
I lettori del blog sono stati informati con articoli e commenti dei ritrovamenti di molti reperti (allo stato quasi sessanta) che presentano segni interpretati come iscrizioni fatte nella prima metà del II millennio avanti Cristo. Su queste iscrizioni, il professor Gigi Sanna, ha scritto due volumi, Sardoa Grammata e La Stele di Nora, tradotto in inglese dalla Dr Aba Losi. Oltre alle iscrizioni risalenti, secondo il prof. Sanna, all'era nuragica, altre ne sono state trovate, e interpretate, risalenti al periodo dell'interscambio fra Sardegna e Etruria. Gli uni e gli altri ritrovamenti hanno dato luogo, sul blog, sui mezzi di comunicazione di massa, in altri siti a discussioni dai toni spesso accesi. Fino ad ora, però, non c'è stata, salvo che nei due volumi che ho citato, alcuna visione d'insieme del fenomeno che potremmo definire della scrittura in Sardegna prima dell'arrivo dei Fenici e dell'altro, anche esso interessante, delle tracce di scritture etrusche in Sardegna.
Quel che pubblico nel mio sito intende presentare tale visione di insieme. Con l'avvertenza, ovvia, che vi sono riportati i ritrovamenti di cui si è parlato sul blog. I ritrovamenti sono citati e riportati in ordine alfabetico, secondo il nome dei luoghi in cui i ritrovamenti sono stati fatti. Segue una breve descrizione, ove è possibile, del luogo e del reperto. Alcune delle foto sono ingrandibili con un clic di mouse per apprezzarne meglio i dettagli.
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24 commenti:
beh, direi che le virgolette alla parola "scritte" direi che ci stava bene!
Mauro Peppino
Invece di pensare alle sciocche 'virgolette' perchè non si guardano bene le scritte e si aiuta un po' Gianfranco nella correzione del 'piccolo catalogo'? Infatti uno dei documenti è riportato in maniera non corretta e deviante. Più precisamente dove si dice scritta del Nuraghe Perdu Pes di Abbasanta. No, Perdu Pes è una località di Paulilatino nella quale si trova un sito archeologica nuragico con i tre noti betili di cui ho parlato nell'ultimo mio post. Vicino ad esso si trova la capanna agricolo-pastorale con due scritte. Quella messa in fotografia (che reca incisi gli shin reiterati) è la seconda. La prima, la più complessa, sta nel masso superiore sotto l'architrave nella parte destra dell'ingresso della capanna. Il particolare postato da Gianfranco (l'alberello segno fonetico del Kaf e parte dello shin) si riferisce a quest'ultima.
@ Gigi Sanna
Touché. Tutto corretto, spero
Ohi Mauro, credi che Pilato sarebbe passato alla storia se avesse scritto INRI tra virgolette? "ciò che ho scritto ho scritto" ha detto, giustamente, a chi glielo faceva notare. Era il capo e aveva anche, alla fine, capito come stavano le cose.
Io sono innamorata del' anello di Pallosu, del coccio di Orani con la scrittura agglutinata YHW (geniale) e della pietra del Nuraghe Losa. Il concio di Bosa mi fa un pò impressione, ma bello anche lui.
Ribadisco il consiglio, in mancanza di paleoepigrafisti rivolgetevi ai geologi!!
per la risoluzione della "the Sanna quaestion"
Potrebbero essere più incisivi dello pur stimabile contributo finora fornito da psicologi, autisti, farmacisti, preti, biofisici, giornalisti, ecc. ecc.
E dove sarebbero le "scritte" nell'"altare" di S. Stefano?
Sisaia
CONCIO DELLA CHIESA DI SAN PIETRO A BOSA. Qualcuno ha scritto, credo Mirko, che questo concio è medievale. Vorrei sapere, da uno dei tanti esperti di medievalistica che ci leggono, quali sono le evidenze di ciò. Non mi dica perché è inglobato dentro una chiesa medievale, in quanto si evince, da diversi commenti delle stesse persone, che trovare una iscrizione o un documento in bronzo (con caratteri dell’ età del bronzo) dentro un nuraghe dell’ età del bronzo non la rende nuragica ma solo pincopallina.
