giovedì 11 settembre 2008

Usai e la scrittura nuragica

di Giorgio Cannas

Caro dott. Usai,
Come non capire? Come non afferrare la sottile risposta che il prof. Sanna le ha dato in merito alle sue dichiarazioni sulla ‘nessuna prova’ della scrittura nuragica? Lei dice sulle pagine dell’Unione Sarda del 12 Luglio 2008 [l'articolo di Carlo Figari è nel mio sito, NdR] testualmente: ‘Altri singoli segni su ceramica sono segnalati in uno scavo a Villanova Monteleone e a Monti Prama, nella zona dei famosi guerrieri di pietra. I segni però si notano non sulle statue ma su modelli di nuraghi, fatti con elementi componibili; quindi si può ipotizzare che si tratti di indicazioni per far combaciare i singoli pezzi'.
Non mi pare proprio che l’ipotesi sia degna di alcuna considerazione, anzi sembra proprio indegna di un archeologo serio, in quanto immaginare un architetto -artigiano -scriba nuragico, costruttore di Torri di ben altra ampiezza, alle prese con il rebus di come far combaciare pochi pezzi componibili di uno o più nuraghetti ci sembra una vera sciocchezza.
Sono queste, a mio giudizio, ‘le sparate’ purchessia, per far quadrare comunque i conti e per restare così nell’alveo della scienza (?) negazionista. Sono le stesse di Rubens Doriano quando la butta lì, senza riflettere, sul sigillo di S. Imbenia; di Raimondo Zucca quando dice che i segni alfabetici nuragici ci sono (due o molti di più?), che ‘tutto è possibile’ , salvo poi sostenere, sostanzialmente - sulla famigerata scia offensiva sull’intelligenza dei nuragici del Doriano - che i nuragici usavano i segni ‘per diversi scopi (quali?) che non sono però quelli della scrittura come la intendiamo noi’ (noi chi?).
Io, caro dott .Usai, nel Blog di Gianfranco Pintore, ho cercato di tenermi il più possibile, nonostante l’amicizia e la stima che porto per Gigi Sanna e gli attacchi fasulli e qualche volta beceri nei suoi confronti, in una linea di salda moderazione e di dire sempre le cose come stanno; e non avrei certo aperto bocca se nell’articolo di Figari non comparisse virgolettata (quindi di sicura provenienza di uno o di tutti gli intervistati) una certa frase.
Infatti dopo le parole di Figari sugli archeologi dell’Università e della Sovrintendenza che sono per la linea negazionista, ma non assolutista perché lascia aperta la porta ad esaminare le ‘novità’, si trova detto: “ma solo se supportate [le novità] da un’analisi autenticamente scientifica’. Qual è l’analisi ‘autenticamente scientifica’ che si vuole? Quella che, forse, auspica anche lei. Quella del Doriano che non riconosce un sigillo e ‘spara’ la prima cosa che gli viene in mente?
O quelle di Zucca che (come ha sottolineato la dott. Aba Losi dell’Università di Parma) farfuglia parole senza senso e che fanno offesa all’intelligenza altrui? Quella di Enrico Atzeni che invece di ammettere umilmente l’evidenza (e chi non sbaglia a questo mondo?) sostiene che nel cosiddetto ‘brassard’ di Is Loccis –Santus si trova un pastore ‘cruciforme’ che conduce al pascolo una pecora?
Quella di P.B. Serra che pur di sostenere caparbiamente in sedi di prestigio la sua strampalata tesi (di recente persino in un convegno della Facoltà Pontificia, pur di dar contro ed inficiare così il ‘corso’ scientifico del prof. Sanna, docente della Pontificia, tenuto a trenta studenti della stessa Facoltà) sulle linguelle longobarde (peraltro mai trovate in Sardegna), capovolge le tavolette di Tzricotu, compromettendo la lettura dell’ugaritico e ponendo le cosiddette Tanit a testa in giu?
Oppure quella di chi, non sapendo bene che pesci prendere, si contraddice con i manufatti (matrici per linguelle, fibbie per cinturoni, puntali per spade) della cultura longobarda o bizantina; quasi che le due civiltà fossero la stessa cosa? Dove si trova in tutto ciò, mi dica lei, il ‘supporto di un’analisi autenticamente scientifica’? Se ce lo spiega, ci fa un gran favore.
Vengo ora alla sottigliezza del prof. Sanna. Non si è proprio accorto che le lettere del nuraghetto di Uras vengono esposte anche per un altro motivo: tendono a spiegare il perchè della presenza dei segni del/i suo/oi nuraghetti? Non si tratta di segni strambi per ‘memorizzare’ o per ‘ordinare’ ma di segni che, evidentemente, hanno a che fare con la ‘scrittura’ complessiva dell’oggetto, il quale a sua volta ha a che fare con il culto della divinità di cui è espressione, cioè il nuraghe. Stavolta con ogni probabilità non si tratterà di un sigillo come quello di Uras, ma di un oggetto scritto sì. Ma domando: perché questi ‘segni’ non si fanno vedere e si rendono pubblici? Perché non li si mette bene in fila e si osserva di quale alfabeto essi sono? Gigi Sanna ha messo qualche giorno fa, davanti a tutti, i segni, di tipologia gublitica e non, del nuraghetto di Uras.
Perché lei dott.Usai non mette a disposizione, con uguale spirito di collaborazione, i segni del suo nuraghetto? Perché, ancora, non li si mette a confronto con quelli di Huelva e Villanova Monteleone? Sono tutti diversi o si rassomigliano? Assomigliano per caso a quelli di cui si fornisce un ampio repertorio in Sardoa Grammata?
E approfitto ancora per domandare (per la terza volta in questo Blog!): dove si trova il coccio nuragico con la scrittura cuneiforme di cui parla il prof. Pettinato? E il dott. Stiglitz (che sa tutto di tutto e di tutti) perché non si informa, con tutto lo zelo di onestà 'inquisitoria' scientifica di cui fa tanto vanto. Perché tace? Si tenga ora presente che non aspetterò ulteriormente. Mi sono stancato di questo assurdo silenzio!
Manderò una lettera formale alla Sovrintendenza e, in caso di ulteriore silenzio, l’oggetto lo farò stanare, se possibile, dal Procuratore della Repubblica: è una vergogna che a distanza di tanto tempo e nonostante le numerose ‘sollecitazioni’ nessuno dei Sovrintendenti abbiano ancora dato una risposta. Una risposta che, tra l’altro, come ben si capisce, potrebbe dire tanto sulla certezza della ‘nessuna prova‘ della presenza della scrittura nuragica. La lettera, naturalmente, se ospitata, verrà resa pubblica fra non molto in questo Blog.

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