto ridendo, come di norma fa Illiricheddu, incapace sempre di sorridere. E sai perchè? Perchè non si distrae con l'epatofilina dell'Isola dei Cani di quel genio dell'umorismo che è Franco Pilloni.

Atropa belladonna ha detto...

Birichino!!! scusa ho visto solo ora il tuo commento, ero un pò "a vaione" in questi giorni (in giro in parmigiano)

Certo che continuerò, ci puoi contare