Mauro, cosa avrebbe da dire un geologo a proposito di un tale documento, cosa cavolo c’ entra?o riguardo la navicella di Teti? O riguardo il sigillo di Tzricotu?o all’ altare della giara di Gesturi?o al coccio di Orani? o all’ anello di Pallosu?al nuraghetto di Uras?e per citarne altri che non sono qua: al sigillo di S. Imbenia? Al documento di Is Locci-Santus? al vaso della Prisgiona?al ciondolo di Solarussa?alla placchetta di Quirra?alla lametta d’ oro di Santadi?all’ altare di Zeddiani? all’ altro coccio di Orani? o al ciondolo di Pranu Antas? perfino riguardo al frammento di Nora, catalogato come proto-cananeo da alcuni epigrafisti? o riguardo la lettura laterale nella stele di Nora? Che ne sa di queste robe un geologo, me lo dici?
Ce ne sono almeno tre di questo documenti dove ci sta scritto ShRDN: la stele di Nora, il ciondolo di Pranu Antas e la lametta di Quirra (caratteri fenici, fenici arcaici e proto-sinaitici/cananei rispettivamente: 300 o più anni di continuità culturale del Padre ShRDN: epigrafia levantina, ma cultura sarda) e altri due dove c’è scritto al 99,999999%: il concio di Bosa e l’ altare di Zeddiani. Allora? Cosa c’ entrano i geologi, me lo spieghi?Non postarmi come risposta un sito dello Skeptical Inquirer per favore. Postami una risposta sensata usando i doni che ti ha dato madre natura. Se mi dici ancora che non sai “leggere”,vengo lì.
dear Aba,
un geologo potrebbe dare un parere autorevole della età delle incisoni sui nuraghi!
Non risolutivo per carità però le sonnecchiose autorità competenti , di fronte alla perizia giurata di un geologo unitamente alle vostre decifrazioni sarebbe costretta e interessarsi della faccenda.
Ovviamente se Gigi pensa di riuscire a fare interessare della faccenda prestigiosi epigrafisti dei geologi non c'è bisogno, ma se questi non si riesce a interessare dei bravi geologi (possibilmete accademici) sono un ottima alternativa.
Mauro Peppino
@ Aba Losi
" Non mi dica perché è inglobato dentro una chiesa medievale, in quanto si evince, da diversi commenti delle stesse persone, che trovare una iscrizione o un documento in bronzo (con caratteri dell’ età del bronzo) dentro un nuraghe dell’ età del bronzo non la rende nuragica ma solo pincopallina. "
Finalmente!
Eliminando "(con caratteri dell’ età del bronzo)", è esatto.
Per il concio di Bosa riporto quanto segue:
"(...)Il rinvenimento ottocentesco, nell'area del centro romano, di un frammento di iscrizione fenicia, incisa su un supporto litico locale (trachite), ha fatto postulare un'origine arcaica per Bosa" (...)
Da A. Mastino 2009 pag 270.
Sisaia
E questa frase si riferisce precisamente al concio di Bosa o a qualcosa d' altro? se sì quali sarebbero i caratteri fenici, di grazia?
@Aba Losi
Non c'è foto, ma ritengo ovvio che di questi conci o frammenti di iscrizioni non ce ne sia un T.I.R..
L'avrebbero detto che ne esistevano altri o l'avreste urlato voi ai quattro venti.
Ergo, Mastino si riferisce al reperto della foto qui pubblicata.
L'unico.
Sisaia
Bene,grazie. Però quelli non sono caratteri Fenici. Quel "lecca lecca" sulla destra in basso è una wav, ma di certo non fenicia. Lo stesso dicasi della Y in basso a destra e della NUN serpentello che la sovrasta. Vi sono altre lettere in alto, ma dalla foto sono poco visibili.
Quanto alla tipologia di reperto, un idolo alato con lettere in alto ai lati della testa e in basso ai lati del corpo, io non so cosa ricorda a chi scrive qua. Personalmente ho visto cose simili (anche se sono molto più piccoli) nei sigilli LMLK del 7-8o secolo a.C. (http://www.lmlk.com/museum/index.html). Sono ancora oggi i templates per i francobolli di Israele
Cara Sisaia e Cara Losi,
Mastino si riferiva senza dubbio alla nota iscrizione da Bosa, ormai perduta (ahimé) rinvenuta nel secolo scorso, anzi due secoli fa, dai padri gesuiti credo. Il concio di Bosa di S. Pietro presenta si dei segni sulla cornice esterna se non sbaglio, ma quel volatile, per mio modesto parere, è stilisticamente altomedievale. E quindi credo che sia tutto medievale, anche i "segni" incisi, al di là di ogni parallelo o somiglianza con altro genere di caratteri.
Cara Aba, l'iscrizione a cui si riferisce Attilio Mastino si trova a pag. 307 -309 del mio libro e riguarda il frammento di stele con la scritta (ipotetica) BOSAN o BOSHAN. Ad essa accenna, tra l'altro, Maria Giulia Amadasi nel suo noto libro sulle iscrizioni fenicie (Le iscrizioni Fenicie e Puniche delle colonie in Occidente, Istituto di Studi del vicino Oriente, Roma 1967).
Ed ecco però le affermazioni della saccente spaccona:
'Non c'è foto, ma ritengo ovvio che di questi conci o frammenti di iscrizioni non ce ne sia un T.I.R..
L'avrebbero detto che ne esistevano altri o l'avreste urlato voi ai quattro venti.
Ergo, Mastino si riferisce al reperto della foto qui pubblicata .
L'unico.
Capito Aba?
Lei 'ritiene ovvio'...per lei tutto è ovvio. Sempre ovvio.
E poi la sua superba logica scientifica:...'l'avrebbero detto che ne esistevano altri oppure...'
E infine il magnifico 'ergo'... circa l' UNICO documento. Un 'ergo' da par suo per la 'sua', solo sua, sacrosanta verità.
Cosa dire? Che prima di parlare bisogna documentarsi bene. Ma è tanto arrogante che vedrai che cercherà, con mille cavilli e con la lingua lunga, di rispondere per giustificarsi della figuraccia.
Comunque, la cosa che qui interessa è che Mastino del concio della Chiesa di S.Pietro extra Muros come scritta 'fenicia' non ne ha mai parlato. Ché lui il fenicio lo conosce e non lo confonde di certo con i segni protocananaici! Alludeva a ben altro. Non ne sapeva nulla, come niente sapeva sino a due anni fa neppure il dott. A.F.Spada che pure - si può dire - sa tutto di Bosa e che era presente all'ultima mia Conferenza (tenuta all'aperto di fronte al concio scritto). Io ho tenuto due Conferenze a Bosa all'Università della Terza età durante le quali ho parlato di ENTRAMBE le scritte. Ne parlerò ancora in una terza tra qualche settimana. Tra l'altro sappi che molti Bosani hanno raccolto le firme da presentare alla Sovrintendenza perché il concio, dato il suo immenso valore, in qualche modo, venga preservato dai danni del tempo. Speriamo che facciano in fretta.
28 febbraio 2010 20.08
@Phoinix
Grazie, prendo debita nota del chiarimento.
Sisaia.
@ Sanna
Vedo che anche la "netiquette" è per lei materia oscura.
Pensa davvero che appestando il blog con doppioni logorroici darà più sostanza alle sue "ragioni"?
Sisaia
Phoinix, Phoinix: mi farà morire con il suo medievale! dove ha messo dentro anche Pallosu, pensa un po’. (basta munirsi di una lente di ingrandimento per vedere i caratteri arcaici dell’ anello o magari fidarsi ,per una volta, di chi li ha trascritti-che è ben lungi da aver bisogno di una o due badanti).
Ma io ho la pazienza di una lumaca. Comunque era proprio questa la mia domanda: stilisticamente medievale perché? Mi dà qualche parallelo? Io ho trovato un parallelismo con i sigilli LMLK (appartenenti al re o a Dio, non è chiaro ancora), che si utilizzavano nel regno di Israele unito e poi in quello di Giuda, come una sorta di bollo postale. Un’ archeologa dell’ LMLK mi ha confermato che c’è una certa somiglianza, soprattutto per come sono disposti i caratteri attorno all’ idolo alato, ma che non ha mai visto nulla di proprio uguale. Le lettere di cui parlo non sono nella cornice esterna, ma si trovano a fianco del busto dell’ alato e, in alto, tra la testa e le ali. E’ un pattern simile a quello dei sigilli LMLK del tipo “2-Winged Icons with Divided Inscription Names”.
Sinceramente non saprei, studiosi titolati potranno fornire gli opportuni confronti medievali, la mia è solo un'impressione. Vista invece la conformazione della pietra mi sembrerebbe ovvio che tutto sia contemporaneo, quindi uccello e "scritte" credo appartengano allo stesso contesto. Datare anche stilisticamente il rilievo "ornitologico" potrebbe aiutarci a datare anche le eventuali scritte. Potrebbe postare quesi sigilli di cui parla e se ho tempo approfondirò la visione dell'anello di Pallosu del quale dicevo che mi pare medievale solo per l'impostazione complessiva dell'oggetto (oltre che per la sua manifattura in oro se non erro). Che io sappia anelli in oro non se ne conoscono in ambito nuragico, il primo massiccio utilizzo risale all'età punica (dalla fine del VI in giù), ma come vede mi sono ben visto dal dire che potrebbe essere cartaginese. Le mie osservazioni potranno anche non essere condivise o anche campate in aria, ma in ogni caso sono sempre serene e sincere. Non posso conoscere tutto e quel poco che conosco cerco di non utilizzarlo invano. Per cui, vediamo pure questi sigilli e cerchiamo di decifrare questi segni, se sono fenici lo si vedrà chiaramente. Se sono di altro genere bisognerà affidarsi a specialisti.
@Phoinix Scusate, ma non è di rame/bronzo l'anello di Su Pallosu? Magari mi sbaglio ma non mi sembra d'oro. Qualcuno saprebbe dircelo con precisione? Grazie :-)
No, l´anello é in bronzo. I sigilli LMLK sono in numero di circa 2000 e li trova digitando LMLK seals (c´un database enorme a http://www.lmlk.com/research/). Quelli cui mi rifersico, in particolare sono alla sottopagina: http://www.lmlk.com/research/lmlk_2d.htm
cioé del tipo 2-Winged Icons with Divided Inscription Names
Grazie della celere risposta dott. Losi. Vorrei fare una domanda a tutti voi (non pensate subito che sia una domanda faziosa, vorrei solo cercare di approfondire la questione visto che in rete non trovo info) : abbiamo altre testimonianze di anelli ascrivibili al periodo nuragico? Nelle sepolture s'è rinvenuto qualcosa di simile (magari anche realizzato in materiali differenti)? Grazie
@Tanit, prego
é stata celere solo perché stavo rispondendo a Phoinix e io e lei stavamo scrivendo contemporaneamente! Alla sua domanda di ora io davvero non so rispondere.Spero, sul serio, che qualcuno lo faccia.
Cara Losi,
ho visto il link da lei indicato. Ma mi pare che quello raffigurato nei sigilli non sia propriamente un volatile, ma piuttosto un disco solare alato, sulla cui iconografia non ci sono dubbi di sorta essendo un elemento documentato fin troppo bene in una grande varietà di elementi materiali (gioielli, scarabei, stele...). E trasversalmente documentato in Egitto, babilonia e successivamente in età fenicia e punica. Quello di Bosa a me pare proprio un aquilotto invece.
@Phoinix
mah, lei avrá anche le sue certezze su quei sigilli ma un bel gruppone di gente che li sta studiando da diversi anni é molto piú possibilista. Certo, come iconografia é probabilmente legato al disco solare, ma secondo gli archeologi l´idolo alato degli LMLK rappresenta il re o Dio o entrambi. Attorno al disco solare che menziona lei, peró, di legacy orientale e -segnatamente per l´epoca, assira-non mi risulta che vi sia testo scritto in quel modo. Detta proprio in soldoni, lo stile dei sigilli LMKL é intermedio tra "l´aquilotto" di Bosa ed il disco solare mesopotamico ed elamita, ma piú vicino al primo per quanto riguarda la disposizione del testo.
Si, d'accordo, ma le ripeto che il disco solare alato è un simbolo molto difficile da confondere proprio per la sua persistente legacy. Si trova ovunque, vi venivano raffigurati sopra i sovrani achemenidi, veniva riprodotto sulle facciate dei templi egizi, sulle stele di età punica (che infatti a tali tempietti si ispirano) e per questi tramiti giunge nella glittica (scarabei) e nella gioielleria. Provi a digitare punic+scarabs e vedrà quanti. Dunque se escludiamo un parallelo tra questo simbolo ben preciso e il volatile rappresentato sul concio di Bosa, rimane solo la disposizione a raggiera di chiare lettere nel caso dei sigilli orientali, di "segni" nel caso del concio di Bosa. Perché non riprodurre il motivo esattamente o similmente se si tratta di "oggetti" diversi ma concettualmente apparentabili? Proprio perché erano oggetti totalmente diversi per materia, tecnica, dimensioni etc., se ci fosse stato un parallelismo evidente esso doveva riflettersi di necessità nella realizzazione del disco solare alato. Che nel concio di Bosa non mi pare si possa intravedere. Insomma, come al solito potrei sbagliarmi e non ho la verità in tasca, ma la penso così.
Anche il confronto con i segni incisi a Bosa e le chiare lettere dei sigilli non vanno oltre qualche somiglianza. Anche in questo caso: perché non ci sono chiare lettere perfettamente visibili come perfettamente visibile è il volatile?Purtroppo sono un pò scettico di natura, non mi rimporveri per questo! ;-)
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